Visualizzazione post con etichetta Champions League. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Champions League. Mostra tutti i post

martedì 7 dicembre 2010

Champions League: Inter, altri tre schiaffi e addio primo posto. Werder, vittoria per l'orgoglio

Dal venerdì sera all'Olimpico di Roma contro la Lazio al mercoledì europeo al Weserstadion di Brema, città dei famosi musicanti, a cambiare è solo la manifestazione e non lo ''spartito'' eseguito sul campo. Che sia Serie A o Champions League, che si tratti di rincorrere la vetta del campionato o il primo posto nel proprio girone europeo, l'Inter sembra infatti aver nuovamente imboccato la via che conduce dritta dritta al calvario proprio a pochi giorni dall'inizio del Mondiale per Club, vero crocevia per la stagione dei Campioni d'Europa e per la panchina di Rafa Benitez. 1 gol fatto e 6 subiti quelli nelle ultime due partite, importantissime per campionato e coppa ma anche come prova del nove dopo i successi, faticosi ma preziosi, conquistati contro Twente e Parma. Certo, contro il Werder, con la qualificazione già in tasca, l'importante se non altro era evitare una figuraccia, così come auspicato dal presidente Moratti alla vigilia. Invece gli uomini di Benitez, pur privi tra gli altri di Sneijder, Lucio e Milito, escono dal confronto contro i tedeschi, già eliminati da tutte le competizioni europee, con le osse rotte, il morale a terra e il primo posto del gruppo incartato e regalato agli inglesi del Tottenham. E dire che alla formazione di casa allenata da Thomas Schaaf, in crisi in Bundesliga e come detto già fuori da tutto, il risultato finale va persino stretto: solo il palo, due volte, e un ottimo Orlandoni hanno evitato ai nerazzurri un passivo ancora più umiliante. Non ingannino i due legni colpiti anche da Pandev: due fiammate che avrebbero immeritatamente regalato un punteggio più morbido per gli ospiti.

Tra le novità proposte dall'inizio del match da Benitez, anche in vista dell'impegno di Abu Dhabi, ci sono i giovani Santon, Biraghi e Nwankwo ma anche, come detto, il ''decano'' Orlandoni, una vita da portiere di scorta e all'esordio in Champions a 38 anni suonati. Alla fine l'estremo difensore nerazzurro si rivelerà uno dei migliori (ed è tutto dire) dei suoi, con un'ottima parata su Almeida sullo 0-0 e un riflesso felino su Hunt poco prima del 3-0 per i tedeschi; poco o nulla da fare invece per il numero 21 di Benitez sulle tre reti dei padroni di casa, firmate nel primo tempo da Prodl di testa, da Arnautovic con un gran destro ad inizio ripresa ripresa e da Pizarro con una girata fulminea a ridosso del 90'. Già, a timbrare il cartellino dei marcatori del Werder c'è anche l'ex Marko Arnautovic, talentino austriaco comprato un anno fa da Moratti e praticamente messo alla porta da Mourinho e dalla società dopo un anno vissuto quasi totalmente ai margini. Una piccola vendetta dunque per il 22enne numero 7 dei tedeschi, giocatore che in questo momento all'Inter là davanti servirebbe come il pane, anche alla luce delle condizioni di Pandev e Eto'o. Il macedone, legni a parte, sembra davvero la bruttissima copia del giocatore capace di segnare e far segnare visto l'anno scorso dopo l'approdo in maglia nerazzurra; ma ora anche il camerunense, dopo la follia contro il Chievo, sembra aver perso la grinta che lo contraddistingueva in mezzo a quella sorta di apatia generale che sembra aver contagiato gli uomini di Benitez.

Alla fine a salvarsi in parte nella fredda serata nordeuropea, Orlandoni a parte, sono proprio i giovani buttati nella mischia dal tecnico spagnolo: Biraghi se la cava abbastanza bene da esterno destro di difesa contro il talentuoso Marko Marin e Nwankwo fa una figura migliore di Cambiasso, uccellato da Pizarro in occasione del 3-0, in mezzo al campo. Male invece ancora Santon, nonostante l'avanzamento sull'esterno di centrocampo: il ragazzo lanciato da Mourinho sembra sempre di più essersi smarrito, a prescindere dal difficile momento attraversato dalla squadra. Anche i veterani però, in un senso o nell'altro, non lasciano tranquillo il mister nerazzurro: Cambiasso, costretto da centrale di difesa per l'infortunio di Materazzi durante il riscaldamento, è tra i peggiori in campo e Zanetti fa tremare tutti quando, sembra per fortuna solo per una botta, chiede il cambio ad inizio ripresa. L'infortunio del capitano sarebbe stato davvero troppo in questo momento delicatissimo.

Rimane però, come detto più volte, che senza Orlandoni e i pali della sua porta, su Pizarro e Almeida, staremmo parlando di goleada. E forse di esonero di Benitez. Benedetto Mondiale per Club, a questo punto, per la pazienza di Moratti e la relativa tranquillità del suo allenatore. Negli Emirati Arabi i Campioni d'Europa troveranno 25 gradi in più rispetto a Brema e ritroveranno giocatori come Julio Cesar, Maicon e Milito. Urge dunque sbollire quanto accumulato piuttosto che bollire nel caldo mediorientale. Meglio dimenticare per ora il rischio di trovare qualche avversaria del calibro di Real e Barcellona, tra le prime classificate dei gironi, agli ottavi di Champions. E per Moratti, forse, meglio anche dimenticare le parole di Benitez nel post-partita di questa sera, ''Potevamo anche prendere uno, due, tre gol, per noi stasera non contava nulla''. Dimentichi presidente, dimentichi.

mercoledì 24 novembre 2010

Champions League: Il Valencia gioca a tennis! Ok Barça, Manchester, Tottenham e Schalke. Il Benfica fa harakiri

Dal successo pomeridiano del Rubin Kazan contro il Copenhagen alla tennistica vittoria del Valencia contro il malcapitato Bursaspor, il quinto turno di Champions anche per i Gruppi A, B, C e D regala situazioni pressochè delineate in tutti i gruppi, ad eccezione di quello del Barcellona, dove proprio Rubin e Copenhagen si giocheranno tutto nell'ultima giornata, con i danesi avanti di un punto e favoriti dallo scontro casalingo contro il già eliminato Panathinaikos (ai russi toccherà invece la difficilissima trasferta sul campo di Messi e compagni, dove tra l'altro la squadra di Berdiyev vinse proprio un anno fa di questi tempi). Negli altri gironi, come detto, già tutto deciso o quasi, con Tottenham, Inter, Schalke 04, Lione, Manchester United, Valencia, oltre al Barcellona, già proiettate agli ottavi di finale in programma a febbraio.

GIRONE A
Tottenham-Werder Brema 3-0
Elementare Watson, anzi, Redknapp. A White Hart Lane la formazione londinese passeggia con facilità irrisoria sulle macerie di un Werder Brema già eliminato, in crisi profonda di risultati e decimato dagli infortuni. La squadra di Schaaf, che in dieci anni sulla panchina degli anseatici è probabilmente nel momento peggiore della sua gestione, priva di Naldo, Borowski, Arnautovic e Almeida non oppone la benchè minima resistenza agli avversari, che ritrovano Van Der Vaart alle spalle del duo d'attacco Crouch-Pavlyuchenko. In panchina si rivede anche Jermain Defoe, al rientro dall'infortunio. Pronti, via e dopo 6' gli Spurs sono già in vantaggio con una girata al volo di destro di Kaboul su assist di Lennon: secondo gol consecutivo per il difensore ex Portsmouth, quattro giorni dopo la rete decisiva nello storico 3-2 in rimonta nel derby in casa dell'Arsenal. La diversa condizione psicologica tra un Tottenham in stato di grazia e un Werder bisognoso di una grazia è ben presto reso evidente dalla facilità con cui Lennon sulla fascia destra e Bale a sinistra riescono puntualmente a sfondare; gli inviti degli esterni per le due punte Crouch e Pavlyuchenko sono quantomai golosi, ma l'attaccante inglese e quello russo ingaggiano una sfida alla pari a chi riesce a sbagliare di più. Nel finale di tempo ci deve pensare allora Modric a capitalizzare la superiorità dei padroni di casa: sponda di Crouch per il croato, che con una finta si libera di Prodl ed esplode un diagonale che lascia immobile Wiese tra i pali. Doppio vantaggio inglese a fine primo tempo e, contando occasioni e possesso palla, i tedeschi possono dirsi ancora ancora fortunati. Peccato che anche nel secondo tempo non ci sia traccia di reazione degli uomini di Schaaf, che anzi regalano il palco, nel bene e nel male, al solito Gareth Bale. Il gallese è sfortunato a centrare la traversa ad inizio ripresa su punizione, con Wiese immobile, ma è precipitoso poco doppo nel calciare addosso al portiere del Werder un rigore concesso per fallo su Crouch. Poco male, se non per le statistiche, visto l'andazzo dell'incontro; dopo la doppia occasione per l'esterno sinistro degli Spurs, anche il collega Lennon sulla fascia opposta decide nuovamente di farsi notare, con il secondo assist di giornata che Crouch al 34' stavolta non può proprio sbagliare. Finisce 3-0 per il Tottenham, primo a pari punti con l'Inter ma in testa negli scontri diretti; Werder fuori da tutto, con Schaaf sempre più a rischio.


Inter-Twente 1-0

Classifica: Tottenham 10, INTER 10, Twente 5, Werder Brema 2.



GIRONE B
Schalke 04-Lione 3-0
Spietato, concreto, letale: tre aggettivi per definire la prova dello Schalke 04 di Magath, impantanato nei bassifondi della classifica in Bundesliga ma in testa e convincente nel proprio girone di Champions. Tre come i gol nella serata dell'Aufschalke Arena di Gelsenkirchen, che condannano un Lione brutto e spento alla seconda sconfitta europea consecutiva dopo quella sul campo del Benfica. Buon per la formazione di Puel che i portoghesi si suicidino calcisticamente a Tel Aviv, regalando in ogni caso la qualificazione matematica agli ottavi proprio ai francesi. Lo Schalke fa suo il confronto già nei primi venti minuti del match; al 13' è protagonista Raul, reduce dalla tripletta di destro in campionato contro l'Hannover, che salta al limite dell'area Lovren, smarcando al tiro l'olandese Farfan: Lloris battuto e tedeschi in vantaggio. 7' dopo va a referto, per la seconda volta in stagione in Champions, l'ex milanista Huntelaar, liberato all'altezza del dischetto dell'area di rigore francese da un'iniziativa personale di Kluge. Anche in questo caso nulla da fare per l'estremo difensore transalpino e 2-0 Schalke. Il Lione prova a finalmente a reagire verso il finale di primo tempo, ma gli sforzi producono un'unica occasione per Lisandro Lopez, mal sfruttata dall'argentino davanti a Neuer. Nella ripresa il copione non cambia, con lo Schalke a gestire l'incontro e il Lione, con Bastos e Briand decisamente in ombra, a provarci senza troppa convinzione, forse anche distratto dalle buone notizie provenienti da Tel Aviv. Nel finale di partita c'è così tempo per il secondo gol personale di Huntelaar, grazie ad un bel movimento di Raul, che dunque rimanda il possibile aggancio a Inzaghi nella classifica dei migliori marcatori di tutti i tempi nelle coppe europee. Ma per il 33enne spagnolo, vista la qualificazione agli ottavi, le occasioni non mancheranno.

