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sabato 5 marzo 2011

Juventus-Milan: il big match in 11 duelli

Il Diavolo rampante contro la Zebra ferita, il sogno Scudetto contro la speranza Champions (o quel che ne rimane), ma soprattutto uno dei più classici derby d'Italia per antonomasia: all'Olimpico di Torino va in scena questa sera il match clou della 28° giornata di Serie A tra la Juventus di Gigi Delneri e il Milan di Max Allegri. Un incontro-scontro che ha il sapore di mille lotte scudetto e di una finale di Champions League, ma che mai come quest'anno vede invece di fronte due squadre agli antipodi, tanto in classifica quanto dal punto di vista mentale. Per i bianconeri prima di tutto si tratta di una finale, in primis, in senso stretto, per lo stesso Delneri: una nuova sconfitta, la terza consecutiva, rischierebbe di essere la pietra tombale sull'esperienza del tecnico di Aquilea a Torino, oltre che l'ultimo saluto generale alle ambizioni di conquista dell'Europa che conta, non certo quella ''League'' che a questo punto rischia di essere, a sua volta, a rischio. Dall'altra parte, per i rossoneri, si tratta di una tappa fondamentale verso la conquista del tricolore dopo il sonoro successo casalingo contro il Napoli, che ha proiettato la  truppa di Allegri a +5 sull'Inter e a +6 sugli stessi partenopei. Un match dunque importantissimo, seppur vissuto con meno rivalità (comunque sempre in un regime di correttezza) rispetto al passato, che vivrà dei confronti tra i 22 protagonisti in campo (ovviamente ci atteniamo a quelle che sono considerate le più che probabili formazioni).

Buffon vs. Abbiati
Entrambi portieri di grandissima esperienza e di indubbio valore, stanno però vivendo una stagione radicalmente diversa tra loro: per Gigi, dopo i persistenti problemi alla schiena, il campionato è iniziato appena un paio di mesi fa e non sicuramente nel migliore dei modi, vuoi per una difesa non certo insuperabile (come dimostra il numero di gol casalinghi incassati dalla Juve in stagione, record negativo in A), vuoi per un rendimento qualitativamente inferiore al passato (in larga parte per colpa dei problemi fisici, oltre che dell'età). L'estremo difensore rossonero invece, pur protagonista a sua volta di un paio di infortuni stagionali, pur non gravissimi, sta vivendo una stagione da protagonista come testimoniato dai gol totali incassati dal Milan, miglior difesa del campionato. Un reparto spesso criticato e considerato il più vulnerabile della formazione di Allegri, eppure uno dei più sicuri grazie anche alla ''saracinesca'' calata in mezzo ai pali.

Barzagli vs. Thiago Silva
L'ex Campione del Mondo 2006, rientrato in patria a gennaio dopo le annate a Wolfsburg, si è dimostrato in palla oltre le attese nonostante il momento poco felice della squadra. Prova ne è il sacrificio di Bonucci, relegato in panca da Delneri proprio per fare posto al più esperto collega centrale di difesa. In casa Milan invece, già da tempo, il difensore brasiliano è una granitica certezza e più di una volta in questa stagione, vista anche l'ecatombe di infortuni a centrocampo, ha dimostrato la sua duttilità adattandosi sulla linea mediana. Un punto fermo e irrinunciabile nei meccanismi di Allegri.

Chiellini vs. Nesta
Scontro a colpi di qualità tra due dei migliori difensori italiani degli ultimi anni. Il vicecapitano bianconero tornerà ad occupare il suo ruolo da centrale dopo essere stato impiegato per un paio di partite sulla fascia sinistra, come ai ''vecchi tempi'' degli esordi in A con la maglia di Livorno e Fiorentina. Il centrale rossonero invece cercherà di presidiare la propria area con il solito spolvero che lo ha reso importantissimo, nonostante i mille infortuni che hanno pesantemente condizionato almeno gli ultimi 5 anni della sua carriera.

Sorensen vs. Abate
Sull'out destro di difesa largo ai giovani, o addirittura ai giovanissimi, con il 18enne talento danese, ormai sdoganato dal Delneri in prima squadra, da una parte e il 24enne terzino figlio d'arte dall'altra. Due talenti cresciuti in casa, sbocciati quasi all'improvviso, nel caso dello juventino, o mandati a maturare in diverse piazze, anche importanti, prima di essere riaccolti a braccia aperte con un bagaglio tecnico e mentale di grande rilevanza. Freschi, ma non inesperti.

Traorè vs. Jankulovski
Sull'out di sinistra spazio invece alle rivincite. Un po' a sorpresa sia Delneri che Allegri schiereranno due giocatori per lungo tempo ai margini delle rispettive rose, anche se per motivi diversi. Il 21enne franco-senegalese Traorè, di proprietà Arsenal, paga infatti problemi di fragilità muscolare che lo hanno tenuto fuori per gran parte dello stagione e che costituiscono uno dei fattori che ha impedito al giocatore di imporsi in una squadra dall'età media estremamente bassa come sono i Gunners di Wenger. All'opposto Marek Jankulovski ritrova una maglia da titolare dopo aver passato gran parte del campionato in tribuna e con il benestare di Allegri, indubbiamente anche ''grazie'' agli infortuni di Bonera, Antonini, Oddo e Zambrotta e all'indifferenza del tecnico toscano nei confronti di Sokratis Papasthatopoulos.

Felipe Melo vs. Van Bommel
Duello in mezzo al campo tra mediani ruvidi, che certo non fanno complimenti ad allungare la gamba tanto sul pallone quanto sulle caviglie avversarie (o anche ad altezza spalle). L'ex capitano del Bayern Monaco si è subito ben ambientato in maglia rossonera e, complici i lunghi infortuni di Ambrosini e Pirlo, si è ritagliato un posto fisso nel centrocampo del Diavolo. Quantità più che qualità, ma soprattutto, grazie anche all'età, tanta esperienza. Quella che forse ancora manca al centrale brasiliano della Juve, ancora troppo ingenuo in molte situazioni in campo ma smaliziato quanto basta nel mettere in risalto la propria fisicità, tanto nel bene quanto nel male.

Marchisio vs. Gattuso
Due modi diversi di intendere il campo, ma lo stesso attaccamento alla maglia e il medesimo desiderio di perorare in prima linea le cause della squadra. Il centrocampista bianconero, juventino da sempre, ci mette di sicuro quella qualità in più che forse manca al ''Ringhio'' rossonero, pur ogni tanto smarrendosi in campo durante alcune fasi del match, forse per troppa generosità in alcuni frangenti. Caratteristica anche questa comune al numero 8 rossonero, uno che spesso, più che sostituito, andrebbe trascinato fuori dal campo, non fosse altro per la voglia che avrebbe di dire la sua anche in condizioni estreme.

