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lunedì 7 febbraio 2011

BENTORNATO MATRI; SNEIJDER CHE CLASSE! MICCOLI IMMOBILE

L'Inter strapazza la Roma e ricorda a tutto il campionato che la rimonta scudetto è ufficialmente iniziata: gli uomini di Leonardo hanno giocato in modo superlativo, ritrovando i campioni di sempre in attesa di recuperare una gara che li porterebbe ad una manciata di punti dal Milan. Proprio i rossoneri steccano in casa del Genoa, ma Allegri non è apparso troppo preoccupato. Bene il Napoli, che dopo lo stop di Verona ritrova tre punti fondamentali; pareggia la Lazio che rimane comunque agganciata al gruppo di testa mentre volta il Palermo di Delio Rossi trascinata dai soliti Pastore e Miccoli. In coda, il Bari rimane sempre più solo e ipoteca la retrocessione.

IL PERSONAGGIO: ALESSANDRO MATRI

Messo sotto pressione da stampa e tifosi, l'attaccante della Juventus si rifà dopo l'opaca prestazione contro il Palermo rifilando una preziosa doppietta proprio alla sua ex squadra, il Cagliari di Donadoni. Una prestazione di carattere che riporta ossigeno in casa bianconera.


IL GOAL: WESLEY SNEIJDER IN INTER-ROMA

Nella giornata delle belle punizioni e della rovesciata di Amauri, la rete più bella viene però siglata dal giocatore dell'Inter, che con un micidiale tiro da fuori area infila il portiere giallorosso. Sneijder è apparso ritrovato, vero trascinatore di un Inter che non vuole più fermarsi.


LA CURIOSITA': MICCOLI SEGNA E RIMANE IMPIETRITO

D'accordo, non si esulta mai quando si segna alla squadra della propria città. Ma l'espressione sul volto di Miccoli dopo un magistrale punizione sembrava davvero sconvolta: immobile e quasi disperato nell'avere fatto goal al suo Lecce. Onore al "Romario" del Salento, ma una volta ogni tanto potrebbe anche lasciarsi andare.

venerdì 14 gennaio 2011

Pallone d'oro, il bis di Messi tra le polemiche. E' davvero l'argentino il miglior giocatore dell'anno?

Messi in riga. Anzi riMessi in riga. La notizia della settimana è stata ed è, senza dubbio, la conquista da parte del fuoriclasse argentino, numero 10 del Barcellona, del Pallone d'Oro Fifa, premio attribuito al miglior giocatore dell'anno nato quest'anno dall'unione tra il riconoscimento creato dalla rivista francese ''France Football'' e il Fifa World Player, assegnato ogni anno dal massimo organismo del calcio internazionale. Una vittoria, la seconda consecutiva per la ''pulce'' azulgrana, che ha spiazzato un po ' tutti, compreso lo stesso Messi, alla luce delle indiscrezioni di inizio dicembre che davano per certa la vittoria dello spagnolo Andrès Iniesta, l'autore del gol decisivo nella finale mondiale contro l'Olanda, davanti al compagno di squadra argentino e al regista del centrocampo di Guardiola, Xavi. Oggi come un mese fa non sono mancate e continuano a non mancare le polemiche, pur per motivi leggermente differenti: se infatti a far molto rumore era stata inizialmente la scelta della giuria (formata da giornalisti, ct e capitani delle nazionali) di escludere dal podio l'interista Wesley Sneijder dopo la magica stagione del triplete interista, ora a protestare sono i tifosi spagnoli che confidavano, nell'anno del primo storico mondiale vinto dalle Furie Rosse, in una scelta pro-Iniesta o Xavi. Nulla da fare invece per i due giocatori catalani a 50 anni esatti dal Pallone d'Oro vinto dal galiziano Luis Suarez, primo ed unico spagnolo (escluso l'oriundo Alfredo Di Stefano) a vincere il prestigioso riconoscimento.
Certo, se il premio andasse attribuito al giocatore tecnicamente più valido a livello mondiale ogni anno la lotta si ridurrebbe a Messi, Cristiano Ronaldo e pochi altri. Ma, nell'anno dell'Inter tra le squadre di club e della Spagna tra le nazionali, è giusto che venga premiato un giocatore fortissimo ma ''reo'' di aver fallito con i propri team i due obiettivi principali, ovvero Mondiale e Champions League? Ecco il punto di vista dei nostri Alessandro Mascia e Luca Cipriano sulla vicenda. Come sempre vi invitiamo a partecipare e a dire la vostra!

