lunedì 31 gennaio 2011

CAVANI, RE DI NAPOLI, MARCHISIO DA CINETECA, DEL PIERO GUARDA IN ALTO...

Nella domenica del Napoli che con un secco 4 a 0 castiga la Sampdoria, risorge l'Inter in una gara spettacolare a San Siro: i nerazzurri recuperano il doppio svantaggio guardando avanti e dimenticando la sconfitta di Udine. Crolla la Juventus a vantaggio di un'altra piccola-grande squadra: l'Udinese di Guidolin, una delle squadre più in forma del momento. Boccata d'ossigeno per il Genoa che piega il Parma e tanti sorrisi per il Cagliari trascinata dalla doppietta di Matri che nelle prossime ore potrebbe cambiare destinazione. Bologna e Roma si aggiungono alle squadre con una gara da recuperare: un altro asterisco in classifica a causa della neve.

IL PERSONAGGIO: EDINSON CAVANI

Altra tripletta per l'asso del Napoli che continua a fare sognare i partenopei conducendo la classifica cannonieri. L'intesa con Hamsik e Lavezzi diventa, giornata dopo giornata, sempre più forte e Cavani segna con una facilità incredibile. Micidiale il goal dell'1 a 0 che ha aperto la serie contro la Sampdoria, tremenda la sua prova da vero leader. E intanto il Napoli vola...

IL GOAL: CLAUDIO MARCHISIO IN JUVENTUS - UDINESE

In una giornata con rigori sbagliati e goal interessanti (Cavani e Pazzini), la marcatura più bella è siglata da Claudio Marchisio nella gara contro l'Udinese. Bellissima la rovesciata del centrocampista bianconero che mette il pallone alle spalle di Handanovic illudendo i suoi. Un tocco geniale, che però non risolve la partita. E la Juve, forse, avrebbe proprio bisogno di lampate simili per risalire la classifica.

LA CURIOSITA': DEL PIERO E DEL NERI, OCCHI AL CIELO...

Al termine della gara tra Juventus e Udinese, sia il capitano che l'allenatore hanno alzato gli occhi al cielo come per cercare un aiuto divino dopo i due schiaffi presi dai friulani. In particolare Del Piero ha fissato il cielo per diversi secondi, rimanendo quasi stordito. Del Neri invece è rimasto pietrificato sulla panchina e ha emulato il numero dieci, alzando gli occhi all'insù prima di alzarsi e rientrare negli spogliatoi. Ci si consola così? In casa Juve, dopo lo scossone di Andrea Agnelli, sembra non ci sia altro da fare...

venerdì 28 gennaio 2011

Pazzini all'Inter: ci siamo.

Quella di oggi dovrebbe essere la giornata di Pazzini: usiamo il condizionale soltanto perchè manca l'annuncio ufficiale, ma il giocatore è già a Milano per le visite mediche e da questo pomeriggio diventerà un giocatore alla corte di Leonardo. La Sampdoria riceverà Biabiany e Caldirola più 12 milioni di euro.

Il "Pazzo" è sicuramente il colpo di mercato invernale e lo mette a caso proprio la squadra che nella scorsa estate ha deluso a livello di campagna acquisti: strano, paradossale, incredibile, eppure l'Inter aveva bisogno di un attaccante viste le precarie condizioni di Milito, la forma altalenante di Pandev e il riposo necessario ad Eto'o. Preoccupati i tifosi doriani, che dopo Cassano vedono in partenza un altro asso: gli obiettivi blucerchiati, dopo questa perdita, saranno sicuramente ridimensionati.

lunedì 24 gennaio 2011

DI VAIO, UN LEADER; GIOVINCO PERFETTO; SAN SIRO, CHE DISASTRO!

Il campionato di Serie A continua ad essere aperto: sono almeno quattro le squadre che fino alla fine potranno giocarsi la lotta per il titolo. Dal Milan, sempre più compatto e vittorioso sul Cesena ma preoccupato per i continui infortuni, al Napoli che continua ad essere protagonista. E lentamente, anche la Roma si è affacciata tra le big scavalcando i cugini della Lazio che tanto avevano impressionato nel girone di andata. Altro stop per la Juventus, che si ferma in casa della Samp, con un pallido 0 a 0. Ma il vero spettacolo è andato di scena al Friuli, grazie ad una strepitosa Udinese che ha messo a terra l'Inter di Leonardo alla sua prima sconfitta da tecnico nerazzurro.

