Visualizzazione post con etichetta Milito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Milito. Mostra tutti i post

giovedì 9 dicembre 2010

Pallone d'Oro, il Barça fa triplete: vince Iniesta, Sneijder giù dal podio. Giusto così?

Nonostante la neve che negli ultimi giorni ha imbiancato il nord Italia, la Lombardia in particolare, ad Appiano Gentile, quartier generale dell'Inter, piove. Piove sul bagnato, su una squadra che vive un presente sempre più grigio e tormentato e ora vede anche mettere in discussione il valore dei traguardi raggiunti nel massimo momento di splendore. Non è infatti un mistero che, nell'annata dello storico triplete, la società nerazzurra mirasse, grazie ai singoli, a conquistare anche il premio più ambito da ogni giocatore, ovvero il Pallone d'Oro Fifa, nato quest'anno dall'unione tra il premio creato dalla rivista sportiva transalpina ''France Football'' e il Fifa World Player, assegnato dal massimo organismo calcistico internazionale.

E invece, dopo la già beffarda e contestatissima esclusione di Diego Milito dalla lista dei 50 preselezionati al titolo, è arrivata la doccia fredda anche per l'altro favoritissimo nerazzurro Wesley Sneijder, dato vincitore alla vigilia anche dai bookmakers: niente da fare per l'olandese, addirittura giù da un podio dove a dominare è il colore blaugrana. Il Pallone d'Oro 2010 è infatti del catalano Andres Iniesta, prodotto della ''Cantera'' del Camp Nou e autore del gol decisivo per la Spagna nella finale mondiale contro l'Olanda; alle spalle del 26enne di Fuentealbilla, secondo posto per il 30enne regista Xavi Hernandez, considerato già da parecchi anni uno dei più forti centrocampisti del mondo, e terza piazza per la ''Pulce'' Leo Messi, già vincitore nel 2009 di entrambi i premi prima della loro unione. Un risultato che dunque premia in modo straordinario la stagione della formazione di Guardiola e, nel caso di Iniesta e Xavi, suggella il primo storico successo mondiale della nazionale spagnola; in attesa della premiazione ufficiale, prevista per il prossimo 10 gennaio nella sede della Fifa a Zurigo, non mancano però in questi giorni le polemiche legate alla mancata vittoria, o perlomeno ad un piazzamento tra i primi tre, del numero 10 olandese dell'Inter, peraltro capocannoniere e trascinatore della sua nazionale alla finale mondiale in Sudafrica. Giusta quindi la decisione della Fifa di lasciarlo fuori dai primi tre in lizza per il titolo di miglior giocatore dell'anno? E Iniesta merita davvero questo ambitissimo e importantissimo riconoscimento internazionale? Sentiamo le opinioni a riguardo dei nostri redattori e, come sempre, vi invitiamo a dire la vostra, commentando questo post o scrivendoci sulla nostra pagina Facebook.


Risponde Luca Cipriano
Se fossimo rimasti nel mese di luglio, questa decisione sembrerebbe decisamente assurda: Sneijder era l'anima candida dell'Inter, aveva appena vinto uno scudetto e una Champions League, raggiungendo poi la finalissima del mondiale sudafricano contro la Spagna. Purtroppo per lui siamo a dicembre, e l'assegnazione del pallone d'oro è un appuntamento che tiene presente le prestazioni di un giocatore nell'intero anno solare. Parlano chiaro anche i due punti del regolamento che considerano 1) l'insieme delle prestazioni individuali e di squadra nel corso dell'anno considerato 2) La personalità e il carisma. Dall'inizio dell'attuale stagione, il centrocampista olandese vive un periodo difficile, accompagnato agli scarsi risultati dell'Inter. E' stato praticamente un fantasma e il mese scorso ha addirittura dichiarato di essere "stanco". Ecco perchè, paradossalmente, un giocatore come Messi che non ha per nulla brillato al mondiale, ma ha dato continuità nel lungo periodo, rischia di portarsi a casa il premio più ambito. Stesso discorso per Xavi e Iniesta, motori di quel Barcellona forse non più stellare, ma comunque spettacolare. E' la dura legge del calcio, almeno quando il calcio si fa duro.