Risponde Alessandro Mascia
Cos’è successo l’altra sera a Zurigo lo sapete tutti. A sorpresa il primo “Ballon d’or – Fifa” è andato a Messi. Il 23enne argentino è riuscito in uno storico bis – non si esclude il tris per l’anno prossimo, vista la partenza fenomenale in questa stagione – ma si è parlato più della delusione spagnola che della felicità dell’argentino.Non parlerò in questa sede di Sneijder, lo metto subito in chiaro. Per un semplice motivo: non lo meritava. Il Pallone d’Oro, da regolamento, premia il MIGLIOR GIOCATORE DELL’ANNO SOLARE.Ora, se finora non è mai successo, non è colpa mia. Il primo anno di Fifa, invece, ha messo le cose a posto. Ne ho sentite e lette di tutti i colori, da Blatter mafioso a “quando c’è di mezzo la fifa è sempre un magna magna”. Ma, cari italiani e non, guardiamo la cosa con una lente d’ingrandimento. Questo premio, lo ribadisco, valuta le prestazioni di un giocatore in un anno solare: e chi più di Messi, capace di segnare una trentina di reti tra gennaio e giugno e una ventina tra settembre e oggi lo meritava maggiormente? Io direi nessuno. Iniesta è partito con l’handicap, ha però giocato un mondiale perfetto e siglato il gol vittoria. Xavi è stato più costante: le sue geometrie andrebbero studiate a scuola, ma davvero non è il “fenomeno” da Pallone d’Oro. Ecco che Messi ha vinto, quindi a mio avviso, meritatamente il titolo. Direte voi: non si è visto al mondiale e ha toppato le semifinali con l’Inter. Vero, verissimo, ma nell’arco di 60/70 partite di una stagione, quanto contano 600’? Ci si è lamentati di Nedved, di Cannavaro, di Sammer, di Owen e di tanti altri che hanno portato a casa il premio perché capaci di vincere qualcosa, mentre qualcun altro, per quanto dimostrato nell’arco dell’intero anno forse lo meritava di più è rimasto a mani vuote. Ecco allora, che per il primo anno, a vincerlo tra quelli arrivati sino alla fine, ha vinto il migliore.Se poi vogliamo parlare che andrebbe dato al termine di una stagione calcistica (e quindi a giugno) allora sarebbe tutta un’altra storia.  
 
Risponde Luca Cipriano
Spesso l'assegnazione del pallone d'oro ha scatenato polemiche a non finire: da Sammer, ex difensore del Borussia ad Owen ai tempi del Liverpool. In apparenza, per vincerlo bisogna vincere: più ottieni risultati con il tuo club e con la Nazionale, più hai possibilità di ottenere il premio più importante. Ecco perchè, nell'anno del mondiale, gli spagnoli puntavano tutto su Xavi e Iniesta. Invece Messi è riuscito a dribblare anche loro. Premio giusto o sbagliato? Giusto, perchè il fattore chiave da tenere presente e che spesso si dimentica, è la continuità: l'attaccante argentino ha dimostrato di essere ancora una volta il più forte di tutti grazie ai suoi goal, alle sue presenze, alla sua media e, appunto, alla sua continuità. Di un giocatore si guarda tutto, non solo il numero di vittorie: il carisma, la tecnica e l'essere decisivo. Messi rispecchia questi parametri, quindi non dobbiamo scandalizzarci se il Pallone d'Oro è il suo. Poco originali nell'assegnarlo per due anni consecutivii allo stesso calciatore? Forse sì. Ma evidentemente lui ha qualcosa in più. O gli altri, hanno ancora qualcosa di meno.  

giovedì 9 dicembre 2010

Pallone d'Oro, il Barça fa triplete: vince Iniesta, Sneijder giù dal podio. Giusto così?

Nonostante la neve che negli ultimi giorni ha imbiancato il nord Italia, la Lombardia in particolare, ad Appiano Gentile, quartier generale dell'Inter, piove. Piove sul bagnato, su una squadra che vive un presente sempre più grigio e tormentato e ora vede anche mettere in discussione il valore dei traguardi raggiunti nel massimo momento di splendore. Non è infatti un mistero che, nell'annata dello storico triplete, la società nerazzurra mirasse, grazie ai singoli, a conquistare anche il premio più ambito da ogni giocatore, ovvero il Pallone d'Oro Fifa, nato quest'anno dall'unione tra il premio creato dalla rivista sportiva transalpina ''France Football'' e il Fifa World Player, assegnato dal massimo organismo calcistico internazionale.

