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giovedì 14 ottobre 2010

Ma quale strage evitata. E Stankovic va punito. Italia – Serbia, vi dico la mia

Messo a ferro e fuoco Genova. Strage evitata. Abbiamo rischiato un altro Heysel. No ma dico, stiamo scherzando?
Un gruppo di 200 tifosi – nell’accezione più letterale del termine –sono riusciti a fare un po’ di confusione nella città della Lanterna, ma sinceramente, il disastro, io non l’ho visto. Sono d’accordo nel parlare di animali, di bestie, ma cerchiamo di focalizzare l’attenzione su un aspetto: questi ragazzoni di estrema destra male non l’hanno fatto ad alcuno
. Hanno distrutto mezzo stadio, ma in città potevano cercare lo scontro fisico con chiunque, e gli unici con cui se la sono presa sono stati proprio i giocatori serbi. Non venitemi a parlare degli scontri dell’1.30: quella era una normale continuazione dell’esplosione di rabbia dello stadio. Heysel? Ma per piacere, non tiriamo in ballo quella strage. E ancora, strage evitata? Caro ministro Maroni, se avesse alle sue dipendenze gente con più palle – per inciso magari capace a usare il manganello a Genova non solo contro gli studenti – forse non sarebbe successo proprio nulla.
Comunque sia, provo a spiegarvi il motivo per il quale, secondo serbi, italiani, addetti ai lavori e non, Ivan Bogdanovic e soci avrebbero tentato l’assalto a Stankovic e compagni.
Bisogna farne un discorso politico: in Serbia, al comando, c’è Tadic, come presidente della Repubblica e Cvetkovic a occupare la poltrona di Primo Ministro. Entrambi fanno parte del Partito Democratico, per cui assolutamente agli antipodi rispetto alla curva serba. C’è chi sostiene che questi mezzi rifiuti della società, cresciuti nel clima della sopraffazione siano assoldate (cosa che per altro succede dal 1992, con Milosevic) da gruppi politici della stessa bandiera per dare spallate al gruppo di maggioranza. Manovrati da ultranazionalisti, questi tifosi, che sarebbero sia dello Stella Rossa che del Partizan, mossi da giustificazioni ideologiche servono il loro potere.
Altri ancora, in netta minoranza, credono invece in un’altra tesi. Quella opposta. Cioè che Tadic, Cvetkovic e altre cariche dello stato stiano cercando di mettere fuori legge gli ultras ultranazionalisti: sapevano della guerriglia prevista, non avrebbero quindi avvertito il Viminale appunto per permettersi di epurarli.
A mio avviso, invece, si tratta di un gruppo di persone con un grandissimo (esagerato) senso della patria. Perdere 3-1 con l’Estonia è troppo per chiunque. Resto dell’idea che Stankovic sia stato comunque semplicemente ammattito a salutare i suoi con il simbolo dell’ultranazionalismo. Si dimostra quello che è: un ultranazionalista serbo, pronto ad appoggiare la sua curva che fa saltare una partita della nazionale. E alla fine le lacrime, di coccodrillo. Va punito, in quanto capitano. Ha incitato i suoi. Prima di dire qualsiasi cosa, guardate qua: è primavera, la Serbia ha vinto: Stankovic, ancora una volta, saluta così. Non era per dire, "perdiamo tre a zero".



mercoledì 13 ottobre 2010

Gli sconfitti siamo noi

Benvenuti nel teatro del paradosso: una Nazione che si scandalizza per una partita rinviata, un'altra che si scusa e rimprovera la parte lesa per quanto accaduto. L'Italia viene presa ancora una volta in contropiede: vince a tavolino, ma perde in prevenzione.