Krasic vs. Flamini
Più ala il serbo, più centrocampista con il vizio dell'inserimento il francese, giocano entrambi con il compito di aiutare tanto in avanti quanto la difesa. Operazione che, per caratteristiche tecniche, forse riesce meglio al francese, al quale forse manca quel pizzico di qualità in più. L'esterno bianconero, come detto ''più offensivo'' per natura, è il classico uomo da ripartenza fulminea, dribbling sulla fascia e cross. Un atteggiamento fisicamente molto dispendioso, probabilmente causa principale del periodo di flessione che il serbo sta attraversando dopo un inizio di stagione sugli scudi. Nonostante questo Delneri non intende privarsene, perchè sa che dal suo piede possono nascere sempre ottimi spunti per l'attacco.

Martinez vs. Boateng
Ultima spiaggia contro stesso mare? Per l'uruguagio ex Catania la chance concessa dal tecnico friulano, dopo le prestazioni molto deludenti successive al rientro dal lungo infortunio, rischia di essere davvero l'ultima. E il giocatore rischia di essere bersagliato, in prima fila, tra i capri espiatori della deludente stagione bianconera. Vuoi per le prestazioni, vuoi per i soldi spesi dalla società (troppi, ma la colpa è di Marotta, non certo del giocatore), vuoi per il ruolo non adatto all'uruguagio, abituato a giocare ala pure più che esterno di centrocampo. Per il ''Boa'' Boateng lo stesso mare è la conferma del posto dopo il rientro dal lungo infortunio e soprattutto la rete contro il Napoli. Una stagione, quella del ghanese, che potrebbe aver preso finalmente un'ottima piega dopo i primi mesi decisamente così così.

Toni vs. Cassano
Giocatori finiti? L'ariete juventino e il fantasista milanista non hanno certamente dalla loro l'età, ma in campo stanno provando a dimostrare di avere i requisiti adatti per sfruttare al meglio quella che è probabilmente l'ultima grossa chance della loro carriera. Due attaccanti con caratteristiche diversissime (la forza fisica e l'altezza per il primo, la fantasia e l'agilità per il secondo) ma che fino a gennaio sembravano due corpi estranei alle dinamiche del campionato, poco amati (per usare un eufemismo) dai loro stessi presidenti; Toni poco prolifico a Genoa e contestato pesantemente da Preziosi,  Cassano addirittura messo fuori rosa da Garrone dopo il tanto famoso quanto violento litigio per un motivo apparentemente banale. A distanza di poco più di due mesi, nonostante tutto vivranno un Juve-Milan da protagonisti. Forse l'ultimo.

Matri vs. Ibrahimovic
La giovane speranza e il ''vecchio'' leader, il più classico dei confronti tra ex: da una parte ''Matri Mitra'', di scuola Milan, 26 anni, tanta gavetta nelle serie minori e un paio di stagioni da protagonista a Cagliari, chiamato ora a sfruttare l'occasione della vita; dall'altra ''Ibracadabra'', il nomade, non per banali e stupidi motivi razzisti quanto per la spiccata tendenza a cambiare maglia a seconda dell'umore e degli obiettivi. Voleva vincere tutto, c'aveva provato proprio con la maglia della Juve prima di fuggire, post Calciopoli, sulla sponda nerazzurra. Poi il Barcellona, esperienza sostanzialmente negativa, poi ancora il Milan. Di campionati vinti ne sono arrivati, quelli sì, ma Ibra vuole di più, molto di più. Per non farsi venire qualche nuovo mal di pancia. E chissà che alla fine poi non la spunti davvero il suo giovane collega.

p.s. Da non dimenticare anche il duello tra i due grandi esclusi, Pato e Del Piero, accomunati non solo dalla classe ma dal rispetto reciproco (il Papero brasiliano ha annunciato che vorrebbe chiedere al capitano bianconero la maglia a fine partita). Un duello solo rimandato in quanto a tempistica e che probabilmente potremo vedere nella ripresa.

lunedì 14 febbraio 2011

Pace, interisti rosiconi. Riflessioni a caldo di uno juventino appagato.


di Alessandro Mascia

Qualcuno sa dirmi per che guerra si combatté nella battaglia di Maratona? O in quella di Poitiers? E Lepanto? Forse più facile Pearl Harbor.  Il succo non cambia. Si vinconon le guerre, ma a restare nella storia ci sono le battaglie.
Ecco perché vincere un derby d’Italia, sentitissimo come mai in questi tempi, è sempre una goduria immensa. E pace all’anima dei rosiconi che urlano “ormai avete come obiettivo solo battere noi” oppure “siete da settimo posto”.
Pace all’anima, rosiconi. Vincerete la guerra, può darsi, ma questa battaglia è nostra. E poi, se non succede? Sì, che vinciate lo scudetto… Quanto vi brucerà aver perso 4 punti contro l’odiata Juve? Tanto, tantissimo.
Quanto vi brucerà che Matri abbia segnato e Pazzini no? Quanto vi brucerà aver segnato 0 gol alla Vecchia Signora in due partite? Tanto, tantissimo.
Comunque il verdetto del campo è stato inequivocabile: 1-0, vittoria di misura, giusto così. Perché sì, la Juve ne poteva fare altri 3 (due colpi di Matri fuori di un soffio e un’incornata di Chiellini fuori di nulla), ma Buffon ha neutralizzato prima un tiro di Pazzini, poi un tentativo di favore di Sorensen, poi un’incursione di Eto’o, e infine, la traversa pazzesca di Eto’o, quella che ti fa godere più di un gol, ha sancito che per i nerazzurri, davvero, non era serata.
Non sono fuori dalla lotta scudetto, assolutamente no, anzi. C’è da recuperare la Fiorentina e manca ancora molto alla fine.
Probabilmente la guerra sarà loro. Ma la battaglia dell’Olimpico, la battaglia di San Valentino no. Quella l’ha vinta il generale Gigi Delneri da Aquileia.
Con buona pace di Moratti.

mercoledì 9 febbraio 2011

Speciale Juve-Inter. Day 1. Meglio Gigi o Julio?


Meno 4. Non è (purtroppo) la distanza della mia Juve dall’Inter, ma i giorni che mancano al match più atteso del campionato: Juventus – Inter.
Anche quest’anno non c’è in palio uno scudetto – e anche quest’anno la colpa non è dell’Inter – ma la rivalità non scema, anzi. Vi sono tutta una serie di dualità che si contrapporranno nell’arco dei 90’ e si protrarranno anche oltre.
Ne ho individuati 3, che ora più che mai, a mio avviso, sono forti. Dicotomie ben marcate, quasi urlate. E voi, da che parte state?