E invece, dopo la già beffarda e contestatissima esclusione di Diego Milito dalla lista dei 50 preselezionati al titolo, è arrivata la doccia fredda anche per l'altro favoritissimo nerazzurro Wesley Sneijder, dato vincitore alla vigilia anche dai bookmakers: niente da fare per l'olandese, addirittura giù da un podio dove a dominare è il colore blaugrana. Il Pallone d'Oro 2010 è infatti del catalano Andres Iniesta, prodotto della ''Cantera'' del Camp Nou e autore del gol decisivo per la Spagna nella finale mondiale contro l'Olanda; alle spalle del 26enne di Fuentealbilla, secondo posto per il 30enne regista Xavi Hernandez, considerato già da parecchi anni uno dei più forti centrocampisti del mondo, e terza piazza per la ''Pulce'' Leo Messi, già vincitore nel 2009 di entrambi i premi prima della loro unione. Un risultato che dunque premia in modo straordinario la stagione della formazione di Guardiola e, nel caso di Iniesta e Xavi, suggella il primo storico successo mondiale della nazionale spagnola; in attesa della premiazione ufficiale, prevista per il prossimo 10 gennaio nella sede della Fifa a Zurigo, non mancano però in questi giorni le polemiche legate alla mancata vittoria, o perlomeno ad un piazzamento tra i primi tre, del numero 10 olandese dell'Inter, peraltro capocannoniere e trascinatore della sua nazionale alla finale mondiale in Sudafrica. Giusta quindi la decisione della Fifa di lasciarlo fuori dai primi tre in lizza per il titolo di miglior giocatore dell'anno? E Iniesta merita davvero questo ambitissimo e importantissimo riconoscimento internazionale? Sentiamo le opinioni a riguardo dei nostri redattori e, come sempre, vi invitiamo a dire la vostra, commentando questo post o scrivendoci sulla nostra pagina Facebook.


Risponde Luca Cipriano
Se fossimo rimasti nel mese di luglio, questa decisione sembrerebbe decisamente assurda: Sneijder era l'anima candida dell'Inter, aveva appena vinto uno scudetto e una Champions League, raggiungendo poi la finalissima del mondiale sudafricano contro la Spagna. Purtroppo per lui siamo a dicembre, e l'assegnazione del pallone d'oro è un appuntamento che tiene presente le prestazioni di un giocatore nell'intero anno solare. Parlano chiaro anche i due punti del regolamento che considerano 1) l'insieme delle prestazioni individuali e di squadra nel corso dell'anno considerato 2) La personalità e il carisma. Dall'inizio dell'attuale stagione, il centrocampista olandese vive un periodo difficile, accompagnato agli scarsi risultati dell'Inter. E' stato praticamente un fantasma e il mese scorso ha addirittura dichiarato di essere "stanco". Ecco perchè, paradossalmente, un giocatore come Messi che non ha per nulla brillato al mondiale, ma ha dato continuità nel lungo periodo, rischia di portarsi a casa il premio più ambito. Stesso discorso per Xavi e Iniesta, motori di quel Barcellona forse non più stellare, ma comunque spettacolare. E' la dura legge del calcio, almeno quando il calcio si fa duro.


Risponde Alessandro Mascia
Scandaloso, incredibile, assurdo. Taluni hanno definito così la mancata assegnazione del Pallone d'Oro a Wesley Sneijder. La verità è un'altra: la conquista del premio di Andrés Iniesta è sacrosanta. Ha trascinato le sue squadre ben oltre il Wesley fuorioso: alla conquista di un campionato con avversari capaci e non in crisi e alla conquista di un Mondiale incredibile. Ricordiamo, inoltre, che il Barca è uscito dalla Champions proprio per mano dell'Inter, indirettamente di Sneijder. MA: il Pallone d'Oro valuta due varianti aggiuntive, sulle quali Iniesta ha "dato biava" all'interista. La personalità e il carisma e l'insieme delle prestazioni individuali e di squadra nel corso dell'anno considerato. Senza dimenticare clamorose cadute di stile - una su tutte l'espulsione in campionato per l'applauso all'arbitro - Sneijder paga caro, carissimo il momento no dell'Inter. Il Pallone d'oro valuta 12 mesi: Sneijder ne ha giocati bene 6. Da luglio Iniesta ha guadagnato punti senza problemi: il suo Barca vola, l'Inter arranca. Non si può pretendere di vincere un premio del genere giocando sei mesi e deludendo l'altra metà dell'anno solare. No davvero: se poi vogliamo parlare dell'esclusione dal podio, beh, questo sì che è scandaloso.


