giovedì 17 giugno 2010

Harakiri Nigeria, Salpingidis e Torosidis riscrivono la storia greca

L'elogio della follia. Se il famosissimo saggio del 1511 scritto dal filosofo e umanista olandese Erasmo da Rotterdam potesse trovare la sua applicazione in una partita di calcio, Grecia-Nigeria probabilmente ne sarebbe l'esempio perfetto. Nel match del pomeriggio a Bloemfontein sono infatti due inspiegabili pazzie delle ''aquile africane'' a regalare alla Grecia i 3 punti in rimonta, che equivalgono alla prima storica vittoria e ai primi gol segnati dalla rappresentativa ellenica nella fase finale di un Mondiale. E dire che fino alla mezz'ora del primo tempo la partita sembrava incanalata su binari ben diversi, con la formazione di Lagerback in vantaggio e in assoluto controllo dell'incontro di fronte ad una Grecia troppo passiva per fare male. Poi all'improvviso succede che la follia si impadronisca di Kaita prima e del portiere Enyeama, praticamente insuperabile fino a metà ripresa, poi. E che pure la malasorte si accanisca su Haruna. Il risultato finale è così il 2-1 finale greco che riporta gli uomini di Rehhagel in corsa per la qualificazione, anche se l'ultima sarà contro l'Argentina; le speranze della Nigeria rimangono invece appese ad un filo, ma tutto sommato neanche troppo sottile. Tradotto: serve un 2-0 contro la Corea del Sud, difficile ma non impossibile, e la vittoria dell'Argentina proprio contro la Grecia.

Il ct Rehhagel alla vigilia decide di fare molta pre-tattica, prima annunciando la conferma della (brutta) squadra vista all'esordio e poi in realtà rimescolando uomini e modulo: nel 4-4-2 iniziale degli ellenici si vedono il genoano Papastathopoulos, Kyrgiakos e Salpingidis al posto di Seitaridis, Samaras e Charisteas. Una punta in meno dunque con Torosidis avanzato a centrocampo sulla fascia destra. Dall'altra parte anche Lagerback tradisce le indicazioni annunciate, proponendo un 4-4-2 in cui davanti non ci sono a sorpresa nè Obinna nè Martins ma Odemwingie e Yakubu Aiyegbeni.

Il primo tempo parte su ritmi troppo lenti forse per la tensione nelle due squadre, che sanno che una sconfitta comprometterebbe quasi totalmente il cammino mondiale. Nel complesso comunque è la Nigeria a farsi notare di più, con i greci che osservano senza disturbare troppo. E al primo vero tiro in porta del match le aquile africane passano in vantaggio: Uche calcia forte una punizione a poca distanza dal vertice sinistro dell'area di rigore, una via di mezzo tra un tiro e un assist, e la palla si infila in rete dopo aver sorvolato una selva di teste senza che nessuno la tocchi, con il portiere Tzorvas ingannato da Odemwingie che si abbassa all'ultimo davanti a lui. E' il 16' e la Nigeria va sull'1-0. La formazione di Lagerback dà l'impressione dopo il gol di poter controllare ancora meglio il match davanti ad una Grecia che ci prova, specie con le sgroppate di Karagounis sulle fascia, ma mai arrivando ad impensierire la porta difesa da Enyeama. Poi, improvvisamente e del tutto inaspettatamente, ecco arrivare la prima follia destinata a cambiare la storia dell'incontro: è il 32' quando la palla finisce in fallo laterale dopo un leggero contatto tra Torosidis e Kaita e il centrocampista nigeriano, senza spiegazione, si avventa contro l'esterno greco colpendolo con un calcione proprio sotto gli occhi dell'arbitro, il colombiano Ruiz. Che ovviamente espelle il centrocampista delle aquile lasciando la Nigeria in 10. Dalla propria panchina, Rehhagel sembra quasi non credere ai suoi occhi per la superiorità numerica regalata dagli avversari e spedisce subito in campo un'altra punta, Samaras, al posto di Papastathopoulos. Inizia così l'assedio della formazione ellenica, che sfiora il pareggio prima con Salpingidis, sul quale è provvidenziale Enyeama, e poi con il neo entrato Samaras, che costringe Haruna al salvataggio sulla linea. Ma per il gol è ormai questione di secondi e i protagonisti sono proprio Salpingidis e Haruna; la gran botta da fuori area del numero 14 greco al 44' trova infatti la deviazione decisiva del centrocampista africano, che manda fuori causa il proprio portiere Enyeama. E' 1-1, proprio sul fischio finale del primo tempo.

La ripresa si apre ancora con la Grecia tutta in avanti, galvanizzata per il gol del pareggio, il primo gol greco nella fase finale di un mondiale, e alla ricerca del vantaggio. Ma la Nigeria ha dalla sua un portiere che sembra insuperabile: Enyeama è infatti provvidenziale su Gekas, che al 14' spreca calciando tutto solo addosso al numero uno delle aquile, e addirittura miracoloso nel togliere dall'angolino un perfetto colpo di testa di Samaras. Tra i due episodi però, per la precisione nell'azione seguente all'occasione di Gekas, la formazione di Lagerback avrebbe una chance colossale per riportarsi beffardamente in vantaggio: Yakubu, dopo essersi fatto tutto il campo palla al piede, entra in area e lascia esplodere un destro che Tzorvas respinge; sulla ribattuta la palla finisce sui piedi di Obasi che, incredibilmente, a porta vuota e da distanza ravvicinata calcia a lato. Un errore quello del numero 19 in maglia verde da stropicciarsi gli occhi. E per la legge del ''gol sbagliato, gol subito'' al 25' arriva invece il 2-1 greco, con Torosidis ben appostato nell'approfittare di un'incertezza, la prima ma la più pesante, di Enyeama su tiro centralissimo di Tziolis. E poco importa che il portiere nigeriano torni ad essere fenomenale su un altro tentativo dello stesso Tziolis in pieno recupero. Finisce 2-1, per l'incontenibile festa della prima volta greca al Mondiale.

GRECIA:
Tzorvas; Papastathopoulos (37' Samaras), Vyntra, Kyrgiakos, Papadopoulos; Tziolis, Karagounis (c), Katsouranis, Torosidis; Salpingidis, Gekas (79' Ninis). All: Rehhagel

NIGERIA: Enyeama; Odiah, Yobo (c), Shittu, Taiwo (55' Echiejile) (77' Afolabi); Kaita, Haruna, Etuhu, Uche; Odemwingie (46' Obasi), Yakubu.

Reti: 16' Uche (N), 44' Salpingidis (G), 71' Torosidis (G)

Ammoniti: Papastathopoulos, Tziolis, Samaras (G); Obasi (N)

Espulsi: 32' Kaita (N)

Arbitro: Ruiz (COL)

Triplo Higuain e tanto Messi, l'Argentina travolge la Corea del Sud

Un Maradona che dà spettacolo alla vigilia in conferenza stampa e un duo Messi-Higuan che lo imita, a modo suo, sul campo. L'Argentina-show si sviluppa in poco meno di 24 ore, regalando colpi ad effetto sia all'interno della sala stampa del ritiro albiceleste che sul terreno di gioco del Soccer City Stadium di Johannesburg. Prima le bordate del ''Pibe de Oro'' contro Pelè e Platini che lo avevano accusato di non essere un buon allenatore, poi la tripletta dell'attaccante del Real Madrid, con la preziosa collaborazione della ''Pulce'' blaugrana, che trascina la nazionale e il proprio ct verso una qualificazione agli ottavi di finale ormai ampiamente ipotecata. Il dato di fatto è uno: che sia merito o no soprattutto di Maradona, questa Argentina fa davvero paura. E il 4-1 finale con cui i sudamericani battono la Corea del Sud acquista ancora più valore alla luce della buona prestazione della squadra di Huh Jong-Moo, che nel finale del primo tempo trova il gol dell'1-2 approfittando di un errore della difesa avversaria e che nel secondo tempo potrebbe pure pareggiare prima delle due reti di Higuain quasi nel finale. Il passaggio del turno resta comunque ampiamente alla portata degli asiatici, visto l'ultimo turno contro la quasi disperata Nigeria e il contemporaneo impegno della Grecia contro l'Argentina.

Le due squadre al via cambiano un solo giocatore a testa rispetto ai vittoriosi match d'esordio: nell'Argentina a centrocampo non c'è Veron, affaticato e sostituito da Maxi Rodriguez sulla destra nel 4-3-3 che in fase difensiva si trasforma in 4-2-3-1. Davanti c'è il confermatissimo trio con Messi, Tevez e Higuain. Nel classico 4-4-2 della Corea del Sud l'unica novità è invece in difesa, con l'assenza dell'esterno destro Cha Du-Ri sostituito da Oh Beom Seok.