BUFFON – JULIO CESAR. Il portiere più forte del mondo contro… il portiere più forte del mondo. Lasciamo perdere le recenti dichiarazioni di Felix Magath – secondo il quale è Manuel “Ducky” Neuer, portiere dello Schalke e della Germania il numero 1 più forte del mondo - e lasciamo anche perdere che Gigi abbia appena vinto il premio come miglior portiere del decennio appena trascorso.
I due big sono loro. E tra l’altro sono tornati decisivi – più Julio a dire il vero – in mezzo ai pali dopo una mezza stagione vissuta male (o non vissuta proprio).
Ma a conti fatti chi vale di più?
Il treno scudetto e il treno Champions League passa per le loro mani, e i due lo sanno. Gigi parte nettamente svantaggiato nella corsa, tra i due. Il motivo è lampante: il resto della difesa. Se i nerazzurri possono contare su un pacchetto arretrato arcigno – anche se si è aggiunta la squalifica di Chivu – per i bianconeri non si può dire lo stesso. Buttare l’occhio allo score se non si è convinti.
Ma per la legge dei grandi numeri sarà la serata di Buffon: dal ritorno dall’infortunio non ha ancora fatto “una parata alla Buffon”, come il numero uno della Juve e della Nazionale ha dichiarato. Julione, invece, domenica sera ha salvato l’impossibile contro la Roma, dimostrando che la fascia di migliore del mondo, forse, non gli sta poi così stretta.
Buffon dalla sua ha un istinto poderoso. Ma sta perdendo lucidità nei “colpi facili”. Si riguardino, lorsignori, i recenti gol subiti per chiarificazione.
Julione, invece, sta rigudagnando fiducia in se stesso match dopo match. 
Insomma, sono, a mio avviso, sostanzialmente uguali: fenomenali, per quanto riguarda loro stessi. Ma questi piccoli fattori di cui ho parlato qualche riga sopra, fanno la differenza, anche se di poco. Il più forte, non è più Gigione. Ma ti prego, Gigi, smentiscimi.

giovedì 13 gennaio 2011

JUVE DUE SCONFITTE ED E' CAOS. MA LASCIATE LAVORARE DELNERI.


Vecchia Signora cosa ti succede? Ti stai forse concedendo il lusso di una seconda stagione fallimentare di fila? Dopo la bruttissima parentesi di Ciro Ferrara e Zaccheroni con la qualificazione all'Europa League acciuffata per i capelli, i tantissimi tifosi bianconeri quest'anno si sarebbero aspettati dal team di Delneri un campionato arrembante. Una stagione da Juve insomma.

L'ARRIVO DI DELNERI E L' ESTATE DI RINNOVAMENTO
Arrivati in pompa magna nel mercato estivo moltissimi acquisti (tanti onesti gregari e qualche buon giocatore) ci si sentiva pronti per le posizioni di vertice. L'avvio di stagione infatti non è malvagio e, a coronamento dell'apparente rinascita ,ecco arrivare la prestigiosa vittoria con il fanta Milan. Vabbè, l'eliminazione dall'Europa League per mano di Red Bull Salisburgo e Lech Poznan dà sì un po' di bruciori di stomaco ma di certo non toglie il sonno. La vecchia Coppa Uefa in fondo non è una competizione affascinante come la Champions e, se si possono risparmiare energie in primavera per sperare di entrare tra le prime quattro alla fine del campionato, tanto meglio. La prima parte di stagione per gli uomini di Andrea Agnelli, nonostante il mezzo passo falso con il Chievo, si conclude così tra molte più luci che ombre. I passi in avanti rispetto al passato sembrano infatti evidenti e i motivi per avere fiducia di certo non mancano. Quagliarella è finalmente esploso anche ad alti livelli, Krasic si dimostra un ottimo acquisto e l'idea di gioco della squadra fa ben sperare.

IL NUOVO ANNO SI APRE MALISSIMO
Con l'avvento del 2011 ecco le due sconfitte con goleada contro Parma in casa e Napoli fuori che fanno però tanto rumore e incominciano a far tremare le fondamenta del progetto Delneri. Apriti cielo. La critica comincia il solito gioco al massacro e leggendo i titoli dei giornali s'intuisce subito quale sia la linea comune di stampa. “Stagione fallimentare/ Ferrara meglio di Delneri/ Progetto Juve già da rifare?”. Con le prime sconfitte pesanti arrivano anche i primi malumori dei giocatori, Momo Sissoko per esempio spara a zero contro la società, e pare voglia essere ceduto per lo scarso feeling con il tecnico che a suo dire nemmeno lo saluta agli allenamenti (?). Le domande, tante ora sorgono spontanee. Possono bastare due brutte partite per mettere di nuovo tutto in discussione? Cosa sta succedendo alla grande Juve che noi tutti non bianconeri temevamo e guardavamo con disprezzo perchè la più forte di tutti? Cosa ne è stato di quella mitica società che non permetteva che nulla e nessuno potesse metterle il bastone tra le ruote? Delneri è veramente un incapace? Ci permettiamo di rispondere solo all'ultima domanda.

LASCIATE LAVORARE IN PACE GIGI DEL NERI
Delneri non è un incapace, è solo un allenatore dagli schemi mentali molto rigidi, uno che antepone la sua idea di calcio ai calciatori, uno di quelli che viene prima la squadra e poi solo dopo il singolo, l'uomo. Uno che non ama i grandi campioni perchè forse ne ha timore dopo le brutte esperienze al Porto e alla Roma e quindi ama costruire le sue squadre con giocatori di cui sa di potersi fidare al cento per cento. Ricordate la Sampdoria e il caso Cassano? Quindi, secondo me, cari Juventini, lasciate lavorare il vostro mister in santa pace e qualcosa di buono ne uscirà per forza, se non quest'anno al massimo la stagione prossima. Unica cosa, scordatevi i campionissimi in squadra. Delneri non li vorrà mai.

lunedì 10 gennaio 2011

VE L'AVEVO DETTO - Riflessioni di uno juventino disilluso

Troppo facile dire “ve l’avevo detto”, ma è così. Ve l’avevo detto.
Se sfogliate, cari lettori del nostro blog, gli articoli da me scritti sulla Juventus, ne trovate uno di settembre nel quale dissi, in tempi non sospetti tra le altre cose “...una campagna acquisti di bassissimo profilo ha portato a Torino, nell’ordine: Bonucci, Pepe, Martinez, Motta, Storari, Lanzafame, Krasic, Aquilani, Quagliarella e Rinaudo. Sfido a trovare un, e dico un, fuoriclasse.“
Ora, a distanza di sei mesi, mi sembra che avessi perfettamente ragione. Qualcuno, dopo la serie positiva, ha iniziato a parlare si scudetto. La realtà è un'altra: anche il 4° posto sarà duro da conquistare.
Bonucci ha anche ingranato, ma è lontano anni luce dall’essere quel difensore necessario alla Juventus. Aquilani ha dimostrato di valere ancora qualcosa, ma l’uomo di Cristallo deve ancora diventare decisivo.
Sono solo 3 gli acquisti che si sono fatti valere: Quagliarella, Krasic e Storari. Che da oggi, ritengo, non si sentiranno più.
Quagliarella, forse l’unico vero talento di questa Juventus operaia, si è spaccato. Fuori fino a fine stagione. L’unico che con i suoi guizzi ci ha cambiato le partite in corsa.
Storari, come da ciclo previsto ampiamente, tornerà a scaldare la panchina per far posto al Gigi nazionale.
E Krasic? Lo dico, mi darete dell’eretico. Krasic non è un fenomeno. Non è il primo, né l’ultimo, che, grazie alle capacità e a una forma fisica ottima riesce a fare un periodo brillante. Finiti questi bei momenti, vuoi perché i difensori ti hanno preso le misure (da Pasqual in poi Krasic non si è più visto) vuoi perché è un anno consecutivo che giochi, ecco che il diamante della Juve si rivela un comunissimo zircone. Magari più grande, ma pur sempre uno zircone.
Quindi, piedi a terra: lo Scudo non arriva, nemmeno quest’anno.

mercoledì 1 dicembre 2010

Juve, ultima chiamata. Obbligo di vittoria anche per Samp e Palermo.