Hapoel Tel Aviv-Benfica 3-0
Tre mazzate, di quelle che fanno male. Anche e soprattutto perchè inaspettate. Finisce così, con una serata da incubo, il sogno ottavi di finale per il Benfica di Jorge Jesus, tanto sprecone in avanti quanto approssimativo in difesa, eliminato da un Hapoel Tel Aviv che non aveva praticamente più nulla da chiedere a questo girone. Almeno in ottica passaggio del turno, visto che la vittoria casalinga contro i portoghesi riaccende negli israeliani qualche flebile speranza in prospettiva Europa League. La formazione di Gutman riscatta in un sola sera il misero bottino di gol realizzati (uno solo) punendo per tre volte nel match la retroguardia avversaria. Dopo un inizio caratterizzato da un timido dominio ospite, gli israeliani vanno a segno alla prima vera occasione della partita, al 24', con Zahavi che sale in cielo sulla punizione di Abutbul fulminando il portiere dei lusitani Roberto. Ti aspetti la reazione degli uomini di Jorge Jesus, ma i portoghesi tengono palla senza riuscire a dare troppo fastidio allo specchio dei pali difesi da Enyeama. I padroni di casa controllano, attendono con pazienza e infine colpiscono per la seconda alla mezz'ora della ripresa, con il brasiliano Douglas Da Silva puntualissimo nello sfruttare un clamoroso buco della difesa ospite. Il Benfica in pratica esce anzitempo dal terreno di gioco, lasciando a Zahavi in pieno recupero la possibilità di realizzare la doppietta, questa volta con un destro su assist di Shivhon. E adesso, non solo i portoghesi devono dire addio agli ottavi di finale ma devono stare attenti per conquistare l'Europa League a non distrarsi nuovamente nel prossimo match in casa contro lo Schalke; contemporaneamente, in casa dell'altra qualificata Lione, l'Hapoel proverà a completare una mini rimonta che sembrava quasi impossibile sino allo scorso turno.

Classifica: Schalke 04 10, Lione 9, Benfica 6, Hapoel Tel Aviv 4.



GIRONE C
Glasgow Rangers-Manchester United 0-1
Nel giorno del suo ritorno in campo, dopo l'infortunio e il periodo travagliato dentro e fuori dal campo, Wayne Rooney torna a fare ciò che sa fare meglio, ovvero segnare, anche se in questo caso su rigore, gol decisivi. Basta infatti un penalty di Roo a 3' dal 90' per consegnare alla squadra di Sir Alex Ferguson una vittoria che, a meno di un roboante tonfo interno nell'ultimo turno all'Old Trafford contro il Valencia, vale non solo gli ottavi di finale ma anche il primo posto del girone. Abbandonano invece mestamente ogni speranza i Rangers di Walter Smith, presentatisi in campo con un 5-4-1 a dir poco abbottonato, sicuramente troppo rinunciatario per tentare il colpo contro i più blasonati avversari. Difatti parte del match vive degli arroccamenti difensivi degli scozzesi per arginare la manovra avversaria; i padroni di casa tutto sommato tengono bene, anche se, al primo sbandamento, Rooney di testa fa tremare la traversa della porta di Mc Gregor. Una volta compresa l'antifona, i Red Devils iniziano sornioni ad attendere qualche incertezza da parte degli avversari, nulli in avanti, anche se Miller in qualche modo riesce in un paio di occasioni a presentarsi davanti a Van Der Sar: nel primo caso la punta scozzese spedisce fuori bersaglio, nel secondo l'esperto numero 1 olandese è costretto a respingere l'insidiosa conclusione nell'avversaria. Meglio il Manchester della ripresa, complice un calo dei Rangers, che rischiano di subire il gol da Carrick, Berbatov e Rooney. Gol che effettivamente viene incassato nel finale, ma per colpa di uno sconsiderato intervento di Naismith su Fabio Da Silva nell'area di rigore scozzese. Dal dischetto Rooney spiazza Mc Gregor, dando sfogo a una gioia evidentemente tanto attesa (curiosa l'immagine di un invasore tifoso dello United che dopo il gol entra in campo per abbracciare il proprio idolo). Finisce 1-0 per la squadra di Ferguson, che segna poco ma subisce ancora meno, visto che i Red Devils sono l'unica formazione con lo ''0'' nella casella gol subiti; i Rangers possono, in parte, consolarsi con il matematico accesso all'Europa League.

Valencia-Bursaspor 6-1
Sino a pochissimi anni fa il calcio turco produceva buonissimi talenti come Emre, Hakan Sukur, Okan e Rustu, per citarni solo alcuni, e squadre del calibro di Galatasaray, Fenerbahce e Besiktas: intendiamoci, nulla di stratosferico, ma pur sempre nella media di un calcio di buonissimo livello. Per questo, risulta quasi incomprensibile vedere quest'anno in Champions League il calcio turco rappresentato dal Bursaspor. Che alla massima competizione europea non ci è arrivato di sicuro per caso, essendo campione uscente del proprio paese con ottime chance di rinconferma. Eppure la formazione di Saglam, nel proprio girone europeo, ha offerto finora uno spettacolo desolante, presa regolarmente a pallate dalle avversarie del girone. Non fa eccezione il Valencia di Unai Emery che, anzi, sul proprio terreno infligge agli ospiti un risultato tennistico più degno dell'erba di Wimbledon che non di quella del Mestalla. I Blanquinegros, dopo l'iniziale sfuriata non troppo convincente dei turchi, passano su rigore al 17': fallo di Erdogan su Aduriz e penalty trasformato da Juan Mata. 4 minuti ed è già 2-0: passaggio filtrante ancora di Mata per Soldado e destro imparabile alle spalle del portiere Ivankov per il quarto gol stagionale in Europa del prodotto delle giovanili del Real Madrid. Il Bursaspor, minuto dopo minuto, inizia a sgretolarsi come un castello di sabbietta e alla mezz'ora ancora Aduriz infila il portiere ospite Ivankov su servizio di Joaquin. Primo tempo in archivio? No, perchè al 37' Joaquin questa volta decide di fare tutto da solo, estrando dal cilindro una staffilata che il portiere del Bursaspor può solo accompagnare in realtà con lo sguardo. 4-0, e prospettiva di goleada spagnola che si fa molto probabile. I turchi, dal canto loro, non protestano neanche troppo su quello che sembrerebbe un netto intervento con la mano di Albelda nella propria area. E nella ripresa, al 10', capitolano per la quinta volta, con Soldado che centra la doppietta e il quinto gol europeo. Con la partita ormai senza storia c'è tempo però, al 24', per il primo storico gol del Bursaspor in Champions League: l'onore tocca a Batalla, con i compagni che lo festeggiano come fosse il gol del vantaggio. Peccato che si tratti invece dell'1-5. Che nel finale diventa 1-6 con la marcatura del neo-entrato Dominguez. Il Valencia ora può cercare il colpo grosso a Manchester per portarsi a casa la qualificazione addirittura da prima del gruppo.

Classifica: Manchester United 13, Valencia 10, Glasgow Rangers 5, Bursaspor 0.



GIRONE D
Panathinaikos-Barcellona 0-3
Tutto come previsto. Dopo il pareggio di Copenhagen, che aveva rimandato la fuga in vetta della squadra di Guardiola, il Barça supera senza problemi l'esame di greco contro la squadra del nuovo allenatore Jesualdo Ferreira, peraltro già fuori dai giochi fin dallo scorso turno. Poco più di un'escursione quella dei blaugrana ad Atene, che colpiscono alla prima vera occasione con Pedro Rodriguez: perfetto il pallone dentro di Dani Alves, con Pedrito pronto all'aggancio e ad una conclusione che non lascia scampo al portiere ellenico Tzorvas. I greci provano a rispondere con una fiammata sull'asse Luis Garcia-Cissé, con il francese che si ritrova a tu per tu con Victor Valdes: bravissimo il portiere spagnolo a salvare il punteggio con una bella respinta in uscita. L'occasione per i padroni di casa rimane però unica; dall'altra parte il solito Messi vuole timbrare il cartellino e ciò ovviamente provoca non pochi problemi a Tzorvas, ottimo in più di un'occasione sulle occasioni di Messi e Iniesta. Nella ripresa il Panathinaikos si spegne del tutto e il Barça ne approfitta per chiudere i conti con un gol da Playstation: azione tutta di prima sull'asse Messi-Dani Alves-Xavi-Iniesta-Adriano (ottimo sostituto di Maxwell) e ancora Messi a concludere di piattone da due passi. Tutto questo al 17'; altri 7' e Pedro sigla la sua doppietta dopo un'altra invenzione di Iniesta. Un Barça così può ora concentrarsi con fiducia sul superclasico di lunedì prossimo contro il Real di Mourinho. Per Jesualdo Ferreira e il suo Panathinaikos tanto lavoro da fare, ma fuori dalle competizioni europee.

Rubin Kazan-Copenhagen 1-0
Basta un rigore al Rubin Kazan, nel match casalingo contro il Copenhagen, per riaprire un discorso qualificazione che sembrava nettamente indirizzato verso i campioni di Danimarca, ottimi protagonisti sin qui nel girone. La trasformazione di capitan Noboa dagli 11 metri vale il meno -1 in classifica per gli ex campioni di Russia, che dovranno però centrare un impresa sì già ottenuta ma non facilmente ripetibile al Camp Nou contro un Barcellona comunque già tranquillo in tema qualificazione e primo posto. Nel gelo del Tartarstan la squadra di Kuban Berdiyev e quella di Bjarne Solbakken non brillano certo per intensità e spettacolarità, brave come sono a difendersi prima che ad attaccare. I danesi, e in particolar l'esperto Gronkjaer, commettono però una sciocchezza ad un soffio dalla fine del primo tempo, con l'ex esterno del Chelsea che interviene goffamente a braccio alto sul cross di Natcho. Dal dischetto, come detto, Noboa realizza. La ripresa offre molto poco, con l'ex genoano Bocchetti sugli scudi al centro della difesa dei padroni di casa. La reazione ospite è tutta in un paio di conclusione, con N'Doye che accarezza la traversa dei russi e Zohore che nel finale dà la sveglia al portiere russo Ryzhikov chiamandolo ad un intervento non facile. Finisce con il successo del Rubin, ma al Copenhagen basterà il successo casalingo contro il Panathinaikos.

Classifica: Barcellona 11, Copenhagen 7, Rubin Kazan 6, Panathinaikos 2.

