martedì 23 novembre 2010

Champions League: Milan, è sempre Ibracadabra (e si rivede Dinho). Roma, brividi e rimonta con il Bayern

Dall'Olimpico di Roma all'Abbè-Deschamps di Auxerre, dal siluro spedito sotto l'incrocio da Ibra al rigore della provvidenza realizzato da Totti, alla fine è missione compiuta per le prime due italiane, in attesa dell'Inter in campo domani sera, impegnate nella quinta giornata della fase a gruppi di Champions League. Missione qualificazione centrata al 100% dal Milan di Allegri, che grazie ai 3 punti raccolti in Francia e alla contemporanea sconfitta casalinga dell'Ajax contro il Real Madrid è matematicamente qualificato con un turno d'anticipo agli ottavi di finale. L'ultimo turno casalingo contro gli olandesi diventa quindi totalmente ininfluente, visto l'inattaccabile primo posto dei Galacticos di Mourinho, avanti di cinque lunghezze. Obiettivo ottavi conquistato invece al 95% dalla Roma, dopo la grandissima rimonta nel finale contro il Bayern Monaco; la vittoria casalinga del Basilea contro il Cluj tiene ancora acceso il lumicino della speranza per gli svizzeri, che però saranno costretti a battere il Bayern all'Allianz Arena e a sperare che i rumeni, già eliminati da tutte le competizioni europee, battano a tutti i costi i giallorossi di Ranieri. Una prospettiva non impossibile, ma almeno piuttosto improbabile.

Che sia un turno domenicale di campionato o una giornata infrasettimanale di Champions, lo slogan è sempre lo stesso: meno male che Ibra c'è. A quanto pare lo svedese sembra aver sconfitto la sindrome da prestazione europea che lo aveva troppo spesso attanagliato in passato; ne sa qualcosa l'Auxerre, steso sia nel match di San Siro da una doppietta sia nel ritorno a domicilio sempre dal piedone del numero 11 rossonero. Che insieme al gol nel finale di Ronaldinho confeziona una vittoria meritatissima e ineccepibile per gli uomini di Allegri. Il tecnico toscano manda inizialmente la ''foca monaca'' ancora in panchina, confermando Robinho accanto a Ibrahimovic con Seedorf a supporto e il trio Gattuso-Ambrosini-Flamini in mezzo al campo. Dall'altra parte l'Auxerre di Jean Fernandez, formazione in difficoltà in campionato, è squadra tosta e veloce e viene schierata dal tecnico transalpino con il duo offensivo formato dal ''piccoletto'' Sammaritano (161 cm, già a segno nel pareggio contro l'Ajax) e Contourt, con l'interessante sloveno Birsa a svariare sulle fascie. Il primo tempo offerto dalle due squadre in campo non è esattamente emozionante, con i padroni di casa in pressing asfissiante sui portatori di palla avversari e con il Milan intento più a controllare i francesi che ad affondare. Eppure ai rossoneri bastano un paio di sussulti per far tremare il portiere avversario Sorin: in entrambi i casi è Ibra a confezionare gli assist, prima per Seedorf, che spedisce alto di un soffio, e poi per Gattuso, che spreca malamente un'occasionissima praticamente a porta vuota. Lo svedese è dunque, al solito, il più attivo nel cercare di farsi largo tra le strette maglie della difesa di casa, con un Robinho in moto perpetuo ma poco incisivo in fase di conclusione. Dopo il primo tempo, in archivio a reti bianche, la ripresa si apre con un Milan decisamente più intraprendente, grazie anche alla spinta di Zambrotta e Abate, in confronto ad un Auxerre che preme sì ma dà la sensazione di non sfondare. La timidezza avversaria regala con il passare dei minuti più sicurezza ai rossoneri, che al 19' passano: lancio di Seedorf per Robinho, con Dudka che nel tentativo di anticipare il brasiliano in scivolata regala palla a Ibra; il destro dello svedese è micidiale e imparabile per l'estremo difensore transalpino Sorin. Il vantaggio scuote, com'è ovvio che sia, la formazione di Fernandez, che nel tentativo, per la verità piuttosto confuso, di spingersi in avanti alla ricerca del pareggio regala ampi spazi ai contropiedi milanesti. Fernandez, dopo aver cambiato Hengbart con Chafni già prima del gol, getta nella mischia Quercia al posto di Sammaritano, mossa alla quale Allegri risponde inserendo il muscolare Boateng al posto del più offensivo Seedorf. I minuti scorrono e il tecnico rossonero decide di regalare almeno gli ultimi 5' di match a Ronaldinho, in campo al posto di uno sfiancato Ibra. Al brasiliano bastano poco meno di 6' per dimostrare di essere vivo più che mai: numero di Robinho sulla fascia destra, passaggio per Dinho e gran sinistro da fermo del numero 80 di Allegri a spolverare l'angolino di Sorin. Il resto è samba. Finisce 2-0 una serata con tante ottime notizie per il Diavolo e i suoi tifosi.