Oggi nel gelo di Poznan i ragazzi di Delneri affrontano il Lech, campione polacco in carica, capace di fermare la Juve sul 3-3 a Torino. Squadra caparbia, arrembante e decisamente offensiva, il Lech oggi è sulla strada che porta i bianconeri alle eliminatorie di Europa League, di febbraio.
Serve vincere per rilanciare le proprie ambizioni europee, e magari sperare che il Manchester non faccia lo stesso. Un pareggio sarebbe praticamente una condanna a morte: bisognerebbe vincere con il City il 16 dicembre ad ogni costo.
Il problema principale sarà il freddo: quello che sentiranno i giocatori sulla propria pelle sarà un terribile -30 (a fronte di una temperatura di-20). Se per i polacchi è (quasi) normale amministrazione, per i piemontesi la questione sarà ben diversa. Si aggiunga il fatto che Del Piero e compagni si spaccano anche con 15 gradi a Vinovo e il pasticcio è servito. Meno male, penserà Delneri, che gente come Aquilani e Quagliarella, indispensabili in questo momento, si risparmieranno la gelata.

Il resto del pacchetto è in situazioni di classifica simili: il Palermo se perde con lo Sparta Praga saluta l'Europa League, pareggiando avrebbe poi bisogno di un miracolo tra 15 giorni a Losanna.
La Samp si potrebbe permettere il pari, ma perdendo rischierebbero l'eliminazione già stasera.
Il Napoli, impegnato con l'Utrecht, è l'italiana messa meglio: può pareggiare senza doversi poi strappare i capelli, ma vincendo ipotecherebbe la qualificazione.

sabato 6 novembre 2010

Le deluse in Europa cercano riscatto in Italia

Guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Le italiane impegnate in Europa, questa settimana, certo non hanno brillato. I sette i team nazionali impegnati tra Champions e Europa League hanno raccolto un bottino che definire misero è riduttivo: pari per Milan, Juve e Samp, ko per Inter, Napoli e Palermo. Ha sorriso solo la Roma, che ha espugnato – seppur di fatica – Basilea.
Dicevamo, però, di guardare il bicchiere mezzo pieno. I freni a mano tirati in Europa saranno senz’altro mollati in territorio nazionale: vuoi le motivazioni diverse, vuoi perché dopo una sberla si reagisce sempre, c’è da scommettere sulle deluse.

INTER Senz’altro è quella che guida la schiera. La notte londinese è una ferita profonda, forse non un sintomo ma la diagnosi di una malattia conclamata che nel calcio si chiama crisi. Per fortuna a San Siro arriva il Brescia, assolutamente alla portata dei ragazzi di Benitez.
MILAN Il bicchiere a metà, a dire il vero, Allegri l’ha riempito già mercoledì sera. Alzi la mano chi non avrebbe messo la firma su un 2-2 con il Real di Josè. Credo sarebbero pochi. Ora c’è il Bari. Avversario non insuperabile, specie se del pareggio al ’94 (leggi beffa) si fa virtù.
JUVENTUS L’alibi c’è, eccome: la sfilza di infortunati che cresce ogni giorno. Buffon, Manninger, De Ceglie, Rinaudo, Legrottaglie, Chiellini, Martinez, Lanzafame, Krasic e Amauri, tanto per citare i “big”. Certo l’impegno di domani può rilanciare i bianconeri, che affrontano il modesto – seppur pericoloso – Cesena.
ROMA La situazione giallorossa è la più delicata. La vittoria di Basilea può essere letta in mille modi. Può essere quella del rilancio oppure una risicata risalita che finirà qui. Certo per la Maggica c’è l’impegno più difficile del week-end: quel derby, senza Totti.
PALERMO Ritrovato Miccoli, c’è da archiviare in fretta la batosta di Mosca. Il 3-1 non lascia adito a alibi o scappatoie. Delio Rossi è sulla graticola. Ecco perché domani, il test interno con il Genoa, ha tutto il sapore di ultima spiaggia.
NAPOLI Al San Paolo, dopo la batosta di Liverpool, arriva il Parma. Verifica importante per gli azzurri, orfani di Cavani, che dovranno mettere in pratica le parole del presidente De Laurentiis, che vuole che il ko di Liverpool serva da lezione.
SAMPDORIA Un pari inutile quello di giovedì, e senza dubbio il Pazzo e soci cercheranno di continuare quantomeno a far bene in campionato. Arriva il Catania, quattro punti sotto in classifica.

domenica 31 ottobre 2010

Juve, tutto come ai vecchi tempi! La Lazio batte il Palermo e continua a volare.

Una grande Juventus spegne la rincorsa del Milan, e lo fa dopo cinque anni nella Fossa dei Leoni, ovvero in quel teatro di nome San Siro che è considerato il vero tempio del calcio italiano. La squadra di Del Neri, con un goal per tempo di Quagliarella e Del Piero, ha dimostrato di essere un gruppo unito nonostante le assenze di molti giocatori importanti, e soprattutto di non essere Krasic dipendente. Situazione capovolta in casa Milan, dove Ibrahimovic resta, a quanto pare, l'unico uomo squadra. Il team di Allegri ha provato a giocarsela a denti stretti offrendo sprazzi di ottimo calcio, ma evidenziando ancora una volta la lentezza e la vecchiaia del reparto arretrato.
La Juventus ha fatto capire di non volersi accontentare di un semplice quarto posto, e di essere pronta a competere ad armi pari con le altre pretendenti al titolo.

La Lazio mantiene salda la vetta vincendo di misura a Palermo grazie ad una rete di Dias. I padroni di casa avrebbero meritato il pareggio e possono recriminare per alcuni episodi nell'area biancoceleste, dove un grandissimo Muslera ha ripetutamente salvato il risultato. I capitolini, in dieci uomini per l'espulsione al 77' di Biava, possono godersi questo lungo weekend aspettando i risultati del pomeriggio: comunque vada, la Lazio sarà ancora in testa alla classifica per un'altra settimana.

sabato 30 ottobre 2010

Inter, che fortuna! Ranieri scuote la Roma e stasera c'è Milan - Juventus.

Fortunata al punto giusto, l'Inter strappa tre punti preziosi in casa del Genoa, dopo una gara poco spettacolare in cui il pareggio sarebbe stato forse il risultato più vero. Ci pensa un goal di Muntari, o meglio, un grande regalo del portiere grifone Eduardo, a fare sorridere il popolo nerazzurro e anche i fedelissimi della Gialappa's che sono subito andati a nozze dopo la clamorosa papera.
I nerazzurri si portano temporaneamente al secondo posto, ad una sola distanza dalla capolista Lazio che domani si troverà di fronte alla prova della verità chiamata Palermo.