IN ROSSO LE SQUADRE GIA' QUALIFICATE AGLI OTTAVI DI FINALE
IN ARANCIONE LE SQUADRE GIA' QUALIFICATE IN EUROPA LEAGUE

Champions League: Inter, una vittoria per il morale. Cambiasso porta Benitez agli ottavi

Il ''malato'' sta meglio: non può dire di essere guarito, forse addirittura neanche di essere già fuori pericolo, ma perlomeno dà segni di vita. Il paziente in questione, ovvero l'Inter (considerata nel suo complesso ancor prima che nei singoli, in primis Benitez) sfrutta la ''terapia Champions'', tornando al successo dopo le 5 lunghe partite di digiuno e conquistando matematicamente la qualificazione agli ottavi di finale della massima competizione europea. Certo l'avversario, il Twente, non era di sicuro quello che si poteva definire alla vigilia uno sparring partner qualitativamente all'altezza dei nerazzurri, ma per una squadra provata fisicamente e psicologicamente dall'ecatombe di infortuni e dal filotto negativo contro Lecce, Brescia, Chievo e Milan, contava solo portare a casa i 3 punti in qualunque modo. Il ''paffuto'' Rafa Benitez può così riprendere colore in viso e soprattutto riaccomodarsi su una panchina che ora scotta un po' di meno. Troppo presto, anche alla luce di quanto visto nel match, per dire se il successo di questa sera sarà l'inizio di una striscia di vittorie come auspicato dall'ex manager del Liverpool, ma certo il gol di Cambiasso (considerato uno dei più insofferenti alla gestione Benitez) rende meno tortuoso il percorso dei campioni d'Europa verso il Mondiale per Club, al via l'8 dicembre ad Abu Dhabi. Prima di allora i nerazzurri saranno attesi dagli scontri in campionato contro Parma in casa e, soprattutto, nel fondamentale scontro diretto in trasferta contro la Lazio. Ma a meno di nuovi e scovolgenti cataclismi, Benitez può già prenotare con tranquillità il biglietto per la capitale degli Emirati Arabi Uniti.

L'Inter messa in campo dall'inizio dal tecnico spagnolo, in un San Siro tristemente mezzo vuoto, è la squadra naturalmente obbligata dagli infortuni; basterebbe dire che in panchina, a parte il terzo portiere Orlandoni e il convalescente Thiago Motta, ci sono solo Under 20: Natalino, Crisetig, Biraghi, Nwankwo e Santon, tutti di età compresa tra i 17 e i 19 anni. I ''sopravvissuti'' della prima squadra sono tutti tra i titolari, con Materazzi al centro della difesa e Cordoba a destra e con Cambiasso, al rientro, in linea mediana accanto a Stankovic. In avanti, al solito, il bizzoso Eto'o è assistito dal trio Biabiany-Sneijder-Pandev. Dall'altra parte, invece, i campioni d'Olanda del Twente, allenati da Preud'Homme, sono in formazione tipo con l'austriaco Janko terminale offensivo davanti a Ruiz e Chadli, chiamati a sgobbare tra il centrocampo e l'attacco e assistiti al centro da De Jong, fratello del giocatore dell'Ajax e nazionale Orange.

L'inizio di partita lascia quasi il dubbio se sia l'Inter ad essere finalmente in buona serata o se invece sia l'atteggiamento troppo timoroso dell'avversario a far sembrare i nerazzurri finalmente in palla; fatto sta che nei primi 20' i nerazzurri potrebbero già essere comodamente in vantaggio se Sneijder non sprecasse in avvio, al 3', su un ottimo invito di Biabiany e se la punizione del fantasista olandese al 17' non incocciasse la traversa a Mihajlov battuto. ''Vuoi vedere che anche stavolta finisce male?'' sembra invece pensare la maggior parte del pubblico di San Siro quando il Twente comincia finalmente a mettere pericolosamente il naso nella metacampo nerazzurra da metà tempo in poi. Gli olandesi, venuti a Milano per cercare una clamorosa vittoria-sorpasso in ottica secondo posto, sfiorano due volte il vantaggio, prima con un insidiosissimo tiro di Janssen ben parato da Castellazzi e poi con un pallonetto di Ruiz sull'uscita del portiere nerazzurro, dopo una clamorosa disattenzione di Materazzi, che termina appena largo. La formazione di Preud'Homme acquista così convinzione, anche perchè dall'altra parte il miglior Biabiany visto sin qui in maglia nerazzurra è poco assistito soprattutto da Eto'o, troppo arretrato e ben controllato dalla retroguardia olandese. All'intervallo è 0-0, risultato sostanzialmente giusto.

La ripresa inizia, in pratica, cosiccome era iniziato il primo tempo: è l'Inter a premere di più tentando di mettere in difficoltà la difesa ospite, costretta spesso al fallo su Stankovic e Sneijder. E proprio da un intervento sul numero 10 nerazzurro nasce il vantaggio interista: la punizione del vice-campione del mondo colpisce la barriera, con la palla che carambola su un paio di difensori del Twente per poi finire tra i piedi di Cambiasso, appostato in ottima posizione: da lì il Cuchu non può sbagliare e il suo diagonale trafigge il portiere ospite Mihajlov. Il gol regala sicurezza agli uomini di Benitez che, inevitabilmente, si trovano davanti i larghi spazi concessi da un Twente alla ricerca del pari e quindi più sbilanciato. Tra il 15' e il 25' si contano almeno 4 nitidissime palle gol per il raddoppio nerazzurro, con un paio di errori assolutamente incredibili di Sneijder e Stankovic da due passi e con un altro paio di disperati salvataggi della retroguardia arancione. Poi, come nel primo tempo, dalla mezz'ora in poi il copione torna ad essere nelle mani degli olandesi, che rischiano di mettere in pratica la più classica delle leggi del calcio, ovvero ''gol sbagliato e gol subito''. E' Castellazzi, alla miglior partita con la maglia dell'Inter, a dire di no alla traiettoria beffarda di Ruiz direttamente da calcio d'angolo, ma al 31' solo la traversa salva l'Inter dal destro piazzatissimo del neo-entrato Landzaat. Il finale di gara, con l'assalto finale degli ospiti intervallato da una bellissima azione personale di capitan Zanetti, è questione di unghie e denti, ma al 94' finalmente Benitez può sfogare gioia e tensione. Rafa è salvo, l'Inter va avanti e ora nell'ultimo turno a Brema sarà confronto a distanza con il Tottenham per il primo posto del girone. Ma per ora, al convalescente paziente nerazzurro, va più che bene così.

martedì 23 novembre 2010

Champions League: il Real è MOUstruoso! Chelsea, che fatica. Arsenal, che botta!

Ricco di spunti e qualche sorpresa il quinto turno di Champions per i Gruppi E, F, G, H, che vedeva in campo tra le altre le già qualificate Bayern Monaco, Real Madrid e Chelsea. Delle tre scivola solo, comunque già sicura sia del primato che dell'accesso agli ottavi, la formazione bavarese allenata da Van Gaal sul campo della Roma; ma se la vittoria dei Blues di Ancelotti contro il modestissimo Zilina stupisce per il punteggio risicato e per le impreviste difficoltà incontrate dagli inglesi sul terreno amico di Stamford Bridge, a far parlare di sè è ancora una volta è lo ''Special'' Madrid di Mourinho, che affonda ed elimina a domicilio l'Ajax con un superbo 4-0. Inaspettatamente si riaprono i giochi invece nel Gruppo H, con l'Arsenal sconfitto a sorpresa in trasferta dal Braga; i portoghesi agganciano così i Gunners, superati in vetta dalla Shakhtar vittorioso a Belgrado, al secondo posto, mantenendo qualche residua speranza per il passaggio agli ottavi.

GIRONE E
Basilea-Cluj 1-0
Con un orecchio teso al risultato dell'Olimpico di Roma, il Basilea dell'ex centrocampista del Bayern Thorsten Fink sogna per 80' un aggancio al secondo posto del Girone E impensabile solo fino a due giornate fa. Alla fine, nonostante la vittoria giallorossa all'Olimpico, il successo di misura contro il Cluj vale per gli svizzeri la matematicazione qualificazione in Europa League e, soprattutto, mantiene in vita qualche flebile speranza di passaggio il turno. Anche se, per completare il miracolo, servirà non solo una vittoria esterna a Monaco di Baviera ma anche in contemporanea un autentico regalo del già eliminato Cluj nella gara casalinga contro la Roma. Aspettando il 7 dicembre e l'ultima giornata gli elvetici possono comunque festeggiare il secondo successo nel girone, firmato dall'argentino Almerares al 15' abile a raccogliere un tiro completamente sbagliato del compagno Inkoom. L'ex River Plate semina scompiglio, soprattutto nel primo tempo, nella difesa romena guidata dall'ex Juve ed Empoli Felice Piccolo; è proprio il difensore italiano alla mezz'ora a salvare sulla linea una conclusione di Frei su assist proprio di Almerares, che poco dopo ci riprova spedendo fuori di poco. Prima della pausa è Cadù a salvare ancora la squadra rumena dallo 0-2 con un miracolo sull'esterno degli svizzeri Safari. Nella ripresa il tecnico degli ospiti prova a gettare nella mischia altre due vecchie conoscenze del calcio italiano, il croato Sasa Bjelanovic e il ''nostro'' Ferdinando Sforzini, ma è ancora il Basilea a sfiorare il gol con la traversa colpita da Tembo. Nel finale l'arbitro francese Duhamel espelle Piccolo per doppia ammonizione, per il disappunto del suo tecnico Cartu, che spacca con un calcio il vetro della panchina. Basilea a 6, Cluj a 0 e fuori da tutte le competizioni europee.


Roma-Bayern Monaco 3-2

Classifica: Bayern Monaco 12, ROMA 9, Basilea 6, Cluj 0.



GIRONE F
Spartak Mosca-Olympique Marsiglia 0-3
Sono passati due mesi dal successo, nella prima giornata, dello Spartak a Marsiglia. Ma rispetto ad allora, la sensazione è di trovarsi davanti a tutt'altra squadra russa e, soprattutto, a tutt'altra formazione francese. Sono infatti gli uomini di Deschamps, con una prova tutta forza e carattere, ad imporsi al Luzhniki di Mosca in quello che si presentava a tutti gli effetti come uno spareggio per conquistare il secondo posto del girone e soprattutto la qualificazione agli ottavi di finale. Le due contendenti venivano da cammini radicalmente opposti: i russi, dopo aver conquistato 6 punti nelle prime 2 partite, venivano dalla doppia sconfitta patita contro il Chelsea; i francesi al contrario, dopo gli 0 punti raccolti nei primi 180', avevano portato a casa due successi contro lo Zilina, l'ultimo con un roboante 0-7 esterno. Lo Spartak si dimostra sicuramente altra cosa rispetto ai campioni di Slovacchia, ma la differenza con gli avversari è netta fin dall'avvio, con un'insidiosa conclusione di Valbuena già dopo 1'. Quella dell'attaccante della nazionale francese è solo una ''prova'' prima del gol, stupendo, che arriva al minuto numero 16: girata fantastica dentro l'area e palla all'incrocio dei pali, irraggiungibile per il portiere russo Dikan. Lo Spartak prova a reagire, ma la squadra di Karpin è tanto volitiva quanto confusa e produce un unico vero tentativo di pareggio in modo quasi casuale verso la fine del primo tempo, con un tiro-cross di Makeev su cui Kombarov e Ari mancano la deviazione da pochi passi. Un lampo che i francesi spengono già ad inizio ripresa trovando il raddoppio con Remy, che prima cicca clamorosamente di sinistro per poi servirsi dal solo la palla sul destro: diagonale vincente e 2-0. Lo Spartak, molto masochisticamente, decide di affondarsi da solo e così un fallo di reazione su Diawara costa al 19' il cartellino rosso all'attaccante brasiliano Wellinton. Niente di meglio per il Marsiglia, che 4' dopo mette in ghiaccio la partita con la rete di Brandao. Francesi qualificati con un turno d'anticipo, Spartak in Europa League.