A Roma invece, dopo la grande paura si consuma il grande miracolo. Alla fine il risultato, vittoria e qualificazione quasi in ghiaccio, è quello auspicato da Ranieri alla vigilia, ma per almeno un tempo i giallorossi contro il Bayern Monaco respirano l'aria di una cocente beffa già vissuta troppe volte. E sì che la formazione di Van Gaal, già qualificata agli ottavi, si presenta a Roma in formazione decisamente rimaneggiata, con i vari Van Bommel, Olic, Robben, Klose e Butt, oltre allo squalificato Schweinsteiger, rimasti in Germania. Ranieri invece, come preannunciato, conferma un Menez in ottima forma alle spalle della coppia Borriello-Vucinic; a centrocampo conferma per Greco e ritorno per De Rossi, solo panchina per capitan Totti. Pronti, via e si ha quasi la sensazione che la squadra a dover fare risultato a tutti i costi siano gli ospiti bavaresi, già qualificati agli ottavi, e non i padroni di casa giallorossi. Troppo brutta la Roma del primo tempo e soprattutto troppo simile come atteggiamento alla disarmante prova offerta nel confronto d'andata all'Allianz Arena. Ranieri, alla vigilia, aveva parlato di una squadra totalmente cambiata nello spirito e nella forza rispetto a quella Roma, ma i suoi sembrano voler far di tutto per smentirlo; gia al 2' Julio Sergio rischia di combinare la frittata, con un rinvio errato non sfruttato, per fortuna dei giallorossi, da Mario Gomez. A soffrire è in particolar il centrocampo di Ranieri, con De Rossi fuori dalla manvora e Greco troppo spesso costretto al fallo, atteggiamento che induce Ranieri a meditare la sostituzione del suo giocatore già prima della mezz'ora (uscirà poi per Simplicio a fine primo tempo). In avanti Menez prova a predicare nel deserto, con Vucinic che spedisce in curva da buona posizione una delle rare occasioni di marca romanista. Sì, perchè dall'altra parte Julio Sergio è in costante apprensione su Ribery e Gomez; alla mezz'ora è Cassetti a salvare il proprio portiere da una conclusione dell'attaccante di origine argentina, ma è questione di un altro paio di minuti prima che il Bayern trovi il meritatissimo vantaggio: assist di Ribery a tagliare fuori tutta la difesa romanista e guizzo ancora di Gomez, questa volta in netto anticipo su Cassetti, a infilare Julio Sergio. L'1-0 degli uomini di Van Gaal è tutto tranne che casuale e l'indiscutibile dominio bavarese si concretizza ancor di più nel 2-0 colto da Gomez 6' dopo, con un imperioso colpo di testa su assist di Mueller. Nell'occasione colpevole è però il migliore, o meno peggio, dei giallorossi del primo tempo, ovvero Menez, che dà il via all'azione con un retropassaggio completamente sbagliato verso Julio Sergio. Il doppio svantaggio manda in bambola la Roma, che potrebbe addirittura capitolare se, poco prima dell'intervallo, l'arbitro spagnolo Mallenco punisse un fallo di Brighi su Ribery nell'area giallorossa. Ranieri capisce che i suoi rischiano il tracollo e scuote i suoi nella pausa: la sfuriata e il cambio Greco-Simplicio portano evidentemente i loro frutti perchè la Roma della ripresa è completamente tutt'altra cosa. E lo si evince anche dalla splendida azione di Menez al 4', con il francese che si beve Demichelis e serve Borriello in mezzo all'area: bravissimo il numero 22, in scivolata, a resistere alla doppia marcatura di Lahm e Van Buyten e ad infilare il gol che riapre il match. I giallorossi potrebbero pareggiare già 1' dopo se Simplicio sfruttasse decisamente molto meglio un altro ghiotto invito dell'ottimo Menez. La Roma comunque è trasformata, perlomeno in avanti, mentre dietro qualche sbilanciamento rischia di trasformarsi in un omaggio a Mueller. Ranieri si infuria e ha ragione, ma i suoi sono vivi, specie Menez e Simplicio: ancora dalla collaborazione tra il francese e il brasiliano nasce un'azione pericolosissima che costringe al miracolo il portiere bavarese Kraft al 16'. Passano i minuti e il tecnico testaccino decide di giocarsi il tutto per tutto: fuori Brighi, dentro Totti. Al 36' ecco finalmente la tanto attesa svolta: lampo di Vucinic, fino a quel momento parecchio in ombra, per Riise sulla sinistra e assist del norvegese al centro che De Rossi, il peggiore in campo fino ad allora, deve solo spingere dentro. 2-2 all'Olimpico, ma bastano altri 2' per completare l'opera: il giovane portiere ospite Kraft stende Borriello in area; rigore ineccepibile quello fischiato da Mallenco che capitan Totti, con qualche brivido, trasforma. E' il sipario sul match, anche perchè il Bayern non ha più nè forza nè troppa voglia di reagire. Finisce 3-2; a prescindere dal confronto di Monaco tra Bayern e Basilea e dall'impresa che dovranno tentare gli svizzeri, agli uomini di Ranieri sarà sufficiente cercare di uscire almeno con 1 punto da Cluj. Magari evitando un altro primo tempo di questo genere per non correre il rischio di affossarsi da soli.

lunedì 22 novembre 2010

INTER, E' FINITO LO STRAPOTERE?

Di Luca Cipriano

Roba d'altri tempi. Per essere più precisi, roba del 2004, quando cioè l'Inter era allenata per la prima volta da Mancini e in campo scendeva una rosa composta da Emre, Veron, Adriano e Martins: sei anni fa, proprio a novembre, i nerazzurri erano reduci da quattro pareggi consecutivi. Oggi, nello stesso mese del 2010, la situazione è peggiorata: due pareggi e due sconfitte nelle ultime quattro gare e un distacco di nove punti dalla capolista. Ma, numeri a parte, la squadra di Benitez sembra avere smarrito la potenza delle ultime stagioni: l'assenza di rinforzi nella rosa, l'addio di Oriali come tramite tra spogliatoio e Società, il numero esagerato di infortuni, il calo di rendimento di molte pedine fondamentali. E' questa, in sintesi, l'analisi di una squadra lontanissima parente di quell'invincibile armata che si portò a casa un bel po' di scudetti e l'ultima Champions League.
La sconfitta di Verona, ha forse segnato la fine di un ciclo?

RISPONDE ALESSANDRO MASCIA

Per me no. O meglio, non del tutto. Saranno un crocevia le prossime 2-3 settimane. L'Inter, a differenza degli scorsi anni, ha scoperto l'esistenza di due fattori a lei sconosciuti: gli infortuni e gli avversari di valore. Se avesse avuto anche la metà delle defezioni di quest'anno la scorsa stagione il treplete l'avrebbero visto con il cannocchiale. In più, quest'anno, il Milan sembra essere - anche sulla carta - superiore ai nerazzurri. E' un fattore psicologico non da poco. Infine, la fame di vittorie manca. Pensate ai tifosi nerazzurri: a parte gli irriducibili, altri sono tranquilli, se la prendono con calma, capiscono che può succedere e non urlano più di tanto. Non hanno più fame, in altre parole. Figuriamoci i giocatori...
Però le prossime due settimane saranno decisive: con due vittorie di fila, per esempio, i nerazzurri si rilancerebbero e, ne sono sicuro, potrebbero non fermarsi più. In definitiva no, non è ancora finito lo strapotere dell'Inter, voglio aspettare febbraio, marzo o addirittura maggio per dirlo. E goderci.