L'inizio è tutto di marca Argentina, che parte subito con il piglio di voler far vedere agli avversari chi comanda in campo. I più scatenati sono Tevez e Di Maria, con la punta del Manchester City che a tratti sembra davvero incontenibile, creando non poche difficoltà a una difesa sudcoreana che in qualche modo si difende, e prova anche a mettere il naso nella metacampo avversaria verso il quarto d'ora. Ad attendere la formazione di Jung-Moo c'è però una brutta sorpresa, in realtà frutto di uno sfortunato errore di uno dei propri giocatori: al 16' un calcio di punizione battuto da Messi quasi dalla bandierina sinistra del calcio d'angolo trova l'involontaria deviazione di Park Chu-Yung che infila il pallone nella propria rete. E' 1-0 Argentina, risultato che scioglie ancora di più il gioco della nazionale di Maradona e costringe i coreani a chiudersi ulteriormente in difesa, prima ancora che a cercare il pari. Il problema è che nella rosa dell'albiceleste ci sono alcuni tra i migliori palleggiatori del mondo, capaci di creare occasioni spesso e volentieri efficaci. Come accade infatti al 32' con Higuain, abile a schiacciare in rete di testa sul primo palo dopo una sponda di Burdisso (entrato al posto di Samuel) su cross da destra di Maxi Rodriguez. E' il 2-0, meritatissimo, per la formazione di Maradona. Che poco dopo potrebbe già triplicare, prima con Di Maria e poi soprattutto con Messi, che al 43' inventa una giocata degna del Maradona calciatore: dribbling su quattro avversari e pallonetto delizioso da fuori area che esce di un nulla. Sarebbe stato il gol più bello del mondiale finora. Tutto sembra procedere per il meglio per la nazionale sudamericana, ma al 45' Demichelis decide di ''dare una mano'' alla Corea a riaprire il match regalando di fatto la palla sulla trequarti a Lee Chung-Yong, che può così entrare comodamente in area e battere Romero. E' l'1-2 che riapre la partita proprio sul fischio finale per la prima frazione dell'arbitro belga De Bleckeere.

Si riparte con l'Argentina vogliosa di chiudere nuovamente il match il prima possibile. Ad avere la prima palla buona per farlo è Higuain che al 7' su tocco di Di Maria calcia di sinistro al volo trovando un ottimo riflesso del portiere sudcoreano Jung Sung-Ryong. La Corea però stavolta non ci sta ad arroccarsi in difesa come nel primo tempo e prova spingersi coraggiosamente in avanti alla ricerca del pareggio; che quasi arriva al 13' con Yeom Ki-Hun che per fortuna di Romero colpisce solo l'esterno della rete da buona posizione. L'occasione dà ancora più coraggio alla formazione asiatica con Di Maria che comincia a trovarsi in difficoltà sulle accelerazioni avversarie. La sensazione è che la leziosità messa in campo per troppi minuti dagli argentini possa rivelarsi alla fine un boomerang per gli uomini di Maradona. C'è bisogno di una sveglia e a darla ai compagni ci pensa il leader in campo Leo Messi al 32'. La ''Pulce'' cerca il gol con due tiri dentro l'area, il primo respinto dal portiere e il secondo dal palo e da qui irrompe Higuain per la deviazione ravvicinata vincente. E' 3-1 e doppietta per l'attaccante del Real. Che prima del finale completa la sua personale tripletta, diventando il capocannoniere dei Mondiali, con un perfetto colpo di testa ad incrociare su assist del neo entrato Aguero. E anche qui l'azione parte dal piede vellutato di Messi che serve al "Kun'' un cucchiaio in profondità. Finisce 4-1 per gli uomini di Maradona; l'Argentina c'è, e si sente.

ARGENTINA: Romero; Heinze, Samuel (23' Burdisso), Demichelis, Gutierrez; Mascherano (c), Maxi Rodriguez, Di Maria; Messi, Tevez (75' Aguero), Higuain (82' Bolatti). All: Maradona

COREA DEL SUD: Jung Sung-Ryong; Lee Young-Pyo, Oh Beom-Seok, Cho Yong-Hyung, Lee Jung-Soo; Kim Jung-Woo, Ki Sung-Yong (45' Kim Nam-il), Park Ji-Sung (c), Lee Chung-Yong; Park Chu-Young (81' Lee Dong-Guk), Yeom Ki-Hun. All: Huh Jung-Moo

Reti: 16' Park Chu-Yong (autogol) (A), 33' Higuain (A), 45' Lee Chung-Yong (C), 76' Higuain (A), 80' Higuain (A)

Ammoniti: Gutierrez, Heinze, Mascherano (A); Lee Chung-Yong, Yeom Ki-Hun (C)

Arbitro: De Bleeckere (BEL)

Giorno 7: Argentina e Corea del Sud per il primo posto, poi spareggio Grecia-Nigeria, stasera la Francia

Un programma al solito molto ricco, ma anche molto interessante, è quello che ci aspetta in questa settima giornata di gare a Sudafrica 2010. Dopo la roboante vittoria dell'Uruguay sui padroni di casa del Sudafrica che ha dato ufficialmente avvio al 2° turno del Girone A, oggi ad aprire ad ora di pranzo a Johannesburg sarà il super match che vale la leadership, e la qualificazione, nel Gruppo B tra l'Argentina di Maradona, al solito molto effervescente in conferenza stampa, e la Corea del Sud vincitrici entrambe dell'incontro d'apertura. Alle 16 a Bloemfontein Grecia e Nigeria, sempre per il Girone B, si giocheranno tutto in quello che è un vero e proprio spareggio: chi vince rimane aggrappato al treno qualificazione, chi perde è fuori. Alle 20.30 a Polokwane, a completare il programma, saranno Francia e Messico alla ricerca della vittoria per dare la caccia all'Uruguay capolista.
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ARGENTINA - COREA DEL SUD

Dopo la vittoria di misura, ma nettamente meritata, contro la Nigeria all'esordio, la nazionale di Maradona torna in campo a Johannesburg alla ricerca della vittoria contro l'altra vincitrice del primo turno, la Corea del Sud impostasi per 2-0 sulla Grecia. L'albiceleste non può permettersi assolutamente passi falsi in quanto il successo non varrebbe solo la qualificazione quasi matematica agli ottavi di finale ma pure la leadership del Girone B. Contro la Corea del Sud non sarà probabilmente così facile come contro la non irresistibile Nigeria, ma la qualità è tutta dalla parte dei sudamericani, e non potrebbe essere altrimenti.

Rispetto alla gara d'esordio Maradona perde Juan Sebastian Veron, che dovrebbe essere rimpiazzato da Maxi Rodriguez. Per il resto confermato il 4-3-3 adattabile a 4-2-3-1 con Messi, Tevez e Higuain davanti e alle spalle Di Maria, questa volta appunto con Maxi Rodriguez. Milito ancora in panchina. Un solo cambio anche nel 4-4-2 della Corea del Sud dove in difesa c'è Oh Beom Seok e non Cha Du Ri.

Le probabili formazioni:

Argentina
(4-3-3): 22 Romero; 6 Heinze, 13 Samuel, 2 Demichelis, 17 Gutierrez; 14 Mascherano (c), 20 Maxi Rodriguez, 7 Di Maria; 10 Messi, 11 Tevez, 9 Higuain.
A disposizione: 21 Andujar, 1 Pozo, 3 C. Rodriguez, 15 Otamendi, 4 Burdisso, 12 Garce, 5 Bolatti, 8 Veron, 23 Pastore, 19 Milito, 16 Aguero, 18 Palermo. All: Maradona

Corea del Sud
(4-4-2): 1 Lee Won-Jae; 12 Lee Young-Pyo, 2 Oh Beom-Seok, 4 Cho Yong-Hyung, 14 Lee Jung-Soo; 8 Kim Jung-Woo, 16 Ki Sung-Yong, 7 Park Ji-Sung (c), 17 Lee Chung-Yong; 10 Park Chu-Young, 19 Yeom Ki-Hun.
A disposizione: 21 Kim Young-Kwang, 18 Jung Sung-Ryong, 22 Cha Du-Ri, 3 Kim Hyung-il, 23 Kang Min-Soo, 15 Kim Dong-Jin, 13 Kim Jae-Sung, 6 Kim Bo-Kyung, 5 Kim Nam-il, 20 Lee Dong-Guk, 11 Lee Seung-Ryul, 9 Ahn Jung-Hwan. All: Huh Jung-Moo

Arbitro: Franck De Bleeckere (Belgio)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 13.30


GRECIA - NIGERIA

Dopo le sconfitte all'esordio, Grecia e Nigeria si affrontano alle 16 a Bloemfontein in un match delicatissimo, che segnerebbe la fine anticipata dei sogni di gloria per la formazione di Rehhagel o per quella di Lagerback in caso di sconfitta. Le due squadre sono quindi condannate a vincere, o perlomeno a non perdere. Gli ellenici apparsi davvero in pessima forma contro la Corea del Sud cercheranno il riscatto contro una Nigeria che sulla carta sembra leggermente favorita, ma che parte da quota 0 punti quanto i rivali ma ha dalla sua il portiere Enyeama, rivelatosi in ottima forma contro l'Argentina con un numero impressionante di interventi decisivi.

