mercoledì 23 febbraio 2011

Inter-Bayern Monaco 0-1: le pagelle


Kraft stravince la sfida con Julio Cesar (suo l'errore decisivo). Gomez invisibile per 89 minuti, Cambiasso sprecone. Eto'o e Robben protagonisti.

INTER

Julio Cesar  4,5 - Salvato dalla traversa nel primo tempo sul colpo di testa di Ribery e dal palo sinistro sull'incursione di Robben a metà ripresa, controlla con buona sicurezza le conclusioni avversarie, quasi sempre da fuori, fino al clamoroso errore proprio allo scoccare del 90': la goffa respinta sul sinistro non irresistibile di Robben dal limite regala a Gomez il facile tap-in vincente e al Bayern un pesante successo esterno in ottica qualificazione.

Ranocchia  6 - Pronti, via, e il sempre più inamovibile centrale nerazzurro sfiora la seconda marcatura consecutiva (questa volta non in fuorigioco, come nel match di campionato contro il Cagliari) con un bel destro al volo, fuori di poco, su punizione di Sneijder. Qualche piccola sbavatura rispetto al solito in fase difensiva, come la marcatura non perfetta su Ribery in occasione della traversa colpita dal fantasista transalpino e qualche errore gratuito sulla trequarti, ma la sicurezza nel complesso non gli manca. Esce a metà ripresa per un problema al ginocchio dopo uno scontro, involontario, con Chivu.
(dal 28 s.t. Kharja s.v.)

Lucio  6 - L'ex centrale dei bavaresi alterna quello che sarebbe il suo ruolo, ovvero presidiare la propria trequarti insieme a Ranocchia, alle solite sgroppate, tanto avventurose quanto avventate, spesso sin oltre la metacampo. Distribuisce anche un paio di buoni suggerimenti in avanti; in generale controlla agevolmente per quasi tutta la partita l'intermittente Gomez, ma quando Robben lo punta il brasiliano è costretto spesso a rifugiarsi in angolo.

Maicon  6 - Dopo un inizio timido e prevalentemente di contenimento prende coraggio, anche grazie all'infortunio dell'omologo avversario Pranjic, protagonista di un buon avvio, e al contemporaneo spostamento sulla fascia di Badstuber, più adatto a compiti difensivi che non di spinta. Nella ripresa preme parecchio e con buona lena dalla sua parte e sfiora anche la porta con un destro di poco alla sinistra del portiere avversario Kraft, ma Ribery, pur non in grandissima serata, con il passare dei minuti lo costringe nuovamente ad arretrare e gli crea qualche grattacapo.

Chivu  5 - Mai sicuro dalla sua parte, nel primo tempo è quasi sempre aiutato da Cambiasso nel raddoppio di marcatura su Robben; mossa che, almeno nei primi 45', non permette con facilità al fantasista olandese di impostare la sua classica azione da sinistra verso il centro. In generale però parecchi errori di impostazione dei nerazzurri sono causati proprio dai disimpegni errati del rumeno, che nel secondo tempo cede ulteriormente il passo a Robben permettendogli, questa volta, di danzare pericolosamente e ripetitutamente dalle parti di Julio Cesar (salvato dal palo esterno).

Thiago Motta  5 -  L'italo brasiliano è meno preciso e propositivo del solito nel suo ruolo di raccordo di centrocampo e si segnala quasi esclusivamente per una buona occasione di testa a centro area, su angolo di Sneijder, a 5' dalla fine. Per il resto tanta ''legna'' in mediana, ma di qualità decisamente risibile, e un cartellino giallo dopo un battibecco con il mediano avversario Luiz Gustavo. 

Cambiasso  5,5 - Il ''Cuchu'' si sbatte tantissimo, soprattutto nella prima frazione, tra il supporto a Chivu nella marcatura su Robben e gli inserimenti offensivi sui palloni invitanti di Eto'o. Ma nel computo della partita pesano i suoi due gravi errori sottoporta, che avrebbero potuto decisamente cambiare l'inerzia della gara. Se nell'occasione del primo tempo, su un gran suggerimento di Eto'o, è bravissimo Kraft a respingergli la conclusione da posizione defilata, al 12' della ripresa il demerito è tutto nell'argentino nello sparare altissimo da pochi passi la respinta del portiere tedesco dopo un'invenzione del numero 9 nerazzurro. 

Zanetti  6 - Il cuore e i polmoni del capitano interista questa volta fanno i conti con la temibile qualità avversaria, anche se come sempre gli errori del ''Tractor'' 37enne, soprattutto in fase di impostazione, si contano sulla punta delle dita di un falegname disattento. Rispetto al solito è costretto a compiti più prettamente difensivi, in particolare dopo l'infortunio di Ranocchia e l'ingresso di Kharja, con relativo spostamento di Chivu al centro della difesa.

