martedì 23 novembre 2010

Champions League: il Real è MOUstruoso! Chelsea, che fatica. Arsenal, che botta!

Ricco di spunti e qualche sorpresa il quinto turno di Champions per i Gruppi E, F, G, H, che vedeva in campo tra le altre le già qualificate Bayern Monaco, Real Madrid e Chelsea. Delle tre scivola solo, comunque già sicura sia del primato che dell'accesso agli ottavi, la formazione bavarese allenata da Van Gaal sul campo della Roma; ma se la vittoria dei Blues di Ancelotti contro il modestissimo Zilina stupisce per il punteggio risicato e per le impreviste difficoltà incontrate dagli inglesi sul terreno amico di Stamford Bridge, a far parlare di sè è ancora una volta è lo ''Special'' Madrid di Mourinho, che affonda ed elimina a domicilio l'Ajax con un superbo 4-0. Inaspettatamente si riaprono i giochi invece nel Gruppo H, con l'Arsenal sconfitto a sorpresa in trasferta dal Braga; i portoghesi agganciano così i Gunners, superati in vetta dalla Shakhtar vittorioso a Belgrado, al secondo posto, mantenendo qualche residua speranza per il passaggio agli ottavi.

GIRONE E
Basilea-Cluj 1-0
Con un orecchio teso al risultato dell'Olimpico di Roma, il Basilea dell'ex centrocampista del Bayern Thorsten Fink sogna per 80' un aggancio al secondo posto del Girone E impensabile solo fino a due giornate fa. Alla fine, nonostante la vittoria giallorossa all'Olimpico, il successo di misura contro il Cluj vale per gli svizzeri la matematicazione qualificazione in Europa League e, soprattutto, mantiene in vita qualche flebile speranza di passaggio il turno. Anche se, per completare il miracolo, servirà non solo una vittoria esterna a Monaco di Baviera ma anche in contemporanea un autentico regalo del già eliminato Cluj nella gara casalinga contro la Roma. Aspettando il 7 dicembre e l'ultima giornata gli elvetici possono comunque festeggiare il secondo successo nel girone, firmato dall'argentino Almerares al 15' abile a raccogliere un tiro completamente sbagliato del compagno Inkoom. L'ex River Plate semina scompiglio, soprattutto nel primo tempo, nella difesa romena guidata dall'ex Juve ed Empoli Felice Piccolo; è proprio il difensore italiano alla mezz'ora a salvare sulla linea una conclusione di Frei su assist proprio di Almerares, che poco dopo ci riprova spedendo fuori di poco. Prima della pausa è Cadù a salvare ancora la squadra rumena dallo 0-2 con un miracolo sull'esterno degli svizzeri Safari. Nella ripresa il tecnico degli ospiti prova a gettare nella mischia altre due vecchie conoscenze del calcio italiano, il croato Sasa Bjelanovic e il ''nostro'' Ferdinando Sforzini, ma è ancora il Basilea a sfiorare il gol con la traversa colpita da Tembo. Nel finale l'arbitro francese Duhamel espelle Piccolo per doppia ammonizione, per il disappunto del suo tecnico Cartu, che spacca con un calcio il vetro della panchina. Basilea a 6, Cluj a 0 e fuori da tutte le competizioni europee.


Roma-Bayern Monaco 3-2

Classifica: Bayern Monaco 12, ROMA 9, Basilea 6, Cluj 0.



GIRONE F
Spartak Mosca-Olympique Marsiglia 0-3
Sono passati due mesi dal successo, nella prima giornata, dello Spartak a Marsiglia. Ma rispetto ad allora, la sensazione è di trovarsi davanti a tutt'altra squadra russa e, soprattutto, a tutt'altra formazione francese. Sono infatti gli uomini di Deschamps, con una prova tutta forza e carattere, ad imporsi al Luzhniki di Mosca in quello che si presentava a tutti gli effetti come uno spareggio per conquistare il secondo posto del girone e soprattutto la qualificazione agli ottavi di finale. Le due contendenti venivano da cammini radicalmente opposti: i russi, dopo aver conquistato 6 punti nelle prime 2 partite, venivano dalla doppia sconfitta patita contro il Chelsea; i francesi al contrario, dopo gli 0 punti raccolti nei primi 180', avevano portato a casa due successi contro lo Zilina, l'ultimo con un roboante 0-7 esterno. Lo Spartak si dimostra sicuramente altra cosa rispetto ai campioni di Slovacchia, ma la differenza con gli avversari è netta fin dall'avvio, con un'insidiosa conclusione di Valbuena già dopo 1'. Quella dell'attaccante della nazionale francese è solo una ''prova'' prima del gol, stupendo, che arriva al minuto numero 16: girata fantastica dentro l'area e palla all'incrocio dei pali, irraggiungibile per il portiere russo Dikan. Lo Spartak prova a reagire, ma la squadra di Karpin è tanto volitiva quanto confusa e produce un unico vero tentativo di pareggio in modo quasi casuale verso la fine del primo tempo, con un tiro-cross di Makeev su cui Kombarov e Ari mancano la deviazione da pochi passi. Un lampo che i francesi spengono già ad inizio ripresa trovando il raddoppio con Remy, che prima cicca clamorosamente di sinistro per poi servirsi dal solo la palla sul destro: diagonale vincente e 2-0. Lo Spartak, molto masochisticamente, decide di affondarsi da solo e così un fallo di reazione su Diawara costa al 19' il cartellino rosso all'attaccante brasiliano Wellinton. Niente di meglio per il Marsiglia, che 4' dopo mette in ghiaccio la partita con la rete di Brandao. Francesi qualificati con un turno d'anticipo, Spartak in Europa League.

Chelsea-Zilina 2-1
Ma quale pallottoliere! Niente goleada a Stamford Bridge, anche se come ampiamente previsto il già qualificato Chelsea di Ancelotti porta a casa i 3 punti contro i Campioni di Slovacchia, reduci dalle 7 sberle incassate a domicilio dal Marsiglia due settimane fa. Ritorno alla vittoria dunque per i Bleus dopo le tre sconfitte, le ultime due consecutive, nelle ultime quattro partite di Premier League, ma che sofferenza contro uno Zilina per 30' addirittura in vantaggio, a conferma del momento interno molto delicato che sta affrontando la formazione di Ancelotti. In particolare, dopo la cacciata da parte di Abramovic del vice di Carletto, Ray Wilkins, la squadra non sembra più la stessa e non possono essere giustificazioni attendibili neanche le assenze di Terry, Lampard ed Essien e il rientro di un Drogba ancora fiaccato dalla malaria. Con l'ivoriano in campo dall'inizio insieme, tra gli altri, ai giovanissimi Van Aanholt, Bruma e McEachran, i Blues vanno sotto al 19', trafitti da un diagonale dell'attaccante slovacco Bello che beffa il vice-Cech Ross Turnbull. Neanche il clamoroso svantaggio sveglia gli uomini di Ancelotti dal torpore di un periodo sempre più nero. Così nell'intervallo Carletto è costretto a strigliare i suoi e a sostituire l'evanescente Kakuta con l'altro ivoriano Solomon Kalou. Una mossa che dà una maggior profondità alle azioni offensive dei padroni di casa e si traduce, già al 6', nel pareggio di Sturridge dopo un'azione personale. Un moto d'orgoglio quello in casa Chelsea che porta al gol partita di Malouda su ottimo assist di testa di Drogba. Una vittoria ininfluente, vista la qualificazione già in cassaforte, ma che si spera aiuti almeno psicologicamenre la squadra di Ancelotti ad uscire dalle sabbie mobili dell'ultimo mese; permane comunque la sensazione che il tecnico di Reggiolo abbia parecchio su cui lavorare.