RISPONDE PAOLO PAPPAGALLO

Per me sì. In realtà, a mio giudizio, il tonfo in casa del Chievo non è che un'ulteriore conferma di come lo strapotere dell'Inter sia finito ancor prima dell'inizio di questa stagione, per l'esattezza dopo la magica notte di Champions al Bernabeu e il quasi contemporaneo addio del vero artefice del Triplete nerazzurro, ovvero Mou. Troppo pesante per chiunque raccogliere l'eredità del Mago di Setùbal, che è risaputo sia il migliore del mondo nello spremere fino all'osso le energie fisiche e psicologiche della sua squadra. Il deludente inizio di stagione della squadra di Benitez non è dunque altro che una fisiologica conseguenza dell'operato di Mourinho. E considerando l'unicità del tecnico portoghese e il logoramento della vecchia guardia (Milito, Maicon, Cambiasso ecc., tutti giocatore che Moratti avrebbe dovuto liberare perchè a fine ciclo) c'è da aspettarsi che l'Inter, con o senza Benitez, sia destinata ad una stagione di stenti sia in Italia che in Europa. Certo, oltre a quanto detto è innegabile che ci siano delle responsabilità da dividere tra l'ex tecnico del Liverpool e il suo presidente Moratti: il primo paga l'imposizione alla società di uno staff tecnico che qualche responsabilità nell'ecatombe di infortuni la deve certamente avere, oltre a non essere mai stato un tecnico particolarmente vincente (la Champions 2005? Un lampo fortunoso in una carriera buona ma non eccezionale); il secondo non può che lamentarsi con sè stesso soprattutto per l'immobilismo nel mercato estivo. Insomma, il tempo delle vacche grasse è finito e per tornare a vedere quanto prima un'Inter simile a quella dell'anno scorso le soluzioni più probabili sembrano essere la rifondazione della squadra e/o il ritorno dello ''Special''. Due ipotesi, al momento, poco concrete, per usare un eufemismo. Dunque, la saggezza dovrebbe imporre a Moratti di pazientare, rinforzare la squadra a gennaio e accettare i risultati pur sotto le attese. Solo il perdurare degli infortuni o il rischio di perdere l'accesso alla Champions del prossimo anno potrebbero giustamente spingere il patron ad intervenire drasticamente, sollevando Benitez. Ma sarebbe quantomeno sciocco, due mesi dopo l'inizio di stagione, ad un mese dal Mondiale per Club e in piena bagarre tra campionato e Champions, cacciare Rafa ora. Per prendere chi poi? Capello, Spalletti e Guardiola sono al momento irraggiungibili. La verità è che, per dirla nel linguaggio d'oltremanica, ''all good things must come to an end". E lo strapotere nerazzurro ''has come to an end''.

La prodezza di Ibrahimovic, l'esplosione di Pazzini e il doppio show del San Paolo

Con la caduta dell'Inter e la frenata della Lazio, la Serie A dalla classifica corta si chiede quale sia il vero team favorito per la vittoria finale. La risposta immediata si chiama Milan, squadra ritrovata e piena di campioni, che finora è stata sconfitta una sola volta dalla Juventus. E proprio i bianconeri di Del Neri stanno continuando a convincere: i tre punti contro il Genoa hanno confermato il buon momento di Krasic e compagni, proiettando la Vecchia Signora a sei distanze dalla vetta. Chi brilla e mette davvero paura è il Napoli: nel posticipo serale, quattro schiaffi ad un Bologna distratto dalle vicende societarie. Corre il Palermo e rinasce la Samp, mentre in coda la situazione per il Bari è davvero critica.
Ecco il giocatore più rappresentativo, il goal più bello e la curiosità dell'ultima giornata:

IL PERSONAGGIO: GIAMPAOLO PAZZINI

Dopo un inizio di stagione a secco, il "Pazzo" Pazzini si sta scatenando: ieri pomeriggio a Lecce ha siglato una pesante tripletta, ritornando ad essere il giocatore chiave della Sampdoria, con la speranza di fare dimenticare l'ormai ex Antonio Cassano. Pazzini sembra avere recuperato il migliore stato di forma e di questo passo la candidatura al centro dell'attacco Azzurro sembra quasi scontata. Prandelli lo sa.

IL GOAL: ZLATAN IBRAHIMOVIC

In una giornata ricca di belle reti, mettiamo al primo posto la marcatura di Ibrahimovic nella sfida di sabato sera di San Siro tra Milan e Fiorentina: Ibra colpisce con una semi rovesciata imprendibile per il portiere viola Boruc, ma il goal è spettacolare nella sua totalità: il pressing su Comotto, lo stop, e appunto la rovesciata. L'attaccante rossonero sembra imprendibile, e il Milan non riesce a fare a meno di lui.


LA CURIOSITA': IL GUARDALINEE SBANDIERATORE

Non siamo al Palio di Siena o in una manifestazione medievale, bensì allo stadio San Paolo di Napoli. La partita è quella tra i Partenopei e il Bologna e a parte l'intensità della gara e la grande vittoria azzurra, sui tabellini dei giornalisti finisce il nome dell'assistente dell'arbitro Gervasoni, Iannello, che per segnalare un fuorigioco lancia la bandierina verso l'alto con forza riprendendola con estrema agilità come se fosse un cavaliere d'altri tempi. Risate e applausi sugli spalti.

domenica 21 novembre 2010

Inter, crisi senza fine (e Eto'o perde la testa). Lazio bloccata a Parma, Juve terza

E adesso? Chissà in questo momento cosa starà frullando nella testa del presidente Massimo Moratti a meno di un'ora dal confronto del Bentegodi tra il Chievo e la sua Inter. E' vero, il patron nerazzurro aveva ribadito la propria fiducia al tecnico Rafa Benitez anche in caso di sconfitta odierna, ma viene da pensare che, come minimo, la pazienza del numero 1 di Palazzo Durini sia arrivata davvero agli sgoccioli. Impossibile far finta che la crisi non ci sia e profonda, impossibile non pensare a come sanarla anche a costo di rimedi estremi ed immediati. La 13° giornata di Serie A regala infatti tra i ''titoli di testa'' una nuova e pesantissima debacle nerazzurra. Una sconfitta che va ben al di là del punteggio, 2-1 a favore dei gialloblù veneti, e che allontana sempre di più gli uomini di Benitez dalla vetta, con il Milan, vincitore nell'anticipo contro la Fiorentina, che si allontana a +3 sulla Lazio, bloccata a Parma, e a +9 sui cugini, ora addirittura al sesto posto.

