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sabato 2 aprile 2011

PrinciPATO rossonero, il derby è di un super Milan. Inter schiantata e nuovamente a -5

Ibra chi? Nella serata dell'attesissimo derby-scudetto di San Siro l'assenza del gigante svedese tra le fila rossonere diventa quasi un dettaglio, una mera nota statistica al cospetto del Pato ''One Man Show'' e pure, probabilmente, del miglior Milan mai visto finora sotto la gestione Allegri. Il verdetto del campo è incontrovertibile: un 3-0 senza appello (con conseguente ritorno a - 5 dai rossoneri) quello subito dall'Inter di Leonardo, mai davvero in partita e pericolosa solo a fiammate, ma soprattutto piegata dal punto di vista fisico e mentale da un avversario sceso in campo con la voglia di spaccare il mondo e soprattutto di spegnere qualsiasi velleità di rimonta-beffa da parte dei cugini. Missione compiuta grazie alla doppietta del Papero e al rigore di Cassano dopo una partita frizzante e ricca di episodi (espulsi Chivu e lo stesso Cassano nel finale).

46 secondi -  Neanche il tempo di entrare in clima derby che il Milan mette subito i puntini sulle i;  non è infatti ancora trascorso un giro di orologio quando Robinho si presenta a tu per tu con Julio Cesar e il rocambolesco rimpallo tra il portiere nerazzurro e l'attaccante rossonero, compagni nella nazionale brasiliana, regala all'altro carioca Pato il tap-in a porta praticamente sguarnita che fa subito esplodere San Siro, per una sera terra di esclusiva proprierà del ''Diavolo''. Il gol a freddo gela la spregiudicata Inter di Leonardo, in campo con il 4-2-fantasia , ovvero con Sneijder a supporto del trio di punta Pandev-Pazzini-Eto'o. Dei tre il meno ispirato sembra proprio il numero nove camerunense, che svaria sulle fasce d'attacco senza mai trovare la giusta collocazione e soprattutto non riuscendo quasi mai ad innescare i compagni di reparto. E così, fino quasi a metà primo tempo, è quasi solo il Milan a pungere davanti soprattutto con Pato e Seedorf (sul tiro del quale, al 9', Maicon interviene con il braccio un po' troppo largo; il rigore ci starebbe eccome, ma Rizzoli forse non se la sente di ammazzare subito il match). Al 20' , finalmente, è Pazzini a provare a suonare la carica alla truppa nerazzurra con una bella incursione in mezzo a Thiago Silva e Abate, ma sul non irresistibile tiro di punta dell'ex attaccante della Samp Abbiati è attento. Da qui in poi l'Inter prova a ritrovare il bandolo della matassa, pur subendo puntualmente gli insidiosi contropiedi avversari che hanno in Pato il terminale offensivo. Tra i rossoneri spicca in mezzo al campo la grinta dell'olandese Van Bommel, esperienza e qualità, che al 37' trova tutto il tempo e lo spazio per scaricare un siluro da fuori area; la botta, complice la deviazione di Chivu, si stampa sulla traversa a Julio Cesar battuto. Ma ora la partita è più viva che mai.

Pazzesco Abbiati, ma Eto'o... -  Sì, perchè alla seconda vera occasione della partita per i nerazzurri, al 38', ci vuole un Abbiati da antologia per respingere il colpo di testa ravvicinatissimo di Thiago Motta su angolo dalla destra di Sneijder. I nerazzurri gridano al gol, ma le immagini dimostrano l'efficacia dello straordinario intervento del portiere milanista, che impedisce al pallone di superare completamente la linea della propria porta. Un intervento pazzesco al quale 5' dopo segue un errore pazzesco, questa volta tutto di marca interista: su un cross dalla destra di Maicon la difesa del Milan si addormenta lasciando a Eto'o, tutto solo, la possibilità di insaccare con comodità da poco più di un metro, ma il camerunense come contro la Juve fallisce un'occasione più difficile da sbagliare che non da realizzare. E' l'ultimo squillo di un primo tempo molto intenso che sembra preludere ad un risveglio interista nella ripresa, in pure stile Leonardo.

Espulso Chivu e il Milan dilaga - Invece, come nel primo tempo, è il Milan a scendere in campo con il fuoco negli occhi e nelle gambe, nonostante uno dei suoi trascinatori, ''Ringhio'' Gattuso, sia costretto a dare forfait dopo appena 5' a causa di problemi muscolari. Dentro Flamini a fare da incursore, ma il leitmotiv dell'incontro non cambia con Pato a mettere in costante apprensione la retroguardia nerazzurra, soprattutto il balbettante Chivu, in difficoltà al centro della difesa accanto a Ranocchia. E così quando, al 9', il Papero sprinta a tutto gas dritto verso la porta difesa da Julio Cesar, al rumeno non rimane altro che stenderlo al limite dell'area prima che sia troppo tardi: rosso ineccepibile e Inter ora sotto anche negli uomini oltre che nel punteggio. Leonardo non può fare altro se non togliere il deludente Pandev per tamponare la falla difensiva con l'ingresso di Cordoba. Ma il Milan ora di sicuro non si fa pregare per chiudere il discorso partita e dopo la successiva saetta su punizione di Van Bommel, respinta da Julio Cesar, trova il raddoppio 8' dopo: il tiro-cross piuttosto sbilenco di Abate, liberato in area da Seedorf, diventa un invito a nozze per la testa di Pato, sul filo del fuorigioco: 2-0 e doppietta dedicata, magari, alla fidanzata Barbara Berlusconi presente in tribuna. Il sigillo del Papero (primo rossonero a realizzare una doppietta in un derby dai tempi di Shevchenko, anno domini 2001) potrebbe non essere l'ultimo della serata milanista se l'Inter non potesse contare sulla sicurezza del suo portierone brasiliano; con i nerazzurri ormai a picco ci pensa infatti Julio Cesar ad evitare la goleada, salvando tre volte su Robinho (sfortunato ma anche decisamente sciupone) e, con l'aiuto di Ranocchia, su Seedorf.

Cassano, che sciocchezza! - Leonardo prova a scuotere i suoi, invitandoli a più riprese a non mollare e provando, dopo il Principe Milito (al rientro) al posto di Pazzini, anche l'ultima carta, con Stankovic al posto dello stanchissimo Cambiasso. Dall'altra parte Allegri decide di regalare la standing ovation del popolo rossonero a Pato, inserendo Emanuelson, e uno scampolo di partita anche a Cassano, al posto di Robinho. Al numero 99 rossonero bastano pochi minuti per andare a referto, grazie al rigore realizzato al 90' dopo un fallo di Zanetti (ammonizione forse un po' troppo indulgente) sullo stesso talento di Bari Vecchia. Che dimostra di non aver perso, purtroppo per lui, l'antico vizio di commettere sciocchezze: al primo giallo, comminatogli dall'arbitro Rizzoli dopo i festeggiamenti per il gol, comprensivi di lancio della maglietta, fa seguito un paio di minuti dopo la seconda ammonizione dopo un intervento tanto brutto quanto inutile su Cordoba. Un'espulsione che per fortuna non rovina la bellissima prestazione della squadra di casa. Tre punti d'oro, +5 sui cugini e un messaggio forte al campionato a sette giornate: il Milan questo scudetto lo vuole con tutto il cuore e ad ogni costo.

LE PAGELLE:
MILAN: Abbiati 7,5 - Abate 7 - Nesta 7 - Thiago Silva 6,5 - Zambrotta 6 - Van Bommel 7 - Gattuso 6,5 - Seedorf 7,5 - Boateng 6,5 - Pato 8 - Robinho 6.     
Flamini 6 - Emanuelson s.v. - Cassano 5,5.
All: Allegri 8

INTER: Julio Cesar 7 - Maicon 6 - Ranocchia 6 - Chivu 4,5 - J. Zanetti 6 - Thiago Motta 5 - Cambiasso 5 - Sneijder 5,5 - Pandev 4,5 - Pazzini 5 - Eto'o 5.
Cordoba 5,5 - Milito 5,5 - Stankovic s.v.
All: Leonardo 4,5

Arbitro: Rizzoli 5

sabato 5 marzo 2011

Juventus-Milan: il big match in 11 duelli

Il Diavolo rampante contro la Zebra ferita, il sogno Scudetto contro la speranza Champions (o quel che ne rimane), ma soprattutto uno dei più classici derby d'Italia per antonomasia: all'Olimpico di Torino va in scena questa sera il match clou della 28° giornata di Serie A tra la Juventus di Gigi Delneri e il Milan di Max Allegri. Un incontro-scontro che ha il sapore di mille lotte scudetto e di una finale di Champions League, ma che mai come quest'anno vede invece di fronte due squadre agli antipodi, tanto in classifica quanto dal punto di vista mentale. Per i bianconeri prima di tutto si tratta di una finale, in primis, in senso stretto, per lo stesso Delneri: una nuova sconfitta, la terza consecutiva, rischierebbe di essere la pietra tombale sull'esperienza del tecnico di Aquilea a Torino, oltre che l'ultimo saluto generale alle ambizioni di conquista dell'Europa che conta, non certo quella ''League'' che a questo punto rischia di essere, a sua volta, a rischio. Dall'altra parte, per i rossoneri, si tratta di una tappa fondamentale verso la conquista del tricolore dopo il sonoro successo casalingo contro il Napoli, che ha proiettato la  truppa di Allegri a +5 sull'Inter e a +6 sugli stessi partenopei. Un match dunque importantissimo, seppur vissuto con meno rivalità (comunque sempre in un regime di correttezza) rispetto al passato, che vivrà dei confronti tra i 22 protagonisti in campo (ovviamente ci atteniamo a quelle che sono considerate le più che probabili formazioni).

