lunedì 18 ottobre 2010

178 volte il primo amore. Del Piero eguaglia Boniperti, scritta un altra pagina di storia bianconera.

Del Piero esulta dopo un gran gol all'Inter, che vale i tre punti.
di Alessandro Mascia

Ieri, un po’ in sordina, la Juventus ha scritto una pagina importantissima della sua storia. Alessandro Del Piero, simbolo e bandiera di questa squadra, alle 16,37 va in gol per la 178 volta in serie A, eguagliando il record che appartiene a Giampiero Boniperti. Con classe, Alex ha sfogliato, da quel lontano 1993 in cui arrivò, le pagine più belle del libro della storia bianconera, imparandole prima e riscrivendole poi.

A 33 anni suonati Alessandro è rinato più volte dell’Araba Fenice. Dato per finito già nel 2000 si è rialzato e si è dimostrato campione come pochi altri. Signore in campo e fuori, raramente una polemica, rarissimamente una parola fuori posto. E’ proprio per questo che in tanti, in tutta Italia, lo amano.
Ha già polverizzato moltissimi record: nessuno ha mai indossato tanto la maglia più vincente d’Italia, vestita 642 volte. E nessuno ha mai esultato tanto come lui con essa: 276 gol fatti: 177 in serie A, 20 in serie B, 26 nelle Coppe nazionali, 52 nelle competizioni europee e 1 in Coppa Intercontinentale.

I record da battere ora sono solo due: maggior numero di presenze in campionato, ancora di Boniperti, 444, e maggior numero di reti segnate in campionato. Ne basta uno.

Per omaggiare, vorrei chiedere a tutti voi qual è il gol più bello segnato da Alex.
Personalmente ne ho tre, pregni di significato alcuni, semplicemente stupendi altri.

1) 1)Juventus – Torino 2003. Nel derby, con un tacco spettacolare. http://www.youtube.com/watch?v=kDlIPpfBlRE
2) 2) Bari – Juventus 18/2/2001. Alessandro ha appena perso suo padre, e le critiche continuano a piovergli addosso come se niente fosse. Lui, si sfoga così. http://www.youtube.com/watch?v=AQQivBlI4Bs
3) 3) Juventus – Piacenza, 2003. Gol in spaccata volante per il capitano, che saluta così l’Avvocato, appena scomparso. http://www.youtube.com/watch?v=GncrXwXyxWk&feature=related

Ma ce ne sono tanti, tanti altri.
Da i gol “alla Del Piero”, nati nel ’94. Steaua, Verona, Lazio e Napoli solo per citarne alcuni. (Juve – Steaua http://www.youtube.com/watch?v=WP5XMALyDQU, e Lazio - Juve http://www.youtube.com/watch?v=MSC1KZT9Dv0).
Oppure quello preferito da molti, che lo considerano il più bello. 4/12/94, la Juve perde 2-0 con la Fiorentina: Ravanelli e Vialli raddrizzano, Alex regala i tre punti con questa magia: http://www.youtube.com/watch?v=VNVxpMUUnB8.
Ma non dimentichiamo il gol di tacco al Borussia Dortmund in finale di Champion’s, nel 1997: http://www.youtube.com/watch?v=cfCWfyt6ylU.
E non dimentichiamo gli altri 269. Signori, questo è Alex Del Piero.

domenica 17 ottobre 2010

La Lazio sa ancora volare, vittoria e primato. Super Eto'o e Krasic per Inter e Juve, Fiorentina nell'abisso

Non chiamatela più bella speranza di inizio campionato: la Lazio di Edi Reja è quanto di più reale stia proponendo la Serie A dopo questo primo mini-scorcio di stagione, per l'esattezza sette giornate, all'insegna dell'incertezza e delle sorprese. I biancocelesti avranno pure un organico praticamente immutato rispetto allo scorso, ma il lavoro del tecnico goriziano, i cui risultati si erano fatti apprezzare già nella seconda parte dello scorso campionato, unito ad un Hernanes in più (grande acquisto il brasiliano, sempre più uomo squadra), sembrano davvero aver trasformato gli aquilotti in una squadra degna del posto occupato in classifica. Prova ulteriore ne è la vittoria, figlia di una prestazione cinica e concreta, appunto da grande squadra, nel posticipo serale sul non facile terreno del San Nicola di Bari contro i galletti di Ventura. Un 2-0 targato Hernanes e Floccari, non a caso due degli uomini simbolo del primato biancoleste, dopo un primo tempo sonnacchioso. Quanto basta per mantenere la Lazio in vetta e in solitaria a quota 16, a +2 sulle milanesi.