Nonostante l'esordio assolutamente negativo, Rehhagel pare intenzionato a confermare la Grecia del primo turno in tutti i suoi effettivi, con il trio d'attacco Samaras-Gekas-Charisteas e la presenza di Tziolis, Katsouranis e capitan Karagounis a centrocampo. Nella Nigeria di Lagerback invece dovrebbe trovare posto dall'inizio Uche e Martins, esclusi all'esordio dall'undici iniziale ma buoni protagonisti nel secondo tempo, con quest'ultimo a formare un tridente insieme a Aiyegbeni e Obinna.

Le probabili formazioni:

Grecia
(4-3-3): 12 Tzorvas; 2 Seitaridis, 11 Vyntra, 15 Torosidis, 8 Papadopoulos; 6 Tziolis, 10 Karagounis (c), 21 Katsouranis; 7 Samaras, 9 Charisteas, 17 Gekas.
A disposizione: 13 Sifakis, 1 Chalkias, 3 Patsatsoglou, 16 Kyrgiakos, 4 Spyropoulos, 19 Papastathopoulos, 22 Malezas, 18 Ninis, 23 Prittas, 20 Kapetanos, 14 Salpingidis. All: Rehhagel

Nigeria

(4-3-3):1 Enyeama; 17 Odiah, 2 Yobo (c), 6 Shittu, 12 Uche; 14 Kaita, 15 Haruna, 20 Etuhu; 18 Obinna, 8 Aiyegbeni, 9 Martins.
A disposizione: 23 Aiyegnugba, 16 Ejide, 22 Adolaye, 21 Echiejile, 5 Ofolabied, 13 Ayila, 4 Kanu, 3 Taiwo, 7 Utaka, 11 Odemwingie, 19 Obasi, 10 Ideye. All: Lagerback

Arbitro: Oscar Ruiz (Colombia)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 16


FRANCIA - MESSICO

Domenech contro tutti, anche contro il proprio spogliatoio. Dopo lo scialbo 0-0 dell'esordio contro l'Uruguay, una Francia sempre più nella bufera scende in campo contro il Messico per il Girone A nel match delle 20.30 a Polokwane. Un vero e proprio ammutinamento quello che pare in atto tra i Blues, con i senatori della squadra che avrebbero isolato e ''fatto fuori'' l'ex enfant prodige Yohann Gourcuff, costringendo Domenech a impiegare Malouda e a variare un 4-4-2 più equilibrato rispetto all'ultimo incontro con Ribery dietro la punte. Nessuna rivoluzione in casa messicana, che come i transalpini punta alla vittoria per agganciare in vetta l'Uruguay a quota 4 punti dopo la vittoria di ieri. Chi perde rischia di essere già con un piede fuori dai giochi, in particolare il Messico visto l'ultimo turno contro l'Uruguay e il contemporaneo impegno della Francia contro il Sudafrica.

Come sottolineato, dalle ''indicazioni'' dello spogliatoio francese ci sarà Malouda sulla fascia al posto di Gourcuff in un 4-4-2 con Ribery libero di svariare e assistere le due punte, Anelka e uno tra Henry e Govou, in un ballottaggio che sarà risolto solo all'ultimo. Nel Messico invece Aguirre dovrebbe confermare gli 11 visti contro il Sudafrica, con l'unico ballottaggio tra Guillermo Franco e il ''Chicharito'' Javier Hernandez, sperando che i suoi giocatori ripetano la prestazione contro l'Italia in amichevole piuttosto che la gara contro i padroni di casa dell'esordio.

Le probabili formazioni:

Francia

(4-4-2): 1 Lloris; 2 Sagna, 5 Gallas, 3 Abidal, 13 Evra (c); 14 Toulalan, 15 Malouda, 19 Diaby, 7 Ribery; 12 Henry, 21 Anelka.
A disposizione: 16 Mandanda, 23 Carrasso, 22 Clichy, 6 Planus, 4 Reveillere, 17 Squillaci, 8 Gourcuff, 18 Diarra, 9 Cissè, 11 Gignac, 10 Govou, 20 Valbuena. All: Domenech

Messico
(4-3-3): 1 Perez; 12 Aguilar, 5 Osorio, 2 Rodriguez, 3 Salcido; 16 Juarez, 4 Marquez (c), 6 Torrado; 17 Dos Santos, 9 Franco, 11 Vela.
A disposizione: 13 Ochoa, 23 Luis Ernesto Michel, 15 Moreno, 8 Castro, 18 Guardado, 19 Magallon, 20 Torres, 7 Barrera, 21 Bautista, 22 Medina, 14 Hernandez, 10 Blanco. All: Aguirre

Arbitro: Kalhil Ibrahim Al Ghamdi (Arabia Saudita)

Diretta: RaiUno e Sky Mondiale 1, ore 20.30

mercoledì 16 giugno 2010

La crisi delle Big nel Mondiale delle sorprese

Dopo la prima piccola fetta di Mondiale, siamo costretti a stropicciarci gli occhi: sono infatti ben sei le squadre candidate al titolo, ad avere deluso le aspettative di tifosi e calciofili. Eccezione fatta per la stratosferica Germania e per l'Olanda, le altre big hanno faticato non poco nella prima partita del massimo Torneo.

E' difficile trovare un denominatore comune come causa di questi insuccessi: ogni gara ha una storia a sè, e dev'essere valutata non solo in base al risultato finale, ma anche a seguito di fattori tecnici, fisici e psicologici. Prendiamo la
Spagna. Il tecnico Del Bosque, in conferenza stampa aveva infatti espresso il proprio disappunto per le eccessive pressioni mediatiche: "Tutti danno per scontato che la nostra Nazionale sia già in finale". Detto fatto: la Svizzera castiga con un secco 1 a 0 gli Iberici e per i Campioni d'Europa ci sono solo ferite dopo una gara fatta di calcio lento e prevedibile.

Il
Brasile ha giocato a tratti e anche qua l'aspetto mentale ha avuto il suo peso: la Corea del Nord ci ha provato fino all'ultimo, spinta dallo smisurato sentimento nazionale (o nazionalista?) inculcato più che dal proprio tecnico, dai vertici statali. Le critiche rivolte a Dunga sull'impiego di Elano, ma soprattutto sulle mancate convocazioni di Pato e Ronaldinho, hanno fatto scendere in campo la Seleçao senza la dovuta serenità: la differenza, guardacaso, l'hanno fatta i singoli.

Brutte, o comunque poco convincenti,
Francia e Inghilterra: la prima ha deluso di fronte all'Uruguay. La seconda ha forse sottovalutato la grinta statunitense, dopo una settimana densa di veleni, dovuti alla rabbia di mister Capello per il poco impegno profuso nell'amichevole del pre-esordio.

Tralasciando commenti sull'
Italia, il cui cammino si colora proprio oggi di una nuova incertezza con lo stop forzato di Buffon dovuto ad una pericolosa ernia del disco, la Nazionale favorita che ha fatto meno peggio è stata l'Argentina di Maradona. Una vittoria di misura grazie ad un goal giunto su palla inattiva la dice lunga sulla confusione che popola l'abbondante e sostanzioso reparto offensivo: tolta la fantasia di Messi, gli attaccanti sudamericani si sono troppo spesso pestati i piedi.

Le prossime partite potrebbero già lasciare una seria impronta su questo campionato Mondiale: molte, forse troppe, le big costrette a portare a mettere in classifica tre punti fondamentali che, mai come stavolta, non saranno solamente utili alla qualificazione, ma avranno un forte valore morale.

