lunedì 14 giugno 2010

Italia-Paraguay 1-1, le pagelle

Montolivo, che personalità! Gilardino non pervenuto.


Buffon 5,5 : si fa però trovare impreparato sul goal. Un errore che lascia il segno.


Criscito 6,5: coraggioso e aggressivo al punto giusto, gioca meglio nelle ripartenze piuttosto che nelle chiusure. Un terzino che farà parlare di sè in questo mondiale.


Chiellini 5,5 : Poco attivo, rimane fermo sulla rete avversaria. Deludente.


Cannavaro 6 : la sua condizione metteva fin troppa paura, e invece offre garanzie del reparto arretrato. Una gara giocata da vero capitano; deciso nelle chiusure e nei rilanci.


Zambrotta 6: affaticato, perché non è più il galoppatore di quattro anni fa, riesce a guardare bene la difesa. E’ più attivo nel secondo tempo con le soluzioni offensive.


Marchisio 5,5: ancora da collaudare sulla fascia, dove spinge poco e perde qualche pallone di troppo. Sa esprimersi meglio come mediano; probabilmente è stato tradito dall’emozione.


Montolivo 7: il migliore. Sostituisce in modo più che degno Pirlo, e metterà diversi dubbi a Lippi non appena il regista del Milan sarà pronto al rientro. Gara tecnicamente perfetta: di questa prestazione ricorderemo l’ottima visuale di gioco, i passaggi filtranti e i tentativi dalla distanza.


De Rossi 6: un primo tempo insufficiente, dove trova poco spazio in mezzo al reticolo paraguayano. Salva la barca con un goal d’istinto ma anche fortunato. Dopo la marcatura è galvanizzato e riesce ad effettuare un migliore movimento di palla.


Pepe 6,5 : è lo stesso giocatore dell’Udinese: alterna discrete percussioni sull’out di destra, ma allo stesso tempo è artefice delle solite giocate tanto fumo e niente arrosto. Positivo sui corner, non trova però il compagno giusto al momento del lancio. Il goal di De Rossi è, infatti, più un demerito del portiere avversario.


Iaquinta 5,5 : gioca da esterno ma non riesce quasi mai ad inserirsi nell’aria del Paraguay. Con un dribbling per tempo prova a creare movimento nel reparto offensivo senza effettuare un assist vincente.


Gilardino 5: una statua. Nullo sui colpi di testa. Immobile nelle pochissime occasioni palla al piede. Il lavoro di protezione non basta nella prima gara del Girone.


Marchetti 6: ordinaria amministrazione in un secondo tempo abbastanza anonimo per gli attaccanti paraguayani.


Di Natale sv: troppo poco tempo per esprimersi e cambiare il volto della partita.


Camoranesi 6: rileva Marchisio e velocizza il gioco sulla fascia. Nervoso sul finale di gara, ma non ancora pronto per gli interi 90’.

Giappone sulla cresta dell'Honda, ma il Camerun è tutt'altro che indomabile

''Leoni indomabili'' cercasi. Non da oggi, ma almeno dalle ultime 7 partite ufficiali, nelle quali la formazione allenata dal francese Paul Le Guen e guidata in campo dal nerazzurro Samuel Eto'o non è stata capace di cogliere nemmeno un successo. Una striscia negativa sorprendente per la nazionale tradizionalmente più blasonata del continente nera, allungata ulteriormente dall'1-0 subito dal Giappone nel match d'esordio del Girone E. Per i nipponici, a segno grazie al talento del Cska Mosca Keisuke Honda, la vittoria è meritata grazie ad una gestione perfetta del reparto difensivo e ad una buona dose di cinismo in attacco. Per il Camerun, deludente e molle ben oltre le previsioni, sarà necessario cambiare rotta per tentare l'assalto ad una qualificazione che al momento non sembra alla portata di Eto'o e compagni.
Nel 4-3-3 schierato dall'inizio dal ct dei Leoni non ci sono, come previsto, il difensore Rigobert Song e il portiere Kameni, silurati da Le Guen dopo le brutte prestazioni nell'ultima Coppa d'Africa, pare, su suggerimento di Eto'o, stella e leader assoluto della squadra e punto fisso dello schieramento. Al loro posto giocano Souleymanou, non proprio un giovane rampante visti i suoi 36 anni, e N'Koulou, difensore dal cognome ''problematico'', almeno per noi italiani. Dall'altre parte il ct Okada decide invece di stupire tutti, presentandosi sì con un atteggiamento abbottonato come annunciato alla vigilia ma con Honda a sorpresa nel ruolo di unica punta. Solo panchina per l'ex reggino Nakamura e il catanese Morimoto.
Le scelte danno fin da subito ragione al ct asiatico: squadra corta, difesa blindata e pressing asfissiante sulle corsie laterali, dove Okubo si sacrifica più in volte in ripiegamento per poi dar via al contropiede. Uno schieramento perfetto, che blocca il Camerun ma che al tempo stesso addormenta anche la partita, rendendola terribilmente noiosa. Un paio di uscite da brivido del portiere Kawashima mettono in difficoltà la retroguardia nipponica, ma il match si accende solamente alla prima occasione da gol, che coincide con l'azione del vantaggio giapponese al minuto numero 38, sull'asse Matsui-Honda. Il primo, dopo aver intelligentemente lavorato un pallone sull'out di destra, crossa sul secondo palo trovando pronto all'appuntamento il fantasista del Cska Mosca che da due passi batte l'incolpevole Souleymanou. 1-0 Giappone, unica azione degna di nota dei primi 45'. La ripresa si apre con lo stesso copione della prima frazione e con il Giappone pronto a coprire ogni varco a protezione del prezioso vantaggio. Per la verità ad aiutare gli uomini di Okada ci pensa, paradossalmente, la lentezza e la prevedibilità dello stesso Camerun, dove l'unico a sbattersi è proprio capitan Eto'o, che al 5' sguscia in mezzo a tre avversari e serve un pallone invitante al compagno Choupo-Moting che incredibilmente spreca in modo maldestro. Un primo segnale di reazione dei Leoni? Macchè. Il Giappone continua efficacemente a chiudersi a riccio e gli uomini di Le Guen non riescono davvero più a trovare la via verso la porta di Kawashima. Anzi, rischiano addirittura di subire il 2-0 con Okazaki, subentrato a Matsui, che colpisce il palo, anche se a gioco fermo, dopo una respinta non perfetta di Souleymanou su un diagonale di Hasebe. Il Camerun è totalmente in bambola nonostante gli ingressi di Emana e Idrissou, ma in una rara sortita in avanti sfiora un pareggio quantomai immeritato con una fucilata da 30 metri del centrale Mbia che si stampa sull'incrocio dei pali della porta giapponese. L'ultima, e una delle poche, emozioni di tutta la partita. Finisce 1-0 per gli uomini di Okada, che si issano così meritatamente al comando del Girone E a braccetto con l'Olanda. Per il Camerun, trasformatosi da ''Leone indomabile'' a ''Gatto da appartamento'', è ora di svegliarsi prima che sia davvero troppo tardi.