Buffon vs. Abbiati
Entrambi portieri di grandissima esperienza e di indubbio valore, stanno però vivendo una stagione radicalmente diversa tra loro: per Gigi, dopo i persistenti problemi alla schiena, il campionato è iniziato appena un paio di mesi fa e non sicuramente nel migliore dei modi, vuoi per una difesa non certo insuperabile (come dimostra il numero di gol casalinghi incassati dalla Juve in stagione, record negativo in A), vuoi per un rendimento qualitativamente inferiore al passato (in larga parte per colpa dei problemi fisici, oltre che dell'età). L'estremo difensore rossonero invece, pur protagonista a sua volta di un paio di infortuni stagionali, pur non gravissimi, sta vivendo una stagione da protagonista come testimoniato dai gol totali incassati dal Milan, miglior difesa del campionato. Un reparto spesso criticato e considerato il più vulnerabile della formazione di Allegri, eppure uno dei più sicuri grazie anche alla ''saracinesca'' calata in mezzo ai pali.

Barzagli vs. Thiago Silva
L'ex Campione del Mondo 2006, rientrato in patria a gennaio dopo le annate a Wolfsburg, si è dimostrato in palla oltre le attese nonostante il momento poco felice della squadra. Prova ne è il sacrificio di Bonucci, relegato in panca da Delneri proprio per fare posto al più esperto collega centrale di difesa. In casa Milan invece, già da tempo, il difensore brasiliano è una granitica certezza e più di una volta in questa stagione, vista anche l'ecatombe di infortuni a centrocampo, ha dimostrato la sua duttilità adattandosi sulla linea mediana. Un punto fermo e irrinunciabile nei meccanismi di Allegri.

Chiellini vs. Nesta
Scontro a colpi di qualità tra due dei migliori difensori italiani degli ultimi anni. Il vicecapitano bianconero tornerà ad occupare il suo ruolo da centrale dopo essere stato impiegato per un paio di partite sulla fascia sinistra, come ai ''vecchi tempi'' degli esordi in A con la maglia di Livorno e Fiorentina. Il centrale rossonero invece cercherà di presidiare la propria area con il solito spolvero che lo ha reso importantissimo, nonostante i mille infortuni che hanno pesantemente condizionato almeno gli ultimi 5 anni della sua carriera.

Sorensen vs. Abate
Sull'out destro di difesa largo ai giovani, o addirittura ai giovanissimi, con il 18enne talento danese, ormai sdoganato dal Delneri in prima squadra, da una parte e il 24enne terzino figlio d'arte dall'altra. Due talenti cresciuti in casa, sbocciati quasi all'improvviso, nel caso dello juventino, o mandati a maturare in diverse piazze, anche importanti, prima di essere riaccolti a braccia aperte con un bagaglio tecnico e mentale di grande rilevanza. Freschi, ma non inesperti.

Traorè vs. Jankulovski
Sull'out di sinistra spazio invece alle rivincite. Un po' a sorpresa sia Delneri che Allegri schiereranno due giocatori per lungo tempo ai margini delle rispettive rose, anche se per motivi diversi. Il 21enne franco-senegalese Traorè, di proprietà Arsenal, paga infatti problemi di fragilità muscolare che lo hanno tenuto fuori per gran parte dello stagione e che costituiscono uno dei fattori che ha impedito al giocatore di imporsi in una squadra dall'età media estremamente bassa come sono i Gunners di Wenger. All'opposto Marek Jankulovski ritrova una maglia da titolare dopo aver passato gran parte del campionato in tribuna e con il benestare di Allegri, indubbiamente anche ''grazie'' agli infortuni di Bonera, Antonini, Oddo e Zambrotta e all'indifferenza del tecnico toscano nei confronti di Sokratis Papasthatopoulos.

Felipe Melo vs. Van Bommel
Duello in mezzo al campo tra mediani ruvidi, che certo non fanno complimenti ad allungare la gamba tanto sul pallone quanto sulle caviglie avversarie (o anche ad altezza spalle). L'ex capitano del Bayern Monaco si è subito ben ambientato in maglia rossonera e, complici i lunghi infortuni di Ambrosini e Pirlo, si è ritagliato un posto fisso nel centrocampo del Diavolo. Quantità più che qualità, ma soprattutto, grazie anche all'età, tanta esperienza. Quella che forse ancora manca al centrale brasiliano della Juve, ancora troppo ingenuo in molte situazioni in campo ma smaliziato quanto basta nel mettere in risalto la propria fisicità, tanto nel bene quanto nel male.

Marchisio vs. Gattuso
Due modi diversi di intendere il campo, ma lo stesso attaccamento alla maglia e il medesimo desiderio di perorare in prima linea le cause della squadra. Il centrocampista bianconero, juventino da sempre, ci mette di sicuro quella qualità in più che forse manca al ''Ringhio'' rossonero, pur ogni tanto smarrendosi in campo durante alcune fasi del match, forse per troppa generosità in alcuni frangenti. Caratteristica anche questa comune al numero 8 rossonero, uno che spesso, più che sostituito, andrebbe trascinato fuori dal campo, non fosse altro per la voglia che avrebbe di dire la sua anche in condizioni estreme.

Krasic vs. Flamini
Più ala il serbo, più centrocampista con il vizio dell'inserimento il francese, giocano entrambi con il compito di aiutare tanto in avanti quanto la difesa. Operazione che, per caratteristiche tecniche, forse riesce meglio al francese, al quale forse manca quel pizzico di qualità in più. L'esterno bianconero, come detto ''più offensivo'' per natura, è il classico uomo da ripartenza fulminea, dribbling sulla fascia e cross. Un atteggiamento fisicamente molto dispendioso, probabilmente causa principale del periodo di flessione che il serbo sta attraversando dopo un inizio di stagione sugli scudi. Nonostante questo Delneri non intende privarsene, perchè sa che dal suo piede possono nascere sempre ottimi spunti per l'attacco.

Martinez vs. Boateng
Ultima spiaggia contro stesso mare? Per l'uruguagio ex Catania la chance concessa dal tecnico friulano, dopo le prestazioni molto deludenti successive al rientro dal lungo infortunio, rischia di essere davvero l'ultima. E il giocatore rischia di essere bersagliato, in prima fila, tra i capri espiatori della deludente stagione bianconera. Vuoi per le prestazioni, vuoi per i soldi spesi dalla società (troppi, ma la colpa è di Marotta, non certo del giocatore), vuoi per il ruolo non adatto all'uruguagio, abituato a giocare ala pure più che esterno di centrocampo. Per il ''Boa'' Boateng lo stesso mare è la conferma del posto dopo il rientro dal lungo infortunio e soprattutto la rete contro il Napoli. Una stagione, quella del ghanese, che potrebbe aver preso finalmente un'ottima piega dopo i primi mesi decisamente così così.

Toni vs. Cassano
Giocatori finiti? L'ariete juventino e il fantasista milanista non hanno certamente dalla loro l'età, ma in campo stanno provando a dimostrare di avere i requisiti adatti per sfruttare al meglio quella che è probabilmente l'ultima grossa chance della loro carriera. Due attaccanti con caratteristiche diversissime (la forza fisica e l'altezza per il primo, la fantasia e l'agilità per il secondo) ma che fino a gennaio sembravano due corpi estranei alle dinamiche del campionato, poco amati (per usare un eufemismo) dai loro stessi presidenti; Toni poco prolifico a Genoa e contestato pesantemente da Preziosi,  Cassano addirittura messo fuori rosa da Garrone dopo il tanto famoso quanto violento litigio per un motivo apparentemente banale. A distanza di poco più di due mesi, nonostante tutto vivranno un Juve-Milan da protagonisti. Forse l'ultimo.