La domanda più ricorrente dopo la serata di Marassi, è stata:"si poteva evitare?". La risposta è sì. Ormai il calcio è diventato uno pseudonimo per nascondere rivalità tramutate in odio, nazionalismi, sfoghi e frustrazioni della gente fuori dal normale, sempre più mescolata a quella comune.
Ci chiediamo il perchè di tutto ciò: perchè la parola repressione rimane un optional isolato? Perchè si fa la voce grossa sempre in seguito ai guai provocati dagli altri? Perchè nelle tribune è vietato entrare con un ombrello, ma in curva si passa con i fumogeni, le spranghe e i motorini?

Siamo immersi in un capitolo letto e riletto nel corso degli anni, spettacolarizzato dai media finchè ce n'è bisogno (pensiamo alla telecronaca a 4, spesso incomprensibile, che Rai Uno ci ha offerto ieri sera), e ripescato ogni volta che la tragedia avviene. Il calcio italiano convive con l'utopia di potere riportare le famiglie negli stadi, e quando sembra esserci riuscito, contro tutto e tutti, ricade nella contraddizione che lo contraddistingue, ovvero l'esistenza di un ambiente in cui prevale la forma e non la sostanza. Noi, popolo di pensatori, che fingiamo di avvicinarci al "modello inglese" e rimaniamo ostaggio di chi saccheggia le nostre città, non siamo capaci di applicare nemmeno le norme più elementari.

Facciamo allora vincere la Pay Tv, le gare a mezzogiorno, le cupole, i palazzi di calciopoli e tutto ciò che sta al di fuori del calcio giocato. Con questi presupposti, non possiamo aspettarci altro.

venerdì 25 giugno 2010

La crisi dell'Italia: Lippi colpevole, ma non troppo.

Marcello Lippi ha avuto il coraggio di assumersi tutte le responsabilità. Secondo una buona fetta dei Tifosi italiani, è stato il minimo che potesse fare dopo la disfatta di questo mondiale che segna la pagina più nera della storia del nostro calcio.

Il tecnico di Viareggio ha peccato di presunzione, forse eccessivamente galvanizzato dalla vittoria nel mondiale precedente, forse dal ricco ingaggio percepito per questa nuova avventura, forse, ancora, troppo convinto di sapere creare un nuovo gruppo stellare.

Per comprendere le ragioni del tracollo azzurro, dobbiamo però ritornare al 2006, quando Lippi era un eroe e la nostra Nazionale alzava al cielo il trofeo più importante. Il Ct azzurro annunciava l'addio alla Federazione, e il "sistema" calcio cercava di voltare pagina dopo la vicenda
calciopoli. Ecco il problema: la pagina è stata girata troppo in fretta senza fare pulizia. L'allora commissario Guido Rossi trovò la soluzione d'emergenza chiamata Roberto Donadoni, mentre le squadre colpite dall'effetto calciopoli cercavano di rifarsi il viso per dimenticare il passato.

In tutto questo marasma, e con l'arrivo della nuova crisi finanziaria, si è persa una grande opportunità: quella di valorizzare i
vivai e i settori giovanili. Sono state troppo poche le giovani leve che hanno militato con continuità nelle squadre di riferimento: paradossalmente proprio l'Inter, il team con maggior numero di stranieri, ha lanciato le discontinue promesse Santon e Balotelli.

Lippi, nella sua testardaggine, può godere di un alibi non indifferente: quello di avere seguito la squadra in soli due anni, senza avere avuto l'effettiva possibilità di realizzare un progetto. Non a caso, ha sperimentato fino alle partite amichevoli pre-mondiale, con i dubbi tattici che tutti abbiamo visto anche nelle partite ufficiali. Un gruppo non si può consolidare in 15 giorni nè è possibile farlo vivere di rendita quattro anni dopo, con giocatori a fine carriera ed altri privi delle necessarie qualità tecniche.

A Prandelli il compito di fare reset, magari con un rinnovato organigramma federale.

giovedì 24 giugno 2010

Vergogna Italia: è fuori!

Dal cielo azzurro sopra Berlino alle fiamme dell'inferno sudafricano.

