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martedì 7 settembre 2010

Juve, una rifondazione inutile


di Alessandro Mascia

Una squadra da puntellare è stata rifondata. Inutilmente. Si potevano prendere due terzini, un centrale, un regista e una punta. Invece Delneri ha voluto di tutto, ed è stato accontentato. Per capirsi: in corso Galileo Ferraris hanno dato più valore all’aquileiano (che per inciso nelle big ha sempre fatto disastri, chiedere a Roma e Porto) di quanto non abbiano fatto l’Inter con Benitez e il Real con Mourinho.
Sarà una stagione con una squadra allo sbando, che faticherà a trovare la bussola e, probabilmente non avrà accesso alla prossima Champions League. Ciliegina sulla torta: gli addii di Diego, allontanato troppo in fretta, e le cacciate di Re David e Camoranesi.

Una campagna acquisti di bassissimo profilo ha portato a Torino, nell’ordine: Bonucci, Pepe, Martinez, Motta, Storari, Lanzafame, Krasic, Aquilani, Quagliarella e Rinaudo.
Sfido a trovare un, e dico un, fuoriclasse. Le partenze sono illustri: Camoranesi, Trezeguet, Diego. Questi sono solo tre nomi.
Serviva? Il mio giudizio è NO. Inequivocabilmente NO. E vi spiego perché. Sì, la rosa andava svecchiata e in questo senso si è fatto un passo avanti. Ma in ogni reparto non ci sono state migliorie, anzi.
In difesa, cioè dove servivano i maggiori rinforzi, l’apporto è stato ridicolo. Motta crossa bene tre volte su dieci. Bonucci per ora vale quanto Legrottaglie, ma non ha la sua esperienza. Traorè era riserva a Londra, Rinaudo non valeva il Napoli. Per quanto riguarda chi è rimasto: De Ceglie deve ancora capire come si difende e deve affinare il cross. Grygera è l’ombra di se stesso, Grosso è fuori rosa.
Il centrocampo, invece, è stato profondamente modificato, ma davvero senza aggiunta di un pizzico di qualità. Pepe e Martinez sono due giocatori da mezza classifica, niente di più. Krasic deve smentire Moggi che ha detto: “Di Nedved ha solo i capelli”. Lanzafame giocherebbe a fatica in primavera. Al centro c'è Sissoko, l’unico in grado di costruire un po’ di gioco. Melo deve rifarsi da una stagione catastrofica, e Aquilani sarà l’oggetto del mistero. Ma ho fiducia in lui.
Infine: Claudio Marchisio. Davvero vale un "no" a 20 milioni dell’Inter? Soldi con i quali comprare una punta? Analizziamo un attimo il suo rendimento. 53 gare con la maglia bianconera, 6 gol, non più di 15 assist (chiedere a chi ce l’aveva a fantacalcio). Chiellini, da difensore, nello stesso periodo ha fatto meglio. Ora, il Principino, vale davvero quella vagonata di soldi???
In attacco si è consumato lo sfregio. Diego. Non dovevano assolutamente mandarlo via: l’idea era quella che si fosse ambientato, e di sicuro rimpiazzarlo con Quagliarella è stato ridicolo. E Trezeguet? Re David mandato via, cacciato quasi. Ma la cosa assurda è che pagherà la Juve l’ingaggio, non l’Alicante. Serviva? Non si poteva tenerlo in rosa? I 5/10 gol, probabilmente li avrebbe fatti.
Juventini, preparatevi a lunghi periodi di delusioni, l’inizio del ciclo, non fatevi ingannare, è ben lontano dall’essere arrivato.

LA STELLA Giorgio Chiellini. E il che è tutto dire. Un difensore granitico, sempre attento, arcigno. Ma di sicuro non è colui che cambia la partita.

COSA VA La forza quattro. In ogni reparto ci sono quattro scelte. Motta, Grygera, De Ceglie e Traorè come terzini, Bonucci, Legrottaglie, Chiellini e Rinaudo centrali. In mezzo al campo Marchisio, Sissoko, Melo e Aquilani, sulle fasce Pepe, Krasic, Martinez e Lanzafame. In attacco Quagliarella, Del Piero, Amauri e Iaquinta.