Stankovic 5,5 -  Al rientro da titolare, il centrocampista serbo sfodera una buona prestazione sulla trequarti, tentando anche un paio di incursioni in particolar modo sul lato sinistro, più vulnerabile dopo l'uscita di Pranjic. Non male l'intesa con Sneijder e Eto'o, anche se gli manca il guizzo decisivo. Nella ripresa, forse anche per la forma ancora non ottimale, cala vistosamente.

Sneijder  5,5 -  Parte bene, con una punizione-assist che Ranocchia dopo appena 2 minuti per poco non trasforma in oro con il piattone. Ma rispetto al solito l'olandese non riesce a proporsi con continuità sulla trequarti, pur confermando la bella intesa offensiva con Eto'o. Bloccato spesso negli ultimi 30 metri dal buon lavoro di Luiz Gustavo e Schweinsteiger, fatica a trovare la via della porta.

Eto'o  7 -  Solita partita da gladiatore del centravanti camerunense, che quasi da solo e in tutti i modi mette i brividi alla porta avversaria. Tra assist, giocate e azioni penetranti, dal suo piede partono tutte le occasioni migliori per gli uomini di Leonardo; per sua sfortuna tra i pali del Bayern c'è un Kraft in serata di grazia pronto a negargli ogni possibilità di trovare il gol. Ma con un Eto'o così le speranze di passare il turno vincendo all'Allianz Arena sono tutt'altro che vane. 

All: Leonardo  6 -  La squadra è quella annunciata e, soprattutto, è decisamente meno molle di quella scesa in campo sabato scorso a San Siro contro il Cagliari. Manca ancora un po' di cattiveria sottoporta, ma con questo Eto'o, e forse con un altro portiere avversario, la partita sarebbe finita diversamente. I presupposti per tentare l'impresa a Monaco di Baviera ci sono eccome.


BAYERN MONACO

Kraft  7,5 -  Ok, è sicuramente troppo presto per dire se a Monaco di Baviera abbiano scoperto il nuovo Oliver Kahn, ma certo la prestazione del 22enne portiere di Van Gaal, promosso titolare negli ultimi due mesi dall'allenatore olandese, è di quelle da cineteca. Almeno tre i salvataggi decisivi: il primo sulla botta ravvicinata di Cambiasso al 22', il secondo (autentico prodigio) sul destro a giro di Eto'o alla mezz'ora del primo tempo e il terzo al 12' della ripresa dopo una grande azione personale ancora del camerunense. Insomma, se il Bayern esce da San Siro con mezza qualificazione in tasca è in grandissima misura grazie al suo estremo difensore.

Tymoschuk  5,5 - Da ex seconda scelta di Van Gaal, l'ucraino si è ormai conquistato la fiducia del proprio tecnico come centrale di difesa. Un po' in affanno nel contenere lo sgusciante Eto'o, rischia il rigore (che comunque non c'è) ai danni del camerunense nel primo tempo, e regala qualche pallone di troppo agli avversari. Buon per lui che alle sue spalle ci sia ''Saracinesca'' Kraft.

Badstuber  5,5 - ''Nato'' terzino sinistro, più di contenimento che di spinta, parte da centrale accanto a Tymoschuk e, come lui, soffre l'iniziale spinta delle pedine offensive nerazzurre. Spostato nel suo ruolo più congeniale dopo l'infortunio di Pranjic e l'ingresso di Breno, conferma le sue doti difensive togliendo un po' della spinta che il croato stava portando con successo dalla sua parte.

Lahm  6 -  Il capitano dei bavaresi si conferma motorino instancabile sulla destra, quantità e qualità non sempre sfruttate dal compagno Ribery. Meno propositivo in zona cross rispetto al solito, ma con i tre fantasisti a cercare l'ispirazione personale bada al sodo dove serve.

Pranjic  6,5 -  Sino al minuto 37 del primo tempo, quando un problema agli adduttori lo mette fuorigioco dal match, si disimpegna molto bene sulla sinistra, costringendo spesso e volentieri Maicon sulla difensiva e proponendo suggerimenti per Robben e assist per Gomez. Probabilmente anche il numero 10 olandese del Bayern ne sente un po' la mancanza quando, con lo spostamento di Badstuber, le sovrapposizioni sulla fascia diventano meno frequenti.
(dal 37 p.t. Breno 6 - A 22 anni la scommessa brasiliana, acquistata tre anni fa dai bavaresi per la bellezza di 12 milioni di Euro, si conferma sempre meno scommessa e sempre più realtà. Qualche incertezza solo in avvio, poi buona prestazione di fisico e personalità).