GIAPPONE: Kawashima; Komano, Nakazawa, Tanaka (c), Nagatomo; Endo, Abe, Hasebe (88' Inamoto); Okubo (82' Yano), Matsui (69' Okazaki); Honda. All: Okada

CAMERUN: Souleymanou; Mbia, N'Koulou, Bassong, Assou-Ekotto; Makoun (75' Geremi), Enoh, Matip (63' Emana); Webo, Eto'o, Choupo-Moting (75' Idrissou). All: Le Guen
Reti: 39' Honda

Ammoniti: Abe (G); N'Koulou (C)

Arbitro: Benquerenca (POR)

All'Olanda basta il compitino, un autogol e Kuyt fermano una buona Danimarca

Lo spettacolo sta altrove, e tutto sommato in questo inizio di Mondale non è una novità. Ma visto che quel che conta come sempre è il risultato, meglio ancora se con l'aiuto di un pizzico di fortuna, l'Olanda di fatto riesce a portare a termine il suo primo compito in questo mondiale regolando, come da pronostico, la Danimarca di Kjaer e Kroldrup. E' 2-0 per gli arancioni, al termine di un match sottotono rispetto alle scintillanti prestazioni offerte dagli orange nelle ultime amichevoli pre-mondiali. Colpa forse dell'assenza di Robben, ma anche della prestazione opaca di Sneijder e Van Der Vaart, insolitamente imprecisi nella distribuzione degli assist a Van Persie. Situazione che avvantaggia i danesi nel primo tempo, bravi a difendersi con ordine senza rinunciare a pungere con l'unica punta Bendtner, miracolosamente recuperato all'ultimo dai problemi all'inguine e schierato dall'inizio. Gli scandinavi però, in pratica, rovinano da soli la prospettiva almeno di un pareggio con l'autogol di Simon Poulsen a inizio ripresa, che spiana la strada alla vittoria olandese messa in cassaforte a 5' dalla fine da Kuyt.
Al via la sorpresa più grossa è, come detto, la presenza di Bendtner in campo nel 4-4-1-1 danese, con i sostituti Tomasson e Larsen che dunque si accomodano in panchina, accanto al fiorentino Kroldrup. Il palermitano Kjaer e l'ex Fiorentina e Udinese Jorgensen sono invece regolarmente in campo. Nel 4-2-3-1 olandese non ci sono novità, con il trio Kuyt-Sneijder-Van der Vaart dietro a Van Persie. E vista la latitanza dell'interista e del madrileno soprattutto nella prima parte di match, del trio delle meraviglie è Kuyt l'unico a provarci in un paio di occasioni, ma senza creare grossi brividi al portiere danese Sorensen. Dall'altra parte i danesi tentano di affondare con un colpo di testa di Bendtner e con due buone occasioni per Rommedahl e Kahlenberg che costringono Stelekenburg prima alla parata e poi alla deviazione in angolo al 34' e al 36'. E' una buona Danimarca quella che si vede nel primo tempo, compatta e che rischia solo al 33' su una carambola in area scandinava tra Jacobsen e Heitinga, con il pallone che per poco non beffa Sorensen. All'intervallo è 0-0, tra qualche perplessità dei tifosi arancioni, che ovviamente non sanno che di lì a pochissimo potranno finalmente liberare la loro gioia e proprio grazie ai danesi. E' infatti un pasticcio tra Agger e Simon Poulsen a regalare il vantaggio all'Olanda dopo appena 60 secondi dall'inizio della ripresa; Van Persie mette in mezzo dopo un lancio di Van Bommel e il difensore del Liverpool salta male ingannando il compagno, che colpisce ancora peggio di testa mandando il pallone prima sulla schiena del numero 4 e quindi in rete . E' il primo errore in tutta la partita della retroguardia danese, ma è il più grave: è 1-0 Olanda, e il ''regalo'' manda la formazione di Olsen sotto shock, tant'è che 3' dopo Kjaer regala al limite dell'area il pallone a Van der Vaart che lancia Van Persie, sul quale è bravissimo Sorensen in uscita bassa. Gli olandesi capiscono che la partita sta girando nettamente a loro favore e provano a chiudere il risultato in un paio di occasioni con Van Persie e Van Bommel, ma il portiere danese non si fa trovare impreparato. Nel frattempo finisce la partita del giovane Bendtner, discreto vista la sua lunga convalescenza, che al quarto d'ora lascia spazio a sorpresa a Beckmann e non a Tomasson. La Danimarca però non riesce più a reagire e al 40' arriva il 2-0 dei tulipani con Kuyt, che di tap-in appoggia facilmente in rete dopo una bell'azione sull'asse Sneijder-Elia, entrato al posto di Van der Vaart. 2 minuti dopo potrebbe arrivare addirittura il 3-0 ma stavolta è bravissimo Agger a salvare sulla linea dopo un altro tap-in, stavolta di Afellay, evitando ai danesi un passivo immeritato e pesante. Finisce così il match del Soccer City Stadium. l'Olanda può ringraziare la fortuna e un secondo tempo su buoni livelli ma lontano dalle possibilità che la squadra può e sà offrire; per la Danimarca il riscatto può venire dal prossimo incontro contro il Camerun.

OLANDA: Stekelenburg; Van der Wiel, Mathijsen, Heitinga, Van Bronckhorst (c); De Jong (88' De Zeeuw), Van Bommel; Kuyt, Sneijder, Van der Vaart (67' Elia); Van Persie (77' Afellay). All: Van Marwijk

DANIMARCA: Sorensen; Jacobsen, Agger, Kjaer, S. Poulsen; Jorgensen, C. Poulsen, Kahlenberg (73' Eriksen), Enevoldsen (56' Gronkjaer); Rommedahl; Bendtner (62' Beckmann).
Reti: 46' aut. S. Poulsen, 85' Kuyt

Ammoniti: De Jong, Van Persie (O); Kjaer (D)

Arbitro: Lannoy (FRA)

Jabulani, altitudine e ex. Gli incubi dei portieri di questi Mondiali

Elizabeth Minnen, possibile "colpa" dell'errore di Green con gli Usa

Puntuale e immancabile era arrivata la polemica. Quest'anno è toccato a Julio Cesar, che aveva messo tutti in guardia: il Jabulani (che in zulu significa “festeggiare”) è orribile.
Per chi non lo sapesse, il Jabulani è il pallone che è e sarà utilizzato per tutta la durata di Sudafrica ’10.
Il seguito era stato immediatamente ricco. Gli hanno fatto eco altri illustri colleghi, Gigi Buffon e Iker Casillas su tutti. La Fifa si era affrettata a smentire, ma, a soli 3 giorni dall’inizio della kermesse iridata, c’è già di che discutere.

Sono ancora impressi, infatti, nitidi nella memoria, gli erroracci di Green e Chaouchi, che sono costati caro alle proprie squadre. Il primo ha abbassato la sbarra alla fuoriserie dei Leoni inglesi, che non sono quindi potuti andare verso la prima vittoria mondiale, il secondo ha sancito il ko dell’Algeria con conseguente prima, clamorosa e storica vittoria della Slovenia ai campionati del mondo.