Matri vs. Ibrahimovic
La giovane speranza e il ''vecchio'' leader, il più classico dei confronti tra ex: da una parte ''Matri Mitra'', di scuola Milan, 26 anni, tanta gavetta nelle serie minori e un paio di stagioni da protagonista a Cagliari, chiamato ora a sfruttare l'occasione della vita; dall'altra ''Ibracadabra'', il nomade, non per banali e stupidi motivi razzisti quanto per la spiccata tendenza a cambiare maglia a seconda dell'umore e degli obiettivi. Voleva vincere tutto, c'aveva provato proprio con la maglia della Juve prima di fuggire, post Calciopoli, sulla sponda nerazzurra. Poi il Barcellona, esperienza sostanzialmente negativa, poi ancora il Milan. Di campionati vinti ne sono arrivati, quelli sì, ma Ibra vuole di più, molto di più. Per non farsi venire qualche nuovo mal di pancia. E chissà che alla fine poi non la spunti davvero il suo giovane collega.

p.s. Da non dimenticare anche il duello tra i due grandi esclusi, Pato e Del Piero, accomunati non solo dalla classe ma dal rispetto reciproco (il Papero brasiliano ha annunciato che vorrebbe chiedere al capitano bianconero la maglia a fine partita). Un duello solo rimandato in quanto a tempistica e che probabilmente potremo vedere nella ripresa.

martedì 1 febbraio 2011

Milan, partita stregata! la Lazio trema ma tiene lo 0-0

Si può ricavare il vincitore da un confronto il cui risultato finale è un pareggio a reti bianche? Sì, se le due squadre in oggetto sono rispettivamente la prima e la terza del campionato, separate tra loro da 7 punti. Il vincitore in questione è il campionato: lo 0-0 di San Siro tra Milan e Lazio nell'anticipo della 23° giornata di Serie A apre infatti a possibile scossoni in classifica, a partire dal Napoli secondo in classifica, impegnato domani a Verona contro il Chievo con la ghiotta chance di portarsi a -2 in caso di vittoria. Un lampo dunque il successo del Milan di sabato scorso a Catania? No, perchè a dispetto del punteggio i rossoneri di Max Allegri meriterebbero senza il minimo dubbio la vittoria, se l'incontro potesse essere ''pugilisticamente'' assegnato ai punti.

Netta per quasi tutta la partita la supremazia della squadra di casa, in emergenza infortuni (oltre alla squalifica di Van Bommel) e con Thiago Silva costretto a centrocampo sulla linea di Emanuelson e Flamini. In difesa dall'inizio c'è Bonera, preferito da Allegri per la maggiore conoscenza degli automatismi difensivi, accanto a Yepes con i due nuovi arrivati Legrottaglie e Vilà in panchina. In avanti è Robinho a muoversi sulla trequarti dietro a Pato, preferito a Cassano, e Ibrahimovic. In realtà non è che la Lazio se la passi meglio: senza Floccari e con Zarate squalificato, Reja comunque non rinuncia ad un 3-4-1-2 piuttosto offensivo, con Hernanes ad agire alle spalle di Kozak, nuovo eroe della piazza, e Sculli. Mossa tattica che funzionerebbe se solo i biancocelesti non si smarrissero una volta giunta sulla trequarti avversaria.

Dopo un inizio di primo tempo equilibrato, con un bel tiro da fuori di Ledesma a saggiare i pugni di Abbiati e una conclusione sbilenca di Flamini da buona posizione attorno al 20', sono i rossoneri a prendere in mano la partita, nonostante Pato non sia esattamente in quella che si dice una serata di grazia e vanifichi spesso il buon lavoro sulla mediana del grintoso Thiago Silva. Ma per fortuna lì davanti c'è uno come Ibra, capace di fare reparto da solo: al 27' lo svedese incorna di testa su assist di Emanuelson e solo un disperato salvataggio di Biava sulla linea salva Muslera dal vantaggio rossonero. La Lazio lotta a centrocampo ma è in affanno quando la classe dei solisti del Milan inizia ad esprimersi al meglio: al 36' è ancora Ibra, con un gran tocco, a mettere Emanuelson davanti a Muslera, ma l'esterno olandese, autore di un buon primo tempo, fa la cosa peggiore della sua serata spedendo alto. Acuti di un primo tempo che per il resto non ha molto dire, anche perchè i due trequartisti di serata  Hernanes e Robinho sembrano un po' fuori dal gioco; il laziale soprattutto non riesce quasi mai ad innescare i due compagni d'attacco Kozak e Sculli, sorvegliati a vista da un ottimo Yepes e da Bonera.

Proprio il centrale di scuola Brescia è costretto ad uscire per infortunio nell'intervallo: esordio quindi in maglia rossonera, numero 66, per l'ex juventino Legrottaglie, acquistato poco più di 24 ore fa. Insieme al difensore pugliese è un Milan più arrembante ad entrare in campo nella ripresa. La Lazio stringe, si chiude, ma al 6' deve ringraziare gli dei per aver sigillato e benedetto la porta di Muslera: il siluro di Ibra di destro da fuori area si stampa infatti sul palo destro del portiere biancoceleste per poi carambolare su quello sinistro. Ed è solo la prima di tre colossali occasioni in tre minuti, con Flamini al 7' e Ibra all' 8' che seminano il panico nell'area avversaria prima di sprecare rispettivamente un facile diagonale e  di spedire una conclusione a colpo sicuro a lato di un soffio. La Lazio è stordita ma resta in piedi, cercando di allentare la pressione e di impostare il contropiede alla prima occasione. Nel frattempo Allegri spedisce in campo Cassano, al 18', al posto del sonnecchiante Pato e che il talento di Bari Vecchia sia attualmente più in forma del ''Papero'' carioca lo si vede già al 25', quando una combinazione tra il numero 99 e Ibra consente a Robinho di calciare quasi a colpo sicuro: Muslera è battuto, ma ancora un Biava versione ''Braveheart'' ricaccia la palla fuori dalla porta laziale prima che questa superi la linea. Sembra un tiro al bersaglio ma per i rossoneri non è proprio serata e a confermarlo arriva anche l'infortunio di Legrottaglie, colpito alla testa in uno scontro con Kozak (già ammonito, ci stava il rosso): dentro Sokratis Papasthatopoulos. Reja prova a far respirare i suoi con gli ingressi di Bresciano e Mauri per Gonzalez e Sculli e il fortino biancoceleste regge fino al 5' minuto di recupero oltre il 90'. E' 0-0 finale, amaro come il fiele per la capolista, con San Siro che si conferma ancora una volta come teatro di caccia poco fortunato in ottica scudetto.

mercoledì 22 dicembre 2010

CASSANO, E' FATTA: MA BERLUSCONI FRENA

L'ACCORDO: TRE ANNI DI CONTRATTO, PAGAMENTO AL REAL.

Fantantonio è del Milan: l'accordo tra la società rossonera, il calciatore, la Sampdoria e il Real Madrid è stato raggiunto e Cassano si legherà al club di via Turati fino al 2014. Non si conoscono ancora i dettagli economici, o meglio, non sono ancora stati ufficializzati: a quanto pare è stato il Milan a versare i 5 milioni di € al Real e non la Sampdoria, che di fatto si libera gratuitamente del giocatore, da settimane fuori squadra a causa del duro scontro con il presidente Garrone.


BERLUSCONI: "METTO I SOLDI, MA NON CONTO NULLA"

L'acquisto dell'attaccante barese sembra essere un regalo di Natale per Allegri, ma non ha entusiasmato il presidente Berlusconi che ha congelato il nuovo arrivato con una dichiarazione rimbalzata su più agenzie: "Sono presidente del Milan, sono presidente onorario del Milan nel senso che i soldi ce li metto io ma non conto nulla. Io non sono capace di comandare, ma qualche volta riesco a convincere".

E LA SERENITA' DELLO SPOGLIATOIO?

Poca felicità, insomma. E i dubbi sembrano legittimi: un problema in più per lo spogliatoio rossonero, già ricco di caratteri "forti" come quello di Ibrahimovic? Strano che una Società come il Milan abbia già dimenticato le famose "cassanate" e non tema possibili ripercussioni: certo, Cassano non è uno sfascia gruppo, ma in circa dieci anni l'ex 99 della Samp non ha dimostrato alcun progresso dal punto di vista disciplinare. Un doppio lavoro per Allegri che lo dovrà riabilitare al campo e al carattere.

OK, MA IN QUALE RUOLO?