Luiz Gustavo 7 - Nel ruolo che fu dell'ex capitano Van Bommel, ora al Milan, il 23enne neo-acquisto brasiliano, arrivato nel mercato invernale dall'Hoffenheim per 15 milioni, dimostra di essersi già perfettamente inserito negli schemi della sua nuova squadra. Una prestazione maiuscola all'esordio in Champions League, sia da playmaker davanti alla difesa sia sulla trequarti, da dove cerca spesso la conclusione sfiorando più volte la porta di Julio Cesar.

Schweinsteiger  6 - Meno brillante del solito la prestazione del centrocampista di scuola Bayern, ormai da tempo impiegato da Van Gaal da interno di centrocampo. Tanti palloni recuperati ma anche diversi errori in fase d'appoggio. Nonostante la serata rimane uno degli uomini chiave della macchina da gioco dei bavaresi.

Robben  7 -  Che il numero 10 olandese sia l'uomo chiave della formazione tedesca appare chiaro dalla veemenza con cui viene raddoppiato dai difensori nerazzurri ogni qualvolta entri in possesso di palla e tenti la sua classica azione da sinistra verso il centro. A tratti incontenibile, nel primo tempo serve a Ribery un ottimo assist a centro area, vanificato dalla traversa colpita dal francese. Nella ripresa fa ballare la samba alla retroguardia nerazzurra, Chivu in particolare, colpendo il palo con un'incursione delle sue. Suo anche il tiro da fuori, non trattenuto da Julio Cesar, che si trasforma in un assist per Gomez.

Muller  6 - Schiacciato tra Robben e Ribery e poco assistito da Gomez, uno dei gioiellini di casa Bayern si dimostra sempre prezioso in avanti pur riuscendo raramente ad arrivare alla conclusione, anche per merito dei centrali di difesa dell'Inter. 

Ribery  6 - Il grande assente della finale di Madrid del 22 maggio scorso prova a partecipare alla vendetta dei suoi, ma la serata non sembra delle migliori. Spesso stoppato da Maicon e Zanetti coglie l'occasione migliore quasi da prima punta, con la traversa colta di testa. Meglio nella ripresa, quando costringe la difesa nerazzurra a ripiegare e prova lo spunto personale senza troppa fortuna.

Gomez  6,5 - Dovessimo giudicare la sua prestazione per 89 minuti sui 92 complessivi, il suo voto sarebbe ampiamente insufficiente. Il bomber tedesco da 28 gol stagionali, ex ''scarto'' di Van Gaal, gioca infatti una partita a larghi tratti abulica, chiuso dalla retroguardia interista e spesso fuori tempo sui suggerimenti dei compagni. Anzi, il suo miglior tentativo (gol a parte) è un pallone sparacchiato altissimo dopo una bella giocata di Robben. Eppure, proprio al minuto numero 90, la provvidenza (e Julio Cesar) gli regalano il più facile dei gol, nonchè la rete della partita.

All: Van Gaal  6,5 - Il Bayern tremolante e in crisi di qualche partita fa ormai è un ricordo. La squadra è viva, ispirata dagli uomini chiave e trascinata dalla straordinaria vena realizzativa di Gomez. Anche la difesa, dopo la marea di gol subiti nella prima parte di stagione, sembra aver trovato la sua perfetta stabilità, soprattutto per merito del giovane Kraft. Per la qualificazione bisognerà tenere alta la concentrazione anche tra le mura amiche dell'Allianz Arena.

Arbitro: Kassai  5,5 - Tante le incertezze del direttore di gara ungherese nel corso dell'incontro e tanti anche i cartellini gialli sacrosanti risparmiati, tra gli altri a Sneijder (intervento pericolosissimo con il piede a martello su Lahm), Muller e Schweinsteiger.

lunedì 21 febbraio 2011

Palacio indomabile, Pato brasiliano vero, Bergonzi, un esempio

Nella giornata segnata dal crollo della Roma, anche la Juventus, sconfitta a Lecce e troppo brutta per essere vera, mette in discussione Del Neri: le sorti dell'allenatore si decideranno in settimana, visto che su Torino si è improvvisamente materializzato il fantasma Spalletti. In alto il Napoli continua a rispondere al Milan e la corsa si fa sempre più a due, o forse a tre, considerando gli assalti dell'Inter. L'Udinese rallenta in casa contro il Brescia, il Parma pareggia con il Cesena mettendo in bilico l'allenatore Marino.
Ma ecco personaggio, goal più bello e curiosità della giornata:


IL PERSONAGGIO: RODRIGO PALACIO

Mette in castigo la Roma ed è decisivo nella rimonta e nel successivo vantaggio del Genoa in una partita spettacolare. Corre, segna, regala assist a Paloschi che si rivelerà anch'egli, decisivo. Preziosi e il Genoa possono sorridere, finchè Palacio avrà questo stato di forma...


IL GOAL: ALEXANDRE PATO IN CHIEVO MILAN

Entra e risolve tutto: partito ancora una volta dalla panchina, Pato fa la differenza con una rete meraviglia , nata da un dribbling su due avversari, serpentina in area di rigore e poi tiro alle spalle del portiere Sorrentino. Una rete a tutti gli effetti brasiliana.