Non ci saremmo mai aspettati una figuraccia del genere, nonostante da diversi mesi questa Nazionale abbia lasciato a desiderare: l'incertezza sul gruppo, la scarsa qualità nel reparto offensivo, le brutte amichevoli pre-mondiale, fino alle deludenti gare contro il Paraguay e la Nuova Zelanda.
Contro la Slovacchia è arrivato uno schiaffo morale: nessuna idea, tanta paura, e un'umiliazione che porteremo dietro negli anni.

L'illusione del Lippi bis è durata poco: bastano 25' alla Slovacchia per passare in vantaggio con Vittek e mettere definitivamente in crisi gli Azzurri. L'ex Nazionale Campione del Mondo è incapace di reagire e conclude la prima frazione di gara con enormi difficoltà sia in difesa che in fase di palleggio. I cambi scuotono la squadra soltanto negli ultimi istanti: al secondo gol di Vittek replicano le nuove geometrie designate dai piedi di Pirlo e arrivano le reti, ormai tardive, di Quagliarella e Di Natale: pochi istanti prima, la marcatura di Kopunek condannava definitivamente Cannavaro e compagni.
Il 3 a 2 finale scaraventa l'Italia all'ultimo posto di uno dei gironi tecnicamente più scarsi, ma soprattutto ci sbatte fuori dal Mondiale.

E' già arrivato il tempo dei processi. Lippi il primo imputato. Ma sotto osservazione ci sono anche quattro anni di cattiva gestione federale.

domenica 20 giugno 2010

Italia - Nuova Zelanda, le pagelle


Gara analoga a quella d'esordio dal punto di vista del gioco, ma con un avversario nettamente inferiore: gli Azzurri di Lippi imbarazzano e ora rischiano grosso.


Cuore Chiellini, Gilardino è altrove.

Marchetti 6: incolpevole sulla rete, è praticamente uno spettatore in campo; osserva un paio di conclusioni lontane dallo specchio della porta.

Zambrotta 6,5: continua a salire e non è quasi mai impegnato nella retroguardia. Preziosi i suoi cross che però non vengono mai finalizzati dagli attaccanti. Un giocatore ritrovato.

Chiellini 6,5: è stato il vero guardiano della difesa. Puntuale negli stop, efficace nelle ripartenze. Ci mette grinta e cuore, improvvisandosi addirittura attaccante. Un lavoro di sacrificio che però non è bastato.

Cannavaro 5,5: acciaccato per la differenza d'altezza rispetto ai neozelandesi, è colpevole sul goal (irregolare) degli avversari. In più occasioni si trova spaesato in fase di impostazione.

Criscito 6: C'è, ma preferisce guardare in avanti piuttosto che difendere. Autore di un buon primo tempo, cala nella ripresa dove il suo lavoro di spinta viene assorbito dai centrocampisti.

Marchisio 5: non entra mai in partita e Lippi lo conferma nonostante la prestazione opaca della prima gara. Avulso dal gioco, prova ad accentrarsi nel suo ruolo naturale nel secondo tempo, ma viene presto sostituito dal proprio tecnico.

De Rossi 6: è poco incisivo, salvo alcuni lanci in profondità. Continua a giocare in una posizione troppo arretrata ed svolge un lavoro attendista; affaticato contro i giganti.

Pepe 6: si dà da fare ma non riesce ad impostare la manovra: qualche cross e un paio di corner non andati a buon fine. E' così che la nuova possibile stella della Juventus si spegne.

Montolivo 6,5: rappresenta quel barlume di anima rimasto nei colori azzurri. Un palo nel primo tempo e un tiro di poco a lato nella ripresa. Ottima la sua visuale di gioco, ma poco concreto nei passaggi e nel recupero dei palloni. In ogni caso, rimane uno dei migliori.