Allegri avrebbe preferito una punta centrale: Inzaghi rimarrà a lungo fermo, Pato non dà garanzie a causa dei continui problemi muscolari. Il solo Ibra non basta. E allora dove giocherà Cassano che tutto è meno che un attaccante centrale? Potrebbe fare la seconda punta o al massimo il vice Robinho ma non troverebbe spazio in una posizione più arretrata dove c'è già concorrenza tra l'ottimo Boateng e il vecchio guerriero Seedorf. Per non parlare di Ronaldinho che non ha alcuna intenzione di lasciare il Milan. Quindi? Cassano è un altro giocatore clone, tra l'altro in ritardo di condizione. Sarà un buon acquisto? Con queste premesse, sembra proprio di no. Ma il campo, come sempre, darà il suo verdetto.

martedì 23 novembre 2010

Champions League: Milan, è sempre Ibracadabra (e si rivede Dinho). Roma, brividi e rimonta con il Bayern

Dall'Olimpico di Roma all'Abbè-Deschamps di Auxerre, dal siluro spedito sotto l'incrocio da Ibra al rigore della provvidenza realizzato da Totti, alla fine è missione compiuta per le prime due italiane, in attesa dell'Inter in campo domani sera, impegnate nella quinta giornata della fase a gruppi di Champions League. Missione qualificazione centrata al 100% dal Milan di Allegri, che grazie ai 3 punti raccolti in Francia e alla contemporanea sconfitta casalinga dell'Ajax contro il Real Madrid è matematicamente qualificato con un turno d'anticipo agli ottavi di finale. L'ultimo turno casalingo contro gli olandesi diventa quindi totalmente ininfluente, visto l'inattaccabile primo posto dei Galacticos di Mourinho, avanti di cinque lunghezze. Obiettivo ottavi conquistato invece al 95% dalla Roma, dopo la grandissima rimonta nel finale contro il Bayern Monaco; la vittoria casalinga del Basilea contro il Cluj tiene ancora acceso il lumicino della speranza per gli svizzeri, che però saranno costretti a battere il Bayern all'Allianz Arena e a sperare che i rumeni, già eliminati da tutte le competizioni europee, battano a tutti i costi i giallorossi di Ranieri. Una prospettiva non impossibile, ma almeno piuttosto improbabile.

Che sia un turno domenicale di campionato o una giornata infrasettimanale di Champions, lo slogan è sempre lo stesso: meno male che Ibra c'è. A quanto pare lo svedese sembra aver sconfitto la sindrome da prestazione europea che lo aveva troppo spesso attanagliato in passato; ne sa qualcosa l'Auxerre, steso sia nel match di San Siro da una doppietta sia nel ritorno a domicilio sempre dal piedone del numero 11 rossonero. Che insieme al gol nel finale di Ronaldinho confeziona una vittoria meritatissima e ineccepibile per gli uomini di Allegri. Il tecnico toscano manda inizialmente la ''foca monaca'' ancora in panchina, confermando Robinho accanto a Ibrahimovic con Seedorf a supporto e il trio Gattuso-Ambrosini-Flamini in mezzo al campo. Dall'altra parte l'Auxerre di Jean Fernandez, formazione in difficoltà in campionato, è squadra tosta e veloce e viene schierata dal tecnico transalpino con il duo offensivo formato dal ''piccoletto'' Sammaritano (161 cm, già a segno nel pareggio contro l'Ajax) e Contourt, con l'interessante sloveno Birsa a svariare sulle fascie. Il primo tempo offerto dalle due squadre in campo non è esattamente emozionante, con i padroni di casa in pressing asfissiante sui portatori di palla avversari e con il Milan intento più a controllare i francesi che ad affondare. Eppure ai rossoneri bastano un paio di sussulti per far tremare il portiere avversario Sorin: in entrambi i casi è Ibra a confezionare gli assist, prima per Seedorf, che spedisce alto di un soffio, e poi per Gattuso, che spreca malamente un'occasionissima praticamente a porta vuota. Lo svedese è dunque, al solito, il più attivo nel cercare di farsi largo tra le strette maglie della difesa di casa, con un Robinho in moto perpetuo ma poco incisivo in fase di conclusione. Dopo il primo tempo, in archivio a reti bianche, la ripresa si apre con un Milan decisamente più intraprendente, grazie anche alla spinta di Zambrotta e Abate, in confronto ad un Auxerre che preme sì ma dà la sensazione di non sfondare. La timidezza avversaria regala con il passare dei minuti più sicurezza ai rossoneri, che al 19' passano: lancio di Seedorf per Robinho, con Dudka che nel tentativo di anticipare il brasiliano in scivolata regala palla a Ibra; il destro dello svedese è micidiale e imparabile per l'estremo difensore transalpino Sorin. Il vantaggio scuote, com'è ovvio che sia, la formazione di Fernandez, che nel tentativo, per la verità piuttosto confuso, di spingersi in avanti alla ricerca del pareggio regala ampi spazi ai contropiedi milanesti. Fernandez, dopo aver cambiato Hengbart con Chafni già prima del gol, getta nella mischia Quercia al posto di Sammaritano, mossa alla quale Allegri risponde inserendo il muscolare Boateng al posto del più offensivo Seedorf. I minuti scorrono e il tecnico rossonero decide di regalare almeno gli ultimi 5' di match a Ronaldinho, in campo al posto di uno sfiancato Ibra. Al brasiliano bastano poco meno di 6' per dimostrare di essere vivo più che mai: numero di Robinho sulla fascia destra, passaggio per Dinho e gran sinistro da fermo del numero 80 di Allegri a spolverare l'angolino di Sorin. Il resto è samba. Finisce 2-0 una serata con tante ottime notizie per il Diavolo e i suoi tifosi.

A Roma invece, dopo la grande paura si consuma il grande miracolo. Alla fine il risultato, vittoria e qualificazione quasi in ghiaccio, è quello auspicato da Ranieri alla vigilia, ma per almeno un tempo i giallorossi contro il Bayern Monaco respirano l'aria di una cocente beffa già vissuta troppe volte. E sì che la formazione di Van Gaal, già qualificata agli ottavi, si presenta a Roma in formazione decisamente rimaneggiata, con i vari Van Bommel, Olic, Robben, Klose e Butt, oltre allo squalificato Schweinsteiger, rimasti in Germania. Ranieri invece, come preannunciato, conferma un Menez in ottima forma alle spalle della coppia Borriello-Vucinic; a centrocampo conferma per Greco e ritorno per De Rossi, solo panchina per capitan Totti. Pronti, via e si ha quasi la sensazione che la squadra a dover fare risultato a tutti i costi siano gli ospiti bavaresi, già qualificati agli ottavi, e non i padroni di casa giallorossi. Troppo brutta la Roma del primo tempo e soprattutto troppo simile come atteggiamento alla disarmante prova offerta nel confronto d'andata all'Allianz Arena. Ranieri, alla vigilia, aveva parlato di una squadra totalmente cambiata nello spirito e nella forza rispetto a quella Roma, ma i suoi sembrano voler far di tutto per smentirlo; gia al 2' Julio Sergio rischia di combinare la frittata, con un rinvio errato non sfruttato, per fortuna dei giallorossi, da Mario Gomez. A soffrire è in particolar il centrocampo di Ranieri, con De Rossi fuori dalla manvora e Greco troppo spesso costretto al fallo, atteggiamento che induce Ranieri a meditare la sostituzione del suo giocatore già prima della mezz'ora (uscirà poi per Simplicio a fine primo tempo). In avanti Menez prova a predicare nel deserto, con Vucinic che spedisce in curva da buona posizione una delle rare occasioni di marca romanista. Sì, perchè dall'altra parte Julio Sergio è in costante apprensione su Ribery e Gomez; alla mezz'ora è Cassetti a salvare il proprio portiere da una conclusione dell'attaccante di origine argentina, ma è questione di un altro paio di minuti prima che il Bayern trovi il meritatissimo vantaggio: assist di Ribery a tagliare fuori tutta la difesa romanista e guizzo ancora di Gomez, questa volta in netto anticipo su Cassetti, a infilare Julio Sergio. L'1-0 degli uomini di Van Gaal è tutto tranne che casuale e l'indiscutibile dominio bavarese si concretizza ancor di più nel 2-0 colto da Gomez 6' dopo, con un imperioso colpo di testa su assist di Mueller. Nell'occasione colpevole è però il migliore, o meno peggio, dei giallorossi del primo tempo, ovvero Menez, che dà il via all'azione con un retropassaggio completamente sbagliato verso Julio Sergio. Il doppio svantaggio manda in bambola la Roma, che potrebbe addirittura capitolare se, poco prima dell'intervallo, l'arbitro spagnolo Mallenco punisse un fallo di Brighi su Ribery nell'area giallorossa. Ranieri capisce che i suoi rischiano il tracollo e scuote i suoi nella pausa: la sfuriata e il cambio Greco-Simplicio portano evidentemente i loro frutti perchè la Roma della ripresa è completamente tutt'altra cosa. E lo si evince anche dalla splendida azione di Menez al 4', con il francese che si beve Demichelis e serve Borriello in mezzo all'area: bravissimo il numero 22, in scivolata, a resistere alla doppia marcatura di Lahm e Van Buyten e ad infilare il gol che riapre il match. I giallorossi potrebbero pareggiare già 1' dopo se Simplicio sfruttasse decisamente molto meglio un altro ghiotto invito dell'ottimo Menez. La Roma comunque è trasformata, perlomeno in avanti, mentre dietro qualche sbilanciamento rischia di trasformarsi in un omaggio a Mueller. Ranieri si infuria e ha ragione, ma i suoi sono vivi, specie Menez e Simplicio: ancora dalla collaborazione tra il francese e il brasiliano nasce un'azione pericolosissima che costringe al miracolo il portiere bavarese Kraft al 16'. Passano i minuti e il tecnico testaccino decide di giocarsi il tutto per tutto: fuori Brighi, dentro Totti. Al 36' ecco finalmente la tanto attesa svolta: lampo di Vucinic, fino a quel momento parecchio in ombra, per Riise sulla sinistra e assist del norvegese al centro che De Rossi, il peggiore in campo fino ad allora, deve solo spingere dentro. 2-2 all'Olimpico, ma bastano altri 2' per completare l'opera: il giovane portiere ospite Kraft stende Borriello in area; rigore ineccepibile quello fischiato da Mallenco che capitan Totti, con qualche brivido, trasforma. E' il sipario sul match, anche perchè il Bayern non ha più nè forza nè troppa voglia di reagire. Finisce 3-2; a prescindere dal confronto di Monaco tra Bayern e Basilea e dall'impresa che dovranno tentare gli svizzeri, agli uomini di Ranieri sarà sufficiente cercare di uscire almeno con 1 punto da Cluj. Magari evitando un altro primo tempo di questo genere per non correre il rischio di affossarsi da soli.

sabato 20 novembre 2010

Milan, pronto per la minifuga? Roma è emergenza su tutti i fronti.