Un super Forlan trascina l'Uruguay, Sudafrica ad un passo dal baratro

Partiamo dalla fine: quando l'esterno uruguagio Alvaro Pereira al minuto numero 93 appoggia in rete l'assist di Suarez realizzando il 3-0 definitivo a favore dell'Uruguay, anche l'ultima vuvuzela del Loftus Versfeld Stadium di Pretoria tace. Forse per la prima volta dall'inizio del Mondiale. Potenza, si fa per dire, di una serata terribile per il Sudafrica padrone di casa, lento, confusionario e irriconoscibile rispetto all'ottimo esordio, di fronte ad un Uruguay al contrario praticamente perfetto e finalmente concreto in avanti a differenza del match contro la Francia. Merito anche e soprattutto di un grandissimo Diego Forlan, autore della prima doppietta di questa rassegna, supportato da un Suarez in veste di uomo assist con Cavani, in campo dopo la panchina con la Francia, che del trio è il meno ispirato e si fa notare più per le occasioni mancate che per quelle realmente concretizzate. Con i tre punti conquistati la ''celeste'' mette un piede, se non qualcosa di più, negli ottavi di finale; per il Sudafrica il sogno non può dirsi sfumato del tutto, ma se domani dovesse vincere una tra Francia e Messico per i Bafana Bafana gli ottavi di finale diventerebbero un traguardo davvero quasi irraggiungibile.

Rispetto ai match d'esordio i due tecnici Parreira e Tabarez agiscono in maniera contrapposta: il primo conferma 10/11 della bella squadra vista contro il Messico con la sola novità di Masilela terzino sinistro al posto di Thwala; in avanti è sempre la stella Pienaar il designato ad ispirare la manovra e ad assistere l'unica punta Mphela. Il secondo decide di passare dal 3-4-1-2 visto contro la Francia ad un più spregiudicato 4-3-3 con Fucile a sinistra e Maxi Pereira arretrato a destra in difesa e Cavani nel trio d'attacco con Suarez e Forlan. Gli esclusi, in panchina, sono Victorino e Gonzalez.

Si parte con la Celeste che cerca subito di imporre il proprio gioco sull'asse Forlan-Suarez. I due si cercano spesso, anche con la collaborazione di Fucile, ma i tiri del primo quarto d'ora non creano esattamente brividi alla porta di Khune. Dall'altra parte il primo a cercare lo specchio dei pali difeso da Muslera è l'eroe dell'esordio Tshabalala che, probabilmente gasato dalla segnatura con il Messico, cerca più volte la conclusione, spesso ignorando compagni di squadra piazzati meglio. Il Sudafrica dà comunque l'impressione di essere eccessivamente prudente, quasi timido e improntato più alla distruzione del gioco avversario che non alla costruzione del proprio. Ma proprio quando, verso la mezz'ora, l'Uruguay sembra aver momentamente abbassato il proprio ritmo per riorganizzare le idee, ecco arrivare l'episodio che cambia completamente l'inerzia del match: Forlan guadagna palla sulla trequarti e da circa trenta metri esplode un destro molto potente che, deviato dalla schiena di Mokoena, assume una traiettoria impossibile e beffarda per l'estremo difensore sudafricano Khune infilandosi appena sotto la traversa. E' 1-0 Uruguay al 24'. Il gol subìto riporta finalmente e con più convinzione i padroni di casa nella metacampo avversaria e a provarci, senza spaventare troppo Muslera, ci provano in un paio di occasioni Mphela e il solito Tshabalala. Ma la squadra di Tabarez prima dell'intervallo potrebbe addirittura raddoppiare con Suarez, che al 33' spedisce sull'esterno della rete dopo aver dribblato in area il suo diretto marcatore, e Cavani, che un minuto dopo solo davanti al portiere fallisce l'aggancio vanificando una bella invenzione di Forlan. L'1-0 dell'intervallo alla Celeste va addirittura un po' stretto.

Si riparte con un Uruguay ancora più deciso a voler chiudere la pratica prima possibile. Ci provano subito Cavani, che mette a lato dopo aver ben anticipato Mokoena, e il capitano Diego Lugano, che completamente solo colpisce però malissimo di testa su una punizione dalla trequarti di Diego Forlan. La superiorità tattica espressa dalla formazione di Tabarez appare ancora più evidente, mentre il Sudafrica pecca nei movimenti senza palla. Eppure gli uomini di Parreira qualche grattacapo a Muslera lo riescono pure a creare, con un colpo di testa di Mphela che al 20' chiama il portiere della Lazio a deviare in angolo e un tiro da fuori di Modise. Ma l'Uruguay, implacabile, non appena si riporta nell'area di rigore avversaria trova l'episodio che di fatto chiude il match. Suarez, forse in posizione di fuorigioco, è bravo ad intervenire su un pallone sporco calciato da Forlan e, tentando di saltare Khune, finisce a terra. Il contatto tra il piede sinistro del portiere e quello dell'attaccante celeste sembra più cercato da quest'ultimo, ma in ogni caso l'arbitro Busacca è irremovibile: rigore ed espulsione per l'estremo difensore dei Bafana Bafana. Dal dischetto Forlan calcia in modo impeccabile, sotto il sette, infilando il portiere di riserva Josephs per il 2-0 dell'Uruguay all'80'. Gli ultimi dieci minuti di gara e l'abbondante recupero servono solo a prolungare l'agonia dei padroni di casa, mentre i sostenitori locali cominciano ad abbandonare in massa lo stadio di Pretoria. Giusto prima del fischio finale c'è tempo e gloria anche per Alvaro Pereira di deviare sottoporta il gol del 3-0 finale. E qui torniamo all'inizio: le vuvuzelas tacciono (finalmente) per un Sudafrica ad un passo dalla fine del sogno. Soprattutto per merito di un ottimo Uruguay.

SUDAFRICA:
Khune; Gaxa, Mokoena (c), Khumalo, Masilela; Letsholonyane (57' Moriri), Dikcagoi, Modise, Tshabalala; Pienaar (79' Josephs); Mphela.

URUGUAY: Muslera; M. Pereira, Lugano (c), Godin, Fucile (71' A. Fernandez); Perez (90' Gargano), Arevalo Rios, A. Pereira; Forlan, Cavani (89' S. Fernandez), Suarez.
Reti: 24' Forlan, 80' Forlan (rigore), 93' Alvaro Pereira

Ammoniti: Dikcagoi, Pienaar (S)

Espulso: 77' Khune (S)

Arbitro: Busacca (SVI)

Svizzera, che sorpresa! Fernandes punisce una Spagna leziosa e sfortunata

Alzi la mano chi se lo aspettava. La prima vera e clamorosa sorpresa del Mondiale 2010 viene da Durban e dalla seconda partita del Girone G che vede in campo le ultime due formazioni a dover esordire nella kermesse sudafricana, ovvero la favoritissima Spagna campione d'Europa in carica di Vicente Del Bosque e la rocciosa Svizzera dell'ex tecnico del Bayern Monaco Ottmar Hitzfeld. Un incontro dall'esito che parebbe già scritto e che invece il campo capovolge sorprendentemente: a uscirne vincitrice è la formazione elvetica grazie a un gol in carambola a inizio ripresa di Gelson Fernandes, classe 1986 di origini capoverdiane, che premia una Svizzera cinica e ben organizzata in difesa, capace di piazzare 10 uomini dietro la linea della palla e di colpire gli avversari in uno dei rari contropiedi. La Spagna, leziosa e a tratti sfortunata, capace di produrre molto gioco ma al tempo stesso poche occasioni, comincia così nel peggiore dei modi il Mondiale che, nelle aspirazioni di tifosi, squadra e ct, dovrebbe essere quello della tanto attesa consacrazione mondiale dopo la vittoria europea del 2008. La prossima sfida, contro il non certo irresistibile Honduras, sarà già decisiva per il proseguo del cammino iridato degli iberici, dietro solo al Brasile nelle quote dei bookmakers per la vittoria finale.

La squadra di Del Bosque, che si presenta in Sudafrica con l'impressionante ruolino di marcia di 10 vittorie in altrettante partite di qualificazione, recupera per l'esordio Iniesta dall'inizio ma non Torres, in panchina insieme a Fabregas accanto al tecnico. Nel 4-5-1 molto offensivo delle Furie Rosse l'unica punta è il neo acquisto del Barcellona David Villa, assistito da Silva e Iniesta esterni offensivi, con Xavi a dirigere come suo solito il gioco e Busquets e Xabi Alonso a fare da filtro davanti alla difesa. Nella Svizzera di Hitzfeld, priva dell'infortunato Frei in avanti e di Behrami, le punte sono Derdiyok e N'Kufo, con Inler, Barnetta, Huggel e Fernandes sulla linea di centrocampo nel 4-4-2 elvetico e gli ''italiani'' Lichtsteiner e Ziegler esterni di difesa.