E come ogni lunedì, ecco miglior giocatore, goal più bello e curiosità dell'ultimo turno.

IL PERSONAGGIO: MARCO DI VAIO

Bomber di razza, sigla una doppietta pesante contro la sua ex squadra, la Lazio che in questo momento avrebbe proprio bisogno di un attaccante come Di Vaio. E a chi non farebbe gola uno così: segna e fa giocare la squadra anche nei momenti più difficili. Un vero leader dentro e fuori dal campo. Se il Bologna riesce a respirare dopo tante sofferenze societarie, il merito è sicuramente il suo.


IL GOAL: SEBASTIAN GIOVINCO IN PARMA - CATANIA

Ben tre goal su calcio di punizione in quest'ultimo turno: il più bello però è quello di Sebastian Giovinco, jolly del Parma, che con una magistrale punizione chiude i conti per i suoi stendendo il Catania. Un destro di potenza e precisione che si infila dove il portiere non può arrivare. La Juventus si starà mangiando le mani? Di sicuro la partenza della "formica atomica" ha diviso la tifoseria e il Parma sembra davvero avere fatto un grande affare.

LA CURIOSITA': SAN SIRO, NEL PRATO DIPINTO DI VERDE

Che il terreno del Meazza fosse sempre un campo di battaglia, è risaputo. Negli anni, il prato si è rivelato un vero rebus per padroni di casa e avversari: eravamo abituati a zolle e buche e soprattutto alla "crescita zero" a bordo campo, ovvero a quell'erba che per via della poca aria non riusciva mai a crescere. Ieri sera, una grande illusione: prato perfetto, verde scintillante. Strano per essere a gennaio. E infatti il terreno è stato dipinto di verde. Meno male che non ha piovuto, altrimenti la vernice avrebbe colorato anche i volti dei giocatori. Del resto carnevale si avvicina...

sabato 22 gennaio 2011

21° Giornata, si parte a Palermo e Parma. E stasera la Roma cerca il secondo posto

Con il confronto del ''Barbera'' tra il Palermo di Delio Rossi e il Brescia di Beretta e quello, in contemporanea, del ''Tardini'' tra il Parma di Marino e il Catania della new-entry Pablo Simeone si alza il sipario sulla 21° Giornata di Serie A, la seconda del girone di ritorno, che vedrà come una settimana fa scendere in campo per ultima la capolista Milan, in cerca di un successo scacciacrisi contro il coriaceo Cesena di Ficcadenti. I rossoneri di Max Allegri conosceranno dunque ancora una volta in anticipo i risultati delle dirette rivali per la testa della classifica, con particolare attenzione alla frizzante Inter targata Leonardo, che dopo aver portato a casa un quarto ma sofferto successo consecutivo nel recupero casalingo contro il Cesena è attesa dalla prova del fuoco al ''Friuli'' di Udine, campo storicamente mai agevole per le big, a maggior ragione ora che i friulani attraversano un periodo molto positivo di forma e di risultati.
In attesa dei confronti domenicali occhio però anche alla Roma, in campo stasera all'Olimpico per cercare un provvisorio secondo posto contro un Cagliari rigenerato dalla cura Donadoni. Occhio soprattutto al capitano dei sardi, Daniele Conti, che ha spesso e volentieri trovato la via del gol proprio sotto lo sguardo e sul terreno di papà Bruno, team manager giallorosso.

LE ULTIMISSIME: 
PALERMO-BRESCIA (ORE 18)
Pochi dubbi per Rossi con il rientro di Miccoli che, smaltita l'influenza, tornerà a guidare l'attacco fantasia assistito da Pastore e Ilicic. Nelle ultime ore sembravano in salita le azioni di Liverani per una maglia in mezzo al campo al posto di Bacinovic, ma alla fine con ogni probabilità sarà lo sloveno a giocare come al solito sulla linea di Migliaccio e Nocerino. A presidiare la porta di Sirigu saranno come sempre Munoz e Bovo, con Cassani e Balzaretti sulle fascie.
Per Beretta, oltre agli infortuni di Sereni e Eder, la grana maggiore riguarda l'influenza che ha steso Vass, Zoboli e Daprelà. Davanti ad Arcari si giocano una maglia Mareco e Dallamano, con Martinez spostato al centro accanto a Zebina e lo svizzero Berardi a destra. Dei tre di centrocampo dovrebbero fare parte, oltre al grande vecchio Filippini, anche Konè e Cordova, alle spalle del trio d'attacco Possanzini-Caracciolo-Lanzafame. Improbabile ma non impossibile che il tecnico delle rondinelle rilanci Hetemaj; in questo caso Konè giocherebbe davanti e Possanzini si accomoderebbe in panca.