Prosegue infatti a braccetto la marcia di Inter e Milan al secondo posto della graduatoria. Dopo la vittoria nel primo anticipo del sabato degli uomini di Allegri sul Chievo per 3-1, a raggiungere i cugini ci pensa Eto'o, che a Cagliari regala una magia delle sue: dribbling secco su Astori e conclusione secca dal limite, praticamente da fermo, di sinistro imparabile per Agazzi. 1-0 finale per gli uomini di Benitez e doppia soddisfazione per il camerunense dopo i cori razzisti di inizio gara. Tra le squadre più in salute citazione obbligata per la Juventus di Del Neri, sempre più convincente e sempre più trascinata da un Krasic in forma pazzesca; c'è infatti lo zampino del serbo in tutte le reti con cui i bianconeri strapazzano il Lecce: dal vantaggio di un Aquilani che pare ritrovato al rigore trasformato da Melo (anche lui rinato) con il cucchiaio e dal gol in tuffo di testa di Quagliarella a fine primo tempo sino al 178° gol in Serie A di capitan Del Piero. Una gemma che per il numero 10 bianconero vuol dire agganciare Boniperti nella classifica dei marcatori bianconeri di tutti i tempi in campionato.

A quota 11, insieme ai bianconeri, sale anche il Palermo di Delio Rossi, spietato al ''Barbera'' contro il Bologna di Malesani: 4-1 il finale per i rosanero, che riassaporano il gusto di una vittoria casalinga in campionato dopo ben 6 mesi, targato Pastore (sul quale il Real Madrid sembra aver già concentrato le proprie mire), Pinilla e la coppia slovena ex Maribor, Ilicic-Bacinovic. Sopra Palermo e Juve, al quarto posto, troviamo il Napoli, che si salva a Catania dopo essere andato in vantaggio con il solito Cavani ed essere stato raggiunto a metà ripresa dall'argentino Gomez: i partenopei limitano i danni vista l'espulsione nel secondo tempo di Paolo Cannavaro. Respira invece la Sampdoria, che a Marassi rischia ma rimonta una Fiorentina ultima e in crisi nerissima grazie a Cassano e Ziegler. Per i viola infatti la contemporanea vittoria dell'Udinese a Brescia grazie a Corradi e il pareggio del Parma a Cesena significano fondo della classifica in solitaria: una situazione inaspettata che unita agli ultimi sviluppi negativi sulla famosa ''Cittadella viola'', tanto auspicata dai Della Valle ma infine sfumata, non può che non gettare nello sconforto la tifoseria fiorentina. Chi invece torna a rivedere un bagliore di speranza è la tifoseria giallorossa romanista dopo il successo degli uomini di Ranieri nell'anticipo dell'Olimpico contro il Genoa: 2-1 e ultimo posto a +3, ma in questo pazzo pazzo campionato 2010/2011 c'è sempre tempo per gli sconvolgimenti più impensati.


