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sabato 19 giugno 2010

Giorno 9: Olanda-Giappone per la vetta, poi tanta Africa con Ghana e Camerun

Giornata di verdetti, o quasi, per il Girone D e E questa nona tornata da inizio Mondiale. Le prime a scendere in campo, alle 13.30, per la vetta del gruppo E saranno Olanda e Giappone, reduci dal successo nel match d'esordio rispettivamente contro Camerun e Danimarca, che si affronteranno invece in serata alle 20.30 in un match in pratica ad eliminazione diretta. Nel mezzo, importantissima la sfida tra Ghana e Australia alle 16 per le sorti del gruppo D, quello di Germania e Serbia. Una vittoria delle ''Black stars'' significherebbe accesso molto vicino agli ottavi di finale come prima (e forse unica) squadra africana in questo Mondiale. Una vittoria dell'Australia, al contrario, rimescolerebbe ancora di più le carte nel Girone, con le quattro squadre che si ritroverebbero appaiate a quota 3 punti.
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OLANDA - GIAPPONE

I tulipani di Van Marwijk contro i ragazzi terribili di Okada. Nel match delle 13.30 a Durban ci sono tutti gli ingredienti per vedere una partita spettacolare e combattuta, che potrebbe stabilire quale squadra prenderà il comando del Gruppo E, con l'Olanda logicamente favorita. Probabile la conferma in blocco, da una parte e dall'altra, delle formazioni vincenti all'esordio, senza alcun cambio.

Le probabili formazioni:

Olanda
(4-2-3-1): 1 Stekelenburg; 2 Van der Wiel, 4 Mathijsen, 3 Heitinga, 5 Van Bronckhorst (c); 8 De Jong, 6 Van Bommel; 7 Kuyt, 10 Sneijder, 23 Van Der Vaart; 9 Van Persie.
A disposizione: 16 Vorm, 22 Boschker, 13 Ooijer, 14 De Zeeuw, 15 Braafheid, 12 Boulahrouz, 18 Schaars, 20 Afellay, 19 Babel, 17 Elia, 21 Huntelaar. All: Van Marwijk

Giappone
(4-3-2-1): 21 Kawashima; 3 Komano, 22 Nakazawa, 4 Tanaka (c), 5 Nagatomo; 7 Endo, 2 Abe, 17 Hasebe; 16 Okubo, 8 Matsui; 18 Honda. A disposizione: 1 Narazaki, 23 Kawaguchi, 13 Iwamasa, 6 Uchida, 20 Inamoto, 15 Konno, 14 K. Nakamura, 10 S. Nakamura, 19 Morimoto, 9 Okazaki, 11 Tamada, 12 Yano. All: Okada

Arbitro: Hector Baldassi (Argentina)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 13.30


GHANA - AUSTRALIA

Il ct serbo dei ghanesi Rajevac dovrebbe confermare in toto la formazione vincitrice nel primo match contro l'Australia, con Gyan unica punta davanti al trio Asamoah, Ayew e Tagoe. Dall'altre parte Verbeek sembra orientato a cambiare almeno tre elementi: probabile la presenza di Carney e Holman e il ritorno di Kewell, con i due ''italiani'' Valeri e Bresciano confermati in mezzo al campo.

Le probabili formazioni:

Ghana
(4-2-3-1): 22 Kingston; 15 Vorsah, 4 Pantsil, 8 Jo. Mensah, 2 Sarpei (c); 9 D. Boateng, 6 Annan; 13 D. Ayew, 21 K. Asamoah, 12 Tagoe; 3 A. Gyan.
A disposizione: 1 Agyei, 16 Ahorlu, 19 Addy, 17 A. Ayew, 7 Inkoom, 5 Ji. Mensah, 10 Appiah, 23 K. Boateng, 11 Muntari, 20 Owusu-Abeyie, 18 Adiyah, 14 Amoah. All: Rajevac

AUSTRALIA
(4-2-3-1): 1 Schwarzer; 2 Neill (c), 3 Moore, 21 Carney, 8 Wilkshire; 16 Valeri, 5 Culina; 23 Bresciano, 7 Emerton, 14 Holman; 10 Kewell.

A disposizione: 12 Federici, 18 Galekovic, 11 Chipperfield, 20 Milligan, 6 Beauchamp, 13 Grella, 15 Jedinak, 19 Garcia, 22 Vidosic, 17 Rukavytsya, 9 Kennedy. All.: Verbeek.

Arbitro: Roberto Rosetti (Italia)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 16

CAMERUN - DANIMARCA


Tra i ''Leoni indomabili'', per la verità finora tutt'altro che fedeli al loro nome, Le Guen dovrebbe optare per una massiccia variazione di giocatori nella formazione. Probabile infatti l'impiego di Emana, Alexander Song e dell'esperto Geremi al posto di Makoun, Matip e Choupo-Moting, i più deludenti in assoluto nella gara contro il Giappone. Nella formazione scandinava il ct Olsen dovrebbe invece virare dal 4-4-1-1 al più classico 4-4-2 con Tomasson e Bendtner di punta e il 34enne Gronkjaer a centrocampo al posto dell'acciaccato Beckmann.

Camerun
(4-3-3): 16 Souleymanou, 19 Mbia, 3 N'koulou, 5 Bassong, 2 Assou Ekotto; 8 Geremi, 18 Enoh, 6 A. Song; 15 Webo, 9 Eto'o, 10 Emana.
A disposizione: 1 Kameni, 22 Ndy Assembe, 12 Bong, 14 Chedjou, 11 Makoun, 21 Matip, 4 R. Song, 20 Mandjeck, 7 N'Guemo, 23 Aboubacar, 13 Choupo-Moting, 17 Idrissou. All: Le Guen

Danimarca
(4-4-2): 1 Sorensen; 6 Jacobsen, 4 Agger, 3 Kjaer, 15 S. Poulsen; 10 Jorgensen, 2 C. Poulsen, 19 Rommedahl, 8 Gronkjaer; 9 Tomasson, 11 Bendtner.
A disposizione: 16 Andersen, 22 Christiansen, 13 Kroldrup, 5 Kvist, 23 Mtiliga, 17 Beckmann, 20 Enevoldsen, 21 Eriksen, 7 Jensen, 12 Kahlenberg,14 J. Poulsen, 18 Larsen. All: Olsen

Arbitro: Jorge Larrionda (Uruguay)