PARMA-CATANIA (ORE 18)
Nell'usuale 4-3-3 gialloblu allestito da Pasquale Marino l'unico dubbio riguarda chi accompagnare a Giovinco e Crespo sull'asse offensivo. L'esperienza (e gli assist forniti all'esperto centravanti argentino) suggerirebbero al tecnico dei siciliani di puntare sul brasiliano Angelo, ma alla fine con ogni probabilità dovrebbe giocare l'ex genoano Palladino. A centrocampo torna lo svizzero Dzemaili, con Morrone a fargli posto, sulla linea di Valiani e Candreva. In difesa, con Zaccardo e Gobbi larghi, si rivede l'argentino Paletta accanto a Lucarelli al centro; scelta dettata anche dalla squalifica di Paci.
Per la prima sulla panchina del Catania il nuovo tecnico Simeone dovrebbe optare per una formazione zeppa di connazionali, con Andujar, Silvestre, Alvarez, Spolli, Carboni, Ledesma, Gomez, Ricchiuti e Maxi Lopez in campo dall'inizio. Si rivede capitan Mascara, unico non argentino dal centrocampo in su. In difesa l'unico non sudamericano sarà Capuano a sinistra.

ROMA-CAGLIARI (ORE 20.45) 
Raramente le formazioni si fanno ''a furor di popolo'', anche nel caso si tratti di un popolo particolarmente caldo come quello giallorosso, ma nella realtà Borriello e Menez giocheranno perchè ''scelti'' dai tifosi della Sud. Con il ritorno di Totti, fermo perchè squalificato in Coppa Italia, a pagare dazio sarà quindi Vucinic, che partirà dalla panchina (e chissà come la prenderà questa volta). A centrocampo conferma per il mattatore di coppa Simplicio, con Brighi che dovrebbe prendere il posto di Perrotta, che lamenta dolori ad una costola. 
Per Donadoni invece la formazione è praticamente già fatta, con Pisano, Canini, Astori e Agostini a presidiare la porta di Agazzi; Biondini, Conti e Nainggolan a fare da filtro a centrocampo e il rientrante Cossu alle spalle delle due punte. Di questa una sarà ad appannaggio del bomber Matri, con Nenè e Acquafresca in lotta per la seconda maglia; al momento l'italo-polacco sembra in pole.

lunedì 17 gennaio 2011

BENTORNATO MILITO; IBRA, UN'ALTRA MAGIA. KOZAK, OCCHIO ALLA SCHIENA!

Con il pareggio tra Lecce e Milan, si è conclusa la prima giornata di ritorno: i rossoneri hanno avuto più difficoltà del previsto non andando oltre l'1 a 1 al "Via del Mare", ma la squadra di Allegri mantiene ugualmente un buon vantaggio (+4) su Lazio e Napoli. E' stata la domenica degli scontenti: in casa Juventus tiene banco la questione Storari, che non si accontenta di fare il vice Buffon e la sostituzione di Traorè, disapprovata dal giocatore, è l'ennesimo problema per Delneri. Piove sul bagnato anche alla Roma, dove Vucinic non ha gradito il cambio e questa sarà una settimana decisiva per il futuro del club giallorosso. Ma intanto ecco giocatore, goal più bello e curiosità dell'ultimo turno di Serie A.

IL PERSONAGGIO: DIEGO MILITO

Il gioiello dell'Inter è tornato: nella gara vinta contro il Bologna il giocatore nerazzurro che la scorsa stagione ha fatto impazzire i tifosi interisti sembra avere recuperato lo stato di forma ottimale. Lo conferma l'ottima prestazione di sabato sera con un goal e un assist proprio per Eto'o, quel compagno di squadra con cui sembrava avere smarrito l'intesa. Il principe è tornato.