Risponde Alessandro Mascia
Scandaloso, incredibile, assurdo. Taluni hanno definito così la mancata assegnazione del Pallone d'Oro a Wesley Sneijder. La verità è un'altra: la conquista del premio di Andrés Iniesta è sacrosanta. Ha trascinato le sue squadre ben oltre il Wesley fuorioso: alla conquista di un campionato con avversari capaci e non in crisi e alla conquista di un Mondiale incredibile. Ricordiamo, inoltre, che il Barca è uscito dalla Champions proprio per mano dell'Inter, indirettamente di Sneijder. MA: il Pallone d'Oro valuta due varianti aggiuntive, sulle quali Iniesta ha "dato biava" all'interista. La personalità e il carisma e l'insieme delle prestazioni individuali e di squadra nel corso dell'anno considerato. Senza dimenticare clamorose cadute di stile - una su tutte l'espulsione in campionato per l'applauso all'arbitro - Sneijder paga caro, carissimo il momento no dell'Inter. Il Pallone d'oro valuta 12 mesi: Sneijder ne ha giocati bene 6. Da luglio Iniesta ha guadagnato punti senza problemi: il suo Barca vola, l'Inter arranca. Non si può pretendere di vincere un premio del genere giocando sei mesi e deludendo l'altra metà dell'anno solare. No davvero: se poi vogliamo parlare dell'esclusione dal podio, beh, questo sì che è scandaloso.


Risponde Matteo Franco
Patetici, questa edizione del pallone d'oro, la prima da quando il premio è stato ceduto alla Fifa, rischia di essere come la presa in giro più grande della storia del calcio. Sì, non dare il premio a Wesley Sneijder è una presa in giro e un duro affronto, non esagero. Premetto che la sensazione è che se Blatter, i francesi o la crème del calcio mondiale possano non premiare una squadra Italiana vivono meglio e ci godono pure. Affermazioni forti? No, non dimentichiamoci la figuraccia in mondovisione del boss elvetico della fifa non premiando di persona gli azzurri nel 2006 a Berlino
. E complice anche il premio non dato a Mourinho e l'esclusione di Milito dai finalisti, che ricordiamo ha solo segnato 22 gol in campionato e 6 in Champions di cui 2 in finale e 1 in semifinale, questo sentimento di inquietudine generalizzato si trasforma in forte rabbia. Wesley Sneijder ha disputato, statistiche alla mano la migliore stagione da quando gioca a calcio trascinando due formazioni mediaticamente un po' deboli in fondo a tutte le competizioni in cui ha giocato, vincendone tre. I numeri parlano chiaro. Se analizziamo i dati di Iniesta e Sneijder infatti noteremo parecchie incongruenze. Punto primo, lo spagnolo non ha affatto disputato una grande annata, con il Barcellona ha giocato poco e al mondiale, a parte il gol nel recupero, non si è quasi mai visto. Nella Liga Spagnola ha giocato 29 partite segnando solo 1 gol mentre in Champions è stato disponibile in 9 occasioni non gonfiando mai la rete e, come dimenticarlo, nelle fasi calde della competizione, compresa semifinale contro i milanesi, era infortunato. Guardando i dati di Sneijder si capisce tutto il suo peso specifico nel gioco di Inter e Olanda. Le 26 presenze e i 4 gol di campionato si sommano alle 4 presenze e 1 gol in Coppa Italia, alle 11 partite e 3 marcature in Champions (con 2 assist in finale, 1 in semifinale, 1 gol nei quarti di ritrono contro lo Spartak di Krasic, e 1 assist a Stamford Bridge contro il Chelsea), e al capolavoro Sadafricano di cinque gol in sette partite al Mondiale. I grandi numeri della stagione scorsa poi gli sono valsi i seguenti premi: Uomo-assist della Champions League, Miglior centrocampista della Champions League, Miglior centrocampista della Champions League, Scarpa di bronzo dei mondiali e Pallone d'argento dei mondiali. Ora, con il supporto di tutti questi dati e riconoscimenti ci sembra scusabile che negli ultimi due mesi abbia giocato sotto i suoi livelli, ma un paio di partite sottotono non possono bastare per non premiare un giocatore così straordinario. Infine, ricordiamolo per gli amanti del calcio, le votazioni del Pallone d'Oro si sono concluse a fine Ottobre. Ben prima della crisi dell'Inter. Fifa e France Football, vergogna.

martedì 26 ottobre 2010

Krasic: giuste solo due giornate? Milito escluso dal Pallone d'Oro

Una giornata di vergogna a metà quella appena trascorsa dal calcio italiano (e mondiale). Il riferimento è a due fatti. Il primo, quello scandaloso, è che Diego Milito non faccia parte dei 50 papabili al Pallone d’Oro. Il secondo, sacrosanto, è che Milos Krasic si sia appena beccato due giornate di squalifica per la vergognosa simulazione.