Risponde Matteo Franco
Patetici, questa edizione del pallone d'oro, la prima da quando il premio è stato ceduto alla Fifa, rischia di essere come la presa in giro più grande della storia del calcio. Sì, non dare il premio a Wesley Sneijder è una presa in giro e un duro affronto, non esagero. Premetto che la sensazione è che se Blatter, i francesi o la crème del calcio mondiale possano non premiare una squadra Italiana vivono meglio e ci godono pure. Affermazioni forti? No, non dimentichiamoci la figuraccia in mondovisione del boss elvetico della fifa non premiando di persona gli azzurri nel 2006 a Berlino
. E complice anche il premio non dato a Mourinho e l'esclusione di Milito dai finalisti, che ricordiamo ha solo segnato 22 gol in campionato e 6 in Champions di cui 2 in finale e 1 in semifinale, questo sentimento di inquietudine generalizzato si trasforma in forte rabbia. Wesley Sneijder ha disputato, statistiche alla mano la migliore stagione da quando gioca a calcio trascinando due formazioni mediaticamente un po' deboli in fondo a tutte le competizioni in cui ha giocato, vincendone tre. I numeri parlano chiaro. Se analizziamo i dati di Iniesta e Sneijder infatti noteremo parecchie incongruenze. Punto primo, lo spagnolo non ha affatto disputato una grande annata, con il Barcellona ha giocato poco e al mondiale, a parte il gol nel recupero, non si è quasi mai visto. Nella Liga Spagnola ha giocato 29 partite segnando solo 1 gol mentre in Champions è stato disponibile in 9 occasioni non gonfiando mai la rete e, come dimenticarlo, nelle fasi calde della competizione, compresa semifinale contro i milanesi, era infortunato. Guardando i dati di Sneijder si capisce tutto il suo peso specifico nel gioco di Inter e Olanda. Le 26 presenze e i 4 gol di campionato si sommano alle 4 presenze e 1 gol in Coppa Italia, alle 11 partite e 3 marcature in Champions (con 2 assist in finale, 1 in semifinale, 1 gol nei quarti di ritrono contro lo Spartak di Krasic, e 1 assist a Stamford Bridge contro il Chelsea), e al capolavoro Sadafricano di cinque gol in sette partite al Mondiale. I grandi numeri della stagione scorsa poi gli sono valsi i seguenti premi: Uomo-assist della Champions League, Miglior centrocampista della Champions League, Miglior centrocampista della Champions League, Scarpa di bronzo dei mondiali e Pallone d'argento dei mondiali. Ora, con il supporto di tutti questi dati e riconoscimenti ci sembra scusabile che negli ultimi due mesi abbia giocato sotto i suoi livelli, ma un paio di partite sottotono non possono bastare per non premiare un giocatore così straordinario. Infine, ricordiamolo per gli amanti del calcio, le votazioni del Pallone d'Oro si sono concluse a fine Ottobre. Ben prima della crisi dell'Inter. Fifa e France Football, vergogna.

martedì 14 settembre 2010

Inter, amuleto Rafa. A Enschede non si sbaglia.

di Alessandro Mascia

Per i nerazzurri la missione è facile. Il Twente è un avversario più che abbordabile, senza esperienza internazionale e ha nel suo palmares appena un campionato olandese (lo scorso) due coppe nazionali (l'ultima nel 2001) e una fresca supercoppa. Ma vale quanto una squadra di mezza classifica del campionato italiano, forse anche meno.

VALORE AGGIUNTO Eppoi, diciamola tutta, l'Inter ha dalla sua uno dei migliori allenatori d'Europa. Rafa Benitez, negli ultimi anni, quando c'era da scendere in campo per giocare per la coppa dalle grandi orecchie ha sempre estratto la bacchetta magica. L'unico flop è stato quello dell'anno scorso, quando il suo Liverpool è uscito al primo turno, eliminato da Fiorentina e Lione.
Negli anni precedenti ha sempre fatto miracoli. Nel 2005 portò il Liverpool alla conquista del titolo, nella magica notte di Istanbul. Nel 2007 fu ancora finale. Ma una semifinale e due quarti di finale, il tutto in 7 anni, sono davvero un ottimo biglietto da visita. Aggiungiamo che, a quello che probabilmente è, assieme a Mourinho, il miglior allenatore del mercoledì sera (e anche del martedì) e quest'Inter mostra di avere tutte le carte in regola per bissare il titolo del 22 maggio.

ATTENTI A QUEI DUE: in attacco il team olandese schiererà il tridente formato da Ruiz, Janko e Chadli. Quest'ultimo deve ancora dimostrare il proprio valore. Ruiz, invece, è stato protagonista a suon di gol della conquista del titolo 2010. Janko, prelevato dallo Salisburgo in estate, è partito con 3 reti in quattro gare.