IL GOAL: ZLATAN IBRAHIMOVIC IN LECCE - MILAN

Nella domenica delle prodezze, spicca il goal di Ibrahimovic che lascia tutti a bocca aperta: da trenta metri, l'attaccante del Milan guarda la posizione del portiere avversario prima di colpire con un micidiale sinistro di controbalzo in una conlcusione ad effetto. La rete è spettacolare e ricorda una marcatura simile di Ibra, quando però vestiva la maglia della Juventus.



LA CURIOSITA': KOZAK AMMONITO, MA LA MAGLIETTA...

In Lazio - Sampdoria, l'attaccante capitolino Kozak segna il goal partita e si lancia verso la curva nord per festeggiare. Un suo compagno di squadra,però, gli strappa la maglietta e Kozak se la toglie continuando ad esultare. L'arbitro lo ammonisce, ma ingiustamente: per regolamento, una maglia strappata va sostituita con una nuova. E il graffio riportato sulla schiena del giocatore lo assolve da qualsiasi colpa.

domenica 16 gennaio 2011

Le romane vincono, la Juve sorride. Udinese e Cagliari super.

Grazie ad un goal di Kozak, la Lazio ottiene tre punti importanti contro la Sampdoria e aggancia il Napoli al secondo posto. I capitolini sono a tre distanze dal Milan che stasera giocherà a Lecce. La Juventus ritrova la vittoria con le reti di Del Piero e Aquilani, castigando un Bari sempre più ultimo. Vittoria per la Roma con il goal di Simplicio in casa del Cesena e travolgente Udinese che con quattro reti in casa del Genoa sembra essere una delle squadre più in forma. Vola il Cagliari, che batte tra le polemiche per un goal in offside il Palermo di Zamparini: il presidente rosanero si è fatto sentire contro la classe arbitrale. Vittoria del Brescia sul Parma e pareggio tra Catania e Chievo, dove la panchina di Giampaolo sembra essere in forte rischio.

I risultati della prima giornata di ritorno:

Lazio-Sampdoria 1-0
Cesena-Roma 0-1
Juventus-Bari 2-1
Brescia-Parma 2-0
Catania-Chievo 1-1
Genoa-Udinese 2-4.
Inter-Bologna 4-1
Napoli-Fiorentina 0-0
Cagliari-Palermo 3-1
Lecce-Milan 1-1

La classifica

Milan 41
Napoli e Lazio 37
Roma 35
Juve 34
Inter 32
Palermo 31
Udinese, 30
Cagliari e Sampdoria 26
Fiorentina 24
Chievo e Genoa 23
Bologna (-3), Parma e Catania 22
Cesena e Lecce19
Brescia 18
Bari 14

venerdì 14 gennaio 2011

Pallone d'oro, il bis di Messi tra le polemiche. E' davvero l'argentino il miglior giocatore dell'anno?

Messi in riga. Anzi riMessi in riga. La notizia della settimana è stata ed è, senza dubbio, la conquista da parte del fuoriclasse argentino, numero 10 del Barcellona, del Pallone d'Oro Fifa, premio attribuito al miglior giocatore dell'anno nato quest'anno dall'unione tra il riconoscimento creato dalla rivista francese ''France Football'' e il Fifa World Player, assegnato ogni anno dal massimo organismo del calcio internazionale. Una vittoria, la seconda consecutiva per la ''pulce'' azulgrana, che ha spiazzato un po ' tutti, compreso lo stesso Messi, alla luce delle indiscrezioni di inizio dicembre che davano per certa la vittoria dello spagnolo Andrès Iniesta, l'autore del gol decisivo nella finale mondiale contro l'Olanda, davanti al compagno di squadra argentino e al regista del centrocampo di Guardiola, Xavi. Oggi come un mese fa non sono mancate e continuano a non mancare le polemiche, pur per motivi leggermente differenti: se infatti a far molto rumore era stata inizialmente la scelta della giuria (formata da giornalisti, ct e capitani delle nazionali) di escludere dal podio l'interista Wesley Sneijder dopo la magica stagione del triplete interista, ora a protestare sono i tifosi spagnoli che confidavano, nell'anno del primo storico mondiale vinto dalle Furie Rosse, in una scelta pro-Iniesta o Xavi. Nulla da fare invece per i due giocatori catalani a 50 anni esatti dal Pallone d'Oro vinto dal galiziano Luis Suarez, primo ed unico spagnolo (escluso l'oriundo Alfredo Di Stefano) a vincere il prestigioso riconoscimento.
Certo, se il premio andasse attribuito al giocatore tecnicamente più valido a livello mondiale ogni anno la lotta si ridurrebbe a Messi, Cristiano Ronaldo e pochi altri. Ma, nell'anno dell'Inter tra le squadre di club e della Spagna tra le nazionali, è giusto che venga premiato un giocatore fortissimo ma ''reo'' di aver fallito con i propri team i due obiettivi principali, ovvero Mondiale e Champions League? Ecco il punto di vista dei nostri Alessandro Mascia e Luca Cipriano sulla vicenda. Come sempre vi invitiamo a partecipare e a dire la vostra!

