mercoledì 20 ottobre 2010

Premier League: Rooney, addio allo United: ''Me ne vado, ma sarò sempre grato a Ferguson"

This is a goodbye. Non ancora, per il momento, ufficiale nei fatti, ma certo le parole chiare e nette del comunicato stampa non lasciano spazio a dubbi. Wayne Rooney lascerà il Manchester United, con ogni probabilità già nella prossima finestra di calciomercato a gennaio. Alla base della decisione del bomber dei Red Devils, da qualche tempo in crisi tanto sul campo quanto, soprattutto, nella vita privata (la moglie Coleen lo ha perdonato, a fatica e con la "condizionale", dopo lo scandalo delle scappatelle con un paio di escort locali) ci sarebbero motivi legati al futuro della squadra e al rinnovo del contratto dello stesso Rooney: ''Ho incontrato David Gill (uno dei proprietari dello United, ndr) la scorsa settimana e non mi ha dato le rassicurazioni che volevo sulla squadra futura; a quel punto gli ho detto che non avrei firmato il nuovo contratto'', queste alcune delle dichiarazioni del bomber inglese contenute nel comunicato e riportate da Gazzetta.it, '' Durante quegli incontri in agosto ho chiesto assicurazioni sulla capacità del club di continuare ad attirare i migliori giocatori del mondo. Per me conta solo vincere, come la squadra ha sempre fatto con Sir Alex Ferguson. Nonostante le recenti difficoltà avrò sempre un debito enorme con lui. E' un grande manager ed è stato un mentore, che mi ha aiutato e supportato fin quando sono arrivato qui dall'Everton, a 18 anni. Per il bene del Manchester spero che possa continuare per sempre perchè è un genio."

Dunque, pur ammettendo i dissidi degli ultimi tempi, legati a qualche scelta tecnica dello stesso Ferguson in virtù della condizione non brillantissima del suo attaccante, è il ridimensionamento dello United la causa principale dell'addio di Roo. Una scelta che apre scenari di mercato molto interessanti, seppure limitati: Rooney non lascerà l'Inghilterra, secondo la volontà espresa dalla consorte Coleen, e questo inevitabilmente riduce il numero di pretendenti in grado di assicurarsi le prestazioni dell'asso di Liverpool e di garantire al giocatore i benefit economici da lui richiesti. Gli indizi per il momento dicono Manchester City, per l'immensa disponibilità economica dello sceicco Mansour, e Chelsea, ma i Citizens, acerrimi rivali cittadini dei Red Devils, rischiano di essere tagliati fuori in partenza: Ferguson difficilmente pare disposto anche solo a sedersi allo stesso tavolo con i dirigenti della squadra ''nemica'', ancora di più dopo la ''fuga'' di Tevez dallo United proprio in direzione City. Escluso l'Arsenal, che per bocca di Wenger ha escluso qualsiasi interessamento per Roo (''Abbiamo cinque attaccanti, siamo al completo") e scartato il Liverpool per ragioni economiche e di cuore (Rooney è nato e cresciuto nell'Everton, seconda squadra della città), i Blues di Ancelotti sembrano dunque i più accreditati a portarsi a casa il gioellino per una cifra intorno ai 20 milioni di sterline. Meno di quanto potrebbe offrire il City, ma tant'è.

Intanto Ferguson, che farà a meno del suo ex pupillo nel match di Champions di questa sera all'Old Trafford contro il Bursaspor, sembra essersi già mosso sul mercato alla ricerca del suo sostituto: la pista più concreta porta a Fernando Torres, in cerca di rilancio dopo il pessimo inizio di stagione del Liverpool in Premier. Secondo i tabloid inglesi l'affare si farà, anche per l'interesse dei nuovi proprietari del Liverpool, John Henry e Tom Warner, di alleggerire dal bilancio gli stipendi delle stelle di Anfield Road, tra cui in particolare quello del Campione del Mondo spagnolo.

martedì 19 ottobre 2010

Real Madrid-Milan 2-0: le pagelle

Mou, che lezione ad Allegri! Cristiano Ronaldo e Ozil sugli scudi, difesa rossonera e Seedorf imbarazzanti

REAL MADRID
Casillas 6,5 - Vive buona parte della partita da spettatore grazie all'ottimo lavoro della sua retroguardia: il Real sinora ha incassato solo 3 gol in Liga in sette giornate ed è ancora imbattuto in Champions e di questo va dato merito in particolare a Mourinho e al suo grandissimo lavoro su uno dei più grandi talloni d'achille dei ''galacticos'' negli ultimi anni, ovvero la fase difensiva. Aiutato dalla traversa su una punizione di Pirlo a metà primo tempo, è prontissimo su un destro violento di Robinho in uno dei rari lampi rossoneri del match.

Arbeloa 6,5 - L'ex terzino destro del Liverpool alterna buoni recuperi in fase difensiva su Pato e Ronaldinho a interessanti azioni in avanti a sostegno di Ozil, trovando spesso il guizzo per il cross e mettendo in difficoltà Antonini, che pur limita i danni sulla sua fascia a differenza del disastroso Zambrotta dall'altra parte.

Pepe 6,5 - Ogni qualvolta Ibrahimovic entra in possesso di palla lui è lì, ad aiutare Carvalho nel raddoppio di marcatura. Preciso ed efficace pure nello stoppare regolarmente un Pato davvero inguardabile. Con lui Casillas può dormire per gran parte del match tra due guanciali.