Ma la giornata di oggi offrirà altri due anticipi prestigiosi: il derby del colore giallorosso, ovvero quello che si disputerà all'Olimpico tra Roma e Lecce ed il big match tra Milan e Juventus.

Alle 18.00 la Roma cercherà di tradurre sul campo la rabbia di Claudio Ranieri, che ieri si è sfogato duramente in conferenza stampa a proposito di un suo possibile esonero e dell'arrivo di Leonardo sulla panchina romanista. Il tecnico di Testaccio ha ricordato che chi è subentrato a lui, non ha mai fatto meglio, anzi ha ottenuto risultati negativi. Il riferimento è tutto per la Juventus, che lo sostituì con Ferrara, ma basta pensare ai successi di Mourinho con il Chelsea, per mettere in crisi la sua teoria.

Questa sera invece Milan e Juventus si contenderanno una buona fetta di Serie A: se questa gara non varrà una stagione, un'eventuale vittoria porterebbe sicuramente grande morale ad entrambe le squadre. I rossoneri, reduci dalla vittoria esterna di Napoli, confermerebbero il periodo positivo e potrebbero fare la voce grossa sul campionato rimanendo agganciati alla vetta o addirittura guardando tutti dall'alto in caso di un passo falso della Lazio.

La Juventus, scottata dalla squalifica di Krasic, vuole dimostrare di valere un po' di più del quarto posto sfatando il tabù San Siro, che non la vede vincere in casa dei rossoneri dal 2005. Del Neri ha recueprato Amauri, ma il tandem d'attacco dovrebbe essere quello di Quagliarella e Del Piero, proprio colui che realizzò l'assist decisivo per il goal partita di Trezeguet cinque anni fa.


venerdì 29 ottobre 2010

Cassano - Samp, segnali di addio. E la Juve aspetta...

Ci risiamo. Le "cassanate" sono ritornate. Non bastavano quelle ai tempi della Roma di Capello, nè le scarse intese con lo spogliatoio del Real Madrid, e nemmeno i diverbi con Del Neri prima e il pubblico della Sampdoria nella scorsa stagione poi.

Il matrimonio tra Cassano e i blucerchiati sembra essere giunto al termine una volta per tutte: l'attaccante barese ha avuto un contrasto per motivi ancora non definiti con il presidente Garrone, e si è rifiutato di firmare un foglio di scuse formali, proposto dallo stesso presidente doriano. Ecco perchè "Fantantonio" adesso rischia di finire fuori squadra, a partire dall'imminente sfida contro il Cesena.

Eppure Cassano pareva avesse messo la testa a posto: il matrimonio, il rientro in Nazionale, la stabilità a Genova e il feeling in spogliatoio.

La Sampdoria gli ha dato tanto e merita riconoscenza, ma il genio e la sregolatezza del giocatore sembrano andare nella direzione opposta. Per lui si parla di Juve a gennaio, dove ritroverebbe il D.S. Marotta. Staremo a vedere.

giovedì 21 ottobre 2010

Europa League: Krasic salva la Juve, pari anche per il Napoli, crollano Palermo e Samp

Serata decisamente negativa per le squadre italiane impegnate nel terzo turno della fase a girone dell'Europa League edizione 2010/2011: può abbozzare un sorriso solo il Napoli, che al San Paolo blocca sullo 0-0 il Liverpool, per quanto i Reds di questo inizio di stagione siano in piena crisi e sembrino lontani parenti della squadra tanto capace di ottenere ottimi risultati in Europa negli ultimi anni. Non può essere invece troppo contenta del punto conquistato la Juventus di Delneri, bloccata sull'1-1 a Salisburgo dalla formazione locale e salvata dal solito Milos Krasic. Delusione enorme invece per Palermo e Sampdoria: i rosanero crollano tra le mura amiche del ''Barbera'' per mano del Cska Mosca trafitti da un secco 3-0; i doriani in Ucraina passano in vantaggio ma subiscono la rimonta del Metalist Kharkiv, che si impone 2-1. Finisse oggi la fase a gironi l'unica squadra a qualificarsi sarebbe il Napoli: un dato che deve far riflettere sul drastico e preoccupante abbassamento di livello del calcio italiano rispetto alla media europea. Anche se, purtroppo, non è una novita. Unici, piccoli motivi di soddisfazione le vittorie di Mancini e Spalletti sulle panchine di Manchester City e Zenit San Pietroburgo.

Girone A
Salisburgo - Juventus 1-1
La Juve versione Europea di quest'anno sembra soffrire di amnesie. Non possono infatti essere nè il turn over, termine rigettato da Delneri perchè considerato quasi ''offensivo'' nei confronti dei giocatori utilizzati in coppa, nè l'importanza dell'impegno continentale le cause delle altalenanti e poco convincenti prestazioni bianconere in Europa League. Dopo il prezioso pareggio sul campo del Manchester City, principale rivale del girone, il match a Salisburgo, contro una squadra in crisi e terz'ultima nel proprio campionato, sembrava poter essere il trampolino ideale per la squadra di Delneri per rimanere in scia alla squadra di Mancini. Invece la Juve esce dalla Red Bull Arena con un pareggio non solo inutile ma anche sofferto. E soprattutto dopo aver regalato il primo tempo alla formazione avversaria, allo stesso modo di quanto accaduto contro il Lech Poznan. Alla fine i bianconeri devono ringraziare il solito super Milos Krasic, entrato a inizio ripresa al posto di Pepe e subito a segno su un bel cross di De Ceglie. Il serbo porta in campo da solo tutto ciò che era mancato alla Juve della prima frazione, ovvero cattiveria e gioco sulle fasce. Troppo molle la squadra vista nel primo tempo, con Martinez in evidente ritardo di condizione atletica, Sissoko e Amauri completamente fuori gara e il solito Pepe, generoso ma inguardabile. Un solo tiro in porta bianconero in tutto il primo tempo e su punizione, ovviamente di Del Piero. Per fortuna di Delneri il Salisburgo non è il Manchester City: gli austriaci sono tecnicamente modesti ma ci tengono a ben figurare, riuscendoci pure al 36' grazie a Svento, che indovina un gran destro a girare sul palo lungo di Manninger, e poco importa che la punta dei padroni di casa sia un mancino. Poi ecco Krasic: subito dopo il pareggio il serbo per un soffio non manda in gol anche Del Piero e qualche minuto dopo spreca da buona posizione. La Juve della ripresa è più sveglia e viva ma il Salisburgo non desiste dal provarci: prima Wallner e Leitgeb sprecano due buone occasioni, poi lo stesso Wallner si vede annullare per un fuorigioco la rete del vantaggio. E nel finale al 93' è Manninger con un miracolo a salvare il pareggio. Infortunio per Grygera a metà ripresa, sospetta distorsione al ginocchio destro. Terzo pareggio in altrettante gare per la Juve e City più lontano in classifica.

