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sabato 2 aprile 2011

PrinciPATO rossonero, il derby è di un super Milan. Inter schiantata e nuovamente a -5

Ibra chi? Nella serata dell'attesissimo derby-scudetto di San Siro l'assenza del gigante svedese tra le fila rossonere diventa quasi un dettaglio, una mera nota statistica al cospetto del Pato ''One Man Show'' e pure, probabilmente, del miglior Milan mai visto finora sotto la gestione Allegri. Il verdetto del campo è incontrovertibile: un 3-0 senza appello (con conseguente ritorno a - 5 dai rossoneri) quello subito dall'Inter di Leonardo, mai davvero in partita e pericolosa solo a fiammate, ma soprattutto piegata dal punto di vista fisico e mentale da un avversario sceso in campo con la voglia di spaccare il mondo e soprattutto di spegnere qualsiasi velleità di rimonta-beffa da parte dei cugini. Missione compiuta grazie alla doppietta del Papero e al rigore di Cassano dopo una partita frizzante e ricca di episodi (espulsi Chivu e lo stesso Cassano nel finale).

46 secondi -  Neanche il tempo di entrare in clima derby che il Milan mette subito i puntini sulle i;  non è infatti ancora trascorso un giro di orologio quando Robinho si presenta a tu per tu con Julio Cesar e il rocambolesco rimpallo tra il portiere nerazzurro e l'attaccante rossonero, compagni nella nazionale brasiliana, regala all'altro carioca Pato il tap-in a porta praticamente sguarnita che fa subito esplodere San Siro, per una sera terra di esclusiva proprierà del ''Diavolo''. Il gol a freddo gela la spregiudicata Inter di Leonardo, in campo con il 4-2-fantasia , ovvero con Sneijder a supporto del trio di punta Pandev-Pazzini-Eto'o. Dei tre il meno ispirato sembra proprio il numero nove camerunense, che svaria sulle fasce d'attacco senza mai trovare la giusta collocazione e soprattutto non riuscendo quasi mai ad innescare i compagni di reparto. E così, fino quasi a metà primo tempo, è quasi solo il Milan a pungere davanti soprattutto con Pato e Seedorf (sul tiro del quale, al 9', Maicon interviene con il braccio un po' troppo largo; il rigore ci starebbe eccome, ma Rizzoli forse non se la sente di ammazzare subito il match). Al 20' , finalmente, è Pazzini a provare a suonare la carica alla truppa nerazzurra con una bella incursione in mezzo a Thiago Silva e Abate, ma sul non irresistibile tiro di punta dell'ex attaccante della Samp Abbiati è attento. Da qui in poi l'Inter prova a ritrovare il bandolo della matassa, pur subendo puntualmente gli insidiosi contropiedi avversari che hanno in Pato il terminale offensivo. Tra i rossoneri spicca in mezzo al campo la grinta dell'olandese Van Bommel, esperienza e qualità, che al 37' trova tutto il tempo e lo spazio per scaricare un siluro da fuori area; la botta, complice la deviazione di Chivu, si stampa sulla traversa a Julio Cesar battuto. Ma ora la partita è più viva che mai.

Pazzesco Abbiati, ma Eto'o... -  Sì, perchè alla seconda vera occasione della partita per i nerazzurri, al 38', ci vuole un Abbiati da antologia per respingere il colpo di testa ravvicinatissimo di Thiago Motta su angolo dalla destra di Sneijder. I nerazzurri gridano al gol, ma le immagini dimostrano l'efficacia dello straordinario intervento del portiere milanista, che impedisce al pallone di superare completamente la linea della propria porta. Un intervento pazzesco al quale 5' dopo segue un errore pazzesco, questa volta tutto di marca interista: su un cross dalla destra di Maicon la difesa del Milan si addormenta lasciando a Eto'o, tutto solo, la possibilità di insaccare con comodità da poco più di un metro, ma il camerunense come contro la Juve fallisce un'occasione più difficile da sbagliare che non da realizzare. E' l'ultimo squillo di un primo tempo molto intenso che sembra preludere ad un risveglio interista nella ripresa, in pure stile Leonardo.

Espulso Chivu e il Milan dilaga - Invece, come nel primo tempo, è il Milan a scendere in campo con il fuoco negli occhi e nelle gambe, nonostante uno dei suoi trascinatori, ''Ringhio'' Gattuso, sia costretto a dare forfait dopo appena 5' a causa di problemi muscolari. Dentro Flamini a fare da incursore, ma il leitmotiv dell'incontro non cambia con Pato a mettere in costante apprensione la retroguardia nerazzurra, soprattutto il balbettante Chivu, in difficoltà al centro della difesa accanto a Ranocchia. E così quando, al 9', il Papero sprinta a tutto gas dritto verso la porta difesa da Julio Cesar, al rumeno non rimane altro che stenderlo al limite dell'area prima che sia troppo tardi: rosso ineccepibile e Inter ora sotto anche negli uomini oltre che nel punteggio. Leonardo non può fare altro se non togliere il deludente Pandev per tamponare la falla difensiva con l'ingresso di Cordoba. Ma il Milan ora di sicuro non si fa pregare per chiudere il discorso partita e dopo la successiva saetta su punizione di Van Bommel, respinta da Julio Cesar, trova il raddoppio 8' dopo: il tiro-cross piuttosto sbilenco di Abate, liberato in area da Seedorf, diventa un invito a nozze per la testa di Pato, sul filo del fuorigioco: 2-0 e doppietta dedicata, magari, alla fidanzata Barbara Berlusconi presente in tribuna. Il sigillo del Papero (primo rossonero a realizzare una doppietta in un derby dai tempi di Shevchenko, anno domini 2001) potrebbe non essere l'ultimo della serata milanista se l'Inter non potesse contare sulla sicurezza del suo portierone brasiliano; con i nerazzurri ormai a picco ci pensa infatti Julio Cesar ad evitare la goleada, salvando tre volte su Robinho (sfortunato ma anche decisamente sciupone) e, con l'aiuto di Ranocchia, su Seedorf.

Cassano, che sciocchezza! - Leonardo prova a scuotere i suoi, invitandoli a più riprese a non mollare e provando, dopo il Principe Milito (al rientro) al posto di Pazzini, anche l'ultima carta, con Stankovic al posto dello stanchissimo Cambiasso. Dall'altra parte Allegri decide di regalare la standing ovation del popolo rossonero a Pato, inserendo Emanuelson, e uno scampolo di partita anche a Cassano, al posto di Robinho. Al numero 99 rossonero bastano pochi minuti per andare a referto, grazie al rigore realizzato al 90' dopo un fallo di Zanetti (ammonizione forse un po' troppo indulgente) sullo stesso talento di Bari Vecchia. Che dimostra di non aver perso, purtroppo per lui, l'antico vizio di commettere sciocchezze: al primo giallo, comminatogli dall'arbitro Rizzoli dopo i festeggiamenti per il gol, comprensivi di lancio della maglietta, fa seguito un paio di minuti dopo la seconda ammonizione dopo un intervento tanto brutto quanto inutile su Cordoba. Un'espulsione che per fortuna non rovina la bellissima prestazione della squadra di casa. Tre punti d'oro, +5 sui cugini e un messaggio forte al campionato a sette giornate: il Milan questo scudetto lo vuole con tutto il cuore e ad ogni costo.

