venerdì 10 settembre 2010

Serie A in sciopero, niente calcio il 25 e 26 settembre

Di Paolo Pappagallo

Colpo di scena nella trattativa, in atto ormai da mesi, tra l'Associazione Italiana Calciatori e la Lega di A sul rinnovo del contratto collettivo. L'organo sindacale dei giocatori ha infatti proclamato lo sciopero di categoria per il 25 e 26 settembre prossimo, per effetto del quale le squadre della massima serie non scenderanno in campo in occasione della quinta giornata.
La dura presa di posizione dei calciatori è stata riassunta nel comunicato letto a Milano dal rossonero Massimo Oddo a nome di tutti i capitani e dei rappresentanti sindacali delle squadre di Serie A, firmatari dello stesso. Nel documento si sottolinea la scelta di scioperare ''contro la richiesta di introduzione di un nuovo regime contrattuale'' che comporterebbe ''la carenza più assoluta di ogni forma di tutela nei confronti dei calciatori''. Nel comunicato viene inoltre evidenziato che ''lo sciopero ci sarà sicuramente al di là delle decisioni che potranno essere prese nella riunione di lunedì'', indetta dal presidente FIGC Abete e che vedrà da una parte e dall'altra proprio AIC e Lega. Infine, ha specificato Oddo, ''i giocatori sono stufi di essere trattati come oggetti e non come persone. Qua si tratta di diritti umani, come quando ci negano di non poter svolgere attività parallele, contestuali o di tutela sanitaria, e di diritti di lavoro''. Insomma, se la guerra tra sindacati e Lega sembra essere entrata nel vivo, una riflessione sembra d'obbligo.
Lo sciopero è sì un diritto di tutti i lavoratori ma, non nascondiamocelo, di questi tempi una protesta del genere da parte di una categoria di super privilegiati come quella dei calciatori è assolutamente fuori luogo. Un insulto quasi a tutti coloro che scioperano, rinunciando al proprio stipendio, ''non certo pari'' a quello di questi sportivi miliardari, per rivendicare i propri diritti. Andate a parlarne con gli insegnanti precari alla ricerca di un posto di lavoro nelle scuole: vi risponderanno che, per 100.000 Euro al mese (stipendio di Oddo, panchinaro nel Milan), non vedrebbero l'ora di essere trattati come oggetti. Da segnalare, infine, la replica del presidente di Lega, Maurizio Beretta: ''Proclamare uno sciopero, che è una scelta veramente estrema, senza confrontarsi nel merito, è un atteggiamento molto grave, che rischia di essere pregiudiziale''.

Inter, una coperta troppo corta

di Alessandro Mascia

A tre mesi dallo storico “triplete” l’Inter riparte con lo stesso organico, ma con due nomi in meno. Quelli di Mou e di SuperMario. La seconda, in particolare, è una partenza di peso e non rimpiazzata. Con un paio di infortuni il rischio è quello di vedersi superati in classifica da altri team rinforzati, come Roma e Milan.

L’estate nerazzurra doveva essere quella del trionfo. Quella degli acquisti premio, quella di un mercato da favola. Mascherano, Kuyt, Forlan, Inler, Marchisio sono solo alcuni dei nomi accostati ai campioni d’Europa ma, alla fine, alla voce entrate non si è visto nulla di notevole. In quella delle partenze, invece, ci sono due nomi pesanti, come detto, pesantissimi. Il primo è quello del mago di Setubal, di José Mourinho. L’altro, mancherà meno, è quello di Mario Balotelli. E ora quella coperta che l’anno scorso è sembrata così lunga e calda è divenuta all’improvviso fredda e corta.
A rimboccarla, fino a maggio, c’era Mou. Un vincente, un motivatore, che sapeva come sistemarla sul letto di ogni singolo giocatore. Sapeva quanti centimetri lasciar loro sulla destra, sulla sinistra e sotto il mento. E tutto, dico tutto, ha funzionato alla perfezione.
E ora? La grande iniezione di motivazione e fiducia fatta per tutto l’anno scorso da Mou sarà ancora nel circolo dell’organismo nerazzurro, oppure l’eccessivo aplomb di Benitez ha riportato i nerazzurri in letargia?
E ancora. L’anno scorso la Beneamata ha avuto anche un sacco di fortuna. Non si discute la rosa, davvero fenomenale. Ma subendo ad esempio i 67 infortuni patiti dalla Juve, forse, il Treplete l’avrebbe fatto il Bayern. In questo senso si parla di fortuna: in una stagione gli infortuni si sono contati sulle dita di una mano, e, fortunatamente, sono sempre stati dilazionati nel tempo. C’è stata solo una settimana di passione, senza il centrocampo, ma Mou (che ha detto di non essere Harry Potter, io ho i miei dubbi) ha fatto il miracolo.
Ora, se per caso si dovessero infortunare, anche seriamente, due attaccanti, che so, Eto’o e Milito e altri due come, la butto, Cambiasso e Maicon? In panchina non c’è davvero nessuno in grado nemmeno di indossare i loro scarpini. La nota positiva potrà, forse, essere Philipphe Coutinho (che assonanza nostalgica...): il talento cristallino non si discute, ora dovrà dimostrare di essere davvero una valida alternativa a Sneijder e compagni di ruolo. Dita incrociate, è l’unica speranza.

LA STELLA Dopo un anno a 100 all'ora in cui tutto è andato per il verso giusto, Wesley Sneijder ha l'obbligo di fare il fuoriclasse anche quest'anno. Serve all'Inter, per riconfermarsi, serve a lui per raccogliere quel poco che gli manca per vincere il pallone d'oro.

COSA VA Per il momento tutto. Gli scivoloni estivi contano zero. La squadra è la stessa che non più tardi di 4 mesi fa ha alzato la Champions al cielo di Madrid, l’amalgama è, probabilmente, la stessa. Benitez ha dalla sua un pugno di giocatori che possono fare la differenza in qualsiasi momento.

COSA NON VA Dicevamo, la coperta troppo corta. Non ci sono rimpiazzi notevoli. L’undici titolare è fenomenale, altro che gap colmato dal Milan, non scherziamo. Ma in panchina le riserve lasciano a desiderare. Lo facevano anche l’anno scorso, sia chiaro, ma tra le motivazioni di Mou e la grazia dei pochissimi infortuni, non c’è stato grande bisogno dei vari Cordoba, Mariga eccetera. E in attacco, almeno, c’era Balotelli. Decisivo in diverse gare, quest’anno non ci sarà. Al suo posto Biabiany e Suazo. Può essere un problema.