Carvalho 6,5 - Il pupillo difensivo di Mou annulla gli attaccanti rossoneri, in particolare Ibra, con ordine e puntualità. L'intesa con il compagno di reparto Pepe sembra già ben collaudata, come dimostra anche l'inedità solidità difensiva del Real in questo primo scorcio di stagione.

Marcelo 7 - Quanto corre per tutto il match l'esterno brasiliano! Un momento lo vedi rientrare in difesa a dare una mano ai suoi per fermare Pato e Ronaldinho, un attimo dopo lo vedi correre in avanti e sovrapporsi con Cristiano Ronaldo. A tratti ricorda il connazionale Maicon, per quantità e qualità sulla fascia. Seedorf e Zambrotta si sogneranno di lui e CR9 per un bel pezzo.

Xabi Alonso 7 - La solita diga impenetrabile davanti alla difesa, nonchè punto di partenza della stragrande maggioranza delle azioni offensive dei padroni di casa. Cerca gloria personale anche al limite dell'area di rigore milanista. Fondamentali le sue geometrie in mezzo al campo per la squadra di Mourinho.

Khedira 6,5 - Rispetto a Xabi il suo è un lavoro più oscuro e di contenimento, ma non per questo meno preciso ed efficace. Cerca spesso il connazionale Ozil con ampi cambi di gioco. In fase difensiva chiude bene su Ronaldniho, mentre su Seedorf non ce n'è bisogno

Di Maria 6,5 - Nel primo tempo, insieme a Ronaldo e Ozil, mette più volte i brividi alla difesa rossonera, chiamando anche Amelia ad un ottimo intervento nel finale di tempo. Mezzo voto in meno per gli eccessivi sprechi nel secondo tempo, durante il quale si mangia un altro paio di ottime palle gol per puro egoismo.
(dal 42 s.t. Granero s.v.)

Ozil 7,5 - Il folletto tedesco di origini turche incanta con le sue giocate eleganti, a tratti quasi strafottenti, che mandano nel panico la retroguardia rossonera. Protagonista insieme a Ronaldo dell'uno-due devastante con il quale i Blancos chiudono la pratica in 2 minuti attorno al quarto d'ora, pur aiutato in occasione del gol dalla deviazione decisiva di Bonera. Sfodera una quantità impressionante di assist, che meriterebbero miglior fortuna, per Higuain. Esce tra gli applausi scroscianti del Bernabeu.
(dal 38 s.t. Lassana Diarra s.v.)

C. Ronaldo 8 - Pronti, via e non lo vedi giocare, ma volare. Si divora Zambrotta come fosse una barretta di cioccolato e salta Nesta come fosse di carta velina. Finte, controfinte, tocchi e tiri. In più la barriera del Milan decide pure di aiutarlo nel confezionare l'1-0 del Real, aprendosi come un regalo a Natale sulla sua punizione dal limite al 13'. Cerca più volte di portare a casa la doppietta personale e quando non è il pallone a uscire di poco è il portiere rossonero Amelia a dirgli di no. Ogni volta che gli arriva palla è il delirio, sia per i tifosi di casa che per i difensori avversari.

Higuain 6 - Fosse finita 0-0 o peggio ancora, a Madrid lo avrebbero crocifisso. L'attaccante argentino si divora infatti una marea di occasioni da gol sugli assist deliziosi targati Ronaldo, Ozil, Di Maria e Marcelo. Un peccato mortale vista anche la serata da incubo di Bonera e Nesta. Senza dimenticare che in panchina c'è un Benzema sempre più scalpitante.
(dal 44 s.t. Benzema s.v.)

All: Mourinho 8 - Partita perfetta da tutti i punti di vista: la squadra gioca a memoria, ha carattere, è difensivamente solida, atleticamente ineccepibile e permette alle individualità di esprimersi al meglio. Anche se siamo appena ad ottobre appare difficile che questa stagione a Madrid, sponda ''blanca'', si finisca con ''zeru tituli''.


MILAN
Amelia 6,5 - Già il fatto che sia nettamente il migliore tra gli uomini di Allegri deve far riflettere sulla pessima prestazione rossonera, difensivamente e non solo. Una serata, quella dell'ex portiere del Genoa, dalle mille sfaccettature: dall'esordio stagionale con il Milan nella prestigiosa cornice del Bernabeu al terribile doppio vantaggio madridista in due minuti a causa della barriera formato Emmental sulla punizione di Ronaldo e dell'improvvido Bonera sulla conclusione di Ozil. Ma l'esordio del numero 1 rossonero va ricordato soprattutto per gli interventi decisivi su Ronaldo, Ozil e Di Maria.

Zambrotta 4 - Fa quasi tenerezza vederlo mentre si fa saltare regolarmente da Cristiano Ronaldo in fascia, annaspando nel tentativo di recuperare. Dalla sua parte l'ex pallone d'oro e Marcelo indicono una sfida nella sfida a chi riesce ad arrivare più in fretta in zona cross: al terzino azzurro non resta che farsi spedire a casa una foto dell'autovelox.