LA 7° GIORNATA

MILAN - CHIEVO 3-1 (18' Pato, 30' Pato, 70' autogol Ibrahimovic, 93' Robinho)

ROMA - GENOA 2-1 (34' Borriello, 53' Brighi, 79' Rudolf)

CAGLIARI - INTER 0-1 (39' Eto'o)

BRESCIA - UDINESE 0-1 (80' Corradi)

CATANIA - NAPOLI 1-1 (39' Cavani, 69' Gomez)

CESENA - PARMA 1-1 (17' Bogdani, 28' Zaccardo)

JUVENTUS - LECCE 4-0 (13' Aquilani, 34' Melo rigore, 44' Quagliarella, 83' Del Piero)

PALERMO - BOLOGNA 4-1 (17' Pastore, 24' Ilicic, 47' Pinilla, 66' Di Vaio, 84' Bacinovic)

SAMPDORIA - FIORENTINA 2-1 (6' Marchionni, 81' Ziegler, 82' Cassano)

BARI - LAZIO 0-2 (52' Hernanes, 61' Floccari)


LA CLASSIFICA:

LAZIO 16
MILAN 14
INTER 14
NAPOLI 12
JUVENTUS 11
PALERMO 11
SAMPDORIA 10
CHIEVO 10
CATANIA 9
BRESCIA 9
GENOA 8
CESENA 8
ROMA 8
BARI 8
LECCE 8
CAGLIARI 7
BOLOGNA 7
UDINESE 7
PARMA 6
FIORENTINA 5

Lazio all'esame Bari. Dove può arrivare la squadra di Reja?

Di Paolo Pappagallo

Hernanes grande rivelazione di inizio stagione, Floccari e Mauri tra i convocati di Prandelli, Biava e Dias colonne quasi insormontabili al centro della difesa, Ledesma inappuntabile geometra di centrocampo, Reja magistrale direttore d'orchestra: la sorprendente Lazio, capolista convincente e solitaria di questo inizio di stagione, è chiamata a confermare tutti i segnali positivi mostrati finora nel delicato posticipo al San Nicola di Bari contro i galletti di Ventura, squadra coriacea e spesso capace sul proprio terreno di giocare brutti scherzi alle cosiddette grandi. I biancocelesti del presidente Lotito scenderanno dunque in campo già sapendo dei risultati di tutti gli altri match della settima giornata, in particolari delle dirette inseguitrici di Inter e Napoli (oltre a quello del Milan, vincitore nell'anticipo contro il Chievo). Una situazione dunque inedita per Rocchi e compagni, oltre che una sorta di esame di maturità per testare sino a che punto possono spingersi le ambizioni laziali. Pericolo di stress da vittoria a tutti i costi o semplice formalità? Questa Lazio può davvero rimanere ai vertici della Serie A nel corso di tutta la stagione o si tratta solo di euforia da inizio campionato destinata a scemare con i primi risultati negativi?

Risponde Luca Cipriano

All'inizio della stagione avevamo spezzato molte lance a favore di Reja, in particolare quella riguardante la capacità di sapere gestire un gruppo. E i risultati si vedono, perchè una Lazio tutto sommato fotocopia della scorsa stagione sta dimostrando carattere e unione all'interno di uno spogliatoio difficile.
Ma non sarà semplice mantenere questo passo: il livello tecnico della squadra è mediocre e, fatta eccezione per Hernanes, la Lazio non ha un vero campione. Molti giocatori, tra cui Zarate, sono ancora un punto interrogativo; altri, come Mauri, alternano frammenti di stagione nulli a fasi colorite. Non dimentichiamo poi il problema dei dissidenti, che potrebbe riesplodere da un momento all'altro.
Il presidente Lotito, una volta rilevata la Società, è stato protagonista di un grande lavoro di ristrutturazione: rifondare una squadra e rinnovarla ad ogni campionato implica un lavoro lungo e graduale.
Questa Lazio è da metà classifica, ma potrebbe benissimo candidarsi ad una competizione europea magari l'Europa League; non dimentichiamo le imprese di Delio Rossi, autore di grandi rimonte e di ottimi piazzamenti pur avendo a disposizione un organico di mediocre.

venerdì 15 ottobre 2010

Milan e Roma domani in campo. La Serie A riparte con Pato e Toni.

Dopo la sosta per la Nazionale, il campionato riparte con due anticipi importanti: in campo Milan e Roma, entrambe impegnate di fronte al proprio pubblico rispettivamente con Chievo e Genoa.