BERGONZI FISCHIA E POI CORREGGE

A Udine, l'arbitro Bergonzi fischia un calcio di rigore a favore dei friulani. Tutto sembra pronto e ci si prepara alla trasformazione, ma poi il direttore di gara ci ripensa e, giustamente, dopo essersi consultato con l'assistente ritorna sulla sua decisione. L'arbitro ha poi chiesto scusa. Tutti d'accordo, un bell'episodio.

Roma shock, Ranieri saluta

La Roma trova il culmine della crisi nella sconfitta di Genoa: dopo il triplo vantaggio, la squadra fino a ieri allenata da Ranieri si è fatta recuperare e scavalcare. Ed è esplosa la crisi: Trigoria assediata dai tifosi, Ranieri che dà le dimissioni, Montella che potrebbe già da oggi sedersi sulla panchina giallorossa.
Il tecnico di Testaccio ha annunciato le dimissioni al termine dell'incontro, salutando uno spogliatoio che, a quanto pare, gli ha remato contro per non avere condiviso molte scelte tecniche. Tra i possibili protagonisti, si parla di Totti e Borriello, che avrebbero voluto giocare di più e non apprezzavano gli atteggiamenti dell'allenatore.

Ora Rosella Sensi, in attesa dei nuovi proprietari, sceglierà il mister futuro: tutti gli elementi portano a Vincenzo Montella, allenatore dei giovanissimi ed ex calciatore giallorosso. Un'ipotesi che lo vedrebbe come traghettatore fino a giugno.

martedì 15 febbraio 2011

Roma, è qui la crisi? E intanto il Manchester si lancia su De Rossi

Roma in crisi? Forse sì. Non tanto per i risultati sul campo, quanto per il morale ed il clima che circonda la società e lo spogliatoio. Ranieri ha fatto capire di avere parlato con i giocatori e di essere pronto a lasciare qualora le sue scelte non fossero compatibili con i piani del gruppo. Le tensioni tra tecnico ed alcuni elementi della squadra (tra cui Totti e Vucinic) stanno assillando Trigoria da qualche mese anche se le cause non sono a tutti chiare: ovviamente i giocatori vorrebbero scendere in campo con maggiore continuità ma Ranieri ha in mente un proprio piano che ha lasciato gli addetti ai lavori e parte dei tifosi abbastanza perplessi.

Sembrava concluso il capitolo societario e invece la trattativa che porterebbe il club giallorosso sotto il controllo statunitense sembra ancora in alto mare: di sicuro la cessione ci sarà al massimo entro il mese di marzo, ma le garanzie ancora non si vedono e Rosella Sensi, da quasi ex presidentessa, continua ad amministrare con non poche difficoltà la Società.

Intanto il Manchester United si è fatto sotto per De Rossi mettendo sul piatto circa 40 milioni di euro: il centrocampista 27enne potrebbe lasciare la Roma a giugno, ma tutto dipenderà dalle strategie della nuova dirigenza. Di sicuro lo United non molla perchè De Rossi è da sempre un pupillo di Ferguson.

lunedì 14 febbraio 2011

Lodi sugli scudi. Palombo di potenza. Gonzales chiama il mondo.

La Juventus piega l'Inter e consacra Alessandro Matri: l'attaccante è decisivo per la vittoria bianconera che ridimensiona i piani di Leonardo; ma mercoledì i nerazzurri dovranno recuperare una partita importante in trasferta a Firenze e potranno risalire sul treno che porta allo scudetto. Con gli anticipi vittoriosi di Milan e Napoli, è la Lazio la squadra più in forma della domenica seguita da un Udinese formato Champions League. Bene il Cagliari e la Fiorentina, boccata d'ossigeno per la Sampdoria. Primo punto per il Bari di Mutti che rimane comunque in coda alla classifica.
E come ogni lunedì ecco miglior giocatore, goal più bello e curiosità dell'ultimo turno di campionato..

IL PERSONAGGIO: FRANCESCO LODI

In una domenica ricca di doppiette, il protagonista assoluto è Francesco Lodi, centrocampista del Catania che con due reti risolve la partita contro il Lecce. Ottima prestazione di cuore e carattere e primi tre punti per la panchina di Simeone.


 


 IL GOAL: ANGELO PALOMBO IN SAMPDORIA - BOLOGNA

Micidiale calcio di punizione calciato da quasi 40 metri e trasformato da Angelo Palombo, talentuoso centrocampista della Sampdoria che sigla una marcatura poco rilevante, ma spettacolare, nella gara contro contro il Bologna. La Sampdoria respira e si toglie da una brutta posizione di classifica.

 

LA CURIOSITA': GONZALES TELEFONA A...?