COSA NON VA Mancherà Buffon fino a gennaio. La squadra faticherà a trovarsi nei primi tempi. Rischio dissapori per coloro che, comprensibilmente, staranno fuori spesso. Manca una punta di ruolo capace di segnare 20 gol. Manca un fuoriclasse.

POSSIBILE PIAZZAMENTO Lo scudetto è assolutamente fuori discussione. Inter, Roma e Milan sono una spanna sopra, forse anche due. Napoli, Genoa e Fiorentina daranno fastidio. Il quarto posto non è assolutamente sicuro, anzi. Ritengo che la Vecchia Signora chiuderà al 5° posto. D'altronde, l'obiettivo, è migliorare l'anno passato...

martedì 15 giugno 2010

Una buona Italia pareggia all'esordio: che Mondiale ci attende?

Un nuovo modulo e il gioco più largo: così si può migliorare.

Risponde Luca Cipriano


La prova di ieri sera non ha spazzato via le vecchie premesse pessimiste: una squadra che ha paura, o forse non riesce quasi mai a tirare in porta contro il Paraguay, non può essere il team Campione del Mondo.

Quello che sorprende, a differenza del valore dei singoli, è la confusione tattica degli undici messi in campo: Lippi ha sperimentato un 4-3-3 con gli uomini sbagliati: vada per Pepe, che non è mai stato un attaccante puro, ma almeno è abituato a spingere, e ieri sera si è visto, è poco comprensibile la scelta di Iaquinta come attaccante esterno: il giocatore della Juventus ha trovato pochi spazi sia per gli assist che in fase di finalizzazione. Ora, o i due attaccanti esterni sono veloci e pronti a crossare verso la torre centrale (nel caso di ieri, un immobile Gilardino), oppure sono dei fenomeni pronti a scardinare le difese avversarie. Dal momento che i veri talenti nella Nazionale italiana sono pochi, forse Lippi dovrebbe optare per un classico 4-4-2, con una punta veloce come Di Natale e un compagno di reparto potente e dinamico come Pazzini.

Il gioco lascia a desiderare: positiva la fase di possesso palla, certo, ma le idee sono fin troppo confuse: c’è distanza tra i mediani e l’attacco; le fasce non vengono sfruttate. Rimangono le vie centrali, dove il solo Montolivo ha provato a mettere un po’ di paura: è lui una delle note positive del match d’esordio. Il centrocampista della Fiorentina recupera palloni, cerca e ottiene soluzioni filtranti, interrompe il gioco: insomma, è stato quasi la fusione della coppia “Gattuso – Pirlo” dei tempi d’oro. Guardiamo in avanti con delle belle sorprese: la retroguardia appare abbastanza solida, eccetto la brutta disattenzione sul goal preso da palla inattiva. Criscito è una speranza, Zambrotta una vecchia e piacevole conferma, Cannavaro ricorda molto bene il centrale del magico 2006.

La Germania ha espresso un gioco galattico contro un’Australia non certo insuperabile: l’Italia si è trovata impaurita di fronte ad un avversario diverso, ma ugualmente inferiore. Si deve pretendere di più? Certo, con un nuovo modulo e qualche nuovo innesto; ma soprattutto siamo al Mondiale e vestiamo la maglia dei Campioni del Mondo.