La Spagna inizia da subito a macinare gioco con una serie di trame fitte e di passaggi veloci in profondità, creando la prima occasione con Villa al 10', chiuso bene da un'uscita tempestiva del portiere elvetico Benaglio, che si rivelerà essere in grande serata. Di lì a poco cominciano una serie di tiri in successione nello specchio della porta dell'estremo difensore del Wolfsburg: il primo in ordine temporale è Silva al 16', seguito a ruota da Sergio Ramos e Iniesta. Ma è sui piedi di Piquè che arriva la prima vera palla gol dell'incontro: il numero 3 spagnolo, servito magistralmente da Iniesta, si libera in dribbling di Grichting ma si fa ipnotizzare da un super Benaglio. Un'ottima occasione nata ancora una volta dai piedi del numero 6 degli iberici, sicuramente il più positivo dei suoi. La Svizzera resiste, aspetta e prova a ripartire confermandosi la squadra difensivamente ineccepibile vista a Germania 2006, mondiale concluso dagli elvetici ai rigori negli ottavi contro l'Ucraina con lo sfortunato record di zero sconfitte e zero gol subiti. Nel finale di tempo la Spagna colleziona un'altra ottima palla gol con Villa, strepitoso nel mettere a sedere tutta la difesa avversaria, tra cui Von Bergen entrato al posto dell'infortunato Senderos, e pure Benaglio, ma decisamente meno nel far partire un pallonetto decisamente inconcludente, una via di mezzo tra un tiro e un cross, che si spegne largo. 0-0 all'intervallo.

La Spagna parte forte anche nella ripresa, ma la squadra di Hitzfeld comincia a farsi minacciosa in contropiede. E proprio da una ripartenza rossocrociata arriva il rocambolesco vantaggio di Fernandes al 7': Derdiyok si invola verso l'area di rigore iberica ma al suo ingresso viene fermato da un'uscita a valanga, molto al limite del regolamento, di Casillas che colpisce il pallone; la sfera finisce addosso a Piquè che non riesce a liberarsene prima dell'intervento di Fernandes, abile come un falco ad avventarsi sul pallone e a depositarlo in rete. E' il vantaggio svizzero, clamoroso a Durban. Il gol scatena la reazione furibonda delle Furie Rosse che però devono fare i conti sia con il ''Benaglio show'' che con una buona dose di sfortuna. Al 15' il portiere elvetico si esalta nuovamente su Villa, imbeccato dal solito Iniesta. Ma due minuti dopo è solo la sfortuna a negare il gol all'ala del Barcellona, che inventa uno stupendo destro a girare su cui Benaglio non può nulla, ma la palla si perde di un nulla vicino al palo sinistro. Del Bosque prova allora a sfoderare l'artiglieria pesante: dentro ''El Nino''' Torres e Jesus Navas per Silva e Busquets. Ma che l'attaccante del Liverpool non sia in perfette condizioni lo si nota già con il suo primo destro, che si perde lontano dalla porta rossocrociata. La Svizzera però comincia a subire l'assedio degli spagnoli, che al 25' colpiscono una traversa clamorosa con una sassata da fuori di Xabi Alonso e due minuti dopo falliscono di un soffio il pareggio su un bel diagonale di Jesus Navas fuori di pochissimo. L'esterno del Siviglia sul finale di match è il più pericoloso dei suoi, con un altro missile che mette i brividi a Benaglio, ma la Svizzera riesce pure ad andare vicinissima al raddoppio con una grandissima azione di Derdiyok, che si beve Piquè e Puyol, non proprio due novellini, e con un esterno delizioso centra il palo alla sinistra di Casillas. Nel finale neanche l'ingresso di Pedro riesce a portare il sussulto decisivo in casa iberica. Finisce 1-0 per la Svizzera, al termine di una bellissima partita; la Spagna dalla prossima non può più fallire.

SPAGNA: Casillas; Sergio Ramos, Puyol (c), Pique, Capdevila; Busquets (61' Torres), Xabi Alonso, David Silva (62' Jesus Navas), Xavi, Iniesta (77' Pedro); Villa. All: Del Bosque

SVIZZERA: Benaglio; Lichtsteiner, Senderos (36' Von Bergen), Grichting, Ziegler; Inler, Huggel (c), Barnetta (90' Eggiman), Fernandes; Derdiyok (79' Yakin), Nkufo. All: Hitzfeld
Reti: 52' Fernandes

Ammoniti: Benaglio, Grichting, Ziegler, Yakin (S)

Arbitro: Webb (ING)

Cile sprecone ma efficace, l'Honduras cede 1-0

Bentornato Cile! 48 anni dopo l'ultima vittoria nella fase finale di un Mondiale, ovvero quella del 1962 contro la Jugoslavia nella finalina per il terzo posto della rassegna di casa, la ''roja'' sudamericana porta a casa un successo nel match d'esordio a Sudafrica 2010. Contro un Honduras decisamente non all'altezza della situazione è un gol piuttosto fortunoso di Beausejour al 34' del primo tempo a decidere un incontro dove però la formazione di Bielsa spreca un numero impressionante di occasioni per arrotondare il punteggio soprattutto a causa dell'attaccante dell'Udinese Alexis Sanchez, micidiale nel saltare il diretto avversario nell'uno contro uno ma decisamente meno efficace nel concludere verso la porta della nazionale ''bicolor''. Nei centroamericani si fa decisamente sentire l'assenza del convalescente David Suazo, con Pavon, l'unica punta schierata da Rueda, che sembra voler fare proprio di tutto per farlo rimpiangere.
Al via, come detto, la prima notizia è la conferma nell'Honduras dell'indisponibilità dell'attaccante dell'Inter, quest'anno al Genoa, che sembrava poter essere della partita alla vigilia. Per il resto il ct Rueda conferma le indicazioni della vigilia schierando un 4-2-3-1 con uno dei tre fratelli Palacios (Wilson, mentre Johnny e Jerry sono in panchina) e il capitano Guevara in mezzo al campo a dare quantità e qualità, il barese Alvarez largo sulla destra, Espinosa e Nunez a supporto di Pavon. Il Cile di Bielsa si presenta invece con un modulo insolito, ma annunciato, un 3-3-1-3 trasformabile in fase difensiva in un 5-3-2 con la presenza in campo degli ''italiani'' Isla, Carmona e il ''Nino Maravilla'' Sanchez, sul quale sono puntati gli occhi e le speranze della formazione cilena.
La qualità complessiva in campo sarà forse leggermente più bassa rispetto all'attesa Costa d'Avorio-Portogallo del giorno prima, ma il match in quanto a spettacolo non è neanche lontanamente paragonabile alla partita di Ronaldo e compagni. La partita è vibrante fin dai primissimi minuti con il Cile che prende in mano le redini del gioco e si fa subito vedere dalle parti del portiere honduregno Valladares soprattutto con Fernandez, che al 4' su punizione sfiora la traversa. La ''Bicolor'' parte invece timidamente, subendo la maggior qualità degli avversari, che continuano a farsi vedere attorno all'area avversaria con l'ottimo Valdivia, molto mobile tra le linee, e con Vidal che al 10' prova a sfruttare ''l'effetto Jabulani'' calciando da lontano; Valladares rischia la beffa ma si salva in due tempi. Con il passare dei minuti l'Honduras prova a riorganizzarsi in difesa e a premere in attacco, dove però l'unico vero squillo è un tiro insidioso di Espinoza messo in angolo dal portiere cileno Bravo. Il Cile nel complesso continua a giocare meglio senza riuscire più di tanto a creare nuovi pericoli dalle parti di Valladares. Questo almeno fino al 34', il minuto del gol partita di Beausejour; Isla dalla destra mette al centro un pallone d'oro per il numero 15 in maglia ''roja'' che infila in rete solo grazie ad un rimpallo addosso al difensore avversario Mendoza, quasi senza accorgersi di aver segnato. Il vantaggio cileno è meritato e la formazione di Bielsa non rinuncia a spingere neanche dopo il gol di fronte ad un Honduras che sembra non riuscire a sconfiggere la propria timidezza nel gioco. L'occasione migliore per la Bicolor arriva difatti su palla da fermo, con una punizione di Nunez messa in angolo dal bravo portiere cileno..Bravo. Si conclude così un bel primo tempo che promette altrettante emozioni, se non di più, anche nella ripresa. E così è infatti, con un Sanchez scatenato che regala dribbling su dribbling e conquista punizioni per la ''roja''. Il Nino Maravilla al 17' si mangia però il 2-0 con un destro troppo strozzato che esce di poco alla destra di Valladares; 2 minuti dopo il portiere honduregno invece è strepitoso su un colpo di testa ravvicinatissimo di Ponce a botta sicura. Dall'altra parte la formazione di Rueda prova finalmente ad innescare il velocissimo Alvarez ma i tentativi offensivi sulla trequartista cilena continuano ad essere sterili in confronto alle belle iniziative di Sanchez, che non riesce a correggere il suo destro verso la porta avversaria mancando almeno altre due occasioni. Nel finale di gara ci prova anche il neo entrato Mark Gonzalez ad aumentare il bottino per i sudamericani, ma è tutto inutile. Finisce 1-0 per un Cile bello ma troppo sprecone; e un conto è affrontare il timido Honduras, un altro sarà affrontare la sorprendente Svizzera nel match di lunedì prossimo.