Classifica: Chelsea 15, Olympique Marsiglia 9, Spartak Mosca 6, Zilina 0.



GIRONE G
Ajax-Real Madrid 0-4
Dal morso di Suarez alle unghie di un Real Madrid mai pago di gol e vittorie, neanche a qualificazione ampiamente e anticipatamente conquistata. I Galacticos sembrano continuare sempre di più, partita dopo partita, ad incarnare lo spirito del miglior Mourinho: vincere sempre, vincere bene, anche quando toccherebbe come in questo caso all'avversario, bisognoso di punti, fare la partita. Missione fallita, e ''di brutto'' dalla formazione di Martin Jol, strapazzata sì ma quel che conta senza opporre resistenza di fronte al prestigioso avversario. La sconfitta elimina così i lanceri dalla Champions che, a quota 4, non possono neppure rilassarsi troppo nell'ultimo turno in trasferta a Milano, anche se appare quasi utopistico un successo dell'Auxerre a Madrid. Real che si presenta ad Amsterdam privo tra gli altri di Khedira, Carvalho e Higuain, oltre al lungodegente Kakà, con l'uomo-mercato Benzema in avanti e Arbeloa a destra in difesa. Ironia della sorte, sono proprio le due new-entry a portare sul 2-0 il Real tra la mezz'ora e il finale di primo tempo, dopo un inizio di gare tranquillamente addomesticato dagli uomini di Mourinho: il gol del francese al 36' è un gran destro a giro che termina all'incrocio dei pali dopo un assist di tacco di Ozil, il raddoppio dello spagnolo al 44' è una sassata da fuori leggermente deviata dalla schiena di Vertoghen. Ai due protagonisti quasi inattesi, soprattutto il secondo, del match si aggiunge nella ripresa il ''solito noto'' Cristiano Ronaldo, protagonista di un mostroso inizio di stagione e attuale ''Pichichi'' in Liga: al 28', dopo uno splendido recupero di Di Maria a centrocampo, il portoghese è come al solito efficace nel mandare a vuoto la difesa avversaria e a fulminare Stekelenburg con un ottimo diagonale. Un bottino, quello di CR7, rimpinguato dal rigore trasformato al 36' per un fallo di Anita ai suoi danni in area olandese. 4-0 e tutti sotto la doccia, anche e soprattitto l'invisibile attaccante di casa Suarez e i suoi maldestri compagni El Hamdaoui, Sulejmani ed Emanuelson, non prima di un curioso epilogo negli ultimissimi minuti, con il fiscale arbitro Thompson che espelle per doppia ammonizione sia Xabi Alonso che Sergio Ramos, colpevoli di aver ritardato troppo in un paio di occasioni la ripresa del gioco. Due rossi fiscali ma quasi innoqui visto il match dell'ultimo turno, poco più di una formalità, contro l'Auxerre. All'Ajax non rimane che vincere e sperare che il Real affamato e insaziabile di Mou faccia ancora il suo dovere fino in fondo.

Auxerre-Milan 0-2

Classifica: Real Madrid 13, MILAN 8, Ajax 4, Auxerre 3.



GIRONE H
Braga-Arsenal 2-0
Come complicarsi gratuitamente e scioccamente la vita da soli. ''Musica e parole'' di Arsène Wenger, ''cantano'' i giocatori dell'Arsenal. E stonano. Sì, perchè l'Arsenal riapre quasi da solo alle avversarie un girone sin qui dominato a suon di gol e vittorie, sconfitta di Donetsk a parte. E proprio dopo il k.o. di misura in Ucraina ai Gunners bastava almeno un pareggio, se non una vittoria per chiudere il discorso primo posto, almeno per mettere in ghiaccio la qualificazione. Impresa tutt'altro che impossibile in terra portoghese contro uno Sporting Braga abbattuto 6-0 nel match del primo turno all'Emirates. La squadra londinese conferma invece i limiti difensivi e mentali già manifestatisi troppe volte in questo inizio di stagione, vedi il tonfo subito in casa e in rimonta nell'ultimo turno di Premier dal Tottenham (da 2-0 a 2-3). E così, zitti zitti, dopo una partita che eufemisticamente si potrebbe definire soporifera, i portoghesi portano a casa i 3 punti che consentono di agganciare gli inglesi a quota 9 in attesa dell'ultimo turno (più favorevole ai Gunners, che riceveranno in casa il già eliminato Partizan Belgrado, mentre il Braga dovrà sudarsi la qualificazione in casa dello Shakthar, primo ma non certo di un posto agli ottavi). Decisivo Matheus, interessante centravanti dei padroni di casa, nel realizzare la doppietta vincente prima al 38', beffando Fabianski in uscita dopo uno scatto sul filo del fuorigioco, e in pieno recupero al 48', con una conclusione all'incrocio dopo aver ridicolizzato l'intera difesa ospite. Un grandissimo gol, che condanna un Arsenal svogliato e apatico, con Fabregas e Bendtner in ombra e un Walcott appena più presentabile dei sopracitati. Da segnalare una clamorosa topica dell'arbitro ungherese Kassai, che a metà ripresa non concede un netto calcio di rigore all'Arsenal per fallo su Vela, addirittura ammonendo per simulazione il neo entrato attaccante messicano.

Partizan Belgrado-Shakhtar Donetsk 0-3
Tutto facile per lo Shakhtar di Mircea Lucescu, che espugna il terreno di un Partizan Belgrado ancora alla ricerca della prima vittoria della sua storia in Champions League con un netto 3-0, che proietta gli ucraini in vetta al girone, seppure la matematica non promuova ancora, almeno ufficialmente, la squadra di Donetsk agli ottavi di finale. Il Partizan, 0 punti e un unico gol realizzato, già fuori da tutti i giochi, prova inizialmente a dire la sua nel match con il brasiliano Cleo e il serbo Ilic in avanti, ma è un fuoco di paglia; lo Shakthar entra gradualmente in pieno controllo del match, aspettando unicamente il momento migliore per colpire gli avversari. Momento che si presenta al 7' della ripresa, anche grazie alla gentile collaborazione della difesa serba: su calcio d'angolo di Jadson, Krstajic pasticcia in piena area regalando palla a Stepanenko, che da due passi non può proprio fallire. Passano altro 7' e gli ucraini stendono l'avversario, con il brasiliano Jadson questa volta in veste di rifinitore sul preciso cross di Srna. Al 23' la partita va in archivio con il terzo gol ospite, tutto facile sull'asse Srna-Willian-Eduardo, con quest'ultimo che ha tutto il tempo di scegliere l'angolo in cui battere Stojkovic. Serbi attesi dal match di chiusura a Londra contro l'Arsenal, non certo il terreno migliore per sperare di raccogliere anche solo un punto; allo Shakhtar basterà un pareggio casalingo contro il Braga, non certo un'impresa, per entrare agli ottavi dalla porta principale

Classifica: Shakhtar Donetsk 12, Arsenal 9, Braga 9, Braga 0.

IN ROSSO LE SQUADRE GIA' QUALIFICATE AGLI OTTAVI DI FINALE
IN ARANCIONE LE SQUADRE GIA' QUALIFICATE IN EUROPA LEAGUE

Champions League: Milan, è sempre Ibracadabra (e si rivede Dinho). Roma, brividi e rimonta con il Bayern

Dall'Olimpico di Roma all'Abbè-Deschamps di Auxerre, dal siluro spedito sotto l'incrocio da Ibra al rigore della provvidenza realizzato da Totti, alla fine è missione compiuta per le prime due italiane, in attesa dell'Inter in campo domani sera, impegnate nella quinta giornata della fase a gruppi di Champions League. Missione qualificazione centrata al 100% dal Milan di Allegri, che grazie ai 3 punti raccolti in Francia e alla contemporanea sconfitta casalinga dell'Ajax contro il Real Madrid è matematicamente qualificato con un turno d'anticipo agli ottavi di finale. L'ultimo turno casalingo contro gli olandesi diventa quindi totalmente ininfluente, visto l'inattaccabile primo posto dei Galacticos di Mourinho, avanti di cinque lunghezze. Obiettivo ottavi conquistato invece al 95% dalla Roma, dopo la grandissima rimonta nel finale contro il Bayern Monaco; la vittoria casalinga del Basilea contro il Cluj tiene ancora acceso il lumicino della speranza per gli svizzeri, che però saranno costretti a battere il Bayern all'Allianz Arena e a sperare che i rumeni, già eliminati da tutte le competizioni europee, battano a tutti i costi i giallorossi di Ranieri. Una prospettiva non impossibile, ma almeno piuttosto improbabile.