LE PAGELLE:
MILAN: Abbiati 7,5 - Abate 7 - Nesta 7 - Thiago Silva 6,5 - Zambrotta 6 - Van Bommel 7 - Gattuso 6,5 - Seedorf 7,5 - Boateng 6,5 - Pato 8 - Robinho 6.     
Flamini 6 - Emanuelson s.v. - Cassano 5,5.
All: Allegri 8

INTER: Julio Cesar 7 - Maicon 6 - Ranocchia 6 - Chivu 4,5 - J. Zanetti 6 - Thiago Motta 5 - Cambiasso 5 - Sneijder 5,5 - Pandev 4,5 - Pazzini 5 - Eto'o 5.
Cordoba 5,5 - Milito 5,5 - Stankovic s.v.
All: Leonardo 4,5

Arbitro: Rizzoli 5

mercoledì 23 febbraio 2011

Inter-Bayern Monaco 0-1: le pagelle


Kraft stravince la sfida con Julio Cesar (suo l'errore decisivo). Gomez invisibile per 89 minuti, Cambiasso sprecone. Eto'o e Robben protagonisti.

INTER

Julio Cesar  4,5 - Salvato dalla traversa nel primo tempo sul colpo di testa di Ribery e dal palo sinistro sull'incursione di Robben a metà ripresa, controlla con buona sicurezza le conclusioni avversarie, quasi sempre da fuori, fino al clamoroso errore proprio allo scoccare del 90': la goffa respinta sul sinistro non irresistibile di Robben dal limite regala a Gomez il facile tap-in vincente e al Bayern un pesante successo esterno in ottica qualificazione.

Ranocchia  6 - Pronti, via, e il sempre più inamovibile centrale nerazzurro sfiora la seconda marcatura consecutiva (questa volta non in fuorigioco, come nel match di campionato contro il Cagliari) con un bel destro al volo, fuori di poco, su punizione di Sneijder. Qualche piccola sbavatura rispetto al solito in fase difensiva, come la marcatura non perfetta su Ribery in occasione della traversa colpita dal fantasista transalpino e qualche errore gratuito sulla trequarti, ma la sicurezza nel complesso non gli manca. Esce a metà ripresa per un problema al ginocchio dopo uno scontro, involontario, con Chivu.
(dal 28 s.t. Kharja s.v.)

Lucio  6 - L'ex centrale dei bavaresi alterna quello che sarebbe il suo ruolo, ovvero presidiare la propria trequarti insieme a Ranocchia, alle solite sgroppate, tanto avventurose quanto avventate, spesso sin oltre la metacampo. Distribuisce anche un paio di buoni suggerimenti in avanti; in generale controlla agevolmente per quasi tutta la partita l'intermittente Gomez, ma quando Robben lo punta il brasiliano è costretto spesso a rifugiarsi in angolo.

Maicon  6 - Dopo un inizio timido e prevalentemente di contenimento prende coraggio, anche grazie all'infortunio dell'omologo avversario Pranjic, protagonista di un buon avvio, e al contemporaneo spostamento sulla fascia di Badstuber, più adatto a compiti difensivi che non di spinta. Nella ripresa preme parecchio e con buona lena dalla sua parte e sfiora anche la porta con un destro di poco alla sinistra del portiere avversario Kraft, ma Ribery, pur non in grandissima serata, con il passare dei minuti lo costringe nuovamente ad arretrare e gli crea qualche grattacapo.

Chivu  5 - Mai sicuro dalla sua parte, nel primo tempo è quasi sempre aiutato da Cambiasso nel raddoppio di marcatura su Robben; mossa che, almeno nei primi 45', non permette con facilità al fantasista olandese di impostare la sua classica azione da sinistra verso il centro. In generale però parecchi errori di impostazione dei nerazzurri sono causati proprio dai disimpegni errati del rumeno, che nel secondo tempo cede ulteriormente il passo a Robben permettendogli, questa volta, di danzare pericolosamente e ripetitutamente dalle parti di Julio Cesar (salvato dal palo esterno).

Thiago Motta  5 -  L'italo brasiliano è meno preciso e propositivo del solito nel suo ruolo di raccordo di centrocampo e si segnala quasi esclusivamente per una buona occasione di testa a centro area, su angolo di Sneijder, a 5' dalla fine. Per il resto tanta ''legna'' in mediana, ma di qualità decisamente risibile, e un cartellino giallo dopo un battibecco con il mediano avversario Luiz Gustavo. 

Cambiasso  5,5 - Il ''Cuchu'' si sbatte tantissimo, soprattutto nella prima frazione, tra il supporto a Chivu nella marcatura su Robben e gli inserimenti offensivi sui palloni invitanti di Eto'o. Ma nel computo della partita pesano i suoi due gravi errori sottoporta, che avrebbero potuto decisamente cambiare l'inerzia della gara. Se nell'occasione del primo tempo, su un gran suggerimento di Eto'o, è bravissimo Kraft a respingergli la conclusione da posizione defilata, al 12' della ripresa il demerito è tutto nell'argentino nello sparare altissimo da pochi passi la respinta del portiere tedesco dopo un'invenzione del numero 9 nerazzurro. 

Zanetti  6 - Il cuore e i polmoni del capitano interista questa volta fanno i conti con la temibile qualità avversaria, anche se come sempre gli errori del ''Tractor'' 37enne, soprattutto in fase di impostazione, si contano sulla punta delle dita di un falegname disattento. Rispetto al solito è costretto a compiti più prettamente difensivi, in particolare dopo l'infortunio di Ranocchia e l'ingresso di Kharja, con relativo spostamento di Chivu al centro della difesa.

Stankovic 5,5 -  Al rientro da titolare, il centrocampista serbo sfodera una buona prestazione sulla trequarti, tentando anche un paio di incursioni in particolar modo sul lato sinistro, più vulnerabile dopo l'uscita di Pranjic. Non male l'intesa con Sneijder e Eto'o, anche se gli manca il guizzo decisivo. Nella ripresa, forse anche per la forma ancora non ottimale, cala vistosamente.

Sneijder  5,5 -  Parte bene, con una punizione-assist che Ranocchia dopo appena 2 minuti per poco non trasforma in oro con il piattone. Ma rispetto al solito l'olandese non riesce a proporsi con continuità sulla trequarti, pur confermando la bella intesa offensiva con Eto'o. Bloccato spesso negli ultimi 30 metri dal buon lavoro di Luiz Gustavo e Schweinsteiger, fatica a trovare la via della porta.

Eto'o  7 -  Solita partita da gladiatore del centravanti camerunense, che quasi da solo e in tutti i modi mette i brividi alla porta avversaria. Tra assist, giocate e azioni penetranti, dal suo piede partono tutte le occasioni migliori per gli uomini di Leonardo; per sua sfortuna tra i pali del Bayern c'è un Kraft in serata di grazia pronto a negargli ogni possibilità di trovare il gol. Ma con un Eto'o così le speranze di passare il turno vincendo all'Allianz Arena sono tutt'altro che vane. 

All: Leonardo  6 -  La squadra è quella annunciata e, soprattutto, è decisamente meno molle di quella scesa in campo sabato scorso a San Siro contro il Cagliari. Manca ancora un po' di cattiveria sottoporta, ma con questo Eto'o, e forse con un altro portiere avversario, la partita sarebbe finita diversamente. I presupposti per tentare l'impresa a Monaco di Baviera ci sono eccome.


BAYERN MONACO

Kraft  7,5 -  Ok, è sicuramente troppo presto per dire se a Monaco di Baviera abbiano scoperto il nuovo Oliver Kahn, ma certo la prestazione del 22enne portiere di Van Gaal, promosso titolare negli ultimi due mesi dall'allenatore olandese, è di quelle da cineteca. Almeno tre i salvataggi decisivi: il primo sulla botta ravvicinata di Cambiasso al 22', il secondo (autentico prodigio) sul destro a giro di Eto'o alla mezz'ora del primo tempo e il terzo al 12' della ripresa dopo una grande azione personale ancora del camerunense. Insomma, se il Bayern esce da San Siro con mezza qualificazione in tasca è in grandissima misura grazie al suo estremo difensore.