Così in campo:
TWENTE (4-3-3): Mihaylov, Rosalers, Douglas, Wisgerhof, Tiendalli/ Brama, De Jong, Jannsen/ Ruiz, Janko, Chadli. All. Preud'homme.
INTER (4-2-3-1): J. Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Mariga, Cambiasso, Pandev, Sneijder, Eto'o, Milito. All. Benitez.

PRONOSTICO. Vittoria dell'Inter. Ritorno al gol di Milito.

venerdì 10 settembre 2010

Inter, una coperta troppo corta

di Alessandro Mascia

A tre mesi dallo storico “triplete” l’Inter riparte con lo stesso organico, ma con due nomi in meno. Quelli di Mou e di SuperMario. La seconda, in particolare, è una partenza di peso e non rimpiazzata. Con un paio di infortuni il rischio è quello di vedersi superati in classifica da altri team rinforzati, come Roma e Milan.

L’estate nerazzurra doveva essere quella del trionfo. Quella degli acquisti premio, quella di un mercato da favola. Mascherano, Kuyt, Forlan, Inler, Marchisio sono solo alcuni dei nomi accostati ai campioni d’Europa ma, alla fine, alla voce entrate non si è visto nulla di notevole. In quella delle partenze, invece, ci sono due nomi pesanti, come detto, pesantissimi. Il primo è quello del mago di Setubal, di José Mourinho. L’altro, mancherà meno, è quello di Mario Balotelli. E ora quella coperta che l’anno scorso è sembrata così lunga e calda è divenuta all’improvviso fredda e corta.
A rimboccarla, fino a maggio, c’era Mou. Un vincente, un motivatore, che sapeva come sistemarla sul letto di ogni singolo giocatore. Sapeva quanti centimetri lasciar loro sulla destra, sulla sinistra e sotto il mento. E tutto, dico tutto, ha funzionato alla perfezione.
E ora? La grande iniezione di motivazione e fiducia fatta per tutto l’anno scorso da Mou sarà ancora nel circolo dell’organismo nerazzurro, oppure l’eccessivo aplomb di Benitez ha riportato i nerazzurri in letargia?
E ancora. L’anno scorso la Beneamata ha avuto anche un sacco di fortuna. Non si discute la rosa, davvero fenomenale. Ma subendo ad esempio i 67 infortuni patiti dalla Juve, forse, il Treplete l’avrebbe fatto il Bayern. In questo senso si parla di fortuna: in una stagione gli infortuni si sono contati sulle dita di una mano, e, fortunatamente, sono sempre stati dilazionati nel tempo. C’è stata solo una settimana di passione, senza il centrocampo, ma Mou (che ha detto di non essere Harry Potter, io ho i miei dubbi) ha fatto il miracolo.
Ora, se per caso si dovessero infortunare, anche seriamente, due attaccanti, che so, Eto’o e Milito e altri due come, la butto, Cambiasso e Maicon? In panchina non c’è davvero nessuno in grado nemmeno di indossare i loro scarpini. La nota positiva potrà, forse, essere Philipphe Coutinho (che assonanza nostalgica...): il talento cristallino non si discute, ora dovrà dimostrare di essere davvero una valida alternativa a Sneijder e compagni di ruolo. Dita incrociate, è l’unica speranza.

LA STELLA Dopo un anno a 100 all'ora in cui tutto è andato per il verso giusto, Wesley Sneijder ha l'obbligo di fare il fuoriclasse anche quest'anno. Serve all'Inter, per riconfermarsi, serve a lui per raccogliere quel poco che gli manca per vincere il pallone d'oro.

COSA VA Per il momento tutto. Gli scivoloni estivi contano zero. La squadra è la stessa che non più tardi di 4 mesi fa ha alzato la Champions al cielo di Madrid, l’amalgama è, probabilmente, la stessa. Benitez ha dalla sua un pugno di giocatori che possono fare la differenza in qualsiasi momento.

COSA NON VA Dicevamo, la coperta troppo corta. Non ci sono rimpiazzi notevoli. L’undici titolare è fenomenale, altro che gap colmato dal Milan, non scherziamo. Ma in panchina le riserve lasciano a desiderare. Lo facevano anche l’anno scorso, sia chiaro, ma tra le motivazioni di Mou e la grazia dei pochissimi infortuni, non c’è stato grande bisogno dei vari Cordoba, Mariga eccetera. E in attacco, almeno, c’era Balotelli. Decisivo in diverse gare, quest’anno non ci sarà. Al suo posto Biabiany e Suazo. Può essere un problema.