Risponde Alessandro Mascia
Cos’è successo l’altra sera a Zurigo lo sapete tutti. A sorpresa il primo “Ballon d’or – Fifa” è andato a Messi. Il 23enne argentino è riuscito in uno storico bis – non si esclude il tris per l’anno prossimo, vista la partenza fenomenale in questa stagione – ma si è parlato più della delusione spagnola che della felicità dell’argentino.Non parlerò in questa sede di Sneijder, lo metto subito in chiaro. Per un semplice motivo: non lo meritava. Il Pallone d’Oro, da regolamento, premia il MIGLIOR GIOCATORE DELL’ANNO SOLARE.Ora, se finora non è mai successo, non è colpa mia. Il primo anno di Fifa, invece, ha messo le cose a posto. Ne ho sentite e lette di tutti i colori, da Blatter mafioso a “quando c’è di mezzo la fifa è sempre un magna magna”. Ma, cari italiani e non, guardiamo la cosa con una lente d’ingrandimento. Questo premio, lo ribadisco, valuta le prestazioni di un giocatore in un anno solare: e chi più di Messi, capace di segnare una trentina di reti tra gennaio e giugno e una ventina tra settembre e oggi lo meritava maggiormente? Io direi nessuno. Iniesta è partito con l’handicap, ha però giocato un mondiale perfetto e siglato il gol vittoria. Xavi è stato più costante: le sue geometrie andrebbero studiate a scuola, ma davvero non è il “fenomeno” da Pallone d’Oro. Ecco che Messi ha vinto, quindi a mio avviso, meritatamente il titolo. Direte voi: non si è visto al mondiale e ha toppato le semifinali con l’Inter. Vero, verissimo, ma nell’arco di 60/70 partite di una stagione, quanto contano 600’? Ci si è lamentati di Nedved, di Cannavaro, di Sammer, di Owen e di tanti altri che hanno portato a casa il premio perché capaci di vincere qualcosa, mentre qualcun altro, per quanto dimostrato nell’arco dell’intero anno forse lo meritava di più è rimasto a mani vuote. Ecco allora, che per il primo anno, a vincerlo tra quelli arrivati sino alla fine, ha vinto il migliore.Se poi vogliamo parlare che andrebbe dato al termine di una stagione calcistica (e quindi a giugno) allora sarebbe tutta un’altra storia.  
 
Risponde Luca Cipriano
Spesso l'assegnazione del pallone d'oro ha scatenato polemiche a non finire: da Sammer, ex difensore del Borussia ad Owen ai tempi del Liverpool. In apparenza, per vincerlo bisogna vincere: più ottieni risultati con il tuo club e con la Nazionale, più hai possibilità di ottenere il premio più importante. Ecco perchè, nell'anno del mondiale, gli spagnoli puntavano tutto su Xavi e Iniesta. Invece Messi è riuscito a dribblare anche loro. Premio giusto o sbagliato? Giusto, perchè il fattore chiave da tenere presente e che spesso si dimentica, è la continuità: l'attaccante argentino ha dimostrato di essere ancora una volta il più forte di tutti grazie ai suoi goal, alle sue presenze, alla sua media e, appunto, alla sua continuità. Di un giocatore si guarda tutto, non solo il numero di vittorie: il carisma, la tecnica e l'essere decisivo. Messi rispecchia questi parametri, quindi non dobbiamo scandalizzarci se il Pallone d'Oro è il suo. Poco originali nell'assegnarlo per due anni consecutivii allo stesso calciatore? Forse sì. Ma evidentemente lui ha qualcosa in più. O gli altri, hanno ancora qualcosa di meno.  

giovedì 13 gennaio 2011

JUVE DUE SCONFITTE ED E' CAOS. MA LASCIATE LAVORARE DELNERI.