Diretta: RaiUno e Sky Mondiale 1, ore 20.30

domenica 13 giugno 2010

La Germania dà una scossa al Mondiale, Australia travolta 4-0

Messaggio per tutte le nazionali pretendenti alla coppa: la Germania di Loew c'è. Eccome se c'è. Una squadra giovane, multietnica, vincente e convincente, insomma con tutte le carte in regola per fare ancora meglio del miracoloso mondiale in casa di quattro anni fa sotto la gestione Klinsmann. Dal quale evidentemente Joachim Loew, il suo vice di allora, deve aver appreso i trucchi per trasformare un gruppo di giovani di talento in una squadra forte, compatta e dal gioco spumeggiante. Tutti elementi evidenziati dal sontuoso 4-0 con cui la Germania travolge l'Australia nella gara del mondiale più spettacolare vista fin qui. I gol di Podolski, Klose, Mueller e Cacau valgono il primato e la migliore differenza reti rispetto al Ghana nel Girone D; la ''botta'' per l'assenza di Ballack sembra già essere stata ampiamente assorbita.
Come da pronostico, Loew opta dall'inizio per il 4-2-3-1 con il ''vecchio'' Miroslav Klose unica punta e il trio Podolski-Mueller-Ozil ad agire alle sue spalle. Sulla linea mediana è Khedira ad ereditare il ruolo dell'infortunato Ballack. Tra i ''Socceroos'' di Verbeek, disposti in campo specularmente, spicca invece la presenza dal primo minuto di Valeri, giocatore del Grosseto, al posto del palermitano Bresciano, mentre in avanti il sostituito dell'acciaccato Kewell è Garcia e non Kennedy, il favorito della vigilia.
Pronti, via e la prima occasionissima è per l'Australia, che al 4' per poco non sfrutta quella che sarà una delle pochissime sbavature della retroguardia tedesca in tutto il match: Friedrich e Mertesacker si addormentano durante un batti e ribatti nell'area tedesca, la palla finisce sui piedi di Garcia che spara verso la porta dove, prodigiosamente, Lahm salva di piede a Neuer ormai battuto. Brivido per la Germania che però non sta a guardare e prende subito in mano le redini dell'incontro: il salvataggio di Schwarzer su Klose al minuto numero 7 è solo l'antipasto prima del vantaggio tedesco, che arriva appena un minuto dopo con Podolski abile a finalizzare una meravigliosa azione in verticale tutta di prima sull'asse Ozil-Mueller. L'intesa tra i tre di centrocampo funziona a meraviglia e dalle parti di Schwarzer il lavoro non manca. Ancora una volta è Klose a prendere, con un piattone largo di poco, le misure per il raddopio, che arriva infatti al 28' proprio con l'ariete di origine polacca, abile a impattare di testa su un cross con il contagiri di Lahm sfruttando un'uscita non impeccabile del numero uno australiano. Il 2-0 tedesco alla mezz'ora è ineccepibile ma non appaga gli uomini di Loew, trascinati da uno scatenato Ozil che prima della fine del tempo sfiora per due volte la segnatura personale, nel primo caso costringendo Neill a salvare sulla linea, e sfodera un assist al bacio per Khedira che manda alto di poco. Al riposo, il vantaggio del ''Nationelf'' è anche troppo ridotto, vista la prestazione maiuscola. Ma nella ripresa ci pensano Mueller e il neo entrato Cacau ad aumentare meritatamente lo score finale. Compito reso ancora più semplice dall'espulsione dell'australiano Cahill, sanzionato con un rosso diretto probabilmente esagerato dopo un'entrata in ritardo su Schweinsteiger. Il 3-0 arriva al 68' grazie al giocatore del Bayern, perfetto nell'eludere Chipperfield con una finta e nello spedire con precisione chirurgica la palla prima sul palo destro e poi in rete. Il poker è completato al 70' dal brasiliano naturalizzato dello Stoccarda, entrato da un minuto, che servito dal solito Ozil batte da due passi il povero Schwarzer. Il portierone dei socceroos, nonostante i gol incassati, ha il merito di salvare i suoi dall'umiliazione, con parate decisive in serie su Podolski, Klose e Ozil, alla fine meritatamente migliore in campo. Il finale di match è una passerella anche per Gomez e Marin, in campo per Podolski e Ozil. Finisce 4-0 per la Germania a Durban; al match con la Serbia il compito di svelare se questo esordio con il botto sia arrivato soprattutto per i meriti dell'undici di Loew o per i demeriti degli avversari. Per l'Australia l'incontro di sabato con il Ghana è già decisivo, ma senza Cahill probabilmente sarà ancora più dura.

GERMANIA: Neuer; Friedrich, Mertesacker, Lahm (c), Badstuber; Khedira, Schweinsteiger; Ozil (74' Gomez), Mueller, Podolski (81' Marin); Klose (68' Cacau). All: Loew

AUSTRALIA: Schwarzer; Neill (c), Moore, Chipperfield, Wilkshire; Grella (46' Holman), Culina; Valeri, Emerton (74' Jedinak), Cahill; Garcia (64' Rukavytsya). All: Verbeek
Reti: 8' Podolski, 28' Klose, 68' Mueller, 70' Cacau

Ammoniti: Ozil, Cacau (G); Neill, Moore, Valeri (A)

Arbitro: Rodriguez (MES)