Che sia un turno domenicale di campionato o una giornata infrasettimanale di Champions, lo slogan è sempre lo stesso: meno male che Ibra c'è. A quanto pare lo svedese sembra aver sconfitto la sindrome da prestazione europea che lo aveva troppo spesso attanagliato in passato; ne sa qualcosa l'Auxerre, steso sia nel match di San Siro da una doppietta sia nel ritorno a domicilio sempre dal piedone del numero 11 rossonero. Che insieme al gol nel finale di Ronaldinho confeziona una vittoria meritatissima e ineccepibile per gli uomini di Allegri. Il tecnico toscano manda inizialmente la ''foca monaca'' ancora in panchina, confermando Robinho accanto a Ibrahimovic con Seedorf a supporto e il trio Gattuso-Ambrosini-Flamini in mezzo al campo. Dall'altra parte l'Auxerre di Jean Fernandez, formazione in difficoltà in campionato, è squadra tosta e veloce e viene schierata dal tecnico transalpino con il duo offensivo formato dal ''piccoletto'' Sammaritano (161 cm, già a segno nel pareggio contro l'Ajax) e Contourt, con l'interessante sloveno Birsa a svariare sulle fascie. Il primo tempo offerto dalle due squadre in campo non è esattamente emozionante, con i padroni di casa in pressing asfissiante sui portatori di palla avversari e con il Milan intento più a controllare i francesi che ad affondare. Eppure ai rossoneri bastano un paio di sussulti per far tremare il portiere avversario Sorin: in entrambi i casi è Ibra a confezionare gli assist, prima per Seedorf, che spedisce alto di un soffio, e poi per Gattuso, che spreca malamente un'occasionissima praticamente a porta vuota. Lo svedese è dunque, al solito, il più attivo nel cercare di farsi largo tra le strette maglie della difesa di casa, con un Robinho in moto perpetuo ma poco incisivo in fase di conclusione. Dopo il primo tempo, in archivio a reti bianche, la ripresa si apre con un Milan decisamente più intraprendente, grazie anche alla spinta di Zambrotta e Abate, in confronto ad un Auxerre che preme sì ma dà la sensazione di non sfondare. La timidezza avversaria regala con il passare dei minuti più sicurezza ai rossoneri, che al 19' passano: lancio di Seedorf per Robinho, con Dudka che nel tentativo di anticipare il brasiliano in scivolata regala palla a Ibra; il destro dello svedese è micidiale e imparabile per l'estremo difensore transalpino Sorin. Il vantaggio scuote, com'è ovvio che sia, la formazione di Fernandez, che nel tentativo, per la verità piuttosto confuso, di spingersi in avanti alla ricerca del pareggio regala ampi spazi ai contropiedi milanesti. Fernandez, dopo aver cambiato Hengbart con Chafni già prima del gol, getta nella mischia Quercia al posto di Sammaritano, mossa alla quale Allegri risponde inserendo il muscolare Boateng al posto del più offensivo Seedorf. I minuti scorrono e il tecnico rossonero decide di regalare almeno gli ultimi 5' di match a Ronaldinho, in campo al posto di uno sfiancato Ibra. Al brasiliano bastano poco meno di 6' per dimostrare di essere vivo più che mai: numero di Robinho sulla fascia destra, passaggio per Dinho e gran sinistro da fermo del numero 80 di Allegri a spolverare l'angolino di Sorin. Il resto è samba. Finisce 2-0 una serata con tante ottime notizie per il Diavolo e i suoi tifosi.

A Roma invece, dopo la grande paura si consuma il grande miracolo. Alla fine il risultato, vittoria e qualificazione quasi in ghiaccio, è quello auspicato da Ranieri alla vigilia, ma per almeno un tempo i giallorossi contro il Bayern Monaco respirano l'aria di una cocente beffa già vissuta troppe volte. E sì che la formazione di Van Gaal, già qualificata agli ottavi, si presenta a Roma in formazione decisamente rimaneggiata, con i vari Van Bommel, Olic, Robben, Klose e Butt, oltre allo squalificato Schweinsteiger, rimasti in Germania. Ranieri invece, come preannunciato, conferma un Menez in ottima forma alle spalle della coppia Borriello-Vucinic; a centrocampo conferma per Greco e ritorno per De Rossi, solo panchina per capitan Totti. Pronti, via e si ha quasi la sensazione che la squadra a dover fare risultato a tutti i costi siano gli ospiti bavaresi, già qualificati agli ottavi, e non i padroni di casa giallorossi. Troppo brutta la Roma del primo tempo e soprattutto troppo simile come atteggiamento alla disarmante prova offerta nel confronto d'andata all'Allianz Arena. Ranieri, alla vigilia, aveva parlato di una squadra totalmente cambiata nello spirito e nella forza rispetto a quella Roma, ma i suoi sembrano voler far di tutto per smentirlo; gia al 2' Julio Sergio rischia di combinare la frittata, con un rinvio errato non sfruttato, per fortuna dei giallorossi, da Mario Gomez. A soffrire è in particolar il centrocampo di Ranieri, con De Rossi fuori dalla manvora e Greco troppo spesso costretto al fallo, atteggiamento che induce Ranieri a meditare la sostituzione del suo giocatore già prima della mezz'ora (uscirà poi per Simplicio a fine primo tempo). In avanti Menez prova a predicare nel deserto, con Vucinic che spedisce in curva da buona posizione una delle rare occasioni di marca romanista. Sì, perchè dall'altra parte Julio Sergio è in costante apprensione su Ribery e Gomez; alla mezz'ora è Cassetti a salvare il proprio portiere da una conclusione dell'attaccante di origine argentina, ma è questione di un altro paio di minuti prima che il Bayern trovi il meritatissimo vantaggio: assist di Ribery a tagliare fuori tutta la difesa romanista e guizzo ancora di Gomez, questa volta in netto anticipo su Cassetti, a infilare Julio Sergio. L'1-0 degli uomini di Van Gaal è tutto tranne che casuale e l'indiscutibile dominio bavarese si concretizza ancor di più nel 2-0 colto da Gomez 6' dopo, con un imperioso colpo di testa su assist di Mueller. Nell'occasione colpevole è però il migliore, o meno peggio, dei giallorossi del primo tempo, ovvero Menez, che dà il via all'azione con un retropassaggio completamente sbagliato verso Julio Sergio. Il doppio svantaggio manda in bambola la Roma, che potrebbe addirittura capitolare se, poco prima dell'intervallo, l'arbitro spagnolo Mallenco punisse un fallo di Brighi su Ribery nell'area giallorossa. Ranieri capisce che i suoi rischiano il tracollo e scuote i suoi nella pausa: la sfuriata e il cambio Greco-Simplicio portano evidentemente i loro frutti perchè la Roma della ripresa è completamente tutt'altra cosa. E lo si evince anche dalla splendida azione di Menez al 4', con il francese che si beve Demichelis e serve Borriello in mezzo all'area: bravissimo il numero 22, in scivolata, a resistere alla doppia marcatura di Lahm e Van Buyten e ad infilare il gol che riapre il match. I giallorossi potrebbero pareggiare già 1' dopo se Simplicio sfruttasse decisamente molto meglio un altro ghiotto invito dell'ottimo Menez. La Roma comunque è trasformata, perlomeno in avanti, mentre dietro qualche sbilanciamento rischia di trasformarsi in un omaggio a Mueller. Ranieri si infuria e ha ragione, ma i suoi sono vivi, specie Menez e Simplicio: ancora dalla collaborazione tra il francese e il brasiliano nasce un'azione pericolosissima che costringe al miracolo il portiere bavarese Kraft al 16'. Passano i minuti e il tecnico testaccino decide di giocarsi il tutto per tutto: fuori Brighi, dentro Totti. Al 36' ecco finalmente la tanto attesa svolta: lampo di Vucinic, fino a quel momento parecchio in ombra, per Riise sulla sinistra e assist del norvegese al centro che De Rossi, il peggiore in campo fino ad allora, deve solo spingere dentro. 2-2 all'Olimpico, ma bastano altri 2' per completare l'opera: il giovane portiere ospite Kraft stende Borriello in area; rigore ineccepibile quello fischiato da Mallenco che capitan Totti, con qualche brivido, trasforma. E' il sipario sul match, anche perchè il Bayern non ha più nè forza nè troppa voglia di reagire. Finisce 3-2; a prescindere dal confronto di Monaco tra Bayern e Basilea e dall'impresa che dovranno tentare gli svizzeri, agli uomini di Ranieri sarà sufficiente cercare di uscire almeno con 1 punto da Cluj. Magari evitando un altro primo tempo di questo genere per non correre il rischio di affossarsi da soli.