Vecchia Signora cosa ti succede? Ti stai forse concedendo il lusso di una seconda stagione fallimentare di fila? Dopo la bruttissima parentesi di Ciro Ferrara e Zaccheroni con la qualificazione all'Europa League acciuffata per i capelli, i tantissimi tifosi bianconeri quest'anno si sarebbero aspettati dal team di Delneri un campionato arrembante. Una stagione da Juve insomma.

L'ARRIVO DI DELNERI E L' ESTATE DI RINNOVAMENTO
Arrivati in pompa magna nel mercato estivo moltissimi acquisti (tanti onesti gregari e qualche buon giocatore) ci si sentiva pronti per le posizioni di vertice. L'avvio di stagione infatti non è malvagio e, a coronamento dell'apparente rinascita ,ecco arrivare la prestigiosa vittoria con il fanta Milan. Vabbè, l'eliminazione dall'Europa League per mano di Red Bull Salisburgo e Lech Poznan dà sì un po' di bruciori di stomaco ma di certo non toglie il sonno. La vecchia Coppa Uefa in fondo non è una competizione affascinante come la Champions e, se si possono risparmiare energie in primavera per sperare di entrare tra le prime quattro alla fine del campionato, tanto meglio. La prima parte di stagione per gli uomini di Andrea Agnelli, nonostante il mezzo passo falso con il Chievo, si conclude così tra molte più luci che ombre. I passi in avanti rispetto al passato sembrano infatti evidenti e i motivi per avere fiducia di certo non mancano. Quagliarella è finalmente esploso anche ad alti livelli, Krasic si dimostra un ottimo acquisto e l'idea di gioco della squadra fa ben sperare.

IL NUOVO ANNO SI APRE MALISSIMO
Con l'avvento del 2011 ecco le due sconfitte con goleada contro Parma in casa e Napoli fuori che fanno però tanto rumore e incominciano a far tremare le fondamenta del progetto Delneri. Apriti cielo. La critica comincia il solito gioco al massacro e leggendo i titoli dei giornali s'intuisce subito quale sia la linea comune di stampa. “Stagione fallimentare/ Ferrara meglio di Delneri/ Progetto Juve già da rifare?”. Con le prime sconfitte pesanti arrivano anche i primi malumori dei giocatori, Momo Sissoko per esempio spara a zero contro la società, e pare voglia essere ceduto per lo scarso feeling con il tecnico che a suo dire nemmeno lo saluta agli allenamenti (?). Le domande, tante ora sorgono spontanee. Possono bastare due brutte partite per mettere di nuovo tutto in discussione? Cosa sta succedendo alla grande Juve che noi tutti non bianconeri temevamo e guardavamo con disprezzo perchè la più forte di tutti? Cosa ne è stato di quella mitica società che non permetteva che nulla e nessuno potesse metterle il bastone tra le ruote? Delneri è veramente un incapace? Ci permettiamo di rispondere solo all'ultima domanda.

LASCIATE LAVORARE IN PACE GIGI DEL NERI
Delneri non è un incapace, è solo un allenatore dagli schemi mentali molto rigidi, uno che antepone la sua idea di calcio ai calciatori, uno di quelli che viene prima la squadra e poi solo dopo il singolo, l'uomo. Uno che non ama i grandi campioni perchè forse ne ha timore dopo le brutte esperienze al Porto e alla Roma e quindi ama costruire le sue squadre con giocatori di cui sa di potersi fidare al cento per cento. Ricordate la Sampdoria e il caso Cassano? Quindi, secondo me, cari Juventini, lasciate lavorare il vostro mister in santa pace e qualcosa di buono ne uscirà per forza, se non quest'anno al massimo la stagione prossima. Unica cosa, scordatevi i campionissimi in squadra. Delneri non li vorrà mai.

martedì 11 gennaio 2011

NAPOLI, COSI' SI PENSA ALLO SCUDETTO

Da squadra in lotta per una competizione europea al secondo posto: è il Napoli di Mazzarri, che continua a sognare lo scudetto dopo un girone di andata semplicemente strepitoso.
Eppure l'avevano chiamata squadra fortunata per le sue vittorie oltre il 90° minuto: molti i punti strappati nell'extra time, tanti i risultati raggiunti in extremis, quasi fossero sinonimo che questo Napoli non meritasse la posizione in classifica che si stava via via guadagnando. Il merito di Mazzarri è quello di essere riuscito a motivare un gruppo che non molla mai e che lotta per un solo obiettivo: la vittoria.