POSSIBILE PIAZZAMENTO Il primo posto, sulla carta, è ancora suo. Certo, dovrà lottare molto, molto di più, ma né Roma né Milan hanno davvero colmato il gap.

giovedì 9 settembre 2010

Bari, cercasi conferme disperatamente

Di Paolo Pappagallo


I miracoli, si sa, hanno tre caratteristiche fondamentali. La prima è che accadono quando meno te lo aspetti, anzi, quando sono totalmente insperati. La seconda è che solitamente hanno un carattere di unicità, e quindi molto difficilmente si ripetono. La terza, e più importante, è che quando accadono si ricordano per sempre. E in questi termini, calcisticamente, per i tifosi del Bari la stagione appena trascorsa sarà ricordata come una delle più positive nella massima serie della storia del club. Il decimo posto finale raggiunto, secondo miglior piazzamento di sempre, porta la firma in calce di Giampiero Ventura, approdato in Puglia tra lo scetticismo generale dopo l'esonero a sorpresa di Antonio Conte, artefice del ritorno in Serie A dei galletti. E chi, dopo questa mossa, aveva auspicato un immediato ritorno dei biancorossi tra i cadetti ha dovuto invece fare i conti con l'ottima organizzazione di gioco trasmessa dal tecnico ligure ai suoi uomini. Appunti tecnici talmente efficaci da trasformare il duo di difesa Ranocchia-Bonucci in una delle coppie di centrali più forti di tutta Europa e Gillet, di conseguenza, in uno dei portieri meno battuti della Serie A. Senza dimenticare, tra le altre cose, l'ottima stagione di Almiron, reduce dai flop con le maglie di Fiorentina e Juventus, e del gioiellino Barreto, pur condizionato da una serie di infortuni. Degli artefici di quel miracolo quest'anno Ventura dovrà far a meno dei due giovani talenti difensivi, sostituiti dall'ex bolognese Raggi e dall'ex doriano Rossi, mentre Almiron e Barreto sono rimasti come punti cardine della squadra. Come detto all'inizio però i miracoli spesso hanno carattere di unicità, quindi (certamente non volendo gufare all'indirizzo dei tifosi baresi) appare molto difficile una conferma del Bari sui livelli della scorsa stagione. L'ingaggio dell'ex senese Ghezzal e la brillante partenza di campionato, con vittoria, sulla Juve sembrerebbe per ora dire il contrario. Starà ancora alla sagacia e alla bravura di mister Ventura, una volta esaurito l'effetto sorpresa dello scorso anno, il compito di evitare alla squadra lo scotto di una stagione nettamente al di sotto delle aspettative.

LA STELLA: Il talento di Paulo Vitor Barreto, infortuni permettendo, può illuminare ancora il campionato dei galletti a suon di gol, assist e giocate. In sua assenza il ruolo di leader della squadra è stato assunto da Sergio Almiron, diventato ormai al pari di Barreto idolo incontrastato della tifoseria.

COSA VA: Ventura sembra aver già compattato il gruppo a livello dell'anno scorso. La scelta di spostare Ghezzal sull'out sinistro di centrocampo, permettendogli all'occorrenza di inserirsi come terminale offensivo, sembra finora azzeccata. Da segnalare anche l'ottimo stato di forma di Almiron e Alvarez, apparsi in forma smagliante durante il pre-campionato.

COSA NON VA: Persi Ranocchia e Bonucci, i nuovi centrali difensivi titolari Andrea Masiello-Marco Rossi non sembrano dare la stessa sicurezza dei loro predecessori. Le perplessità però riguardano soprattutto il reparto avanzato: si spera ovviamente sempre nel miglior Barreto, ma Kutuzov, Castillo e Caputo non sono propriamente dei goleador. Senza contare che Ventura ha chiesto, ma non ottenuto, di poter avere un rinforzo in difesa (Rinaudo) e a centrocampo (Giovinco).

POSSIBILE PIAZZAMENTO: La salvezza resta ampiamente alla portata dei biancorossi, anche se tutto fa presupporre che quest'anno sia lotta vera con le dirette concorrenti fino all'ultima giornata.

Al Milan è tornata la fame, ma basteranno i Fab Four?

Di Paolo Pappagallo


Provate per un attimo ad immaginare di aver prenotato, per questioni prettamente economiche, le vostre vacanze estive sul ridente lido di Porto Marghera (con il massimo rispetto per il posto s'intende). Bene, ora provate ad immaginare che il vostro più caro amico, il giorno prima della partenza, vi regali invece due biglietti full-inclusive per un viaggio da sogno in Polinesia. Un po' meglio vero? Per quanto strana e assurda può suonare questa metafora, l'estate in casa Milan è nata e si è conclusa con questo strano squilibrio di forze in gioco. Quella che solo fino a metà agosto, agli occhi di tifosi e addetti ai lavori, sembrava una squadra vecchia e senza ambizioni, figlia di un presidente-padrone ormai poco incline a sganciare la pecunia e guidata da un allenatore ottimo con le ''piccole'' ma da testare con le grandi, si è improvvisamente o quasi trasformata nella squadra da battere, la favorita delle favorite. Merito di un presidente nuovamente generoso, e che le sue mosse siano o no figlie di una campagna elettorale imminente al tifoso medio può interessare fin lì, e di un amministratore delegato tanto criticato quanto abile nel suo mestiere. E' inutile nasconderlo, Ibrahimovic e Robinho sono due grandissimi giocatori e per quello che sono stati pagati sono a maggior ragione due super acquisti. L'Ibra visto a Barcellona, troppo brutto per essere vero, non deve ingannare: come hanno evidenziato grandi esperti di tattica, l'unica cosa che davvero non si spiega della vicenda è il perchè Guardiola abbia insistito un anno fa per averlo a caro prezzo, sacrificando Eto'o, pur sapendo che per caratteristiche tecniche lo svedese non sarebbe stato di sicuro un elemento adatto al gioco blaugrana, forse neppure alla Liga in genere. Per quanto riguarda invece il 26enne brasiliano quella del Milan potrebbe davvero essere l'ultima chiamata nel calcio che conta, dopo le delusioni con la maglia del Real Madrid e del Manchester City, ma il fantasista carioca dalla sua questa volta non ha la pressione schiacciante delle due precedenti piazze, nelle quali era chiamato a ricoprire il ruolo di leader assoluto in campo. Inoltre la vicinanza dei numerosi brasiliani della rosa rossonera, Pato e Ronaldinho in primis, non potrà che fargli bene e permettergli così di confermare le ottime cose fatte spesso vedere con la maglia della Seleçao. Sulla questione tattica, ovvero l'impiego dei ''Fantastici 4'' in contemporanea sul terreno di gioco, si potrebbe disquisire per ore; per il momento lasciamo la ''grana'' ad Allegri e vediamo cosa avrà intenzione di fare. Certo, non vanno dimenticati i problema sostanziali della rosa, che rimangono quelli dell'età media piuttosto alta e di una difesa che, Nesta e Thiago Silva a parte, non sembra poter garantire i risultati che presidente e tifosi si aspettano a questo punto. In attesa di conferme l'unica vera certezza è che nel Milan sono tornati fame ed entusiasmo a tutti i livelli. E questo è un aspetto che può fare la differenza, eccome.