MILAN, RIECCO PATO

La novità in casa rossonera è rappresentata da Pato. Il giocatore è ritornato disponibile dopo un periodo di assenza e farà coppia dal primo minuto con Ronaldinho per comporre l'attacco stellare insieme al solito Ibrahimovic. In difesa c'è Abate insieme a Nesta e Thiago Silva.
Il Chievo di Pioli non starà a guardare. La squadra veneta è affamata di reti e vuole fare risultato sperando nel cinismo di Pellissier e Moscardelli, supportati da Bogliacino. Per i veneti, confermato quindi il 4-3-1-2 con i perni Mantovani, in difesa, e Marcolini a centrocampo.

ROMA, SETTIMANA INTENSA

E' di poche ore fa la notizia lanciata dal Financial Times, che vedrebbe una dozzina di acquirenti pronti a rilevare l'A.S. Roma, provenienti da tutte le parti del mondo, in particolare da Stati Uniti, Russia e Cina. Ieri Italpetroli aveva smentito qualsiasi trattativa, ma gli incontri con i nuovi interessati potrebbero avvenire già a partire dal prossimo mese.

Roma - Genoa sarà la partita dell'ex Luca Toni. Il giocatore si era ben ambientato a Trigoria, ma ha lasciato la capitale con destinazione Genova. E l'attaccante ha tanta voglia di segnare nel suo vecchio stadio.
I padroni di casa scenderanno in campo con Lobont in porta al posto del convalescente Julio Sergio. Difesa a tre e centrocampo con Simplicio dal primo minuto per l'infortunato De Rossi. Totti in attacco al supporto di Borriello.
Il Genoa risponderà con il tridente. Insieme a Toni ci saranno Sculli e Palacio. Mesto arretrato insieme a Kharja; in difesa confermati Ranocchia e Danielli.

giovedì 14 ottobre 2010

Ma quale strage evitata. E Stankovic va punito. Italia – Serbia, vi dico la mia

Messo a ferro e fuoco Genova. Strage evitata. Abbiamo rischiato un altro Heysel. No ma dico, stiamo scherzando?
Un gruppo di 200 tifosi – nell’accezione più letterale del termine –sono riusciti a fare un po’ di confusione nella città della Lanterna, ma sinceramente, il disastro, io non l’ho visto. Sono d’accordo nel parlare di animali, di bestie, ma cerchiamo di focalizzare l’attenzione su un aspetto: questi ragazzoni di estrema destra male non l’hanno fatto ad alcuno
. Hanno distrutto mezzo stadio, ma in città potevano cercare lo scontro fisico con chiunque, e gli unici con cui se la sono presa sono stati proprio i giocatori serbi. Non venitemi a parlare degli scontri dell’1.30: quella era una normale continuazione dell’esplosione di rabbia dello stadio. Heysel? Ma per piacere, non tiriamo in ballo quella strage. E ancora, strage evitata? Caro ministro Maroni, se avesse alle sue dipendenze gente con più palle – per inciso magari capace a usare il manganello a Genova non solo contro gli studenti – forse non sarebbe successo proprio nulla.
Comunque sia, provo a spiegarvi il motivo per il quale, secondo serbi, italiani, addetti ai lavori e non, Ivan Bogdanovic e soci avrebbero tentato l’assalto a Stankovic e compagni.
Bisogna farne un discorso politico: in Serbia, al comando, c’è Tadic, come presidente della Repubblica e Cvetkovic a occupare la poltrona di Primo Ministro. Entrambi fanno parte del Partito Democratico, per cui assolutamente agli antipodi rispetto alla curva serba. C’è chi sostiene che questi mezzi rifiuti della società, cresciuti nel clima della sopraffazione siano assoldate (cosa che per altro succede dal 1992, con Milosevic) da gruppi politici della stessa bandiera per dare spallate al gruppo di maggioranza. Manovrati da ultranazionalisti, questi tifosi, che sarebbero sia dello Stella Rossa che del Partizan, mossi da giustificazioni ideologiche servono il loro potere.
Altri ancora, in netta minoranza, credono invece in un’altra tesi. Quella opposta. Cioè che Tadic, Cvetkovic e altre cariche dello stato stiano cercando di mettere fuori legge gli ultras ultranazionalisti: sapevano della guerriglia prevista, non avrebbero quindi avvertito il Viminale appunto per permettersi di epurarli.
A mio avviso, invece, si tratta di un gruppo di persone con un grandissimo (esagerato) senso della patria. Perdere 3-1 con l’Estonia è troppo per chiunque. Resto dell’idea che Stankovic sia stato comunque semplicemente ammattito a salutare i suoi con il simbolo dell’ultranazionalismo. Si dimostra quello che è: un ultranazionalista serbo, pronto ad appoggiare la sua curva che fa saltare una partita della nazionale. E alla fine le lacrime, di coccodrillo. Va punito, in quanto capitano. Ha incitato i suoi. Prima di dire qualsiasi cosa, guardate qua: è primavera, la Serbia ha vinto: Stankovic, ancora una volta, saluta così. Non era per dire, "perdiamo tre a zero".