La fotografia di un'Inter smarrita e fantasma di sè stessa in un piovoso pomeriggio di metà novembre la scatta il giocatore che non ti aspetti, quello che sin qui era sembrato tra i pochissimi in grado di prendere in mano la squadra e trascinarla fuori dall'abisso: Samuel Eto'o. Quando alla mezz'ora del primo tempo il camerunense ''risolve'' il duello personale con il centrale avversario Cesar (per la verità stuzzicato da un iniziale pugno alle spalle del difensore sloveno) con una testata stile ''Zidane a Berlino'' diventa evidente come i nervi in casa nerazzurra siano arrivati a livelli di logoramento totalmente sconosciuti alla squadra che negli ultimi anni ha fatto man bassa di successi in Italia e, l'anno scorso, in Europa. Un gesto gravissimo quello del numero 9 dell'Inter, non visto dall'arbitro Rocchi e dai suoi collaboratori, che sarà sicuramente sanzionato grazie alla prova televisiva e che costringerà Benitez (o il suo successore...) a fare i salti mortali nei prossimi turni, vista l'ecatombe di infortuni e in particolare la morìa di attaccanti, con Pandev a questo punto unica vera punta a disposizione. Insomma, un pomeriggio nero che più nero non si può per i nerazzurri, trafitti da un'incornata di Pellissier a metà primo tempo e da una deviazione vincente sottomisura di Moscardelli nel finale di secondo tempo. Quantomai inutile il gol del graziato Eto'o al 92', che perlomeno consegna alle statistiche un risultato che al Chievo va addirittura quasi stretto. Certo, la prodezza di Sorrentino su Stankovic poco prima di metà secondo tempo alla fine può essere considerata decisiva ai fini del risultato, ma il pareggio sarebbe stata una vera e propria ingiustizia per la coriacea squadra di Pioli, guidata in mezzo al campo dall'ottimo Constant. Il Chievo è ora così a -1 dall'Inter, agganciata dal Palermo e definitivamente staccata dalla Juventus.

Nella partita delle 12.30 gli uomini di Delneri espugnano con merito, grazie soprattutto ad un ottimo primo tempo, Marassi vincendo 2-0 contro il Genoa, alla prima sconfitta dell'era Ballardini dopo le due vittorie consecutive per 1-0. Mattatore del match il serbo Milos Krasic, miracolosamente già recuperato e schierato dal 1', autore del gol del definitivo 2-0 con una sgroppata delle sue, conclusa con un diagonale solo toccato da Eduardo, al 23'. In precedenza, i bianconeri avevano concretizzato l'ottimo inizio di gara con la rete di Marchisio al 17', complice una sfortunata e decisiva deviazione del portiere genoano Eduardo nella propria porta. Meglio il Genoa della ripresa, con i rossoblu che possono recriminare per due traverse, una di Criscito a fine tempo e una di Kharja nella ripresa. Meritato in ogni caso il successo degli uomini di Delneri, con la coppia di centrocampisti centrali Melo-Aquilani protagonisti di una prestazione a dir poco sontuosa. Juve terza dunque a quota 23, a 3 punti dalla Lazio di Reja, fermata sull'1-1 a Parma. Un risultato che, ovviamente, fa felicissimo il Milan dopo la vittoria di ieri sera firmata da una magia di Ibrahimovic. In terra emiliana i biancocelesti sprecano però troppo, dopo essere andati sotto per un bellissimo colpo di testa di Crespo al 23'. Hernanes, Mauri e Floccari falliscono più volte il bersaglio prima della rete del definitivo 1-1, realizzata proprio da Floccari in pieno recupero del primo tempo con la decisiva e involontaria complicità dell'esterno parmigiano Antonelli. Nella ripresa gli sforzi laziali non modificano il risultato, rendendo di fatto il risultato più utile alla formazione di Marino, che sale a quota 15 e stacca di 4 punti la zona retrocessione. Rimanendo invece nella parte alta, come detto, è il Palermo di Delio Rossi ad agganciare l'Inter grazie al successo sofferto al Manuzzi di Cesena contro una squadra sempre arcigna, malgrado la classifica deficitaria, come quella di Ficcadenti. Lo sloveno Ilicic, al quinto centro stagionale, e il ''Romario del Salento'' Miccoli, al primo gol stagionale dopo l'infortunio, vanificano il momentaneo pareggio di Bogdani, condannando i romagnoli ad un penultimo posto in classifica che non rispecchia il bel gioco offerto dalla matricola bianconera.

A metà classifica, soffre ma la spunta in extremis la Sampdoria di Di Carlo a Lecce. Per i blucerchiati sembra mettersi tutto facile già nel primo tempo: all' 8' Pazzini porta in vantaggio i suoi con un guizzo in area salentina e al 40' lo stesso ''Pazzo'' realizza su rigore dopo un fallo di Mesbah su Marilungo. 2-0 per gli ospiti, facilitati anche dall'ingenua espulsione di Chevanton al 38', autore di un'entrataccia per frustrazione dopo un presunto rigore non concesso ai suoi danni. Nella ripresa i liguri rinunciano ad attaccare, lasciando l'iniziativa agli uomini di De Canio, che spingono sino a trovare il gol dell' 1-2 con Di Michele al 27'. Un fuoco di paglia? Macchè, anzi, i giallorossi pugliesi al 37' trovano addirittura il 2-2 con un preciso colpo di testa del neo-entrato Diamoutene. Quando però la partita sembra essersi incanalata verso un inaspettato pareggio, ecco di nuovo la zampata del ''Pazzo'': 3-2 a 2' dal 90' e 3 punti per gli uomini di Di Carlo, a quota 19 con il Chievo.

In coda, tremano pericolosamente le panchine di Brescia e Bari. in Lombardia, il confronto tra gli uomini di Iachini e il Cagliari del ''nuovo'' Donadoni regala un match dominato per 60' dalle rondinelle, in vantaggio al 20' del primo tempo grazie ad un rigore guadagnato e trasformato dall'airone Caracciolo. Dopo mille occasioni sprecate, anche per merito del portiere dei sardi Agazzi, la partita si ribalta tra il 18' e il 21' della ripresa. Prima è Matri, servito da Cossu, a concludere alle spalle di Sereni un ottimo contropiede dei rossoblu, poi è Conti su punizione dalla grande distanza ad uccellare un Sereni tutt'altro che perfetto. 2-1 finale per gli ospiti, che salgono a quota 14 e Brescia bloccato al penultimo posto insieme al Cesena a quota 11.
Non va meglio, in casa del Catania, agli uomini di Ventura, che decimati dagli infortuni (fuori tra gli altri i fratelli Masiello, Donati, Castillo, Kutuzov e Barreto) riescono a resistere fino a 8' dal 90', quando un colpo di Terlizzi regala l'intera posta in palio alla squadra di Giampaolo (espulso Maxi Lopez per proteste). Nulla da fare dunque per i pugliesi, sempre ultimi a quota 9. Catania ai margini della zona Europa League a quota 17.

Stasera alle 20.45 il posticipo tra Napoli e Bologna, con gli uomini di Mazzarri che in caso di successo salirebbero a quota 24 e in solitaria al terzo posto.

sabato 20 novembre 2010

Milan, pronto per la minifuga? Roma è emergenza su tutti i fronti.