Tymoschuk  5,5 - Da ex seconda scelta di Van Gaal, l'ucraino si è ormai conquistato la fiducia del proprio tecnico come centrale di difesa. Un po' in affanno nel contenere lo sgusciante Eto'o, rischia il rigore (che comunque non c'è) ai danni del camerunense nel primo tempo, e regala qualche pallone di troppo agli avversari. Buon per lui che alle sue spalle ci sia ''Saracinesca'' Kraft.

Badstuber  5,5 - ''Nato'' terzino sinistro, più di contenimento che di spinta, parte da centrale accanto a Tymoschuk e, come lui, soffre l'iniziale spinta delle pedine offensive nerazzurre. Spostato nel suo ruolo più congeniale dopo l'infortunio di Pranjic e l'ingresso di Breno, conferma le sue doti difensive togliendo un po' della spinta che il croato stava portando con successo dalla sua parte.

Lahm  6 -  Il capitano dei bavaresi si conferma motorino instancabile sulla destra, quantità e qualità non sempre sfruttate dal compagno Ribery. Meno propositivo in zona cross rispetto al solito, ma con i tre fantasisti a cercare l'ispirazione personale bada al sodo dove serve.

Pranjic  6,5 -  Sino al minuto 37 del primo tempo, quando un problema agli adduttori lo mette fuorigioco dal match, si disimpegna molto bene sulla sinistra, costringendo spesso e volentieri Maicon sulla difensiva e proponendo suggerimenti per Robben e assist per Gomez. Probabilmente anche il numero 10 olandese del Bayern ne sente un po' la mancanza quando, con lo spostamento di Badstuber, le sovrapposizioni sulla fascia diventano meno frequenti.
(dal 37 p.t. Breno 6 - A 22 anni la scommessa brasiliana, acquistata tre anni fa dai bavaresi per la bellezza di 12 milioni di Euro, si conferma sempre meno scommessa e sempre più realtà. Qualche incertezza solo in avvio, poi buona prestazione di fisico e personalità).

Luiz Gustavo 7 - Nel ruolo che fu dell'ex capitano Van Bommel, ora al Milan, il 23enne neo-acquisto brasiliano, arrivato nel mercato invernale dall'Hoffenheim per 15 milioni, dimostra di essersi già perfettamente inserito negli schemi della sua nuova squadra. Una prestazione maiuscola all'esordio in Champions League, sia da playmaker davanti alla difesa sia sulla trequarti, da dove cerca spesso la conclusione sfiorando più volte la porta di Julio Cesar.

Schweinsteiger  6 - Meno brillante del solito la prestazione del centrocampista di scuola Bayern, ormai da tempo impiegato da Van Gaal da interno di centrocampo. Tanti palloni recuperati ma anche diversi errori in fase d'appoggio. Nonostante la serata rimane uno degli uomini chiave della macchina da gioco dei bavaresi.

Robben  7 -  Che il numero 10 olandese sia l'uomo chiave della formazione tedesca appare chiaro dalla veemenza con cui viene raddoppiato dai difensori nerazzurri ogni qualvolta entri in possesso di palla e tenti la sua classica azione da sinistra verso il centro. A tratti incontenibile, nel primo tempo serve a Ribery un ottimo assist a centro area, vanificato dalla traversa colpita dal francese. Nella ripresa fa ballare la samba alla retroguardia nerazzurra, Chivu in particolare, colpendo il palo con un'incursione delle sue. Suo anche il tiro da fuori, non trattenuto da Julio Cesar, che si trasforma in un assist per Gomez.

Muller  6 - Schiacciato tra Robben e Ribery e poco assistito da Gomez, uno dei gioiellini di casa Bayern si dimostra sempre prezioso in avanti pur riuscendo raramente ad arrivare alla conclusione, anche per merito dei centrali di difesa dell'Inter. 

Ribery  6 - Il grande assente della finale di Madrid del 22 maggio scorso prova a partecipare alla vendetta dei suoi, ma la serata non sembra delle migliori. Spesso stoppato da Maicon e Zanetti coglie l'occasione migliore quasi da prima punta, con la traversa colta di testa. Meglio nella ripresa, quando costringe la difesa nerazzurra a ripiegare e prova lo spunto personale senza troppa fortuna.

Gomez  6,5 - Dovessimo giudicare la sua prestazione per 89 minuti sui 92 complessivi, il suo voto sarebbe ampiamente insufficiente. Il bomber tedesco da 28 gol stagionali, ex ''scarto'' di Van Gaal, gioca infatti una partita a larghi tratti abulica, chiuso dalla retroguardia interista e spesso fuori tempo sui suggerimenti dei compagni. Anzi, il suo miglior tentativo (gol a parte) è un pallone sparacchiato altissimo dopo una bella giocata di Robben. Eppure, proprio al minuto numero 90, la provvidenza (e Julio Cesar) gli regalano il più facile dei gol, nonchè la rete della partita.

All: Van Gaal  6,5 - Il Bayern tremolante e in crisi di qualche partita fa ormai è un ricordo. La squadra è viva, ispirata dagli uomini chiave e trascinata dalla straordinaria vena realizzativa di Gomez. Anche la difesa, dopo la marea di gol subiti nella prima parte di stagione, sembra aver trovato la sua perfetta stabilità, soprattutto per merito del giovane Kraft. Per la qualificazione bisognerà tenere alta la concentrazione anche tra le mura amiche dell'Allianz Arena.

Arbitro: Kassai  5,5 - Tante le incertezze del direttore di gara ungherese nel corso dell'incontro e tanti anche i cartellini gialli sacrosanti risparmiati, tra gli altri a Sneijder (intervento pericolosissimo con il piede a martello su Lahm), Muller e Schweinsteiger.

lunedì 14 febbraio 2011

Pace, interisti rosiconi. Riflessioni a caldo di uno juventino appagato.


di Alessandro Mascia

Qualcuno sa dirmi per che guerra si combatté nella battaglia di Maratona? O in quella di Poitiers? E Lepanto? Forse più facile Pearl Harbor.  Il succo non cambia. Si vinconon le guerre, ma a restare nella storia ci sono le battaglie.
Ecco perché vincere un derby d’Italia, sentitissimo come mai in questi tempi, è sempre una goduria immensa. E pace all’anima dei rosiconi che urlano “ormai avete come obiettivo solo battere noi” oppure “siete da settimo posto”.
Pace all’anima, rosiconi. Vincerete la guerra, può darsi, ma questa battaglia è nostra. E poi, se non succede? Sì, che vinciate lo scudetto… Quanto vi brucerà aver perso 4 punti contro l’odiata Juve? Tanto, tantissimo.
Quanto vi brucerà che Matri abbia segnato e Pazzini no? Quanto vi brucerà aver segnato 0 gol alla Vecchia Signora in due partite? Tanto, tantissimo.
Comunque il verdetto del campo è stato inequivocabile: 1-0, vittoria di misura, giusto così. Perché sì, la Juve ne poteva fare altri 3 (due colpi di Matri fuori di un soffio e un’incornata di Chiellini fuori di nulla), ma Buffon ha neutralizzato prima un tiro di Pazzini, poi un tentativo di favore di Sorensen, poi un’incursione di Eto’o, e infine, la traversa pazzesca di Eto’o, quella che ti fa godere più di un gol, ha sancito che per i nerazzurri, davvero, non era serata.
Non sono fuori dalla lotta scudetto, assolutamente no, anzi. C’è da recuperare la Fiorentina e manca ancora molto alla fine.
Probabilmente la guerra sarà loro. Ma la battaglia dell’Olimpico, la battaglia di San Valentino no. Quella l’ha vinta il generale Gigi Delneri da Aquileia.
Con buona pace di Moratti.

mercoledì 9 febbraio 2011

Speciale Juve-Inter. Day 1. Meglio Gigi o Julio?