HONDURAS: Valladares; Mendoza, Chavez, Figueroa, Izaguirre; W. Palacios, Guevara (c) (66' Thomas); Alvarez, Nunez (78' Martinez)), Espinoza; Pavon (60' Welcome). All: Rueda

CILE: Bravo (c); Medel, Ponce, Vidal (81' Contreras); Isla, Carmona, Millar (52' Jara); Fernandez; Valdivia (87' Mark Gonzalez), Beausejour, Sanchez. All: Bielsa
Reti: 34' Beausejour

Ammoniti: Palacios (H); Fernandez, Carmona (C)

Arbitro: Maillet (SEY)

Giorno 6: Spagna e Cile chiudono la prima tornata, stasera Sudafrica-Messico

Manca solo la Spagna, in campo finalmente oggi alle 16 a Durban contro la Svizzera, per stilare un bilancio delle favorite dopo la prima settimana di partite. Il match tra i Campioni d'Europa 2008 e la squadra di Ottmar Hitzfeld chiuderà il programma dell'ultimo Girone, l'H, prima del ritorno in campo del Gruppo A questa sera con Sudafrica-Uruguay, in programma alle 20.30 a Pretoria.
Ad esordire nel programma odierno alle 13.30 a Nelspruit saranno invece Honduras e Cile, inserite nel girone di iberici ed elvetici, con la ''Bicolor'' centroamericana a caccia di un risultato di prestigio 28 anni dopo l'unica partecipazione alla fase finale di un Mondiale.
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HONDURAS - CILE

Se finora lo spettacolo è sostanzialmente mancato nelle partite più attese, che sia proprio un match meno atteso come quello tra Honduras e Cile a regalarci emozioni e giocate migliori? Per Suazo e compagni la partecipazione a Sudafrica 2010 è un sogno che si realizza per un intero paese, tant'è che il governo ha decretato la chiusura di scuole e uffici per permettere al popolo honduregno di seguire la formazione allenata da Ernesto Rueda. Che dall'altra parte si troverà una delle squadre candidate insieme alla Spagna al passaggio del turno, ovvero il Cile di Marcelo Bielsa, squadra in puro stile sudamericano: veloce, tecnica e atleticamente preparatissima, con la presenza in attacco dell' ''italiano'' Alexis Sanchez, uno dei tre prodotti della Serie A nella rosa della ''roja''.

Nel 4-2-3-1 della ''Bicolor'' probabile il recupero all'ultimo di Wilson Palacios ma non di David Suazo, due dei giocatori più forti dei centroamericani, reduci da problemi fisici patiti nelle ultime amichevoli premondiali. Probabile quindi l'impiego di Pavon come unica punta davanti al trio di centrocampo Espinoza-Nunez-Alvarez, quest'ultimo reduce da una buona stagione nel Bari. Il Cile dovrebbe invece schierarsi con un atipico 3-3-1-3 pronto a trasformarsi in fase difensiva in un 5-3-2. Certa la presenza fin dall'inizio di Sanchez, Isla e Carmona, con l'attaccante dell'Udinese considerato il simbolo della squadra di Bielsa per la capacità, nonostante i suoi 21 anni, di trascinare alla vittoria la ''roja'' sia nelle qualificazioni che nelle ultime amichevoli pre-mondiali. In panchina il Suazo cileno, Humberto.

Le probabili formazioni:

Honduras
(4-2-3-1): 18 Valladares; 23 Mendoza, 2 Chavez, 3 Figueroa, 21 Izaguirre; 8 W. Palacios, 20 Guevara; 17 Alvarez, 7 Nunez, 13 Espinoza; 9 Pavon.
A disposizione: 1 Canales, 22 Escober, 5 Bernardez, 14 Garcia, 4 J. Palacios, 16 Sabillon, 6 Thomas, 19 Turcios, 15 Martinez Ramos, 10 J. J. Palacios, 11 D. Suazo, 12 Welcome. All: Rueda

Cile
(3-3-1-3): 1 Bravo; 17 Medel, 3 Ponce, 8 Vidal; 4 Isla, 6 Carmona, 20 Millar; 14 Fernandez; 10 Valdivia, 15 Beausejour, 7 Sanchez.
A disposizione: 12 Pinto, 23 Marin, 5 Contreras, 2 Fuentes, 18 Jara, 17 Medel, 13 Estrada, 19 Fierro, 21 Tello, 16 Orellana, 22 Paredes, 9 H. Suazo. All: Bielsa


Arbitro: Eddy Maillet (Seychelles)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 13.30


SPAGNA - SVIZZERA

E' l'ora della Spagna campione d'Europa, che alle 16 a Durban scenderà in campo contro la Svizzera nel secondo match del Girone H. Un primo test importante per gli uomini di Del Bosque, che vogliono fortissimamente la coppa per sfatare la ''maledizione mondiale'' che grava sulla storia delle Furie Rosse, mai vincitrici e soprattutto spesso eliminate già nelle prime battute del torneo. Ma mai come quest'anno la qualità tecnica stellare e la forza della rosa possono far compiere il grande salto al calcio spagnolo, nonostante il mancato successo nella prova generale di Sudafrica 2010, la Confederations Cup 2009, dove gli Stati Uniti riuscirono a sorpresa a imbrigliare e sconfiggere Casillas e compagni. Dall'altra parte la Svizzera di Hitzfeld non ha nessuna intenzione di fare da sparring partner, anzi, l'obiettivo è cercare di rosicchiare almeno un pareggio utile per iniziare la corsa per un posto agli ottavi di finale. Raggiunti dagli elvetici già a Germania 2006, dove furono eliminati aii rigori dall'Ucraina chiudendo il Mondiale con il record singolare di 0 sconfitte e 0 gol subiti (ovviamente penalties a parte).

Nel 4-2-3-1 tutto spettacolo e qualità schierato da Del Bosque il ballottaggio principale è per un posto nel trio offensivo di centrocampo, con Pedro favorito su Juan Mata e Jesus Navas per affiancare Xavi e Silva. Sulla mediana ci sarà con tutta probabilità Busquets, vista la convalescenza, comunque quasi ultimata, di Fabregas, che comunque sarà in panchina insieme ad Iniesta. Stessa condizione di Fernando Torres, che almeno all'inizio si accomoderà accanto al proprio tecnico lasciando al compagno d'attacco Villa, uno che di gol se ne segna a palate, il compito di guidare l'attacco iberico da unica punta. Nel più classico dei 4-4-2 la Svizzera di Hitzfeld dovrebbe invece presentarsi in campo con Bunjaku e N'Kufo di punta, vista anche l'assenza dell'infortunato Frei, e Inler titolare fisso in un centrocampo di buona qualità e ottima quantità composto anche da Barnetta, Fernandes e Huggel. In difesa ci saranno gli ''italiani'' Lichtsteiner e Ziegler e l'ex milanista Senderos.

Le probabili formazioni:

Spagna
(4-2-3-1): 1 Casillas; 15 Sergio Ramos, 5 Puyol, 3 Pique, 11 Capdevila; 16 Busquets, 14 Xabi Alonso; 21 David Silva, 8 Xavi, 18 Pedro; 7 Villa.
A disposizione: 12 Victor Valdes, 23 Reina, 2 Raul Albiol, 4 Marchena, 17 Arbeloa, 6 Iniesta, 10 Fabregas, 20 Javi Martinez, 13 Juan Mata, 22 Jesus Navas, 19 Llorente, 9 Torres. All: Del Bosque

Svizzera
(4-4-2): 1 Benaglio; 2 Lichtsteiner, 4 Senderos, 13 Grichting, 3 Ziegler; 8 Inler, 6 Huggel, 7 Barnetta, 16 Fernandes; 18 Bunjaku, 10 Nkufo.
A disposizione: 12 Wolfli, 21 Leoni, 5 Von Bergen, 17 Spycher, 20 Magnin, 22 Eggimann, 11 Behrami, 14 Padalino, 23 Shaqiri, 9 Frei, 15 Yakin, 19 Derdiyok. All: Hitzfield


Arbitro: Howard Webb (Inghilterra)

Diretta: Sky Mondiale 1, ore 16


SUDAFRICA - URUGUAY

Dopo il pareggio nel match d'apertura contro il Messico, condito dallo stupendo sinistro all'incrocio di Tshabalala, la nazionale padrona di casa torna in campo questa sera alle 20.30 contro l'Uruguay, anch'esso reduce dal pareggio, ma a reti inviolate, contro la Francia. L'incontro di Pretoria inaugura la seconda tornata di sfide per tutti i gironi e dunque si riparte dal Gruppo A che sarà completato da Francia-Messico in programma domani sera alle 20.30. Per entrambe le squadre si tratta di un match importantissimo che servirà a delineare, come accadrà in questi giorni per tutti i gironi, situazioni via via più chiare prima dell'ultimo e decisivo turno. Per questo si spera che anche il tasso di spettacolarità delle partite visto sin qui sia destinato ad aumentare decisamente.