Nesta 4,5 - Invischiato nella serata da incubo dei suoi, ne esce malconcio e scherzato dal trio d'attacco del Real. Dopo Zambrotta è il bersaglio preferito di CR9 che accentrandosi lo fa fuori regolarmente prima di cercare la conclusione. In ritardo su Higuain e Ozil per fortuna ha alle sue spalle un Amelia in serata di grazia, che se non altro evita la goleada.

Bonera 4,5 - Non è Thiago Silva, e questo lo si sapeva; non è neanche fortunato, perchè la sua deviazione sul tiro di Ozil è tanto deleteria quanto figlia della malasorte. Ma in ogni caso è il solito Bonera, poco attento e ancor meno sicuro. Permane il mistero legato al suo utilizzo: ma Papastathopoulos è davvero peggio di lui?

Antonini 5,5 - Dei quattro di difesa è l'unico a limitare i danni, cercando la copertura su Di Maria e Arbeloa e tentando di proporsi in avanti in aiuto a Ronaldinho sulla sinistra. Se non altro va apprezzata la sua generosità.

Gattuso 5,5 - Ringhio ci mette la grinta, che si sa non gli è mai mancata. Ma la precisione era ed è quella che è. Prova a lottare e a contenere i danni sulla trequarti, cercando di supportare un Pirlo in evidente difficoltà in fase difensiva. Esce ad inizio ripresa per fare spazio al più fisico Boateng, ma se non altro meriterebbe di rimanere in campo a discapito del ben più inguardabile Seedorf.
(dal 14 s.t. Boateng 5,5 - Il ghanese regala più movimento in fase offensiva e allo stesso tempo aiuta i compagni ad arginare le scorribande offensive avversarie, ma il suo impatto sul match non è del tutto quello sperato.)

Pirlo 5 - La sua traversa su punizione a metà primo tempo è un lampo nel nulla, suo e della squadra. Non incide come dovrebbe, tra l'altro mal supportato da un centrocampo non certo di piedi nobili. Le sue geometrie sono comunque regolarmente stoppate sulla trequarti difensiva del Real da Khedira o Xabi Alonso.

Seedorf 4 - Inguardabile ed irritante: perennemente in ritardo su tutti i palloni, spreca come un pivello una delle rarissime occasioni rossonere di tutto il match su un'invenzione illuminante di Ronaldinho. Non dà mai la sensazione di essere nel match, anzi, con lui in campo il Milan sembra in inferiorità numerica.

Ronaldinho 5 - Prova ad accendere la luce con qualche buona soluzione, mal sfruttata, per le punte, ma da un Dinho che per sua stessa ammissione si sente in forma da Pallone d'Oro ti aspetti molto, molto di più. L'uno contro uno in mezzo al campo non funziona mai.
(dal 26 s.t. Robinho 6 - Uno dei pochi a svegliare dal torpore la retroguardia madridista e l'unico a scaldare i guantoni a Casillas in tutto il match con una conclusione velenosa da fuori. Fischiatissimo dal suo ex pubblico del Bernabeu, il brasiliano sembra ormai vicino ad un buonissimo stato di forma. Andava inserito prima.)

Pato 4,5 - Di lui in questo match rimarrà solo il fallo al limite su Di Maria, origine del vantaggio su punizione di Cristiano Ronaldo. A differenza del match di Champions di un anno fa al Bernabeu, incappa in una serata assolutamente incolore. Pepe e Carvalho non devono neanche ammazzarsi di fatica per fermarlo in quelle poche occasioni nelle quali ''Il Papero'' riceve palla. Tardiva la sua sostituzione con Inzaghi.
(dal 33 s.t. Inzaghi 5,5 - Ha una voglia matta di segnare la rete che lo consacrerebbe miglior cannoniere di sempre nelle Coppe Europee davanti a Gerd Mueller e il Bernabeu ha tutte le caratteristiche della cornice prestigiosa in cui festeggiare questo storico traguardo: per questo si sbatte, al solito, sul filo del fuorigioco, purtroppo mal assistito da un Ibrahimovic quantomai impreciso.)

Ibrahimovic 5 - Rimane coinvolto nella serata poco positiva dei suoi, ma pure spreca malamente le palle che riceve da Ronaldinho prima e da Robinho poi. Cerca il dialogo nella ripresa con il neo-entrato Inzaghi, ma le poche volte in cui riesce a ricevere palla si esibisce in giocate inutilmente stucchevoli, lamentandosi spesso del terreno di gioco.

All: Allegri 5 - Il problema non è la sconfitta su un terreno prestigioso e in un match difficile, ma la differenza troppo netta sul piano tecnico e fisico rispetto ai rivali. Oltre alla preoccupante mancanza di carattere mostrata dai rossoneri nei momenti decisivi del match. Tardivi gli ingressi di Robinho e Inzaghi, inspiegabile l'impiego per 90' dell'impresentabile Seedorf.

Arbitro: Proença 6 - Pochi problemi per il direttore di gara portoghese. Qualche dubbio solo sul fallo di Pato su Di Maria all'origine del vantaggio dei Galacticos. Nel finale placa un accenno di nervosismo di Cristiano Ronaldo su Boateng.

lunedì 18 ottobre 2010

SETTIMA GIORNATA: DEL PIERO E' IL RE, ETO'O CHE GOAL, MENTRE A BARI...

Nella domenica del poker juventino ai danni del Lecce, e delle conferme di Lazio ed Inter, con le rinascite di Udinese e Roma e la crisi della Fiorentina di Mihajlovic, ecco personaggio, goal e curiosità dell'ultimo turno di Serie A.