LA STELLA: Bella domanda! In una squadra, e in particolare in un attacco, di stelle sceglierne una parrebbe fare un torto alle altre. Per l'attesa che lo circonda e l'entusiasmo che ha portato nell'ambiente per ora la scelta cade su Ibrahimovic.

COSA VA: Sono tornati entusiasmo e qualità. Quei quattro là davanti possono davvero portare il Milan a traguardi impensabili fino a pochi mesi fa. Senza contare che mister Allegri da sempre si distingue per la valorizzazione dei giovani e il vivaio rossonero ha mostrato in questo pre-campionato elementi davvero interessanti, senza dimenticare l'innesto di un giovane talento estero come Boateng.

COSA NON VA: L'obbligo alla vittoria su tutti i fronti potrebbe alla fine rivelarsi un boomerang, senza contare che permangono i problemi legati all'età e all'equilibrio tra i reparti. Allegri, poi, non avrà vita facile nel dover dosare l'impiego delle sue stelle e potrebbe soffrire la sua prima stagione su una panchina scottante (anche se, non va dimenticato, con Cellino al Cagliari non sono sempre state rose e fiori, anzi...)

POSSIBILE PIAZZAMENTO: Berlusconi e i tifosi vogliono tutto; più realisticamente il Milan può davvero insidiare l'Inter per la conquista del tricolore, mentre in Europa il gap con le altre super squadre del continente sembra ancora difficilmente colmabile. Eppure non sempre la squadra più attesa si è imposta nella competizione europea più prestigiosa, come dimostra un caso estremamente recente.

mercoledì 8 settembre 2010

Roma, Borriello e Adriano per ripetersi, ma sarà dura

Di Luca Cipriano
Aspettando di capire ''la società che verrà'', la Roma di Ranieri riparte dal brillante secondo posto della scorsa stagione alle spalle della corazzata Inter. Rilanciare l'inseguimento ai Campioni d'Italia quest'anno per i giallorossi si presenta come una missione particolarmente difficile, specie dopo i notevoli rinforzi approdati a Milano, sponda rossonera. Ci vorranno quindi tutta la grinta del tecnico testaccino e le magie del miglior Francesco Totti per rivedere in campo una squadra come quella dell'anno scorso, capace di risollevarsi dopo una terribile partenza, culminata nel ''canto del cigno'' di Spalletti, fino addirittura a sfiorare lo scudetto. Dalla sua Ranieri stavolta può contare su un'intera stagione e su un gruppo già piuttosto compatto, impreziosito dai due acquisti in attacco, probabilmente gli ultimi regali da presidente dell'astuta, e forse fin troppo graziata, Rosella Sensi. In realtà sia Borriello che Adriano nascondono delle piccole incognite: il primo è reduce da un pre-campionato non esaltante in maglia rossonera, anche se proprio la Roma, per ambiente e motivazioni, può essere la cura ideale per rivedere il miglior Borriello visto con le maglie di Genoa e Milan. A far ben sperare i tifosi è l'empatia creatasi fin da subito nello spogliatoio, con quell' ''Annamo a vince'' scrittogli da De Rossi per Sms che ancora risuona nelle radio della capitale. L'incognita sicuramente maggiore rimane Adriano: riuscisse a tornare l'Imperatore dei bei tempi nerazzurri la Sensi avrebbe sicuramente realizzato un affare d'oro. Anche se l'inizio non sembra aver dato ragione alla numero 1 giallorossa, l'ex bomber verdeoro avrà tempo un'intera stagione per smentire gli scettici. Soprattutto dimenticando alcool e vizietti antichi.

LA STELLA: Chi altri se non lui e sempre lui? ''Il Pupone'' Totti a fine mese festeggerà 34 anni, ma la sua classe e il suo ruolo da leader indiscusso e indiscutibile possono fare, e fanno, ancora la differenza. A differenza di altre bandiere, l'apporto del capitano giallorosso alla propria squadra è fondamentale e questo è dimostrato dalla sofferenza che spesso il gioco della squadra fà senza di lui.

COSA VA: Positivi gli acquisti per ciascun reparto: oltre a Borriello e Adriano in attacco anche l'innesto di Simplicio a centrocampo e il ritorno, voluto fortissimamente da Ranieri, di Nicolas Burdisso al centro della difesa. Spicca la qualità in tutti i reparti: Julio Sergio in porta è una sicurezza, Juan-Riise-Burdisso garantiscono copertura e inserimenti offensivi, con Pizarro-Perrotta-De Rossi ci sono gioco e geometrie, per non parlare di un attacco con Totti, Vucinic e Borriello, aspettando Adriano.

COSA NON VA: La vicenda Unicredit potrebbe avere serie ripercussioni sulla stabilità della squadra; anche per questo ci vorrà tutta l'esperienza di Ranieri e del team manager Montali per salvare umore e unità nello spogliatoio. Inoltre il gruppo è sì rodato, ma non più giovanissimo.