mercoledì 9 giugno 2010

Italia, 3 motivi per crederci ancora

Ormai ci siamo: è il momento della verità. Ripensandoci sembra quasi impossibile che siano già trascorsi 4 anni dalla magica notte del 9 luglio 2006, quella in cui il cielo sopra Berlino, e sopra tutto il mondo, si colorò dell'azzurro delle maglie di Cannavaro, Grosso, Materazzi, Pirlo, Toni, Del Piero, Buffon e tutti gli altri. Nessuno di noi può aver dimenticato gli istanti in cui capitan Cannavaro sollevò al cielo la Coppa, 24 anni dopo i Mondiali di Spagna, e i festeggiamenti irrefrenabili che seguirono "in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi" d'Italia per celebrare i nuovi Campioni del Mondo. Campioni del Mondo. Nei quasi 1400 giorni che separano quella sera dal 14 giugno 2010, giorno in cui l'Italia esordirà da detentrice del titolo contro il Paraguay, è successo un po' di tutto: la Juventus in Serie B, i contestati trionfi dell'Inter priva di italiani in campionato e in Europa, la parentesi poco felice di Donadoni sulla panchina azzurra, lo sfortunato Europeo 2008, il ritorno di Lippi, la disastrosa Confederations Cup 2009, la qualificazione mondiale e le polemiche senza fine sulle esclusioni eccellenti di Cassano, Balotelli e Miccoli. Insomma, neanche da Campione del Mondo l'Italia del pallone ha trovato pace o riparo dalle polemiche. A maggior ragione, viene da dire, alla vigilia del mondiale sudafricano, dove Lippi, che oltretutto non brilla certo tra i più per simpatia, cercherà di convincere i moltissimi scettici che l'impresa di riconquistare il titolo per la seconda volta di fila, impresa riuscita solo all'Italia di Pozzo (1934 e 1938) e al Brasile alla fine degli anni '50 (1958 e 1962), è alla portata dei nostri.


Le obiezioni che sono state mosse alle parole del nostro ct sono state tante e alcune sembrano supportate da dati di fatto: l reduci da Berlino hanno ovviamente 4 anni in più e giocatori come Cannavaro, Zambrotta, Pirlo e Buffon non sembrano avere lo stesso smalto di allora. Senza contare quei giocatori convocati nonostante una stagione martoriata dagli infortuni, come Gattuso, Camoranesi e Iaquinta, e oltre ad ulteriori scelte più o meno discutibili, come quelle di Bocchetti, Maggio, Palombo, Pepe e Quagliarella. Sulla mancata considerazione di Lippi nei confronti di Cassano, Balotelli e Miccoli si è detto un po' di tutto, anche se c'è da tenere presente che tutti e tre hanno offerto prestazioni nell'arco del campionato non sempre ai massimi livelli, pur nel complesso e a prima vista meritando la chiamata più di altri, in particolar modo Cassano (più di Miccoli e di Balotelli, notoriamente bizzosi di carattere al punto da essere considerati fattori di rischio per l'armonia del gruppo). Altro appunto fatto dagli esperti è la mancanza di giocatori di fantasia, come Totti, Del Piero e appunto lo stesso Miccoli, infortunatosi però sul finire di campionato, nella rosa dei 23 per il Mondiale. Secondo i più pessimisti l'Italia non è altro che un gruppo di giocatori ormai ''bolliti'', destinato a ripetere la pessima figura della nazionale di Bearzot campione uscente nei Mondiali di Messico '86, e molti scommettono su una prematura eliminazione già nel ''fattibile'' Girone E contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Eppure, a ben vedere, ci sono almeno 3 motivi per credere, se non in nuova impresa, almeno in un Mondiale più che dignitoso da parte degli azzurri: innanzitutto il carisma di Lippi, allenatore vincente e capace di creare uno spogliatoio motivato e compatto, anche a costo di compiere scelte ed esclusioni impopolari; inoltre potrebbe rivelarsi un fattore positivo la mancata considerazione dell'Italia tra le favorite per la vittoria finale, così come avvenuto quattro anni fa in Germania, ricordando che spesso ''chi entra papa esce cardinale'' (come la Francia nel 2002 o il superfavorito Brasile nel 2006); infine, può essere utile ricordare come l'Italia storicamente sia una delle nazionali più ostiche da affrontare in un Mondiale e arrivi quasi sempre alle battute finali della competizione (contando, negli ultimi 20 anni, la semifinale nel 1990, la finale nel 1994, gli ottavi di finale persi solo ai rigori nel 1998, l'eliminazione sempre gli ottavi ma ''grazie'' all'arbitro Moreno nel 2002 e la vittoria del 2006). Insomma, una cosa è certa: l'Italia che si presenterà per difendere il titolo non sarà uno sorta di sparring partner per le avversarie che troverà sulla sua strada. E allora affidiamoci a Lippi e alle sue scelte, incrociando le dita ed evitando di ''aprire il fuoco'' fino ad un'eventuale eliminazione anticipata, per non dover poi magari salire sul classico ''carro dei vincitori'' a posteriori.