ESCLUSO Partiamo dall’argentino. Alzi la mano chi, tra voi, avrebbe assegnato direttamente a lui il riconoscimento ex France Football, da quest’anno in condivisione con la Fifa. Sicuramente in tanti l’avrebbero fatto. Certo, Sneijder, certo, Iniesta: loro hanno disputato anche un ottimo mondiale, ma l’Inter, senza El Principe, il “triplete” l’avrebbe visto con il cannocchiale. Lo score: 35 presenze e 22 reti in campionato, 5 e 2 in coppa Italia, 11 e 6 in Champions League. Ma, quello che conta, il sigillo in ogni finale. Quella di coppa Italia, poi a Siena, poi con il Bayern a Madrid. Purtroppo, però, da quel 22 maggio il nulla: un mondiale da panchinaro e un avvio nero alla corte di Benitez. Magari, anzi, sicuramente, avrà perso quota rispetto ai due rivali ma, da qui all’esclusione ce ne passa parecchio. Davvero scandaloso.

SQUALIFICATO “Bologna è grassa per chi ci sta, non per chi ci passa” recita un detto popolare proprio della città dei tortellini. Krasic, forse all’oscuro di ciò, ha pensato bene di approfittare della bontà della città, regalandosi un tuffo perfetto in area di rigore. In velocità il fallo è sembrato netto a molti, dubbio ad altrettanti. De Marco abbocca, e fischia la massima punizione. Grazie al cielo, per il popolo juventino, Iaquinta ha calciato addosso a Viviano, evitando le nuove polemiche di vecchia Juve ladrona.
Oggi pomeriggio, tramite ricorso alla prova-tv, il serbo è stato squalificato per due giornate, che lo porteranno a saltare al delicatissima trasferta di sabato sera nella tana del Milan e il match con il Cesena.
Due giornate, in tanti, dicono siano troppo poche. Per altri è ridicola la sola squalifica. Ma, precedenti alla mano, si può dire che nei casi eclatanti la giustizia sportiva si sia comportanta pressoché sempre nella stessa maniera. A mio avviso le giornate sono troppo poche. Il gesto di esultanza una volta ottenuto il penalty doveva indurre Tosel a usare la mano di piombo: tre o anche quattro giornate. Questo perché, a mente calda, ci può stare di esultare. Ma dopo, in una maniera o nell’altra, si chiede scusa. Krasic sapeva di averla combinata grossa, evidentemente l’hanno fatto tacere. Forse davvero, in corso Galileo Ferraris, c’è l’intenzione di tornare allo status quo

giovedì 23 settembre 2010

Inter già in volo, stasera la Juve. Male il Milan e la Roma.

La notizia di giornata non è di facile scelta. Ne fa più l'Inter capolista per il sesto anno di fila o l'arbitraggio scandaloso di Russo?
Davvero difficile. Indubbie sono due cose: i nerazzurri hanno ritrovato Milito e con lui un arsenale micidiale là davanti e la Roma è stata penalizzata vergognosamente, forse irreparabilmente da un punto di vista morale, a soli 3 giorni dalla sfida proprio con i ragazzi di Benitez. Le rondinelle, conniventi nel furto ai danni di Ranieri e i suoi, spiccano il volo: 9 punti in classifica e secondo posto alla pari con il Chievo, che ha distrutto 3-1 il Napoli al San Paolo, non senza dubbi sull'operato della terna.
Per il resto, ottima prestazione della Lazio, che blocca un Milan troppo statico in campo e troppo preso a guardarsi allo specchio. Cinici i biancocelesti, che pareggiano con un gol di Floccari su squisito suggerimento di Hernanes.
Il Cesena, invece, spegne il motore a Catania e ferma a tre la sua serie positiva. Ci sarà tempo per rifarsi.
Chi invece non si rialza più è l'Udinese, colpita e, forse, affondata a Bologna. Per Guidolin la panchina si fa rovente.
Pari negli scontri Genoa - Fiorentina, Cagliari - Samp e Lecce - Parma (rete n° 200 per Crespo).
Questa sera tocca alla Juve: una vittoria (difficile), lancerebbe i bianconeri in un virtuale 4° posto ma, soprattutto, significherebbe, almeno momentaneamente, porsi come unica big a caccia dell'Inter.