Non chiamiamolo tentativo di fuga, sia per non fare un torto alla Lazio e alle altre, sia perchè a novembre il campionato non è ancora entrato nel vivo. Ma se questa sera il Milan dovesse battere la Fiorentina, allora potrebbe davvero fare la voce grossa per la lotta al titolo.

Allegri si ritrova a risolvere il solito dilemma: Ronaldinho sì, Ronalinho no? Il brasiliano ha fatto irritare i dirigenti rossoneri per le sue notti bianche, ma il tecnico lo vorrebbe ugualmente affiancare ad Ibrahimovic con il supporto del ritrovato Seedorf alle loro spalle. Una scelta che tra l'altro è quasi obbligata, visto l'elenco degli infortunati: Pato e Inzaghi sono out, e nelle ultime ore anche Pirlo è passato in infermeria.
Un'altra squadra che deve fare i conti con le assenze è, guardacaso, proprio la Fiorentina, che stasera a San Siro giocherà una partita a viso aperto: c'è Donadel al posto di Montolivo e si rivedrà D'Agostino dal primo minuto. Ma soprattutto il trio d'attacco caro a Mihajlovic, rappresentato da Cerci, Ljajic e l'ex Gilardino.

Nel pomeriggio la Roma ospiterà l'Udinese: i friulani sono in netta ripresa dopo il disastroso avvio di stagione, e con il ritrovato Di Natale proveranno a fare punti anche all'Olimpico. A poche ore dal calcio d'inizio, Ranieri si interroga sulla possibile formazione, priva di Mexes, Riise e De Rossi e se schierare dall'inizio uno tra Totti e Vucinic. Ma le tensioni societarie non mancano: per evitare un nuovo "caso Bologna", Unicredit ha saldato gli stipendi di luglio agosto e settembre, anticipando circa 24 milioni di €. Il gap tra la banca e i Sensi è quindi aumentato, e in assenza di compratori la situazione si rende sempre più complicata.

sabato 6 novembre 2010

Le deluse in Europa cercano riscatto in Italia

Guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Le italiane impegnate in Europa, questa settimana, certo non hanno brillato. I sette i team nazionali impegnati tra Champions e Europa League hanno raccolto un bottino che definire misero è riduttivo: pari per Milan, Juve e Samp, ko per Inter, Napoli e Palermo. Ha sorriso solo la Roma, che ha espugnato – seppur di fatica – Basilea.
Dicevamo, però, di guardare il bicchiere mezzo pieno. I freni a mano tirati in Europa saranno senz’altro mollati in territorio nazionale: vuoi le motivazioni diverse, vuoi perché dopo una sberla si reagisce sempre, c’è da scommettere sulle deluse.

INTER Senz’altro è quella che guida la schiera. La notte londinese è una ferita profonda, forse non un sintomo ma la diagnosi di una malattia conclamata che nel calcio si chiama crisi. Per fortuna a San Siro arriva il Brescia, assolutamente alla portata dei ragazzi di Benitez.
MILAN Il bicchiere a metà, a dire il vero, Allegri l’ha riempito già mercoledì sera. Alzi la mano chi non avrebbe messo la firma su un 2-2 con il Real di Josè. Credo sarebbero pochi. Ora c’è il Bari. Avversario non insuperabile, specie se del pareggio al ’94 (leggi beffa) si fa virtù.
JUVENTUS L’alibi c’è, eccome: la sfilza di infortunati che cresce ogni giorno. Buffon, Manninger, De Ceglie, Rinaudo, Legrottaglie, Chiellini, Martinez, Lanzafame, Krasic e Amauri, tanto per citare i “big”. Certo l’impegno di domani può rilanciare i bianconeri, che affrontano il modesto – seppur pericoloso – Cesena.
ROMA La situazione giallorossa è la più delicata. La vittoria di Basilea può essere letta in mille modi. Può essere quella del rilancio oppure una risicata risalita che finirà qui. Certo per la Maggica c’è l’impegno più difficile del week-end: quel derby, senza Totti.
PALERMO Ritrovato Miccoli, c’è da archiviare in fretta la batosta di Mosca. Il 3-1 non lascia adito a alibi o scappatoie. Delio Rossi è sulla graticola. Ecco perché domani, il test interno con il Genoa, ha tutto il sapore di ultima spiaggia.
NAPOLI Al San Paolo, dopo la batosta di Liverpool, arriva il Parma. Verifica importante per gli azzurri, orfani di Cavani, che dovranno mettere in pratica le parole del presidente De Laurentiis, che vuole che il ko di Liverpool serva da lezione.
SAMPDORIA Un pari inutile quello di giovedì, e senza dubbio il Pazzo e soci cercheranno di continuare quantomeno a far bene in campionato. Arriva il Catania, quattro punti sotto in classifica.

mercoledì 3 novembre 2010

Milan-Real Madrid 2-2: le pagelle

Il Milan ci mette l'anima, ma quella di Mourinho è davvero una super squadra. E Pedro Leon rovina la festa a Inzaghi.

MILAN
Abbiati 5,5 - Pronti, via e Higuain lo chiama ad un intervento non facile in tuffo basso con deviazione in angolo. Salvato due volte da Pirlo a metà primo tempo su un colpo di testa dello stesso Higuain e sul successivo tiro quasi a botta sicura di Ozil, è incolpevole sul vantaggio madridista firmato dall'attaccante argentino di Mourinho. Nella ripresa, dopo un paio di ottime risposte sulle conclusioni di Cristiano Ronaldo e Ozil, si arrende in extremis alla conclusione ravvicinata di Pedro Leon, sulla quale però non è esente da colpe, con la palla che gli si infila sotto le gambe.

Abate 6 - Ingaggia un duello, a tratti parecchio ruvido, con Cristiano Ronaldo sulla fascia destra, anche se la forza della manata rifilata al portoghese nel primo tempo è inversamente proporzionale alla sceneggiata dello stesso numero 7 dei Blancos, che in compenso gli rifila una tacchettata sulla coscia destra. Nella prima parte del match, in corrispondenza al momento di maggiore difficoltà degli uomini di Allegri, soffre ma non troppo dalla sua parte pur essendo il ''bersaglio'' preferito degli urlacci dell'allenatore dei rossoneri. Nel secondo tempo riesce anche a confezionare un paio di buoni cross, anche se su di lui come sul resto della difesa milanista pesa l'errato posizionamento in occasione del pareggio di Pedro Leon.

Nesta 5 - Per buona parte del primo tempo Higuain gli fa ballare la samba e Di Maria lo costringe al raddoppio. Sul vantaggio del Real è decisivo nel movimento errato che tiene in gioco la stessa punta argentina, che si ritrova così a tu per tu con Abbiati. Aiutato da un ottimo compagno di reparto come Thiago Silva compie qualche buon anticipo nella ripresa, ma è lui a dover marcare Pedro Leon in quell'ultima maledetta azione del match in pieno recupero.

Thiago Silva 6 - Al rientro dall'infortunio e non al massimo della forma, il brasiliano dimostra il suo spessore con una serie di chiusure scintillanti su Higuain e Di Maria, dando spesso avvio alle ripartenze rossonere. In difficoltà come tutta la retroguardia rossonera sulle folate offensive dei Galacticos, è sicuramente il migliore della linea difensiva di Allegri.

Zambrotta 5 - Fa una figura leggermente migliore della partita di Madrid, dov'era stato quasi deriso da CR7 e dalle sue giocate, ma anche Di Maria con lui spesso e volentieri va a nozze: si veda l'occasione dell'ex Benfica nel primo tempo, con il numero 19 rossonero messo a sedere e la conclusione di sinistro fuori di un nulla, e le svariate situazioni nella ripresa in cui il fantasista madridista lo taglia fuori. Corre tanto, ma a vuoto.