Per cercare la vittoria, che per una delle due squadre vorrebbe dire mettere un tassello importante verso gli ottavi di finale, Parreira e Tabarez si affidano a due filosofie di pensiero diverse pur avendo entrambe pareggiato (il Sudafrica con gol) la prima: nel 4-4-1-1 schierato dal ct dei Bafana l'unica novità dovrebbe essere Masilela sulla sinistra dall'inizio al posto di Thwala, con Pienaar dietro l'unica punta Mphela. Dall'altra parte il ct uruguagio dovrebbe invece rimischiare carte e modulo: previsto un più offensivo 4-3-3 rispetto al 3-4-1-2 con l'inserimento di Cavani, escluso contro la Francia, accanto a Forlan e Suarez e Fucile a sinistra in difesa con Maxi Pereira arretrato a destra.

Le probabili formazioni:

Sudafrica
(4-4-1-1):
16 Khune; 2 Gaxa, 4 Mokoena (c), 20 Khumalo, 3 Masilela; 12 Letsholonyane, 13 Dikcagoi, 11 Modise, 8 Tshabalala; 10 Pienaar; 9 Mphela.
A disposizione: 1 Josephs, 22 Shu-Aib Walters, 5 Ngcongoa, 14 Booth, 15 Thwala, 21 Sangweni, 6 Sibaya, 7 Davids, 19 Moriri, 23 Khuboni, 17 Parker, 18 Nomvete. All: Parreira

Uruguay
(4-3-3): 1 Muslera; 16 M. Pereira, 2 Lugano (c), 3 Godin, 4 Fucile; 15 Perez, 17 Arevalo Rios, 11 A. Pereira; 10 Forlan, 7 Cavani, 9 Suarez.
A disposizione: 12 Castillo, 23 Silva, 19 Scotti, 6 Victorino, 22 Caceres, 5 Gargano, 8 Eguren, 20 A. Fernandez, 13 Abreu, 18 Gonzalez, 21 S. Fernandez. All: Tabarez


Arbitro: Massimo Busacca (Svizzera)

Diretta: RaiUno e Sky Mondiale 1, ore 20.30

martedì 15 giugno 2010

Il Brasile passa con Maicon e Elano, ma quanti applausi per la Corea del Nord

Alla fine sono applausi per tutti. Per il Brasile di Dunga, come da pronostico vincitore del match grazie alle reti di Maicon e Elano, ma anche, e soprattutto, per la Corea del Nord di Kim Jong-Hun, sconfitta ma capace di inchiodare i fortissimi avversari sullo 0-0 per 55 minuti e di metterli in difficoltà nei minuti finali dopo aver trovato la rete dell'1-2. Alla faccia di chi pronosticava una facile goleada di marca verdeoro. La differenza di ranking, d'altronde, alla vigilia non lasciava spazio a dubbi: i brasiliani favoriti per il mondiale e al numero 1 della classifica Fifa contro gli asiatici numero 105 nella graduatoria delle nazionali. E alla fine vittoria è stata per i campioni sudamericani, ma con una fatica che probabilmente nessuno si sarebbe mai immaginato, contro una Corea del Nord a tratti commovente per impegno e intensità.
Dunga, criticato da tempo in patria per le sue scelte tattiche considerate troppo difensiviste, presenta al via un 4-2-3-1 con Bastos terzino sinistro e il trio Kakà-Robinho-Elano dietro all'unica punta Luis Fabiano. C'è molta Serie A nell'undici brasiliano, con Julio Cesar, recuperato all'ultimo, in porta, Juan, Maicon e Lucio in difesa e Felipe Melo a fare da diga a centrocampo insieme al ''greco'' Gilberto Silva. Solo in panchina il blaugrana Dani Alves, considerato doppione di Maicon sulla destra. Nel 4-4-2 molto europeo di Kim Jong-Hun l'unica stella è invece l'attaccante numero 9 Jong Tae Se, uno dei pochi a militare all'estero, nel campionato giapponese, soprannominato ''il Rooney di Pyongyang". Che prima ancora del calcio d'avvio del match si distingue per le lacrime durante l'esecuzione dell'inno nordcoreano.
Si parte, con la sensazione che sia la serata giusta per vedere una pioggia di gol. E in effetti già al 7' Robinho avrebbe sul destro la palla buona per fare 1-0 ma spreca malamente dopo una bella verticalizzazione di Kakà. Chi pensa però che la Corea stia timidamente ad aspettare l'avversario si sbaglia: certo, la differenza tecnica tra le due squadre è talmente abissale che gli asiatici sono costretti a chiudersi in difesa e ad alzare le barricate, a volte anche con 9 uomini. Ma nonostante questo la squadra di Kim non rinuncia ad uscire dalla propria area appena se ne presenta l'evenienza e a cercare Jong Tae Se, che riesce persino in un paio di occasioni a calciare, seppur senza rendersi pericoloso, verso la porta di Julio Cesar. Dall'altra parte invece il Brasile non riesce proprio a sfondare, un po' a causa della sterilità del proprio centrattacco, dove Luis Fabiano è poco e mal servito, ma anche e soprattutto per l'impeccabile organizzazione difensiva dei nordcoreani, atleticamente preparati e velocissimi nell'anticipare e fermare soprattutto Robinho e Kakà. Per creare qualche pericolo alla porta di Myong deve provarci addirittura Maicon con il classico tiro della disperazione, che il numero 1 asiatico mette con i pugni in angolo. All'intervallo è 0-0, un risultato assolutamente clamoroso ma meritato da una Corea del Nord tenace e volitiva. Il Brasile che torna in campo nella ripresa, evidentemente scosso da Dunga nell'intervallo, cerca però fin da subito di cambiare registro alla propria partita. Robinho e Kakà iniziano finalmente a cercarsi con più insistenza e i gran tiri del fantasista del Manchester City e di Bastos nei primi minuti sono il preludio al gol tanto atteso che arriva grazie a Maicon al 10'. Il terzino (per ora) dell'Inter penetra sulla destra dell'area di rigore avversaria approfittando di un raro buco difensivo concesso dai nordcoreani, guarda al centro, dove però Luis Fabiano e Kakà sono marcati, e da posizione molto defilata lascia partire una staffilata diretta invece verso la porta, cogliendo impreparato il portiere Myong che si aspettava il cross. E' 1-0 Brasile, figlio di un gol forse più fortunoso che realmente voluto. Ma tant'è che il Brasile, sbloccatosi nel punteggio, gioca con più lucidità e tranquillità, provando anche a sfiorare il raddoppio con un altro gran tiro di Bastos e con il primo squillo del match di Luis Fabiano. La Corea del Nord comincia a soffrire le accelerazioni dei verdeoro, ma non si scompone, cercando di riorganizzare al meglio il proprio gioco. Questo, almeno, fino al raddoppio brasiliano al 27' grazie ad un colpo da biliardo di Elano con il destro dopo un pallone messo dentro con il contagiri da Robinho. Sotto di due reti e fiaccati dalla prestazione al massimo delle loro possibilità, gli uomini di Kim cominciano a calare in fase di attenzione e il Brasile potrebbe addirittura triplicare con il neo entrato Nilmar, fermato in due occasioni dal portiere Myong. Ma la Corea non ci sta e vuole realizzare almeno un gol per entrare nella storia. Ci prova al 40' Jong Tae Se, che al momento di calciare è stoppato in calcio d'angolo da un ottimo intervento di Juan, ma 2' dopo una stupenda azione di prima della nazionale asiatica libera al tiro il centrocampista Yu Nam Ji, che con un bel sinistro batte Julio Cesar. E' il gol della Corea del Nord, l'1-2, meritatissimo. E nei minuti finali Jong Tae Se e i compagni provano addirittura a spingersi in avanti alla ricerca del pareggio, che però non arriva. Finisce 2-1 per un Brasile bruttissimo nel primo tempo e decisamente buono nella ripresa; ma questa Corea del Nord, piacevole scoperta del giorno, non deve essere sottovalutata dalle prossime avversarie Portogallo e Costa D'Avorio.