Iaquinta 6,5: trasforma il rigore e prova a prendere per mano un attacco fin troppo spento. Il suo è un lavoro di sacrificio: prova a giocare spalle alla porta come uomo di sponda, avanza palla al piede e cerca il compagno. E' però poco incisivo, soprattutto nei colpi di testa.

Gilardino 4,5: l'eterno fantasma. La sua presenza si farà notare soltanto nei tabellini e nelle statistiche. Cerca la profondità senza successo e non riesce a giocare il pallone a terra. Bocciato, per ora.

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Camoranesi 6: non impressiona, ma prova a vivacizzare la sua fascia, accentrandosi poi sulla tre quarti. Non è un ragazzino, e si vede. Lippi dovrebbe prendere in considerazione forze più fresche, come Maggio.

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Di Natale 6,5: ci prova in tutti i modi, ed è l'unico attaccante a concludere in porta con una bella girata all'interno dell'area. Gioca molto esterno e se facesse a modo suo, troverebbe quasi sicuramente la via del goal. Assurdo non vederlo in campo dal primo minuto come seconda punta.

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Pazzini 5,5: il tempo per mettersi in mostra ce l'ha, ma non riesce a gestire quei pochi palloni messi a sua disposizione. Poco movimento, sicuramente più rapido di Gilardino.

martedì 15 giugno 2010

Una buona Italia pareggia all'esordio: che Mondiale ci attende?

Un nuovo modulo e il gioco più largo: così si può migliorare.

Risponde Luca Cipriano


La prova di ieri sera non ha spazzato via le vecchie premesse pessimiste: una squadra che ha paura, o forse non riesce quasi mai a tirare in porta contro il Paraguay, non può essere il team Campione del Mondo.

Quello che sorprende, a differenza del valore dei singoli, è la confusione tattica degli undici messi in campo: Lippi ha sperimentato un 4-3-3 con gli uomini sbagliati: vada per Pepe, che non è mai stato un attaccante puro, ma almeno è abituato a spingere, e ieri sera si è visto, è poco comprensibile la scelta di Iaquinta come attaccante esterno: il giocatore della Juventus ha trovato pochi spazi sia per gli assist che in fase di finalizzazione. Ora, o i due attaccanti esterni sono veloci e pronti a crossare verso la torre centrale (nel caso di ieri, un immobile Gilardino), oppure sono dei fenomeni pronti a scardinare le difese avversarie. Dal momento che i veri talenti nella Nazionale italiana sono pochi, forse Lippi dovrebbe optare per un classico 4-4-2, con una punta veloce come Di Natale e un compagno di reparto potente e dinamico come Pazzini.

Il gioco lascia a desiderare: positiva la fase di possesso palla, certo, ma le idee sono fin troppo confuse: c’è distanza tra i mediani e l’attacco; le fasce non vengono sfruttate. Rimangono le vie centrali, dove il solo Montolivo ha provato a mettere un po’ di paura: è lui una delle note positive del match d’esordio. Il centrocampista della Fiorentina recupera palloni, cerca e ottiene soluzioni filtranti, interrompe il gioco: insomma, è stato quasi la fusione della coppia “Gattuso – Pirlo” dei tempi d’oro. Guardiamo in avanti con delle belle sorprese: la retroguardia appare abbastanza solida, eccetto la brutta disattenzione sul goal preso da palla inattiva. Criscito è una speranza, Zambrotta una vecchia e piacevole conferma, Cannavaro ricorda molto bene il centrale del magico 2006.

La Germania ha espresso un gioco galattico contro un’Australia non certo insuperabile: l’Italia si è trovata impaurita di fronte ad un avversario diverso, ma ugualmente inferiore. Si deve pretendere di più? Certo, con un nuovo modulo e qualche nuovo innesto; ma soprattutto siamo al Mondiale e vestiamo la maglia dei Campioni del Mondo.

lunedì 14 giugno 2010

Italia-Paraguay 1-1, le pagelle

Montolivo, che personalità! Gilardino non pervenuto.