Ghana, la vittoria è di rigore, una deludente Serbia cede 1-0

Al quarto tentativo arriva finalmente la prima vittoria africana nel Mondiale di casa a firma del Ghana di Milovan Rajevic, che dà un dispiacere ai propri compatrioti serbi portando a casa un prezioso 1-0 grazie al rigore trasformato a 5 minuti dalla fine da Asamoah Gyan, ex di Udinese e Modena. Ineccepibile la decisione dell'arbitro argentino Baldassi dopo uno sciagurato intervento di mano in area dell'ex fiorentino Kuzmanovic sul cross del ghanese Ayew. Per i serbi, penalizzati anche dall'espulsione di Lukovic alla mezz'ora della ripresa, la sconfitta è una punizione tutto sommato meritata, giunta al termine di una prestazione davvero opaca della squadra e degli uomini chiave della rosa di Antic.
Il ct della Serbia manda in campo i suoi con l'annunciato 4-4-2 dove Stankovic e Jovanovic sono chiamati a ispirare il possente duo d'attacco Pantelic-Zigic, quest' ultimo torre della squadra con i suoi 202 cm d'altezza. In difesa ci sono gli ''italiani'' Lukovic e Kolarov e sulla fascia destra di centrocampo il ''quasi juventino'' Krasic. Nel 4-2-3-1 del Ghana di Rajevic non ci sono a sorpresa dall'inizio nè Muntari nè Appiah, rimpiazzati dall'udinese Kwadwo Asamoah e da Prince Tagoe.
La partita sembra promettere tante occasioni e cambi di fronte da una parte e dall'altra, ma la fotografia impietosa di un primo tempo da sbadigli è il numero di tiri in porta in 45 minuti. Uno solo, quello di Stankovic, che al 39' appena dentro l'area lascia partire una sventola di destro sulla quella il portiere ghanese Kingston rischia di andare a fare compagnia ai ''colleghi'' di papere Green e Chaouchi; il numero 22 africano riesce per sua fortuna a bloccare in qualche modo il pallone in due tempi, evitando il patatrac. La partita non decolla anche grazie all'ottima disposizione tattica degli uomini di Rajevac, abili nel chiudere tutti gli spazi e a murare il centrocampo serbo, impedendo ai balcanici di far valere la propria classe individuale, anche se Krasic si fa notare più per i palloni regalati agli avversari che per qualche sortita da esterno di spessore. E così, prima dell'unico tiro in porta della prima frazione, il Ghana prova a mettere qualche brivido a Stokjovic con Gyan, che manca di poco l'impatto di testa su cross da sinistra di Boateng. La risposta della lentissima Serbia è tutta in un siluro su punizione di Kolarov fuori di poco al 28' e su un pretenzioso tentativo di Pantelic che si spegne sull'esterno della rete tre minuti dopo. Troppo poco per scuotere una partita davvero sottotono, specie per gli uomini di Antic.
Che anche ad inizio ripresa si fanno notare in senso negativo, con Vidic che al 6' quasi si addormenta su un pallone vagante in area, ma per sua fortuna Gyan non ne approfitta. Pian piano il Ghana capisce che è il momento di cominciare a forzare alla ricerca del vantaggio: al 9' Ayew conclude incredibilmente a lato di testa dopo un cross millimetrico di Tagoe e, sempre di testa, Gyan al 14' scheggia il palo alla sinistra di Stojkovic. Antic capisce le difficoltà dei suoi e prova a giocarsi le carte Kuzmanovic e Lazovic per Milijas e Zigic, terminale fino a quel momento dell'unico schema offensivo provato dai serbi: palla lunga per il numero 15, fallo del diretto marcatore e punizione affidata al sinistro di Kolarov. Una miseria per una Serbia incredibilmente indolente, che alla mezz'ora subisce pure l'espulsione di Lukovic, il migliore dei suoi, per doppia ammonizione, la seconda per una trattenuta su Gyan. A questo punto Antic è obbligato ad inserire un centrale, Subotic, al posto dell'esterno offensivo Jovanovic. E improvvisamente, forse per orgoglio, con l'uomo in meno la Serbia decide di cominciare finalmente a giocare. Anzi, fallisce pure due incredibili palle gol, prima con Krasic che, quasi dal dischetto, calcia forte ma su Kingston e poi con un tiro dal limite di Ivanovic al 37' che accarezza la traversa della porta ghanese. Ma il calcio, si sa, è un gioco strano e paradossale. Proprio nel momento migliore della Serbia in tutta la partita Kuzmanovic interviene nettamente e goffamente con la mano nella propria area di rigore. Penalty per le Black Stars africane, che Gyan dal dischetto, di potenza, non fallisce. Prima del fischio finale c'è ancora tempo per un palo proprio di Gyan, che comunque non cambia la sostanza. E' 1-0 finale per il Ghana, che conquista i primi 3 punti nel Girone D. La Serbia è bocciata e rimandata al delicatissimo e difficilissimo match contro la Germania.

SERBIA: Stojkovic; Ivanovic, Vidic, Lukovic, Kolarov; Stankovic (c), Milijas (62' Kuzmanovic), Krasic, Jovanovic (76' Subotic); Pantelic, Zigic (70' Lazovic). All: Antic

GHANA: Kingston; Vorsah, Pantsil, Mensah, Sarpei (c); K. Boateng (91' Addy), Annan; Ayew, K. Asamoah (73' Appiah), Tagoe; A. Gyan (93' Owusu-Abeye). All: Rajevac
Reti: 85' A. Gyan (rigore)

Ammoniti: Zigic, Kuzmanovic (S), Vorsah, Tagoe (G)

Espulso:
74' Lukovic (S)

Arbitro:
Baldassi (ARG)

3a Giornata: Algeria e Slovenia in cerca di gloria, poi Girone D con Serbia-Ghana e Germania-Australia

Dopo una seconda Giornata all'insegna finalmente delle prime vittorie, ma anche delle prime sorprese e delle prime delusioni tra le favorite, il terzo giorno di gare propone in cartellone partite dal pronostico tutt'altro che scontato e che potrebbero ulteriormente rimescolare le carte almeno in vista del prossimo turno di ciascuno girone. Si apre alle 13.30 con la seconda partita del Girone C, quello di Inghilterra e Stati Uniti, dove si affronteranno le sorprese delle qualificazioni Algeria e Slovenia. Poi alle 16.00 e alle 20.30 spazio ai match del Girone D, gruppo a prima vista parecchio equilibrato, con rispettivamente la Serbia di Stankovic che sfiderà le ''Black Stars'' ghanesi di Muntari & co. e la Germania di Loew che in serata tenterà di aver la meglio sui ''Socceroos'' australiani degli ''italiani'' Bresciano e Valeri.
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ALGERIA - SLOVENIA

Tra un paio d'ore il Girone C potrebbe avere la capolista che non t'aspetti. Dopo il pareggio di ieri sera tra l'Inghilterra di Capello e gli Stati Uniti, per le ''piccole'' Algeria e Slovenia ecco la ghiotta opportunità, in caso di successo nel match di Polokwane, di andare in testa al proprio raggruppamento e costringere le più blasonate squadre anglofone ad inseguire, almeno sino al prossimo turno.
Le ''volpi del deserto'' algerine scenderanno in campo secondo il 3-4-1-2 scelto dal tecnico Saadane, che pare intenzionato almeno in avvio a rinunciare al senese Ghezzal e a schierare di punta Matmour e Djebbour. Altra novità nella formazione magrebina dovrebbe essere l'impiego del secondo portiere Chaouchi a causa di problemi fisici al numero uno Gaouaoui.
Nella Slovenia di Samir Handanovic, regolarmente al suo posto tra i pali, il ct Kek si disporrà con un classico 4-4-2 in cui non ci sarà dall'inizio il giovane interista Renè Khrin, che dovrebbe lasciar spazio al quasi omonimo Kirm. In avanti occhio a Zlatko Dedic, ex di Empoli, Parma e Frosinone ora in Germania, schierato accanto a Novakovic.