Chelsea-Zilina 2-1
Ma quale pallottoliere! Niente goleada a Stamford Bridge, anche se come ampiamente previsto il già qualificato Chelsea di Ancelotti porta a casa i 3 punti contro i Campioni di Slovacchia, reduci dalle 7 sberle incassate a domicilio dal Marsiglia due settimane fa. Ritorno alla vittoria dunque per i Bleus dopo le tre sconfitte, le ultime due consecutive, nelle ultime quattro partite di Premier League, ma che sofferenza contro uno Zilina per 30' addirittura in vantaggio, a conferma del momento interno molto delicato che sta affrontando la formazione di Ancelotti. In particolare, dopo la cacciata da parte di Abramovic del vice di Carletto, Ray Wilkins, la squadra non sembra più la stessa e non possono essere giustificazioni attendibili neanche le assenze di Terry, Lampard ed Essien e il rientro di un Drogba ancora fiaccato dalla malaria. Con l'ivoriano in campo dall'inizio insieme, tra gli altri, ai giovanissimi Van Aanholt, Bruma e McEachran, i Blues vanno sotto al 19', trafitti da un diagonale dell'attaccante slovacco Bello che beffa il vice-Cech Ross Turnbull. Neanche il clamoroso svantaggio sveglia gli uomini di Ancelotti dal torpore di un periodo sempre più nero. Così nell'intervallo Carletto è costretto a strigliare i suoi e a sostituire l'evanescente Kakuta con l'altro ivoriano Solomon Kalou. Una mossa che dà una maggior profondità alle azioni offensive dei padroni di casa e si traduce, già al 6', nel pareggio di Sturridge dopo un'azione personale. Un moto d'orgoglio quello in casa Chelsea che porta al gol partita di Malouda su ottimo assist di testa di Drogba. Una vittoria ininfluente, vista la qualificazione già in cassaforte, ma che si spera aiuti almeno psicologicamenre la squadra di Ancelotti ad uscire dalle sabbie mobili dell'ultimo mese; permane comunque la sensazione che il tecnico di Reggiolo abbia parecchio su cui lavorare.

Classifica: Chelsea 15, Olympique Marsiglia 9, Spartak Mosca 6, Zilina 0.



GIRONE G
Ajax-Real Madrid 0-4
Dal morso di Suarez alle unghie di un Real Madrid mai pago di gol e vittorie, neanche a qualificazione ampiamente e anticipatamente conquistata. I Galacticos sembrano continuare sempre di più, partita dopo partita, ad incarnare lo spirito del miglior Mourinho: vincere sempre, vincere bene, anche quando toccherebbe come in questo caso all'avversario, bisognoso di punti, fare la partita. Missione fallita, e ''di brutto'' dalla formazione di Martin Jol, strapazzata sì ma quel che conta senza opporre resistenza di fronte al prestigioso avversario. La sconfitta elimina così i lanceri dalla Champions che, a quota 4, non possono neppure rilassarsi troppo nell'ultimo turno in trasferta a Milano, anche se appare quasi utopistico un successo dell'Auxerre a Madrid. Real che si presenta ad Amsterdam privo tra gli altri di Khedira, Carvalho e Higuain, oltre al lungodegente Kakà, con l'uomo-mercato Benzema in avanti e Arbeloa a destra in difesa. Ironia della sorte, sono proprio le due new-entry a portare sul 2-0 il Real tra la mezz'ora e il finale di primo tempo, dopo un inizio di gare tranquillamente addomesticato dagli uomini di Mourinho: il gol del francese al 36' è un gran destro a giro che termina all'incrocio dei pali dopo un assist di tacco di Ozil, il raddoppio dello spagnolo al 44' è una sassata da fuori leggermente deviata dalla schiena di Vertoghen. Ai due protagonisti quasi inattesi, soprattutto il secondo, del match si aggiunge nella ripresa il ''solito noto'' Cristiano Ronaldo, protagonista di un mostroso inizio di stagione e attuale ''Pichichi'' in Liga: al 28', dopo uno splendido recupero di Di Maria a centrocampo, il portoghese è come al solito efficace nel mandare a vuoto la difesa avversaria e a fulminare Stekelenburg con un ottimo diagonale. Un bottino, quello di CR7, rimpinguato dal rigore trasformato al 36' per un fallo di Anita ai suoi danni in area olandese. 4-0 e tutti sotto la doccia, anche e soprattitto l'invisibile attaccante di casa Suarez e i suoi maldestri compagni El Hamdaoui, Sulejmani ed Emanuelson, non prima di un curioso epilogo negli ultimissimi minuti, con il fiscale arbitro Thompson che espelle per doppia ammonizione sia Xabi Alonso che Sergio Ramos, colpevoli di aver ritardato troppo in un paio di occasioni la ripresa del gioco. Due rossi fiscali ma quasi innoqui visto il match dell'ultimo turno, poco più di una formalità, contro l'Auxerre. All'Ajax non rimane che vincere e sperare che il Real affamato e insaziabile di Mou faccia ancora il suo dovere fino in fondo.

Auxerre-Milan 0-2

Classifica: Real Madrid 13, MILAN 8, Ajax 4, Auxerre 3.



GIRONE H
Braga-Arsenal 2-0
Come complicarsi gratuitamente e scioccamente la vita da soli. ''Musica e parole'' di Arsène Wenger, ''cantano'' i giocatori dell'Arsenal. E stonano. Sì, perchè l'Arsenal riapre quasi da solo alle avversarie un girone sin qui dominato a suon di gol e vittorie, sconfitta di Donetsk a parte. E proprio dopo il k.o. di misura in Ucraina ai Gunners bastava almeno un pareggio, se non una vittoria per chiudere il discorso primo posto, almeno per mettere in ghiaccio la qualificazione. Impresa tutt'altro che impossibile in terra portoghese contro uno Sporting Braga abbattuto 6-0 nel match del primo turno all'Emirates. La squadra londinese conferma invece i limiti difensivi e mentali già manifestatisi troppe volte in questo inizio di stagione, vedi il tonfo subito in casa e in rimonta nell'ultimo turno di Premier dal Tottenham (da 2-0 a 2-3). E così, zitti zitti, dopo una partita che eufemisticamente si potrebbe definire soporifera, i portoghesi portano a casa i 3 punti che consentono di agganciare gli inglesi a quota 9 in attesa dell'ultimo turno (più favorevole ai Gunners, che riceveranno in casa il già eliminato Partizan Belgrado, mentre il Braga dovrà sudarsi la qualificazione in casa dello Shakthar, primo ma non certo di un posto agli ottavi). Decisivo Matheus, interessante centravanti dei padroni di casa, nel realizzare la doppietta vincente prima al 38', beffando Fabianski in uscita dopo uno scatto sul filo del fuorigioco, e in pieno recupero al 48', con una conclusione all'incrocio dopo aver ridicolizzato l'intera difesa ospite. Un grandissimo gol, che condanna un Arsenal svogliato e apatico, con Fabregas e Bendtner in ombra e un Walcott appena più presentabile dei sopracitati. Da segnalare una clamorosa topica dell'arbitro ungherese Kassai, che a metà ripresa non concede un netto calcio di rigore all'Arsenal per fallo su Vela, addirittura ammonendo per simulazione il neo entrato attaccante messicano.

Partizan Belgrado-Shakhtar Donetsk 0-3
Tutto facile per lo Shakhtar di Mircea Lucescu, che espugna il terreno di un Partizan Belgrado ancora alla ricerca della prima vittoria della sua storia in Champions League con un netto 3-0, che proietta gli ucraini in vetta al girone, seppure la matematica non promuova ancora, almeno ufficialmente, la squadra di Donetsk agli ottavi di finale. Il Partizan, 0 punti e un unico gol realizzato, già fuori da tutti i giochi, prova inizialmente a dire la sua nel match con il brasiliano Cleo e il serbo Ilic in avanti, ma è un fuoco di paglia; lo Shakthar entra gradualmente in pieno controllo del match, aspettando unicamente il momento migliore per colpire gli avversari. Momento che si presenta al 7' della ripresa, anche grazie alla gentile collaborazione della difesa serba: su calcio d'angolo di Jadson, Krstajic pasticcia in piena area regalando palla a Stepanenko, che da due passi non può proprio fallire. Passano altro 7' e gli ucraini stendono l'avversario, con il brasiliano Jadson questa volta in veste di rifinitore sul preciso cross di Srna. Al 23' la partita va in archivio con il terzo gol ospite, tutto facile sull'asse Srna-Willian-Eduardo, con quest'ultimo che ha tutto il tempo di scegliere l'angolo in cui battere Stojkovic. Serbi attesi dal match di chiusura a Londra contro l'Arsenal, non certo il terreno migliore per sperare di raccogliere anche solo un punto; allo Shakhtar basterà un pareggio casalingo contro il Braga, non certo un'impresa, per entrare agli ottavi dalla porta principale

Classifica: Shakhtar Donetsk 12, Arsenal 9, Braga 9, Braga 0.

IN ROSSO LE SQUADRE GIA' QUALIFICATE AGLI OTTAVI DI FINALE
IN ARANCIONE LE SQUADRE GIA' QUALIFICATE IN EUROPA LEAGUE

Champions League: Milan, è sempre Ibracadabra (e si rivede Dinho). Roma, brividi e rimonta con il Bayern

Dall'Olimpico di Roma all'Abbè-Deschamps di Auxerre, dal siluro spedito sotto l'incrocio da Ibra al rigore della provvidenza realizzato da Totti, alla fine è missione compiuta per le prime due italiane, in attesa dell'Inter in campo domani sera, impegnate nella quinta giornata della fase a gruppi di Champions League. Missione qualificazione centrata al 100% dal Milan di Allegri, che grazie ai 3 punti raccolti in Francia e alla contemporanea sconfitta casalinga dell'Ajax contro il Real Madrid è matematicamente qualificato con un turno d'anticipo agli ottavi di finale. L'ultimo turno casalingo contro gli olandesi diventa quindi totalmente ininfluente, visto l'inattaccabile primo posto dei Galacticos di Mourinho, avanti di cinque lunghezze. Obiettivo ottavi conquistato invece al 95% dalla Roma, dopo la grandissima rimonta nel finale contro il Bayern Monaco; la vittoria casalinga del Basilea contro il Cluj tiene ancora acceso il lumicino della speranza per gli svizzeri, che però saranno costretti a battere il Bayern all'Allianz Arena e a sperare che i rumeni, già eliminati da tutte le competizioni europee, battano a tutti i costi i giallorossi di Ranieri. Una prospettiva non impossibile, ma almeno piuttosto improbabile.