La forza della vecchia guardia:

Una scalata che in pochi avevano pronosticato, soprattutto a seguito del mercato estivo: lo stop di Lucarelli ad inizio stagione, Sosa e Yebda mai esplosi. Il resto lo hanno fatto Cavani e buona parte della squadra costruita dall'ex d.s. Pierpaolo Marino: Hamsik, Gargano e Lavezzi sono sempre là, e corrono a più non posso, mentre una difesa apparentemente poco irresistibile con Cannavaro, Grava e Campagnaro si sta comportando in maniera più che degna.

Cavani, un leader:

Nessuno si aspettava tutti questi goal da una seconda punta e il merito è quello di Mazzarri che è riuscito a fargli trovare l'intesa perfetta con Lavezzi: l'argentino infatti si sta esprimendo al meglio come assist man e l'uruguaiano si diverte a finalizzare. In questo momento, Cavani è il leader indiscusso di questa squadra.

Basterebbero due acquisti:

Se arrivassero Criscito e Inler la squadra sarebbe finalmente al completo: un abile difensore e un centrocampista di quantità porterebbero la giusta qualità ai partenopei. De Laurentiis ha parlato di una punta che potrebbe arrivare nelle prossime settimane, da mettere in panchina o da inserire in caso di turn over.

Il campionato di Serie A ha finora offerto una qualità mediocre: lo testimonia la corta classifica sia nelle posizioni di vertice, sia nella parte bassa. Per questo il Napoli, che attualmente è la squadra migliore a livello di gioco espresso, potrebbe approfittare dei passi falsi del Milan e riportare uno scudetto in una città che è felice del secondo posto, ma continua a sognare il tricolore.

lunedì 10 gennaio 2011

VE L'AVEVO DETTO - Riflessioni di uno juventino disilluso

Troppo facile dire “ve l’avevo detto”, ma è così. Ve l’avevo detto.
Se sfogliate, cari lettori del nostro blog, gli articoli da me scritti sulla Juventus, ne trovate uno di settembre nel quale dissi, in tempi non sospetti tra le altre cose “...una campagna acquisti di bassissimo profilo ha portato a Torino, nell’ordine: Bonucci, Pepe, Martinez, Motta, Storari, Lanzafame, Krasic, Aquilani, Quagliarella e Rinaudo. Sfido a trovare un, e dico un, fuoriclasse.“
Ora, a distanza di sei mesi, mi sembra che avessi perfettamente ragione. Qualcuno, dopo la serie positiva, ha iniziato a parlare si scudetto. La realtà è un'altra: anche il 4° posto sarà duro da conquistare.
Bonucci ha anche ingranato, ma è lontano anni luce dall’essere quel difensore necessario alla Juventus. Aquilani ha dimostrato di valere ancora qualcosa, ma l’uomo di Cristallo deve ancora diventare decisivo.
Sono solo 3 gli acquisti che si sono fatti valere: Quagliarella, Krasic e Storari. Che da oggi, ritengo, non si sentiranno più.
Quagliarella, forse l’unico vero talento di questa Juventus operaia, si è spaccato. Fuori fino a fine stagione. L’unico che con i suoi guizzi ci ha cambiato le partite in corsa.
Storari, come da ciclo previsto ampiamente, tornerà a scaldare la panchina per far posto al Gigi nazionale.
E Krasic? Lo dico, mi darete dell’eretico. Krasic non è un fenomeno. Non è il primo, né l’ultimo, che, grazie alle capacità e a una forma fisica ottima riesce a fare un periodo brillante. Finiti questi bei momenti, vuoi perché i difensori ti hanno preso le misure (da Pasqual in poi Krasic non si è più visto) vuoi perché è un anno consecutivo che giochi, ecco che il diamante della Juve si rivela un comunissimo zircone. Magari più grande, ma pur sempre uno zircone.
Quindi, piedi a terra: lo Scudo non arriva, nemmeno quest’anno.