Curiosa l'esultanza del centrocampista della Lazio che dopo l'1 a 0 rifilato al Brescia si toglie la scarpa e simula una telefonata digitando sui tacchetti e usandola come telefono. Di festeggiamenti ne abbiamo visti tanti, ma questo è davvero un modo originale di festeggiare per un goal.

Pace, interisti rosiconi. Riflessioni a caldo di uno juventino appagato.


di Alessandro Mascia

Qualcuno sa dirmi per che guerra si combatté nella battaglia di Maratona? O in quella di Poitiers? E Lepanto? Forse più facile Pearl Harbor.  Il succo non cambia. Si vinconon le guerre, ma a restare nella storia ci sono le battaglie.
Ecco perché vincere un derby d’Italia, sentitissimo come mai in questi tempi, è sempre una goduria immensa. E pace all’anima dei rosiconi che urlano “ormai avete come obiettivo solo battere noi” oppure “siete da settimo posto”.
Pace all’anima, rosiconi. Vincerete la guerra, può darsi, ma questa battaglia è nostra. E poi, se non succede? Sì, che vinciate lo scudetto… Quanto vi brucerà aver perso 4 punti contro l’odiata Juve? Tanto, tantissimo.
Quanto vi brucerà che Matri abbia segnato e Pazzini no? Quanto vi brucerà aver segnato 0 gol alla Vecchia Signora in due partite? Tanto, tantissimo.
Comunque il verdetto del campo è stato inequivocabile: 1-0, vittoria di misura, giusto così. Perché sì, la Juve ne poteva fare altri 3 (due colpi di Matri fuori di un soffio e un’incornata di Chiellini fuori di nulla), ma Buffon ha neutralizzato prima un tiro di Pazzini, poi un tentativo di favore di Sorensen, poi un’incursione di Eto’o, e infine, la traversa pazzesca di Eto’o, quella che ti fa godere più di un gol, ha sancito che per i nerazzurri, davvero, non era serata.
Non sono fuori dalla lotta scudetto, assolutamente no, anzi. C’è da recuperare la Fiorentina e manca ancora molto alla fine.
Probabilmente la guerra sarà loro. Ma la battaglia dell’Olimpico, la battaglia di San Valentino no. Quella l’ha vinta il generale Gigi Delneri da Aquileia.
Con buona pace di Moratti.

giovedì 10 febbraio 2011

SPECIALE JUVE - INTER, DAY 2. PAZZINI O MATRI? Supersfida tra esultanze assurde e voglia di fare il grande in una grande.




Fino a un paio d’anni fa erano dati per persi entrambi. Il primo, dopo una promettente partenza all’Atalanta si era perso negli schemi tattici di Prandelli a Firenze. Il secondo, dopo aver persino preso parte alla spedizione inglese con la quale il Milan sconfisse la Juventus in finale di Champions, si è smarrito fino a saggiare i duri campi di serie C.
Stiamo parlando di due dei più forti attaccanti italiani in circolazione: Giampaolo Pazzini e Alessandro Matri. Entrambi con una forte gavetta alle spalle, ora in top team come Inter e Juventus, chiamati finalmente a dimostrare il loro vero valore. Per non fare la fine di tanti grandi attaccanti smarriti nelle big, Gilardino su tutti.

IL PAZZO Tutti Pazzi per il Pazzo è lo slogan di questi ultimi tempi. E davvero ce n’è di che impazzire per il bomber interista. Dopo le fatiche di Firenze, rilanciato dall’intesa con Cassano, a Genova, sponda blucerchiata, ne ha fatte vedere di tutti i colori, portando a sognare la tifoseria della Samp.
Poi, quest’anno, senza Fantantonio a lanciarlo, una leggera flessione. poche reti, appena sei, ma nonostante questo l’Inter va in pressing su di lui e lo porta ad Appiano. E al debutto ne piazza due, procurando inoltre un rigore. Nella gara dopo sigla un’altra rete e poi fornisce una prestazione tutto sommato positiva con la Roma. Il bomber da big s’ha ancora da fare, ma si farà. Senza dubbi.

ALE. Per l’attaccante dalla velina facile il discorso è diverso. Potenzialmente, a mio avviso, non è da meno rispetto a Pazzini. Se il primo ha più gol all’attivo, è anche vero che dalla sua, nella carriera, ha avuto assistman come Montolivo, Mutu, Cassano. Matri non ha potuto contare su questi nomi a servirgli palle gol, ciò nonostante la sua media realizzativa è di poco inferiore. Ma negli ultimi due anni, volendo, è anche stato meglio. In questo, poi, non ne parliamo: 23 presenze, 13 gol. Grandi numeri che lo spingono alla corte di Delneri. E dopo un esordio all’opposto di quello del Pazzo, si riscatta nella sua Cagliari. Doppietta da grande attaccante e breccia nei cuori dei tifosi bianconeri. Un problema certo lo avvolge, è quello del soprannome: per ora impazza il ridicolo "Tre Matri sopra il cielo". Cambiarlo in fretta.