Difesa - Magari Gigi Buffon, anche per i problemi fisici patiti negli ultimi anni, non sarà più lo stesso muro invalicabile visto nella rassegna tedesca, ma rimane sicuramente tra i primi 3 migliori portieri al mondo insieme a Casillas e Julio Cesar, tra l'altro non esenti da ''papere'' nella stagione europea appena conclusa. Il ruolo di secondo portiere che fu quattro anni fa di Amelia sarà ricoperto dal cagliaritano Marchetti, con De Sanctis come terzo portiere a portare esperienza nello spogliatoio. Il reparto a destare maggiori preoccupazioni è però senza dubbio la linea difensiva azzurra: Cannavaro è reduce dall' ''annus horribilis'' della Juve, del quale si può dire sia stato uno dei principali responsabili, e sembra davvero tutto tranne che una sicurezza. Sicurezza che sembra invece dote del compagno di squadra Chiellini, al contrario uno dei migliori nella pur sempre disastrosa stagione bianconera. A destra oggi come allora ci sarà Zambrotta, anche lui apparso parecchio appannato all'alba dei 33 anni, mentre sulla sinistra il posto che fu del protagonista in Germania Grosso, tagliato da Lippi dopo l'inserimento nella lista dei 30, sarà di uno tra il genoano Criscito e il napoletano Maggio. Le alternative per il reparto arretrato sono il genoano Bocchetti e la rivelazione del Bari Bonucci, schierabili al centro con l'eventuale spostamento di Chiellini sulla fascia sinistra, come ai tempi di Fiorentina e Livorno.

Centrocampo - L'infortunio di Pirlo, pur anche lui in netta flessione nell'ultimo anno, ha complicato i piani di Lippi, che ricorrerà così almeno sino al rientro del rossonero a uno tra Gattuso, Montolivo e Palmobo sulla linea mediana accanto a De Rossi, con i primi due leggermente favoriti in partenza, soprattutto il giocatore della Fiorentina, mentre Gattuso viene considerato funzionale soprattutto come leader dello spogliatoio. C'è poi da sciogliere il nodo sul modulo che sarà impiegato dal ct, con ogni probabilità uno tra il 4-2-3-1 e il 4-3-3. Nel primo caso probabile l'impiego di Marchisio come trequartista a supporto dell'unica punta e dei due esterni d'attacco, che dovrebbero Iaquinta e il capocannoniere della Serie A Di Natale, trasformati in ali vere e proprie nel passaggio al più classico 4-3-3. In panchina, pronto ad entrare in campo, ci sarà l'udinese Simone Pepe, pupillo di Lippi, mentre restano tutte da verificare le condizioni dell'italo-argentino Mauro Camoranesi, alle prese con problemi al ginocchio ma che potrebbe recuperare già per il secondo match del girone contro la Nuova Zelanda. In preallarme, soprattutto per la questione Pirlo, rimarrà fino all'ultimo il cagliaritano Cossu, aggregato come 24esimo alla spedizione azzurra imbarcatasi per Johannesburg.

Attacco - Detto di Iaquinta e Di Natale e dei loro possibili alter ego Pepe e Camoranesi, per il ruolo di punta centrale è favorito ''Il Gila'', Alberto Gilardino, sul ''Pazzo'', Giampaolo Pazzini, goleador della Sampdoria quest'anno autrice di una storica qualificazione in Champions League. Mancheranno, come detto più volte, attaccanti come Cassano, Balotelli e Miccoli, ma anche Luca Toni, l'ariete degli azzurri a Germania 2006, capocannoniere della spedizione azzurra insieme a Materazzi con la doppietta nei quarti di finale contro l'Ucraina (anche se andrebbe ricordato pure il gol regolare annullato in finale contro la Francia). Comunque sia, il passato è passato, Germania 2006 è in archivio. Ora è il momento di provare a scrivere la storia anche a Sudafrica 2010. E vedendo le imprese dell'Inter nel calcio e della Schiavone nel tennis verrebbe da dire, come recitavano le maglie dei fan della tennista milanese, Nothing is impossible. E non a caso Lippi ha detto di volersi ispirare per questo mondiale proprio dalla Schiavone. Quindi, forza azzurri!