Non chiamiamolo tentativo di fuga, sia per non fare un torto alla Lazio e alle altre, sia perchè a novembre il campionato non è ancora entrato nel vivo. Ma se questa sera il Milan dovesse battere la Fiorentina, allora potrebbe davvero fare la voce grossa per la lotta al titolo.

Allegri si ritrova a risolvere il solito dilemma: Ronaldinho sì, Ronalinho no? Il brasiliano ha fatto irritare i dirigenti rossoneri per le sue notti bianche, ma il tecnico lo vorrebbe ugualmente affiancare ad Ibrahimovic con il supporto del ritrovato Seedorf alle loro spalle. Una scelta che tra l'altro è quasi obbligata, visto l'elenco degli infortunati: Pato e Inzaghi sono out, e nelle ultime ore anche Pirlo è passato in infermeria.
Un'altra squadra che deve fare i conti con le assenze è, guardacaso, proprio la Fiorentina, che stasera a San Siro giocherà una partita a viso aperto: c'è Donadel al posto di Montolivo e si rivedrà D'Agostino dal primo minuto. Ma soprattutto il trio d'attacco caro a Mihajlovic, rappresentato da Cerci, Ljajic e l'ex Gilardino.

Nel pomeriggio la Roma ospiterà l'Udinese: i friulani sono in netta ripresa dopo il disastroso avvio di stagione, e con il ritrovato Di Natale proveranno a fare punti anche all'Olimpico. A poche ore dal calcio d'inizio, Ranieri si interroga sulla possibile formazione, priva di Mexes, Riise e De Rossi e se schierare dall'inizio uno tra Totti e Vucinic. Ma le tensioni societarie non mancano: per evitare un nuovo "caso Bologna", Unicredit ha saldato gli stipendi di luglio agosto e settembre, anticipando circa 24 milioni di €. Il gap tra la banca e i Sensi è quindi aumentato, e in assenza di compratori la situazione si rende sempre più complicata.

giovedì 18 novembre 2010

Balotelli e Ledesma contestati. Si poteva evitare?

Ci mancava solamente questa. Balotelli insultato e fischiato per tutta la partita non è certo una novità, ma ieri a Klangenfurt contro la Romania abbiamo assistito per la prima volta alla contestazione razziale di un giocatore della nazionale in terra straniera. Ad ogni pallone toccato si sentivano chiaramente buuu di scherno e disapprovazione da parte di tifosi del gruppo Ultras Italia, formazione di estrema destra. Ormai è chiaro, è stato tutto premeditato con ampio anticipo e alla base del comportamento ci sono chiari motivi politici per non permettere più al nostro miglior talento di giocare con la rappresentativa azzurra. Un giocatore nero con la maglia dell'Italia dà, è risaputo, fastidio a molti e cercare di minimizzare o, ancora più grave, cercare di nascondere il problema, è quanto più aberrante possa succedere. Volendo tralasciare analisi sull'ormai ineluttabilità di schierare giocatori diventati Italiani dopo la nascita o sulla crescente multietnicità del paese, è interessante scoprire che i fatti di ieri sera in Austria (come sempre anche all'estero ci facciamo sempre riconoscere) si potevano tranquillamente evitare. Andiamo per ordine. Alla vigilia dell'incontro, si intuiva che in pentola qualcosa stava bollendo. I blog dei tifosi caldi erano in fermento e il dibattito in rete lasciava ampiamente presagire a qualcosa del genere. Ieri mattina infatti la Gazzetta dello Sport avvisava del rischio di contestazioni per il ragazzo bresciano da parte di “supporters” in viaggio verso l'Austria solo e appositamente con il preciso intento di rovinare la partita innanzitutto a Balotelli e poi in secondo luogo anche all'esordiente Cristian Ledesma, entrambi privi, a detta degli estremisti, di cromosomi italici dalla nascita. Ci si preoccupava anche del fatto che tifosi Italiani e Ultrà Serbi si fossero dati appuntamento in campo neutro per regolare i conti dopo i fatti di Marassi. Per fortuna ciò non si è verificato. La domanda a questo punto sorge spontanea. Dato che evidentemente la partita era considerata a rischio scontri e contestazioni razziali, perchè non si è fatto nulla per bloccare questi tifosi a casa? La lezione di Italia-Serbia non è servita a niente? Perchè si permette l'acquisto di biglietti a questi personaggi quando si sa in anticipo quale sarà il loro unico scopo durante la partita? C'è forse connivenza tra la FIGC e queste frange di tifosi? Perchè quando si conosce in anticipo qualche rischio non succede niente per prevenirlo ed evitare così le inutili polemiche del giorno dopo? In attesa delle vostre opinioni, non ci resta che annotare l'ennesima figuraccia di una federazione sempre più allo sbando gestita ormai alla stregua di un club amatoriale. Ah povera Italia!

domenica 14 novembre 2010

Ruggito Lazio, di nuovo in testa. Poker dell'Udinese, Palermo super.

Dopo due sconfitte consecutive, la Lazio di Reja rialza la testa strappando tre punti al Napoli e ottenendo una vittoria che riporta i biancocelesti in vetta alla classifica in attesa del risultato del derby di questa sera. Zarate e Floccari i marcatori, mentre il Napoli ha interrotto la sua serie positiva: oggi Lavezzi non è riuscito a trascinare i suoi e si è dovuto accontentare di una traversa.

Ma aspettando il derby di Milano, si è giocato anche quello della Sicilia tra Palermo e Catania: bella vittoria per i rosanero con uno scatenato Pastore, autore di una tripletta.

Tre reti anche per Totò Di Natale: l'ex capocannoniere della Serie A è stato autore di una prestazione da sogno ai danni di un Lecce sempre più in crisi e quasi mai in partita. Floro Flores ha poi arrotondato il risultato riportando l'Udinese in zona Europa.

Vince ancora il Genoa di Ballardini, 1 a 0 in casa del Cagliari (goal di Ranocchia) e il Parma di Marino a Bari: la classifica dei pugliesi è preoccupante e Ventura potrebbe seriamente rischiare la panchina.

Di Vaio regala la vittoria al Bologna sul Brescia mentre Sampdoria e Chievo pareggiano a reti bianche.