LA CLASSIFICA REALE

Come promesso, settimana dopo settimana, terremo costantemente aggiornata la classifica reale, ovvero la classifica SENZA aiuti arbitrali.

Nella qurta di campionato gli errori sono stati sesquipedali, come detto, in Brescia - Roma. Il rigore per i locali non c'era: palla piena di Mexes e fallo fuori area. In velocità, però, l'errore dell'arbitro ci può stare, quello del guardalinee no. Ma a pesare sono i (almeno) due rigori negati a Borriello. Probabilmente, con un arbitraggio diverso, avremmo visto il 2 in schedina.
Recrimina il Napoli, e ha ragione. Il 2-1 del Chievo è viziato, e c'era un rigore su Lavezzi. Gara condizionata.

INTER            10
CESENA        7
SAMPDORIA  7 (-2)
CHIEVO         7 (+2)
LAZIO             7
CATANIA        7
 BRESCIA      6 (+3)
CAGLIARI      6
ROMA            5 (-3)
NAPOLI         5
BARI               5
FIORENTINA 5 (-4)
MILAN             5
PARMA           5
GENOA           5
BOLOGNA      5
JUVENTUS    3 (+1)
LECCE         2 (+2)
PALERMO    1
UDINESE      0




p.s. Nel compilare la classifica "reale" si tiene conto soltanto degli episodi condizionanti, ovviamente. I rigori presunti saranno considerati tali solo se palesi. E' ovvio che tale classifica non ha alcun valore se non quello di divertire e sollevare qualche polverone.Tra parentesi vi sono i punti aggiunti o sottratti da episodi arbitrali favorevoli o meno.

martedì 14 settembre 2010

Inter, due lampi contro il Twente, ma la luce è ancora lontana

Di Paolo Pappagallo
-
Inizia con un pareggio, esattamente come un anno fa, l'avventura dell'Inter nel Gruppo A della Champions League edizione 2010/2011. Ma con un Balotelli, e soprattutto un Mourinho, in meno e un Mariga e un Benitez in più le differenze tra il 2-2 di Enschede contro i Campioni d'Olanda del Twente e lo 0-0 casalingo contro il Barcellona di dodici mesi fa sembrano piuttosto nette. Sia per la caratura dell'avversario, anche se il Twente non è squadra da buttare ed è pure dotata di un paio di interessanti individualità, sia sotto il profilo del gioco e del carattere, che pur mostrando piccoli miglioramenti ancora lasciano piuttosto a desiderare, anche ricordando che in campo stasera c'erano 10/11 dei reduci della finale di Madrid. E tra quei dieci l'eroe del 22 maggio, Diego Milito si è distinto sì per il ritorno al gol, ma nella porta sbagliata.

E sì che ''il Principe'' sembrava aver mostrato confortanti segnali di risveglio sin dall'avvio, in particolare al 13': finta delle sue a spiazzare Rosales e diagonale ad impegnare il portiere del Twente Mihajlov, con Sneijder prontissimo a infilare sulla respinta da due passi per l'1-0 Inter. Il Twente, come detto, non è però assolutamente squadra ''materasso'' e, anzi, a centrocampo i piedi buoni non mancano. Come quelli di Janssen ad esempio, preciso ed implacabile nello spedire al 19' una punizione nel sette, là dove Julio Cesar non può arrivarci, per l'1-1 olandese. Il numero 8 del Twente è senza dubbio l'elemento più pericoloso della squadra allenata da Preud'homme: al 29' Julio Cesar deve esibirsi in una delle sue migliori parate per togliere dall'angolino alto un suo sinistro destinato in rete, e sul corner successivo, battuto ancora da Janssen, Milito anticipa Janko deviando però di testa nella propria porta e beffando Julio Cesar. 2-1 Twente e le cose sembrano mettersi male per gli uomini di Benitez. Ma tra tante ombre nerazzurre la luce che tiene accesa la partita si chiama ancora Samuel Eto'o, al secondo gol consecutivo. Su sponda di Pandev è infatti il camerunense, con un colpo da biliardo, a beffare Mihajlov e a realizzare il 2-2 al 41' con cui le squadre vanno all'intervallo.