Le probabili formazioni:

Algeria
(3-4-1-2): 16 Chaouchi; 2 Bougherra, 4 Yahia (c), 5 Halliche; 21 Kadir, 19 Yebda, 8 Lacen, 3 Belhadj; 15 Ziani; 13 Matmour, 11 Djebbour.
A disposizione: 1 Gaouaoui, 23' M'Bohli, 12 Bellaid, 14 Laifaoui, 18 Medjani, 20 Mesbah, 6 Mansouri, 7 Boudebouz, 17 Guedioura, 22 Abdoun, 9 Ghezzal, 10 Saifi. All: Saadane

Slovenia
(4-4-2): 1 S. Handanovic; 2 Brecko, 4 Suler, 5 Cesar, 13 Jokic; 10 Birsa, 18 Radosavljevic, 8 Koren (c), 17 Kirm; 14 Dedic, 11 Novakovic.
A disposizione: 12 J. Handanovic, 16 Seliga, 3 Dzinic, 19 Filekovic, 6 Ilic, 22 Mavric, 20 Komac, 15 Khrin, 21 Stevanovic, 9 Ljubijankic, 23 Matavz, 7 Pecnik. All: Kek


Arbitro: Carlos Guatres (Guatemala)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 13.30


SERBIA - GHANA

Il match d'apertura del Girone D alle 16.00 a Pretoria è fondamentalmente una ''questione'' tra serbi. Da una parte l'undici balcanico allenato da Radomir Antic, voglioso in primis di cancellare la debacle del mondiale di quattro anni fa, disputato per l'ultima volta insieme al Montenegro e chiuso con uno 0-6 subito dall'Olanda; dall'altro le ''stelle nere'' africane allenate da Milovan Rajevic, il terzo ct serbo nella storia della nazionale ghanese, che puntano perlomeno a raggiungere gli ottavi di finale, come in Germania nel mondiale d'esordio. Una partita dunque dove non mancheranno i nomi noti, in particolare nella formazione serba, che può contare tra gli altri su Stankovic, Vidic, Ivanovic, Kolarov e Krasic. Per il Ghana, che dovrà fare a meno per l'intero mondiale della stella Essien, le motivazioni per il primo mondiale africano saranno una marcia in più per partire fin da subito alla grande.I balcanici saranno schierati dal proprio ct Antic con il classico 4-4-2, con l'udinese Lukovic che dovrebbe essere preferito a Subotic al centro della difesa accanto al ''red devil'' Vidic e al terzino laziale Kolarov. Scontata la presenza di Stankovic a centrocampo, dove troveremo anche il probabile futuro juventino Krasic. In attacco il duo Pantelic-Zigic.Il Ghana di Rajevac, a causa dell'infortunio di Essien, dovrebbe invece scendere in campo con un inedito 4-2-3-1 con i tre ''italiani'' Mensah, Appiah e Muntari, gli ultimi due alle spalle dell'unica punta Asamoah Gyan, ex Udinese e Modena.

Le probabili formazioni:

Serbia

(4-4-2):
1 Stojkovic; 6 Ivanovic, 5 Vidic, 13 Lukovic, 3 Kolarov; 10 Stankovic (c), 11 Milijas, 17 Krasic, 14 Jovanovic; 9 Pantelic, 15 Zigic.
A disposizione: 12 Isailovic, 23 Djuricic, 16 Obradovic, 2 Rukavina, 20 Subotic, 4 Kacar, 22 Kuzmanovic, 18 Ninkovic, 19 Petrovic, 7 Tosic, 8 Lazovic, 21 Mrdja. All: Antic

Ghana
(4-2-3-1): 22 Kingston; 15 Vorsah, 4 Pantsil, 8 Jo. Mensah, 2 Sarpei (c); 9 D. Boateng, 6 Annan; 13 D. Ayew, 10 Appiah, 11 Muntari; 3 A. Gyan.
A disposizione: 1 Agyei, 16 Ahorlu, 19 Addy, 17 A. Ayew, 7 Inkoom, 5 Ji. Mensah, 21 K. Asamoah, 23 K. Boateng, 20 Owusu-Abeyie, 18 Adiyah, 14 Amoah, 12 Tagoe. All: Rajevac

Arbitro: Hector Baldassi (Argentina)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 16


GERMANIA - AUSTRALIA

Quattro anni dopo il miracolo targato Klinsmann, con la giovane nazionale tedesca sconfitta solo in semifinale dall'Italia di Lippi, tocca al suo vice Joachim Loew, promosso ct, il compito di confermare quanto visto anche negli Europei 2008 di Austria e Svizzera, con la finale persa di misura contro la Spagna. E il match di stasera contro l'Australia dell'olandese Verbeek, successore del guru Hiddink capace di portare i ''Socceroos'' per la prima storica volta agli ottavi di finale, è già un buon test per la nazionale quattro volta campione del Mondo.
Loew si affiderà con ogni probabilità a Klose come unica punta, con Podolski e Mueller esterni alti e Ozil in posizione da trequartista.
Anche l'Australia risponderà con lo stesso modulo il 4-2-3-1, con Grella e Bresciano in mezzo a campo e il 26enne Kennedy, unica punta per i problemi dell'ultim'ora del veterano Kewell.

Le probabili formazioni:

GERMANIA
(4-2-3-1): 1 Neuer; 3 Friedrich, 17 Mertesacker, 16 Lahm (c), 14 Badstuber; 6 Khedira, 7 Schweinsteiger ; 8 Ozil, 13 Mueller, 10 Podolski; 11 Klose.
A disposizione: 12 Wiese, 22 Butt, 23 Boateng, 5 Tasci, 2 Jansen, 4 Aogo, 18 Kroos, 21 Marin, 15 Trochowski, 20 Gomez, 9 Kiessling, 19 Cacau. All.: Loew.

AUSTRALIA
(4-2-3-1): 1 Schwarzer; 2 Neill (c), 3 Moore, 11 Chipperfield, 8 Wilkshire; 13 Grella, 5 Culina; 23 Bresciano, 7 Emerton, 4 Cahill; 9 Kennedy.
A disposizione: 12 Federici, 18 Galekovic, 21 Carney, 20 Milligan, 6 Beauchamp, 10 Kewell, 14 Holman, 16 Valeri, 15 Jedinak, 19 Garcia, 22 Vidosic, 17 Rukavytsya. All.: Verbeek.