Meno 4. Non è (purtroppo) la distanza della mia Juve dall’Inter, ma i giorni che mancano al match più atteso del campionato: Juventus – Inter.
Anche quest’anno non c’è in palio uno scudetto – e anche quest’anno la colpa non è dell’Inter – ma la rivalità non scema, anzi. Vi sono tutta una serie di dualità che si contrapporranno nell’arco dei 90’ e si protrarranno anche oltre.
Ne ho individuati 3, che ora più che mai, a mio avviso, sono forti. Dicotomie ben marcate, quasi urlate. E voi, da che parte state?

BUFFON – JULIO CESAR. Il portiere più forte del mondo contro… il portiere più forte del mondo. Lasciamo perdere le recenti dichiarazioni di Felix Magath – secondo il quale è Manuel “Ducky” Neuer, portiere dello Schalke e della Germania il numero 1 più forte del mondo - e lasciamo anche perdere che Gigi abbia appena vinto il premio come miglior portiere del decennio appena trascorso.
I due big sono loro. E tra l’altro sono tornati decisivi – più Julio a dire il vero – in mezzo ai pali dopo una mezza stagione vissuta male (o non vissuta proprio).
Ma a conti fatti chi vale di più?
Il treno scudetto e il treno Champions League passa per le loro mani, e i due lo sanno. Gigi parte nettamente svantaggiato nella corsa, tra i due. Il motivo è lampante: il resto della difesa. Se i nerazzurri possono contare su un pacchetto arretrato arcigno – anche se si è aggiunta la squalifica di Chivu – per i bianconeri non si può dire lo stesso. Buttare l’occhio allo score se non si è convinti.
Ma per la legge dei grandi numeri sarà la serata di Buffon: dal ritorno dall’infortunio non ha ancora fatto “una parata alla Buffon”, come il numero uno della Juve e della Nazionale ha dichiarato. Julione, invece, domenica sera ha salvato l’impossibile contro la Roma, dimostrando che la fascia di migliore del mondo, forse, non gli sta poi così stretta.
Buffon dalla sua ha un istinto poderoso. Ma sta perdendo lucidità nei “colpi facili”. Si riguardino, lorsignori, i recenti gol subiti per chiarificazione.
Julione, invece, sta rigudagnando fiducia in se stesso match dopo match. 
Insomma, sono, a mio avviso, sostanzialmente uguali: fenomenali, per quanto riguarda loro stessi. Ma questi piccoli fattori di cui ho parlato qualche riga sopra, fanno la differenza, anche se di poco. Il più forte, non è più Gigione. Ma ti prego, Gigi, smentiscimi.

venerdì 28 gennaio 2011

Pazzini all'Inter: ci siamo.

Quella di oggi dovrebbe essere la giornata di Pazzini: usiamo il condizionale soltanto perchè manca l'annuncio ufficiale, ma il giocatore è già a Milano per le visite mediche e da questo pomeriggio diventerà un giocatore alla corte di Leonardo. La Sampdoria riceverà Biabiany e Caldirola più 12 milioni di euro.

Il "Pazzo" è sicuramente il colpo di mercato invernale e lo mette a caso proprio la squadra che nella scorsa estate ha deluso a livello di campagna acquisti: strano, paradossale, incredibile, eppure l'Inter aveva bisogno di un attaccante viste le precarie condizioni di Milito, la forma altalenante di Pandev e il riposo necessario ad Eto'o. Preoccupati i tifosi doriani, che dopo Cassano vedono in partenza un altro asso: gli obiettivi blucerchiati, dopo questa perdita, saranno sicuramente ridimensionati.

lunedì 10 gennaio 2011

GOODBYE RAFA - 6 mesi con "Mister flop


Dopo l'esonero di “mister flop” Benitez l'Inter sembra essersi risvegliata dai lunghi mesi di letargo di questo girone d'andata. L'avvento di Leonardo a prima vista parrebbe miracoloso e straordinario, sei punti in due partite sono un bottino strepitoso per un team che nella gestione Benitez faticava tremendamente contro qualunque avversaria, fosse questa il Brescia, il Werder Brema o la Lazio. Dopo il mondiale per club, vinto ad onor del vero contro squadre che nemmeno nella nostra Lega Pro otterrebbero risultati, il buon Rafa, credendosi un eroe, spara a zero contro tutto e tutti e, non contento di rovinare la festa ai tifosi neroazzurri, fa di tutto per farsi esonerare ben conscio che la sua avventura Italiana è stata fallimentare su tutta la linea. Ed ecco così arrivare alla storia di questi giorni, all'ingaggio di Leonardo e alla luna di miele in questo primo scorcio di nuovo anno. L'Inter per mano del brasiliano sembra essere ritornata quella di nove mesi fa, la squadra campione di tutto. La squadra di Mourinho. Ma come? Benitez non diceva che con questi giocatori spremuti non si poteva andare da nessuna parte? Tralasciando gli inutili trionfalismi che certa stampa cavalca per vendere più copie, ci pare un po' affrettato dare subito un giudizio sul pur bravo Leonardo.

LA ROTTURA DEL GIOCATTOLO
Ripercorrendo i mesi in cui Benitez ha allenato la squadra di Moratti, più volte tra le pagine di questo blog abbiamo affermato che lo spagnolo non poteva mai essere un allenatore da Inter e forse nemmeno da calcio Italiano. Ripercorrendo l'era fallimentare Benitez possiamo fotografare tre istantanee utili a capire dove il giocattolo si è rotto. Il primo vero momento in cui la crisi iniziò fu Roma-Inter, quella del gol allo scadere dei giallorossi e della sceneggiata di Chivu per intenderci. Alla vigilia per presentare l'incontro scrivemmo che per l'Inter “una sconfitta non sarebbe un fatto drammatico anche se potrebbe aprire le consuete critiche mediatiche storicamente assai difficili da digerire in uno spogliatoio caldo come quello interista”. A rileggere queste parole si può dire che la profezia si sia azzeccata. La seconda foto del brutto lavoro svolto di Benitez la prendiamo dopo Inter- Juventus del 3 Ottobre. Anche in quella gara i milanesi furono surclassati come mai successo negli ultimi tempi da un'ottima Juventus. Fu a partire da quella brutta partita che incominciarono a montare dubbi su dubbi sulle reali capacità tecniche di Mister Rafa. Il terzo e ultimo click negativo arriva dopo Inter- Brescia, scialbo pareggio casalingo contro una squadra assai modesta. In quella partita si manifestarono tutte le incongruenze del lavoro del tecnico iberico, un gioco di squadra pessimo, giocatori spaesati e svuotati, gioco d'attacco basato solo su Eto'o e la speranza di qualche sua invenzione.