lunedì 22 novembre 2010

INTER, E' FINITO LO STRAPOTERE?

Di Luca Cipriano

Roba d'altri tempi. Per essere più precisi, roba del 2004, quando cioè l'Inter era allenata per la prima volta da Mancini e in campo scendeva una rosa composta da Emre, Veron, Adriano e Martins: sei anni fa, proprio a novembre, i nerazzurri erano reduci da quattro pareggi consecutivi. Oggi, nello stesso mese del 2010, la situazione è peggiorata: due pareggi e due sconfitte nelle ultime quattro gare e un distacco di nove punti dalla capolista. Ma, numeri a parte, la squadra di Benitez sembra avere smarrito la potenza delle ultime stagioni: l'assenza di rinforzi nella rosa, l'addio di Oriali come tramite tra spogliatoio e Società, il numero esagerato di infortuni, il calo di rendimento di molte pedine fondamentali. E' questa, in sintesi, l'analisi di una squadra lontanissima parente di quell'invincibile armata che si portò a casa un bel po' di scudetti e l'ultima Champions League.
La sconfitta di Verona, ha forse segnato la fine di un ciclo?

RISPONDE ALESSANDRO MASCIA

Per me no. O meglio, non del tutto. Saranno un crocevia le prossime 2-3 settimane. L'Inter, a differenza degli scorsi anni, ha scoperto l'esistenza di due fattori a lei sconosciuti: gli infortuni e gli avversari di valore. Se avesse avuto anche la metà delle defezioni di quest'anno la scorsa stagione il treplete l'avrebbero visto con il cannocchiale. In più, quest'anno, il Milan sembra essere - anche sulla carta - superiore ai nerazzurri. E' un fattore psicologico non da poco. Infine, la fame di vittorie manca. Pensate ai tifosi nerazzurri: a parte gli irriducibili, altri sono tranquilli, se la prendono con calma, capiscono che può succedere e non urlano più di tanto. Non hanno più fame, in altre parole. Figuriamoci i giocatori...
Però le prossime due settimane saranno decisive: con due vittorie di fila, per esempio, i nerazzurri si rilancerebbero e, ne sono sicuro, potrebbero non fermarsi più. In definitiva no, non è ancora finito lo strapotere dell'Inter, voglio aspettare febbraio, marzo o addirittura maggio per dirlo. E goderci.


RISPONDE PAOLO PAPPAGALLO

Per me sì. In realtà, a mio giudizio, il tonfo in casa del Chievo non è che un'ulteriore conferma di come lo strapotere dell'Inter sia finito ancor prima dell'inizio di questa stagione, per l'esattezza dopo la magica notte di Champions al Bernabeu e il quasi contemporaneo addio del vero artefice del Triplete nerazzurro, ovvero Mou. Troppo pesante per chiunque raccogliere l'eredità del Mago di Setùbal, che è risaputo sia il migliore del mondo nello spremere fino all'osso le energie fisiche e psicologiche della sua squadra. Il deludente inizio di stagione della squadra di Benitez non è dunque altro che una fisiologica conseguenza dell'operato di Mourinho. E considerando l'unicità del tecnico portoghese e il logoramento della vecchia guardia (Milito, Maicon, Cambiasso ecc., tutti giocatore che Moratti avrebbe dovuto liberare perchè a fine ciclo) c'è da aspettarsi che l'Inter, con o senza Benitez, sia destinata ad una stagione di stenti sia in Italia che in Europa. Certo, oltre a quanto detto è innegabile che ci siano delle responsabilità da dividere tra l'ex tecnico del Liverpool e il suo presidente Moratti: il primo paga l'imposizione alla società di uno staff tecnico che qualche responsabilità nell'ecatombe di infortuni la deve certamente avere, oltre a non essere mai stato un tecnico particolarmente vincente (la Champions 2005? Un lampo fortunoso in una carriera buona ma non eccezionale); il secondo non può che lamentarsi con sè stesso soprattutto per l'immobilismo nel mercato estivo. Insomma, il tempo delle vacche grasse è finito e per tornare a vedere quanto prima un'Inter simile a quella dell'anno scorso le soluzioni più probabili sembrano essere la rifondazione della squadra e/o il ritorno dello ''Special''. Due ipotesi, al momento, poco concrete, per usare un eufemismo. Dunque, la saggezza dovrebbe imporre a Moratti di pazientare, rinforzare la squadra a gennaio e accettare i risultati pur sotto le attese. Solo il perdurare degli infortuni o il rischio di perdere l'accesso alla Champions del prossimo anno potrebbero giustamente spingere il patron ad intervenire drasticamente, sollevando Benitez. Ma sarebbe quantomeno sciocco, due mesi dopo l'inizio di stagione, ad un mese dal Mondiale per Club e in piena bagarre tra campionato e Champions, cacciare Rafa ora. Per prendere chi poi? Capello, Spalletti e Guardiola sono al momento irraggiungibili. La verità è che, per dirla nel linguaggio d'oltremanica, ''all good things must come to an end". E lo strapotere nerazzurro ''has come to an end''.

La prodezza di Ibrahimovic, l'esplosione di Pazzini e il doppio show del San Paolo

Con la caduta dell'Inter e la frenata della Lazio, la Serie A dalla classifica corta si chiede quale sia il vero team favorito per la vittoria finale. La risposta immediata si chiama Milan, squadra ritrovata e piena di campioni, che finora è stata sconfitta una sola volta dalla Juventus. E proprio i bianconeri di Del Neri stanno continuando a convincere: i tre punti contro il Genoa hanno confermato il buon momento di Krasic e compagni, proiettando la Vecchia Signora a sei distanze dalla vetta. Chi brilla e mette davvero paura è il Napoli: nel posticipo serale, quattro schiaffi ad un Bologna distratto dalle vicende societarie. Corre il Palermo e rinasce la Samp, mentre in coda la situazione per il Bari è davvero critica.
Ecco il giocatore più rappresentativo, il goal più bello e la curiosità dell'ultima giornata:

IL PERSONAGGIO: GIAMPAOLO PAZZINI

Dopo un inizio di stagione a secco, il "Pazzo" Pazzini si sta scatenando: ieri pomeriggio a Lecce ha siglato una pesante tripletta, ritornando ad essere il giocatore chiave della Sampdoria, con la speranza di fare dimenticare l'ormai ex Antonio Cassano. Pazzini sembra avere recuperato il migliore stato di forma e di questo passo la candidatura al centro dell'attacco Azzurro sembra quasi scontata. Prandelli lo sa.