IL PERSONAGGIO: ALESSANDRO DEL PIERO

Senza dubbio, il personaggio della giornata è Alex Del Piero: 178 goal e record di Boniperti eguagliato. In una stagione che lo vedrà poco presente dall'inizio, il numero 10 della Juventus potrebbe continuare a stupire, non solo per la bellezza dei suoi gesti atletici ma anche, e soprattutto, per le reti decisive che potrebbero risolvere le partite. Applausi ad un grande.

IL GOAL: SAMUEL ETO' O

In una giornata ricca di reti interessanti (basterebbe la gara del Palermo per archiviare la pratica) selezioniamo il goal di Samuel Eto'o contro il Cagliari: riceve palla da Snejder, effettua una doppia finta sull'avversario e scarica un sinistro esplosivo che si rivelerà determinante per le sorti dell'incontro. Una marcatura che vale triplo: la bellezza del gesto, i tre punti per l'Inter, la sua vittoria personale contro i cori razzisti che lo hanno perseguitato in buona parte dell'incontro.

LA CURIOSITA': IL PALLONE DI HERNANES

Hernanes segna l'1 a 0 per la Lazio a Bari e corre a festeggiare dietro la porta di Gillet. Ma non ha il pallone a disposizione. Vorrebbe infatti quello del raccattapalle che non è intenzionato a darglielo. Il centrocampista glielo domanda esplicitamente e tutto si risolve: una volta raccolta la sfera la infila sotto la maglia simulando una gravidanza.

178 volte il primo amore. Del Piero eguaglia Boniperti, scritta un altra pagina di storia bianconera.

Del Piero esulta dopo un gran gol all'Inter, che vale i tre punti.
di Alessandro Mascia

Ieri, un po’ in sordina, la Juventus ha scritto una pagina importantissima della sua storia. Alessandro Del Piero, simbolo e bandiera di questa squadra, alle 16,37 va in gol per la 178 volta in serie A, eguagliando il record che appartiene a Giampiero Boniperti. Con classe, Alex ha sfogliato, da quel lontano 1993 in cui arrivò, le pagine più belle del libro della storia bianconera, imparandole prima e riscrivendole poi.

A 33 anni suonati Alessandro è rinato più volte dell’Araba Fenice. Dato per finito già nel 2000 si è rialzato e si è dimostrato campione come pochi altri. Signore in campo e fuori, raramente una polemica, rarissimamente una parola fuori posto. E’ proprio per questo che in tanti, in tutta Italia, lo amano.
Ha già polverizzato moltissimi record: nessuno ha mai indossato tanto la maglia più vincente d’Italia, vestita 642 volte. E nessuno ha mai esultato tanto come lui con essa: 276 gol fatti: 177 in serie A, 20 in serie B, 26 nelle Coppe nazionali, 52 nelle competizioni europee e 1 in Coppa Intercontinentale.

I record da battere ora sono solo due: maggior numero di presenze in campionato, ancora di Boniperti, 444, e maggior numero di reti segnate in campionato. Ne basta uno.

Per omaggiare, vorrei chiedere a tutti voi qual è il gol più bello segnato da Alex.
Personalmente ne ho tre, pregni di significato alcuni, semplicemente stupendi altri.

1) 1)Juventus – Torino 2003. Nel derby, con un tacco spettacolare. http://www.youtube.com/watch?v=kDlIPpfBlRE
2) 2) Bari – Juventus 18/2/2001. Alessandro ha appena perso suo padre, e le critiche continuano a piovergli addosso come se niente fosse. Lui, si sfoga così. http://www.youtube.com/watch?v=AQQivBlI4Bs
3) 3) Juventus – Piacenza, 2003. Gol in spaccata volante per il capitano, che saluta così l’Avvocato, appena scomparso. http://www.youtube.com/watch?v=GncrXwXyxWk&feature=related

Ma ce ne sono tanti, tanti altri.
Da i gol “alla Del Piero”, nati nel ’94. Steaua, Verona, Lazio e Napoli solo per citarne alcuni. (Juve – Steaua http://www.youtube.com/watch?v=WP5XMALyDQU, e Lazio - Juve http://www.youtube.com/watch?v=MSC1KZT9Dv0).
Oppure quello preferito da molti, che lo considerano il più bello. 4/12/94, la Juve perde 2-0 con la Fiorentina: Ravanelli e Vialli raddrizzano, Alex regala i tre punti con questa magia: http://www.youtube.com/watch?v=VNVxpMUUnB8.
Ma non dimentichiamo il gol di tacco al Borussia Dortmund in finale di Champion’s, nel 1997: http://www.youtube.com/watch?v=cfCWfyt6ylU.
E non dimentichiamo gli altri 269. Signori, questo è Alex Del Piero.

domenica 17 ottobre 2010

La Lazio sa ancora volare, vittoria e primato. Super Eto'o e Krasic per Inter e Juve, Fiorentina nell'abisso