L'INIZIO DELLA FINE
Anche dopo quella partita fummo molto critici con lo spagnolo e sostenemmo che quel “pareggio interno contro un modesto Brescia è infatti servito ad ingigantire i dubbi sulle notevoli difficoltà palesate dallo squadrone milanese in questi primi mesi di gestione da parte dell'iberico. La brutta partita contro le rondinelle (troppo brutta per essere stata disputata dalla squadra campione di tutto) è stata la sintesi di tutto quello che sta succedendo da mesi in casa interista.” Dopo quella partita ebbero inizio una lunga serie di infortuni assurdi e una striscia di risultati davvero negativi: Lecce- Inter 1-1, Inter- Milan 0-1, Chievo-Inter 2-1, Lazio- Inter 3-1 e l'euro-figuraccia di Werder- Inter 3-0. In un mese l'Inter fu capace di vincere solo 2 partite contro Twente e Parma per poi volare negli emirati e vincere il Campionato del Mondo. Alla luce di questa analisi l'esonero di “Benny Flop” ci pare la mossa più sensata che Moratti potesse fare anche se non possiamo non ricordare che in fase di mercato estivo l'Inter non comprò al nuovo allenatore nemmeno un giocatore. Ora con l'arrivo di Leonardo i giocatori non hanno più alibi e se veramente si ritengono ancora in grado di vincere devono dimostrarlo sul campo. Al campionato (e alla Champions) l'ardua sentenza.

martedì 7 dicembre 2010

Champions League: Inter, altri tre schiaffi e addio primo posto. Werder, vittoria per l'orgoglio

Dal venerdì sera all'Olimpico di Roma contro la Lazio al mercoledì europeo al Weserstadion di Brema, città dei famosi musicanti, a cambiare è solo la manifestazione e non lo ''spartito'' eseguito sul campo. Che sia Serie A o Champions League, che si tratti di rincorrere la vetta del campionato o il primo posto nel proprio girone europeo, l'Inter sembra infatti aver nuovamente imboccato la via che conduce dritta dritta al calvario proprio a pochi giorni dall'inizio del Mondiale per Club, vero crocevia per la stagione dei Campioni d'Europa e per la panchina di Rafa Benitez. 1 gol fatto e 6 subiti quelli nelle ultime due partite, importantissime per campionato e coppa ma anche come prova del nove dopo i successi, faticosi ma preziosi, conquistati contro Twente e Parma. Certo, contro il Werder, con la qualificazione già in tasca, l'importante se non altro era evitare una figuraccia, così come auspicato dal presidente Moratti alla vigilia. Invece gli uomini di Benitez, pur privi tra gli altri di Sneijder, Lucio e Milito, escono dal confronto contro i tedeschi, già eliminati da tutte le competizioni europee, con le osse rotte, il morale a terra e il primo posto del gruppo incartato e regalato agli inglesi del Tottenham. E dire che alla formazione di casa allenata da Thomas Schaaf, in crisi in Bundesliga e come detto già fuori da tutto, il risultato finale va persino stretto: solo il palo, due volte, e un ottimo Orlandoni hanno evitato ai nerazzurri un passivo ancora più umiliante. Non ingannino i due legni colpiti anche da Pandev: due fiammate che avrebbero immeritatamente regalato un punteggio più morbido per gli ospiti.

Tra le novità proposte dall'inizio del match da Benitez, anche in vista dell'impegno di Abu Dhabi, ci sono i giovani Santon, Biraghi e Nwankwo ma anche, come detto, il ''decano'' Orlandoni, una vita da portiere di scorta e all'esordio in Champions a 38 anni suonati. Alla fine l'estremo difensore nerazzurro si rivelerà uno dei migliori (ed è tutto dire) dei suoi, con un'ottima parata su Almeida sullo 0-0 e un riflesso felino su Hunt poco prima del 3-0 per i tedeschi; poco o nulla da fare invece per il numero 21 di Benitez sulle tre reti dei padroni di casa, firmate nel primo tempo da Prodl di testa, da Arnautovic con un gran destro ad inizio ripresa ripresa e da Pizarro con una girata fulminea a ridosso del 90'. Già, a timbrare il cartellino dei marcatori del Werder c'è anche l'ex Marko Arnautovic, talentino austriaco comprato un anno fa da Moratti e praticamente messo alla porta da Mourinho e dalla società dopo un anno vissuto quasi totalmente ai margini. Una piccola vendetta dunque per il 22enne numero 7 dei tedeschi, giocatore che in questo momento all'Inter là davanti servirebbe come il pane, anche alla luce delle condizioni di Pandev e Eto'o. Il macedone, legni a parte, sembra davvero la bruttissima copia del giocatore capace di segnare e far segnare visto l'anno scorso dopo l'approdo in maglia nerazzurra; ma ora anche il camerunense, dopo la follia contro il Chievo, sembra aver perso la grinta che lo contraddistingueva in mezzo a quella sorta di apatia generale che sembra aver contagiato gli uomini di Benitez.

Alla fine a salvarsi in parte nella fredda serata nordeuropea, Orlandoni a parte, sono proprio i giovani buttati nella mischia dal tecnico spagnolo: Biraghi se la cava abbastanza bene da esterno destro di difesa contro il talentuoso Marko Marin e Nwankwo fa una figura migliore di Cambiasso, uccellato da Pizarro in occasione del 3-0, in mezzo al campo. Male invece ancora Santon, nonostante l'avanzamento sull'esterno di centrocampo: il ragazzo lanciato da Mourinho sembra sempre di più essersi smarrito, a prescindere dal difficile momento attraversato dalla squadra. Anche i veterani però, in un senso o nell'altro, non lasciano tranquillo il mister nerazzurro: Cambiasso, costretto da centrale di difesa per l'infortunio di Materazzi durante il riscaldamento, è tra i peggiori in campo e Zanetti fa tremare tutti quando, sembra per fortuna solo per una botta, chiede il cambio ad inizio ripresa. L'infortunio del capitano sarebbe stato davvero troppo in questo momento delicatissimo.

Rimane però, come detto più volte, che senza Orlandoni e i pali della sua porta, su Pizarro e Almeida, staremmo parlando di goleada. E forse di esonero di Benitez. Benedetto Mondiale per Club, a questo punto, per la pazienza di Moratti e la relativa tranquillità del suo allenatore. Negli Emirati Arabi i Campioni d'Europa troveranno 25 gradi in più rispetto a Brema e ritroveranno giocatori come Julio Cesar, Maicon e Milito. Urge dunque sbollire quanto accumulato piuttosto che bollire nel caldo mediorientale. Meglio dimenticare per ora il rischio di trovare qualche avversaria del calibro di Real e Barcellona, tra le prime classificate dei gironi, agli ottavi di Champions. E per Moratti, forse, meglio anche dimenticare le parole di Benitez nel post-partita di questa sera, ''Potevamo anche prendere uno, due, tre gol, per noi stasera non contava nulla''. Dimentichi presidente, dimentichi.

venerdì 3 dicembre 2010

Lazio e Inter stasera in campo: la Serie A riparte con un grande anticipo

Dopo il disastro di Europa League, con il solo Napoli in corsa per tenere accesa la presenza italiana nella Competizione, si riparte con la Serie A in un turno molto frammentato, che inizierà questa sera per concludersi nel posticipo di lunedì.

Il campionato riparte da Lazio - Inter, una gara che negli ultimi anni si è caricata di particolari significati: basta pensare al famoso 5 maggio 2002 che fu fatale ai nerazzurri, o al match della scorsa stagione, quando lo stadio Olimpico si schierò a favore dell'Inter per la paura di favorire gli eterni rivali della Roma.

Ma stasera il clima sarà diverso: c'è fame di punti per entrambe le formazioni. L'Inter vuole mantenere la testa alta dopo la grande vittoria sul Parma di domenica scorsa. La Lazio non si è dimenticata del brillante avvio di stagione e del primato in classifica mantenuto fino a poche giornate fa. Per questo sia Benitez che Reja metteranno in campo una formazione offensiva. Sarà la sfida tra l'ex biancoceleste Pandev e il ritrovato Zarate: l'attacco capitolino, oltre all'argentino, vedrà Floccari ed Hernanes a supporto; Rocchi e Ledesma partiranno dalla panchina, mentre la difesa a quattro vedrà gli uomini migliori, come Biava e Dias.