Buffon 5,5 : si fa però trovare impreparato sul goal. Un errore che lascia il segno.


Criscito 6,5: coraggioso e aggressivo al punto giusto, gioca meglio nelle ripartenze piuttosto che nelle chiusure. Un terzino che farà parlare di sè in questo mondiale.


Chiellini 5,5 : Poco attivo, rimane fermo sulla rete avversaria. Deludente.


Cannavaro 6 : la sua condizione metteva fin troppa paura, e invece offre garanzie del reparto arretrato. Una gara giocata da vero capitano; deciso nelle chiusure e nei rilanci.


Zambrotta 6: affaticato, perché non è più il galoppatore di quattro anni fa, riesce a guardare bene la difesa. E’ più attivo nel secondo tempo con le soluzioni offensive.


Marchisio 5,5: ancora da collaudare sulla fascia, dove spinge poco e perde qualche pallone di troppo. Sa esprimersi meglio come mediano; probabilmente è stato tradito dall’emozione.


Montolivo 7: il migliore. Sostituisce in modo più che degno Pirlo, e metterà diversi dubbi a Lippi non appena il regista del Milan sarà pronto al rientro. Gara tecnicamente perfetta: di questa prestazione ricorderemo l’ottima visuale di gioco, i passaggi filtranti e i tentativi dalla distanza.


De Rossi 6: un primo tempo insufficiente, dove trova poco spazio in mezzo al reticolo paraguayano. Salva la barca con un goal d’istinto ma anche fortunato. Dopo la marcatura è galvanizzato e riesce ad effettuare un migliore movimento di palla.


Pepe 6,5 : è lo stesso giocatore dell’Udinese: alterna discrete percussioni sull’out di destra, ma allo stesso tempo è artefice delle solite giocate tanto fumo e niente arrosto. Positivo sui corner, non trova però il compagno giusto al momento del lancio. Il goal di De Rossi è, infatti, più un demerito del portiere avversario.


Iaquinta 5,5 : gioca da esterno ma non riesce quasi mai ad inserirsi nell’aria del Paraguay. Con un dribbling per tempo prova a creare movimento nel reparto offensivo senza effettuare un assist vincente.


Gilardino 5: una statua. Nullo sui colpi di testa. Immobile nelle pochissime occasioni palla al piede. Il lavoro di protezione non basta nella prima gara del Girone.


Marchetti 6: ordinaria amministrazione in un secondo tempo abbastanza anonimo per gli attaccanti paraguayani.


Di Natale sv: troppo poco tempo per esprimersi e cambiare il volto della partita.


Camoranesi 6: rileva Marchisio e velocizza il gioco sulla fascia. Nervoso sul finale di gara, ma non ancora pronto per gli interi 90’.

mercoledì 9 giugno 2010

Italia, 3 motivi per crederci ancora

Ormai ci siamo: è il momento della verità. Ripensandoci sembra quasi impossibile che siano già trascorsi 4 anni dalla magica notte del 9 luglio 2006, quella in cui il cielo sopra Berlino, e sopra tutto il mondo, si colorò dell'azzurro delle maglie di Cannavaro, Grosso, Materazzi, Pirlo, Toni, Del Piero, Buffon e tutti gli altri. Nessuno di noi può aver dimenticato gli istanti in cui capitan Cannavaro sollevò al cielo la Coppa, 24 anni dopo i Mondiali di Spagna, e i festeggiamenti irrefrenabili che seguirono "in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi" d'Italia per celebrare i nuovi Campioni del Mondo. Campioni del Mondo. Nei quasi 1400 giorni che separano quella sera dal 14 giugno 2010, giorno in cui l'Italia esordirà da detentrice del titolo contro il Paraguay, è successo un po' di tutto: la Juventus in Serie B, i contestati trionfi dell'Inter priva di italiani in campionato e in Europa, la parentesi poco felice di Donadoni sulla panchina azzurra, lo sfortunato Europeo 2008, il ritorno di Lippi, la disastrosa Confederations Cup 2009, la qualificazione mondiale e le polemiche senza fine sulle esclusioni eccellenti di Cassano, Balotelli e Miccoli. Insomma, neanche da Campione del Mondo l'Italia del pallone ha trovato pace o riparo dalle polemiche. A maggior ragione, viene da dire, alla vigilia del mondiale sudafricano, dove Lippi, che oltretutto non brilla certo tra i più per simpatia, cercherà di convincere i moltissimi scettici che l'impresa di riconquistare il titolo per la seconda volta di fila, impresa riuscita solo all'Italia di Pozzo (1934 e 1938) e al Brasile alla fine degli anni '50 (1958 e 1962), è alla portata dei nostri.