IL FUTURO. Non è semplice pronunciarsi sul futuro dei due bomber. A favore di Pazzini giocano la media gol totale e la maggior esperienza in squadre con obiettivi importanti. Non a caso anche la dirigenza bianconera aveva puntato prima sull’ex doria, salvo poi dirottare su Matri.
Certamente un altro fattore grava sul futuro del velina boy, giocando a suo sfavore: il Pazzo potrà continuare a fregiarsi di assistman di tutto rispetto, Ale, purtroppo per lui, no. Almeno non per il momento.
Volendo dare un voto ai due, se presi decontestualizzati, Pazzini è da 7, Matri anche da 7+, ma al momento, tutto porta a scommettere più sulla riuscita del Pazzo. Il futuro di Matri è quello della Juventus: o esplodono o affondano. Insieme.

PAPERA, CIGNO? COS’HO FATTO? I due golden boys del calcio italiano, hanno in comune una curiosità: l’esultanza. Entrambi, dopo aver gonfiato la rete, evitano braccia larghe e corse forsennate. 
Pazzini si mette le dita sotto agli occhi, a mo’ di due, Matri cercava Lazzari con lo sguardo e mimava con un gesto una paperella, o Dio solo sa cosa.
Il significato? Resta un mistero. Per Pazzini si dice che significasse, in origine, “guarda cos’ho fatto”. 

A riguardo di Matri davvero si trova di tutto. Da chi ritiene che, ispirandosi a Van Basten, imiti un cigno e chi dice che sia una gallina fatta così, per scherzare.
Resta dunque il mistero, al quale se ne aggiunge un altro. Matri, assodato che qualsiasi cosa fosse la faceva con Lazzari (che tra l’altro festeggiava in maniera identica), esulterà ancora così?
I tifosi juventini sperano vivamente di fugare questo dubbio già domenica. Per il resto, ci sarà da aspettare, visto che nonostante le promesse i due attaccanti non hanno ancora dato spiegazioni…

mercoledì 9 febbraio 2011

Speciale Juve-Inter. Day 1. Meglio Gigi o Julio?


Meno 4. Non è (purtroppo) la distanza della mia Juve dall’Inter, ma i giorni che mancano al match più atteso del campionato: Juventus – Inter.
Anche quest’anno non c’è in palio uno scudetto – e anche quest’anno la colpa non è dell’Inter – ma la rivalità non scema, anzi. Vi sono tutta una serie di dualità che si contrapporranno nell’arco dei 90’ e si protrarranno anche oltre.
Ne ho individuati 3, che ora più che mai, a mio avviso, sono forti. Dicotomie ben marcate, quasi urlate. E voi, da che parte state?

BUFFON – JULIO CESAR. Il portiere più forte del mondo contro… il portiere più forte del mondo. Lasciamo perdere le recenti dichiarazioni di Felix Magath – secondo il quale è Manuel “Ducky” Neuer, portiere dello Schalke e della Germania il numero 1 più forte del mondo - e lasciamo anche perdere che Gigi abbia appena vinto il premio come miglior portiere del decennio appena trascorso.
I due big sono loro. E tra l’altro sono tornati decisivi – più Julio a dire il vero – in mezzo ai pali dopo una mezza stagione vissuta male (o non vissuta proprio).
Ma a conti fatti chi vale di più?
Il treno scudetto e il treno Champions League passa per le loro mani, e i due lo sanno. Gigi parte nettamente svantaggiato nella corsa, tra i due. Il motivo è lampante: il resto della difesa. Se i nerazzurri possono contare su un pacchetto arretrato arcigno – anche se si è aggiunta la squalifica di Chivu – per i bianconeri non si può dire lo stesso. Buttare l’occhio allo score se non si è convinti.
Ma per la legge dei grandi numeri sarà la serata di Buffon: dal ritorno dall’infortunio non ha ancora fatto “una parata alla Buffon”, come il numero uno della Juve e della Nazionale ha dichiarato. Julione, invece, domenica sera ha salvato l’impossibile contro la Roma, dimostrando che la fascia di migliore del mondo, forse, non gli sta poi così stretta.
Buffon dalla sua ha un istinto poderoso. Ma sta perdendo lucidità nei “colpi facili”. Si riguardino, lorsignori, i recenti gol subiti per chiarificazione.
Julione, invece, sta rigudagnando fiducia in se stesso match dopo match. 
Insomma, sono, a mio avviso, sostanzialmente uguali: fenomenali, per quanto riguarda loro stessi. Ma questi piccoli fattori di cui ho parlato qualche riga sopra, fanno la differenza, anche se di poco. Il più forte, non è più Gigione. Ma ti prego, Gigi, smentiscimi.