Arbitro: Marco Rodriguez (Messico)

Diretta: RaiUno e Sky Mondiale 1, ore 20.30

martedì 8 giugno 2010

GIRONE D - PARTITE E ORARI

13 Giugno Germania - Australia ore 16 (Durban)
13 Giugno Serbia - Ghana ore 20.30 (Pretoria)


18 Giugno Germania - Serbia ore 13.30 (Port Elizabeth)
19 Giugno Ghana - Australia ore 13.30 (Rustenburg)


23 Giugno Ghana - Germania ore 20.30 (Johannesburg)
23 Giugno
Australia - Serbia ore 20.30 (Nelspruit)

lunedì 7 giugno 2010

Ghana, stelle nascenti o stelle cadenti?

Nel firmamento delle squadre africane qualificate per il primo storico Mondiale di casa, non potevano di sicuro mancare le ''stelle nere'' del calcio continentale. Per il Ghana, seconda nazione calcisticamente più titolata del continente nero insieme al Camerun e alle spalle dell'Egitto, quella a Sudafrica 2010 sarà la seconda partecipazione alla fase finale di una rassegna mondiale, dopo l'esordio in Germania di quattro anni fa. Numeri che stridono con le 4 Coppe d'Africa messe in bacheca dal ''Brasile d'Africa'' tra il 1963 e il 1982 e i due Mondiali Under 17 conquistati dalla nazionale giovanile nel 1991 e nel 1995. La tanto attesa consacrazione internazionale della nazionale maggiore invece è finalmente arrivata solo nel 2006 sotto la guida del ct serbo Radomir Duijkovic, con la conquista degli ottavi di finale nella rassegna tedesca, guadagnati con il secondo posto nel girone dell'Italia dopo le vittorie su Stati Uniti e Repubblica Ceca. I sogni di gloria di Essien e compagni si sono poi infranti contro il Brasile di Ronaldo e Ronaldinho, ma il Ghana ha saputo uscire dal mondiale rafforzato nelle proprie convinzioni e prova ne sono i risultati conseguiti negli ultimi tre anni sotto la guida del nuovo ct, un altro serbo, Radomir Antic: il terzo posto nella Coppa d'Africa 2008, la sconfitta di misura nella finale dell'edizione 2010 contro l'Egitto, e soprattutto la qualificazione come prima squadra africana, dopo quella d'ufficio del Sudafrica, per il Mondiale 2010.

In questo contesto di ottimi progressi due fatti recenti rischiano però di minare sin dalle fondamenta il cammino delle Black Stars nella competizione di quest'estate. In primo luogo l'infortunio al ginocchio sinistro che costringerà la stella Essien, uscito malconcio già a gennaio dalla Coppa d'Africa e mai pienamente recuperato, a saltare l'intera avventura mondiale. Un perdita gravissima per il gioco e per la squadra, che dovrà fare a meno del suo leader in campo. A complicare la situazione si sono poi aggiunti gli screzi tra alcuni giocatori e il ct Antic, culminati con il durissimo attacco del centrocampista Laryea Kingston alla notizia della propria esclusione dalla rosa mondiale definitiva: "Giuro davanti a Dio che non è un buon allenatore, non capisce niente di calcio ed è un uomo stupido". Staremo quindi a vedere se, tra uno spogliatoio che sembra schierato in parte contro il proprio allenatore e le motivazioni che solo rappresentare il proprio paese ad un Mondiale può dare, le seconde riusciranno a prevalere sulle prime. Necessarie più che mai vista la difficoltà del Girone D, condiviso con Germania, Australia e Serbia.

Difesa - A difendere i pali della porta ghanese ci sarà un altro Kingston, ovvero il fratello del centrocampista silurato dal ct Antic, protagonista di un buon mondiale quattro anni fa in Germania. A fare da riserve al portiere del Wigan saranno due giovani prodotti del campionato ghanese, entrambi classe 1989, Adjei e Ahorlu. Al centro della difesa occhio al 19enne di proprietà dell'Udinese Jonathan Mensah, scovato dallo staff di Pozzo ai Mondiali Under 20 del 2009 e quest'anno parcheggiato in prestito agli spagnoli del Granada. A fargli compagnia in mezzo ci sarà il più esperto Pantsil del Fulham, in origine schierato da terzino destro e comunque adattabile anche a questa posizione. Per il ruolo da esterni bassi i favoriti sono i due giovani Inkoom, 20enne del Basilea, e Vorsah, 21enne messosi in luce in Bundesliga con la maglia dell'Hoffenheim. Importante per ct e gruppo anche la presenza del quasi 34enne Sarpei del Bayer Leverkusen, mentre tra gli altri troviamo anche John Mensah, cresciuto calcisticamente in Italia con le maglie di Genoa, Chievo, Modena e Cremonese, ora al Sunderland. Completano la rosa difensiva Addy, dal massimo campionato ghanese, e Rahim Ayew, impegnato nel campionato egiziano.

Centrocampo - La gravissima assenza di Essien in mezzo al campo dovrebbe essere colmata dal bolognese Stephen Appiah, anche se permangono dubbi sulla sua capacità di reggere un ruolo e una competizione così importanti, specie dopo la tromboflebite che lo ha tenuto lontano dai campi per più di due anni e lo ha messo addirittura in pericolo di vita. Se non dovesse farcela sono pronti uno tra Annan, dal Rosenborg, e il giovane e promettente Andrè Ayew, 19enne in forza ai francesi dell'Arles, accanto al nerazzurro Muntari, secondo le ultime voci di mercato vicino al Liverpool nel contesto di uno scambio con l'argentino Mascherano. Sulla fasce, nel classico 4-4-2 prediletto da Antic, saranno impiegati dall'inizio l'esterno sinistro del Portsmouth Kevin Boateng, il cui fratello naturalizzato tedesco giocherà invece nella Germania, e un' altra scoperta dell'Udinese, già affermatasi in Serie A, il 21enne Kwadwo Asamoah. Anche se quest'ultimo dovrà difendere il proprio posto da titolare dalla concorrenza dell'olandese naturalizzato ghanese, Owusu-Abeye, in gol nelle ultime amichevoli pre-mondiali. Completa il serbatoio di metacampo il centrocampista del Getafe Derek Boateng.