POSSIBILE PIAZZAMENTO: Nonostante gli investimenti ripetere il secondo posto della scorsa stagione pare improbabile. L'obiettivo minimo rimane, ovviamente, la conquista di un posto in Champions League. Qualsiasi altro piazzamento, anche in Europa League, lascerebbe la piazza con l'amaro in bocca.

martedì 7 settembre 2010

La Lazio riparte da Hernanes e dai problemi del passato

Di Luca Cipriano

Dopo i disastri della scorsa stagione, culminati addirittura nel rischio Serie B, la Lazio di Reja riparte praticamente dallo stesso gruppo di giocatori, in grado di trascinare la squadra sull'orlo della baratro sotto la guida di Ballardini ma di rifarsi, almeno parzialmente, sotto quella del tecnico goriziano. Lotito, si sa, è tutto fuorchè un presidente dal ''portafoglio facile'' ma certo la piazza si attendeva una sorta di rivoluzione estiva stile Juventus. Così non è stato, anche se va dato pieno merito al numero uno biancoceleste per l'acquisizione del 25enne brasiliano Anderson Hernanes de Carvalho Andrade Lima, noto più semplicemente come Hernanes. Che sia un gran colpo lo dimostra sia la cifra pagata al San Paolo e ai privati proprietari del cartellino (13,5 milioni di euro totali), sia il ruolino di marcia del centrocampista verdeoro, vincitore nel 2007 e 2008 del premio come migliore centrocampista del Brasilerao, il campionato carioca, e ormai stabilmente nel giro della Seleçao, con la quale ha già collezionato due presenze dopo l'ultimo mondiale. Insomma, almeno in partenza, un tassello di qualità non indifferente.
A sorpresa è rimasto, arrivando perfino a rinnovare il contratto, l'ex dissidente Cristian Ledesma, anche se altre grane e soprattutto nuovi ''fuori rosa'' potrebbero minare l'armonia della squadra. Tra i tifosi biancocelesti resta un pizzico di amaro in bocca in più per il mancato arrivo della punta paraguaiana Roque Santa Cruz, un colpo che avrebbe dato maggiore spessore all'attacco, saltato proprio in extremis per il mancato accordo tra Lazio e Manchester City, proprietaria del cartellino.

LA STELLA: In attesa dell'esplosione di Hernanes, il giocatore più atteso rimane sempre Mauro Zarate. Per l'argentino è la stagione della verità dopo due campionati fin troppo incostanti. Il talento c'è, la maturità sembra finalmente arrivata.



COSA VA: La tecnica e la fantasia di Hernanes per un centrocampo più solido e offensivo. Con lui, ancora da collaudare, Bresciano e l’uruguaiano Gonzales. Interessante la presenza di Biava in difesa. Infine Reja, tecnico preparato e capace di lavorare con i giovani.

COSA NON VA: Dopo il caso Pandev, prepariamoci a nuove tensioni: Correa, Artipoli, Quadri, Firmani, Manfredini e Bonetto appartengono alla Lazio ma risultano fuori squadra. Giocatori che non sembrano rientrare nei piani di Reja e che non sono stati piazzati durante l’ultima sessione di mercato. Un motivo in più per togliere serenità ad un gruppo che era apparso speranzoso fin dal ritiro di Auronzo.
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POSSIBILE PIAZZAMENTO: Fare peggio dello scorso campionato sarà difficile, ma attualmente la Lazio potrebbe raggiungere una tranquilla posizione di metà classifica. Zona Europa solo in caso di promettenti acquisti a gennaio.

Juve, una rifondazione inutile


di Alessandro Mascia

Una squadra da puntellare è stata rifondata. Inutilmente. Si potevano prendere due terzini, un centrale, un regista e una punta. Invece Delneri ha voluto di tutto, ed è stato accontentato. Per capirsi: in corso Galileo Ferraris hanno dato più valore all’aquileiano (che per inciso nelle big ha sempre fatto disastri, chiedere a Roma e Porto) di quanto non abbiano fatto l’Inter con Benitez e il Real con Mourinho.
Sarà una stagione con una squadra allo sbando, che faticherà a trovare la bussola e, probabilmente non avrà accesso alla prossima Champions League. Ciliegina sulla torta: gli addii di Diego, allontanato troppo in fretta, e le cacciate di Re David e Camoranesi.

Una campagna acquisti di bassissimo profilo ha portato a Torino, nell’ordine: Bonucci, Pepe, Martinez, Motta, Storari, Lanzafame, Krasic, Aquilani, Quagliarella e Rinaudo.
Sfido a trovare un, e dico un, fuoriclasse. Le partenze sono illustri: Camoranesi, Trezeguet, Diego. Questi sono solo tre nomi.
Serviva? Il mio giudizio è NO. Inequivocabilmente NO. E vi spiego perché. Sì, la rosa andava svecchiata e in questo senso si è fatto un passo avanti. Ma in ogni reparto non ci sono state migliorie, anzi.
In difesa, cioè dove servivano i maggiori rinforzi, l’apporto è stato ridicolo. Motta crossa bene tre volte su dieci. Bonucci per ora vale quanto Legrottaglie, ma non ha la sua esperienza. Traorè era riserva a Londra, Rinaudo non valeva il Napoli. Per quanto riguarda chi è rimasto: De Ceglie deve ancora capire come si difende e deve affinare il cross. Grygera è l’ombra di se stesso, Grosso è fuori rosa.
Il centrocampo, invece, è stato profondamente modificato, ma davvero senza aggiunta di un pizzico di qualità. Pepe e Martinez sono due giocatori da mezza classifica, niente di più. Krasic deve smentire Moggi che ha detto: “Di Nedved ha solo i capelli”. Lanzafame giocherebbe a fatica in primavera. Al centro c'è Sissoko, l’unico in grado di costruire un po’ di gioco. Melo deve rifarsi da una stagione catastrofica, e Aquilani sarà l’oggetto del mistero. Ma ho fiducia in lui.
Infine: Claudio Marchisio. Davvero vale un "no" a 20 milioni dell’Inter? Soldi con i quali comprare una punta? Analizziamo un attimo il suo rendimento. 53 gare con la maglia bianconera, 6 gol, non più di 15 assist (chiedere a chi ce l’aveva a fantacalcio). Chiellini, da difensore, nello stesso periodo ha fatto meglio. Ora, il Principino, vale davvero quella vagonata di soldi???
In attacco si è consumato lo sfregio. Diego. Non dovevano assolutamente mandarlo via: l’idea era quella che si fosse ambientato, e di sicuro rimpiazzarlo con Quagliarella è stato ridicolo. E Trezeguet? Re David mandato via, cacciato quasi. Ma la cosa assurda è che pagherà la Juve l’ingaggio, non l’Alicante. Serviva? Non si poteva tenerlo in rosa? I 5/10 gol, probabilmente li avrebbe fatti.
Juventini, preparatevi a lunghi periodi di delusioni, l’inizio del ciclo, non fatevi ingannare, è ben lontano dall’essere arrivato.