POSSIBILE PIAZZAMENTO Il primo posto, sulla carta, è ancora suo. Certo, dovrà lottare molto, molto di più, ma né Roma né Milan hanno davvero colmato il gap.

martedì 6 luglio 2010

Olanda meccanica, è in finale! Uruguay cuore e sfortuna

L'Olanda è la prima finalista di Sudafrica 2010! Gli arancioni erano i favoriti della semifinale contro la grande sorpresa dei mondiali, l'Uruguay di Oscar Washington Tabarez. Il pronostico è stato rispettato ma non senza sofferenza.

Nel primo tempo l'Olanda è andata in vantaggio con uno strepitoso gol dalla distanza del capitano olandese Van Bronckhorst. L'Uruguay lentamente cresce e trova il pareggio con un gol di Forlan, grazie alla collaborazione del portiere e del sempre insidioso Jabulani.



Nel secondo tempo gli uomini di Bery Van Marwijk tornano in vantaggio con un fortunoso tiro deviato di Sneijder. Il 3 a 1 porta la firma di Robben, che con una bella torsione di testa sfrutta il bel cross di Kuyt dalla sinistra. Brividi nel finale: Pereira trova il 3 a 2 nei minuti di recupero, ma è solo un'illusione.



Domani sera conosceremo la seconda finalista, ovvero la vincente di Germania-Spagna.





(a breve l'articolo completo)

Olanda e Uruguay alle porte del sogno, stasera la prima semifinale

Due continenti, due modi di giocare a calcio in parte simili, due imprese, un solo sogno: la finale per conquistare la Coppa del Mondo. La grande festa che andrà in scena domenica sera a Johannesburg passa per Cape Town e da qui uscirà la prima delle due ''invitate'' per l'evento sportivo più importante della terra. Da una parte l'Olanda di Bert Van Marwijk, spumeggiante, cinica e soprattutto imbattuta, dall'altra l'Uruguay di Oscar Washington Tabarez, uno che l'impresa l'ha già realizzata portando la Celeste quarant'anni dopo tra le prime quattro del mondo grazie ad un attacco sontuoso e a un Muslera in porta in grande forma.
Altro che fallimento europeo: il Mondiale che dopo il primo turno sembrava aver lasciato campo libero alle sudamericane, Brasile e Argentina in testa, è diventata una questione tra le europee e l'Uruguay. Proprio la meno accreditata alla vigilia tra le nazionali del continente andino. Una squadra trascinata fin qui da un sontuoso Diego Forlan, un vero leader in campo capace di portare i propri compagni verso il sogno grazie ad una vena realizzativa degna del titolo di ''Pichichi'' della Liga spagnola vinta nel 2005 e nel 2009. Accanto a lui, dopo un inizio in sordina, è esploso anche Luis Suarez, un altro dal piede caldo, anzi caldissimo come dimostrano le statistiche: 47 gol in 47 presenze con la maglia dell'Ajax. E come Forlan, anche il numero 9 uruguagio si è dimostrato uomo della provvidenza grazie ai suoi gol e alla ''parata'' all'ultimo minuti dei supplementari contro il Ghana negli ottavi. Un intervento vitale che però, com'è ovvio, gli costerà l'assenza nella semifinale di stasera. Un assenza pesante al pari di quelle dello squalificato Fucile e degli acciaccati Godin e Lugano che potrebbero costringere Tabarez a reinventare la difesa. Dalla sua però l'Uruguay ha la consapevolezza che, rispetto agli olandesi, una sconfitta farebbe forse meno male. Anche se pare una bestemmia una frase del genere prima di una semifinale di un mondiale.
E' indubbio che però la pressione che da sempre investe la squadra considerata favorita sia sulle spalle degli Orange di Van Marwijk. Certo, dopo aver sconfitto il Brasile l'Uruguay non sembra un ostacolo impossibile da sormontare, ma è proprio questo il fattore di maggior rischio per i tulipani, che cullano il sogno per un'impresa attesa da sempre. Soprattutto dagli anni '70, quando l'Olanda del calcio totale di Cruijff e Neeskens fece sognare un intero popolo arrivando in finale nel 1974 e nel 1978 perdendo rispettivamente con Germania e Argentina. A quasi quarant'anni di distanza da allora e a venti dall'Olanda di Van Basten, Rijkaard, Koeman e Gullit, Sneijder, Kuyt, Robben, Van Persie e tutti gli altri hanno addirittura la possibilità di superare i propri miti e riscrivere la storia del calcio arancione. Paradossalmente da qui al sogno l'ostacolo maggiore per i tulipani sembrano proprio i problemi interni allo spogliatoio. Prima del quarto di finale contro il Brasile ci si sono messi Sneijder e Van Persie con le loro scaramuccie ad agitare l'ambiente orange, anche se la qualificazione contro i Verdeoro ha risolto una situazione comunque immediatamente chiarita tra i due. Alla vigilia della partita di stasera è stato ancora il numero 10 interista a riscaldare l'atmosfera in Olanda, parlando apertamente di Olanda Campione del Mondo e definendo Maradona e Dunga ''due idioti'' in confronto al proprio ct Van Marwijk, arma vincente finora in grado di mantenere unito e tranquillo il gruppo. Atteggiamento arrogante quello di Sneijder che, nonostante gli elogi, non è piaciuto nemmeno a Van Marwijk stesso. La paura è che con la vittoria contro il Brasile, e con il proprio nome dato per favorito nella lotta per il neonato Pallone d'Oro Fifa, Sneijder abbia un po' perso la testa. E non sia il solo tra gli olandesi.
Il tempo delle chiacchiere però è finito: stasera sapremo chi domenica sera sarà a Johannesburg a lottare per la Coppa e chi, il giorno prima, dovrà invece accontentarsi di spareggiare per il terzo posto. Uruguay-Olanda, a voi!
Le probabili formazioni:
Uruguay
(4-3-3):
1 Muslera; 6 Victorino, 2 Lugano (c), 3 Godin, 22 Caceres; 16 M. Pereira, 15 Perez, 17 Arevalo Rios; 7 Cavani, 10 Forlan, 13 Abreu.
A disposizione: 12 Castillo, 23 Silva, 19 Scotti, 5 Gargano, 8 Eguren, 11 A. Pereira, 14 Lodeiro, 20 A. Fernandez, 18 I. Gonzalez, 21 S. Fernandez. All: Tabarez
Olanda
(4-2-3-1): 1 Stekelenburg; 2 Van der Wiel, 4 Mathijsen, 3 Heitinga, 5 Van Bronckhorst (c); 8 De Jong, 6 Van Bommel; 7 Kuyt, 10 Sneijder, 11 Robben; 9 Van Persie.
A disposizione: 16 Vorm, 22 Boschker, 13 Ooijer, 14 De Zeeuw, 15 Braafheid, 12 Boulahrouz, 18 Schaars, 20 Afellay, 19 Babel, 17 Elia, 23 Van Der Vaart, 21 Huntelaar. All: Van Marwijk
Arbitro: Rashvan Irmatov (Uzbekistan)
Diretta: Sky Mondiale 1 e RaiUno, ore 20.30