IL GOAL: ZLATAN IBRAHIMOVIC

In una giornata ricca di belle reti, mettiamo al primo posto la marcatura di Ibrahimovic nella sfida di sabato sera di San Siro tra Milan e Fiorentina: Ibra colpisce con una semi rovesciata imprendibile per il portiere viola Boruc, ma il goal è spettacolare nella sua totalità: il pressing su Comotto, lo stop, e appunto la rovesciata. L'attaccante rossonero sembra imprendibile, e il Milan non riesce a fare a meno di lui.


LA CURIOSITA': IL GUARDALINEE SBANDIERATORE

Non siamo al Palio di Siena o in una manifestazione medievale, bensì allo stadio San Paolo di Napoli. La partita è quella tra i Partenopei e il Bologna e a parte l'intensità della gara e la grande vittoria azzurra, sui tabellini dei giornalisti finisce il nome dell'assistente dell'arbitro Gervasoni, Iannello, che per segnalare un fuorigioco lancia la bandierina verso l'alto con forza riprendendola con estrema agilità come se fosse un cavaliere d'altri tempi. Risate e applausi sugli spalti.

domenica 21 novembre 2010

Inter, crisi senza fine (e Eto'o perde la testa). Lazio bloccata a Parma, Juve terza

E adesso? Chissà in questo momento cosa starà frullando nella testa del presidente Massimo Moratti a meno di un'ora dal confronto del Bentegodi tra il Chievo e la sua Inter. E' vero, il patron nerazzurro aveva ribadito la propria fiducia al tecnico Rafa Benitez anche in caso di sconfitta odierna, ma viene da pensare che, come minimo, la pazienza del numero 1 di Palazzo Durini sia arrivata davvero agli sgoccioli. Impossibile far finta che la crisi non ci sia e profonda, impossibile non pensare a come sanarla anche a costo di rimedi estremi ed immediati. La 13° giornata di Serie A regala infatti tra i ''titoli di testa'' una nuova e pesantissima debacle nerazzurra. Una sconfitta che va ben al di là del punteggio, 2-1 a favore dei gialloblù veneti, e che allontana sempre di più gli uomini di Benitez dalla vetta, con il Milan, vincitore nell'anticipo contro la Fiorentina, che si allontana a +3 sulla Lazio, bloccata a Parma, e a +9 sui cugini, ora addirittura al sesto posto.

La fotografia di un'Inter smarrita e fantasma di sè stessa in un piovoso pomeriggio di metà novembre la scatta il giocatore che non ti aspetti, quello che sin qui era sembrato tra i pochissimi in grado di prendere in mano la squadra e trascinarla fuori dall'abisso: Samuel Eto'o. Quando alla mezz'ora del primo tempo il camerunense ''risolve'' il duello personale con il centrale avversario Cesar (per la verità stuzzicato da un iniziale pugno alle spalle del difensore sloveno) con una testata stile ''Zidane a Berlino'' diventa evidente come i nervi in casa nerazzurra siano arrivati a livelli di logoramento totalmente sconosciuti alla squadra che negli ultimi anni ha fatto man bassa di successi in Italia e, l'anno scorso, in Europa. Un gesto gravissimo quello del numero 9 dell'Inter, non visto dall'arbitro Rocchi e dai suoi collaboratori, che sarà sicuramente sanzionato grazie alla prova televisiva e che costringerà Benitez (o il suo successore...) a fare i salti mortali nei prossimi turni, vista l'ecatombe di infortuni e in particolare la morìa di attaccanti, con Pandev a questo punto unica vera punta a disposizione. Insomma, un pomeriggio nero che più nero non si può per i nerazzurri, trafitti da un'incornata di Pellissier a metà primo tempo e da una deviazione vincente sottomisura di Moscardelli nel finale di secondo tempo. Quantomai inutile il gol del graziato Eto'o al 92', che perlomeno consegna alle statistiche un risultato che al Chievo va addirittura quasi stretto. Certo, la prodezza di Sorrentino su Stankovic poco prima di metà secondo tempo alla fine può essere considerata decisiva ai fini del risultato, ma il pareggio sarebbe stata una vera e propria ingiustizia per la coriacea squadra di Pioli, guidata in mezzo al campo dall'ottimo Constant. Il Chievo è ora così a -1 dall'Inter, agganciata dal Palermo e definitivamente staccata dalla Juventus.

Nella partita delle 12.30 gli uomini di Delneri espugnano con merito, grazie soprattutto ad un ottimo primo tempo, Marassi vincendo 2-0 contro il Genoa, alla prima sconfitta dell'era Ballardini dopo le due vittorie consecutive per 1-0. Mattatore del match il serbo Milos Krasic, miracolosamente già recuperato e schierato dal 1', autore del gol del definitivo 2-0 con una sgroppata delle sue, conclusa con un diagonale solo toccato da Eduardo, al 23'. In precedenza, i bianconeri avevano concretizzato l'ottimo inizio di gara con la rete di Marchisio al 17', complice una sfortunata e decisiva deviazione del portiere genoano Eduardo nella propria porta. Meglio il Genoa della ripresa, con i rossoblu che possono recriminare per due traverse, una di Criscito a fine tempo e una di Kharja nella ripresa. Meritato in ogni caso il successo degli uomini di Delneri, con la coppia di centrocampisti centrali Melo-Aquilani protagonisti di una prestazione a dir poco sontuosa. Juve terza dunque a quota 23, a 3 punti dalla Lazio di Reja, fermata sull'1-1 a Parma. Un risultato che, ovviamente, fa felicissimo il Milan dopo la vittoria di ieri sera firmata da una magia di Ibrahimovic. In terra emiliana i biancocelesti sprecano però troppo, dopo essere andati sotto per un bellissimo colpo di testa di Crespo al 23'. Hernanes, Mauri e Floccari falliscono più volte il bersaglio prima della rete del definitivo 1-1, realizzata proprio da Floccari in pieno recupero del primo tempo con la decisiva e involontaria complicità dell'esterno parmigiano Antonelli. Nella ripresa gli sforzi laziali non modificano il risultato, rendendo di fatto il risultato più utile alla formazione di Marino, che sale a quota 15 e stacca di 4 punti la zona retrocessione. Rimanendo invece nella parte alta, come detto, è il Palermo di Delio Rossi ad agganciare l'Inter grazie al successo sofferto al Manuzzi di Cesena contro una squadra sempre arcigna, malgrado la classifica deficitaria, come quella di Ficcadenti. Lo sloveno Ilicic, al quinto centro stagionale, e il ''Romario del Salento'' Miccoli, al primo gol stagionale dopo l'infortunio, vanificano il momentaneo pareggio di Bogdani, condannando i romagnoli ad un penultimo posto in classifica che non rispecchia il bel gioco offerto dalla matricola bianconera.