LA STELLA Giorgio Chiellini. E il che è tutto dire. Un difensore granitico, sempre attento, arcigno. Ma di sicuro non è colui che cambia la partita.

COSA VA La forza quattro. In ogni reparto ci sono quattro scelte. Motta, Grygera, De Ceglie e Traorè come terzini, Bonucci, Legrottaglie, Chiellini e Rinaudo centrali. In mezzo al campo Marchisio, Sissoko, Melo e Aquilani, sulle fasce Pepe, Krasic, Martinez e Lanzafame. In attacco Quagliarella, Del Piero, Amauri e Iaquinta.

COSA NON VA Mancherà Buffon fino a gennaio. La squadra faticherà a trovarsi nei primi tempi. Rischio dissapori per coloro che, comprensibilmente, staranno fuori spesso. Manca una punta di ruolo capace di segnare 20 gol. Manca un fuoriclasse.

POSSIBILE PIAZZAMENTO Lo scudetto è assolutamente fuori discussione. Inter, Roma e Milan sono una spanna sopra, forse anche due. Napoli, Genoa e Fiorentina daranno fastidio. Il quarto posto non è assolutamente sicuro, anzi. Ritengo che la Vecchia Signora chiuderà al 5° posto. D'altronde, l'obiettivo, è migliorare l'anno passato...

Napoli, che colpo Cavani! E si scommette su Sosa e Yebda

Di Luca Cipriano
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Risolto il forte diverbio con capitan Paolo Cannavaro, il vulcanico presidente De Laurentiis ha deciso di puntare sulla qualità e il nuovo Napoli potrà così tentare di consolidare il lavoro già avviato da Walter Mazzarri nella scorsa stagione. L'obiettivo principale rimane tenere unito lo spogliatoio e migliorare il reparto offensivo in fase di finalizzazione per puntare al ''colpo grosso'', che ovviamente si chiama qualificazione alla Champions League. Anche per questo tutti gli occhi saranno puntati in particolar modo su Edinson Cavani, il grande colpo dei partenopei, strappato da De Laurentiis alla concorrenza di squadre inglesi e tedesche di prima fascia. Il presidente azzurro punta molto anche sul giovane trequartista paraguaiano Ernesto Josè Sosa, prelevato a titolo definitivo dal Bayern Monaco, e sul laterale algerino Hassan Yebda, impegnato negli ultimi Mondiali e acquisito in prestito con diritto di riscatto dal Portsmouth. Anche a loro toccherà il compito di non far rimpiangere Fabio Quagliarella, ceduto alla Juventus tra le proteste della tifoseria, ma per la verità reduce da una stagione sottotono, la sua prima e ultima, in maglia azzurra.

LA STELLA: Per il carisma e per il nome, che tra tutti è ancora quello più amato dalla piazza, la stella rimane Ezequiel Lavezzi. Dalle sgroppate offensive e dai numeri del ''Pocho'', insieme ai fondamentali apporti di Hamsik e Cavani, dipende la maggior parte del destino della stagione partenopea.

COSA VA: L'ottima sintonia del gruppo sviluppata da Mazzarri, che può contare su pochi ma ottimi innesti che possono ben integrarsi con il resto del gruppo già impegnato nella scorsa stagione con il tecnico toscano. Cavani ha poi già dimostrato di essere in forma e per questo il suo apporto in avanti potrebbe rivelarsi decisivo. Da segnalare anche l'ottimo stato di condizione di Lavezzi, impeccabile negli impegni di pre-campionato.

COSA NON VA: La difesa sembra ancora troppo debole per poter garantire la sicurezza di un piazzamento nelle zone altissime della classifica. Inoltre, visto l'impegno che attende i partenopei in Europa League, probabilmente sarebbe stato opportuno qualche ulteriore innesto per favorire il turn over. Tra i nuovi acquisti invece desta perplessità l'arrivo di Cristiano Lucarelli che, per età e mezzi tecnici, non sembra essere l'elemento ideale per il gioco di Mazzarri. Non a caso Denis, simile in quanto a caratteristiche all'ex giocatore di Parma e Livorno, non ha trovato spazio nella scorsa stagione, trovandosi costretto a cambiare maglia.

POSSIBILE PIAZZAMENTO: L'approdo in Europa League, tanto snobbata da De Laurentiis quanto tenuta in considerazione da Mazzarri, sembra l'obiettivo più realistico e raggiungibile per i partenopei. Qualificazione che potrebbe arrivare facilmente anche in virtù della rosa non molto diversa rispetto a quella della scorsa stagione.

lunedì 6 settembre 2010

Benvenuti...o bentornati!

Cari amici calciofili e care amiche calciofile!
Benvenuti su ''Un Campionato da leoni'', blog dedicato in particolar modo alla massima serie del calcio italiano, ma che intende rivolgere ampi spazi anche alle coppe europee, al calciomercato, nonchè alla Premier League e alla Liga Spagnola.

Questo blog vuole in qualche modo essere l'ideale prosecuzione dell'opera iniziata con ''Un Mondiale da leoni'', spazio nato dall'idea di due giovani appassionati, diventati poi quattro grazie al prezioso apporto di altri amici, attraverso il quale condividere pensieri e opinioni sull'evento calcistico più importante che si tiene ogni 4 anni. Conclusa l'esperienza, estremamente positiva, dedicata a Sudafrica 2010, lo stesso gruppo di amici vuole provare ora a condividere con voi l'esperienza di vivere un'intera stagione calcistica. Senza, ovviamente, la pretesa di essere esaustivi (questo blog rimane pur sempre un piacevolissimo hobby) ma seguendo con passione e divertimento ciò che accade dentro (e fuori) i campi da gioco e i grandi eventi, cercando di offrire e di offrirvi sempre interessanti spunti di discussione.

Benvenuto quindi a chi ci legge, e speriamo ci commenterà, per la prima volta e bentornato a chi ci ha già letto e commentato in ''Un Mondiale da leoni''! Un'ultima raccomandazione: presentate questo blog anche ai vostri amici, più siamo e più ricco sarà il dibattito e il confronto. Buon divertimento e buona lettura!

domenica 18 luglio 2010

Il pagellone delle squadre

I mondiali sudafricani del 2010 si sono conclusi da una settimana con la vittoria storica della Spagna. Possiamo divertirci a dare i voti a tutte le squadre che hanno preso parte a questa edizione. Inutile dire che ci sono diverse bocciature importanti, ma anche alcune belle sorprese.