martedì 8 giugno 2010

Olanda, se son tulipani fioriranno

Outsider ma non troppo. Quattro anni dopo la cruenta partita contro il Portogallo, con 2 espulsi per parte e 14 ammonizioni totali, che sancì l'eliminazione dai Mondiali di Germania agli ottavi di finale, l'Olanda si presenta alla fase finale del Mondiale sudafricano da ''semifavorita'' e con un ruolino di marcia impressionante: 8 vittorie in altrettante partite disputate nelle qualificazioni, 17 gol realizzati e solo 2 subiti, e prima squadra europea a staccare il pass per Sudafrica 2010. Dati alla mano nessuna nazionale qualificata a questa rassegna ha fatto meglio degli oranje nel lungo cammino di qualificazione, anche se va detto che le avversarie non erano propriamente squadre irresistibili (Norvegia, Scozia, Macedonia e Islanda). Ciò nonostante gli uomini guidati dal ct Bert Van Marwijk sono una delle squadre più temibili e in forma del momento (come evidenziato anche dal 3-1 al Messico e dal 6-1 all'Ungheria nelle ultime amichevoli pre-mondiali), soprattutto dalla cintola in su. Kuyt, Sneijder, Robben, Van Der Vaart, Van Persie, e mettiamoci pure Huntelaar, appannato nella sua prima stagione da rossonero ma spesso decisivo in nazionale, formano un reparto di centroattacco da sogno, un mix di gol e passaggi vellutati. A destare perplessità, ed ecco spiegato l'uso del termine ''semifavorita'', è invece il reparto difensivo, dove mancano nomi di spicco e dove Stekelenburg in porta sembra soffrire la pesante eredità di Van Der Sar.