Manchester City - Lech Poznan 3-1 (13' Adebayor, 25' Adebayor, 28' Adebayor, 50' Thsibamba)

Classifica: Manchester City 7, Lech Poznan 4, JUVENTUS 3, Salisburgo 1.


Girone B
Aris Salonnico - Bayer Leverkusen 0-0

Atletico Madrid - Rosenborg 3-0 (17' Godin, 66' Aguero, 78' Diego Costa)

Classifica: Bayer Leverkusen 5, Aris Salonnico 4, Atletico Madrid 4, Rosenborg 3


Girone C
Lille - Levski Sofia 1-0 (49' Chedjou)

Sporting Lisbona - Gent 5-1 (6' Salomao, 13' Liedson, 16' Wils (G), 27' Liedson, 37' Maniche, 60' Helder Postiga)

Classifica: Sporting Lisbona 9, Lille 4, Levski Sofia 3, Gent 1


Girone D
Dinamo Zagabria - Bruges 0-0

Villareal - Paok Salonicco 1-0 (38' Ruben)

Classifica: Villareal 6, Paok Salonicco 4, Dinamo Zagabria 4, Bruges 2


Girone E
AZ Alkmaar - Dinamo Kiev 1-2 (16' Milevskiy, 35' Falkenburg (A), 39' Khacheridi)

Sheriff Tiraspol - Bate Borisov 0-1 (8' Sosnovsky)

Classifica: Bate Borisov 7, Dinamo Kiev 4, AZ Alkmaar 3, Sheriff Tiraspol 3


Girone F
Palermo - Cska Mosca 0-3
Delio Rossi lo aveva detto alla vigilia, con molta umiltà: ''Non mi vergogno a dirlo, loro per esperienza e palmares sono più forti di noi.'' E in effetti il Palermo non ha fatto nulla per dimostrare il contrario. Troppo perforabile la retroguardia rosanero per resistere alle offensive della formazione russa, che in realtà di russo in campo ha ben poco. Sono infatti l'ivoriano Doumbia, con una doppietta, e il ceco Necid i mattatori del successo della squadra di Karpin al ''Barbera'' contro una formazione di casa priva di Sirigu tra i pali e della coppia Ilicic-Bacinovic in mezzo al campo. Davanti Rossi sceglie la coppia Maccarone-Hernandez, con l'uruguaiano, in cerca di riscatto dopo un inizio di stagione non troppo confortante, che prova subito a chiamare in causa il portiere russo Akinfeev. Un lampo prima del dominio dei russi, che al 23' potrebbero già portarsi in vantaggio su rigore dopo un fallo del portiere Benussi su Mark Gonzalez a seguito di un errore difensivo di Goian. Buon per l'estremo difensore rosanero che dal dischetto il brasiliano Vagner Love calci in modo tutt'altro che impeccabile, chiamandolo ad una parata tutt'altro che impegnativa. Ma il vantaggio degli ospiti è solo rimandato di 12': cross di Nababkin, errore di Cassani che si perde Doumbia e colpo di testa preciso dell'attaccante ivoriano. Che regala il bis dopo neanche un quarto d'ora della ripresa finalizzando un'azione personale con slalom su Goian e Kasami. Il Palermo non può nulla, Pastore prova qualche accelerazione condita da qualche numero dei suoi ma è nervoso, tanto da farsi cacciare ingenuamente dopo aver applaudito l'arbitro Schorgenhofer che l'aveva appena ammonito. In pratica cala qui il sipario sulle speranze degli uomini di Delio Rossi, che a 8' dalla fine subiscono il terzo gol ospite con Necid dopo una bella azione del talentuoso Dzagoev, uno dei pochi russi in campo nel Cska. I moscoviti salgono a quota a 9 a punteggio pieno e senza aver subito reti, il Palermo resta a 3 e deve inseguire anche lo Sparta Praga, bloccato in extremis dal Losanna e sopra di un punto.

Sparta Praga - Losanna 3-3 (6' Meoli (L), 10' Wilfried, 20' Kucka, 23' Wilfried, 75' Steuble (L), 96' Silvio (L))

Classifica: Cska Mosca 9, Sparta Praga 4, PALERMO 3, Losanna 1


Girone G
Anderlecht - Aek Atene 3-0 (30' Boussoufa, 71' Lukaku, 75' Juhàsz)

Zenit San Pietroburgo - Hajduk Spalato 2-0 (25' Bukharov, 68' Danny)

Classifica: Zenit San Pietroburgo 9, Anderlecht 3, Aek Atene 3, Hajduk Spalato 3


CorsivoGirone H
Young Boys - Odense 4-2 (25' Bienvenu, 34' Sutter, 48' Utaka (O), 61' Degen, 74' Lulic, 84' Sorensen rigore (O))

Stoccarda - Getafe 1-0 (29' Marica)

Classifica: Stoccarda 9, Young Boys 6, Getafe 3, Odense 0


Girone I
Metalist Kharkiv - Sampdoria 2-1
Che occasione sprecata! La Samp torna dall'Ucraina a mani vuote dopo essere andata in vantaggio per prima e aver giocato gli ultimi 35' del match in superiorità numerica. Eppure il Metalist, anche in 10 uomini, ha avuto la forza non solo di contenere la squadra di Di Carlo ma anche di trovare il gol partita a poco più di un quarto d'ora dalla fine con una splendida rovesciata del brasiliano Cleyton Xavier. Una beffa atroce per i blucerchiati, privi di Palombo, Pazzini e Lucchini e con un quartetto di centrocampo giovanissimo formato da Marilungo, Dessena, Koman e Poli. Dei quattro è in particolare l'ungherese a lasciare il segno, portando in vantaggio i suoi a metà primo tempo con un pregevole pallonetto dopo uno scambio di prima sull'asse Marilungo-Cazzano-Pozzi. In precedenza le due formazioni si erano praticamente equivalse, con occasioni per i padroni di casa firmate da Cleyton Xavier e Taison e per gli uomini di Di Carlo con Pozzi e Cassano. Dopo la rete di Koman la Samp sembra in grado di controllare il match, ma sono proprio i liguri a regalare il pareggio ai padroni di casa con un'incomprensione tra Volta e Cacciatore che spiana la strada a Taison. L'attaccante del Metalist si rende protagonista del match nel bene e nel male, facendosi cacciare all 11' della ripresa per un fallo di reazione dopo un'entrata scomposta di Volta. La superiorità numerica blucerchiata sembra il preludio ad una preziosa vittoria esterna, invece la Samp si squaglia improvvisamente e gli ucraini prendono coraggio, fino a colpire con il super gol di Cleyton Xavier al 28', sfiorando pure il terzo gol nel finale. In classifica il Metalist supera proprio i blucerchiati e si piazza alla spalle del Psv Eindhoven.

Debrecen - PSV Eindhoven 1-2 (35' Mijadinoski (D), 40 Engelaar, 66' Dzsudzsak)

Classifica: PSV Eindhoven 7, Metalist Kharkiv 6, SAMPDORIA 4, Debrecen 0.