Boateng 5,5 - Allegri lo mette dall'inizio confidando nella sue caratteristiche migliori, ovvero grinta e fisicità. Peccato che a difettare, e parecchio, sia la precisione. Sbaglia un po' troppi passaggi, pur servendo un paio di buoni palloni che Ibrahimovic però non trasforma in oro come dovrebbe. Nel complesso, tra alti e bassi, da lui ci si aspetta qualcosa di più.

Pirlo 6,5 - Merita la lode soprattutto per i due straordinari salvataggi nel primo tempo, sulla linea di porta e ad Abbiati battuto, su Higuain e Ozil. Cuore e piedi buoni per una volta utili più alla difesa che all'attacco; senza di lui non staremmo sicuramente parlando di pareggio.

Gattuso 7 - Inizia con qualche sbandamento sull'asse Ronaldo-Di Maria, ma una volta prese le misure Ringhio sfodera una delle sue migliori prestazioni da un po' di tempo a questa parte, mettendo tanto agonismo, che non gli è mai mancato, e soprattutto tanta sostanza nel frenare le scorribande del campione portoghese del Real. Alla faccia di chi lo considerava finito già da un pezzo. Dulcis in fundo, confeziona l'assist che Inzaghi (in fuorigioco) sfrutta per realizzare il 2-1. Esce tra gli applausi scroscianti di San Siro.
(dal 38 s.t. Seedorf s.v.)

Pato 5,5 - Prova ad ingaggiare diversi duelli in velocità sia con Carvalho che con Marcelo, ma raramente trova lo spunto per saltare l'avversario. In più cade nove volte su dieci nella trappola del fuorigioco, magistralmente orchestrata dalla retroguardia spagnola. Perlomeno ci prova senza quella supponenza che aveva fatto vedere nelle ultime partite. Siamo ancora lontani dal miglior Papero, ma i fischi che lo accompagnano al momento della sostituzione sono forse un po' ingenerosi.
(dal 28 s.t. Ambrosini s.v.)

Ronaldinho 5,5 - Vale in parte lo stesso discorso di cui sopra: da qui al miglior Dinho ce ne passa, però vanno anche registrati un paio di pregevoli palloni, tra cui uno quantomai goloso che Ibra nel primo tempo spreca malamente sull'uscita di Casillas. Non si contassero sulle dita di una mano, le occasioni create dal dentone brasiliano potrebbero davvero cambiare il match. Dopo poco meno di 15' della ripresa è Allegri a non dargliene più l'opportunità, sostituendolo con Inzaghi. Dinho non apprezza ma là davanti con Pippo è tutta un'altra cosa.
(dal 15 s.t. Inzaghi 8 - L'uomo della provvidenza, ma soprattutto l'uomo dei record. Due gol, anche se il secondo in nettissimo fuorigioco, che consacrano questo ''vecchietto'' 37enne con un cuore e due polmoni grandi così nella storia del calcio. 70 gol nelle Coppe Europee, alla pari con Raul nell'Olimpo dei cannonieri di tutti i tempi in Europa e 125 con la maglia del Milan, uno in più di Marco Van Basten. Che altro dire? Il primo è un gol da rapace come solo lui sa esserlo, il secondo, offside a parte, la dimostrazione che l'età non conta. Se Allegri saprà continuare a dosarne l'impiego i 287 gol della sua incredibile carriera sono destinati ad aumentare.)

Ibrahimovic 5 - In una partita così, nella quale servirebbe il miglior Ibra, lo svedese come all'andata si chiama fuori. Sempre inefficace nell'uno contro uno contro Carvalho o Pepe, si mangia pure un paio di occasioni clamorose nella prima frazione: la prima da due passi e a tu per tu con Casillas su assist invitante di Boateng, la seconda su pallone delizioso di Dinho con un lob completamente fuori di misura sull'uscita di Casillas. Sul primo gol di Inzaghi, il ''merito'' è più di Casillas, che sbaglia l'uscita regalando palla a Superpippo, che dello svedese e del suo brutto cross.

All: Allegri 6,5 - La squadra ha grinta da vendere e soprattutto, dopo aver rischiato una figuraccia-bis sotto l'artigliera pesante del Real nel primo tempo, un'ottima capacità di reazione, anche dopo la sconfitta di campionato contro la Juventus. Il problema è capire il confine tra il cuore dei singoli e l'efficacia delle disposizione tattiche volute dal mister rossonero, al quale comunque va dato pieno merito nella scelta di Inzaghi, anche se forse sarebbe stato più corretto sostituire Pato prima ancora di Ronaldinho. E magari pure avvicendare Ibra con Robinho.

REAL MADRID
Casillas 5 - Il portiere Campione del Mondo non dà certo sfoggio di grande sicurezza nella serata di San Siro; graziato dallo sciupone Ibra da due passi, è fortunato sull'errore di Ibra, che rischia di castigarlo in pallonetto dopo un'uscita non felice. Ma il numero 1 del Real è protagonista in negativo soprattutto in occasione del pareggio del Milan, uscendo male sul cross di Ibra e regalando palla a Inzaghi.

Sergio Ramos 6 - Attento in difesa, dove copre bene su Ronaldinho e Zambrotta, e propositivo pure in attacco, dove arriva a crossare più di qualche volta per la testa di Higuain e a sovrapporsi con l'ispirato Di Maria.

Pepe 5,5 - Nel primo tempo fa e disfa, rendendosi protagonista di ottime chiusure su Pato e Ibra, coadiuvato dal più esperto connazionale Carvalho, ma allo stesso tempo mangiandosi un gol di testa da pochi passi, con palla troppo schiacciata e sul fondo. Nel secondo tempo si rilassa giusto il primo quarto d'ora, prima dell'ingresso di Inzaghi, che lo mette in difficoltà fino a costringerlo all'errore, dal quale nasce il cross di Ibra per l'1-1 rossonero. Esce nel finale, sul 2-1 Milan, per far spazio a Pedro Leon, mossa che si rivelerà decisiva.
(dal 35 s.t. Pedro Leon 7,5 - il giovane talento ex Getafe è semplicemente l'uomo giusto al momento giusto; movimento perfetto a tagliare fuori la difesa rossonera e destro potente sotto le gambe di Abbiati per il 2-2 definitivo al 94'. Vista la probabile partenza di Benzema a gennaio può diventare la prima scelta tra i ''panchinari'' di Mourinho)

Carvalho 7 - Il pupillo di Josè Mourinho, che lo aveva fortemente voluto sia ai tempi del Chelsea che a quelli attuali del Real, non tradisce la fiducia del suo allenatore. Partita praticamente perfetta, con chiusure, anticipi e raddoppi sempre puntuali ed efficaci. Se le punte rossonere ''non la vedono mai'' è quasi sempre merito suo.

Marcelo 6,5 - Quando parte il brasiliano è la solita furia: cross e slalom in quantità, in difesa come in attacco, anzi soprattutto in attacco. Sempre valido nell'assistere un Cristiano Ronaldo in serata decisamente più opaca rispetto alla partita del Bernabeu di 15 giorni fa.

Xabi Alonso 6,5 - Solito instacabile lavoro da metronomo davanti alla difesa, con licenza di offendere sulla trequarti. Nel primo tempo un suo calibratissimo destro da fuori mette i brividi ad Abbiati. Quando il Real parte e spinge tutte le azioni partono da lui; vederlo sbagliare un passaggio è quasi una rarità.

Khedira 6 - Meno appariscente del compagno di linea mediana, anche perchè la sua funzione è più quella di fare da filtro tra la coppia di difesa Pepe-Carvalho e i 3 uomini di centrattacco, ovvero il trio Ozil-Ronaldo-Di Maria. Anche lui sbaglia raramente, pur andando un po' in affanno nel secondo tempo quando il vecchio Gattuso gli fa vedere come funziona il mestiere del mediano.

Di Maria 7,5 - Il talento argentino ex Benfica è il più scatenato dei suoi: quando parte e si accentra, specie nel primo tempo, Zambrotta e Nesta sembrano alzare bandiera bianca. Sfiora il gol di un nulla dopo aver messo a sedere proprio i due rossoneri di cui sopra e quando non arriva alla conclusione sforna assist deliziosi per Higuain, di cui uno assolutamente perfetto sfruttato dal connazionale Higuain per il vantaggio madridista. Una vera spina nel fianco per la retroguardia rossonera.

Ozil 7 - Altra costante spina nel fianco, non solo per la difesa di Allegri, ma anche per la linea mediana milanista. Il tedesco di origine turche parte infatti, con profitto, anche da centrocampo, trovando spesso la conclusione e chiamando prima Abbiati con una gran parata all'intervento e poi trovando un maestoso Pirlo a negarli la segnatura personale.
(dal 49 s.t. Raul Albiol s.v.)