Capello, un mese e mezzo fa, pronunciò queste profetiche parole: "L'altitudine sarà un problema per i portieri? - si chiese don Fabio - Non l'altitudine in sé quanto la traiettoria della palla sui cross e sui tiri dalla distanza. Sarà davvero importante per l'estremo difensore capirne la traiettoria. Ci saranno molti tiri dalla distanza. I portieri potrebbero prenderla alla leggera e pensare che la palla sia lontana, in realtà sarebbe un errore. Inoltre, il portiere potrebbe aspettarsi che il pallone scenda ed invece non lo farà, rimarrà alto"

Concludiamo con due chicche. Robert Green, portiere inglese colpevolissimo nell’occasione del pari USA contro la sua Inghilterra è nell’occhio del ciclone.
Secondo alcuni giornalisti, perlopiù di “rosa” il problema di Green sarebbe Elizabeth Minnen, ex fidanzata che lo avrebbe lasciato appena prima della spedizione in Sudafrica. Giustificatissimo, l’errore di Green, guardando queste foto.
Tuttavia, scavando nel passato, si può scoprire che Green non è nuovo a papere colossali. A dirla tutta, probabilmente sua è una delle più famose della storia del calcio. Guardare per credere.

Giorno 4: stasera l'atteso esordio azzurro, nel pomeriggio in campo Olanda e Giappone

Ci siamo: è il giorno dei Campioni del Mondo. Stasera finalmente l'Italia di Lippi scenderà in campo a Città del Capo alle 20.30 nell'attesissimo match d'esordio contro il Paraguay, probabilmente l'avversario più ostico nel Girone F, che sarà completato domani da Nuova Zelanda e Slovacchia. In attesa degli azzurri la quarta giornata di gare propone nel pomeriggio due match interessanti, entrambi del Girone E; ad aprire alle 13.30 a Johannesburg saranno Olanda e Danimarca, con i tulipani, senza l'infortunato Robben, considerati tra i favoriti non solo per la gara ma per il successo finale, A seguire alle 16.00 a Bloemfontein in campo il ''simpatico'' Giappone di Nakamura contro i ''leoni indomabili'' del Camerun di Eto'o, desiderosi di conquistare la vittoria davanti al ''proprio'' pubblico.
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OLANDA - DANIMARCA

Dimenticare l'assenza di Robben e magari replicare i gol e il gioco spettacolare messi in mostra nelle amichevoli pre-mondiali contro Messico e Ungheria. E' questa la missione per l'Olanda di Van Marwijk, in campo alle 13.30 contro la Danimarca, unica nazionale scandinava qualificata al Mondiale, nel match d'apertura del Girone D. Dall'altra parte gli uomini di Morten Olsen proveranno a sovvertire il pronostico pur senza la punta Bendtner, out per un problema inguinale fino al prossimo match, contro la favoritissima del gruppo puntando tra le altre cose sull'esperienza e sull'orgoglio dei ''vecchi'' Sorensen, Jorgensen, Tomasson e Gronkjaer, tutti quasi sicuramente all'ultimo Mondiale della loro carriera.

Tra i tulipani, che scenderanno in campo adottando un 4-2-3-1 spiccatamente offensivo, come da tradizione, ricco di piedi vellutati, saranno Kuyt, Sneijder e Van Der Vaart ad agire alle spalle del terminale offensivo Van Persie. In difesa sulle fasce ci sarà un mix tra esperienza e gioventù, con il 35enne capitano Van Bronckhorst a destra e il 21enne dell'Ajax Van Der Wiel sulla sinistra. Il ct dei danesi Olsen risolverà invece solo all'ultimo le incertezze sul modulo, che dovrebbe comunque essere un 4-4-1-1 con Rommedahl a supporto di uno tra Tomasson, leggermente acciaccato, o Larsen. Sempre tra gli scandinavi certa in difesa la presenza del palermitano Kjaer, recuperato a tempo di record dai guai fisici pre-mondiali.

Le probabili formazioni:

Olanda
(4-2-3-1): 1 Stekelenburg; 2 Van der Wiel, 4 Mathijsen, 3 Heitinga, 5 Van Bronckhorst (c); 8 De Jong, 6 Van Bommel; 7 Kuyt, 10 Sneijder, 23 Van Der Vaart; 9 Van Persie.
A disposizione: 16 Vorm, 22 Boschker, 13 Ooijer, 14 De Zeeuw, 15 Braafheid, 12 Boulahrouz, 18 Schaars, 20 Afellay, 19 Babel, 17 Elia, 21 Huntelaar. All: Van Marwijk

Danimarca
(4-4-1-1): 1 Sorensen; 6 Jacobsen, 4 Agger, 3 Kjaer, 23 Mtiliga; 10 Jorgensen, 2 C. Poulsen, 7 Jensen, 8 Gronkjaer; 19 Rommedahl; 18 Larsen.
A disposizione: 16 Andersen, 22 Christiansen, 13 Kroldrup, 5 Kvist, 15 S. Poulsen, 17 Beckmann, 20 Enevoldsen, 21 Eriksen, 12 Kahlenberg,14 J. Poulsen, 9 Tomasson . All: Olsen


Arbitro: Michel Lannoy (Francia)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 13.30


GIAPPONE - CAMERUN

Una nazionale che vuole insidiare la leadership asiatica della Corea del Sud contro una squadra non più ''indomabile'' ma alla ricerca di un successo davanti ai propri tifosi. Sono questi i temi principali del match delle 16 a Bloemfontein tra Giappone e Camerun, inserite con Olanda e Danimarca nel Girone E.

La squadra di Okada proverà a confermare i progressi del calcio nipponico puntando in particolar modo su Endo, pallone d'oro asiatico del 2009 e sull'unica punta Honda, con l'ex reggino Morimoto e il catanese Morimoto che non dovrebbero trovare spazio nel 4-3-2-1 iniziale. Dall'altra parte il Camerun, squadra apparsa in crisi nelle amichevoli pre-mondiali dove in 7 partite non è arrivata alcuna vittoria, si affiderà alla stella Samuel Eto'o al centro del 4-3-3 preferito dal ct Le Guen. Sulle ali occhio ai velocissimi Emana e Choupo.