mercoledì 13 ottobre 2010

Gli sconfitti siamo noi

Benvenuti nel teatro del paradosso: una Nazione che si scandalizza per una partita rinviata, un'altra che si scusa e rimprovera la parte lesa per quanto accaduto. L'Italia viene presa ancora una volta in contropiede: vince a tavolino, ma perde in prevenzione.

La domanda più ricorrente dopo la serata di Marassi, è stata:"si poteva evitare?". La risposta è sì. Ormai il calcio è diventato uno pseudonimo per nascondere rivalità tramutate in odio, nazionalismi, sfoghi e frustrazioni della gente fuori dal normale, sempre più mescolata a quella comune.
Ci chiediamo il perchè di tutto ciò: perchè la parola repressione rimane un optional isolato? Perchè si fa la voce grossa sempre in seguito ai guai provocati dagli altri? Perchè nelle tribune è vietato entrare con un ombrello, ma in curva si passa con i fumogeni, le spranghe e i motorini?

Siamo immersi in un capitolo letto e riletto nel corso degli anni, spettacolarizzato dai media finchè ce n'è bisogno (pensiamo alla telecronaca a 4, spesso incomprensibile, che Rai Uno ci ha offerto ieri sera), e ripescato ogni volta che la tragedia avviene. Il calcio italiano convive con l'utopia di potere riportare le famiglie negli stadi, e quando sembra esserci riuscito, contro tutto e tutti, ricade nella contraddizione che lo contraddistingue, ovvero l'esistenza di un ambiente in cui prevale la forma e non la sostanza. Noi, popolo di pensatori, che fingiamo di avvicinarci al "modello inglese" e rimaniamo ostaggio di chi saccheggia le nostre città, non siamo capaci di applicare nemmeno le norme più elementari.

Facciamo allora vincere la Pay Tv, le gare a mezzogiorno, le cupole, i palazzi di calciopoli e tutto ciò che sta al di fuori del calcio giocato. Con questi presupposti, non possiamo aspettarci altro.

martedì 12 ottobre 2010

INTER, COSA NON FUNZIONA DOPO DUE MESI DI GESTIONE BENITEZ

Dopo l'annata strepitosa della passata stagione, i tifosi neroazzurri si sarebbero aspettati un avvio di campionato decisamente diverso. E' vero, dopo cinque giornate la vetta della classifica dista appena due lunghezze dalla capolista Lazio, ma le difficoltà palesate dalla squadra in questi primi mesi di gestione Benitez non lasciano del tutto tranquilli. I motivi di questo avvio stentato sono ovviamente rimediabili con il passare del tempo, ma se dovessimo fotografare lo stato di salute attuale della formazione c'è poco da stare tranquilli. Vediamo punto per punto cosa non funziona.