La ripresa si apre però ancora con una pessima notizia per tutti gli interisti: al quarto d'ora Pandev si infortuna alla caviglia lasciando il posto a Coutinho. Un infortunio, quello del macedone, ancora da valutare ma che sembra piuttosto serio. Il giovane brasiliano è comunque una delle note più positive in una ripresa dai ritmi bassi, in cui entrambe le squadre sembrano sostanzialmente accontentarsi del pareggio, con l'Inter che ci prova unicamente con un paio di iniziative di Eto'o e dello stesso Coutinho. Milito invece continua ad essere il fantasma del bomber della scorsa stagione e in questo senso le scelte di Benitez lasciano doppiamente perplessi: tenere l'argentino in campo per 87' per poi sostituirlo con Muntari sul 2-2 avrà fatto venire a più di qualche tifoso una terribile nostalgia di Mourinho e dei suoi schemi ultraspregiudicati. La buona notizia comunque, sia per Inter che per Twente, viene da Brema: il 2-2 anche tra Werder e Tottenham significa pari e patta per tutte e quattro le contendenti ai due posti per gli ottavi. Appuntamento quindi al 29 settembre per Inter-Werder Brema e Tottenham-Twente.

Inter, amuleto Rafa. A Enschede non si sbaglia.

di Alessandro Mascia

Per i nerazzurri la missione è facile. Il Twente è un avversario più che abbordabile, senza esperienza internazionale e ha nel suo palmares appena un campionato olandese (lo scorso) due coppe nazionali (l'ultima nel 2001) e una fresca supercoppa. Ma vale quanto una squadra di mezza classifica del campionato italiano, forse anche meno.

VALORE AGGIUNTO Eppoi, diciamola tutta, l'Inter ha dalla sua uno dei migliori allenatori d'Europa. Rafa Benitez, negli ultimi anni, quando c'era da scendere in campo per giocare per la coppa dalle grandi orecchie ha sempre estratto la bacchetta magica. L'unico flop è stato quello dell'anno scorso, quando il suo Liverpool è uscito al primo turno, eliminato da Fiorentina e Lione.
Negli anni precedenti ha sempre fatto miracoli. Nel 2005 portò il Liverpool alla conquista del titolo, nella magica notte di Istanbul. Nel 2007 fu ancora finale. Ma una semifinale e due quarti di finale, il tutto in 7 anni, sono davvero un ottimo biglietto da visita. Aggiungiamo che, a quello che probabilmente è, assieme a Mourinho, il miglior allenatore del mercoledì sera (e anche del martedì) e quest'Inter mostra di avere tutte le carte in regola per bissare il titolo del 22 maggio.

ATTENTI A QUEI DUE: in attacco il team olandese schiererà il tridente formato da Ruiz, Janko e Chadli. Quest'ultimo deve ancora dimostrare il proprio valore. Ruiz, invece, è stato protagonista a suon di gol della conquista del titolo 2010. Janko, prelevato dallo Salisburgo in estate, è partito con 3 reti in quattro gare.

Così in campo:
TWENTE (4-3-3): Mihaylov, Rosalers, Douglas, Wisgerhof, Tiendalli/ Brama, De Jong, Jannsen/ Ruiz, Janko, Chadli. All. Preud'homme.
INTER (4-2-3-1): J. Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Mariga, Cambiasso, Pandev, Sneijder, Eto'o, Milito. All. Benitez.

PRONOSTICO. Vittoria dell'Inter. Ritorno al gol di Milito.

martedì 22 giugno 2010

Argentina a punteggio pieno: Maradona vince ancora.

Chiude il girone a punteggio pieno e risolve la partita con la Grecia grazie ad un secco 2 - 0 firmato Demichelis e Palermo. E' questa l'Argentina di Maradona, la squadra che fino a questo momento ha entusiasmato di più. Proprio il 22 giugno di 26 anni fa, il Pibe de Oro incantava il mondo con il goal meraviglia ai danni dell'Inghilterra. E allo stesso tempo faceva parlare di sè per la famosa Manos de Dio. Ora allena una squadra circondata da campioni, fascino e polemiche.