Le probabili formazioni:

Giappone
(4-3-2-1): 21 Kawashima; 3 Komano, 22 Nakazawa, 4 Tanaka (c), 5 Nagatomo; 7 Endo, 2 Abe, 17 Hasebe; 16 Okubo, 8 Matsui; 18 Honda. A disposizione: 1 Narazaki, 23 Kawaguchi, 13 Iwamasa, 6 Uchida, 20 Inamoto, 15 Konno, 14 K. Nakamura, 10 S. Nakamura, 19 Morimoto, 9 Okazaki, 11 Tamada, 12 Yano. All: Okada

Camerun
(4-3-3): 16 Souleymanou, 19 Mbia, 3 N'koulou, 5 Bassong, 2 Assou Ekotto; 11 Makoun, 18 Enoh, 21 Matip; 15 Webo, 9 Eto'o, 13 Choupo-Moting.
A disposizione: 1 Kameni, 22 Ndy Assembe, 12 Bong, 14 Chedjou, 8 Geremi, 6 A. Song, 4 R. Song, 20 Mandjeck, 7 N'Guemo, 23 Aboubacar, 10 Emana, 17 Idrissou. All: Le Guen


Arbitro: Olegario Benquerenca (Portogallo)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 16



domenica 13 giugno 2010

La Germania dà una scossa al Mondiale, Australia travolta 4-0

Messaggio per tutte le nazionali pretendenti alla coppa: la Germania di Loew c'è. Eccome se c'è. Una squadra giovane, multietnica, vincente e convincente, insomma con tutte le carte in regola per fare ancora meglio del miracoloso mondiale in casa di quattro anni fa sotto la gestione Klinsmann. Dal quale evidentemente Joachim Loew, il suo vice di allora, deve aver appreso i trucchi per trasformare un gruppo di giovani di talento in una squadra forte, compatta e dal gioco spumeggiante. Tutti elementi evidenziati dal sontuoso 4-0 con cui la Germania travolge l'Australia nella gara del mondiale più spettacolare vista fin qui. I gol di Podolski, Klose, Mueller e Cacau valgono il primato e la migliore differenza reti rispetto al Ghana nel Girone D; la ''botta'' per l'assenza di Ballack sembra già essere stata ampiamente assorbita.
Come da pronostico, Loew opta dall'inizio per il 4-2-3-1 con il ''vecchio'' Miroslav Klose unica punta e il trio Podolski-Mueller-Ozil ad agire alle sue spalle. Sulla linea mediana è Khedira ad ereditare il ruolo dell'infortunato Ballack. Tra i ''Socceroos'' di Verbeek, disposti in campo specularmente, spicca invece la presenza dal primo minuto di Valeri, giocatore del Grosseto, al posto del palermitano Bresciano, mentre in avanti il sostituito dell'acciaccato Kewell è Garcia e non Kennedy, il favorito della vigilia.
Pronti, via e la prima occasionissima è per l'Australia, che al 4' per poco non sfrutta quella che sarà una delle pochissime sbavature della retroguardia tedesca in tutto il match: Friedrich e Mertesacker si addormentano durante un batti e ribatti nell'area tedesca, la palla finisce sui piedi di Garcia che spara verso la porta dove, prodigiosamente, Lahm salva di piede a Neuer ormai battuto. Brivido per la Germania che però non sta a guardare e prende subito in mano le redini dell'incontro: il salvataggio di Schwarzer su Klose al minuto numero 7 è solo l'antipasto prima del vantaggio tedesco, che arriva appena un minuto dopo con Podolski abile a finalizzare una meravigliosa azione in verticale tutta di prima sull'asse Ozil-Mueller. L'intesa tra i tre di centrocampo funziona a meraviglia e dalle parti di Schwarzer il lavoro non manca. Ancora una volta è Klose a prendere, con un piattone largo di poco, le misure per il raddopio, che arriva infatti al 28' proprio con l'ariete di origine polacca, abile a impattare di testa su un cross con il contagiri di Lahm sfruttando un'uscita non impeccabile del numero uno australiano. Il 2-0 tedesco alla mezz'ora è ineccepibile ma non appaga gli uomini di Loew, trascinati da uno scatenato Ozil che prima della fine del tempo sfiora per due volte la segnatura personale, nel primo caso costringendo Neill a salvare sulla linea, e sfodera un assist al bacio per Khedira che manda alto di poco. Al riposo, il vantaggio del ''Nationelf'' è anche troppo ridotto, vista la prestazione maiuscola. Ma nella ripresa ci pensano Mueller e il neo entrato Cacau ad aumentare meritatamente lo score finale. Compito reso ancora più semplice dall'espulsione dell'australiano Cahill, sanzionato con un rosso diretto probabilmente esagerato dopo un'entrata in ritardo su Schweinsteiger. Il 3-0 arriva al 68' grazie al giocatore del Bayern, perfetto nell'eludere Chipperfield con una finta e nello spedire con precisione chirurgica la palla prima sul palo destro e poi in rete. Il poker è completato al 70' dal brasiliano naturalizzato dello Stoccarda, entrato da un minuto, che servito dal solito Ozil batte da due passi il povero Schwarzer. Il portierone dei socceroos, nonostante i gol incassati, ha il merito di salvare i suoi dall'umiliazione, con parate decisive in serie su Podolski, Klose e Ozil, alla fine meritatamente migliore in campo. Il finale di match è una passerella anche per Gomez e Marin, in campo per Podolski e Ozil. Finisce 4-0 per la Germania a Durban; al match con la Serbia il compito di svelare se questo esordio con il botto sia arrivato soprattutto per i meriti dell'undici di Loew o per i demeriti degli avversari. Per l'Australia l'incontro di sabato con il Ghana è già decisivo, ma senza Cahill probabilmente sarà ancora più dura.

GERMANIA: Neuer; Friedrich, Mertesacker, Lahm (c), Badstuber; Khedira, Schweinsteiger; Ozil (74' Gomez), Mueller, Podolski (81' Marin); Klose (68' Cacau). All: Loew

AUSTRALIA: Schwarzer; Neill (c), Moore, Chipperfield, Wilkshire; Grella (46' Holman), Culina; Valeri, Emerton (74' Jedinak), Cahill; Garcia (64' Rukavytsya). All: Verbeek
Reti: 8' Podolski, 28' Klose, 68' Mueller, 70' Cacau

Ammoniti: Ozil, Cacau (G); Neill, Moore, Valeri (A)

Arbitro: Rodriguez (MES)