Che sia un turno domenicale di campionato o una giornata infrasettimanale di Champions, lo slogan è sempre lo stesso: meno male che Ibra c'è. A quanto pare lo svedese sembra aver sconfitto la sindrome da prestazione europea che lo aveva troppo spesso attanagliato in passato; ne sa qualcosa l'Auxerre, steso sia nel match di San Siro da una doppietta sia nel ritorno a domicilio sempre dal piedone del numero 11 rossonero. Che insieme al gol nel finale di Ronaldinho confeziona una vittoria meritatissima e ineccepibile per gli uomini di Allegri. Il tecnico toscano manda inizialmente la ''foca monaca'' ancora in panchina, confermando Robinho accanto a Ibrahimovic con Seedorf a supporto e il trio Gattuso-Ambrosini-Flamini in mezzo al campo. Dall'altra parte l'Auxerre di Jean Fernandez, formazione in difficoltà in campionato, è squadra tosta e veloce e viene schierata dal tecnico transalpino con il duo offensivo formato dal ''piccoletto'' Sammaritano (161 cm, già a segno nel pareggio contro l'Ajax) e Contourt, con l'interessante sloveno Birsa a svariare sulle fascie. Il primo tempo offerto dalle due squadre in campo non è esattamente emozionante, con i padroni di casa in pressing asfissiante sui portatori di palla avversari e con il Milan intento più a controllare i francesi che ad affondare. Eppure ai rossoneri bastano un paio di sussulti per far tremare il portiere avversario Sorin: in entrambi i casi è Ibra a confezionare gli assist, prima per Seedorf, che spedisce alto di un soffio, e poi per Gattuso, che spreca malamente un'occasionissima praticamente a porta vuota. Lo svedese è dunque, al solito, il più attivo nel cercare di farsi largo tra le strette maglie della difesa di casa, con un Robinho in moto perpetuo ma poco incisivo in fase di conclusione. Dopo il primo tempo, in archivio a reti bianche, la ripresa si apre con un Milan decisamente più intraprendente, grazie anche alla spinta di Zambrotta e Abate, in confronto ad un Auxerre che preme sì ma dà la sensazione di non sfondare. La timidezza avversaria regala con il passare dei minuti più sicurezza ai rossoneri, che al 19' passano: lancio di Seedorf per Robinho, con Dudka che nel tentativo di anticipare il brasiliano in scivolata regala palla a Ibra; il destro dello svedese è micidiale e imparabile per l'estremo difensore transalpino Sorin. Il vantaggio scuote, com'è ovvio che sia, la formazione di Fernandez, che nel tentativo, per la verità piuttosto confuso, di spingersi in avanti alla ricerca del pareggio regala ampi spazi ai contropiedi milanesti. Fernandez, dopo aver cambiato Hengbart con Chafni già prima del gol, getta nella mischia Quercia al posto di Sammaritano, mossa alla quale Allegri risponde inserendo il muscolare Boateng al posto del più offensivo Seedorf. I minuti scorrono e il tecnico rossonero decide di regalare almeno gli ultimi 5' di match a Ronaldinho, in campo al posto di uno sfiancato Ibra. Al brasiliano bastano poco meno di 6' per dimostrare di essere vivo più che mai: numero di Robinho sulla fascia destra, passaggio per Dinho e gran sinistro da fermo del numero 80 di Allegri a spolverare l'angolino di Sorin. Il resto è samba. Finisce 2-0 una serata con tante ottime notizie per il Diavolo e i suoi tifosi.

A Roma invece, dopo la grande paura si consuma il grande miracolo. Alla fine il risultato, vittoria e qualificazione quasi in ghiaccio, è quello auspicato da Ranieri alla vigilia, ma per almeno un tempo i giallorossi contro il Bayern Monaco respirano l'aria di una cocente beffa già vissuta troppe volte. E sì che la formazione di Van Gaal, già qualificata agli ottavi, si presenta a Roma in formazione decisamente rimaneggiata, con i vari Van Bommel, Olic, Robben, Klose e Butt, oltre allo squalificato Schweinsteiger, rimasti in Germania. Ranieri invece, come preannunciato, conferma un Menez in ottima forma alle spalle della coppia Borriello-Vucinic; a centrocampo conferma per Greco e ritorno per De Rossi, solo panchina per capitan Totti. Pronti, via e si ha quasi la sensazione che la squadra a dover fare risultato a tutti i costi siano gli ospiti bavaresi, già qualificati agli ottavi, e non i padroni di casa giallorossi. Troppo brutta la Roma del primo tempo e soprattutto troppo simile come atteggiamento alla disarmante prova offerta nel confronto d'andata all'Allianz Arena. Ranieri, alla vigilia, aveva parlato di una squadra totalmente cambiata nello spirito e nella forza rispetto a quella Roma, ma i suoi sembrano voler far di tutto per smentirlo; gia al 2' Julio Sergio rischia di combinare la frittata, con un rinvio errato non sfruttato, per fortuna dei giallorossi, da Mario Gomez. A soffrire è in particolar il centrocampo di Ranieri, con De Rossi fuori dalla manvora e Greco troppo spesso costretto al fallo, atteggiamento che induce Ranieri a meditare la sostituzione del suo giocatore già prima della mezz'ora (uscirà poi per Simplicio a fine primo tempo). In avanti Menez prova a predicare nel deserto, con Vucinic che spedisce in curva da buona posizione una delle rare occasioni di marca romanista. Sì, perchè dall'altra parte Julio Sergio è in costante apprensione su Ribery e Gomez; alla mezz'ora è Cassetti a salvare il proprio portiere da una conclusione dell'attaccante di origine argentina, ma è questione di un altro paio di minuti prima che il Bayern trovi il meritatissimo vantaggio: assist di Ribery a tagliare fuori tutta la difesa romanista e guizzo ancora di Gomez, questa volta in netto anticipo su Cassetti, a infilare Julio Sergio. L'1-0 degli uomini di Van Gaal è tutto tranne che casuale e l'indiscutibile dominio bavarese si concretizza ancor di più nel 2-0 colto da Gomez 6' dopo, con un imperioso colpo di testa su assist di Mueller. Nell'occasione colpevole è però il migliore, o meno peggio, dei giallorossi del primo tempo, ovvero Menez, che dà il via all'azione con un retropassaggio completamente sbagliato verso Julio Sergio. Il doppio svantaggio manda in bambola la Roma, che potrebbe addirittura capitolare se, poco prima dell'intervallo, l'arbitro spagnolo Mallenco punisse un fallo di Brighi su Ribery nell'area giallorossa. Ranieri capisce che i suoi rischiano il tracollo e scuote i suoi nella pausa: la sfuriata e il cambio Greco-Simplicio portano evidentemente i loro frutti perchè la Roma della ripresa è completamente tutt'altra cosa. E lo si evince anche dalla splendida azione di Menez al 4', con il francese che si beve Demichelis e serve Borriello in mezzo all'area: bravissimo il numero 22, in scivolata, a resistere alla doppia marcatura di Lahm e Van Buyten e ad infilare il gol che riapre il match. I giallorossi potrebbero pareggiare già 1' dopo se Simplicio sfruttasse decisamente molto meglio un altro ghiotto invito dell'ottimo Menez. La Roma comunque è trasformata, perlomeno in avanti, mentre dietro qualche sbilanciamento rischia di trasformarsi in un omaggio a Mueller. Ranieri si infuria e ha ragione, ma i suoi sono vivi, specie Menez e Simplicio: ancora dalla collaborazione tra il francese e il brasiliano nasce un'azione pericolosissima che costringe al miracolo il portiere bavarese Kraft al 16'. Passano i minuti e il tecnico testaccino decide di giocarsi il tutto per tutto: fuori Brighi, dentro Totti. Al 36' ecco finalmente la tanto attesa svolta: lampo di Vucinic, fino a quel momento parecchio in ombra, per Riise sulla sinistra e assist del norvegese al centro che De Rossi, il peggiore in campo fino ad allora, deve solo spingere dentro. 2-2 all'Olimpico, ma bastano altri 2' per completare l'opera: il giovane portiere ospite Kraft stende Borriello in area; rigore ineccepibile quello fischiato da Mallenco che capitan Totti, con qualche brivido, trasforma. E' il sipario sul match, anche perchè il Bayern non ha più nè forza nè troppa voglia di reagire. Finisce 3-2; a prescindere dal confronto di Monaco tra Bayern e Basilea e dall'impresa che dovranno tentare gli svizzeri, agli uomini di Ranieri sarà sufficiente cercare di uscire almeno con 1 punto da Cluj. Magari evitando un altro primo tempo di questo genere per non correre il rischio di affossarsi da soli.

mercoledì 3 novembre 2010

Milan-Real Madrid 2-2: le pagelle

Il Milan ci mette l'anima, ma quella di Mourinho è davvero una super squadra. E Pedro Leon rovina la festa a Inzaghi.

MILAN
Abbiati 5,5 - Pronti, via e Higuain lo chiama ad un intervento non facile in tuffo basso con deviazione in angolo. Salvato due volte da Pirlo a metà primo tempo su un colpo di testa dello stesso Higuain e sul successivo tiro quasi a botta sicura di Ozil, è incolpevole sul vantaggio madridista firmato dall'attaccante argentino di Mourinho. Nella ripresa, dopo un paio di ottime risposte sulle conclusioni di Cristiano Ronaldo e Ozil, si arrende in extremis alla conclusione ravvicinata di Pedro Leon, sulla quale però non è esente da colpe, con la palla che gli si infila sotto le gambe.

Abate 6 - Ingaggia un duello, a tratti parecchio ruvido, con Cristiano Ronaldo sulla fascia destra, anche se la forza della manata rifilata al portoghese nel primo tempo è inversamente proporzionale alla sceneggiata dello stesso numero 7 dei Blancos, che in compenso gli rifila una tacchettata sulla coscia destra. Nella prima parte del match, in corrispondenza al momento di maggiore difficoltà degli uomini di Allegri, soffre ma non troppo dalla sua parte pur essendo il ''bersaglio'' preferito degli urlacci dell'allenatore dei rossoneri. Nel secondo tempo riesce anche a confezionare un paio di buoni cross, anche se su di lui come sul resto della difesa milanista pesa l'errato posizionamento in occasione del pareggio di Pedro Leon.