Senza Eto'o e Milito, l'Inter si presenterà con un centrocampo folto: insieme al già citato Pandev, che sarà l'unico attaccante di ruolo, i Campioni d'Italia si affideranno alle incursioni di Stankovic, Cambiasso, Motta, Biabiany e Sneijder per un reparto di assoluta qualità. Una gara in cui le prodezze dei singoli potrebbero fare la vera differenza.

mercoledì 24 novembre 2010

Champions League: Inter, una vittoria per il morale. Cambiasso porta Benitez agli ottavi

Il ''malato'' sta meglio: non può dire di essere guarito, forse addirittura neanche di essere già fuori pericolo, ma perlomeno dà segni di vita. Il paziente in questione, ovvero l'Inter (considerata nel suo complesso ancor prima che nei singoli, in primis Benitez) sfrutta la ''terapia Champions'', tornando al successo dopo le 5 lunghe partite di digiuno e conquistando matematicamente la qualificazione agli ottavi di finale della massima competizione europea. Certo l'avversario, il Twente, non era di sicuro quello che si poteva definire alla vigilia uno sparring partner qualitativamente all'altezza dei nerazzurri, ma per una squadra provata fisicamente e psicologicamente dall'ecatombe di infortuni e dal filotto negativo contro Lecce, Brescia, Chievo e Milan, contava solo portare a casa i 3 punti in qualunque modo. Il ''paffuto'' Rafa Benitez può così riprendere colore in viso e soprattutto riaccomodarsi su una panchina che ora scotta un po' di meno. Troppo presto, anche alla luce di quanto visto nel match, per dire se il successo di questa sera sarà l'inizio di una striscia di vittorie come auspicato dall'ex manager del Liverpool, ma certo il gol di Cambiasso (considerato uno dei più insofferenti alla gestione Benitez) rende meno tortuoso il percorso dei campioni d'Europa verso il Mondiale per Club, al via l'8 dicembre ad Abu Dhabi. Prima di allora i nerazzurri saranno attesi dagli scontri in campionato contro Parma in casa e, soprattutto, nel fondamentale scontro diretto in trasferta contro la Lazio. Ma a meno di nuovi e scovolgenti cataclismi, Benitez può già prenotare con tranquillità il biglietto per la capitale degli Emirati Arabi Uniti.

L'Inter messa in campo dall'inizio dal tecnico spagnolo, in un San Siro tristemente mezzo vuoto, è la squadra naturalmente obbligata dagli infortuni; basterebbe dire che in panchina, a parte il terzo portiere Orlandoni e il convalescente Thiago Motta, ci sono solo Under 20: Natalino, Crisetig, Biraghi, Nwankwo e Santon, tutti di età compresa tra i 17 e i 19 anni. I ''sopravvissuti'' della prima squadra sono tutti tra i titolari, con Materazzi al centro della difesa e Cordoba a destra e con Cambiasso, al rientro, in linea mediana accanto a Stankovic. In avanti, al solito, il bizzoso Eto'o è assistito dal trio Biabiany-Sneijder-Pandev. Dall'altra parte, invece, i campioni d'Olanda del Twente, allenati da Preud'Homme, sono in formazione tipo con l'austriaco Janko terminale offensivo davanti a Ruiz e Chadli, chiamati a sgobbare tra il centrocampo e l'attacco e assistiti al centro da De Jong, fratello del giocatore dell'Ajax e nazionale Orange.

L'inizio di partita lascia quasi il dubbio se sia l'Inter ad essere finalmente in buona serata o se invece sia l'atteggiamento troppo timoroso dell'avversario a far sembrare i nerazzurri finalmente in palla; fatto sta che nei primi 20' i nerazzurri potrebbero già essere comodamente in vantaggio se Sneijder non sprecasse in avvio, al 3', su un ottimo invito di Biabiany e se la punizione del fantasista olandese al 17' non incocciasse la traversa a Mihajlov battuto. ''Vuoi vedere che anche stavolta finisce male?'' sembra invece pensare la maggior parte del pubblico di San Siro quando il Twente comincia finalmente a mettere pericolosamente il naso nella metacampo nerazzurra da metà tempo in poi. Gli olandesi, venuti a Milano per cercare una clamorosa vittoria-sorpasso in ottica secondo posto, sfiorano due volte il vantaggio, prima con un insidiosissimo tiro di Janssen ben parato da Castellazzi e poi con un pallonetto di Ruiz sull'uscita del portiere nerazzurro, dopo una clamorosa disattenzione di Materazzi, che termina appena largo. La formazione di Preud'Homme acquista così convinzione, anche perchè dall'altra parte il miglior Biabiany visto sin qui in maglia nerazzurra è poco assistito soprattutto da Eto'o, troppo arretrato e ben controllato dalla retroguardia olandese. All'intervallo è 0-0, risultato sostanzialmente giusto.

La ripresa inizia, in pratica, cosiccome era iniziato il primo tempo: è l'Inter a premere di più tentando di mettere in difficoltà la difesa ospite, costretta spesso al fallo su Stankovic e Sneijder. E proprio da un intervento sul numero 10 nerazzurro nasce il vantaggio interista: la punizione del vice-campione del mondo colpisce la barriera, con la palla che carambola su un paio di difensori del Twente per poi finire tra i piedi di Cambiasso, appostato in ottima posizione: da lì il Cuchu non può sbagliare e il suo diagonale trafigge il portiere ospite Mihajlov. Il gol regala sicurezza agli uomini di Benitez che, inevitabilmente, si trovano davanti i larghi spazi concessi da un Twente alla ricerca del pari e quindi più sbilanciato. Tra il 15' e il 25' si contano almeno 4 nitidissime palle gol per il raddoppio nerazzurro, con un paio di errori assolutamente incredibili di Sneijder e Stankovic da due passi e con un altro paio di disperati salvataggi della retroguardia arancione. Poi, come nel primo tempo, dalla mezz'ora in poi il copione torna ad essere nelle mani degli olandesi, che rischiano di mettere in pratica la più classica delle leggi del calcio, ovvero ''gol sbagliato e gol subito''. E' Castellazzi, alla miglior partita con la maglia dell'Inter, a dire di no alla traiettoria beffarda di Ruiz direttamente da calcio d'angolo, ma al 31' solo la traversa salva l'Inter dal destro piazzatissimo del neo-entrato Landzaat. Il finale di gara, con l'assalto finale degli ospiti intervallato da una bellissima azione personale di capitan Zanetti, è questione di unghie e denti, ma al 94' finalmente Benitez può sfogare gioia e tensione. Rafa è salvo, l'Inter va avanti e ora nell'ultimo turno a Brema sarà confronto a distanza con il Tottenham per il primo posto del girone. Ma per ora, al convalescente paziente nerazzurro, va più che bene così.

lunedì 22 novembre 2010

INTER, E' FINITO LO STRAPOTERE?

Di Luca Cipriano

Roba d'altri tempi. Per essere più precisi, roba del 2004, quando cioè l'Inter era allenata per la prima volta da Mancini e in campo scendeva una rosa composta da Emre, Veron, Adriano e Martins: sei anni fa, proprio a novembre, i nerazzurri erano reduci da quattro pareggi consecutivi. Oggi, nello stesso mese del 2010, la situazione è peggiorata: due pareggi e due sconfitte nelle ultime quattro gare e un distacco di nove punti dalla capolista. Ma, numeri a parte, la squadra di Benitez sembra avere smarrito la potenza delle ultime stagioni: l'assenza di rinforzi nella rosa, l'addio di Oriali come tramite tra spogliatoio e Società, il numero esagerato di infortuni, il calo di rendimento di molte pedine fondamentali. E' questa, in sintesi, l'analisi di una squadra lontanissima parente di quell'invincibile armata che si portò a casa un bel po' di scudetti e l'ultima Champions League.
La sconfitta di Verona, ha forse segnato la fine di un ciclo?