Ghana, la vittoria è di rigore, una deludente Serbia cede 1-0

Al quarto tentativo arriva finalmente la prima vittoria africana nel Mondiale di casa a firma del Ghana di Milovan Rajevic, che dà un dispiacere ai propri compatrioti serbi portando a casa un prezioso 1-0 grazie al rigore trasformato a 5 minuti dalla fine da Asamoah Gyan, ex di Udinese e Modena. Ineccepibile la decisione dell'arbitro argentino Baldassi dopo uno sciagurato intervento di mano in area dell'ex fiorentino Kuzmanovic sul cross del ghanese Ayew. Per i serbi, penalizzati anche dall'espulsione di Lukovic alla mezz'ora della ripresa, la sconfitta è una punizione tutto sommato meritata, giunta al termine di una prestazione davvero opaca della squadra e degli uomini chiave della rosa di Antic.
Il ct della Serbia manda in campo i suoi con l'annunciato 4-4-2 dove Stankovic e Jovanovic sono chiamati a ispirare il possente duo d'attacco Pantelic-Zigic, quest' ultimo torre della squadra con i suoi 202 cm d'altezza. In difesa ci sono gli ''italiani'' Lukovic e Kolarov e sulla fascia destra di centrocampo il ''quasi juventino'' Krasic. Nel 4-2-3-1 del Ghana di Rajevic non ci sono a sorpresa dall'inizio nè Muntari nè Appiah, rimpiazzati dall'udinese Kwadwo Asamoah e da Prince Tagoe.
La partita sembra promettere tante occasioni e cambi di fronte da una parte e dall'altra, ma la fotografia impietosa di un primo tempo da sbadigli è il numero di tiri in porta in 45 minuti. Uno solo, quello di Stankovic, che al 39' appena dentro l'area lascia partire una sventola di destro sulla quella il portiere ghanese Kingston rischia di andare a fare compagnia ai ''colleghi'' di papere Green e Chaouchi; il numero 22 africano riesce per sua fortuna a bloccare in qualche modo il pallone in due tempi, evitando il patatrac. La partita non decolla anche grazie all'ottima disposizione tattica degli uomini di Rajevac, abili nel chiudere tutti gli spazi e a murare il centrocampo serbo, impedendo ai balcanici di far valere la propria classe individuale, anche se Krasic si fa notare più per i palloni regalati agli avversari che per qualche sortita da esterno di spessore. E così, prima dell'unico tiro in porta della prima frazione, il Ghana prova a mettere qualche brivido a Stokjovic con Gyan, che manca di poco l'impatto di testa su cross da sinistra di Boateng. La risposta della lentissima Serbia è tutta in un siluro su punizione di Kolarov fuori di poco al 28' e su un pretenzioso tentativo di Pantelic che si spegne sull'esterno della rete tre minuti dopo. Troppo poco per scuotere una partita davvero sottotono, specie per gli uomini di Antic.
Che anche ad inizio ripresa si fanno notare in senso negativo, con Vidic che al 6' quasi si addormenta su un pallone vagante in area, ma per sua fortuna Gyan non ne approfitta. Pian piano il Ghana capisce che è il momento di cominciare a forzare alla ricerca del vantaggio: al 9' Ayew conclude incredibilmente a lato di testa dopo un cross millimetrico di Tagoe e, sempre di testa, Gyan al 14' scheggia il palo alla sinistra di Stojkovic. Antic capisce le difficoltà dei suoi e prova a giocarsi le carte Kuzmanovic e Lazovic per Milijas e Zigic, terminale fino a quel momento dell'unico schema offensivo provato dai serbi: palla lunga per il numero 15, fallo del diretto marcatore e punizione affidata al sinistro di Kolarov. Una miseria per una Serbia incredibilmente indolente, che alla mezz'ora subisce pure l'espulsione di Lukovic, il migliore dei suoi, per doppia ammonizione, la seconda per una trattenuta su Gyan. A questo punto Antic è obbligato ad inserire un centrale, Subotic, al posto dell'esterno offensivo Jovanovic. E improvvisamente, forse per orgoglio, con l'uomo in meno la Serbia decide di cominciare finalmente a giocare. Anzi, fallisce pure due incredibili palle gol, prima con Krasic che, quasi dal dischetto, calcia forte ma su Kingston e poi con un tiro dal limite di Ivanovic al 37' che accarezza la traversa della porta ghanese. Ma il calcio, si sa, è un gioco strano e paradossale. Proprio nel momento migliore della Serbia in tutta la partita Kuzmanovic interviene nettamente e goffamente con la mano nella propria area di rigore. Penalty per le Black Stars africane, che Gyan dal dischetto, di potenza, non fallisce. Prima del fischio finale c'è ancora tempo per un palo proprio di Gyan, che comunque non cambia la sostanza. E' 1-0 finale per il Ghana, che conquista i primi 3 punti nel Girone D. La Serbia è bocciata e rimandata al delicatissimo e difficilissimo match contro la Germania.

SERBIA: Stojkovic; Ivanovic, Vidic, Lukovic, Kolarov; Stankovic (c), Milijas (62' Kuzmanovic), Krasic, Jovanovic (76' Subotic); Pantelic, Zigic (70' Lazovic). All: Antic

GHANA: Kingston; Vorsah, Pantsil, Mensah, Sarpei (c); K. Boateng (91' Addy), Annan; Ayew, K. Asamoah (73' Appiah), Tagoe; A. Gyan (93' Owusu-Abeye). All: Rajevac
Reti: 85' A. Gyan (rigore)

Ammoniti: Zigic, Kuzmanovic (S), Vorsah, Tagoe (G)

Espulso:
74' Lukovic (S)

Arbitro:
Baldassi (ARG)

Algeria, quante ingenuità, la Slovenia ne approfitta e vince

A questo punto sorge un sospetto: vuoi vedere che la colpa non è del criticatissimo Jabulani, il pallone dei Mondiali definito da molti portieri assolutamente inadatto all'occasione, ma dei grossolani errori tecnici degli estremi difensori in campo? Sì, perchè poco più di 12 ore dopo la clamorosa topica del portiere inglese Robert Green costata il pareggio alla formazione di Capello, è una papera dell'algerino Chaouchi a regalare la prima vittoria ad un Mondiale per la giovane nazionale slovena. Risultato che proietta gli uomini allenati dal ct Kek al primo posto del Girone C e soprattutto li premia oltre i loro meriti per quanto visto in campo. Per il ct magrebino Saadane oltre all'errore del proprio portiere rimane il rimpianto per l'inserimento nel secondo tempo del senese Ghezzal, il grande escluso dalla formazione titolare, che riesce a farsi cacciare appena 15 minuti dopo il suo ingresso compiendo due ingenuità assolutamente incredibili.
Al via le formazioni sono quelle annunciate: nel 3-4-1-2 dell'Algeria, Belhadj è avanzato da terzino a esterno di centrocampo, con Ziani sulla trequarti alle spalle di Matmour e Djebbour mentre Ghezzal è in panchina. Nel 4-4-2 della Slovenia ci sono l'udinese Handanovic in porta e il clivense Jokic terzino destro ma non l'interista Khrin, sostituito a centrocampo da Kirm.
L'inizio è tutto di marca algerina soprattutto grazie a Belhadj, esterno del Portsmouth protagonista di un buon campionato nonostante la retrocessione dei suoi. E' sua la prima occasione della gara, al 5', una bella punizione di sinistro a girare da 25 metri che costringe Handanovic a deviare con un balzo in angolo. L'Algeria prende il controllo del match grazie ad un costante possesso di palla ma il trio offensivo Ziani-Matmour-Djebbour lascia a desiderare e così la Slovenia può attendere gli avversari senza correre troppi rischi, ma al tempo stesso senza creare grossi problemi alla difesa dei magrebini. Che per poco non ci mettono del loro al 26', con un rinvio corto di Chaouchi che finisce quasi sui piedi dell'attaccante avversario Novakovic. La partita sembra entrare in una fase di stallo ma, improvvisamente, al 36' l'Algeria sfiora il vantaggio, con uno stacco di testa di Halliche su calcio d'angolo che mette i brividi ad Handanovic. La Slovenia prova allora a scuotersi, ma Dedic in avanti è evanescente. Tocca quindi a Birsa provarci al 43' con una gran conclusione da fuori che testa i riflessi di Chaouchi. E' 0-0 all'intervallo, risultato giusto. Nella ripresa non succede nulla fino al 15' quando Kirm dal vertice sinistro dell'area prova ad impensierire la porta algerina, ma senza troppo successo. Un minuto dopo Saadane inserisce l'atteso Ghezzal al posto di Djebbour e l'impatto sulla gara dell'attaccante del Siena sembra buono, nonostante il cartellino giallo pochi secondi dopo l'ingresso rimediato per una trattenuta su Suler. Ma al 28' il numero 9 dell'Algeria commette una stupidata imperdonabile che lascia la sua squadra in 10 uomini: su cross in area del solito Belhadj interviene sul pallone con le braccia in modo plateale. Espulsione sacrosanta. A questo punto sarebbe logico aspettarsi un forcing finale della Slovenia, in superiorità numerica, alla ricerca del gol della vittoria. Ma la formazione di Kek mantiene l'atteggiamento timido mostrato in tutto il match e, anzi, sfiora il suicidio con un disatroso retropassaggio del difensore Suler su cui Handanovic anticipa per un soffio l'algerino Ziani. Le premesse per lo 0-0 sembrano esserci tutte, ma al 34' accade l'imprevedibile: il capitano sloveno Koren tenta un destro da fuori area, la palla indirizzata all'angolo sinistro sembra facile preda di Chaouchi, che incredibilmente rimane a guardare il pallone rimbalzargli davanti e spegnersi in rete. E' l' 1-0 Slovenia e l'episodio che in pratica chiude il match. Handanovic e compagni sono in testa al Girone C davanti a Inghilterra e Stati Uniti. E ad attendere l'Algeria giovedì prossimo c'è la nazionale di Capello.