Girone J
Borussia Dortmund - Paris St. Germain 1-1 (50' Sahin rigore, 87' Chantome)

Karpaty Lviv - Siviglia 0-1 (34' Kanoutè)

Classifica: Paris St. Germain 7, Siviglia 6, Borussia Dortmund 4, Karpaty Lviv 0


Girone K
Napoli - Liverpool 0-0

Utrecht - Steaua Bucarest 1-1 (60' Duplan (U), 75' aut. Schut)


Girone L
Besiktas - Porto 1-3 (26' Falcao, 59' Hulk, 77' Hulk, 92' Bobo (B))

Cska Sofia - Rapid Vienna 0-2 (28' Vennegoor of Hesselink, 32' Hofmann)

Classifica: Porto 9, Besiktas 6, Rapid Vienna 3, Cska Sofia 0


lunedì 18 ottobre 2010

178 volte il primo amore. Del Piero eguaglia Boniperti, scritta un altra pagina di storia bianconera.

Del Piero esulta dopo un gran gol all'Inter, che vale i tre punti.
di Alessandro Mascia

Ieri, un po’ in sordina, la Juventus ha scritto una pagina importantissima della sua storia. Alessandro Del Piero, simbolo e bandiera di questa squadra, alle 16,37 va in gol per la 178 volta in serie A, eguagliando il record che appartiene a Giampiero Boniperti. Con classe, Alex ha sfogliato, da quel lontano 1993 in cui arrivò, le pagine più belle del libro della storia bianconera, imparandole prima e riscrivendole poi.

A 33 anni suonati Alessandro è rinato più volte dell’Araba Fenice. Dato per finito già nel 2000 si è rialzato e si è dimostrato campione come pochi altri. Signore in campo e fuori, raramente una polemica, rarissimamente una parola fuori posto. E’ proprio per questo che in tanti, in tutta Italia, lo amano.
Ha già polverizzato moltissimi record: nessuno ha mai indossato tanto la maglia più vincente d’Italia, vestita 642 volte. E nessuno ha mai esultato tanto come lui con essa: 276 gol fatti: 177 in serie A, 20 in serie B, 26 nelle Coppe nazionali, 52 nelle competizioni europee e 1 in Coppa Intercontinentale.

I record da battere ora sono solo due: maggior numero di presenze in campionato, ancora di Boniperti, 444, e maggior numero di reti segnate in campionato. Ne basta uno.

Per omaggiare, vorrei chiedere a tutti voi qual è il gol più bello segnato da Alex.
Personalmente ne ho tre, pregni di significato alcuni, semplicemente stupendi altri.

1) 1)Juventus – Torino 2003. Nel derby, con un tacco spettacolare. http://www.youtube.com/watch?v=kDlIPpfBlRE
2) 2) Bari – Juventus 18/2/2001. Alessandro ha appena perso suo padre, e le critiche continuano a piovergli addosso come se niente fosse. Lui, si sfoga così. http://www.youtube.com/watch?v=AQQivBlI4Bs
3) 3) Juventus – Piacenza, 2003. Gol in spaccata volante per il capitano, che saluta così l’Avvocato, appena scomparso. http://www.youtube.com/watch?v=GncrXwXyxWk&feature=related

Ma ce ne sono tanti, tanti altri.
Da i gol “alla Del Piero”, nati nel ’94. Steaua, Verona, Lazio e Napoli solo per citarne alcuni. (Juve – Steaua http://www.youtube.com/watch?v=WP5XMALyDQU, e Lazio - Juve http://www.youtube.com/watch?v=MSC1KZT9Dv0).
Oppure quello preferito da molti, che lo considerano il più bello. 4/12/94, la Juve perde 2-0 con la Fiorentina: Ravanelli e Vialli raddrizzano, Alex regala i tre punti con questa magia: http://www.youtube.com/watch?v=VNVxpMUUnB8.
Ma non dimentichiamo il gol di tacco al Borussia Dortmund in finale di Champion’s, nel 1997: http://www.youtube.com/watch?v=cfCWfyt6ylU.
E non dimentichiamo gli altri 269. Signori, questo è Alex Del Piero.

domenica 3 ottobre 2010

Inter- Juve. Le considerazioni a caldo di un Interista deluso.

Lo ammetto, questo derby d'Italia mi ha profondamente deluso. Non è questa la vera Inter. Nella serata di gala contro la vecchia Signora la squadra tritatutto degli anni scorsi ha offerto ai tifosi il peggior lato di sé. Scialba, lenta, demotivata, cara Inter cosa ti succede? E' bastata una buona-ma non trascendentale Juventus- per metterci ampiamente in difficoltà in lunghi tratti di gara per giunta nel nostro terreno. Nella fase centrale del primo tempo gli uomini di Benitez hanno sudato non poco per contenere gli attaccanti ospiti. I neroazzurri sembravamo un pugile alle corde in attesa solo del colpo di grazia. L'ottimo Eto'o del primo tempo non bastava per celare le lacuneorganizzative di una formazione in palese difficoltà nell'organizzare un calcio degno di tale nome. Milito? Chi l'ha visto! Ci si chiede come possa aver sbagliato quella limpida palla gol. Sneijder è apparso ancora una volta un lontano parente del giocatore stellare dell'anno scorso non riuscendo mai ad entrare in partita. Il suo contributo alla causa è stato mediocre e ha evidenziato per l'ennesima occasione che se non gira lui l'Inter non va. Male il centrocampo, sempre in difficoltà nel contenere i reattivi Melo eMarchisio e male pure Maicon distante anni luce da una condizione accettabile. Benino solo Lucio eCordoba. Insomma, è chiaro, la frustrazione e la delusione sono come quelle dell'Inter pre Mancini.Benitez è ora che si dia una mossa, è già il terzo scontro diretto (Atletico-Roma- Juve) che vede l'Inter in netta sofferenza. Alla fine sembrava persino felice per il punticino strappato. Il mister deve tenere presente che l'Inter non è come Liverpool, non ci si accontenta del quarto posto stagionale. E' ora che di darsi una mossa sennò ben presto il campionato sfuggirà di mano. Si ricordi infine che la mentalità da provinciale non appartiene a questa squadra e un pareggio in casa contro la Juve equivale ad una sconfitta. Stasera, a caldo rimpiango il mitico Mourinho. Josè, torna. Abbiamo ancora bisogno di te.

venerdì 1 ottobre 2010

INTER-JUVE. UN ODIO ANCESTRALE.

di Alessandro Mascia e Matteo Franco

Dai, in fondo, è qualcosa più di un gioco. Il calcio è business, il calcio è vita, è amore, è ODIO.
Qui, come ieri, due nostre firme (questa volta con i loro colori addosso) spiegano perché odiano l'altra squadra:

ODIO L'INTER e GLI INTERISTI (a.m.):