Non chiamatela più bella speranza di inizio campionato: la Lazio di Edi Reja è quanto di più reale stia proponendo la Serie A dopo questo primo mini-scorcio di stagione, per l'esattezza sette giornate, all'insegna dell'incertezza e delle sorprese. I biancocelesti avranno pure un organico praticamente immutato rispetto allo scorso, ma il lavoro del tecnico goriziano, i cui risultati si erano fatti apprezzare già nella seconda parte dello scorso campionato, unito ad un Hernanes in più (grande acquisto il brasiliano, sempre più uomo squadra), sembrano davvero aver trasformato gli aquilotti in una squadra degna del posto occupato in classifica. Prova ulteriore ne è la vittoria, figlia di una prestazione cinica e concreta, appunto da grande squadra, nel posticipo serale sul non facile terreno del San Nicola di Bari contro i galletti di Ventura. Un 2-0 targato Hernanes e Floccari, non a caso due degli uomini simbolo del primato biancoleste, dopo un primo tempo sonnacchioso. Quanto basta per mantenere la Lazio in vetta e in solitaria a quota 16, a +2 sulle milanesi.

Prosegue infatti a braccetto la marcia di Inter e Milan al secondo posto della graduatoria. Dopo la vittoria nel primo anticipo del sabato degli uomini di Allegri sul Chievo per 3-1, a raggiungere i cugini ci pensa Eto'o, che a Cagliari regala una magia delle sue: dribbling secco su Astori e conclusione secca dal limite, praticamente da fermo, di sinistro imparabile per Agazzi. 1-0 finale per gli uomini di Benitez e doppia soddisfazione per il camerunense dopo i cori razzisti di inizio gara. Tra le squadre più in salute citazione obbligata per la Juventus di Del Neri, sempre più convincente e sempre più trascinata da un Krasic in forma pazzesca; c'è infatti lo zampino del serbo in tutte le reti con cui i bianconeri strapazzano il Lecce: dal vantaggio di un Aquilani che pare ritrovato al rigore trasformato da Melo (anche lui rinato) con il cucchiaio e dal gol in tuffo di testa di Quagliarella a fine primo tempo sino al 178° gol in Serie A di capitan Del Piero. Una gemma che per il numero 10 bianconero vuol dire agganciare Boniperti nella classifica dei marcatori bianconeri di tutti i tempi in campionato.

A quota 11, insieme ai bianconeri, sale anche il Palermo di Delio Rossi, spietato al ''Barbera'' contro il Bologna di Malesani: 4-1 il finale per i rosanero, che riassaporano il gusto di una vittoria casalinga in campionato dopo ben 6 mesi, targato Pastore (sul quale il Real Madrid sembra aver già concentrato le proprie mire), Pinilla e la coppia slovena ex Maribor, Ilicic-Bacinovic. Sopra Palermo e Juve, al quarto posto, troviamo il Napoli, che si salva a Catania dopo essere andato in vantaggio con il solito Cavani ed essere stato raggiunto a metà ripresa dall'argentino Gomez: i partenopei limitano i danni vista l'espulsione nel secondo tempo di Paolo Cannavaro. Respira invece la Sampdoria, che a Marassi rischia ma rimonta una Fiorentina ultima e in crisi nerissima grazie a Cassano e Ziegler. Per i viola infatti la contemporanea vittoria dell'Udinese a Brescia grazie a Corradi e il pareggio del Parma a Cesena significano fondo della classifica in solitaria: una situazione inaspettata che unita agli ultimi sviluppi negativi sulla famosa ''Cittadella viola'', tanto auspicata dai Della Valle ma infine sfumata, non può che non gettare nello sconforto la tifoseria fiorentina. Chi invece torna a rivedere un bagliore di speranza è la tifoseria giallorossa romanista dopo il successo degli uomini di Ranieri nell'anticipo dell'Olimpico contro il Genoa: 2-1 e ultimo posto a +3, ma in questo pazzo pazzo campionato 2010/2011 c'è sempre tempo per gli sconvolgimenti più impensati.


LA 7° GIORNATA

MILAN - CHIEVO 3-1 (18' Pato, 30' Pato, 70' autogol Ibrahimovic, 93' Robinho)

ROMA - GENOA 2-1 (34' Borriello, 53' Brighi, 79' Rudolf)

CAGLIARI - INTER 0-1 (39' Eto'o)

BRESCIA - UDINESE 0-1 (80' Corradi)

CATANIA - NAPOLI 1-1 (39' Cavani, 69' Gomez)

CESENA - PARMA 1-1 (17' Bogdani, 28' Zaccardo)

JUVENTUS - LECCE 4-0 (13' Aquilani, 34' Melo rigore, 44' Quagliarella, 83' Del Piero)

PALERMO - BOLOGNA 4-1 (17' Pastore, 24' Ilicic, 47' Pinilla, 66' Di Vaio, 84' Bacinovic)

SAMPDORIA - FIORENTINA 2-1 (6' Marchionni, 81' Ziegler, 82' Cassano)

BARI - LAZIO 0-2 (52' Hernanes, 61' Floccari)


LA CLASSIFICA:

LAZIO 16
MILAN 14
INTER 14
NAPOLI 12
JUVENTUS 11
PALERMO 11
SAMPDORIA 10
CHIEVO 10
CATANIA 9
BRESCIA 9
GENOA 8
CESENA 8
ROMA 8
BARI 8
LECCE 8
CAGLIARI 7
BOLOGNA 7
UDINESE 7
PARMA 6
FIORENTINA 5

Lazio all'esame Bari. Dove può arrivare la squadra di Reja?