Nesta 5 - Per buona parte del primo tempo Higuain gli fa ballare la samba e Di Maria lo costringe al raddoppio. Sul vantaggio del Real è decisivo nel movimento errato che tiene in gioco la stessa punta argentina, che si ritrova così a tu per tu con Abbiati. Aiutato da un ottimo compagno di reparto come Thiago Silva compie qualche buon anticipo nella ripresa, ma è lui a dover marcare Pedro Leon in quell'ultima maledetta azione del match in pieno recupero.

Thiago Silva 6 - Al rientro dall'infortunio e non al massimo della forma, il brasiliano dimostra il suo spessore con una serie di chiusure scintillanti su Higuain e Di Maria, dando spesso avvio alle ripartenze rossonere. In difficoltà come tutta la retroguardia rossonera sulle folate offensive dei Galacticos, è sicuramente il migliore della linea difensiva di Allegri.

Zambrotta 5 - Fa una figura leggermente migliore della partita di Madrid, dov'era stato quasi deriso da CR7 e dalle sue giocate, ma anche Di Maria con lui spesso e volentieri va a nozze: si veda l'occasione dell'ex Benfica nel primo tempo, con il numero 19 rossonero messo a sedere e la conclusione di sinistro fuori di un nulla, e le svariate situazioni nella ripresa in cui il fantasista madridista lo taglia fuori. Corre tanto, ma a vuoto.

Boateng 5,5 - Allegri lo mette dall'inizio confidando nella sue caratteristiche migliori, ovvero grinta e fisicità. Peccato che a difettare, e parecchio, sia la precisione. Sbaglia un po' troppi passaggi, pur servendo un paio di buoni palloni che Ibrahimovic però non trasforma in oro come dovrebbe. Nel complesso, tra alti e bassi, da lui ci si aspetta qualcosa di più.

Pirlo 6,5 - Merita la lode soprattutto per i due straordinari salvataggi nel primo tempo, sulla linea di porta e ad Abbiati battuto, su Higuain e Ozil. Cuore e piedi buoni per una volta utili più alla difesa che all'attacco; senza di lui non staremmo sicuramente parlando di pareggio.

Gattuso 7 - Inizia con qualche sbandamento sull'asse Ronaldo-Di Maria, ma una volta prese le misure Ringhio sfodera una delle sue migliori prestazioni da un po' di tempo a questa parte, mettendo tanto agonismo, che non gli è mai mancato, e soprattutto tanta sostanza nel frenare le scorribande del campione portoghese del Real. Alla faccia di chi lo considerava finito già da un pezzo. Dulcis in fundo, confeziona l'assist che Inzaghi (in fuorigioco) sfrutta per realizzare il 2-1. Esce tra gli applausi scroscianti di San Siro.
(dal 38 s.t. Seedorf s.v.)

Pato 5,5 - Prova ad ingaggiare diversi duelli in velocità sia con Carvalho che con Marcelo, ma raramente trova lo spunto per saltare l'avversario. In più cade nove volte su dieci nella trappola del fuorigioco, magistralmente orchestrata dalla retroguardia spagnola. Perlomeno ci prova senza quella supponenza che aveva fatto vedere nelle ultime partite. Siamo ancora lontani dal miglior Papero, ma i fischi che lo accompagnano al momento della sostituzione sono forse un po' ingenerosi.
(dal 28 s.t. Ambrosini s.v.)

Ronaldinho 5,5 - Vale in parte lo stesso discorso di cui sopra: da qui al miglior Dinho ce ne passa, però vanno anche registrati un paio di pregevoli palloni, tra cui uno quantomai goloso che Ibra nel primo tempo spreca malamente sull'uscita di Casillas. Non si contassero sulle dita di una mano, le occasioni create dal dentone brasiliano potrebbero davvero cambiare il match. Dopo poco meno di 15' della ripresa è Allegri a non dargliene più l'opportunità, sostituendolo con Inzaghi. Dinho non apprezza ma là davanti con Pippo è tutta un'altra cosa.
(dal 15 s.t. Inzaghi 8 - L'uomo della provvidenza, ma soprattutto l'uomo dei record. Due gol, anche se il secondo in nettissimo fuorigioco, che consacrano questo ''vecchietto'' 37enne con un cuore e due polmoni grandi così nella storia del calcio. 70 gol nelle Coppe Europee, alla pari con Raul nell'Olimpo dei cannonieri di tutti i tempi in Europa e 125 con la maglia del Milan, uno in più di Marco Van Basten. Che altro dire? Il primo è un gol da rapace come solo lui sa esserlo, il secondo, offside a parte, la dimostrazione che l'età non conta. Se Allegri saprà continuare a dosarne l'impiego i 287 gol della sua incredibile carriera sono destinati ad aumentare.)

Ibrahimovic 5 - In una partita così, nella quale servirebbe il miglior Ibra, lo svedese come all'andata si chiama fuori. Sempre inefficace nell'uno contro uno contro Carvalho o Pepe, si mangia pure un paio di occasioni clamorose nella prima frazione: la prima da due passi e a tu per tu con Casillas su assist invitante di Boateng, la seconda su pallone delizioso di Dinho con un lob completamente fuori di misura sull'uscita di Casillas. Sul primo gol di Inzaghi, il ''merito'' è più di Casillas, che sbaglia l'uscita regalando palla a Superpippo, che dello svedese e del suo brutto cross.

All: Allegri 6,5 - La squadra ha grinta da vendere e soprattutto, dopo aver rischiato una figuraccia-bis sotto l'artigliera pesante del Real nel primo tempo, un'ottima capacità di reazione, anche dopo la sconfitta di campionato contro la Juventus. Il problema è capire il confine tra il cuore dei singoli e l'efficacia delle disposizione tattiche volute dal mister rossonero, al quale comunque va dato pieno merito nella scelta di Inzaghi, anche se forse sarebbe stato più corretto sostituire Pato prima ancora di Ronaldinho. E magari pure avvicendare Ibra con Robinho.

REAL MADRID
Casillas 5 - Il portiere Campione del Mondo non dà certo sfoggio di grande sicurezza nella serata di San Siro; graziato dallo sciupone Ibra da due passi, è fortunato sull'errore di Ibra, che rischia di castigarlo in pallonetto dopo un'uscita non felice. Ma il numero 1 del Real è protagonista in negativo soprattutto in occasione del pareggio del Milan, uscendo male sul cross di Ibra e regalando palla a Inzaghi.

Sergio Ramos 6 - Attento in difesa, dove copre bene su Ronaldinho e Zambrotta, e propositivo pure in attacco, dove arriva a crossare più di qualche volta per la testa di Higuain e a sovrapporsi con l'ispirato Di Maria.

Pepe 5,5 - Nel primo tempo fa e disfa, rendendosi protagonista di ottime chiusure su Pato e Ibra, coadiuvato dal più esperto connazionale Carvalho, ma allo stesso tempo mangiandosi un gol di testa da pochi passi, con palla troppo schiacciata e sul fondo. Nel secondo tempo si rilassa giusto il primo quarto d'ora, prima dell'ingresso di Inzaghi, che lo mette in difficoltà fino a costringerlo all'errore, dal quale nasce il cross di Ibra per l'1-1 rossonero. Esce nel finale, sul 2-1 Milan, per far spazio a Pedro Leon, mossa che si rivelerà decisiva.
(dal 35 s.t. Pedro Leon 7,5 - il giovane talento ex Getafe è semplicemente l'uomo giusto al momento giusto; movimento perfetto a tagliare fuori la difesa rossonera e destro potente sotto le gambe di Abbiati per il 2-2 definitivo al 94'. Vista la probabile partenza di Benzema a gennaio può diventare la prima scelta tra i ''panchinari'' di Mourinho)

Carvalho 7 - Il pupillo di Josè Mourinho, che lo aveva fortemente voluto sia ai tempi del Chelsea che a quelli attuali del Real, non tradisce la fiducia del suo allenatore. Partita praticamente perfetta, con chiusure, anticipi e raddoppi sempre puntuali ed efficaci. Se le punte rossonere ''non la vedono mai'' è quasi sempre merito suo.

Marcelo 6,5 - Quando parte il brasiliano è la solita furia: cross e slalom in quantità, in difesa come in attacco, anzi soprattutto in attacco. Sempre valido nell'assistere un Cristiano Ronaldo in serata decisamente più opaca rispetto alla partita del Bernabeu di 15 giorni fa.

Xabi Alonso 6,5 - Solito instacabile lavoro da metronomo davanti alla difesa, con licenza di offendere sulla trequarti. Nel primo tempo un suo calibratissimo destro da fuori mette i brividi ad Abbiati. Quando il Real parte e spinge tutte le azioni partono da lui; vederlo sbagliare un passaggio è quasi una rarità.

Khedira 6 - Meno appariscente del compagno di linea mediana, anche perchè la sua funzione è più quella di fare da filtro tra la coppia di difesa Pepe-Carvalho e i 3 uomini di centrattacco, ovvero il trio Ozil-Ronaldo-Di Maria. Anche lui sbaglia raramente, pur andando un po' in affanno nel secondo tempo quando il vecchio Gattuso gli fa vedere come funziona il mestiere del mediano.

Di Maria 7,5 - Il talento argentino ex Benfica è il più scatenato dei suoi: quando parte e si accentra, specie nel primo tempo, Zambrotta e Nesta sembrano alzare bandiera bianca. Sfiora il gol di un nulla dopo aver messo a sedere proprio i due rossoneri di cui sopra e quando non arriva alla conclusione sforna assist deliziosi per Higuain, di cui uno assolutamente perfetto sfruttato dal connazionale Higuain per il vantaggio madridista. Una vera spina nel fianco per la retroguardia rossonera.

Ozil 7 - Altra costante spina nel fianco, non solo per la difesa di Allegri, ma anche per la linea mediana milanista. Il tedesco di origine turche parte infatti, con profitto, anche da centrocampo, trovando spesso la conclusione e chiamando prima Abbiati con una gran parata all'intervento e poi trovando un maestoso Pirlo a negarli la segnatura personale.
(dal 49 s.t. Raul Albiol s.v.)

Cristiano Ronaldo 6 - L'inizio di match, con le sue solite giocate tutte colpi di suola e tacchetti, lasciano intendere che la forma del portoghese ex Pallone d'Oro sia la stessa di 15 giorni fa al Bernabeu. Poi, complice un buon Abate e soprattutto un gigantesco Gattuso, CR7 si fa notare per il dialogo con il compagno Di Maria e per gli screzi con gli stessi Abate e Gattuso. Nel primo tempo dimostra di avere una spiccata predisposizione per la recitazione, reagendo a dir poco eccessivamente a una leggera manata involontaria del numero 20 rossonero, e compensandola con una gratuita tacchettata sulla coscia dell'avversario, non visto dall'arbitro Webb.