RISULTATI E MARCATORI:

LAZIO-NAPOLI 2-0 15' Zarate, 61' Floccari
BARI-PARMA 0-1 33' p.t. Candreva
BOLOGNA-BRESCIA 1-0 13'st Di Vaio
CAGLIARI-GENOA 0-1 39'st Ranocchia
PALERMO-CATANIA 3-1 34', 2'st e 39'st Pastore (P), 1'st Terlizzi (C)
SAMPDORIA-CHIEVO 0-0
UDINESE-LECCE 4-0 11', 24' e 40' Di Natale, 14'st Floro Flores

LA CLASSIFICA IN ATTESA DEL POSTICIPO INTER - MILAN:

Lazio 25
Milan 23*
Napoli 21
Inter 20*
Juventus 20
Roma 19
Palermo 17
Udinese 17
Genoa 17
Sampdoria 16
ChievoVerona 16
Fiorentina 15
Catania 14
Bologna 14
Parma 14
Lecce 12
Cagliari 11
Brescia 11
Cesena 11
Bari 9

mercoledì 10 novembre 2010

Milan, c'è da stare Allegri: vittoria e primato! Ancora k.o. la Lazio, pari per Inter e Juve, Napoli terzo

Undicesimo turno di campionato, il secondo infrasettimanale della stagione, denso di sorprese in Serie A. Dopo 45' all'insegna di un equilibrio pressochè totale, con i soli gol di Pato a Milano a Simplicio a Roma, i secondi tempi hanno regalato emozioni da quasi tutti i campi, con risultati spesso pesanti e decisivi. Tanto decisivi da determinare il sorpasso in vetta: dopo la sconfitta tra mille polemiche nel derby romano, la Lazio crolla infatti anche a Cesena, trafitta a 5' dalla fine da un gran tiro dalla distanza di Parolo. Secondo gol in A per il centrocampista dei romagnoli e 3 punti pesantissimi per la squadra di Ficcadenti, che ritrova la vittoria dopo più di un mese e soprattutto si allontana dall'ultimo posto in classifica. Per gli uomini di Reja, privi di Hernanes e protagonisti di una prestazione sottotono, si tratta di un grosso campanello d'allarme: occorre verificare che il risultato negativo di domenica contro la Roma non lasci strascichi pesanti a lungo andare, soprattutto nella testa di una squadra cinica e compatta sino appunto a due partite fa. In ogni caso, se prima di questa sera erano i biancocelesti ad impersonare il ruolo della ''lepre'', il testimone è ora nelle mani del Milan di Allegri, nuova capolista con un punto di vantaggio proprio sulla Lazio. I rossoneri, pur soffrendo specie nel primo tempo la pressione del centrocampo del Palermo, la spuntano a San Siro contro i rosanero di Delio Rossi grazie a Pato, di testa su assist di Seedorf, Ibrahimovic, su rigore dopo un atterramento di Sirigu su Ambrosini, e Robinho, a porta vuota dopo un ottimo contropiede di Ibra. Inutile per i siciliani il momentaneo pareggio siglato da Bacinovic ad inizio ripresa, anche se Rossi e i suoi possono recriminare per un rigore sospetto non fischiato da Banti sullo 0-0 dopo un contatto tra Thiago Silva e Pinilla nell'area del Milan. Per i rossoneri, con Dinho fuori per scelta tecnica, serata macchiata da un paio di brutte notizie: Pato e Inzaghi, da valutare, sono infatti usciti anzitempo. C'è ottimismo, comunque, sul recupero del ''Papero'' già per domenica.

A quattro giorni dal Derby della Madonnina, i rossoneri sembrano decisamente più in palla dei cugini nerazzurri. Altra prestazione negativa e altro pareggio infatti per l'incerottata Inter, che dopo aver rischiato l'impossibile nel primo tempo (errori clamorosi di Jeda, Mesbah e Olivera davanti a Castellazzi) esce da Lecce con il secondo 1-1 consecutivo, con il gol di un discreto Milito a metà ripresa subito pareggiato dall'ex juventino Olivera. Un risultato figlio anche questa volta di diversi fattori poco confortanti per i tifosi nerazzurri; davanti Coutinho e Pandev fanno a gara a chi sbaglia di più, con il macedone in particolar modo in uno stato di forma davvero pietoso. Ma anche dietro Benitez, che sbaglia inserendo troppo tardi Milito e sostituendo il buon Biabiany anzichè il molle Coutinho, non può stare tranquillo, viste le clamorose topiche di Cordoba e Lucio al centro della difesa. L'impressione è che l'allenatore spagnolo, partita dopo partita, ci capisca sempre meno: un'Inter così fiacca non la si vedeva da prima del 2006, vedi scandalo Calciopoli. E domenica, come detto, ci sarà il derby: in caso di sconfitta il clima ad Appiano Gentile si farebbe davvero molto, molto pesante.

Con il risultato di Lecce, l'Inter scende addirittura al quarto posto. Al terzo sale infatti il Napoli di Mazzarri, trascinato a turno dal ''Matador'' Cavani e dal ''Pocho'' Lavezzi: dopo la doppietta domenicale dell'uruguagio contro il Parma è infatti un gol in pieno recupero, al 94', dell'argentino a regalare i 3 punti ai partenopei al Sant'Elia di Cagliari dopo una gara piuttosto grigia da entrambe le parti. Gli azzurri staccano così la Juventus, ora quinta ad un punto dall'Inter dopo il pareggio al Rigamonti di Brescia. Giusto l'1-1 tra le formazioni di Iachini e Delneri dopo una partita intensa e combattuta, con i padroni di casa capaci più volte nel primo tempo di mettere in difficoltà i bianconeri. Tra i quali spicca ancora una volta, per condizione e prolificità, Fabio Quagliarella: è sua la zampata al 26' della ripresa, su traversone dell'ex epurato Grosso, a portare in vantaggio la Juve, raggiunta però appena 2' dopo da un meraviglioso sinistro di Diamanti. Delneri può consolarsi se non altro per il rientro in campo dal 1' di Chiellini.

Alle spalle della Juve troviamo una Roma che sembra nuovamente in palla: seconda vittoria consecutiva per i giallorossi di Ranieri, nei bassifondi della classifica solo poche giornate fa e ora ad un soffio dalla zona Champions. Il 3-2 dell'Olimpico contro la Fiorentina porta la firma di Simplicio a metà primo tempo, dopo un'azione rocambolesca, di Borriello a inizio ripresa, dopo un ottimo spunto di Menez, e di Perrotta, dopo un clamoroso errore di Boruc in uscita. Inutili per i viola di Mihajilovic il destro al volo di Gilardino e la punizione di D'Agostino nel finale.
Nelle altre partite, vittorie di misura per Catania e Genoa rispettivamente contro Udinese e Bologna: al Massimino il ritorno al gol dell'argentino Maxi Lopez ferma i lanciatissimi bianconeri di Guidolin, ora agganciati in classifica proprio dai siciliani; a Marassi la prima del dopo Gasperini, con Ballardini in panchina, equivale al primo successo, firmato da Milanetto con un tiro dal limite, dopo tre sconfitte di fila. 0-0 infine a Verona tra Chievo e Bari: un punto che tutto sommato accontenta più i gialloblu che non gli uomini di Ventura, che se non altro spezzano la serie negativa di 5 sconfitte consecutive e si portano al penultimo posto, un punto sopra il Parma , impegnato domani sera tra le mura casalinghe del Tardini contro la Sampdoria.