lunedì 7 febbraio 2011

BENTORNATO MATRI; SNEIJDER CHE CLASSE! MICCOLI IMMOBILE

L'Inter strapazza la Roma e ricorda a tutto il campionato che la rimonta scudetto è ufficialmente iniziata: gli uomini di Leonardo hanno giocato in modo superlativo, ritrovando i campioni di sempre in attesa di recuperare una gara che li porterebbe ad una manciata di punti dal Milan. Proprio i rossoneri steccano in casa del Genoa, ma Allegri non è apparso troppo preoccupato. Bene il Napoli, che dopo lo stop di Verona ritrova tre punti fondamentali; pareggia la Lazio che rimane comunque agganciata al gruppo di testa mentre volta il Palermo di Delio Rossi trascinata dai soliti Pastore e Miccoli. In coda, il Bari rimane sempre più solo e ipoteca la retrocessione.

IL PERSONAGGIO: ALESSANDRO MATRI

Messo sotto pressione da stampa e tifosi, l'attaccante della Juventus si rifà dopo l'opaca prestazione contro il Palermo rifilando una preziosa doppietta proprio alla sua ex squadra, il Cagliari di Donadoni. Una prestazione di carattere che riporta ossigeno in casa bianconera.


IL GOAL: WESLEY SNEIJDER IN INTER-ROMA

Nella giornata delle belle punizioni e della rovesciata di Amauri, la rete più bella viene però siglata dal giocatore dell'Inter, che con un micidiale tiro da fuori area infila il portiere giallorosso. Sneijder è apparso ritrovato, vero trascinatore di un Inter che non vuole più fermarsi.


LA CURIOSITA': MICCOLI SEGNA E RIMANE IMPIETRITO

D'accordo, non si esulta mai quando si segna alla squadra della propria città. Ma l'espressione sul volto di Miccoli dopo un magistrale punizione sembrava davvero sconvolta: immobile e quasi disperato nell'avere fatto goal al suo Lecce. Onore al "Romario" del Salento, ma una volta ogni tanto potrebbe anche lasciarsi andare.

sabato 5 febbraio 2011

Da Ferrigno a Chivu, quando la follia trasforma il campo in un ring

Giocatori che usano la testa e giocatori che perdono la testa. Calciatori che si riciclano come divi a fine carriera e calciatori che si improvvisano pugili nel pieno della maturità agonistica. L'episodio di giovedì sera durante il posticipo della 23° giornata tra Bari e Inter, con il tanto violento quanto insensato gancio destro del nerazzurro Chivu al centrocampista dei pugliesi Marco Rossi, non è che l'ultimo in ordine di tempo di una sequela di follie che negli ultimi anni hanno reso gli stadi, non solo in Italia, più adatti ad ospitare incontri per la corona dei pesi massimi che partite di pallone. Tralasciando i colpi più vicini alle arti marziali, come la ormai storica testata di Zidane a Materazzi nella finale mondiale di Germania 2006 o la più recente craniata di Samuel Eto'o al difensore sloveno del Chievo Cesar, e quelli ancora più assurdi e ingiustificabili, come lo sputo del laziale Zarate al bolognese Rubin solo poche giornate fa (per non citare quelli celebri nel passato di Totti, Simeone, Samuel ecc.), la boxe sembra davvero il nuovo ''passatempo'' preferito dai divi del pallone, che per questo non rinunciano a darne sfoggio sui campi di mezza Europa.

IL CASO FERRIGNO-BERTOLOTTI E ''L'INTER BOXE CLUB'' -  Scherzi a parte, in Italia la mente torna all'episodio più drammatico mai registrato tra i professionisti, che risale al novembre del 2000 quando, al termine di un concitato Como-Modena di Serie C, il capitano dei lariani Massimiliano Ferrigno  colpì violentemente e a freddo con un pugno violentissimo il difensore degli emiliani (ed ex compagno di squadra nel Brescello) Francesco Bertolotti negli spogliatoi dello stadio Sinigaglia, spedendolo in coma a causa di un'emorragia cerebrale. Per il 33enne Bertolotti fu la fine della carriera sui campi di calcio, mentre Ferrigno pagò con una squalifica record di 3 anni l'incredibile raptus di follia.  Un episodio rimasto, per fortuna, unico per gravità in questi anni. Da allora a oggi è interessante notare come la palma di squadra italiana più affine all'arte del combattimento spetti di diritto all'Inter, dove evidentemente tanto prima quanto dopo Calciopoli i nervi sono rimasti sempre un po' troppo scoperti alla luce del sole. Tre episodi su tutti degni di Mike Tyson, tralasciando come detto sputi, testate e quant'altro: il cazzotto di Materazzi a Cirillo (con relativo labbro spaccato e denuncia di quest'ultimo in diretta tv) al termine di Inter-Siena stagione 2003-2004, lo schiaffo di Adriano a Grandoni durante Livorno-Inter campionato 2005-2006 e la furibonda rissa da Far West con pugni e calci dopo il fischio finale di Valencia-Inter, ottavo di finale della Champions League 2006-2007 (protagonisti Burdisso, colpito al volto dal catalano Navarro dopo una manata del primo a Marchena, e diversi altri giocatori nerazzurri). Insomma, nell'amarcord della vergogna Chivu è in buona compagnia. Ovviamente, suo malgrado, la società nerazzurra è stata anche più volte vittima di scelleratezze altrui: come dimenticare il pugno di Mexes a Materazzi (e il calcione di Totti a Balotelli, più da ''Tai Chi'' in realtà) nella finale di Coppa Italia 2009-2010? O la storica ''pigna'' di Paolo Montero a Gigi Di Biagio in un Inter-Juve di fine anni '90?