1) CONDIZIONE FISICA PRECARIA. I giocatori non sembrano correre a mille come sotto la gestione Mourinho. Spesso la squadra sembra arrivare nel finale di partita con il fiatone e con poca lucidità (vedi sconfitta a Roma). Il cambio di preparazione tra Rui Faria e Paco De Miguel è stato radicale (sicuramente più del 20 % annunciato da Benitez in sede di presentazione), la filosofia dei due preparatori atletici ha cambiato il modo d'allenare le gambe dei giocatori che non sembrano ancora aver digerito il cambio di metodi dopo un biennio di allenamenti molto particolari. Gli svariati infortuni muscolari patiti da un gran numero di uomini è sicuramente un campanello d'allarme da non trascurare.


2) POST MONDIALE TRAMAUTICO. Dopo il mondiale i brasiliani e gli argentini in rosa sembrano aver smarrito la serenità. L'esperienza fallimentare delle due nazionali ha influito infatti negativamente sul morale dei giocatori che ancora faticano a metabolizzare le critiche e i contraccolpi subiti in terra Sudafricana. Milito per esempio sembra il gemello brocco del giocatore fenomenale della stagione passata, Maicon appare stanco e demotivato, quasi un ex giocatore. Julio Cesar è sempre più altalenante nelle prestazioni e non è più una sicurezza come in passato. Il solo fenomenale Eto'o non può certamente bastare.
3) CAMBIO FILOSOFIA TATTICA. L'era Benitez si è aperta con un radicale cambiamento a livello tattico. Dopo anni di successi ottenuti grazie al contropiede e rapide verticalizzazioni, ora lo spagnolo predica possesso palla e difesa altissima. Cambiare si sà, non è mai facile, soprattutto quando si hanno in rosa giocatori ormai maturi e abituati a giocare in un certo modo. Ciò che lo spagnolo predica forse potrà avere successo in Champions ma in Italia qualche difficoltà la si troverà quando si giocherà con squadre che badano solo a difendersi e ad arroccarsi dietro la linea del pallone. Un altro dubbio che dovrà essere risolto riguarda l'adattabilità degli uomini a disposizione ad interpretare un calcio così particolare. Ce la faranno i giocatori ad adattarsi senza problemi?
4) CALENDARIO NON FACILE Il calendario quest'anno ha disegnato per i neroazzurri un avvio di stagione abbastanza complicato. In successione si sono dovute affrontare squadre che l'anno scorso si sono piazzate nelle posizioni d'onore. Incontrare Palermo, Roma, Bari, Juve e Udinese non è mai facile, soprattutto se ciò accade AD inizio stagione dopo un Mondiale e se si gioca nel frattempo anche i gironi di Coppa Campioni. La precaria condizione atletica e la forza di queste squadre spiegano (in piccola parte) i motivi di un avvio poco entusiasmante.
5) SARA' BENITEZ IN GRADO DI ACCELERARE? Ormai è chiaro. Benitez non è uno che tiene tutti sulla corda in modo nevrotico come il suo predecessore. Ci si chiede se i suoi metodi da professore universitario siano quelli giusti per tenere sotto controllo un'armata brancaleone come quella neroazzurra storicamente sempre molto nervosa e poco incline ad essere tranquilla. Dopo appena cinque partite gli spifferi di nervosismo provenienti dallo spogliatoio non sono mancati. Mai avevamo visto con Mourinho giocatori così intraprendenti dal punto di vista disciplinare. I casi Milito (contro il Palermo) Chivu (Roma), Maicon e Muntari ( Juventus) fanno riflettere e sono sicuramente una spia rossa che indica che non tutto sta procendendo come lo spagnolo vorrebbe. Urge una lavata di capo e un veloce ritorno alla disciplina se si vorrà tornare ad essere quella squadra che tanto aveva impressionato negli anni precedenti.

domenica 10 ottobre 2010

Fiorentina, è emergenza su tutti i fronti.

C'è tensione in casa viola. La Fiorentina ha definitivamente rinunciato al progetto di realizzare la "Cittadella viola", ovvero un nuovo stadio circondato negozi, servizi e alberghi per autofinanziare il club toscano. Un'idea all'inglese, che i Della Valle sembravano volere inaugurare per primi in Italia, ma che non ha trovato l'assenso del Comune di Firenze e soprattutto della Regione.
La proprietà era convinta di rilanciare le finanze del club proprio con questo progetto a lungo termine e di portare avanti la gestione della Fiorentina in modo autonomo. Per ora tutto è saltato.