Di Paolo Pappagallo

Hernanes grande rivelazione di inizio stagione, Floccari e Mauri tra i convocati di Prandelli, Biava e Dias colonne quasi insormontabili al centro della difesa, Ledesma inappuntabile geometra di centrocampo, Reja magistrale direttore d'orchestra: la sorprendente Lazio, capolista convincente e solitaria di questo inizio di stagione, è chiamata a confermare tutti i segnali positivi mostrati finora nel delicato posticipo al San Nicola di Bari contro i galletti di Ventura, squadra coriacea e spesso capace sul proprio terreno di giocare brutti scherzi alle cosiddette grandi. I biancocelesti del presidente Lotito scenderanno dunque in campo già sapendo dei risultati di tutti gli altri match della settima giornata, in particolari delle dirette inseguitrici di Inter e Napoli (oltre a quello del Milan, vincitore nell'anticipo contro il Chievo). Una situazione dunque inedita per Rocchi e compagni, oltre che una sorta di esame di maturità per testare sino a che punto possono spingersi le ambizioni laziali. Pericolo di stress da vittoria a tutti i costi o semplice formalità? Questa Lazio può davvero rimanere ai vertici della Serie A nel corso di tutta la stagione o si tratta solo di euforia da inizio campionato destinata a scemare con i primi risultati negativi?

Risponde Luca Cipriano

All'inizio della stagione avevamo spezzato molte lance a favore di Reja, in particolare quella riguardante la capacità di sapere gestire un gruppo. E i risultati si vedono, perchè una Lazio tutto sommato fotocopia della scorsa stagione sta dimostrando carattere e unione all'interno di uno spogliatoio difficile.
Ma non sarà semplice mantenere questo passo: il livello tecnico della squadra è mediocre e, fatta eccezione per Hernanes, la Lazio non ha un vero campione. Molti giocatori, tra cui Zarate, sono ancora un punto interrogativo; altri, come Mauri, alternano frammenti di stagione nulli a fasi colorite. Non dimentichiamo poi il problema dei dissidenti, che potrebbe riesplodere da un momento all'altro.
Il presidente Lotito, una volta rilevata la Società, è stato protagonista di un grande lavoro di ristrutturazione: rifondare una squadra e rinnovarla ad ogni campionato implica un lavoro lungo e graduale.
Questa Lazio è da metà classifica, ma potrebbe benissimo candidarsi ad una competizione europea magari l'Europa League; non dimentichiamo le imprese di Delio Rossi, autore di grandi rimonte e di ottimi piazzamenti pur avendo a disposizione un organico di mediocre.

venerdì 15 ottobre 2010

Milan e Roma domani in campo. La Serie A riparte con Pato e Toni.

Dopo la sosta per la Nazionale, il campionato riparte con due anticipi importanti: in campo Milan e Roma, entrambe impegnate di fronte al proprio pubblico rispettivamente con Chievo e Genoa.

MILAN, RIECCO PATO

La novità in casa rossonera è rappresentata da Pato. Il giocatore è ritornato disponibile dopo un periodo di assenza e farà coppia dal primo minuto con Ronaldinho per comporre l'attacco stellare insieme al solito Ibrahimovic. In difesa c'è Abate insieme a Nesta e Thiago Silva.
Il Chievo di Pioli non starà a guardare. La squadra veneta è affamata di reti e vuole fare risultato sperando nel cinismo di Pellissier e Moscardelli, supportati da Bogliacino. Per i veneti, confermato quindi il 4-3-1-2 con i perni Mantovani, in difesa, e Marcolini a centrocampo.

ROMA, SETTIMANA INTENSA

E' di poche ore fa la notizia lanciata dal Financial Times, che vedrebbe una dozzina di acquirenti pronti a rilevare l'A.S. Roma, provenienti da tutte le parti del mondo, in particolare da Stati Uniti, Russia e Cina. Ieri Italpetroli aveva smentito qualsiasi trattativa, ma gli incontri con i nuovi interessati potrebbero avvenire già a partire dal prossimo mese.

Roma - Genoa sarà la partita dell'ex Luca Toni. Il giocatore si era ben ambientato a Trigoria, ma ha lasciato la capitale con destinazione Genova. E l'attaccante ha tanta voglia di segnare nel suo vecchio stadio.
I padroni di casa scenderanno in campo con Lobont in porta al posto del convalescente Julio Sergio. Difesa a tre e centrocampo con Simplicio dal primo minuto per l'infortunato De Rossi. Totti in attacco al supporto di Borriello.
Il Genoa risponderà con il tridente. Insieme a Toni ci saranno Sculli e Palacio. Mesto arretrato insieme a Kharja; in difesa confermati Ranocchia e Danielli.