2010-2011, LA STAGIONE DELLA FOLLIA -  Tra i dati più curiosi sempre legati all'episodio di giovedì sera va detto che il ''round'' tra Chivu e Rossi è solo la punta dell'iceberg di un'annata che rischia di essere ricordata tra le più turbolente di sempre. E non solo dentro il terreno da gioco. L'attaccante rumeno della Fiorentina, Adrian Mutu, si è improvvisato novello ''Mohammed Alì'' lo scorso fine ottobre colpendo in un locale notturno di Firenze un cameriere serbo e procurandogli la frattura del setto nasale. Nemmeno l'atmosfera quasi famigliare del campo di allenamento sembra bastare a rassenare i focosi animi di certi giocatori, come testimoniano le recentissime scazzottate tra Balotelli e Jerome Boateng in casa Manchester City e tra Ibrahimovic e Onyewu a Milanello. Ma è con l'inizio del nuovo anno che la ''febbre da Bud Spencer'' sembra aver colpito un po' tutti: giocatori, allenatori e tifosi. Sempre in tema ''compagni di squadra ma non troppo'' ha fatto scalpore il pugno rifilato domenica scorsa dal fantasista olandese Robben al compagno Thomas Muller al termine di un diverbio scoppiato durante Werder Brema-Bayern Monaco di Bundesliga. E ancor prima del ''Chivu-gate'' sono notizie freschissime di settimana i raptus dell'allenatore dell'Ankaragucu Umit Ozan (autore di un montante ad un tifoso invasore del Manisaspor, squadra ospite, dopo aver subito il gol del pareggio nell'incontro del campionato turco) e quello di un gruppo di tifosi della Sampdoria, improvvisatisi pugili a danno di alcuni giornalisti presenti in studio durante la trasmissione ''Forever Samp'' in onda su Telenord. Forse sarebbe il caso di sostituire al classico thè caldo consigliato da Fabio Caressa nell'intervallo delle partite su Sky una più terapeutica e rilassante tazza di camomilla.

LO SPORT PER TUTTI? -  Tornando all'episodio dell'altra sera, va detto che la contrizione (''Mi sento un uomo di m...., chiedo scusa a tutti quelli che guardano il calcio e alle mie bambine) e le scuse di Chivu nell'immediato dopopartita sono sembrate sincere e tutto sommato tempestive. Le quattro giornate di squalifica comminategli dal giudice sportivo sono però una pena probabilmente lieve, sommando la totale gratuità  alla violenza del gesto. Come ricordato dallo stesso difensore rumeno il calcio è lo sport di tutti, grandi e soprattutto bambini, che sempre più spesso già nei tornei di periferia subiscono pressioni da genitori invasati che urlano ''spaccagli la gamba'' in riferimento all'avversario. Si tratta di cultura sportiva. Celebre è il parallelismo con il rugby dell'ex giocatore di palla ovale e giornalista americano Henry Blaha: ''Il Rugby è un gioco bestiale giocato da gentiluomini, il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie [...]''

Roma, la nuova società è statunitense

Il passaggio dell'A.S. Roma alla cordata statunitense capitanata da Thomas Di Benedetto sembra cosa fatta: questa mattina a Trigoria, un gruppo di tifosi si è presentato con le bandiere americane, sinonimo che questa cordata d'acquisto è stata molto gradita ai supporters giallorossi. Unicredit sembra avere scelto e Di Benedetto, già nelle prossime ore, potrebbe diventare il nuovo presidente.

Contemporaneamente però restano accese le ipotesi legate ad un gruppo francese, sponsorizzato dall'ex giocatore Vincent Candela. Sembra invece essersi arreso Giampaolo Angelucci che sembrava pronto a rilevare la società. In ogni caso, l'era Sensi è giunta ormai al capolinea.

Domani sera contro l'Inter non ci sarà Totti, influenzato. In attacco spazio al trio Menez, Borriello, Vucinic.