Higuain 7 - Certo, dovrebbe ringraziare il cielo di avere compagni di squadra come Di Maria, Ozil, Ronaldo o Ramos: con loro è tutto più facile e i cross utili per l'argentino non si contano. Per fortuna del Milan, Abbiati, Thiago Silva e Pirla limitano i danni e se non altro evitano all'attaccante dell'albiceleste argentina di aumentare il bottino dopo la rete nel finale di primo tempo. A vederlo viene da ripensare al Diego Milito dello scorso anno: Mourinho si fida ciecamente di lui e lo ritiene indispensabile e la punta argentina sembra dargli ragione con le sue prestazioni una volta di più.
(dal 28 s.t. Benzema 5 - Pochi minuti, ma è sfiduciato e si vede.)

All: Mourinho 7- Il gol di Pedro Leon, cambio azzeccatissimo, al 94' evita alla sua squadra la prima sconfitta stagionale, che oltretutto sarebbe stata immeritata, ma la sensazione è che il Real, ogni giorno e ogni partita che passi, sia sempre più una squadra ''Special'' lanciata verso grandissimi traguardi. E forse, non a caso, in certi momenti giocatori come Marcelo, Xabi Alonso e Higuain sembrano ricordare i Maicon, Cambiasso e Milito del ''triplete'' interista. Insomma, questo Real fa davvero paura, tanta, e gioca benissimo. Non ci fosse stato il gol di Inzaghi in fuorigioco forse la partita avrebbe preso decisamente un'altra piega.

Arbitro: Webb 5 - Il fischietto inglese, già arbitro della finale mondiale, non dirige male, ma pecca clamorosamente, mal assistito dal guardalinee Collin, in occasione del raddoppio di Inzaghi: al momento del passaggio di Gattuso, Superpippo è in fuorigioco almeno di 1 metro.

venerdì 22 ottobre 2010

Bale, Santin e quel mercoledì che ti cambia la carriera

Storia di due protagonisti, in tutto e per tutto agli antipodi, di un quasi ordinario mercoledì sera di Champions League nella sua fase a gironi. Due partite, due ruoli diversi e soprattutto due destini diametrialmente opposti: uno da predestinato, eroe per una sera e con un futuro tutto da scrivere; l'altro da mestierante di buonissimo livello, con qualche anno di esperienza in più ma con l'ingrato titolo di ''antieroe'' per una sera che rischia di rimanergli a lungo appiccicato addosso. In ogni caso, sia Gareth Bale che Cesar Santin ricorderanno a lungo, forse per sempre, la serata del 20 ottobre 2010.

Alzi la mano chi ha scoperto dell'esistenza del terzino del Tottenham solo dopo la magica tripletta di San Siro. A chi mastica calcio a livello internazionale il nome di Gareth Bale non è per nulla nuovo, a dispetto della giovanissima età dell'esterno gallese, classe 1989. Nonostante gli appena 21 anni il gioiellino di Cardiff ha già alle spalle quasi 5 stagioni tra i professionisti, avendo esordito il 17 aprile 2006, a 16 anni e 235 giorni, con la maglia del Southampton contro il Millwall in Championship (la Serie B inglese) diventando il secondo giocatore più giovane di sempre ad essere sceso in campo con la maglia del club inglese, alle spalle solo di Theo Walcott. Senza contare l'esordio con la propria nazionale sempre nel 2006, a 16 anni e 315 giorni, qui stabilendo il record come calciatore più giovane di sempre ad aver indossato la divisa della nazionale gallese.

Un predestinato insomma, che per le sue qualità tecniche unite ad una spaventosa rapidità di esecuzione ha attirato in pochissimo tempo le mire dei maggiori club di Premier League. L'affare alla fine l'ha fatto il Tottenham nel maggio 2007, e che affare: 5 milioni di sterline più bonus al Southampton e contratto quinquennale al talentuoso esterno sinistro, capace di incantare il pubblico di White Hart Lane sin dall'esordio stagionale contro il Manchester United. In questi anni per Bale è stato un crescendo di qualità e consensi, fino al titolo di miglior terzino sinistro della scorsa Premier League, titolo ampiamente meritato visto il numero di assist sfornati dal numero 3 degli Spurs, uniti tra l'altro ad un paio di gol decisivi nella prestigiosa vittoria contro l'Arsenal e nel pareggio con il Chelsea. Fino alla definitiva consacrazione internazionale, raggiunta da Bale nel match di Champions a San Siro contro l'Inter. Una tripletta memorabile, da far strabuzzare gli occhi per la facilità dell'esterno gallese nel partire palla al piede dalla propria trequarti fino a concludere di sinistro imparabilmente nella porta avversaria.
Uno, due, tre volte. Roba da mandare nel pallone perfino una colonna come Javier Zanetti. E da mercoledì tra i colpi di mercato del prossimo gennaio il suo è uno dei nomi più gettonati: difficile strapparlo al Tottenham, che tra l'altro chiede non meno di 25 milioni di sterline, circa 30 milioni di Euro. Ma se una tra Manchester City, Real Madrid, Chelsea, Barcellona o Inter si facesse sotto con una proposta lusinghiera i colpi di scena sarebbero ammessi. Il futuro del prossimo miglior esterno mancino del mondo resta tutto da scrivere, ma di fatto Inter-Tottenham resta e resterà la partita di Bale, nonostante la sconfitta degli inglesi.

Dall'altra parte invece Barcellona-Copenhagen rischia di essere ricordata a lungo non solo come una tra le tante super prestazioni di Messi, ma come la partita di Cesar Santin, nel senso beffardo del termine. L'antieroe del mercoledì di Champions è infatti il ventinovenne brasiliano, attaccante del Copenhagen, una carriera di discreto livello alle spalle, iniziata in patria tra Gremio, Vitoria e San Josè fino a giungere in Europa, nord del continente per la precisione, prima in Svezia tra le fila del Kalmar (squadra campione di Svezia nel 2008) e poi tra quelle dei danesi. Un buon mestierante, reduce da 6 gol nelle prime 5 partite del campionato scandinavo, che per una sera si traveste da ''idiota del calcio'', come potrebbe chiamarlo con poca clemenza la Gialappa's Band.

La serata del brasiliano a Barcellona sembra infatti fatta apposta per un puntata di Mai Dire Gol: è il 26' del primo tempo al Camp Nou, i padroni di casa sono già in vantaggio con una gemma di Messi e solo una grandissima partita del portiere danese Wiland sta impedendo ai blaugrana di Guardiola di dilagare nel punteggio; improvvisamente ecco materializzarsi uno dei rari contropiedi del Copenhagen da inizio partita, con il centrocampista Vingaard che serve poco oltre la linea di centrocampo proprio Santin. La linea di difesa del Barcellona sbaglia clamorosamente il fuorigioco, tenendo in linea sia il brasiliano sia il compagno di squadra N'Doye; l'occasione è quasi troppo bella per essere vera, il campo è apertissimo e non ci sono ostacoli per almeno 40 metri tra il pallone e la porta del Barça. Sembra quasi di sentirli quelli della Gialappa's mentre urlano ''Vai Cesar, sei da solo, è l'occasione della vita, puoi segnare al Camp Nou, non ricapiterà un'occasione così!". Ma ecco il fattaccio clamoroso: Santin, convinto di essere in fuorigioco, si ferma, torna indietro e lascia che i difensori catalani recuperino il pallone. Il pubblico rimane interdetto, i difensori catalani pure: nessuno ha fischiato o sbandierato. Cesar, perchè? Le telecamere impietose inquadrano l'allenatore dei danesi, Solbakken, che vorrebbe entrare in campo e divorarsi il suo giocatore, ma incredulo si limita a mandarlo al diavolo. Tutto finito? No, perchè, l'attaccante brasiliano decide di rendersi indimenticabile al pubblico di casa. Minuto 66, altra rara sortita offensiva del Copenhagen, con l'ivoriano N'Doye che sfodera una grandissimo destro dal limite dell'area che va ad incocciare l'incrocio dei pali; la palla rimbalza quindi in mezzo all'area, proprio nella zona di Cesar Santin, completamente libero, pronta per il più facile dei tap-in a porta vuota. Ma il brasiliano completa il suo incubo personale con un insensato colpo di testa in diagonale che esce alla destra del battuto portiere Pinto. Che sembra non credere ai propri occhi, alla pari di tutto il Camp Nou. La beffa è completata dalla sostituzione del brasiliano, che abbandona la partita più terribile della sua carriera tra la standing ovation dello stadio di Barcellona. Non è chiaro cosa sia successo al termine del match, perso 2-0 dai danesi, ma l'impressione è che Solbakken e N'Doye non l'abbiano proprio presa bene. Storie di eroi e antieroi che, a modo loro, rendono il calcio un po' più speciale.


Qui il video della tripletta di Bale e quello delle ''prodezze'' di Santin

giovedì 21 ottobre 2010

Quanto ci manca l'effetto "Mou"!

Sono bastati cinque minuti di intervista nel dopo gara tra Real e Milan per farci ritornare una particolare sensazione di nostalgia nei confronti di Mourinho.

Nonostante il suo gruppo fosse pronto ad abbandonare lo stadio, lo "Special one" si è presentato ai microfoni della Rai con estrema disponibilità; le parole di Mou, semplici e precise, hanno disegnato a perfezione l'incontro che si era appena concluso, portando rispetto per l'avversario ma allo stesso tempo esaltando la prestazione dei propri giocatori.

Il Real è ritornato ad essere una squadra quadrata, dove le geometrie dei tanti fenomeni riescono ad incastrarsi le une con le altre. Basta pensare a Cristiano Ronaldo, che sembra essere rinato sotto la guida del nuovo tecnico, ritrovando la posizione abituale di esterno, con i risultati che tutti abbiamo visto.

Mourinho significa analisi, nello studio quasi scientifico degli avversari e nella preparazione della gara. Pre - tattica, nelle dichiarazioni spesso destabilizzanti verso i rivali. Gruppo e disciplina, nel continuo uso della metafora del bastone e della carota. E, infine, significa risultato: anche il Bernabeu, dopo anni di timidi applausi, ha omaggiato il Real al termine della gara con una vera e propria standing ovation.

In particolare, del tecnico portoghese ci manca il suo non essere scontato: per le sue affermazioni e per le risposte, per il non farsi prendere in giro e, soprattutto, per la sua pungente sincerità dentro e fuori dal campo.

Insomma in Italia l'effetto "Mou" ha lasciato il segno e non sappiamo se e chi potrà prendere un giorno il suo posto.

martedì 19 ottobre 2010

Real Madrid-Milan 2-0: le pagelle

Mou, che lezione ad Allegri! Cristiano Ronaldo e Ozil sugli scudi, difesa rossonera e Seedorf imbarazzanti

REAL MADRID
Casillas 6,5 - Vive buona parte della partita da spettatore grazie all'ottimo lavoro della sua retroguardia: il Real sinora ha incassato solo 3 gol in Liga in sette giornate ed è ancora imbattuto in Champions e di questo va dato merito in particolare a Mourinho e al suo grandissimo lavoro su uno dei più grandi talloni d'achille dei ''galacticos'' negli ultimi anni, ovvero la fase difensiva. Aiutato dalla traversa su una punizione di Pirlo a metà primo tempo, è prontissimo su un destro violento di Robinho in uno dei rari lampi rossoneri del match.