ALGERIA: Chaouchi; Bougherra, Yahia (c), Halliche; Kadir (82' Guedioura), Yebda, Lacen, Belhadj; Ziani; Matmour (81' Saifi), Djebbour (58' Ghezzal). All: Saadane

SLOVENIA: S. Handanovic; Brecko, Suler, Cesar, Jokic; Birsa(84' Pecnik), Radosavlijevic (87' Komac), Koren (c), Kirm; Dedic (53' Lubijankic), Novakovic. All: Kek
Reti: 79' Koren

Ammoniti:
Yebda (A); Radosavlijevic, Komac (S)

Espulsi:
73' Ghezzal (A)

Arbitro:
Batres (GUA)

3a Giornata: Algeria e Slovenia in cerca di gloria, poi Girone D con Serbia-Ghana e Germania-Australia

Dopo una seconda Giornata all'insegna finalmente delle prime vittorie, ma anche delle prime sorprese e delle prime delusioni tra le favorite, il terzo giorno di gare propone in cartellone partite dal pronostico tutt'altro che scontato e che potrebbero ulteriormente rimescolare le carte almeno in vista del prossimo turno di ciascuno girone. Si apre alle 13.30 con la seconda partita del Girone C, quello di Inghilterra e Stati Uniti, dove si affronteranno le sorprese delle qualificazioni Algeria e Slovenia. Poi alle 16.00 e alle 20.30 spazio ai match del Girone D, gruppo a prima vista parecchio equilibrato, con rispettivamente la Serbia di Stankovic che sfiderà le ''Black Stars'' ghanesi di Muntari & co. e la Germania di Loew che in serata tenterà di aver la meglio sui ''Socceroos'' australiani degli ''italiani'' Bresciano e Valeri.
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ALGERIA - SLOVENIA

Tra un paio d'ore il Girone C potrebbe avere la capolista che non t'aspetti. Dopo il pareggio di ieri sera tra l'Inghilterra di Capello e gli Stati Uniti, per le ''piccole'' Algeria e Slovenia ecco la ghiotta opportunità, in caso di successo nel match di Polokwane, di andare in testa al proprio raggruppamento e costringere le più blasonate squadre anglofone ad inseguire, almeno sino al prossimo turno.
Le ''volpi del deserto'' algerine scenderanno in campo secondo il 3-4-1-2 scelto dal tecnico Saadane, che pare intenzionato almeno in avvio a rinunciare al senese Ghezzal e a schierare di punta Matmour e Djebbour. Altra novità nella formazione magrebina dovrebbe essere l'impiego del secondo portiere Chaouchi a causa di problemi fisici al numero uno Gaouaoui.
Nella Slovenia di Samir Handanovic, regolarmente al suo posto tra i pali, il ct Kek si disporrà con un classico 4-4-2 in cui non ci sarà dall'inizio il giovane interista Renè Khrin, che dovrebbe lasciar spazio al quasi omonimo Kirm. In avanti occhio a Zlatko Dedic, ex di Empoli, Parma e Frosinone ora in Germania, schierato accanto a Novakovic.

Le probabili formazioni:

Algeria
(3-4-1-2): 16 Chaouchi; 2 Bougherra, 4 Yahia (c), 5 Halliche; 21 Kadir, 19 Yebda, 8 Lacen, 3 Belhadj; 15 Ziani; 13 Matmour, 11 Djebbour.
A disposizione: 1 Gaouaoui, 23' M'Bohli, 12 Bellaid, 14 Laifaoui, 18 Medjani, 20 Mesbah, 6 Mansouri, 7 Boudebouz, 17 Guedioura, 22 Abdoun, 9 Ghezzal, 10 Saifi. All: Saadane

Slovenia
(4-4-2): 1 S. Handanovic; 2 Brecko, 4 Suler, 5 Cesar, 13 Jokic; 10 Birsa, 18 Radosavljevic, 8 Koren (c), 17 Kirm; 14 Dedic, 11 Novakovic.
A disposizione: 12 J. Handanovic, 16 Seliga, 3 Dzinic, 19 Filekovic, 6 Ilic, 22 Mavric, 20 Komac, 15 Khrin, 21 Stevanovic, 9 Ljubijankic, 23 Matavz, 7 Pecnik. All: Kek


Arbitro: Carlos Guatres (Guatemala)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 13.30


SERBIA - GHANA

Il match d'apertura del Girone D alle 16.00 a Pretoria è fondamentalmente una ''questione'' tra serbi. Da una parte l'undici balcanico allenato da Radomir Antic, voglioso in primis di cancellare la debacle del mondiale di quattro anni fa, disputato per l'ultima volta insieme al Montenegro e chiuso con uno 0-6 subito dall'Olanda; dall'altro le ''stelle nere'' africane allenate da Milovan Rajevic, il terzo ct serbo nella storia della nazionale ghanese, che puntano perlomeno a raggiungere gli ottavi di finale, come in Germania nel mondiale d'esordio. Una partita dunque dove non mancheranno i nomi noti, in particolare nella formazione serba, che può contare tra gli altri su Stankovic, Vidic, Ivanovic, Kolarov e Krasic. Per il Ghana, che dovrà fare a meno per l'intero mondiale della stella Essien, le motivazioni per il primo mondiale africano saranno una marcia in più per partire fin da subito alla grande.I balcanici saranno schierati dal proprio ct Antic con il classico 4-4-2, con l'udinese Lukovic che dovrebbe essere preferito a Subotic al centro della difesa accanto al ''red devil'' Vidic e al terzino laziale Kolarov. Scontata la presenza di Stankovic a centrocampo, dove troveremo anche il probabile futuro juventino Krasic. In attacco il duo Pantelic-Zigic.Il Ghana di Rajevac, a causa dell'infortunio di Essien, dovrebbe invece scendere in campo con un inedito 4-2-3-1 con i tre ''italiani'' Mensah, Appiah e Muntari, gli ultimi due alle spalle dell'unica punta Asamoah Gyan, ex Udinese e Modena.