RISPONDE ALESSANDRO MASCIA

Per me no. O meglio, non del tutto. Saranno un crocevia le prossime 2-3 settimane. L'Inter, a differenza degli scorsi anni, ha scoperto l'esistenza di due fattori a lei sconosciuti: gli infortuni e gli avversari di valore. Se avesse avuto anche la metà delle defezioni di quest'anno la scorsa stagione il treplete l'avrebbero visto con il cannocchiale. In più, quest'anno, il Milan sembra essere - anche sulla carta - superiore ai nerazzurri. E' un fattore psicologico non da poco. Infine, la fame di vittorie manca. Pensate ai tifosi nerazzurri: a parte gli irriducibili, altri sono tranquilli, se la prendono con calma, capiscono che può succedere e non urlano più di tanto. Non hanno più fame, in altre parole. Figuriamoci i giocatori...
Però le prossime due settimane saranno decisive: con due vittorie di fila, per esempio, i nerazzurri si rilancerebbero e, ne sono sicuro, potrebbero non fermarsi più. In definitiva no, non è ancora finito lo strapotere dell'Inter, voglio aspettare febbraio, marzo o addirittura maggio per dirlo. E goderci.


RISPONDE PAOLO PAPPAGALLO

Per me sì. In realtà, a mio giudizio, il tonfo in casa del Chievo non è che un'ulteriore conferma di come lo strapotere dell'Inter sia finito ancor prima dell'inizio di questa stagione, per l'esattezza dopo la magica notte di Champions al Bernabeu e il quasi contemporaneo addio del vero artefice del Triplete nerazzurro, ovvero Mou. Troppo pesante per chiunque raccogliere l'eredità del Mago di Setùbal, che è risaputo sia il migliore del mondo nello spremere fino all'osso le energie fisiche e psicologiche della sua squadra. Il deludente inizio di stagione della squadra di Benitez non è dunque altro che una fisiologica conseguenza dell'operato di Mourinho. E considerando l'unicità del tecnico portoghese e il logoramento della vecchia guardia (Milito, Maicon, Cambiasso ecc., tutti giocatore che Moratti avrebbe dovuto liberare perchè a fine ciclo) c'è da aspettarsi che l'Inter, con o senza Benitez, sia destinata ad una stagione di stenti sia in Italia che in Europa. Certo, oltre a quanto detto è innegabile che ci siano delle responsabilità da dividere tra l'ex tecnico del Liverpool e il suo presidente Moratti: il primo paga l'imposizione alla società di uno staff tecnico che qualche responsabilità nell'ecatombe di infortuni la deve certamente avere, oltre a non essere mai stato un tecnico particolarmente vincente (la Champions 2005? Un lampo fortunoso in una carriera buona ma non eccezionale); il secondo non può che lamentarsi con sè stesso soprattutto per l'immobilismo nel mercato estivo. Insomma, il tempo delle vacche grasse è finito e per tornare a vedere quanto prima un'Inter simile a quella dell'anno scorso le soluzioni più probabili sembrano essere la rifondazione della squadra e/o il ritorno dello ''Special''. Due ipotesi, al momento, poco concrete, per usare un eufemismo. Dunque, la saggezza dovrebbe imporre a Moratti di pazientare, rinforzare la squadra a gennaio e accettare i risultati pur sotto le attese. Solo il perdurare degli infortuni o il rischio di perdere l'accesso alla Champions del prossimo anno potrebbero giustamente spingere il patron ad intervenire drasticamente, sollevando Benitez. Ma sarebbe quantomeno sciocco, due mesi dopo l'inizio di stagione, ad un mese dal Mondiale per Club e in piena bagarre tra campionato e Champions, cacciare Rafa ora. Per prendere chi poi? Capello, Spalletti e Guardiola sono al momento irraggiungibili. La verità è che, per dirla nel linguaggio d'oltremanica, ''all good things must come to an end". E lo strapotere nerazzurro ''has come to an end''.

martedì 9 novembre 2010

E se Benitez non fosse un allenatore da Inter?

Ormai molti tifosi interisti lo pensano. Rafael “Rafa” Benitez non è l' allenatore adatto all'Inter. Il pareggio interno contro un modesto Brescia è infatti servito ad ingigantire i dubbi sulle notevoli difficoltà palesate dallo squadrone milanese in questi primi mesi di gestione da parte dell'iberico. La brutta partita contro le rondinelle (troppo brutta per essere stata disputata dalla squadra campione di tutto) è stata la sintesi di tutto quello che sta succedendo da mesi in casa interista. Numero vortiginoso di infortuni che nemmeno in una stagione intera capiterebbero, giocatori che rendono ben al di sotto delle aspettative, gioco di squadra a dir poco improvvisato, modulo tattico impreciso e non lineare. La domanda a questo punto sorge spontanea. Quanto c'è di Benitez nei diciannove punti in classifica? I maligni sosterrebbero che di suo c'è ben poco e se non ci fosse stato questo provvidenziale Eto'o la squadra sarebbe ben al di sotto del livello di galleggiamento.

Benitez non è Mourinho, lo si è capito. I due allenatori sono distanti anni luce in tutto e per tutto. Uno carismatico, nevrotico, glamour, l'altro flemmatico, calmo, oversize. Mourinho, lo si è visto mercoledì contro il Milan, è un vero profeta del culto “veni, vidi, vici”. Arriva in una squadra (e in un campionato nuovo) e nel giro di poco riesce a rivoltarla come un calzino dandole un gioco logico, una mentalità vincente e mille motivazioni. Se tutti i giocatori delle squadre del portoghese sembrano sempre pronti per la guerra vuol dire che l'allenatore è capace di suscitare emozioni vincenti. Questo sembra non accadere con Benitez. Lo spagnolo, che sta pagando ancora l'ambientamento in Italia, è troppo calmo e pacioso per essere l'allenatore dell'Inter. I neroazzuri sono storicamente una squadra che ha bisogno di un allenatore carismatico che riesca a tenere sempre sulla corda un ambiente bollente come quello di Appiano. Ripercorrendo la storia recente quindi si vedrà che i risultati migliori sono arrivati con guide del calibro di Trapattoni, Mancini e Mourinho. Tutti personaggi molto border line e in grado di saper infondere un nervosismo positivo alle proprie squadre. Benitez è un normal one, uno troppo buono per guidare l'Inter. La sua aria da professore, i suoi metodi da bravo pater familias sono infatti in chiara antitesi con il mondo neroazzurro. Ricordate le polemiche inutili da prima pagina di Mourinho? Erano fatte scientificamente per attirare l'attenzione su sè stesso allentandola dai giocatori. Con il panciuto spagnolo in questi mesi non si è visto nulla di ciò, la sua gestione al cloroformio ha appiattito i calciatori che sembrano giocare tanto per fare. Le motivazioni sono prossime allo zero e tutti giocano senza fame e cattivaria agonostica. Tanto per fare un esempio la prestazione contro il Tottenham è stata ridicola, mal preparata e tatticamente oscena. Un Bale qualsiasi è riuscito dove prima Cristiano Ronaldo e poi un certo Lionel Messi avevano fallito, infondere panico alla retroguardia. E' un caso che contro i due veri fenomeni ci fosse ancora Mourinho e invece contro il bravo gallese Benitez? E se il madrileno fosse ormai un allenatore superato e sopravvalutato? Come dimenticare i modesti risultati del Liverpool dove a fronte ad una miriade di sterline spese non sono mai arrivati risultati? E se Moratti questa volta avesse toppato? Questo infine il bilancio di Benitez al Liverpool. A parte la Champions 2007, zero titoli come direbbe qualcuno...