Difficile dunque stabilire fin dove possano arrivare i ''tulipani'', che comunque, e non potrebbe essere altrimenti, puntano alla conquista della coppa. Magari cercando di sfatare l'abitudine di crollare una volta superati brillantemente i gironi iniziali; come accaduto a Germania 2006, dove la sconfitta agli ottavi con il Portogallo arrivò dopo le vittorie contro Serbia-Montenegro e Costa d'Avorio e il pareggio con l'Argentina, e soprattutto come negli ultimi Europei di Austria e Svizzera, dove gli orange cedettero alla Russia nei quarti di finale dopo un 3-0 contro l'Italia campione del mondo e un 4-1 contro la Francia vicecampione. Comunque una notevole prova di forza contro le squadre finaliste mondiali solo due anni prima e oltretutto il Girone E di quest'anno, con Danimarca, Giappone e Camerun, appare un po' meno insidioso di quello di 4 anni fa. Un'Olanda che punta quindi al suo primo Mondiale della storia, dopo le due finale perse nel 1974 e nel 1978 dalla supernazionale di Johann Cruijff, e affida le proprie speranze anche sul recupero di Arjen Robben, uscito malconcio dall'ultima amichevole contro l'Ungheria e che dovrebbe recuperare in tempo almeno per terza partita del girone contro il Camerun. Recupero che sarebbe fondamentale vista la straordinaria stagione del numero 10 del Bayern.

Difesa - Come detto in precedenza, a difendere i pali ci sarà il 27enne portiere dell'Ajax Stekelenburg, titolare dopo il ritiro dalla nazionale del veterano Van Der Sar, che non sembra però garantire la stessa tranquillità del proprio predecessore, pur sfruttando la mancanza di portieri alternativi. Le sue riserve, l'estremo difensore dell'Utrecht Vorm e il 39enne del Twente Boschker, hanno infatti 5 presenze complessive in nazionale alle spalle e zero esperienza nelle grandi manifestazioni. Davanti alla porta, a smentire le perplessità su una difesa ritenuta non irresistibile, sarà chiamato il collaudato duo di difesa formato dal centrale dell'Everton Heitinga e quello dell'Amburgo Mathijsen, con il promettente laterale dell'Ajax Van Der Wiel a destra e il capitano 35enne Van Bronckhorst, del Feyenoord, sulla sinistra. In alternativa è previsto lo spostamento di Heitinga al posto di Van Der Wiel sulla destra e l'inserimento del 36enne veterano del Psv Ooijer al centro. Sempre per la zona esterna restano a disposizione Bolahrouz dello Stoccarda, adattabile anche da centrale, e il giovane Braafheid del Bayern Monaco.

Centrocampo - Il reparto di metacampo, fiore all'occhiello degli orange, sarà a 3 uomini, secondo il modulo 4-2-3-1, già sperimentato anche da Italia e Germania, che piace molto anche al ct van Marwijk, il quale spesso lo trasforma in 4-3-3, vista la presenza di numerose ali offensive di qualità. Ad agire da raccordo con la difesa sarà impegnato il capitano del Bayern Van Bommel coadiuvato dal mediano del Manchester City De Jong, mentre sulla trequarti agirà il nerazzurro Wesley Sneijder al centro, con Dirk Kuyt del Liverpool a destra e Rafael Van Der Vaart del Real a sinistra. Quest'ultimo sicuro del posto almeno sino al rientro di Robben, ma in realtà ''doppione'' anche di Sneijder nella posizione di trequartista puro. Come a dire che, nonostante l'assenza di Robben, comunque più che mai importante per il cammino dell'Olanda, le alternative, e che alternative, non mancano. Il centrocampo stellare dei tulipani è completato da Afellay del Psv e Schaars dell'AZ Alkmaar come riserve iniziali, con il primo che farà di tutto per mettere in difficoltà le scelte di van Marwijk, che visto il materiale umano a disposizione già ne avrà non poche.

Attacco - Davanti spicca l'assenza del vecchio Ruud Van Nilsterooy, considerato dal ct troppo fragile per affrontare un mondiale. Per il ruolo da unica punta il favorito d'obbligo è Robin Van Persie, il cui infortunio ai legamenti che lo ha tenuto fuori tutta la stagione, praticamente impedendogli di scendere in campo con la maglia dell'Arsenal, potrebbe rivelarsi alla fine un vantaggio in termini di freschezza. A fargli da alter ego sarà il rossonero Huntelaar che, come detto, sembra rendere al meglio in nazionale più che con la maglia della propria squadra di club. In panchina, i giovani Ryan Babel del Liverpool ed Elia dell'Amburgo sono pronti a subentrare sia da esterni di centrocampo che da ali in caso di trasformazione del modulo da 1 a 3 punte, con Babel favorito come alternativa a uno tra Kuyt e Robben.