Attacco - In avanti spazio al consolidato duo d'attacco formato dall'ex Udinese e Modena, ora al Rennes, Gyan Asamoah, e dall'esperto Matthew Amoah, centravanti degli olandesi del Nac Breda. A far loro da alternative ci saranno la punta dell'Hoffenheim Tagoe e il 20enne milanista Adiyiah. Quest'ultimo, acquistato dalla dirigenza rossonera lo scorso dicembre dal Fredrikstad, farà parte della spedizione ghanese nonostante i problemi fisici, e alle scelte tecniche, che gli hanno impedito il debutto in una partita ufficiale con la maglia del Milan. Ma il passato, con la straordinaria media di 17 gol in 16 apparizioni con la nazionale ghanese Under 20, e il futuro, data la giovanissima età, sembrano incoraggianti perchè il giocatore abbia le sue chance. E vista l'età media del Milan, forse è meglio pensarci due volte prima di lasciarlo andare via in tutta fretta.

Serbia, una storia tutta da scrivere

In principio fu, politicamente e calcisticamente, la Jugoslavia. Una nazionale capace di raggiungere due volte la semifinale di un Mondiale, nel 1930 e 1962, due volte la finale di un Europeo, nel 1960 e nel 1968, e di produrre all'alba degli anni '90 talenti del calibro di Savicevic, Jarni, Suker, Prosinecki e Boban. Poi venne la guerra dei balcani e lo smembramento della grande Repubblica Federale Jugoslava in numerosi paesi e, di conseguenza, in numerose rappresentative calcistiche autonome: la Croazia fu la prima a formare la propria nel 1990, seguita dalla Slovenia nel 1991, dalla Macedonia nel 1993 e dalla Bosnia Erzegovina nel 1995. Finita la guerra quindi, e per forza di cose, la nazionale jugoslava ebbe un periodo di profonda crisi interrotta solo parzialmente dal raggiungimento degli ottavi di finale ai Mondiali di Francia '98. Finchè nel 2003 con il cambio di denominazione, la vecchia Jugoslavia divenne Serbia e Montenegro, e poi, con la dichiarazione di indipendenza da parte del Montenegro, nel 2006 restò la Serbia come nucleo dell'ex Repubblica Federale.

Fine del ripasso di storia. La premessa comunque era importante perchè la Fifa considera la nazionale serba diretta discendente della nazionale jugoslava, con relativo palmares e considerazione internazionale. E la giovane Serbia calcistica, anche dopo la perdita dei talenti montenegrini come Vucinic e Jovetic, sembra aver trovato gli elementi giusti in grado di garantire buoni risultati nelle competizioni internazionali, a partire proprio da questo Mondiale sudafricano. Rispetto alla rassegna tedesca di 4 anni fa, l'ultima in ''coppia'' con il Montenegro, conclusa con 3 sconfitte su 3 partite nel girone incluso un 6-0 subito dall'Olanda, accanto al veterano e leader Deijan Stankovic sono fioriti talenti di spessore globale quali Ivanovic, Vidic, Kolarov, Krasic, Kuzmanovic e Tosic. Alla loro voglia di esplodere definitivamente su un palcoscenico così importante si affiderà il ct serbo Radomir Antic, in passato su panchine prestigiose come quelle di Real Madrid, Atletico Madrid, Barcellona e Celta Vigo, e da 2 anni selezionatore delle ''aquile'' balcaniche. Il suo 4-3-3 promette gol e spettacolo in un Girone D con Germania, Australia e Ghana che si preannuncia combattutissimo.

Difesa - Tra i pali spazio al portiere dello Sporting Lisbona Stojkovic, titolare inamovibile dopo il ritiro nel 2007 dell'ex numero uno serbo Jevric. A fargli da riserve saranno un altro ''portoghese'', Djuricic, del Leiria e il ''polacco'' Isailovic. Ma è dando un'occhiata a chi presidierà la trequarti difensiva balcanica che ci si può davvero cominciare a leccare i baffi: da destra a sinistra il ct Antic proporrà Ivanovic dal Chelsea, Vidic del Manchester United, Subotic del Borussia Dortmund e il laziale, con un futuro in direzione Madrid, Kolarov. Anche se i risultati delle ultime amichevoli pre-mondiali possono trarre in inganno (3 gol subiti dal Camerun e 1 dalla modesta Nuova Zelanda) si tratta senza dubbio di una difesa di livello superiore. Difesa alla quale potrebbe essere chiamato a dare il suo contributo anche l'udinese Lukovic, destinato però ad accomodarsi almeno inizialmente in panchina accanto al 21enne del Saragozza Obradovic e all'esterno del Monaco 1860 Rukavina.

Centrocampo - Capitan Stankovic, reduce dal ''triplete'' vissuto in maglia nerazzurra, anche se condito da qualche problema fisico e da qualche panchina di troppo, sarà chiamato come sempre a dettare la manovra, partendo dalla fascia destra e accentrandosi progressivamente. Al centro, in ballottaggio per una maglia, il più esperto Milijas del Wolverhampton sembra in vantaggio sul più giovane Kuzmanovic, ex Fiorentina ora allo Stoccarda, mentre agirà da interno sinistro il 23enne Kacar, reduce dalla sfortunata stagione dell'Herta Berlino in Bundesliga. Completano il reparto a disposizione di Antic il 21enne prodotto del Partizan Belgrado Petrovic, il centrocampista della Dinamo Kiev Ninkovic e il talentino Tosic, esterno offensivo di proprietà del Manchester United che a 23enne sembra tardare ad esplodere.

Attacco - Nel tridente d'attacco della formazione serba spazio a due classici esterni d'attacco in grado di dare profondità e velocità alla manovra e ad una prima punta possente e abile nel gioco aereo. Tutti gli indizi portano al trio Krasic-Jovanovic-Zigic. Sul primo, autore di 4 gol nell'ultima Champions League con la maglia del Cska Mosca e premiato come miglior giocatore serbo del 2009, sembrano avere messo gli occhi addosso la Juventus, che lo considera il nuovo Nedved, e il Manchester United. Il secondo invece ha appena firmato con il Liverpool dopo essersi messo in luce quest'anno in Champions League ed Europa League con la maglia dello Standard Liegi. Zigic infine, anche lui fresco di firma, con il Birmingham City, è quel che si dice una punta di peso, con i suoi 95 kg distribuiti su 202 cm d'altezza. Non mancano alternative più mobili al centro dell'attacco, come l'esperto Pantelic dell'Ajax e l'ex Psv Eindhoven Lazovic, approdato da pochi mesi alla corte dello Zenit di Spalletti, mentre molto più simili alle caratteristiche di Zigic sono quelle della punta del Vojvodina Mrda, 187 cm d'altezza, un colpo di testa poderoso e, se volete, pure un cognome "indimenticabile".