GOODBYE RAFA - 6 mesi con "Mister flop


Dopo l'esonero di “mister flop” Benitez l'Inter sembra essersi risvegliata dai lunghi mesi di letargo di questo girone d'andata. L'avvento di Leonardo a prima vista parrebbe miracoloso e straordinario, sei punti in due partite sono un bottino strepitoso per un team che nella gestione Benitez faticava tremendamente contro qualunque avversaria, fosse questa il Brescia, il Werder Brema o la Lazio. Dopo il mondiale per club, vinto ad onor del vero contro squadre che nemmeno nella nostra Lega Pro otterrebbero risultati, il buon Rafa, credendosi un eroe, spara a zero contro tutto e tutti e, non contento di rovinare la festa ai tifosi neroazzurri, fa di tutto per farsi esonerare ben conscio che la sua avventura Italiana è stata fallimentare su tutta la linea. Ed ecco così arrivare alla storia di questi giorni, all'ingaggio di Leonardo e alla luna di miele in questo primo scorcio di nuovo anno. L'Inter per mano del brasiliano sembra essere ritornata quella di nove mesi fa, la squadra campione di tutto. La squadra di Mourinho. Ma come? Benitez non diceva che con questi giocatori spremuti non si poteva andare da nessuna parte? Tralasciando gli inutili trionfalismi che certa stampa cavalca per vendere più copie, ci pare un po' affrettato dare subito un giudizio sul pur bravo Leonardo.

LA ROTTURA DEL GIOCATTOLO
Ripercorrendo i mesi in cui Benitez ha allenato la squadra di Moratti, più volte tra le pagine di questo blog abbiamo affermato che lo spagnolo non poteva mai essere un allenatore da Inter e forse nemmeno da calcio Italiano. Ripercorrendo l'era fallimentare Benitez possiamo fotografare tre istantanee utili a capire dove il giocattolo si è rotto. Il primo vero momento in cui la crisi iniziò fu Roma-Inter, quella del gol allo scadere dei giallorossi e della sceneggiata di Chivu per intenderci. Alla vigilia per presentare l'incontro scrivemmo che per l'Inter “una sconfitta non sarebbe un fatto drammatico anche se potrebbe aprire le consuete critiche mediatiche storicamente assai difficili da digerire in uno spogliatoio caldo come quello interista”. A rileggere queste parole si può dire che la profezia si sia azzeccata. La seconda foto del brutto lavoro svolto di Benitez la prendiamo dopo Inter- Juventus del 3 Ottobre. Anche in quella gara i milanesi furono surclassati come mai successo negli ultimi tempi da un'ottima Juventus. Fu a partire da quella brutta partita che incominciarono a montare dubbi su dubbi sulle reali capacità tecniche di Mister Rafa. Il terzo e ultimo click negativo arriva dopo Inter- Brescia, scialbo pareggio casalingo contro una squadra assai modesta. In quella partita si manifestarono tutte le incongruenze del lavoro del tecnico iberico, un gioco di squadra pessimo, giocatori spaesati e svuotati, gioco d'attacco basato solo su Eto'o e la speranza di qualche sua invenzione.

L'INIZIO DELLA FINE
Anche dopo quella partita fummo molto critici con lo spagnolo e sostenemmo che quel “pareggio interno contro un modesto Brescia è infatti servito ad ingigantire i dubbi sulle notevoli difficoltà palesate dallo squadrone milanese in questi primi mesi di gestione da parte dell'iberico. La brutta partita contro le rondinelle (troppo brutta per essere stata disputata dalla squadra campione di tutto) è stata la sintesi di tutto quello che sta succedendo da mesi in casa interista.” Dopo quella partita ebbero inizio una lunga serie di infortuni assurdi e una striscia di risultati davvero negativi: Lecce- Inter 1-1, Inter- Milan 0-1, Chievo-Inter 2-1, Lazio- Inter 3-1 e l'euro-figuraccia di Werder- Inter 3-0. In un mese l'Inter fu capace di vincere solo 2 partite contro Twente e Parma per poi volare negli emirati e vincere il Campionato del Mondo. Alla luce di questa analisi l'esonero di “Benny Flop” ci pare la mossa più sensata che Moratti potesse fare anche se non possiamo non ricordare che in fase di mercato estivo l'Inter non comprò al nuovo allenatore nemmeno un giocatore. Ora con l'arrivo di Leonardo i giocatori non hanno più alibi e se veramente si ritengono ancora in grado di vincere devono dimostrarlo sul campo. Al campionato (e alla Champions) l'ardua sentenza.