Girone A

URUGUAY 9 La celeste del trascinatore Forlan è sicuramente la grande sorpresa dei mondiali. Era accreditata fin dall'inizio come possibile rivelazione ma voi ci avreste scommesso davvero? Il calendario è stato abbordabile, ma questo non toglie nulla alla prestazione degli uomini di Tabarez. In semifinale non ha demeritato contro la cinica Olanda e ha raccolto le simpatie di tanti nuovi fans in tutto il mondo. La vittoria contro il Ghana è stata la più emozionante di tutto il mondiale.

MESSICO 6,5 Una delle tante belle promesse incompiute. Passa il turno in un girone tosto, grazie al bel gioco e a una grande vittoria contro la Francia. Agli ottavi i messicani trovano però l’Argentina e non c’è più storia. Anche perchè Tevez segna in netto fuorigioco, ma le terna arbitrale italiana proprio in quel momento si fa una bella siesta.

SUDAFRICA 6 Non sfrutta a dovere il mondiale in casa ed è il primo Paese ospitante della storia ad uscire al primo turno. I bafana-bafana hanno fatto comunque il possibile, considerando il fatto che se non avessero avuto la partecipazione garantita non si sarebbero mai qualificati. Si sono tolti pure la soddisfazione di battere la Francia nell'ultima partita del girone A.

FRANCIA 3 La peggiore dei mondiali. Sulla carta rimarrà il misero punticino conquistato contro l'Uruguay nella prima partita. Ma la disfatta francese è avvenuta soprattutto fuori dal campo. Un allenatore odiato da tutti, una squadra completamente allo sbando. Le vicende dei galletti sono diventate un caso nazionale in patria. Davvero una pessima figura per i vice-campioni del mondo, che tra l'altro non avrebbero neppure dovuto partecipare a questi mondiali. L'Irlanda di Trapattoni, punita dal famigerato tocco di mano di Henry, ci avrebbe di sicuro fatto vedere qualcosa di meglio.

Girone B

ARGENTINA 7 Sembrava una squadra inarrestabile. Magari non è stata una nazionale molto organizzata ed equilibrata, ma la potenza offensiva argentina dava l'impressione di poter risolvere qualsiasi problema nel momento giusto. Invece, di fronte alla prima grande squadra, la seleccion è crollata: 4 a 0 pesantissimo subito dai tedeschi. Maradona è stato comunque accolto in patria come un eroe, ma non si può ignorare l'esclusione di giocatori di giocatori di sostanza che avrebbero fatto comodo: Zanetti, Cambiasso e Gago sarebbero stati faticatori ideali (e di qualità) per reggere l'attacco Messi-Higuain-Tevez. Mascherano da solo non poteva fare di più.

COREA DEL SUD 6,5 Una nazionale in crescita, guidata dalla stella Park Ji-Sung del Manchester United. Nel girone ha ottenuto una bella vittoria contro la Grecia, una pesante sconfitta dall’Argentina e un pareggio con la Nigeria. Agli ottavi si è arresa all’Uruguay.

GRECIA 5,5 Non ha offerto un calcio memorabile, specialmente nell'ultima partita contro l'Argentina. Un po' meglio nelle prime due. Chiude con 2 sconfitte e una vittoria (contro la Nigeria).

NIGERIA 5 Una delle delusioni africane, come gioco e come risultati. Un solo punto guadagnato, contro la Corea. Le aquile hanno fatto vergognare il proprio presidente, che ha addirittura pensato di ritirare la nazionale da tutte le competizioni per i prossimi 2 anni.

Girone C

USA 6,5 La prima bella sorpresa dei mondiali. Guidati da Donovan, gli statunitensi sono arrivati primi nel loro girone, davanti all’Inghilterra. Non hanno saputo sfruttare però questo grande risultato: agli ottavi sono stati subito eliminati dal Ghana. Rimane comunque un buon mondiale, che ha entusiasmato in patria e avvicinato tanti nuovi appassionati al soccer.

INGHILTERRA 5,5 Ecco una delle grandi delusioni mondiali. Nel girone gli inglesi hanno tentennato e dopo due pareggi (contro USA e Algeria) hanno ottenuto finalmente una vittoria di misura sulla Slovenia. Ma gli uomini di Capello hanno pagato il piazzamento non ottimale, scontrandosi con una super Germania che li ha umiliati e eliminati. Da una squadra di campioni, come Gerrard, Lampard e Rooney, ci si aspettava di più.

SLOVENIA 5,5 Non è dispiaciuta la nazionale di Handanovic, ma è mancato il guizzo finale. Contro gli inglesi nell'ultima partita non è riuscito il colpaccio. La qualificazione ai mondiali di questo piccolo Paese è stata comunque una bel risultato.

ALGERIA 5,5 L'unica buona partita degli algerini è stata quella contro l'Inghilterra, finita 0 a 0. Troppo poco.

Girone D

GERMANIA 9 Non sottovalutate i tedeschi, si fanno sempre trovare pronti ai grandi appuntamenti. Era questo il monito prima dei mondiali, ma chi si aspettava una squadra così forte e divertente? I giovani di Loew hanno stupito il mondo e hanno portato la loro nazione di nuovo a un passo dal grande sogno. Sono crollati sul più bello, contro una Spagna irresistibile. Lasciano in eredità comunque un modello da seguire.

GHANA 7 L’unica africana che ha difeso l’onore del proprio continente. Nella fase a gironi non ha incantato, poi però ha tirato fuori risorse inaspettate. Sconfitti gli USA agli ottavi, i ghanesi sono stati battuti poi dall’Uruguay in maniera rocambolesca. Ancora brucia l’errore decisivo dal dischetto di Asamoah Gyan, l’ex udinese che si è rivelato una delle più belle sorprese di questo mondiale.

AUSTRALIA 5,5 Ha proposto un calcio un po' povero, illuminato da pochi giocatori di qualità come Bresciano e Cahill. Il percorso è stato comunque abbastanza positivo: dopo la batosta contro la Germania all'esordio (4 a 0), il pareggio con il Ghana e la vittoria sulla Serbia. Ma 4 punti non sono bastati per passare il turno.

SERBIA 5,5 La nazionale serba è uscita dai mondiali con grandi rimpianti, sconfitta nell'ultima partita del girone dagli australiani. Era riuscita nell'impresa di battere la Germania, ma non è stato sufficiente.