domenica 6 giugno 2010

Australia, i ''canguri'' vogliono tornare a saltare

Quando si dice ''due paesi agli antipodi''. Dopo l'estate mondiale del 2006, e in particolare dopo il 26 giugno di quell'anno, Australia e Italia possono ben dire di esserlo non più solo dal punto di vista strettamente geografico. Per noi del Bel Paese, Fabio Grosso è uno degli eroi di Berlino e uno dei principali artefici della conquista del nostro quarto storico titolo mondiale; per gli ''aussie'' invece, l'ex numero 3 azzurro è il quinto personaggio più odiato al mondo. Più di Bin Laden o di George W. Bush per fare un esempio, almeno secondo i risultati di un sondaggio condotto l'anno scorso dal popolare settimanale locale ''Zoo''. Questo tanto per far capire come l'eliminazione dei Socceroos negli ottavi di finale di Germania 2006 proprio grazie al rigore, piuttosto generoso, concesso a Grosso nei minuti di recupero del match e trasformato da Totti, sia una ferita ancora aperta e viva nelle menti della gente della grande isola oceanica. In quella sorprendente nazionale australiana, capace alla sua seconda partecipazione mondiale di superare un girone tosto con Brasile, Croazia e Giappone, fondamentale fu il ruolo del ''mago'' Guus Hiddink, capace con il suo calcio totale fatto di ritmi veloci, gran movimento e pressing alto di trasformare un team senza grande esperienza internazionale in una delle prime sedici nazionali al mondo, prima che il discusso episodio contribuisse a spegnere ogni ulteriore aspirazione di consacrazione internazionale.

4 anni dopo l'exploit in terra tedesca, toccherà ad un altro allenatore olandese, il 54enne Pim Verbeek, ex tecnico in patria con il Feyenoord ed ex ct della Corea del Sud, il compito di far dimenticare l'eliminazione del 2006 e di confermare i progressi in ambito mondiale della compagine australiana. Impresa per la verità ostica visto il Girone D condiviso con Germania, Serbia e Ghana. Dal 2006 la Football Federation Australia è entrata a far parte dell'Asian Football Confederation, staccandosi calcisticamente dalla Federazione Oceanica e dalle altre squadre di basso profilo che la componevano. La nuova "vita calcistica" in Asia ha permesso al team australiano di affrontare avversari con uno spessore tecnico maggiore e quindi di migliorare ulteriormente il proprio livello di gioco. In Sudafrica Kewell e compagni saranno quindi attesi da un compito molto difficile, che rispetto al 2006 affronteranno con un maggior bagaglio di esperienza. Termine che però fa rima con vecchiaia: la rosa ha un'età media molto alta e questo potrebbe penalizzare ulteriormente i ''canguri'', soprattutto contro le giovanissime Germania e Ghana.

Difesa - In porta la granitica certezza si chiama Mark Schwarzer, quasi 38 anni ma ancora di sicuro affidamento tanto in nazionale quanto nel Fulham vicecampione di Europa League. A fargli da ''gregari'' saranno altri due estremi difensori ''made in England'', Jones del Middlesbrough e Federici dal Reading. La retroguardia arretrata poggia invece sui pilastri Lucas Neill, capitano dei Socceroos in forza ai turchi del Galatasaray, e Craig Moore, presente nella rosa gialloverde sin dal 1995 e protagonista nel campionato greco. La carica dei trentenni in difesa è completata dal 34enne esterno sinistro del Basilea Chipperfield, mentre a destra il titolare designato Wilkshire, in forza alla Dinamo Mosca, è il più "fresco" tra le prime scelte con i suoi 28 anni. A scalpitare per il loro turno in panchina ci saranno gli esterni Milligan e Carney, protagonisti rispettivamente in Giappone e in Olanda, e il centrale Beauchamp, che ha scelto il caldo (e i soldi) offerti da Dubai.

Centrocampo - Anche in mezzo al campo le gerarchie sono piuttosto precise: a farla da padrone nel 4-4-2 di Veerbek c'è Tim Cahill, 30enne bandiera dell'Everton e primo giocatore nella storia della nazionale australiana a segnare, realizzando tra l'altro una doppietta, nella fase finale di un Mondiale. Risultati che lo hanno portato a suscitare l'interesse dei maggiori club inglesi ed europei e hanno contribuito all'inclusione del suo nome nella prestigiosa lista dei 50 candidati al Pallone d'Oro del 2006. Logico che, oggi come allora, a lui saranno affidate le chiavi del gioco in mediana. Accanto a lui ci sarà una vecchia conoscenza della nostra Serie A, Vincenzo Grella, ora in Inghilterra in forza al Blackburn, mentre a sinistra agirà un'altra colonna della squadra, oltre che un altro italo-australiano, tutt'ora impegnato in Italia, ovvero il rosanero Mark Bresciano. A destra completerà infine il reparto, e l'accoppiata di giocatori del Blackburn, l'esterno Emerton. Da segnalare in panchina un altro spicchio del nostro campionato, seppure in questo caso di Serie B, con la presenza del mediano del Sassuolo Valeri. Occhio anche al mediano offensivo Jason Culina, spesso utilizzato come primo ricambio da Verbeek; completano il reparto Jedinak, protagonista nel campionato turco, Garcia dell'Hull City, a seconda delle esigenze impiegato anche da ala destra o da seconda punta, e il croato naturalizzato australiano Vidosic.

Attacco - Davanti non c'è più Mark Viduka, per anni partner di Harry Kewell nella prolifica coppia d'attacco dal sapore british (il primo cannoniere del Middlesbrough, il secondo bomber del Leeds prima e del Liverpool poi) che condusse l'Australia alla fase finale del mondiale tedesco, 32 anni dopo la sua prima e unica partecipazione. Kewell, ora in forza al Galatasaray, sta pian pian guarendo dai problemi all'inguine che rischiavano di precluderne la partecipazione in Sudafrica, e dovrebbe ritrovare il suo spazio da titolare, questa volta in coppia con il 28enne Kennedy, promosso rispetto a quattro anni fa. Restano a disposizione la punta del Twente Rukavytsya, il più giovane della spedizione con i suoi 22 anni, e l'altro ''olandese'' del reparto Holman, 26enne centravanti dell'AZ Alkmaar.