Nel frattempo la società ha deciso di concentrarsi sugli elementi a disposizione: la panchina di Mihajlovic non è in pericolo, nonostante i risultati deludenti di questo avvio di stagione e rimarrà in viola anche il D.S. Corvino che sembrava pronto a fare le valigie.

Di certo fare l'allenatore a Firenze di questi tempi non è un'impresa facile: la squadra conta ben tredici infortunati e l'emergenza è tutta per il centrocampo, dove alla lunga convalescenza di Jovetic, si sono aggiunti gli stop di D'Agostino, De Silvestri, Pasqual e Natali. Ai box anche Bolatti e Gilardino che sembrano recuperabili per la prossima di campionato in casa della Sampdoria, dove però mancherà anche Montolivo, squalificato.

venerdì 8 ottobre 2010

Adiòs Kakà, Milano ti aspetta. Ma non sarà semplice.

A volte ritornano: Kakà manda segnali al Milan e spera di vestire nuovamente la maglia rossonera a partire da gennaio. Quelle che sembravano essere semplici chiacchiere da bar stanno invece diventando realtà. Cerchiamo di capire il perchè.

IL GIOCATORE:

Ha lasciato Milano nel giugno del 2009 con destinazione Real Madrid. Ma in Spagna Kakà non si è trovato a perfezione. Forse perchè, in una squadra zeppa di fuoriclasse, non è facile emergere alla prima stagione. Forse perchè -e in buona parte- i suoi infortuni alternati, hanno influito sul rendimento. Il bottino è magro: 8 reti in 25 presenze con la maglia delle "Merengues". La stella brasiliana ha lasciato una fetta di cuore al Milan: 6 anni e 70 goal, un ambiente che gli ha dato tanto e un campionato, la Serie A, in cui si è potuto esprimere al top della forma.

LA TRATTATIVA:

I rossoneri lo prenderebbero in prestito a gennaio per sei mesi, in formula gratuita. A giugno, invece, lo riacquisterebbero definitivamente grazie al diritto di riscatto obbligatorio. La cifra però non è stata mai definita, e i due club potrebbero iniziare a discutere seriamente sul futuro del giocatore dopo la quasi imminente sfida di Champions che si giocherà a Madrid (19 ottobre).

POCHI PRO, TANTI CONTRO:

Il ritorno di Kakà sarebbe un ritorno al passato, e il Milan si rafforzerebbe non poco con l'ennesimo campione, tra l'altro già ampiamente collaudato. Ma questo "Kakà bis" è pieno di contraddizioni: 1) la sua incompatibilità con Ronaldinho, che verrebbe inevitabilmente ceduto, proprio nella stagione in cui Allegri ha deciso di puntare su di lui. 2) La politica del Milan orientata al risparmio: siamo sicuri che i dirigenti rossoneri sborseranno cifre folli per il trasferimento e soprattutto per l'ingaggio? 3) Il giocatore arriva da una lunga serie di infortuni e ritornerà disponibile proprio a gennaio dopo cinque mesi di stop.

Sarà un buon affare?

giovedì 7 ottobre 2010

Sanchez, Muntari e Maicon: l'esercito degli scontenti

In Serie A c'è voglia di aria fresca. E con l'arrivo dell'autunno diversi giocatori hanno deciso di cambiare abito. Se fino a qualche mese fa, la squadra con più dissidenti sembrava essere la Lazio, nell'ultima settimana è successo di tutto in altre due società. Parliamo dell'Udinese e dell'Inter.