Le obiezioni che sono state mosse alle parole del nostro ct sono state tante e alcune sembrano supportate da dati di fatto: l reduci da Berlino hanno ovviamente 4 anni in più e giocatori come Cannavaro, Zambrotta, Pirlo e Buffon non sembrano avere lo stesso smalto di allora. Senza contare quei giocatori convocati nonostante una stagione martoriata dagli infortuni, come Gattuso, Camoranesi e Iaquinta, e oltre ad ulteriori scelte più o meno discutibili, come quelle di Bocchetti, Maggio, Palombo, Pepe e Quagliarella. Sulla mancata considerazione di Lippi nei confronti di Cassano, Balotelli e Miccoli si è detto un po' di tutto, anche se c'è da tenere presente che tutti e tre hanno offerto prestazioni nell'arco del campionato non sempre ai massimi livelli, pur nel complesso e a prima vista meritando la chiamata più di altri, in particolar modo Cassano (più di Miccoli e di Balotelli, notoriamente bizzosi di carattere al punto da essere considerati fattori di rischio per l'armonia del gruppo). Altro appunto fatto dagli esperti è la mancanza di giocatori di fantasia, come Totti, Del Piero e appunto lo stesso Miccoli, infortunatosi però sul finire di campionato, nella rosa dei 23 per il Mondiale. Secondo i più pessimisti l'Italia non è altro che un gruppo di giocatori ormai ''bolliti'', destinato a ripetere la pessima figura della nazionale di Bearzot campione uscente nei Mondiali di Messico '86, e molti scommettono su una prematura eliminazione già nel ''fattibile'' Girone E contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Eppure, a ben vedere, ci sono almeno 3 motivi per credere, se non in nuova impresa, almeno in un Mondiale più che dignitoso da parte degli azzurri: innanzitutto il carisma di Lippi, allenatore vincente e capace di creare uno spogliatoio motivato e compatto, anche a costo di compiere scelte ed esclusioni impopolari; inoltre potrebbe rivelarsi un fattore positivo la mancata considerazione dell'Italia tra le favorite per la vittoria finale, così come avvenuto quattro anni fa in Germania, ricordando che spesso ''chi entra papa esce cardinale'' (come la Francia nel 2002 o il superfavorito Brasile nel 2006); infine, può essere utile ricordare come l'Italia storicamente sia una delle nazionali più ostiche da affrontare in un Mondiale e arrivi quasi sempre alle battute finali della competizione (contando, negli ultimi 20 anni, la semifinale nel 1990, la finale nel 1994, gli ottavi di finale persi solo ai rigori nel 1998, l'eliminazione sempre gli ottavi ma ''grazie'' all'arbitro Moreno nel 2002 e la vittoria del 2006). Insomma, una cosa è certa: l'Italia che si presenterà per difendere il titolo non sarà uno sorta di sparring partner per le avversarie che troverà sulla sua strada. E allora affidiamoci a Lippi e alle sue scelte, incrociando le dita ed evitando di ''aprire il fuoco'' fino ad un'eventuale eliminazione anticipata, per non dover poi magari salire sul classico ''carro dei vincitori'' a posteriori.