11° GIORNATA:

Brescia - Juventus 1-1 (71' Quagliarella, 73' Diamanti)
Cagliari - Napoli 0-1 (94' Lavezzi)
Catania - Udinese 1-0 (61' Maxi Lopez)
Cesena - Lazio 1-0 (85' Parolo)
Chievo - Bari 0-0
Genoa - Bologna 1-0 (81' Milanetto)
Lecce - Inter 1-1 (76' Milito, 79' Olivera)
Milan - Palermo 3-1 (19' Pato, 63' Bacinovic, 77' Ibrahimovic rigore, 83' Robinho)
Roma - Fiorentina 3-2 (45' Simplicio, 51' Borriello, 69' Gilardino, 77' Perrotta, 89' D'Agostino)
Parma - Sampdoria domani ore 20.45

LA CLASSIFICA (IN ROSSO LE SQUADRE CON UNA GARA IN MENO)
Milan 23
Lazio 22
Napoli 21
Inter 20
Juventus 19
Roma 18
Sampdoria 15
Chievo 15
Genoa 15
Palermo 14
Catania 14
Udinese 14
Fiorentina 12
Bologna 12
Lecce 12
Cagliari 11
Brescia 11
Cesena 11
Bari 9
Parma 8

Gasperini, fuori uno. E adesso chi rischia?

I risultati deludenti delle prime dieci giornate, condizionate dalle ultime tre sconfitte consecutive, hanno indotto il presidente Preziosi a rimuovere Gianpiero Gasperini dalla panchina del Genoa. Si tratta della fine di un matrimonio durato quattro anni: un'avventura iniziata nella serie cadetta, condita da un tris di vittorie nei derby della lanterna e soprattutto dal raggiungimento di ottime posizioni in campionato che sono valse la partecipazione alle competizioni europee.
Messa da parte la vicenda Colomba, esonerato dal Bologna allo scoccare della prima di campionato (potremmo definirlo un sub-esonero), Gasperini è il primo vero allenatore esonerato dall'inizio della stagione.

Chi potrebbe seguirlo?

Fino al mese scorso, il primo candidato era Francesco Guidolin, dopo un avvio disastroso con la sua Udinese: la squadra è riuscita a riprendersi, ed ora il tecnico di Castelfranco può lavorare in assoluta serenità.

Il rischio maggiore, ora come ora, lo corre Pasquale Marino: il Parma non decolla, anzi sprofonda. La sconfitta di Napoli è stata un brutto colpo per l'ambiente gialloblu che stasera si trova costretto a vincere contro la Sampdoria.

Pericolo per Ficcadenti, tecnico del Cesena che affronterà la Lazio: le voci sul suo possibile esonero stanno circolando da circa una decina di giorni, anche perchè sulle tribune dello stadio Manuzzi è stato più volte avvistato Walter Novellino che rimane il primo candidato per la panchina bianconera.

Nonostante l'ultima posizione in classifica, il Bari sembra voler scommettere ancora su Ventura: la sfida salvezza contro il Chievo, potrebbe però compromettere seriamente la posizione dell'allenatore pugliese, chiamato a risollevare una squadra ricca di infortuni.

Il pareggio casalingo contro l'Inter ha salvato la panchina di Iachini: stasera il suo Brescia affronterà la Juventus e l'impresa non sarà semplice.

Cassano vs. Garrone: chi ha ragione?

Continua a tenere banco, a Genova e non solo, la querelle tra Fantantonio e il presidente della Sampdoria, dopo il furibondo litigio avvenuto un paio di settimane fa dopo l'allenamento a Bogliasco che ha, di fatto, sancito il divorzio tra il numero 10 blucerchiato e la società ligure. Nonostante i numerosi tentativi dei tifosi doriani, di esponenti del mondo del calcio e anche dei media (vedi Striscia La Notizia) di mediare tra il campione e il suo presidente, specie dopo le scuse del talento di Bari Vecchia, la società ha annunciato di voler proseguire con la sua istanza al collegio arbitrale per chiedere la rescissione immediata del contratto del giocatore e la sospensione progressiva degli emolumenti da lui percepiti. Una frattura quindi insanabile, nonostante la Samp fatichi in campionato, con un Pazzini fermo ad un solo gol nei primi dieci turni e con Pozzi e Marilungo che non sembrano in grado di non far rimpiangere il loro bizzoso compagno. Che fare dunque? Perdonare il Cassano talentuoso per il bene del campionato blucerchiato o assecondare il Garrone furioso dopo la gravissima mancanza di rispetto del giocatore, che dopo i precedenti burrascosi con Roma e Real Madrid era stato accolto come un figlio?

Perchè Cassano deve rimanere (di Alessandro Mascia)
Garrone, mitt’a cassan’. E’ notizia giornaliera, da ormai due settimane, che Antonio Cassano da Bari Vecchia e il suo Presidente, Garrone, hanno litigato in maniera violenta. Ma degli insulti, anche gravi, valgono un licenziamento? Io credo di no. Il potere deve smetterla di sfruttare e sfruttarsi così. Fantantonio è un ragazzo, non crescerà – non per niente Zampa ai tempi della Roma l’aveva ribattezzato “Peter Pan” – per tanto così va preso. Non è uno da piccole dosi, è uno di quelli che ti fa godere come un riccio, per usare un’espressione ranieriana, e incazzare di brutto. Lui è così, lo sappiamo, lo sanno tutti. Ecco perché va tenuto, coccolato e scusato. Garrone ha approfittato del suo potere per imporgli praticamente di presenziare a una serata mentre lui, in un moto di passaggio all’età adulta, voleva tornare a casa sua, da sua moglie, notoriamente in dolce attesa. E invece no: il suo capo l’ha costretto – quantomeno ci ha provato – a restare. Il resto è storia. Cassano si è scusato, ha chiesto di capire il suo momento particolare. Garrone non ci ha voluto sentire da quell’orecchio. Bene, per il suo orgoglio, probabilmente, perderà il talento più puro che gli sia mai passato per le mani.