Cristiano Ronaldo 6 - L'inizio di match, con le sue solite giocate tutte colpi di suola e tacchetti, lasciano intendere che la forma del portoghese ex Pallone d'Oro sia la stessa di 15 giorni fa al Bernabeu. Poi, complice un buon Abate e soprattutto un gigantesco Gattuso, CR7 si fa notare per il dialogo con il compagno Di Maria e per gli screzi con gli stessi Abate e Gattuso. Nel primo tempo dimostra di avere una spiccata predisposizione per la recitazione, reagendo a dir poco eccessivamente a una leggera manata involontaria del numero 20 rossonero, e compensandola con una gratuita tacchettata sulla coscia dell'avversario, non visto dall'arbitro Webb.

Higuain 7 - Certo, dovrebbe ringraziare il cielo di avere compagni di squadra come Di Maria, Ozil, Ronaldo o Ramos: con loro è tutto più facile e i cross utili per l'argentino non si contano. Per fortuna del Milan, Abbiati, Thiago Silva e Pirla limitano i danni e se non altro evitano all'attaccante dell'albiceleste argentina di aumentare il bottino dopo la rete nel finale di primo tempo. A vederlo viene da ripensare al Diego Milito dello scorso anno: Mourinho si fida ciecamente di lui e lo ritiene indispensabile e la punta argentina sembra dargli ragione con le sue prestazioni una volta di più.
(dal 28 s.t. Benzema 5 - Pochi minuti, ma è sfiduciato e si vede.)

All: Mourinho 7- Il gol di Pedro Leon, cambio azzeccatissimo, al 94' evita alla sua squadra la prima sconfitta stagionale, che oltretutto sarebbe stata immeritata, ma la sensazione è che il Real, ogni giorno e ogni partita che passi, sia sempre più una squadra ''Special'' lanciata verso grandissimi traguardi. E forse, non a caso, in certi momenti giocatori come Marcelo, Xabi Alonso e Higuain sembrano ricordare i Maicon, Cambiasso e Milito del ''triplete'' interista. Insomma, questo Real fa davvero paura, tanta, e gioca benissimo. Non ci fosse stato il gol di Inzaghi in fuorigioco forse la partita avrebbe preso decisamente un'altra piega.

Arbitro: Webb 5 - Il fischietto inglese, già arbitro della finale mondiale, non dirige male, ma pecca clamorosamente, mal assistito dal guardalinee Collin, in occasione del raddoppio di Inzaghi: al momento del passaggio di Gattuso, Superpippo è in fuorigioco almeno di 1 metro.

domenica 31 ottobre 2010

Juve, tutto come ai vecchi tempi! La Lazio batte il Palermo e continua a volare.

Una grande Juventus spegne la rincorsa del Milan, e lo fa dopo cinque anni nella Fossa dei Leoni, ovvero in quel teatro di nome San Siro che è considerato il vero tempio del calcio italiano. La squadra di Del Neri, con un goal per tempo di Quagliarella e Del Piero, ha dimostrato di essere un gruppo unito nonostante le assenze di molti giocatori importanti, e soprattutto di non essere Krasic dipendente. Situazione capovolta in casa Milan, dove Ibrahimovic resta, a quanto pare, l'unico uomo squadra. Il team di Allegri ha provato a giocarsela a denti stretti offrendo sprazzi di ottimo calcio, ma evidenziando ancora una volta la lentezza e la vecchiaia del reparto arretrato.
La Juventus ha fatto capire di non volersi accontentare di un semplice quarto posto, e di essere pronta a competere ad armi pari con le altre pretendenti al titolo.

La Lazio mantiene salda la vetta vincendo di misura a Palermo grazie ad una rete di Dias. I padroni di casa avrebbero meritato il pareggio e possono recriminare per alcuni episodi nell'area biancoceleste, dove un grandissimo Muslera ha ripetutamente salvato il risultato. I capitolini, in dieci uomini per l'espulsione al 77' di Biava, possono godersi questo lungo weekend aspettando i risultati del pomeriggio: comunque vada, la Lazio sarà ancora in testa alla classifica per un'altra settimana.

sabato 30 ottobre 2010

Inter, che fortuna! Ranieri scuote la Roma e stasera c'è Milan - Juventus.

Fortunata al punto giusto, l'Inter strappa tre punti preziosi in casa del Genoa, dopo una gara poco spettacolare in cui il pareggio sarebbe stato forse il risultato più vero. Ci pensa un goal di Muntari, o meglio, un grande regalo del portiere grifone Eduardo, a fare sorridere il popolo nerazzurro e anche i fedelissimi della Gialappa's che sono subito andati a nozze dopo la clamorosa papera.
I nerazzurri si portano temporaneamente al secondo posto, ad una sola distanza dalla capolista Lazio che domani si troverà di fronte alla prova della verità chiamata Palermo.

Ma la giornata di oggi offrirà altri due anticipi prestigiosi: il derby del colore giallorosso, ovvero quello che si disputerà all'Olimpico tra Roma e Lecce ed il big match tra Milan e Juventus.

Alle 18.00 la Roma cercherà di tradurre sul campo la rabbia di Claudio Ranieri, che ieri si è sfogato duramente in conferenza stampa a proposito di un suo possibile esonero e dell'arrivo di Leonardo sulla panchina romanista. Il tecnico di Testaccio ha ricordato che chi è subentrato a lui, non ha mai fatto meglio, anzi ha ottenuto risultati negativi. Il riferimento è tutto per la Juventus, che lo sostituì con Ferrara, ma basta pensare ai successi di Mourinho con il Chelsea, per mettere in crisi la sua teoria.

Questa sera invece Milan e Juventus si contenderanno una buona fetta di Serie A: se questa gara non varrà una stagione, un'eventuale vittoria porterebbe sicuramente grande morale ad entrambe le squadre. I rossoneri, reduci dalla vittoria esterna di Napoli, confermerebbero il periodo positivo e potrebbero fare la voce grossa sul campionato rimanendo agganciati alla vetta o addirittura guardando tutti dall'alto in caso di un passo falso della Lazio.

La Juventus, scottata dalla squalifica di Krasic, vuole dimostrare di valere un po' di più del quarto posto sfatando il tabù San Siro, che non la vede vincere in casa dei rossoneri dal 2005. Del Neri ha recueprato Amauri, ma il tandem d'attacco dovrebbe essere quello di Quagliarella e Del Piero, proprio colui che realizzò l'assist decisivo per il goal partita di Trezeguet cinque anni fa.


martedì 19 ottobre 2010

Real Madrid-Milan 2-0: le pagelle

Mou, che lezione ad Allegri! Cristiano Ronaldo e Ozil sugli scudi, difesa rossonera e Seedorf imbarazzanti

REAL MADRID
Casillas 6,5 - Vive buona parte della partita da spettatore grazie all'ottimo lavoro della sua retroguardia: il Real sinora ha incassato solo 3 gol in Liga in sette giornate ed è ancora imbattuto in Champions e di questo va dato merito in particolare a Mourinho e al suo grandissimo lavoro su uno dei più grandi talloni d'achille dei ''galacticos'' negli ultimi anni, ovvero la fase difensiva. Aiutato dalla traversa su una punizione di Pirlo a metà primo tempo, è prontissimo su un destro violento di Robinho in uno dei rari lampi rossoneri del match.

Arbeloa 6,5 - L'ex terzino destro del Liverpool alterna buoni recuperi in fase difensiva su Pato e Ronaldinho a interessanti azioni in avanti a sostegno di Ozil, trovando spesso il guizzo per il cross e mettendo in difficoltà Antonini, che pur limita i danni sulla sua fascia a differenza del disastroso Zambrotta dall'altra parte.

Pepe 6,5 - Ogni qualvolta Ibrahimovic entra in possesso di palla lui è lì, ad aiutare Carvalho nel raddoppio di marcatura. Preciso ed efficace pure nello stoppare regolarmente un Pato davvero inguardabile. Con lui Casillas può dormire per gran parte del match tra due guanciali.

Carvalho 6,5 - Il pupillo difensivo di Mou annulla gli attaccanti rossoneri, in particolare Ibra, con ordine e puntualità. L'intesa con il compagno di reparto Pepe sembra già ben collaudata, come dimostra anche l'inedità solidità difensiva del Real in questo primo scorcio di stagione.

Marcelo 7 - Quanto corre per tutto il match l'esterno brasiliano! Un momento lo vedi rientrare in difesa a dare una mano ai suoi per fermare Pato e Ronaldinho, un attimo dopo lo vedi correre in avanti e sovrapporsi con Cristiano Ronaldo. A tratti ricorda il connazionale Maicon, per quantità e qualità sulla fascia. Seedorf e Zambrotta si sogneranno di lui e CR9 per un bel pezzo.

Xabi Alonso 7 - La solita diga impenetrabile davanti alla difesa, nonchè punto di partenza della stragrande maggioranza delle azioni offensive dei padroni di casa. Cerca gloria personale anche al limite dell'area di rigore milanista. Fondamentali le sue geometrie in mezzo al campo per la squadra di Mourinho.