Germania, la "meglio gioventù" all'assalto del mondiale


"Il calcio è un gioco molto semplice, dove 22 uomini rincorrono un pallone e, alla fine, vincono i tedeschi." Così disse Gary Lineker, storico bomber della nazionale inglese degli anni '80 e primi anni '90, a proposito della nazionale tedesca, quella dei vari Bierhoff, Matthaeus, Moeller, Ziege, Sammer e molti altri, che dopo la riunificazione post U.R.S.S. spadroneggiava calcisticamente in Europa e nel Mondo portando avanti la tradizione vincente della Germania Ovest. Una squadra vincente e convincente, capace di raggiungere una finale mondiale e due europee in sei anni, di cui però avevamo perso le tracce, nonostante il secondo posto ai mondiali coreani del 2002, nei primi anni del nuovo millennio. Il temutissimo ''Nationalelf'' tedesco sembrava essersi progressivamente smarrito, tra un cambio generazionale povero di talenti e un continuo alternarsi di Ct dopo i clamorosi fallimenti agli Europei del 2000 e del 2004. Finchè, nel 2006, la giovane nazionale teutonica è tornata a riaffacciarsi al grande calcio trainata in panchina dall'esordiente Klinsmann, riuscendo, contro tutte le previsioni della vigilia, a spingersi sino alla conquista del terzo posto mondiale nella rassegna di casa. Un bronzo che sarebbe potuto anche essere ben altro se, in quell'indimenticabile notte di Dortmund, i gol di Grosso e Del Piero nei supplementari non avessero spinto l'Italia di Lippi verso la conquista della coppa.


L'eredità di quell'impresa inaspettata è stata raccolta dal vice di Klinsmann, Joachim Loew, promosso Ct dopo il mondiale tedesco. Chiamato a confermare la rinascita del calcio teutonico, Loew è riuscito, svecchiando ulteriormente la sua squadra, a portare la Germania sino alla finale dell'Europeo 2008, persa di misura contro la fortissima Spagna. Logico quindi inserire i bianconeri tedeschi, nel Girone D con Australia, Serbia e Ghana, tra le squadre papabili anche per la vittoria del mondiale, anche se, più che sulla qualità dei singoli, la Germania punta nuovamente sulla forza del gruppo, che si regge soprattutto sull'ossatura dei vicecampioni d'Europa del Bayern Monaco e sul Werder Brema terzo classificato in Bundesliga. Prima ancora dell'inizio dell'avventura sudafricana però, Loew ha dovuto fare i conti con un infortunio pesantissimo per gli equilibri della squadra, quello di capitan Ballack, costretto a rinunciare all'esperienza sudafricana a causa di una lesione del legamento collaterale medio. La fascia di capitano passerà quindi sul braccio del terzino Philipp Lahm, mentre lo stesso Loew ha indicato nell'esterno Schweinsteiger il nuovo leader carismatico della squadra in campo.


Difesa – Tra i pali il numero uno dello Schalke 04, Felix Neuer, sembra aver definitivamente battuto la concorrenza dell'estremo difensore del Werder Brema Tim Wiese e del portiere-rigorista del Bayern Hans-Jorg Butt. Nonostante l'ottima stagione della squadra bavarese, con la vittoria di campionato e coppa di Germania e la Champions sfumata solo in finale contro l'Inter, la presenza come terzo portiere del 36enne Butt a sette anni dall'ultimo gettone in nazionale sembra più figlia dell'infortunio del 24enne del Leverkusen Renè Adler e del tragico suicidio del portiere dell'Hannover Robert Enke che delle reali intenzioni di Loew. A reggere la retroguardia difensiva saranno con ogni probabilità ¾ del reparto arretrato già visto 4 anni fa, ovvero il 25enne Mertesacker del Werder insieme al 31enne Friedrich del retrocesso Herta Berlino in mezzo e capitan Lahm del Bayern, definitivamente esploso come uno dei migliori terzini europei, sulla destra. Sulla sinistra la novità dovrebbe essere un altro giovane prodotto del Bayern reduce da un'ottima stagione, il 21enne Badstuber, favorito per una maglia da titolare sul coetaneo Boateng, di origini ghanesi e fresco di firma con il Manchester City. Completano il reparto due giovani dell'Amburgo, il terzino sinistro Jansen e l'esterno di destra Aogo, di origini nigeriane, e il centrale dello Stoccarda di origini turche Tasci.


Centrocampo – Con il bavarese Schweinsteiger nelle vesti di faro e di raccordo tra difesa e attacco, il pesante vuoto lasciato da Ballack sarà colmato da uno tra il giovane mediano dello Stoccarda Khedira e il più esperto omologo dell'Amburgo Trochowski, con il primo che sembra partire in vantaggio nelle gerarchie interne. Il 4-2-3-1 adottato solitamente dal ct Loew prevede, ricordando analogamente le scelte attuali del nostro ct Lippi, l'abbassamento e l'allargamento di due attaccanti con un trequartista a supporto dell'unica punta. E proprio per il ruolo da regista si giocano il posto in tre. Il favoritissimo della vigilia è il numero 10 del Werder di origini tuche Ozil, classe 1988, talento della Bundesliga seguito con interesse da diverse squadre europee. Molti lo definiscono una delle possibili sorprese di questo Mondiale. Ma occhio anche a Toni Kroos, 20 anni appena, prodotto del vivaio del Bayern reduce da una super stagione con la maglia del Leverkusen. Rispetto ai due sopracitati sembra partire in leggero svantaggio il 21enne del Werder Marko Marin, adattabile all'occorrenza anche ad un impiego sulla fascia.


Attacco – Detto del modulo adottato da Loew, per il ruolo di esterni alti d'attacco i titolari designati sono il jolly offensivo del Bayern Muller, diventato quest'anno titolare inamovibile nelle file delle ''Stern des Sudens", e Lukas Podolski, premiato come ''miglior giovane'' ai Mondiali del 2006 e da sempre più incisivo nelle partite con la sua nazionale che in Bundesliga con la maglia del Colonia, dove ha realizzato appena 2 gol in 27 presenze. Per il posto da punta sarà risolto probabilmente solo all'ultimo il ballottaggio tra i campioni di Germania Gomez e Klose, con il primo quest'anno più utilizzato e prolifico in Bundesliga ma meno esperto e carismatico del 32enne ariete di origine polacca. Come outsider se la giocano anche il brasiliano naturalizzato dello Stoccarda Cacau e la punta del Bayer Leverkusen Kiessling, entrato definitivamente nei ranghi del Bundesteam dopo l'epurazione per i dissidi con il Ct del bomber dello Schalke 04 Kuranyi.