Perchè Cassano va licenziato (di Luca Cipriano)
Cassano è un dipendente, e come tale va trattato. A volte ci dimentichiamo che quella del calciatore è a tutti gli effetti una professione. Garrone ha tutto il diritto di licenziarlo in seguito agli insulti ricevuti: in un qualsiasi ambiente lavorativo, un dipendente che apostrofa con termini gravi e volgari il proprio principale, difficilmente ritorna a sedersi al suo posto. Questo per quanto riguarda l'aspetto professionale.
Se poi volessimo tirare in ballo anche le questioni morali, c'è solo da sbizzarrirsi: Cassano è stato accolto a braccia aperte da una società che gli ha dato la possibilità di ritornare a giocare a calcio; di guadagnare dei soldi; di ottenere l'affetto di un pubblico straordinario e di vestire ancora una volta la maglia della Nazionale italiana. L'attaccante di Bari Vecchia dev'essere eternamente riconoscente alla Società blucerchiata e il suo atteggiamento nei confronti del massimo esponente del club ha spazzato via qualsiasi forma di rispetto. Infine dobbiamo tenere presente che il calcio è uno spettacolo, fatto da attori chiamati a dare il massimo verso il proprio pubblico. Ed un collezionista di cattivi esempi non è degno di tale scenario.

martedì 9 novembre 2010

E se Benitez non fosse un allenatore da Inter?

Ormai molti tifosi interisti lo pensano. Rafael “Rafa” Benitez non è l' allenatore adatto all'Inter. Il pareggio interno contro un modesto Brescia è infatti servito ad ingigantire i dubbi sulle notevoli difficoltà palesate dallo squadrone milanese in questi primi mesi di gestione da parte dell'iberico. La brutta partita contro le rondinelle (troppo brutta per essere stata disputata dalla squadra campione di tutto) è stata la sintesi di tutto quello che sta succedendo da mesi in casa interista. Numero vortiginoso di infortuni che nemmeno in una stagione intera capiterebbero, giocatori che rendono ben al di sotto delle aspettative, gioco di squadra a dir poco improvvisato, modulo tattico impreciso e non lineare. La domanda a questo punto sorge spontanea. Quanto c'è di Benitez nei diciannove punti in classifica? I maligni sosterrebbero che di suo c'è ben poco e se non ci fosse stato questo provvidenziale Eto'o la squadra sarebbe ben al di sotto del livello di galleggiamento.

Benitez non è Mourinho, lo si è capito. I due allenatori sono distanti anni luce in tutto e per tutto. Uno carismatico, nevrotico, glamour, l'altro flemmatico, calmo, oversize. Mourinho, lo si è visto mercoledì contro il Milan, è un vero profeta del culto “veni, vidi, vici”. Arriva in una squadra (e in un campionato nuovo) e nel giro di poco riesce a rivoltarla come un calzino dandole un gioco logico, una mentalità vincente e mille motivazioni. Se tutti i giocatori delle squadre del portoghese sembrano sempre pronti per la guerra vuol dire che l'allenatore è capace di suscitare emozioni vincenti. Questo sembra non accadere con Benitez. Lo spagnolo, che sta pagando ancora l'ambientamento in Italia, è troppo calmo e pacioso per essere l'allenatore dell'Inter. I neroazzuri sono storicamente una squadra che ha bisogno di un allenatore carismatico che riesca a tenere sempre sulla corda un ambiente bollente come quello di Appiano. Ripercorrendo la storia recente quindi si vedrà che i risultati migliori sono arrivati con guide del calibro di Trapattoni, Mancini e Mourinho. Tutti personaggi molto border line e in grado di saper infondere un nervosismo positivo alle proprie squadre. Benitez è un normal one, uno troppo buono per guidare l'Inter. La sua aria da professore, i suoi metodi da bravo pater familias sono infatti in chiara antitesi con il mondo neroazzurro. Ricordate le polemiche inutili da prima pagina di Mourinho? Erano fatte scientificamente per attirare l'attenzione su sè stesso allentandola dai giocatori. Con il panciuto spagnolo in questi mesi non si è visto nulla di ciò, la sua gestione al cloroformio ha appiattito i calciatori che sembrano giocare tanto per fare. Le motivazioni sono prossime allo zero e tutti giocano senza fame e cattivaria agonostica. Tanto per fare un esempio la prestazione contro il Tottenham è stata ridicola, mal preparata e tatticamente oscena. Un Bale qualsiasi è riuscito dove prima Cristiano Ronaldo e poi un certo Lionel Messi avevano fallito, infondere panico alla retroguardia. E' un caso che contro i due veri fenomeni ci fosse ancora Mourinho e invece contro il bravo gallese Benitez? E se il madrileno fosse ormai un allenatore superato e sopravvalutato? Come dimenticare i modesti risultati del Liverpool dove a fronte ad una miriade di sterline spese non sono mai arrivati risultati? E se Moratti questa volta avesse toppato? Questo infine il bilancio di Benitez al Liverpool. A parte la Champions 2007, zero titoli come direbbe qualcuno...

(fonte Wikipedia)

Nella stagione 2004-2005 si trasferisce al Liverpool, rilevando la panchina del club inglese dal suo predecessore Houllier. Terminerà la prima stagione con un quinto posto nella Premier League vincendo la Champions League, battendo in finale il Milan ai calci di rigore, dopo aver rimontato 3 gol ai rossoneri. Nella stagione successiva il tecnico spagnolo, vincerà la battendo i russi del CSKA Mosca con il punteggio di 3-1. Nella stagione 2006-2007i l Liverpool di Benitez ritroverà in finale di Champions League il Milan, ma questa volta sarà sconfitto con il risultato di 2-1.

Nel 2007-200 dopo una campagna acquisti che porterà calciatori tra cui Fernando Torres e Javier Mascherano, i reds raggiungeranno la quarta posizione in Premier League e la semifinale di Champions League dove però saranno sconfitti dal Chelsea con il punteggio di 1-1 e di 2-3.

Nelle ultime due stagioni alla guida del Liverpoolottiene rispettivamente il secondo e il settimo posto in Premier League, mentre in Champions League sarà eliminato rispettivamente nei quarti di finale (dal Chelsea) e nella fase a gironi (per mano di Fiorentina eLione). Sempre nell'ultima stagione, a causa del terzo posto raggiunto nella fase a gironi d iChampions League il Liverpool accederà all'Europa League dove sarà eliminato in semifinale dall'Atletico Madrid.