Arbeloa 6,5 - L'ex terzino destro del Liverpool alterna buoni recuperi in fase difensiva su Pato e Ronaldinho a interessanti azioni in avanti a sostegno di Ozil, trovando spesso il guizzo per il cross e mettendo in difficoltà Antonini, che pur limita i danni sulla sua fascia a differenza del disastroso Zambrotta dall'altra parte.

Pepe 6,5 - Ogni qualvolta Ibrahimovic entra in possesso di palla lui è lì, ad aiutare Carvalho nel raddoppio di marcatura. Preciso ed efficace pure nello stoppare regolarmente un Pato davvero inguardabile. Con lui Casillas può dormire per gran parte del match tra due guanciali.

Carvalho 6,5 - Il pupillo difensivo di Mou annulla gli attaccanti rossoneri, in particolare Ibra, con ordine e puntualità. L'intesa con il compagno di reparto Pepe sembra già ben collaudata, come dimostra anche l'inedità solidità difensiva del Real in questo primo scorcio di stagione.

Marcelo 7 - Quanto corre per tutto il match l'esterno brasiliano! Un momento lo vedi rientrare in difesa a dare una mano ai suoi per fermare Pato e Ronaldinho, un attimo dopo lo vedi correre in avanti e sovrapporsi con Cristiano Ronaldo. A tratti ricorda il connazionale Maicon, per quantità e qualità sulla fascia. Seedorf e Zambrotta si sogneranno di lui e CR9 per un bel pezzo.

Xabi Alonso 7 - La solita diga impenetrabile davanti alla difesa, nonchè punto di partenza della stragrande maggioranza delle azioni offensive dei padroni di casa. Cerca gloria personale anche al limite dell'area di rigore milanista. Fondamentali le sue geometrie in mezzo al campo per la squadra di Mourinho.

Khedira 6,5 - Rispetto a Xabi il suo è un lavoro più oscuro e di contenimento, ma non per questo meno preciso ed efficace. Cerca spesso il connazionale Ozil con ampi cambi di gioco. In fase difensiva chiude bene su Ronaldniho, mentre su Seedorf non ce n'è bisogno

Di Maria 6,5 - Nel primo tempo, insieme a Ronaldo e Ozil, mette più volte i brividi alla difesa rossonera, chiamando anche Amelia ad un ottimo intervento nel finale di tempo. Mezzo voto in meno per gli eccessivi sprechi nel secondo tempo, durante il quale si mangia un altro paio di ottime palle gol per puro egoismo.
(dal 42 s.t. Granero s.v.)

Ozil 7,5 - Il folletto tedesco di origini turche incanta con le sue giocate eleganti, a tratti quasi strafottenti, che mandano nel panico la retroguardia rossonera. Protagonista insieme a Ronaldo dell'uno-due devastante con il quale i Blancos chiudono la pratica in 2 minuti attorno al quarto d'ora, pur aiutato in occasione del gol dalla deviazione decisiva di Bonera. Sfodera una quantità impressionante di assist, che meriterebbero miglior fortuna, per Higuain. Esce tra gli applausi scroscianti del Bernabeu.
(dal 38 s.t. Lassana Diarra s.v.)

C. Ronaldo 8 - Pronti, via e non lo vedi giocare, ma volare. Si divora Zambrotta come fosse una barretta di cioccolato e salta Nesta come fosse di carta velina. Finte, controfinte, tocchi e tiri. In più la barriera del Milan decide pure di aiutarlo nel confezionare l'1-0 del Real, aprendosi come un regalo a Natale sulla sua punizione dal limite al 13'. Cerca più volte di portare a casa la doppietta personale e quando non è il pallone a uscire di poco è il portiere rossonero Amelia a dirgli di no. Ogni volta che gli arriva palla è il delirio, sia per i tifosi di casa che per i difensori avversari.

Higuain 6 - Fosse finita 0-0 o peggio ancora, a Madrid lo avrebbero crocifisso. L'attaccante argentino si divora infatti una marea di occasioni da gol sugli assist deliziosi targati Ronaldo, Ozil, Di Maria e Marcelo. Un peccato mortale vista anche la serata da incubo di Bonera e Nesta. Senza dimenticare che in panchina c'è un Benzema sempre più scalpitante.
(dal 44 s.t. Benzema s.v.)

All: Mourinho 8 - Partita perfetta da tutti i punti di vista: la squadra gioca a memoria, ha carattere, è difensivamente solida, atleticamente ineccepibile e permette alle individualità di esprimersi al meglio. Anche se siamo appena ad ottobre appare difficile che questa stagione a Madrid, sponda ''blanca'', si finisca con ''zeru tituli''.


MILAN
Amelia 6,5 - Già il fatto che sia nettamente il migliore tra gli uomini di Allegri deve far riflettere sulla pessima prestazione rossonera, difensivamente e non solo. Una serata, quella dell'ex portiere del Genoa, dalle mille sfaccettature: dall'esordio stagionale con il Milan nella prestigiosa cornice del Bernabeu al terribile doppio vantaggio madridista in due minuti a causa della barriera formato Emmental sulla punizione di Ronaldo e dell'improvvido Bonera sulla conclusione di Ozil. Ma l'esordio del numero 1 rossonero va ricordato soprattutto per gli interventi decisivi su Ronaldo, Ozil e Di Maria.

Zambrotta 4 - Fa quasi tenerezza vederlo mentre si fa saltare regolarmente da Cristiano Ronaldo in fascia, annaspando nel tentativo di recuperare. Dalla sua parte l'ex pallone d'oro e Marcelo indicono una sfida nella sfida a chi riesce ad arrivare più in fretta in zona cross: al terzino azzurro non resta che farsi spedire a casa una foto dell'autovelox.

Nesta 4,5 - Invischiato nella serata da incubo dei suoi, ne esce malconcio e scherzato dal trio d'attacco del Real. Dopo Zambrotta è il bersaglio preferito di CR9 che accentrandosi lo fa fuori regolarmente prima di cercare la conclusione. In ritardo su Higuain e Ozil per fortuna ha alle sue spalle un Amelia in serata di grazia, che se non altro evita la goleada.

Bonera 4,5 - Non è Thiago Silva, e questo lo si sapeva; non è neanche fortunato, perchè la sua deviazione sul tiro di Ozil è tanto deleteria quanto figlia della malasorte. Ma in ogni caso è il solito Bonera, poco attento e ancor meno sicuro. Permane il mistero legato al suo utilizzo: ma Papastathopoulos è davvero peggio di lui?

Antonini 5,5 - Dei quattro di difesa è l'unico a limitare i danni, cercando la copertura su Di Maria e Arbeloa e tentando di proporsi in avanti in aiuto a Ronaldinho sulla sinistra. Se non altro va apprezzata la sua generosità.

Gattuso 5,5 - Ringhio ci mette la grinta, che si sa non gli è mai mancata. Ma la precisione era ed è quella che è. Prova a lottare e a contenere i danni sulla trequarti, cercando di supportare un Pirlo in evidente difficoltà in fase difensiva. Esce ad inizio ripresa per fare spazio al più fisico Boateng, ma se non altro meriterebbe di rimanere in campo a discapito del ben più inguardabile Seedorf.
(dal 14 s.t. Boateng 5,5 - Il ghanese regala più movimento in fase offensiva e allo stesso tempo aiuta i compagni ad arginare le scorribande offensive avversarie, ma il suo impatto sul match non è del tutto quello sperato.)

Pirlo 5 - La sua traversa su punizione a metà primo tempo è un lampo nel nulla, suo e della squadra. Non incide come dovrebbe, tra l'altro mal supportato da un centrocampo non certo di piedi nobili. Le sue geometrie sono comunque regolarmente stoppate sulla trequarti difensiva del Real da Khedira o Xabi Alonso.

Seedorf 4 - Inguardabile ed irritante: perennemente in ritardo su tutti i palloni, spreca come un pivello una delle rarissime occasioni rossonere di tutto il match su un'invenzione illuminante di Ronaldinho. Non dà mai la sensazione di essere nel match, anzi, con lui in campo il Milan sembra in inferiorità numerica.

Ronaldinho 5 - Prova ad accendere la luce con qualche buona soluzione, mal sfruttata, per le punte, ma da un Dinho che per sua stessa ammissione si sente in forma da Pallone d'Oro ti aspetti molto, molto di più. L'uno contro uno in mezzo al campo non funziona mai.
(dal 26 s.t. Robinho 6 - Uno dei pochi a svegliare dal torpore la retroguardia madridista e l'unico a scaldare i guantoni a Casillas in tutto il match con una conclusione velenosa da fuori. Fischiatissimo dal suo ex pubblico del Bernabeu, il brasiliano sembra ormai vicino ad un buonissimo stato di forma. Andava inserito prima.)

Pato 4,5 - Di lui in questo match rimarrà solo il fallo al limite su Di Maria, origine del vantaggio su punizione di Cristiano Ronaldo. A differenza del match di Champions di un anno fa al Bernabeu, incappa in una serata assolutamente incolore. Pepe e Carvalho non devono neanche ammazzarsi di fatica per fermarlo in quelle poche occasioni nelle quali ''Il Papero'' riceve palla. Tardiva la sua sostituzione con Inzaghi.
(dal 33 s.t. Inzaghi 5,5 - Ha una voglia matta di segnare la rete che lo consacrerebbe miglior cannoniere di sempre nelle Coppe Europee davanti a Gerd Mueller e il Bernabeu ha tutte le caratteristiche della cornice prestigiosa in cui festeggiare questo storico traguardo: per questo si sbatte, al solito, sul filo del fuorigioco, purtroppo mal assistito da un Ibrahimovic quantomai impreciso.)

Ibrahimovic 5 - Rimane coinvolto nella serata poco positiva dei suoi, ma pure spreca malamente le palle che riceve da Ronaldinho prima e da Robinho poi. Cerca il dialogo nella ripresa con il neo-entrato Inzaghi, ma le poche volte in cui riesce a ricevere palla si esibisce in giocate inutilmente stucchevoli, lamentandosi spesso del terreno di gioco.

All: Allegri 5 - Il problema non è la sconfitta su un terreno prestigioso e in un match difficile, ma la differenza troppo netta sul piano tecnico e fisico rispetto ai rivali. Oltre alla preoccupante mancanza di carattere mostrata dai rossoneri nei momenti decisivi del match. Tardivi gli ingressi di Robinho e Inzaghi, inspiegabile l'impiego per 90' dell'impresentabile Seedorf.

Arbitro: Proença 6 - Pochi problemi per il direttore di gara portoghese. Qualche dubbio solo sul fallo di Pato su Di Maria all'origine del vantaggio dei Galacticos. Nel finale placa un accenno di nervosismo di Cristiano Ronaldo su Boateng.