Girone E

OLANDA 9,5 Non sarà la nazionale del calcio totale degli anni '70, ma questa Olanda è davvero una squadra vincente. Nelle amichevoli pre-mondiale i tulipani avevano mostrato al mondo un calcio spumeggiante, che ha lasciato spazio ad un gioco più pragmatico. I suoi giocatori offensivi (Robben e Sneijder su tutti) riescono a garantire azioni micidiali in ripartenza. Un reparto difensivo solido e un centrocampo di sostanza hanno permesso ai fuoriclasse là davanti di cercare nel momento opportuno l'accelerazione letale. Dopo aver chiuso il girone a punteggio pieno, gli arancioni hanno eliminato il quotatissimo Brasile nei quarti. In finale però il gol di Iniesta ha interrotto il sogno orange sul più bello.

GIAPPONE 7 Una squadra ben messa in campo e con una buona dose di fantasia in avanti grazie a giocatori come Honda, Endo e Okubu. Dopo le ottime partite della fase a gironi, i giapponesi sono stati le prime vittime della lotteria dei calci di rigore. Eliminata dal Paraguay, la nazionale nipponica è comunque rientrata in patria tra l’entusiasmo dei tifosi. Non sarà una squadra degna di Holly e Benji, ma ha compiuto passi da giganti negli ultimi anni.

DANIMARCA 5,5 Una squadra con poche ambizioni, molto sfortunata. Dopo la sconfitta con l'Olanda e la vittoria sul Camerun, i danesi hanno perso lo scontro decisivo contro il Giappone.

CAMERUN 5 I leoni sono diventati tutt'altro che indomabili. Eto'o e compagni chiudono a 0 punti come la Corea del Nord, anche se le sconfitte sono arrivate sempre di misura e mostrando comunque qualcosa di buono. L'attaccante interista non è più il trascinatore di un tempo, ma è riuscito comunque a segnare le uniche due reti della sua nazionale.

Girone F

PARAGUAY 7,5 Si può definire una sorpresa il buonissimo mondiale disputato da una squadra che nelle qualificazioni sudamericana si era piazzata davanti ad Argentina e Brasile? Questa nazionale si è dimostrata la migliore del gruppo dell’Italia. È stata un avversario ostico per tutti e se Cardozo avesse segnato quel rigore contro la Spagna…

SLOVACCHIA 7 L’unica debuttante del mondiale. Non ha di certo sbalordito per la sua spettacolarità, ma è riuscita ad approdare agli ottavi battendo i campioni del mondo uscenti. Hamsik, Vittek e i loro compagni possono ritenersi sicuramente soddisfatti.

NUOVA ZELANDA 6,5 Gli All Whites sono tornati a casa da imbattuti e davanti ai campioni del mondo. Sono stati eliminati e non hanno offerto un gran bel gioco, ma è stato comunque un successo. Considerate che erano pochi i professionisti di questa squadra: molti di loro hanno dovuto chiedere le ferie dal loro vero lavoro per partecipare ai mondiali. Quando una sconfitta diventa quasi un trionfo.

ITALIA 4 D'accordo, neanche il più ottimista ha mai creduto veramente di riuscire a bissare la miracolosa impresa del 2006. Ma vedere i campioni del mondo uscire in questo modo è stato davvero clamoroso. Dopo i sorteggi dei gironi, nessuno pensava che il cammino dell'Italia sarebbe durato così poco. Gli azzurri sono arrivati ultimi nel gruppo più abbordabile che potesse capitare. L'inizio non è stato così disastroso: un buon pareggio contro il Paraguay. Ma il pari contro i dilettanti della Nuova Zelanda e la sconfitta contro la Slovacchia sono stati da mani nei capelli. Il processo a Lippi e ai suoi uomini è ancora in corso.

Girone G

BRASILE 6 Doveva essere la nazionale più completa di tutte. Le immancabili doti tecniche brasiliane sembravano questa volta essere accompagnate da un efficace gioco all’europea voluto da Dunga. Non era la solita nazionale del calcio bailado, ma sembrava forse anche più forte del solito. Peccato che Kaka non abbia mostrato il meglio di sé. Felipe Melo invece ha sfoggiato tutto il suo repertorio…

PORTOGALLO 6 I portoghesi lasciano nella memoria di questi mondiali il pirotecnico 7 a 0 contro la Corea del Nord. Per il resto non c’è stato molto da segnalare. Anche perché Cristiano Ronaldo è una delle tante star che hanno deluso le aspettative.

COSTA D'AVORIO 5,5 Gli elefanti erano quotati come la nazionale africana più forte e invece... Nel girone di ferro Drogba e compagni si sono fermati al terzo posto. L'attaccante del Chelsea ha giocato nonostante il recente infortunio al braccio. Gli ivoriani sono stati un po' lo specchio del calcio africano: un'eterna promessa che non si realizza mai.

COREA DEL NORD 4,5 La squadra-barzelletta dei mondiali. Nella prima partita ha emozionato e commosso per la capacità di resistenza mostrata contro il Brasile. Contro i pentacampioni i nordcoreani hanno fatta bella figura e perso di misura. Ma contro Portogallo e Costa d'Avorio è stata una disfatta. Non si capisce come questa nazionale sia giunta ai mondiali. Almeno ci ha regalato una sfilza di aneddoti e di storie incredibili.

Girone H

SPAGNA 10 I campioni d'Europa erano tra i grandi favoriti e non hanno deluso. Le furie rosse possono essere definite il Barcellona delle nazionali, con il loro palleggio straordinario e la qualità di giocatori come i blaugrana Xavi e Iniesta. Il nino Torres non era nelle migliori condizioni ma ci ha pensato Villa Maravilla a segnare i gol necessari. Per dare un'idea della forza di questa squadra, basti pensare a campioni come Fabregas, Silva e Pedro che hanno giocato solo pochi minuti: troppo forte la concorrenza degli altri fenomeni. Sono riusciti a "matare" anche i tulipani in finale...

CILE 7 La nazionale cilena è stata forse quella che ha raccolto più simpatie dei tifosi bianconeri, grazie alla presenza tra i titolari della coppia Isla-Sanchez sulla fascia destra. Nel rapporto costo/qualità è una delle migliori squadre viste in Sudafrica. Ha giocato un calcio spregiudicato a velocità folle, con un organizzazione degna di un club. A quei ritmi, però, si commettono troppi errori in zona-gol.