(fonte Wikipedia)

Nella stagione 2004-2005 si trasferisce al Liverpool, rilevando la panchina del club inglese dal suo predecessore Houllier. Terminerà la prima stagione con un quinto posto nella Premier League vincendo la Champions League, battendo in finale il Milan ai calci di rigore, dopo aver rimontato 3 gol ai rossoneri. Nella stagione successiva il tecnico spagnolo, vincerà la battendo i russi del CSKA Mosca con il punteggio di 3-1. Nella stagione 2006-2007i l Liverpool di Benitez ritroverà in finale di Champions League il Milan, ma questa volta sarà sconfitto con il risultato di 2-1.

Nel 2007-200 dopo una campagna acquisti che porterà calciatori tra cui Fernando Torres e Javier Mascherano, i reds raggiungeranno la quarta posizione in Premier League e la semifinale di Champions League dove però saranno sconfitti dal Chelsea con il punteggio di 1-1 e di 2-3.

Nelle ultime due stagioni alla guida del Liverpoolottiene rispettivamente il secondo e il settimo posto in Premier League, mentre in Champions League sarà eliminato rispettivamente nei quarti di finale (dal Chelsea) e nella fase a gironi (per mano di Fiorentina eLione). Sempre nell'ultima stagione, a causa del terzo posto raggiunto nella fase a gironi d iChampions League il Liverpool accederà all'Europa League dove sarà eliminato in semifinale dall'Atletico Madrid.

domenica 7 novembre 2010

Eto'o salva l'Inter, il Bologna piega il Lecce.

Un rigore abbastanza generoso tiene a galla l'Inter sul campo del Brescia: la squadra di Benitez ottiene il pareggio con il solito Eto'o dopo una gara mediocre che aveva visto in vantaggio le rondinelle grazie ad un bel diagonale di Caracciolo finito alle spalle di Julio Cesar nel primo tempo.

L'Inter pareggia ma perde elementi importanti: è previsto un lungo stop per Samuel e Maicon; meno grave l'infortunio di Sneijder, che riempie un'infermeria da tempo popolata.

Ieri pomeriggio rinascita del Bologna nella sfida casalinga contro il Lecce: al Dall'Ara, Malesani ha potuto gioire soltanto sul finale grazie ai soliti Di Vaio e Gimenez. Per i salentini, la classifica inizia a complicarsi così come la panchina di De Canio che a fine partita si è lamentato sulla direzione di gara di Orsato.

Tra qualche ora in campo Lazio e Roma nell'attesissimo derby della capitale. Sempre nel pomeriggio la Juventus ospiterà il Cesena, il Milan sarà di scena a Bari, il Napoli attende il Parma e l'Udinese il Cagliari.
Ora in campo Fiorentina e Chievo mentre questa sera la decima giornata terminerà con il posticipo tra Palermo e Genoa.

sabato 6 novembre 2010

Le deluse in Europa cercano riscatto in Italia

Guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Le italiane impegnate in Europa, questa settimana, certo non hanno brillato. I sette i team nazionali impegnati tra Champions e Europa League hanno raccolto un bottino che definire misero è riduttivo: pari per Milan, Juve e Samp, ko per Inter, Napoli e Palermo. Ha sorriso solo la Roma, che ha espugnato – seppur di fatica – Basilea.
Dicevamo, però, di guardare il bicchiere mezzo pieno. I freni a mano tirati in Europa saranno senz’altro mollati in territorio nazionale: vuoi le motivazioni diverse, vuoi perché dopo una sberla si reagisce sempre, c’è da scommettere sulle deluse.

INTER Senz’altro è quella che guida la schiera. La notte londinese è una ferita profonda, forse non un sintomo ma la diagnosi di una malattia conclamata che nel calcio si chiama crisi. Per fortuna a San Siro arriva il Brescia, assolutamente alla portata dei ragazzi di Benitez.
MILAN Il bicchiere a metà, a dire il vero, Allegri l’ha riempito già mercoledì sera. Alzi la mano chi non avrebbe messo la firma su un 2-2 con il Real di Josè. Credo sarebbero pochi. Ora c’è il Bari. Avversario non insuperabile, specie se del pareggio al ’94 (leggi beffa) si fa virtù.
JUVENTUS L’alibi c’è, eccome: la sfilza di infortunati che cresce ogni giorno. Buffon, Manninger, De Ceglie, Rinaudo, Legrottaglie, Chiellini, Martinez, Lanzafame, Krasic e Amauri, tanto per citare i “big”. Certo l’impegno di domani può rilanciare i bianconeri, che affrontano il modesto – seppur pericoloso – Cesena.
ROMA La situazione giallorossa è la più delicata. La vittoria di Basilea può essere letta in mille modi. Può essere quella del rilancio oppure una risicata risalita che finirà qui. Certo per la Maggica c’è l’impegno più difficile del week-end: quel derby, senza Totti.
PALERMO Ritrovato Miccoli, c’è da archiviare in fretta la batosta di Mosca. Il 3-1 non lascia adito a alibi o scappatoie. Delio Rossi è sulla graticola. Ecco perché domani, il test interno con il Genoa, ha tutto il sapore di ultima spiaggia.
NAPOLI Al San Paolo, dopo la batosta di Liverpool, arriva il Parma. Verifica importante per gli azzurri, orfani di Cavani, che dovranno mettere in pratica le parole del presidente De Laurentiis, che vuole che il ko di Liverpool serva da lezione.
SAMPDORIA Un pari inutile quello di giovedì, e senza dubbio il Pazzo e soci cercheranno di continuare quantomeno a far bene in campionato. Arriva il Catania, quattro punti sotto in classifica.

sabato 30 ottobre 2010

Inter, che fortuna! Ranieri scuote la Roma e stasera c'è Milan - Juventus.

Fortunata al punto giusto, l'Inter strappa tre punti preziosi in casa del Genoa, dopo una gara poco spettacolare in cui il pareggio sarebbe stato forse il risultato più vero. Ci pensa un goal di Muntari, o meglio, un grande regalo del portiere grifone Eduardo, a fare sorridere il popolo nerazzurro e anche i fedelissimi della Gialappa's che sono subito andati a nozze dopo la clamorosa papera.
I nerazzurri si portano temporaneamente al secondo posto, ad una sola distanza dalla capolista Lazio che domani si troverà di fronte alla prova della verità chiamata Palermo.

Ma la giornata di oggi offrirà altri due anticipi prestigiosi: il derby del colore giallorosso, ovvero quello che si disputerà all'Olimpico tra Roma e Lecce ed il big match tra Milan e Juventus.

Alle 18.00 la Roma cercherà di tradurre sul campo la rabbia di Claudio Ranieri, che ieri si è sfogato duramente in conferenza stampa a proposito di un suo possibile esonero e dell'arrivo di Leonardo sulla panchina romanista. Il tecnico di Testaccio ha ricordato che chi è subentrato a lui, non ha mai fatto meglio, anzi ha ottenuto risultati negativi. Il riferimento è tutto per la Juventus, che lo sostituì con Ferrara, ma basta pensare ai successi di Mourinho con il Chelsea, per mettere in crisi la sua teoria.

Questa sera invece Milan e Juventus si contenderanno una buona fetta di Serie A: se questa gara non varrà una stagione, un'eventuale vittoria porterebbe sicuramente grande morale ad entrambe le squadre. I rossoneri, reduci dalla vittoria esterna di Napoli, confermerebbero il periodo positivo e potrebbero fare la voce grossa sul campionato rimanendo agganciati alla vetta o addirittura guardando tutti dall'alto in caso di un passo falso della Lazio.

La Juventus, scottata dalla squalifica di Krasic, vuole dimostrare di valere un po' di più del quarto posto sfatando il tabù San Siro, che non la vede vincere in casa dei rossoneri dal 2005. Del Neri ha recueprato Amauri, ma il tandem d'attacco dovrebbe essere quello di Quagliarella e Del Piero, proprio colui che realizzò l'assist decisivo per il goal partita di Trezeguet cinque anni fa.