BRASILE:
Julio Cesar; Maicon, Lucio (c), Juan, Bastos; Gilberto Silva, Felipe Melo (84' Ramires); Elano (73' Dani Alves), Kakà (78' Nilmar), Robinho; Luis Fabiano. All: Dunga

COREA DEL NORD: Myong-Guk Ri; Chol Jin Pak (c), Kwang Chon Ri, Song Chol Nam, Nam Chol Pak Il; Jun-Il Ri, Yu Nam Ji, Yong Hak An, In Guk Mun (80' Kim Il Kum); Yong Jo Hong, Jong Tae Se. All: Kim Jong-Hun
Reti: 55' Maicon (B), 72' Elano (B); 89' Yu Nam Ji (C)

Ammoniti: Ramires (B)

Arbitro: Kassai (Ung)

Costa d'Avorio e Portogallo, tutto qui? Palo di Ronaldo, poi il nulla

Incominciamo dalle buone notizie: a dieci giorni dallo sconsiderato intervento del difensore giapponese Tanaka costatogli la frattura del braccio destro in amichevole, riecco Didier Drogba. L'attaccante del Chelsea si vede in campo non dall'inizio, come qualcuno aveva esageratamente azzardato, ma dal 20' della ripresa al posto del compagno di squadra Kalou, in tempo per regalare ad un minuto dalla fine una delle pochissime occasioni degne di nota della partita. E questa, cioè il numero di emozioni della partita, è la brutta notizia del match del Girone E a Port Elizabeth tra Costa d'Avorio e Portogallo. Uno 0-0, quello tra le due avversarie del Brasile nel cosiddetto ''girone della morte'', figlio di una gara giocata ben al di sotto delle attese dalle due squadre, che certamente ci mettono la voglia, ma appaiono incapaci di creare grosse occasioni dall'una o dall'altra parte nell'intero arco dell'incontro. Ad eccezione della sopracitata occasione di Drogba in pieno recupero e, soprattutto, del palo colto da Cristiano Ronaldo dopo 11' con un gran destro da 30 metri. Il portoghese, legno a parte, non incide anche perchè poco supportato e si guadagna pure un cartellino giallo che lo costringerà a prestare molta attenzione al match di lunedì prossimo contro la Corea del Nord.
All'ingresso in campo delle formazioni ad inizio match subito una sorpresa in casa Costa d'Avorio: non tanto per la presenza di Drogba in panchina e di Gervinho in campo, ma per il modulo adottato da Eriksson, il 4-3-3 anzinchè il 4-4-2, con la presenza in campo di Dindane accanto a Kalou e Gervinho e l'arretramento di Zokora dal centrocampo al centro della difesa. Nel 4-3-2-1 scelto da Queiroz per il suo Portogallo l'unica novità è invece la presenza di Danny, al posto di Simao, accanto a Cristiano Ronaldo alle spalle dell'unica punta Liedson.
Che il Portogallo da sempre punti più sulla sue stelle di centrocampo che se non sull'unica punta di ruolo non è certo una novità, se poi la stella è un campione assoluto come il numero 7 in maglia biancorossoverde le azioni più pericolose della squadra non possono che passare attraverso i suoi piedi. E così accade infatti all'11' in occasione del palo colto dai lusitani: Ronaldo è perfetto a liberarsi al tiro con un colpo di tacco e il suo destro dalla trequarti si stampa alla sinistra del portiere ivoriano Barry. Brividi per la Costa d'Avorio che pur senza il suo uomo di maggior spessore in attacco prova a farsi vedere dalle parti di Eduardo in un paio di occasioni attorno al quarto d'ora con Tienè, che prima manda a lato con un tentativo a girare e poi, servito da Kalou, calcia da fuori un paio di metri sopra la traversa portoghese. La partita però non decolla, spezzettata da molti interventi arbitrali e da troppi errori da una parte e dall'altra, con Ronaldo costantemente accerchiato da almeno tre uomini di Eriksson ogni qualvolta entri in possesso di palla. Al 45' dunque è 0-0 proprio come zero sono le occasioni da gol, palo a parte; la delusione per uno spettacolo annunciato ma che non si vede proprio si fa sentire. L'inizio di ripresa, purtroppo, non è da meno. Gervinho e Kalou provano a creare qualche problema dalle parti dell'area portoghese, costringendo Eduardo a due interventi comunque piuttosto semplici. Dall'altra parte, finalmente, si fa vedere anche Liedson, che chiama Barry alla parata dopo un colpo di testa su cross di Deco. Al 20' ecco il momento dell'ingresso in campo di Drogba, con un tutore al braccio destro, al posto di Kalou. Il numero 11 della Costa d'Avorio prova subito a dare una svegliata all'attacco e la difesa portoghese si salva in qualche modo da un assist di Tienè al compagno di squadra, mentre gli attacchi dei lusitani sono tutti in un tiro dalla distanza di Raul Meireles al 34' potente ma assolutamente impreciso. E buon per loro che in pieno recupero, al 47', Drogba non trovi la zampata vincente di sinistro da posizione defilata. Finisce comunque com'è giusto che sia, un brutto 0-0 al termine di una brutta partita che lascia ovviamente aperte per entrambe i giochi per la qualificazione per la Costa d'Avorio il prossimo match sarà il super scontro contro il Brasile, per il Portogallo invece dietro l'angolo c'è la Corea del Nord.

COSTA D'AVORIO: Barry; Demel, K. Tourè, Zokora (c), Tienè; Ebouè (89' Romaric), Y. Tourè, Tiotè; Gervinho (82' Keita), Kalou (66' Drogba), Dindane. All: Eriksson

PORTOGALLO: Eduardo; Paulo Ferreira, Bruno Alves, Ricardo Carvalho, Fabio Coentrao; Pedro Mendes, Raul Meireles (85' Ruben Amorim), Deco (c) (62' Tiago); Cristiano Ronaldo, Danny (55' Simao); Liedson. All: Queiroz

Ammoniti: Demel, Zokora (C); Cristiano Ronaldo (P)

Arbitro: Larrionda (URU)

Una buona Italia pareggia all'esordio: che Mondiale ci attende?

Un nuovo modulo e il gioco più largo: così si può migliorare.

Risponde Luca Cipriano


La prova di ieri sera non ha spazzato via le vecchie premesse pessimiste: una squadra che ha paura, o forse non riesce quasi mai a tirare in porta contro il Paraguay, non può essere il team Campione del Mondo.

Quello che sorprende, a differenza del valore dei singoli, è la confusione tattica degli undici messi in campo: Lippi ha sperimentato un 4-3-3 con gli uomini sbagliati: vada per Pepe, che non è mai stato un attaccante puro, ma almeno è abituato a spingere, e ieri sera si è visto, è poco comprensibile la scelta di Iaquinta come attaccante esterno: il giocatore della Juventus ha trovato pochi spazi sia per gli assist che in fase di finalizzazione. Ora, o i due attaccanti esterni sono veloci e pronti a crossare verso la torre centrale (nel caso di ieri, un immobile Gilardino), oppure sono dei fenomeni pronti a scardinare le difese avversarie. Dal momento che i veri talenti nella Nazionale italiana sono pochi, forse Lippi dovrebbe optare per un classico 4-4-2, con una punta veloce come Di Natale e un compagno di reparto potente e dinamico come Pazzini.

Il gioco lascia a desiderare: positiva la fase di possesso palla, certo, ma le idee sono fin troppo confuse: c’è distanza tra i mediani e l’attacco; le fasce non vengono sfruttate. Rimangono le vie centrali, dove il solo Montolivo ha provato a mettere un po’ di paura: è lui una delle note positive del match d’esordio. Il centrocampista della Fiorentina recupera palloni, cerca e ottiene soluzioni filtranti, interrompe il gioco: insomma, è stato quasi la fusione della coppia “Gattuso – Pirlo” dei tempi d’oro. Guardiamo in avanti con delle belle sorprese: la retroguardia appare abbastanza solida, eccetto la brutta disattenzione sul goal preso da palla inattiva. Criscito è una speranza, Zambrotta una vecchia e piacevole conferma, Cannavaro ricorda molto bene il centrale del magico 2006.

La Germania ha espresso un gioco galattico contro un’Australia non certo insuperabile: l’Italia si è trovata impaurita di fronte ad un avversario diverso, ma ugualmente inferiore. Si deve pretendere di più? Certo, con un nuovo modulo e qualche nuovo innesto; ma soprattutto siamo al Mondiale e vestiamo la maglia dei Campioni del Mondo.