Difesa - Magari Gigi Buffon, anche per i problemi fisici patiti negli ultimi anni, non sarà più lo stesso muro invalicabile visto nella rassegna tedesca, ma rimane sicuramente tra i primi 3 migliori portieri al mondo insieme a Casillas e Julio Cesar, tra l'altro non esenti da ''papere'' nella stagione europea appena conclusa. Il ruolo di secondo portiere che fu quattro anni fa di Amelia sarà ricoperto dal cagliaritano Marchetti, con De Sanctis come terzo portiere a portare esperienza nello spogliatoio. Il reparto a destare maggiori preoccupazioni è però senza dubbio la linea difensiva azzurra: Cannavaro è reduce dall' ''annus horribilis'' della Juve, del quale si può dire sia stato uno dei principali responsabili, e sembra davvero tutto tranne che una sicurezza. Sicurezza che sembra invece dote del compagno di squadra Chiellini, al contrario uno dei migliori nella pur sempre disastrosa stagione bianconera. A destra oggi come allora ci sarà Zambrotta, anche lui apparso parecchio appannato all'alba dei 33 anni, mentre sulla sinistra il posto che fu del protagonista in Germania Grosso, tagliato da Lippi dopo l'inserimento nella lista dei 30, sarà di uno tra il genoano Criscito e il napoletano Maggio. Le alternative per il reparto arretrato sono il genoano Bocchetti e la rivelazione del Bari Bonucci, schierabili al centro con l'eventuale spostamento di Chiellini sulla fascia sinistra, come ai tempi di Fiorentina e Livorno.

Centrocampo - L'infortunio di Pirlo, pur anche lui in netta flessione nell'ultimo anno, ha complicato i piani di Lippi, che ricorrerà così almeno sino al rientro del rossonero a uno tra Gattuso, Montolivo e Palmobo sulla linea mediana accanto a De Rossi, con i primi due leggermente favoriti in partenza, soprattutto il giocatore della Fiorentina, mentre Gattuso viene considerato funzionale soprattutto come leader dello spogliatoio. C'è poi da sciogliere il nodo sul modulo che sarà impiegato dal ct, con ogni probabilità uno tra il 4-2-3-1 e il 4-3-3. Nel primo caso probabile l'impiego di Marchisio come trequartista a supporto dell'unica punta e dei due esterni d'attacco, che dovrebbero Iaquinta e il capocannoniere della Serie A Di Natale, trasformati in ali vere e proprie nel passaggio al più classico 4-3-3. In panchina, pronto ad entrare in campo, ci sarà l'udinese Simone Pepe, pupillo di Lippi, mentre restano tutte da verificare le condizioni dell'italo-argentino Mauro Camoranesi, alle prese con problemi al ginocchio ma che potrebbe recuperare già per il secondo match del girone contro la Nuova Zelanda. In preallarme, soprattutto per la questione Pirlo, rimarrà fino all'ultimo il cagliaritano Cossu, aggregato come 24esimo alla spedizione azzurra imbarcatasi per Johannesburg.

Attacco - Detto di Iaquinta e Di Natale e dei loro possibili alter ego Pepe e Camoranesi, per il ruolo di punta centrale è favorito ''Il Gila'', Alberto Gilardino, sul ''Pazzo'', Giampaolo Pazzini, goleador della Sampdoria quest'anno autrice di una storica qualificazione in Champions League. Mancheranno, come detto più volte, attaccanti come Cassano, Balotelli e Miccoli, ma anche Luca Toni, l'ariete degli azzurri a Germania 2006, capocannoniere della spedizione azzurra insieme a Materazzi con la doppietta nei quarti di finale contro l'Ucraina (anche se andrebbe ricordato pure il gol regolare annullato in finale contro la Francia). Comunque sia, il passato è passato, Germania 2006 è in archivio. Ora è il momento di provare a scrivere la storia anche a Sudafrica 2010. E vedendo le imprese dell'Inter nel calcio e della Schiavone nel tennis verrebbe da dire, come recitavano le maglie dei fan della tennista milanese, Nothing is impossible. E non a caso Lippi ha detto di volersi ispirare per questo mondiale proprio dalla Schiavone. Quindi, forza azzurri!