A metà classifica, soffre ma la spunta in extremis la Sampdoria di Di Carlo a Lecce. Per i blucerchiati sembra mettersi tutto facile già nel primo tempo: all' 8' Pazzini porta in vantaggio i suoi con un guizzo in area salentina e al 40' lo stesso ''Pazzo'' realizza su rigore dopo un fallo di Mesbah su Marilungo. 2-0 per gli ospiti, facilitati anche dall'ingenua espulsione di Chevanton al 38', autore di un'entrataccia per frustrazione dopo un presunto rigore non concesso ai suoi danni. Nella ripresa i liguri rinunciano ad attaccare, lasciando l'iniziativa agli uomini di De Canio, che spingono sino a trovare il gol dell' 1-2 con Di Michele al 27'. Un fuoco di paglia? Macchè, anzi, i giallorossi pugliesi al 37' trovano addirittura il 2-2 con un preciso colpo di testa del neo-entrato Diamoutene. Quando però la partita sembra essersi incanalata verso un inaspettato pareggio, ecco di nuovo la zampata del ''Pazzo'': 3-2 a 2' dal 90' e 3 punti per gli uomini di Di Carlo, a quota 19 con il Chievo.

In coda, tremano pericolosamente le panchine di Brescia e Bari. in Lombardia, il confronto tra gli uomini di Iachini e il Cagliari del ''nuovo'' Donadoni regala un match dominato per 60' dalle rondinelle, in vantaggio al 20' del primo tempo grazie ad un rigore guadagnato e trasformato dall'airone Caracciolo. Dopo mille occasioni sprecate, anche per merito del portiere dei sardi Agazzi, la partita si ribalta tra il 18' e il 21' della ripresa. Prima è Matri, servito da Cossu, a concludere alle spalle di Sereni un ottimo contropiede dei rossoblu, poi è Conti su punizione dalla grande distanza ad uccellare un Sereni tutt'altro che perfetto. 2-1 finale per gli ospiti, che salgono a quota 14 e Brescia bloccato al penultimo posto insieme al Cesena a quota 11.
Non va meglio, in casa del Catania, agli uomini di Ventura, che decimati dagli infortuni (fuori tra gli altri i fratelli Masiello, Donati, Castillo, Kutuzov e Barreto) riescono a resistere fino a 8' dal 90', quando un colpo di Terlizzi regala l'intera posta in palio alla squadra di Giampaolo (espulso Maxi Lopez per proteste). Nulla da fare dunque per i pugliesi, sempre ultimi a quota 9. Catania ai margini della zona Europa League a quota 17.

Stasera alle 20.45 il posticipo tra Napoli e Bologna, con gli uomini di Mazzarri che in caso di successo salirebbero a quota 24 e in solitaria al terzo posto.

sabato 20 novembre 2010

Milan, pronto per la minifuga? Roma è emergenza su tutti i fronti.

Non chiamiamolo tentativo di fuga, sia per non fare un torto alla Lazio e alle altre, sia perchè a novembre il campionato non è ancora entrato nel vivo. Ma se questa sera il Milan dovesse battere la Fiorentina, allora potrebbe davvero fare la voce grossa per la lotta al titolo.

Allegri si ritrova a risolvere il solito dilemma: Ronaldinho sì, Ronalinho no? Il brasiliano ha fatto irritare i dirigenti rossoneri per le sue notti bianche, ma il tecnico lo vorrebbe ugualmente affiancare ad Ibrahimovic con il supporto del ritrovato Seedorf alle loro spalle. Una scelta che tra l'altro è quasi obbligata, visto l'elenco degli infortunati: Pato e Inzaghi sono out, e nelle ultime ore anche Pirlo è passato in infermeria.
Un'altra squadra che deve fare i conti con le assenze è, guardacaso, proprio la Fiorentina, che stasera a San Siro giocherà una partita a viso aperto: c'è Donadel al posto di Montolivo e si rivedrà D'Agostino dal primo minuto. Ma soprattutto il trio d'attacco caro a Mihajlovic, rappresentato da Cerci, Ljajic e l'ex Gilardino.

Nel pomeriggio la Roma ospiterà l'Udinese: i friulani sono in netta ripresa dopo il disastroso avvio di stagione, e con il ritrovato Di Natale proveranno a fare punti anche all'Olimpico. A poche ore dal calcio d'inizio, Ranieri si interroga sulla possibile formazione, priva di Mexes, Riise e De Rossi e se schierare dall'inizio uno tra Totti e Vucinic. Ma le tensioni societarie non mancano: per evitare un nuovo "caso Bologna", Unicredit ha saldato gli stipendi di luglio agosto e settembre, anticipando circa 24 milioni di €. Il gap tra la banca e i Sensi è quindi aumentato, e in assenza di compratori la situazione si rende sempre più complicata.

giovedì 18 novembre 2010

Balotelli e Ledesma contestati. Si poteva evitare?

Ci mancava solamente questa. Balotelli insultato e fischiato per tutta la partita non è certo una novità, ma ieri a Klangenfurt contro la Romania abbiamo assistito per la prima volta alla contestazione razziale di un giocatore della nazionale in terra straniera. Ad ogni pallone toccato si sentivano chiaramente buuu di scherno e disapprovazione da parte di tifosi del gruppo Ultras Italia, formazione di estrema destra. Ormai è chiaro, è stato tutto premeditato con ampio anticipo e alla base del comportamento ci sono chiari motivi politici per non permettere più al nostro miglior talento di giocare con la rappresentativa azzurra. Un giocatore nero con la maglia dell'Italia dà, è risaputo, fastidio a molti e cercare di minimizzare o, ancora più grave, cercare di nascondere il problema, è quanto più aberrante possa succedere. Volendo tralasciare analisi sull'ormai ineluttabilità di schierare giocatori diventati Italiani dopo la nascita o sulla crescente multietnicità del paese, è interessante scoprire che i fatti di ieri sera in Austria (come sempre anche all'estero ci facciamo sempre riconoscere) si potevano tranquillamente evitare. Andiamo per ordine. Alla vigilia dell'incontro, si intuiva che in pentola qualcosa stava bollendo. I blog dei tifosi caldi erano in fermento e il dibattito in rete lasciava ampiamente presagire a qualcosa del genere. Ieri mattina infatti la Gazzetta dello Sport avvisava del rischio di contestazioni per il ragazzo bresciano da parte di “supporters” in viaggio verso l'Austria solo e appositamente con il preciso intento di rovinare la partita innanzitutto a Balotelli e poi in secondo luogo anche all'esordiente Cristian Ledesma, entrambi privi, a detta degli estremisti, di cromosomi italici dalla nascita. Ci si preoccupava anche del fatto che tifosi Italiani e Ultrà Serbi si fossero dati appuntamento in campo neutro per regolare i conti dopo i fatti di Marassi. Per fortuna ciò non si è verificato. La domanda a questo punto sorge spontanea. Dato che evidentemente la partita era considerata a rischio scontri e contestazioni razziali, perchè non si è fatto nulla per bloccare questi tifosi a casa? La lezione di Italia-Serbia non è servita a niente? Perchè si permette l'acquisto di biglietti a questi personaggi quando si sa in anticipo quale sarà il loro unico scopo durante la partita? C'è forse connivenza tra la FIGC e queste frange di tifosi? Perchè quando si conosce in anticipo qualche rischio non succede niente per prevenirlo ed evitare così le inutili polemiche del giorno dopo? In attesa delle vostre opinioni, non ci resta che annotare l'ennesima figuraccia di una federazione sempre più allo sbando gestita ormai alla stregua di un club amatoriale. Ah povera Italia!

domenica 14 novembre 2010

Ruggito Lazio, di nuovo in testa. Poker dell'Udinese, Palermo super.

Dopo due sconfitte consecutive, la Lazio di Reja rialza la testa strappando tre punti al Napoli e ottenendo una vittoria che riporta i biancocelesti in vetta alla classifica in attesa del risultato del derby di questa sera. Zarate e Floccari i marcatori, mentre il Napoli ha interrotto la sua serie positiva: oggi Lavezzi non è riuscito a trascinare i suoi e si è dovuto accontentare di una traversa.