Di Maradona apprezziamo il coraggio: ha voluto a tutti i costi il vecchio Martin Palermo, escludendo el Pocho Lavezzi. Ha lasciato a casa Zanetti e Cambiasso per dare spazio al giovane Otamendi e all' esperto Veron.
Ha preferito, tranne stasera, Higuain al Principe Diego Milito, facendo capire che in questa Nazionale regna l'uguaglianza e non la gerarchia e ribadendo con i fatti che Maradona è un tecnico e non un pagliaccio per attirare i media.

La Seleccion è una squadra completa, con un ricambio per ciascun ruolo. Stasera abbiamo visto in campo buona parte di quella potremmo definire una "lussuosa panchina": Burdisso, Cristian e Maxi Rodriguez, Pastore, Bolatti e Milito sono alcune delle carte vincenti che Diego Armando Maradona utilizzerà a sorpresa in questo lungo mondiale.

lunedì 24 maggio 2010

L'Argentina di Maradona, un allenatore... stupefacente!

Non facciamo finta di niente: "Diego ha ricominciato a drogarsi?” è la battuta che nasce spontanea constatando che Zanetti e Cambiasso, colonne dell’Inter stratosferica di quest’anno, non partiranno per il Sudafrica. Di certo Maradona avrà le sue ragioni, ma queste sono davvero incomprensibili, considerando che al capitano interista e al Cuchu è stato preferito, per esempio, il "fiorentino" Bolatti. E noi in Italia ci lamentiamo degli uomini di Lippi.

Diciamocelo: la selecion è uno squadrone formidabile ed è come sempre tra le favorite dei mondiali insieme agli eterni rivali brasiliani, ma bisogna vedere se il pibe de oro, fenomeno da calciatore, sarà in grado di sfruttare al meglio le risorse disponibili in questa sua prima grande competizione da allenatore. Il girone di qualificazione è stata una sofferenza durata fino all’ultima partita e Maradona ha sfogato sui giornalisti i suoi insuccessi. Finora i suoi risultati e le sue scelte hanno sempre suscitato polemiche; vedremo se avrà almeno il buonsenso di schierare titolare Milito, attaccante spietato e in forma strepitosa.

L’Argentina è inserita nel gruppo B insieme a Corea del Sud, Grecia e Nigeria. Non è un girone semplicissimo, ma raggiungere il primo posto non dovrebbe essere un problema per questo squadrone di campioni. Molti sono gli “italiani” della rosa argentina; scopriamoli insieme.

Difesa – Nel trio dei portieri, Andujar del Catania potrebbe partire titolare; i suoi colleghi sono Romero dell’AZ Alkmaar e Pozo del Colon. I difensori Samuel e Demichelis si sono incontrati nella finale di Champions a Madrid; ora saranno compagni di reparto insieme al romanista Burdisso e al campione di Francia Heinze (Marsiglia). Nicolas Otamendi, Clemente Rodriguez e Ariel Garcé sono per noi i difensori meno conosciuti, poiché militano nel campionato argentino.

Centrocampo – Le chiavi della mediana sono affidate all’inossidabile Juan Sebastian Veron dell’Estudiantes. La Premier League presta alla selecion la coppia Mascherano-Rodriguez del Liverpool e Gutierrez del Newcastle. I centrocampisti “italiani” sono il già citato Bolatti (Fiorentina) e Pastore (Palermo), grande scoperta del presidente Zamparini; il "napoletano" Jesus Datolo è stato tagliato dalla lista dei 23. Completa il reparto il talento del Benfica Di Maria.

Attacco – Con tutto il rispetto per il mitico Martin Palermo del Boca Juniors, dovrebbe essere Diego Milito, protagonista della finale di Champions League, la punta di peso della squadra. Il pallone d’oro Messi è la grande stella di un attacco da paura, che può contare anche sul galactico Higuain, sul Kun Aguero, vincitore dell’ Europa League, e su Carlitos Tevez del Manchester City. Come si dice in questi casi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Non c’è spazio per il Pocho Lavezzi: troppo forte la concorrenza di questi fenomeni.