L'avventura di Alexis Sanchez in Friuli pare sia giunta al capolinea: l'attaccante non rientrerebbe nei piani di Guidolin perchè le sue caratteristiche tecniche si adattano difficilmente al 3-5-2 dell'allenatore. "El Niño" è un giocatore prevalentemente esterno, e in un attacco a due non occuperebbe nè il ruolo del bomber, nè quello della seconda punta, se non come puro sostituto di Di Natale. Ma c'è dell'altro: sembra che l'asso cileno si rifiuti di parlare italiano durante gli allenamenti e qualche giorno fa ha volutamente ritardato la sua presenza in conferenza stampa, facendo irritare i giornalisti presenti. La società ha comunicato che, in caso di offerte sostanziose, Sanchez potrebbe lasciare Udine nella prossima sessione di mercato invernale. Su di lui d'è il Manchester United. Ma per l'Udinese la perdita sarebbe notevole.

Intanto a Milano, Benitez non sta dormendo sonni tranquilli: Muntari è ormai un ex giocatore dell'Inter. Il centrocampista ghanese, che aveva trovato spazio negli schemi di Mourinho, rifiuta anche la tribuna e si augura di cambiare aria a gennaio. Sulle sue tracce c'è il Tottenham, pronto a sborsare 10 milioni di euro. Li vale? Ora come ora sembra di no.
L'ulteriore tensione è provocata da Maicon: la telenovela sul forte esterno brasiliano era già iniziata nel mese di luglio, con l'addio di Mou. Il giocatore sembrava pronto per il trasferimento al Real Madrid, ma alla fine non se n'è fatto nulla. In questi giorni il suo procuratore, Antonio Caliendo, ha accusato Marco Branca, direttore dell'area tecnica, di essere il principale responsabile della cattiva condizione del difensore.

L'ultima novità riguarda Maxi Lopez: l'amministratore delegato del Catania Pietro Lo Monaco ha annunciato che l'attaccante argentino lascerà la squadra a giugno. Il Napoli lo aspetta a braccia aperte.

Insomma, dopo appena un mese di serie A, è già tempo di addii. Qualcuno ha la pancia piena, ma non si stufa mai riempirla.

domenica 3 ottobre 2010

Inter- Juve. Le considerazioni a caldo di un Interista deluso.

Lo ammetto, questo derby d'Italia mi ha profondamente deluso. Non è questa la vera Inter. Nella serata di gala contro la vecchia Signora la squadra tritatutto degli anni scorsi ha offerto ai tifosi il peggior lato di sé. Scialba, lenta, demotivata, cara Inter cosa ti succede? E' bastata una buona-ma non trascendentale Juventus- per metterci ampiamente in difficoltà in lunghi tratti di gara per giunta nel nostro terreno. Nella fase centrale del primo tempo gli uomini di Benitez hanno sudato non poco per contenere gli attaccanti ospiti. I neroazzurri sembravamo un pugile alle corde in attesa solo del colpo di grazia. L'ottimo Eto'o del primo tempo non bastava per celare le lacuneorganizzative di una formazione in palese difficoltà nell'organizzare un calcio degno di tale nome. Milito? Chi l'ha visto! Ci si chiede come possa aver sbagliato quella limpida palla gol. Sneijder è apparso ancora una volta un lontano parente del giocatore stellare dell'anno scorso non riuscendo mai ad entrare in partita. Il suo contributo alla causa è stato mediocre e ha evidenziato per l'ennesima occasione che se non gira lui l'Inter non va. Male il centrocampo, sempre in difficoltà nel contenere i reattivi Melo eMarchisio e male pure Maicon distante anni luce da una condizione accettabile. Benino solo Lucio eCordoba. Insomma, è chiaro, la frustrazione e la delusione sono come quelle dell'Inter pre Mancini.Benitez è ora che si dia una mossa, è già il terzo scontro diretto (Atletico-Roma- Juve) che vede l'Inter in netta sofferenza. Alla fine sembrava persino felice per il punticino strappato. Il mister deve tenere presente che l'Inter non è come Liverpool, non ci si accontenta del quarto posto stagionale. E' ora che di darsi una mossa sennò ben presto il campionato sfuggirà di mano. Si ricordi infine che la mentalità da provinciale non appartiene a questa squadra e un pareggio in casa contro la Juve equivale ad una sconfitta. Stasera, a caldo rimpiango il mitico Mourinho. Josè, torna. Abbiamo ancora bisogno di te.