Ma aspettando il derby di Milano, si è giocato anche quello della Sicilia tra Palermo e Catania: bella vittoria per i rosanero con uno scatenato Pastore, autore di una tripletta.

Tre reti anche per Totò Di Natale: l'ex capocannoniere della Serie A è stato autore di una prestazione da sogno ai danni di un Lecce sempre più in crisi e quasi mai in partita. Floro Flores ha poi arrotondato il risultato riportando l'Udinese in zona Europa.

Vince ancora il Genoa di Ballardini, 1 a 0 in casa del Cagliari (goal di Ranocchia) e il Parma di Marino a Bari: la classifica dei pugliesi è preoccupante e Ventura potrebbe seriamente rischiare la panchina.

Di Vaio regala la vittoria al Bologna sul Brescia mentre Sampdoria e Chievo pareggiano a reti bianche.

RISULTATI E MARCATORI:

LAZIO-NAPOLI 2-0 15' Zarate, 61' Floccari
BARI-PARMA 0-1 33' p.t. Candreva
BOLOGNA-BRESCIA 1-0 13'st Di Vaio
CAGLIARI-GENOA 0-1 39'st Ranocchia
PALERMO-CATANIA 3-1 34', 2'st e 39'st Pastore (P), 1'st Terlizzi (C)
SAMPDORIA-CHIEVO 0-0
UDINESE-LECCE 4-0 11', 24' e 40' Di Natale, 14'st Floro Flores

LA CLASSIFICA IN ATTESA DEL POSTICIPO INTER - MILAN:

Lazio 25
Milan 23*
Napoli 21
Inter 20*
Juventus 20
Roma 19
Palermo 17
Udinese 17
Genoa 17
Sampdoria 16
ChievoVerona 16
Fiorentina 15
Catania 14
Bologna 14
Parma 14
Lecce 12
Cagliari 11
Brescia 11
Cesena 11
Bari 9

mercoledì 10 novembre 2010

Milan, c'è da stare Allegri: vittoria e primato! Ancora k.o. la Lazio, pari per Inter e Juve, Napoli terzo

Undicesimo turno di campionato, il secondo infrasettimanale della stagione, denso di sorprese in Serie A. Dopo 45' all'insegna di un equilibrio pressochè totale, con i soli gol di Pato a Milano a Simplicio a Roma, i secondi tempi hanno regalato emozioni da quasi tutti i campi, con risultati spesso pesanti e decisivi. Tanto decisivi da determinare il sorpasso in vetta: dopo la sconfitta tra mille polemiche nel derby romano, la Lazio crolla infatti anche a Cesena, trafitta a 5' dalla fine da un gran tiro dalla distanza di Parolo. Secondo gol in A per il centrocampista dei romagnoli e 3 punti pesantissimi per la squadra di Ficcadenti, che ritrova la vittoria dopo più di un mese e soprattutto si allontana dall'ultimo posto in classifica. Per gli uomini di Reja, privi di Hernanes e protagonisti di una prestazione sottotono, si tratta di un grosso campanello d'allarme: occorre verificare che il risultato negativo di domenica contro la Roma non lasci strascichi pesanti a lungo andare, soprattutto nella testa di una squadra cinica e compatta sino appunto a due partite fa. In ogni caso, se prima di questa sera erano i biancocelesti ad impersonare il ruolo della ''lepre'', il testimone è ora nelle mani del Milan di Allegri, nuova capolista con un punto di vantaggio proprio sulla Lazio. I rossoneri, pur soffrendo specie nel primo tempo la pressione del centrocampo del Palermo, la spuntano a San Siro contro i rosanero di Delio Rossi grazie a Pato, di testa su assist di Seedorf, Ibrahimovic, su rigore dopo un atterramento di Sirigu su Ambrosini, e Robinho, a porta vuota dopo un ottimo contropiede di Ibra. Inutile per i siciliani il momentaneo pareggio siglato da Bacinovic ad inizio ripresa, anche se Rossi e i suoi possono recriminare per un rigore sospetto non fischiato da Banti sullo 0-0 dopo un contatto tra Thiago Silva e Pinilla nell'area del Milan. Per i rossoneri, con Dinho fuori per scelta tecnica, serata macchiata da un paio di brutte notizie: Pato e Inzaghi, da valutare, sono infatti usciti anzitempo. C'è ottimismo, comunque, sul recupero del ''Papero'' già per domenica.

A quattro giorni dal Derby della Madonnina, i rossoneri sembrano decisamente più in palla dei cugini nerazzurri. Altra prestazione negativa e altro pareggio infatti per l'incerottata Inter, che dopo aver rischiato l'impossibile nel primo tempo (errori clamorosi di Jeda, Mesbah e Olivera davanti a Castellazzi) esce da Lecce con il secondo 1-1 consecutivo, con il gol di un discreto Milito a metà ripresa subito pareggiato dall'ex juventino Olivera. Un risultato figlio anche questa volta di diversi fattori poco confortanti per i tifosi nerazzurri; davanti Coutinho e Pandev fanno a gara a chi sbaglia di più, con il macedone in particolar modo in uno stato di forma davvero pietoso. Ma anche dietro Benitez, che sbaglia inserendo troppo tardi Milito e sostituendo il buon Biabiany anzichè il molle Coutinho, non può stare tranquillo, viste le clamorose topiche di Cordoba e Lucio al centro della difesa. L'impressione è che l'allenatore spagnolo, partita dopo partita, ci capisca sempre meno: un'Inter così fiacca non la si vedeva da prima del 2006, vedi scandalo Calciopoli. E domenica, come detto, ci sarà il derby: in caso di sconfitta il clima ad Appiano Gentile si farebbe davvero molto, molto pesante.

Con il risultato di Lecce, l'Inter scende addirittura al quarto posto. Al terzo sale infatti il Napoli di Mazzarri, trascinato a turno dal ''Matador'' Cavani e dal ''Pocho'' Lavezzi: dopo la doppietta domenicale dell'uruguagio contro il Parma è infatti un gol in pieno recupero, al 94', dell'argentino a regalare i 3 punti ai partenopei al Sant'Elia di Cagliari dopo una gara piuttosto grigia da entrambe le parti. Gli azzurri staccano così la Juventus, ora quinta ad un punto dall'Inter dopo il pareggio al Rigamonti di Brescia. Giusto l'1-1 tra le formazioni di Iachini e Delneri dopo una partita intensa e combattuta, con i padroni di casa capaci più volte nel primo tempo di mettere in difficoltà i bianconeri. Tra i quali spicca ancora una volta, per condizione e prolificità, Fabio Quagliarella: è sua la zampata al 26' della ripresa, su traversone dell'ex epurato Grosso, a portare in vantaggio la Juve, raggiunta però appena 2' dopo da un meraviglioso sinistro di Diamanti. Delneri può consolarsi se non altro per il rientro in campo dal 1' di Chiellini.

Alle spalle della Juve troviamo una Roma che sembra nuovamente in palla: seconda vittoria consecutiva per i giallorossi di Ranieri, nei bassifondi della classifica solo poche giornate fa e ora ad un soffio dalla zona Champions. Il 3-2 dell'Olimpico contro la Fiorentina porta la firma di Simplicio a metà primo tempo, dopo un'azione rocambolesca, di Borriello a inizio ripresa, dopo un ottimo spunto di Menez, e di Perrotta, dopo un clamoroso errore di Boruc in uscita. Inutili per i viola di Mihajilovic il destro al volo di Gilardino e la punizione di D'Agostino nel finale.
Nelle altre partite, vittorie di misura per Catania e Genoa rispettivamente contro Udinese e Bologna: al Massimino il ritorno al gol dell'argentino Maxi Lopez ferma i lanciatissimi bianconeri di Guidolin, ora agganciati in classifica proprio dai siciliani; a Marassi la prima del dopo Gasperini, con Ballardini in panchina, equivale al primo successo, firmato da Milanetto con un tiro dal limite, dopo tre sconfitte di fila. 0-0 infine a Verona tra Chievo e Bari: un punto che tutto sommato accontenta più i gialloblu che non gli uomini di Ventura, che se non altro spezzano la serie negativa di 5 sconfitte consecutive e si portano al penultimo posto, un punto sopra il Parma , impegnato domani sera tra le mura casalinghe del Tardini contro la Sampdoria.