Le probabili formazioni:

Serbia

(4-4-2):
1 Stojkovic; 6 Ivanovic, 5 Vidic, 13 Lukovic, 3 Kolarov; 10 Stankovic (c), 11 Milijas, 17 Krasic, 14 Jovanovic; 9 Pantelic, 15 Zigic.
A disposizione: 12 Isailovic, 23 Djuricic, 16 Obradovic, 2 Rukavina, 20 Subotic, 4 Kacar, 22 Kuzmanovic, 18 Ninkovic, 19 Petrovic, 7 Tosic, 8 Lazovic, 21 Mrdja. All: Antic

Ghana
(4-2-3-1): 22 Kingston; 15 Vorsah, 4 Pantsil, 8 Jo. Mensah, 2 Sarpei (c); 9 D. Boateng, 6 Annan; 13 D. Ayew, 10 Appiah, 11 Muntari; 3 A. Gyan.
A disposizione: 1 Agyei, 16 Ahorlu, 19 Addy, 17 A. Ayew, 7 Inkoom, 5 Ji. Mensah, 21 K. Asamoah, 23 K. Boateng, 20 Owusu-Abeyie, 18 Adiyah, 14 Amoah, 12 Tagoe. All: Rajevac

Arbitro: Hector Baldassi (Argentina)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 16


GERMANIA - AUSTRALIA

Quattro anni dopo il miracolo targato Klinsmann, con la giovane nazionale tedesca sconfitta solo in semifinale dall'Italia di Lippi, tocca al suo vice Joachim Loew, promosso ct, il compito di confermare quanto visto anche negli Europei 2008 di Austria e Svizzera, con la finale persa di misura contro la Spagna. E il match di stasera contro l'Australia dell'olandese Verbeek, successore del guru Hiddink capace di portare i ''Socceroos'' per la prima storica volta agli ottavi di finale, è già un buon test per la nazionale quattro volta campione del Mondo.
Loew si affiderà con ogni probabilità a Klose come unica punta, con Podolski e Mueller esterni alti e Ozil in posizione da trequartista.
Anche l'Australia risponderà con lo stesso modulo il 4-2-3-1, con Grella e Bresciano in mezzo a campo e il 26enne Kennedy, unica punta per i problemi dell'ultim'ora del veterano Kewell.

Le probabili formazioni:

GERMANIA
(4-2-3-1): 1 Neuer; 3 Friedrich, 17 Mertesacker, 16 Lahm (c), 14 Badstuber; 6 Khedira, 7 Schweinsteiger ; 8 Ozil, 13 Mueller, 10 Podolski; 11 Klose.
A disposizione: 12 Wiese, 22 Butt, 23 Boateng, 5 Tasci, 2 Jansen, 4 Aogo, 18 Kroos, 21 Marin, 15 Trochowski, 20 Gomez, 9 Kiessling, 19 Cacau. All.: Loew.

AUSTRALIA
(4-2-3-1): 1 Schwarzer; 2 Neill (c), 3 Moore, 11 Chipperfield, 8 Wilkshire; 13 Grella, 5 Culina; 23 Bresciano, 7 Emerton, 4 Cahill; 9 Kennedy.
A disposizione: 12 Federici, 18 Galekovic, 21 Carney, 20 Milligan, 6 Beauchamp, 10 Kewell, 14 Holman, 16 Valeri, 15 Jedinak, 19 Garcia, 22 Vidosic, 17 Rukavytsya. All.: Verbeek.

Arbitro: Marco Rodriguez (Messico)

Diretta: RaiUno e Sky Mondiale 1, ore 20.30

sabato 12 giugno 2010

L'Inghilterra fa e disfa, gli Stati Uniti ringraziano Green

Conoscendo i tabloid inglesi, domani mattina Robert Green si troverà sbattuto in prima pagina suo malgrado e con commenti poco teneri. Dettati forse più dalla paura di un nuovo fallimento mondiale che dalla voglia di prendersela con il numero 12 dei Tre Leoni. Sulla favoritissima Inghilterra che punta a riportare la Coppa dopo 44 anni tra i sudditi di Sua Maestà, serpeggia infatti, come nel remake di un film già visto, l'incubo portiere. A maggior ragione dopo la clamorosa papera dell'estremo difensore del West Ham su tiro di Dempsey, determinante per l'1-1 finale di Rustenburg tra Inghilterra e Stati Uniti. Un pareggio alla fine sostanzialmente giusto che, nonostante il gentile omaggio britannico, conferma la maturità di gioco e di qualità, perlomeno sul suolo sudafricano dopo la Confederations 2009, della nazionale a stelle e strisce guidata da Bob Bradley. Per il nostro Fabio Capello le buone notizie sono davvero poche: oltre alla questione portieri, tutta da decifrare vista l'inaffidabilità dei sostituti James e Hart, l'esordio porta in dote l'infortunio del centrale King, a sua volta sostituto dell'infortunato Ferdinand, e la pessima prestazione sulla fascia a centrocampo di Milner. Insomma, urgono nuove soluzioni e nuove idee per il match con l'Algeria.
L'Inghilterra che si presenta in campo a Rustenburg nello storico match contro i ''cugini'' americani è quella annunciata alla vigilia, con una sola novità, ovvero proprio la presenza di Green in campo al posto di James, che di anni ne ha 40 e pure un soprannome che dice tutto, ''Calamity''. In difesa come da copione tocca a King sostituire Ferdinand, mentre in avanti c'è il roccioso Heskey accanto a Rooney in avanti. Anche Bradley cambia una sola pedina rispetto a quanto annunciato: a fare da spalla all'intoccabile Altidore in attacco c'è Findley e non Buddle.
L'inizio è tutto di matrice britannica e il vantaggio arriva, al primo affondo, al minuto numero 4: rimessa laterale di Ashley Cole che serve Lampard, da questi a Rooney che serve Heskey, bel passaggio smarcante in area di rigore per Gerrard che con un tocco di punta batte in uscita il portiere americano Howard. Subito vantaggio inglese. Che però non spegne la voglia di giocare degli ''stars and stripes'', che ci provano prima con un colpo di testa di Altidore deviato provvidenzialmente da Terry e poi con una bella azione personale di Donovan conclusa da un diagonale fuori di poco alla destra di Green. Le due squadre giocano a viso aperto e con buona intensità ma nulla lascia prevedere la frittata che accadrà da lì a poco, appena dopo la sostituzione di un Milner nervosissimo, già ammonito e a rischio espulsione, con Wright-Phillips. Al 40' Dempsey riceve palla sulla trequarti inglese e scaglia un destro centrale e non molto potente verso la porta di Green, che sembra in grado di bloccare senza problemi il tiro. La palla però schizza via dalle mani dell'estremo difensore britannico e rotola in rete senza che lo stesso riesca a fermarla. E' il pareggio degli Usa, proprio sul finire del primo tempo.
La ripresa si apre così com'era cominciato il primo tempo: inglesi all'attacco e occasionissima per Heskey al 7' che da solo in area calcia su Howard. A confermare la serata storta per gli inglesi ci si mette anche l'infortunio di King, che lascia il posto al 32enne Carragher. E dopo un tentativo di Lampard alzato in angolo ancora da Howard, il difensore del Liverpool mostra tutti i limiti della sua età facendosi superare sulla sinistra in velocità dal ventenne Altidore, il cui tiro è deviato da Green sul proprio palo destro. Stati Uniti vicinissimi al vantaggio e la partita diventa bellissima, con continui cambi di fronte da una parte all'altra. Rooney non sembra in una delle sue serate migliori, anche per merito di una grandissima prestazione del milanista Onyewu, vero pilastro della difesa Usa. La prima vera occasionissima costruita dal Golden Boy del Manchester United è un gran tiro di controbalzo da fuori area solo al 29' che mette in apprensione Howard, sicuro invece su un buon destro del discreto Wright-Phillips. Capello prova così a sfruttare di più le fasce e il gioco aereo, inserendo il gigante Crouch al posto di Heskey. Ma la mossa non ottiene l'esito sperato, anzi la fiammata finale del match è di matrice statunitense con capitan Donovan che a 2' dalla fine spedisce di poco alto un tentativo da fuori area. E' 1-1 finale. E domani al comando del Girone C potrebbe esserci una tra Slovenia e Algeria.