Dalle stelle alle stalle: chi il Mondiale lo vivrà in poltrona


di Alessandro Mascia

Quello del cittì, si sa, non è un mestiere facile. L’Italia, si dice, è ormai un paese di santi, poeti e allenatori. All’incirca 30 milioni, facendo una stima degli appassionati di calcio. Lippi, quindi, ha avuto il suo bel da fare per mettere a tacere in continuazione i nuovi tormentoni da aggiungere alla lista convocati. E come lui, anche gli altri selezionatori.
Se fin ora abbiamo presentato squadre e stelle di questo mondiale in arrivo, è difficile prescindere dalle tante, tantissime stelle che, per un motivo o per un altro, questo mondiale lo guarderanno nel proprio televisore, comodamente (ma siamo sicuri?) seduti sul proprio divano.

Non si può non partire con un numero uno, e qui il grande escluso tra i pali è Sebastien Frey, portiere della Fiorentina ma da sempre al margine della rosa della Francia. Sempre tra i galletti, inspiegabili altre due assenza:quella di Philippe Mexés, colonna portante della difesa della Roma e in attacco del franco-algerino del Real Madrid, Karem Benzema. Molto meno incredibile, invece, l’assenza di Patrick Vieira.
Ma la nazionale “ONU” – chiamiamola così – degli esclusi, è composta da molti altri pezzi pregiati. Menzionarli tutti sarebbe impresa dantesca, e ci limitiamo ai pezzi grossi.
Restando nel Vecchio Continente, ma passando al dì qua delle Alpi, si può asserire che l’Italia sia forse la nazionale con gli esclusi più illustri. Oltre al tormentone Cassano e a Balotelli, sì fuoriclasse ma pur sempre protagonisti di una stagione giocata tra alti e bassi, Lippi ha lasciato a casa bomber come Marco Borriello ma soprattutto Fabrizio Miccoli. Evidentemente il ct di Viareggio ha preso alla lettera il gesto d’esultanza (quel celeberrimo “you can’t see me” di Ceniana memoria) del Romario del Salento. E non dimentichiamo Er Pupone, Francesco Totti
In Inghilterra sono due le assenze degne di nota è quella di Wayne Bridge, che ha rifiutato ogni chiamata a causa dello sgarro del suo ex amico John Terry. In corso d’opera, purtroppo per Don Fabio, ha dovuto salutare Rio Ferdinand. Un colpo durissimo per i Lions.

Anche Maradona ha fatto gridare allo scandalo: nell’Argentina“dimenticati” Gago, Cambiasso e Zanetti. Risultato? Probabilmente un centrocampo da ottavi di finale, niente di più. Là davanti, tra vari campionissimi, non pesano le assenze del Pocho Lavezzi e di Lisandro Lopez.
Spostandosi in Brasile, Dunga, ct della Selecao brasiliana, ha detto no ad Alex e Marcelo, ma ancor più incredibilmente a Pato (anche se il lungo infortunio patito nella stagione ne aveva già messo in dubbio la partecipazione), Ronaldinho e Julio Sergio.
Tra gli infortuni dell’ultim’ora, pesa come un macigno le assenza per il Portogallo di Nani. La Germania aveva già il cuore in pace: Westermann, Adler e Ballack sapevano già che non avrebbero fatto le valige per il Sudafrica. Tra le africane, nella Nigeria ko Obi Mikel, nel Ghana Essien.