giovedì 14 ottobre 2010

Ma quale strage evitata. E Stankovic va punito. Italia – Serbia, vi dico la mia

Messo a ferro e fuoco Genova. Strage evitata. Abbiamo rischiato un altro Heysel. No ma dico, stiamo scherzando?
Un gruppo di 200 tifosi – nell’accezione più letterale del termine –sono riusciti a fare un po’ di confusione nella città della Lanterna, ma sinceramente, il disastro, io non l’ho visto. Sono d’accordo nel parlare di animali, di bestie, ma cerchiamo di focalizzare l’attenzione su un aspetto: questi ragazzoni di estrema destra male non l’hanno fatto ad alcuno
. Hanno distrutto mezzo stadio, ma in città potevano cercare lo scontro fisico con chiunque, e gli unici con cui se la sono presa sono stati proprio i giocatori serbi. Non venitemi a parlare degli scontri dell’1.30: quella era una normale continuazione dell’esplosione di rabbia dello stadio. Heysel? Ma per piacere, non tiriamo in ballo quella strage. E ancora, strage evitata? Caro ministro Maroni, se avesse alle sue dipendenze gente con più palle – per inciso magari capace a usare il manganello a Genova non solo contro gli studenti – forse non sarebbe successo proprio nulla.
Comunque sia, provo a spiegarvi il motivo per il quale, secondo serbi, italiani, addetti ai lavori e non, Ivan Bogdanovic e soci avrebbero tentato l’assalto a Stankovic e compagni.
Bisogna farne un discorso politico: in Serbia, al comando, c’è Tadic, come presidente della Repubblica e Cvetkovic a occupare la poltrona di Primo Ministro. Entrambi fanno parte del Partito Democratico, per cui assolutamente agli antipodi rispetto alla curva serba. C’è chi sostiene che questi mezzi rifiuti della società, cresciuti nel clima della sopraffazione siano assoldate (cosa che per altro succede dal 1992, con Milosevic) da gruppi politici della stessa bandiera per dare spallate al gruppo di maggioranza. Manovrati da ultranazionalisti, questi tifosi, che sarebbero sia dello Stella Rossa che del Partizan, mossi da giustificazioni ideologiche servono il loro potere.
Altri ancora, in netta minoranza, credono invece in un’altra tesi. Quella opposta. Cioè che Tadic, Cvetkovic e altre cariche dello stato stiano cercando di mettere fuori legge gli ultras ultranazionalisti: sapevano della guerriglia prevista, non avrebbero quindi avvertito il Viminale appunto per permettersi di epurarli.
A mio avviso, invece, si tratta di un gruppo di persone con un grandissimo (esagerato) senso della patria. Perdere 3-1 con l’Estonia è troppo per chiunque. Resto dell’idea che Stankovic sia stato comunque semplicemente ammattito a salutare i suoi con il simbolo dell’ultranazionalismo. Si dimostra quello che è: un ultranazionalista serbo, pronto ad appoggiare la sua curva che fa saltare una partita della nazionale. E alla fine le lacrime, di coccodrillo. Va punito, in quanto capitano. Ha incitato i suoi. Prima di dire qualsiasi cosa, guardate qua: è primavera, la Serbia ha vinto: Stankovic, ancora una volta, saluta così. Non era per dire, "perdiamo tre a zero".



mercoledì 13 ottobre 2010

Gli sconfitti siamo noi

Benvenuti nel teatro del paradosso: una Nazione che si scandalizza per una partita rinviata, un'altra che si scusa e rimprovera la parte lesa per quanto accaduto. L'Italia viene presa ancora una volta in contropiede: vince a tavolino, ma perde in prevenzione.

La domanda più ricorrente dopo la serata di Marassi, è stata:"si poteva evitare?". La risposta è sì. Ormai il calcio è diventato uno pseudonimo per nascondere rivalità tramutate in odio, nazionalismi, sfoghi e frustrazioni della gente fuori dal normale, sempre più mescolata a quella comune.
Ci chiediamo il perchè di tutto ciò: perchè la parola repressione rimane un optional isolato? Perchè si fa la voce grossa sempre in seguito ai guai provocati dagli altri? Perchè nelle tribune è vietato entrare con un ombrello, ma in curva si passa con i fumogeni, le spranghe e i motorini?

Siamo immersi in un capitolo letto e riletto nel corso degli anni, spettacolarizzato dai media finchè ce n'è bisogno (pensiamo alla telecronaca a 4, spesso incomprensibile, che Rai Uno ci ha offerto ieri sera), e ripescato ogni volta che la tragedia avviene. Il calcio italiano convive con l'utopia di potere riportare le famiglie negli stadi, e quando sembra esserci riuscito, contro tutto e tutti, ricade nella contraddizione che lo contraddistingue, ovvero l'esistenza di un ambiente in cui prevale la forma e non la sostanza. Noi, popolo di pensatori, che fingiamo di avvicinarci al "modello inglese" e rimaniamo ostaggio di chi saccheggia le nostre città, non siamo capaci di applicare nemmeno le norme più elementari.

Facciamo allora vincere la Pay Tv, le gare a mezzogiorno, le cupole, i palazzi di calciopoli e tutto ciò che sta al di fuori del calcio giocato. Con questi presupposti, non possiamo aspettarci altro.

martedì 12 ottobre 2010

INTER, COSA NON FUNZIONA DOPO DUE MESI DI GESTIONE BENITEZ

Dopo l'annata strepitosa della passata stagione, i tifosi neroazzurri si sarebbero aspettati un avvio di campionato decisamente diverso. E' vero, dopo cinque giornate la vetta della classifica dista appena due lunghezze dalla capolista Lazio, ma le difficoltà palesate dalla squadra in questi primi mesi di gestione Benitez non lasciano del tutto tranquilli. I motivi di questo avvio stentato sono ovviamente rimediabili con il passare del tempo, ma se dovessimo fotografare lo stato di salute attuale della formazione c'è poco da stare tranquilli. Vediamo punto per punto cosa non funziona.