SVIZZERA 6 L'interpretazione del catenaccio e del contropiede è stata (quasi) perfetta. Nell'esordio gli elvetici sono riusciti a battere sorprendentemente la Spagna, ma poi non sono riusciti a ripetersi contro i velocissimi cileni e neppure contro l'Honduras. Forse potranno consolarsi vantandosi di aver battuto quelli che sarebbero poi diventati i campioni del mondo?

HONDURAS 5,5 Un punto alla fine Suazo e suoi sono riusciti a portarlo a casa (contro la Svizzera). Ma resterà ben poco di questa nazionale nella memoria di Sudafrica 2010. Del resto la qualificazione alla fase finale era stata già una grande impresa.

domenica 11 luglio 2010

Olanda e Spagna, a voi il Mondo! Alle 20.30 in campo per la Coppa

Diciamoci la verità: comunque vada la partita stasera noi italiani proveremo tutti un po' di nostalgia. Specie quando vedremo Fabio Cannavaro, il condottiero azzurro nella magica notte di Berlino di quattro anni fa, riconsegnare la coppa al presidente della FIFA Joseph Blatter poco prima dell'inizio del match. Non un match qualsiasi, IL match! La partita sognata da tutti i giocatori e da tutti i tifosi di tutte le nazioni della terra, la partita più importante che possa esistere, la partita che regala alla nazione vincitrice un posto nella storia e quattro anni di regno a livello sportivo. Insomma, la finale per il titolo di Campione del Mondo. E a contenderselo quest'anno ci saranno due squadre diverse ma in certi aspetti molto simili, due formazioni arrivate ad un passo dalla meta dopo aver superato ogni ostacolo, due rappresentative entrambe con la possibilità di regalare un'indimenticabile prima volta del proprio paese sul tetto del mondo. A Johannesburg è Olanda - Spagna.

Prima ancora di ogni analisi tecnica e di ogni pronostico la domanda sembra essere per tutti: ci avrà azzeccato anche questa volta il finora infallibile polpo Paul? Il cefalopode più famoso del mondo, chiamato per la prima volta a indicare il risultato di un match nel quale non sarà coinvolta la nazionale tedesca, si è espresso nettamente a favore della Spagna, cosiccome aveva fatto in occasione della semifinale contro la Germania. Sul piano tecnico, in effetti, la formazione di Del Bosque sembra leggermente in vantaggio sugli Orange, per diverse ragioni: prima di tutto la convinzione, ormai fattasi ampiamente strada nelle menti dei giocatori iberici, di essere i più forti e di aver sfatato la maledizione calcistica che aveva sempre afflitto le Furie Rosse in passato nelle grandi competizioni internazionali. Dopo aver conquistato il titolo di Campioni d'Europa nel 2008 sotto la guida di Luis Aragones Villa e compagni sono riusciti a spingersi sino alla finale anche qui in Sudafrica, risultato mai raggiunto nemmeno dalla grande Spagna di Alfredo Di Stefano negli anni '60. La squadra di Del Bosque poi, se si eccettua il passo falso all'esordio contro la Svizzera, ha sempre dato l'impressione di essere una squadra fortissima. Rocciosa in difesa con i due blaugrana Piquè e Puyol, quest'ultimo decisivo nella semifinale contro la Germania; efficace a centrocampo, con le perfette geometrie di Xavi, il gran lavoro in fase di contenimento di Xabi Alonso e Busquets e le incursioni pericolosissime di Iniesta; spietata in attacco, grazie a David Villa che nonostante la scarsa vena di Fernando Torres (destinato almeno all'inizio ad accomodarsi in panchina questa sera) si è dimostrato fin qui cecchino implacabile in area di rigore.

Attenzione a quest'Olanda però, che sin qui ha saputo fare anche meglio delle Furie Rosse nel suo cammino verso le porte del sogno. La formazione di Van Marwijk ha impressionato per compattezza e unità di gruppo, qualità quest'ultima il cui merito va riconosciuto proprio al ct orange, capace di ricomporre un gruppo di qualità ma spesso logorato da rivalità interne e di valorizzarlo sino a trasformarlo in una squadra granitica. Capace di prendere in mano da subito il gioco o all'occorrenza di rimontare con il carattere contro squadre sulla carta più quotate. Non a caso il fiore all'occhiello del Mondiale dei tulipani è stata la vittoria contro il Brasile di Dunga più ancora della semifinale contro l'Uruguay. Gli occhi dei tifosi arancioni saranno puntati soprattutto sul sontuoso reparto di centrattacco, con Sneijder e Robben finora protagonisti di un grandissimo Mondiale e l'infaticabile Kuyt a comporre la linea alle spalle dell'unica punta Robin Van Persie.

Arbitrerà il poliziotto inglese Howard Webb, fischietto di grande esperienza e sicuro affidamento. Il grande spettacolo insomma è prontissimo a prendere il via. Olanda e Spagna, a voi la notte dei sogni, ma solo a una di voi la notte dell'apoteosi.

Le probabil forrmazioni:

Olanda
(4-2-3-1): 1 Stekelenburg; 2 Van der Wiel, 4 Mathijsen, 3 Heitinga, 5 Van Bronckhorst (c); 8 De Jong, 6 Van Bommel; 7 Kuyt, 10 Sneijder, 11 Robben; 9 Van Persie.
A disposizione: 16 Vorm, 22 Boschker, 13 Ooijer, 14 De Zeeuw, 15 Braafheid, 12 Boulahrouz, 18 Schaars, 20 Afellay, 19 Babel, 17 Elia, 23 Van Der Vaart, 21 Huntelaar. All: Van Marwijk

Spagna
(4-2-3-1)
: 1 Casillas; 11 Capdevila, 5 Puyol (c), 3 Pique, 15 Sergio Ramos; 16 Busquets, 14 Xabi Alonso; 18 Pedro, 8 Xavi, 6 Iniesta; 7 Villa.
A disposizione: 12 Victor Valdes, 23 Reina, 2 Raul Albiol, 4 Marchena, 17 Arbeloa, 21 David Silva, 10 Fabregas, 20 Javi Martinez, 13 Juan Mata, 22 Jesus Navas, 9 Torres, 19 Llorente. All: Del Bosque

Arbitro: Howard Webb (Inghilterra)

Diretta: RaiUno e Sky Mondiale 1, ore 20.30