11° GIORNATA:

Brescia - Juventus 1-1 (71' Quagliarella, 73' Diamanti)
Cagliari - Napoli 0-1 (94' Lavezzi)
Catania - Udinese 1-0 (61' Maxi Lopez)
Cesena - Lazio 1-0 (85' Parolo)
Chievo - Bari 0-0
Genoa - Bologna 1-0 (81' Milanetto)
Lecce - Inter 1-1 (76' Milito, 79' Olivera)
Milan - Palermo 3-1 (19' Pato, 63' Bacinovic, 77' Ibrahimovic rigore, 83' Robinho)
Roma - Fiorentina 3-2 (45' Simplicio, 51' Borriello, 69' Gilardino, 77' Perrotta, 89' D'Agostino)
Parma - Sampdoria domani ore 20.45

LA CLASSIFICA (IN ROSSO LE SQUADRE CON UNA GARA IN MENO)
Milan 23
Lazio 22
Napoli 21
Inter 20
Juventus 19
Roma 18
Sampdoria 15
Chievo 15
Genoa 15
Palermo 14
Catania 14
Udinese 14
Fiorentina 12
Bologna 12
Lecce 12
Cagliari 11
Brescia 11
Cesena 11
Bari 9
Parma 8

Gasperini, fuori uno. E adesso chi rischia?

I risultati deludenti delle prime dieci giornate, condizionate dalle ultime tre sconfitte consecutive, hanno indotto il presidente Preziosi a rimuovere Gianpiero Gasperini dalla panchina del Genoa. Si tratta della fine di un matrimonio durato quattro anni: un'avventura iniziata nella serie cadetta, condita da un tris di vittorie nei derby della lanterna e soprattutto dal raggiungimento di ottime posizioni in campionato che sono valse la partecipazione alle competizioni europee.
Messa da parte la vicenda Colomba, esonerato dal Bologna allo scoccare della prima di campionato (potremmo definirlo un sub-esonero), Gasperini è il primo vero allenatore esonerato dall'inizio della stagione.

Chi potrebbe seguirlo?

Fino al mese scorso, il primo candidato era Francesco Guidolin, dopo un avvio disastroso con la sua Udinese: la squadra è riuscita a riprendersi, ed ora il tecnico di Castelfranco può lavorare in assoluta serenità.

Il rischio maggiore, ora come ora, lo corre Pasquale Marino: il Parma non decolla, anzi sprofonda. La sconfitta di Napoli è stata un brutto colpo per l'ambiente gialloblu che stasera si trova costretto a vincere contro la Sampdoria.

Pericolo per Ficcadenti, tecnico del Cesena che affronterà la Lazio: le voci sul suo possibile esonero stanno circolando da circa una decina di giorni, anche perchè sulle tribune dello stadio Manuzzi è stato più volte avvistato Walter Novellino che rimane il primo candidato per la panchina bianconera.

Nonostante l'ultima posizione in classifica, il Bari sembra voler scommettere ancora su Ventura: la sfida salvezza contro il Chievo, potrebbe però compromettere seriamente la posizione dell'allenatore pugliese, chiamato a risollevare una squadra ricca di infortuni.

Il pareggio casalingo contro l'Inter ha salvato la panchina di Iachini: stasera il suo Brescia affronterà la Juventus e l'impresa non sarà semplice.

Cassano vs. Garrone: chi ha ragione?

Continua a tenere banco, a Genova e non solo, la querelle tra Fantantonio e il presidente della Sampdoria, dopo il furibondo litigio avvenuto un paio di settimane fa dopo l'allenamento a Bogliasco che ha, di fatto, sancito il divorzio tra il numero 10 blucerchiato e la società ligure. Nonostante i numerosi tentativi dei tifosi doriani, di esponenti del mondo del calcio e anche dei media (vedi Striscia La Notizia) di mediare tra il campione e il suo presidente, specie dopo le scuse del talento di Bari Vecchia, la società ha annunciato di voler proseguire con la sua istanza al collegio arbitrale per chiedere la rescissione immediata del contratto del giocatore e la sospensione progressiva degli emolumenti da lui percepiti. Una frattura quindi insanabile, nonostante la Samp fatichi in campionato, con un Pazzini fermo ad un solo gol nei primi dieci turni e con Pozzi e Marilungo che non sembrano in grado di non far rimpiangere il loro bizzoso compagno. Che fare dunque? Perdonare il Cassano talentuoso per il bene del campionato blucerchiato o assecondare il Garrone furioso dopo la gravissima mancanza di rispetto del giocatore, che dopo i precedenti burrascosi con Roma e Real Madrid era stato accolto come un figlio?

Perchè Cassano deve rimanere (di Alessandro Mascia)
Garrone, mitt’a cassan’. E’ notizia giornaliera, da ormai due settimane, che Antonio Cassano da Bari Vecchia e il suo Presidente, Garrone, hanno litigato in maniera violenta. Ma degli insulti, anche gravi, valgono un licenziamento? Io credo di no. Il potere deve smetterla di sfruttare e sfruttarsi così. Fantantonio è un ragazzo, non crescerà – non per niente Zampa ai tempi della Roma l’aveva ribattezzato “Peter Pan” – per tanto così va preso. Non è uno da piccole dosi, è uno di quelli che ti fa godere come un riccio, per usare un’espressione ranieriana, e incazzare di brutto. Lui è così, lo sappiamo, lo sanno tutti. Ecco perché va tenuto, coccolato e scusato. Garrone ha approfittato del suo potere per imporgli praticamente di presenziare a una serata mentre lui, in un moto di passaggio all’età adulta, voleva tornare a casa sua, da sua moglie, notoriamente in dolce attesa. E invece no: il suo capo l’ha costretto – quantomeno ci ha provato – a restare. Il resto è storia. Cassano si è scusato, ha chiesto di capire il suo momento particolare. Garrone non ci ha voluto sentire da quell’orecchio. Bene, per il suo orgoglio, probabilmente, perderà il talento più puro che gli sia mai passato per le mani.

Perchè Cassano va licenziato (di Luca Cipriano)
Cassano è un dipendente, e come tale va trattato. A volte ci dimentichiamo che quella del calciatore è a tutti gli effetti una professione. Garrone ha tutto il diritto di licenziarlo in seguito agli insulti ricevuti: in un qualsiasi ambiente lavorativo, un dipendente che apostrofa con termini gravi e volgari il proprio principale, difficilmente ritorna a sedersi al suo posto. Questo per quanto riguarda l'aspetto professionale.
Se poi volessimo tirare in ballo anche le questioni morali, c'è solo da sbizzarrirsi: Cassano è stato accolto a braccia aperte da una società che gli ha dato la possibilità di ritornare a giocare a calcio; di guadagnare dei soldi; di ottenere l'affetto di un pubblico straordinario e di vestire ancora una volta la maglia della Nazionale italiana. L'attaccante di Bari Vecchia dev'essere eternamente riconoscente alla Società blucerchiata e il suo atteggiamento nei confronti del massimo esponente del club ha spazzato via qualsiasi forma di rispetto. Infine dobbiamo tenere presente che il calcio è uno spettacolo, fatto da attori chiamati a dare il massimo verso il proprio pubblico. Ed un collezionista di cattivi esempi non è degno di tale scenario.