1) Perché nonostante stia rubando l'inverosimile da 5 anni a sta parte, è convinta di essere pulita.
2) Perché sono ancora dietro a quel rigore su Ronaldo. Il fallo, se c'era, era da punizione a due. E lo scudetto sarebbe comunque andato a noi.
3) Perché di Moratti che rompe le palle con lo scudetto di cartone davvero non se ne può più.
4) E' impossibile apprezzare una squadra all'interno della quale hanno militato tutti i peggiori: Ibra, Materazzi, Mihaijlovic, Stankovic, Vieira e chi più ne ha più ne metta.
5) perché vederli fare il "triplete" come lo chiamano loro, rubando agli ottavi di champions, ai quarti e in semifinale, e sentirli gridare allo scandalo perché il Bayern è in finale grazie al gol rubato di Klose è ridicolo.
6) Perché nel Triplete, in campionato, hanno rubato l'impossibile...
7) Perché ci hanno scippato Ibra e Vieira nell'anno della B.
8) Perché appena scoppiata calciopoli Moratti ha sfidato tutti a trovare intercettazioni sull'Inter, dichiarandosi estranei, e unica squadra onesta. Ora che le intercettazioni ci sono, quello scudetto è ancora vinto sul campo, nonostante fossero arrivati terzi.
9) Perché ogni volta che la benzina aumenta di 1cent Moratti diventa più ricco.
10) Perché, in fondo, non hanno ancora capito che siamo stati sempre i più forti. Dal '97 in maniera indiscutibile. Ci hanno dovuto affondare con il "loro" Guido Rossi, interista che guarda caso poi è andato a commissariare la Telecom, di Tronchetti, azionista nerazzurro. E la mafia ce l'aveva Moggi?????



ODIO LA JUVE E GLI JUVENTINI (m.f.):

1) E' la squadra che nella storia del calcio ha rubato più di tutte.
2) Nonostante abbiano rubato quasi alla luce del sole ora fanno le vittime e cercano di essere compatiti provando maccheroniche operazioni simpatia.
3) Non potremo mai più dimenticare lo scudetto scippatoci nel '98. Il rigore di Iuliano su Ronaldo non fischiato è da teatro dell'assurdo.
4) Non si può non odiare una squadra che ha avuto Moggi come direttore generale. Negli anni della sua gestione ha cambiato in peggio il mondo del calcio, fideiussioni false, procure di giocatori estorte con la forza, gestione di altre squadre in modo occulto, doping ai calciatori. La radiazione è ciò che si merita.
5) perchè il giornale di "proprietà", Tuttosport, è il quotidiano peggiore di sempre, non viene letto nemmeno dagli Juventini più accaniti quanto è brutto e mal fatto. Chi lo tiene in vita? Speriamo fallisca.
6) perchè a Torino c'è solo una squadra, e non ha le maglie bianconere.
7) Dopo aver rubato per anni e anni i suoi tifosi sostengono che altre squadre, per esempio l'Inter debbano per forza rubare per vincere quello che vincono. Le campagna di farneticazioni durante la Champions dell'anno scorso è prova palese.
8) Perchè alla triade non bastava comprare gli arbitri, hanno anche fatto dopare generazioni di calciatori con cure "agricole"....
9) Dato che la loro squadra a gennaio sistematicamente non ha più obiettivi, i tifosi, frustati dall'ennesima stagione deludente, escono dal letargo e incominciano a "gufare" e augurare il peggio alle altre blasonate società ancora in corsa per i più prestigiosi obiettivi. Una vera mancanza di sportività tipica solamente ai tifosi bianconeri.
10) perchè in fondo non finiranno mai di rubare e non hanno pagato abbastanza per tutto quello che hanno fatto.

giovedì 30 settembre 2010

LE DIECI BUONE RAGIONI PERCHE' JUVE E INTER VINCANO

di Matteo Franco e Alessandro Mascia

A tre giorni dal Derby d'Italia, è arrivato il momento di raccontare la vigilia. Due firme, uno juventino e un interista, si sono invertite le maglie pensando a quali 10 motivi avrebbero Inter e Juve per battersi domenica sera. Una cosa simpatica per accendere la rivalità mai sopita cercando però di sdrammatizzare ricordandosi che in fondo è solo un gioco.


DIECI MOTIVI PER CUI LA JUVENTUS DEVE BATTERE L'INTER (m.f.) :


1) Non c'è occasione migliore del derby d'Italia per sottolineare ancora una volta che la squadra più gloriosa d' Italia non può che essere quella bianconera.
2) perchè dopo calciopoli le partite contro l'Inter valgono molto di più di un derby cittadino. Dal 2006 ad oggi la vendetta deve essere ancora consumata pienamente, questo può essere l'anno buono per togliersi qualche sassolino.
3) perchè nelle precedenti 213 partite i bianconeri hanno vinto ben 95 volte. Quest'anno, sperando anche nella coppa Italia, si può arrivare a 99....
4) Perchè anche se Materazzi non dovesse giocare, sarà una goduria indescrivibile vederlo rosicare. Peccato che Balotelli se ne sia andato, ci sarebbe rimasto male...
5) Del Neri l'anno scorso contro l'Inter non ha mai perso e storicamente le sue squadre a San Siro contro i milanesi danno sempre spettacolo.
6)Perchè Celeste Moratti, la figlia del presidente, celebrerà a New York le sue nozze americane. Quale occasione migliore per farle un bel regalo ?
7) Perchè Del Piero è più forte di Sneijder e una sconfitta clamorosa in mondo visione potrebbe compromettergli la corsa al Pallone d'Oro.
8) Perchè devono restituire lo scudetto di cartone del 2006.
9) Perchè loro hanno l' infermeria piena e saranno decimati. Non sarà quindi difficile che ci scappi il botto.
10) Perchè non è ammissibile che uno scarto bianconero, Benitez, vinca. Con l'assenza di Mourinho tutto inoltre sarà infatti molto più facile.


DIECI MOTIVI PER CUI L'INTER DEVE BATTERE LA JUVENTUS (a.m.) :


1) Perché l’ultima vittoria contro la Juve a San Siro prima dell’era Mourinho risale al 2004. Fondamentale per Benitez, liberarsi dell’ombra del suo predecessore.
2) Perché prima della “doppietta” di Mou, l’Inter, a San Siro, ha battuto la Juve tre volte dal 1992. Vedi sopra.
3) Perché a San Siro i nerazzurri non perdono dal 2006.
4) Perché non vincere con un Eto’o che nelle prime 6 gare ha fatto 8 gol sarebbe ridicolo.
5) Perché se perde, torna in crisi.
6) Per continuare a colmare il gap tra vittorie e sconfitte nella storia: 56 vittorie, 80 sconfitte negli scontri diretti.
7) Per dimostrare che anche se Agnelli va in Lega, gli scudetti l’Inter li vince sul campo.
8) per dimostrare che Paolillo ha ragione. (Ok basta ridere)
9) Sono i campioni di tutto: una squadra che batte Barca, Bayern e Chelsea non può perdere contro una Juve così.
10) perché 2 partite consecutive in campionato i nerazzurri non le perdono da secoli. Facendolo rischiano pure di vedersi raggiunti dal Milan.....