Khedira 6,5 - Rispetto a Xabi il suo è un lavoro più oscuro e di contenimento, ma non per questo meno preciso ed efficace. Cerca spesso il connazionale Ozil con ampi cambi di gioco. In fase difensiva chiude bene su Ronaldniho, mentre su Seedorf non ce n'è bisogno

Di Maria 6,5 - Nel primo tempo, insieme a Ronaldo e Ozil, mette più volte i brividi alla difesa rossonera, chiamando anche Amelia ad un ottimo intervento nel finale di tempo. Mezzo voto in meno per gli eccessivi sprechi nel secondo tempo, durante il quale si mangia un altro paio di ottime palle gol per puro egoismo.
(dal 42 s.t. Granero s.v.)

Ozil 7,5 - Il folletto tedesco di origini turche incanta con le sue giocate eleganti, a tratti quasi strafottenti, che mandano nel panico la retroguardia rossonera. Protagonista insieme a Ronaldo dell'uno-due devastante con il quale i Blancos chiudono la pratica in 2 minuti attorno al quarto d'ora, pur aiutato in occasione del gol dalla deviazione decisiva di Bonera. Sfodera una quantità impressionante di assist, che meriterebbero miglior fortuna, per Higuain. Esce tra gli applausi scroscianti del Bernabeu.
(dal 38 s.t. Lassana Diarra s.v.)

C. Ronaldo 8 - Pronti, via e non lo vedi giocare, ma volare. Si divora Zambrotta come fosse una barretta di cioccolato e salta Nesta come fosse di carta velina. Finte, controfinte, tocchi e tiri. In più la barriera del Milan decide pure di aiutarlo nel confezionare l'1-0 del Real, aprendosi come un regalo a Natale sulla sua punizione dal limite al 13'. Cerca più volte di portare a casa la doppietta personale e quando non è il pallone a uscire di poco è il portiere rossonero Amelia a dirgli di no. Ogni volta che gli arriva palla è il delirio, sia per i tifosi di casa che per i difensori avversari.

Higuain 6 - Fosse finita 0-0 o peggio ancora, a Madrid lo avrebbero crocifisso. L'attaccante argentino si divora infatti una marea di occasioni da gol sugli assist deliziosi targati Ronaldo, Ozil, Di Maria e Marcelo. Un peccato mortale vista anche la serata da incubo di Bonera e Nesta. Senza dimenticare che in panchina c'è un Benzema sempre più scalpitante.
(dal 44 s.t. Benzema s.v.)

All: Mourinho 8 - Partita perfetta da tutti i punti di vista: la squadra gioca a memoria, ha carattere, è difensivamente solida, atleticamente ineccepibile e permette alle individualità di esprimersi al meglio. Anche se siamo appena ad ottobre appare difficile che questa stagione a Madrid, sponda ''blanca'', si finisca con ''zeru tituli''.


MILAN
Amelia 6,5 - Già il fatto che sia nettamente il migliore tra gli uomini di Allegri deve far riflettere sulla pessima prestazione rossonera, difensivamente e non solo. Una serata, quella dell'ex portiere del Genoa, dalle mille sfaccettature: dall'esordio stagionale con il Milan nella prestigiosa cornice del Bernabeu al terribile doppio vantaggio madridista in due minuti a causa della barriera formato Emmental sulla punizione di Ronaldo e dell'improvvido Bonera sulla conclusione di Ozil. Ma l'esordio del numero 1 rossonero va ricordato soprattutto per gli interventi decisivi su Ronaldo, Ozil e Di Maria.

Zambrotta 4 - Fa quasi tenerezza vederlo mentre si fa saltare regolarmente da Cristiano Ronaldo in fascia, annaspando nel tentativo di recuperare. Dalla sua parte l'ex pallone d'oro e Marcelo indicono una sfida nella sfida a chi riesce ad arrivare più in fretta in zona cross: al terzino azzurro non resta che farsi spedire a casa una foto dell'autovelox.

Nesta 4,5 - Invischiato nella serata da incubo dei suoi, ne esce malconcio e scherzato dal trio d'attacco del Real. Dopo Zambrotta è il bersaglio preferito di CR9 che accentrandosi lo fa fuori regolarmente prima di cercare la conclusione. In ritardo su Higuain e Ozil per fortuna ha alle sue spalle un Amelia in serata di grazia, che se non altro evita la goleada.

Bonera 4,5 - Non è Thiago Silva, e questo lo si sapeva; non è neanche fortunato, perchè la sua deviazione sul tiro di Ozil è tanto deleteria quanto figlia della malasorte. Ma in ogni caso è il solito Bonera, poco attento e ancor meno sicuro. Permane il mistero legato al suo utilizzo: ma Papastathopoulos è davvero peggio di lui?

Antonini 5,5 - Dei quattro di difesa è l'unico a limitare i danni, cercando la copertura su Di Maria e Arbeloa e tentando di proporsi in avanti in aiuto a Ronaldinho sulla sinistra. Se non altro va apprezzata la sua generosità.

Gattuso 5,5 - Ringhio ci mette la grinta, che si sa non gli è mai mancata. Ma la precisione era ed è quella che è. Prova a lottare e a contenere i danni sulla trequarti, cercando di supportare un Pirlo in evidente difficoltà in fase difensiva. Esce ad inizio ripresa per fare spazio al più fisico Boateng, ma se non altro meriterebbe di rimanere in campo a discapito del ben più inguardabile Seedorf.
(dal 14 s.t. Boateng 5,5 - Il ghanese regala più movimento in fase offensiva e allo stesso tempo aiuta i compagni ad arginare le scorribande offensive avversarie, ma il suo impatto sul match non è del tutto quello sperato.)

Pirlo 5 - La sua traversa su punizione a metà primo tempo è un lampo nel nulla, suo e della squadra. Non incide come dovrebbe, tra l'altro mal supportato da un centrocampo non certo di piedi nobili. Le sue geometrie sono comunque regolarmente stoppate sulla trequarti difensiva del Real da Khedira o Xabi Alonso.

Seedorf 4 - Inguardabile ed irritante: perennemente in ritardo su tutti i palloni, spreca come un pivello una delle rarissime occasioni rossonere di tutto il match su un'invenzione illuminante di Ronaldinho. Non dà mai la sensazione di essere nel match, anzi, con lui in campo il Milan sembra in inferiorità numerica.

Ronaldinho 5 - Prova ad accendere la luce con qualche buona soluzione, mal sfruttata, per le punte, ma da un Dinho che per sua stessa ammissione si sente in forma da Pallone d'Oro ti aspetti molto, molto di più. L'uno contro uno in mezzo al campo non funziona mai.
(dal 26 s.t. Robinho 6 - Uno dei pochi a svegliare dal torpore la retroguardia madridista e l'unico a scaldare i guantoni a Casillas in tutto il match con una conclusione velenosa da fuori. Fischiatissimo dal suo ex pubblico del Bernabeu, il brasiliano sembra ormai vicino ad un buonissimo stato di forma. Andava inserito prima.)

Pato 4,5 - Di lui in questo match rimarrà solo il fallo al limite su Di Maria, origine del vantaggio su punizione di Cristiano Ronaldo. A differenza del match di Champions di un anno fa al Bernabeu, incappa in una serata assolutamente incolore. Pepe e Carvalho non devono neanche ammazzarsi di fatica per fermarlo in quelle poche occasioni nelle quali ''Il Papero'' riceve palla. Tardiva la sua sostituzione con Inzaghi.
(dal 33 s.t. Inzaghi 5,5 - Ha una voglia matta di segnare la rete che lo consacrerebbe miglior cannoniere di sempre nelle Coppe Europee davanti a Gerd Mueller e il Bernabeu ha tutte le caratteristiche della cornice prestigiosa in cui festeggiare questo storico traguardo: per questo si sbatte, al solito, sul filo del fuorigioco, purtroppo mal assistito da un Ibrahimovic quantomai impreciso.)

Ibrahimovic 5 - Rimane coinvolto nella serata poco positiva dei suoi, ma pure spreca malamente le palle che riceve da Ronaldinho prima e da Robinho poi. Cerca il dialogo nella ripresa con il neo-entrato Inzaghi, ma le poche volte in cui riesce a ricevere palla si esibisce in giocate inutilmente stucchevoli, lamentandosi spesso del terreno di gioco.

All: Allegri 5 - Il problema non è la sconfitta su un terreno prestigioso e in un match difficile, ma la differenza troppo netta sul piano tecnico e fisico rispetto ai rivali. Oltre alla preoccupante mancanza di carattere mostrata dai rossoneri nei momenti decisivi del match. Tardivi gli ingressi di Robinho e Inzaghi, inspiegabile l'impiego per 90' dell'impresentabile Seedorf.

Arbitro: Proença 6 - Pochi problemi per il direttore di gara portoghese. Qualche dubbio solo sul fallo di Pato su Di Maria all'origine del vantaggio dei Galacticos. Nel finale placa un accenno di nervosismo di Cristiano Ronaldo su Boateng.