INGHILTERRA: Green; Johnson, King (47' Carragher), Terry, A. Cole; Lennon, Gerrard (c), Lampard, Milner (31' Wright-Phillips); Heskey (79' Crouch), Rooney. All: Capello

STATI UNITI : Howard; Cherundolo, DeMerit, Onyewu, Bocanegra; Donovan (c), M. Bradley, Clark, Dempsey; Altidore (86' Holden), Findley (77' Buddle). All: B. Bradley
Reti: 4' Gerrard (I); 40' Dempsey (S)

Ammoniti: Milner, Gerrard, Carragher (I); DeMerit, Cherundolo, Findley (S)

Arbitro: Simon (BRA)

Argentina, buona la prima tra mille sprechi, con la Nigeria è 1-0

Diego Maradona, in un insolito abbigliamento giacca e cravatta, può finalmente liberare la sua esultanza a fine partita. La sua Argentina all'esordio conquista meritatamente i primi tre punti superando la Nigeria grazie al gol di Gabriel Heinze dopo 6 minuti; sicuramente non il giocatore più atteso alla vigilia ma più concreto delle star Messi e Higuain, protagonisti di una serie incredibili di occasioni mancate in parte per i propri demeriti e in parte per la grande prestazione del portiere delle aquile Enyeama. E buon per L'albiceleste che Uche sprechi nel finale la palla del possibile 1-1 che avrebbe ingiustamente premiato la formazione di Lagerback.
Maradona al via conferma le scelte annunciate alla vigilia: Non c'è il ''Principe'' Milito nel trio d'attacco Messi-Tevez-Higuain, con Veron e Di Maria esterni alti a ispirare la manovra e capitan Mascherano davanti alla difesa. Nella Nigeria invece spiccano tre novità rispetto alle previsioni: Kaita e Lukman Haruna per Uche e Odemwingie a centrocampo e Obinna in attacco, vincitore del ballottaggio con l'altro ex interista Martins.
L'Argentina parte subito fortissimo e nei primi cinque minuti prima Tevez calcia fuori in area da buona posizione e poi Messi inaugura l'''Enyeama show'' , costringendo il portiere delle aquile ad una deviazione volante su un tiro a girare. Nulla può però l'estremo difensore nigeriano quando un minuto dopo Heinze svetta su un calcio d'angolo magistrale del "vecchio" Veron e di tuffo mette la palla nell'angolino alto di destra. Imprendibile. Al 6' è già 1-0 Argentina grazie al terzino sinistro del Marsiglia con un passato nel Manchester United e nel Real Madrid. Undici minuti dopo Messi avrebbe la palla del 2-0 ma Enyeama salva con una mano e si ripete poco dopo con due prodigiosi interventi, il primo su Higuain smarcato dentro l'area da Tevez e il secondo su un altro gran tiro a girare di Messi. E la Nigeria? Nel primo tempo si vede solo con un diagonale di Obasi largo alla sinistra di Romero. L'estremo difensore numero 22 dell'albiceleste può continuare la sua pennichella anche a inizio a ripresa, a differenza del collega nigeriano, ancora provvidenziale al 20' sul destro di Higuain e al 35' sul solito Messi, ispirato ma decisamente sfortunato. Nel frattempo Lagerback inserisce i tre grandi esclusi della vigilia al posto di Taiwo, Obasi e Obinna. E i nuovi risvegliano dal sonno la squadra e soprattutto il portiere Romero, graziato al 25' da un destro di Odemwingie fuori di poco e soprattutto da Uche che a 8 dalla fine si divora l'1-1 spedendo alto da pochi passi. Prima della fine c'è tempo solo per capire per l'ennesima volta che non è serata per ''la Pulce'' Messi, che a 30 secondi dal 90' inciampa in area servito dal nuovo entrato Milito. Finisce così 1-0, l'Argentina è promossa al suo primo esame e, nonostante i brividi finali, le scelte tattiche sembrano dare ragione al Pibe de Oro; per la Nigeria ci sono comunque le note positive di super Enyeama e del neo entrato Uche, che errore a parte si candida per un posto da titolare contro la Grecia. Partita che la prossima settimana, per entrambe, sarà da ultima spiaggia.

ARGENTINA: Romero; Heinze, Samuel, Demichelis, Gutierrez; Mascherano (c), Veron (74' Maxi Rodriguez), Di Maria (85' Burdisso); Messi, Tevez, Higuain (79' Milito). All: Maradona

NIGERIA: Enyeama; Odiah, Yobo (c), Shittu, Taiwo (75' Uche); Kaita, Haruna, Etuhu, Obasi (60' Odemwingie); Aiyegbeni, Obinna (52' Martins). All: Lagerback
Reti: 6' Heinze

Ammoniti: Gutierrez (A); Haruna (N)

Arbitro: Stark (GER)