1) CONDIZIONE FISICA PRECARIA. I giocatori non sembrano correre a mille come sotto la gestione Mourinho. Spesso la squadra sembra arrivare nel finale di partita con il fiatone e con poca lucidità (vedi sconfitta a Roma). Il cambio di preparazione tra Rui Faria e Paco De Miguel è stato radicale (sicuramente più del 20 % annunciato da Benitez in sede di presentazione), la filosofia dei due preparatori atletici ha cambiato il modo d'allenare le gambe dei giocatori che non sembrano ancora aver digerito il cambio di metodi dopo un biennio di allenamenti molto particolari. Gli svariati infortuni muscolari patiti da un gran numero di uomini è sicuramente un campanello d'allarme da non trascurare.


2) POST MONDIALE TRAMAUTICO. Dopo il mondiale i brasiliani e gli argentini in rosa sembrano aver smarrito la serenità. L'esperienza fallimentare delle due nazionali ha influito infatti negativamente sul morale dei giocatori che ancora faticano a metabolizzare le critiche e i contraccolpi subiti in terra Sudafricana. Milito per esempio sembra il gemello brocco del giocatore fenomenale della stagione passata, Maicon appare stanco e demotivato, quasi un ex giocatore. Julio Cesar è sempre più altalenante nelle prestazioni e non è più una sicurezza come in passato. Il solo fenomenale Eto'o non può certamente bastare.
3) CAMBIO FILOSOFIA TATTICA. L'era Benitez si è aperta con un radicale cambiamento a livello tattico. Dopo anni di successi ottenuti grazie al contropiede e rapide verticalizzazioni, ora lo spagnolo predica possesso palla e difesa altissima. Cambiare si sà, non è mai facile, soprattutto quando si hanno in rosa giocatori ormai maturi e abituati a giocare in un certo modo. Ciò che lo spagnolo predica forse potrà avere successo in Champions ma in Italia qualche difficoltà la si troverà quando si giocherà con squadre che badano solo a difendersi e ad arroccarsi dietro la linea del pallone. Un altro dubbio che dovrà essere risolto riguarda l'adattabilità degli uomini a disposizione ad interpretare un calcio così particolare. Ce la faranno i giocatori ad adattarsi senza problemi?
4) CALENDARIO NON FACILE Il calendario quest'anno ha disegnato per i neroazzurri un avvio di stagione abbastanza complicato. In successione si sono dovute affrontare squadre che l'anno scorso si sono piazzate nelle posizioni d'onore. Incontrare Palermo, Roma, Bari, Juve e Udinese non è mai facile, soprattutto se ciò accade AD inizio stagione dopo un Mondiale e se si gioca nel frattempo anche i gironi di Coppa Campioni. La precaria condizione atletica e la forza di queste squadre spiegano (in piccola parte) i motivi di un avvio poco entusiasmante.
5) SARA' BENITEZ IN GRADO DI ACCELERARE? Ormai è chiaro. Benitez non è uno che tiene tutti sulla corda in modo nevrotico come il suo predecessore. Ci si chiede se i suoi metodi da professore universitario siano quelli giusti per tenere sotto controllo un'armata brancaleone come quella neroazzurra storicamente sempre molto nervosa e poco incline ad essere tranquilla. Dopo appena cinque partite gli spifferi di nervosismo provenienti dallo spogliatoio non sono mancati. Mai avevamo visto con Mourinho giocatori così intraprendenti dal punto di vista disciplinare. I casi Milito (contro il Palermo) Chivu (Roma), Maicon e Muntari ( Juventus) fanno riflettere e sono sicuramente una spia rossa che indica che non tutto sta procendendo come lo spagnolo vorrebbe. Urge una lavata di capo e un veloce ritorno alla disciplina se si vorrà tornare ad essere quella squadra che tanto aveva impressionato negli anni precedenti.

domenica 10 ottobre 2010

Fiorentina, è emergenza su tutti i fronti.

C'è tensione in casa viola. La Fiorentina ha definitivamente rinunciato al progetto di realizzare la "Cittadella viola", ovvero un nuovo stadio circondato negozi, servizi e alberghi per autofinanziare il club toscano. Un'idea all'inglese, che i Della Valle sembravano volere inaugurare per primi in Italia, ma che non ha trovato l'assenso del Comune di Firenze e soprattutto della Regione.
La proprietà era convinta di rilanciare le finanze del club proprio con questo progetto a lungo termine e di portare avanti la gestione della Fiorentina in modo autonomo. Per ora tutto è saltato.

Nel frattempo la società ha deciso di concentrarsi sugli elementi a disposizione: la panchina di Mihajlovic non è in pericolo, nonostante i risultati deludenti di questo avvio di stagione e rimarrà in viola anche il D.S. Corvino che sembrava pronto a fare le valigie.

Di certo fare l'allenatore a Firenze di questi tempi non è un'impresa facile: la squadra conta ben tredici infortunati e l'emergenza è tutta per il centrocampo, dove alla lunga convalescenza di Jovetic, si sono aggiunti gli stop di D'Agostino, De Silvestri, Pasqual e Natali. Ai box anche Bolatti e Gilardino che sembrano recuperabili per la prossima di campionato in casa della Sampdoria, dove però mancherà anche Montolivo, squalificato.